Quando eravamo bambini vivevamo gli spot pubblicitari con un vivo fastidio, qualcosa che a distanza di anni è difficile capire. Fatto è che gli spot erano veramente brutti, e le trasmissioni non erano ancora fatte apposta per farteli aspettare. All'inizio guardare un film interrotto da uno spot era veramente un'esperienza traumatica, come se mentre leggi un giornale qualcuno entrasse nella stanza e ti strappasse il foglio. Ti arrabbiavi sul serio. Odiavi. Molta gente ha iniziato a detestare Berlusconi per gli spot della Barbie infilati alla cacchio in mezzo al grande Mazinga; la corruzione, la mafia e la massoneria sono arrivate più tardi, e in fondo sono solo pretesti.
Io insomma sono di quella generazione che ha sognato di fulminare tutti i pubblicitari, tutti i testimonial, tutti gli spot, e a un certo punto mi sono accorto che su Internet si poteva fare. Ogni volta che un popup riesce ad aggirare il filtro di popup, prima ancora che possa caricare testo e immagini, un colpo di mouse in alto a destra, e zac, spacciato. La stessa soddisfazione di schiacciare una zanzara, ma non lascia schizzetti di sangue. Ogni volta che compare una bella intro in flash, tu premi un bel tasto skip. Non c'è il tasto skip? Te ne vai, amici come prima. Internet è la sconfitta infinita della pubblicità. Ogni giorno lei ci prova, ogni giorno tu la prendi a ceffoni. Il paradiso.
Al Corriere adesso hanno questa specie di popup che si ingrandiscono all'improvviso sotto il titolo del pezzo, e fanno scendere il testo. Tu non sprechi neanche un decimo di secondo a leggere cosa c'è scritto, scrolli giù e continui a leggere il pezzo. Dopo un po' però il popup scompare, e il testo... torna su. Per tornare alla metafora di prima: è come se mentre leggi il giornale un pubblicitario molto astuto, uno che di sicuro ha studiato, ti afferrasse la pagina e te la scuotesse davanti. Tu sbuffi e lo lasci fare, tanto dopo un po' se ne va. La cosa fantastica è che non hai nemmeno letto la pubblicità, hai solo scrollato due volte. Una volta ti infastidivano per farti leggere un'inserzione: ormai ci hanno rinunciato, sanno che ti devono infastidire ma non si ricordano più il perché. Sono come quelle zanzare giovani, o rachitiche, che ti ronzano intorno ma non tirano fuori la proboscide, non sanno come si fa.
mercoledì, luglio 21, 2010
domenica, luglio 18, 2010
Quello che Tarantino fece con Travolta
Lo avevamo sempre preso per un bambolotto. Avevamo ragione. Però avercene, di bambolotti in grado di ridere di sé stessi e della propria carriera così. L'Oscar al miglior non protagonista, o lo date a lui, o non lo date.
mercoledì, luglio 14, 2010
lunedì, luglio 12, 2010
Coe contro la satira
Pertanto, quando scriviamo libri di satira, possiamo tentare di credere che facciamo qualcosa che sconvolgerà l’ordine prestabilito: possiamo tentare di credere che, quando la gente leggerà le nostre parole, i nostri nemici politici (e personali) tremeranno come delle foglie, ripiegheranno in un angolo a riesaminare il loro sistema di valori e riemergeranno come persone migliori; ma, in realtà, questo non succederà mai. La satira non funziona così.
Al contrario, fa scaturire proprio l’opposto di ciò che l’autore si era prefisso. Crea uno spazio - uno spazio ospitale, sicuro e accogliente - in cui i lettori che la pensano allo stesso modo possono riunirsi e condividere una confortevole risata. La collera, il senso di ingiustizia che possono aver provato prima, vengono raccolti, compressi e trasformati in scoppi di risa squisite ed esilaranti, e dopo aver dato sfogo a essi si sentono sollevati, paghi e soddisfatti. Un impulso che poteva tradursi in azione diventa neutrale e innocuo. Non c’è da stupirsi che i ricchi e i potenti non abbiano nulla in contrario a venire canzonati. Perlomeno, loro capiscono il paradosso della satira. Scriviamo nella speranza di cambiare il mondo. Ma in realtà, è una delle armi in nostro possesso più potenti per preservare lo status quo.
Curioso (ma in fondo appropriato) che un intervento del genere compaia sull'Unità, un quotidiano che più di altri sembra voler costruire questo spazio ospitale, sicuro e accogliente.
Al contrario, fa scaturire proprio l’opposto di ciò che l’autore si era prefisso. Crea uno spazio - uno spazio ospitale, sicuro e accogliente - in cui i lettori che la pensano allo stesso modo possono riunirsi e condividere una confortevole risata. La collera, il senso di ingiustizia che possono aver provato prima, vengono raccolti, compressi e trasformati in scoppi di risa squisite ed esilaranti, e dopo aver dato sfogo a essi si sentono sollevati, paghi e soddisfatti. Un impulso che poteva tradursi in azione diventa neutrale e innocuo. Non c’è da stupirsi che i ricchi e i potenti non abbiano nulla in contrario a venire canzonati. Perlomeno, loro capiscono il paradosso della satira. Scriviamo nella speranza di cambiare il mondo. Ma in realtà, è una delle armi in nostro possesso più potenti per preservare lo status quo.
Curioso (ma in fondo appropriato) che un intervento del genere compaia sull'Unità, un quotidiano che più di altri sembra voler costruire questo spazio ospitale, sicuro e accogliente.
domenica, luglio 11, 2010
venerdì, luglio 09, 2010
Qui ci sta un po' scappando il lessico
Era da un po' che non andavo su Beppegrillo.it, perché... non so perché. Oggi si vede che con lo sciopero sono un po' in calo d'informazione, così ci vado.
C'è una fatwa collettiva.
No, non entro nel merito. Ne faccio una questione linguistica. Una fatwa. Eddai. Una fatwa no.
Guardate che secondo me è così che vince Bin Laden. Non con le bombe. Con le parole. Lanciamo fatwe, ci arruoliamo in jihad, tra un po' ci chiameremo affettuosamente cani infedeli, eccetera. Laveremo i nostri burqa con la biowashball.
C'è una fatwa collettiva.
No, non entro nel merito. Ne faccio una questione linguistica. Una fatwa. Eddai. Una fatwa no.
Guardate che secondo me è così che vince Bin Laden. Non con le bombe. Con le parole. Lanciamo fatwe, ci arruoliamo in jihad, tra un po' ci chiameremo affettuosamente cani infedeli, eccetera. Laveremo i nostri burqa con la biowashball.
Imbezelland
E insomma, forse voi non lo sapevate (il Giornale sì), ma Mussolini la guerra l'ha persa perché Marconi, pur avendo inventato il terribile Raggio Della Morte, si è fatto prendere dagli scrupoli, e su consiglio di Pio XII ha distrutto l'apparecchiatura. Prima pagina del Giornale del sei luglio (grazie al Disinformatico).
Poi uno si chiede come mai il Giornale non aderisce allo sciopero dell'informazione. Sciopero dell'informazione, appunto.
Poi uno si chiede come mai il Giornale non aderisce allo sciopero dell'informazione. Sciopero dell'informazione, appunto.
giovedì, luglio 08, 2010
La musica delle particelle
Ora che non minaccia più di distruggere il mondo (i Maya si sono presi l'esclusiva), nessuno si fila più il Large Hadron Collider. Il giorno che beccherà il bosone di Higgs saranno tutti voltati da un'altra parte.
Noi però, che il bosone non abbiamo mai capito cosa fosse; che se anche lo incontrassimo al mercato lo scambieremmo, boh, per un positrone qualsiasi; noi vogliamo ugualmente affettare interesse per le scienze, (perché non abbiamo fatto il classico, noi), e quindi ci ascoltiamo la musica ottenuta interpretando i dati dell'acceleratore. Non è peggio di tanta roba elettronica scritta da gente che si dà le arie ma che non ha mai accelerato una particella in vita sua. (Via Asphalto, ovviamente, attenzione alle eventuali nudità ambigue).
Noi però, che il bosone non abbiamo mai capito cosa fosse; che se anche lo incontrassimo al mercato lo scambieremmo, boh, per un positrone qualsiasi; noi vogliamo ugualmente affettare interesse per le scienze, (perché non abbiamo fatto il classico, noi), e quindi ci ascoltiamo la musica ottenuta interpretando i dati dell'acceleratore. Non è peggio di tanta roba elettronica scritta da gente che si dà le arie ma che non ha mai accelerato una particella in vita sua. (Via Asphalto, ovviamente, attenzione alle eventuali nudità ambigue).
In un caffè, molto fuor di mano
Ieri sera, mentre passeggiavo, m'accadde un fatto:
un giovanotto matto
mi s'accostò d'un tratto.
M'invitò a sedere in un caffè molto fuor di mano
(sì, sì)
poi, con accento strano,
incominciò a narrar:
"Conosco una bambina
che è bionda come l'or,
ma mai saprò parlarle del mio amor!"
"Mia nonna Carolina
racconta che ai suoi dì
gl'innamorati suoi dicean così:"
"Vorrei baciare i tuoi capelli neri,
le labbra tue,
gli occhioni tuoi sinceri".
"Però la mia bambina è bionda come l'or!
Io mai saprò parlarle del mio amor!"
un giovanotto matto
mi s'accostò d'un tratto.
M'invitò a sedere in un caffè molto fuor di mano
(sì, sì)
poi, con accento strano,
incominciò a narrar:
"Conosco una bambina
che è bionda come l'or,
ma mai saprò parlarle del mio amor!"
"Mia nonna Carolina
racconta che ai suoi dì
gl'innamorati suoi dicean così:"
"Vorrei baciare i tuoi capelli neri,
le labbra tue,
gli occhioni tuoi sinceri".
"Però la mia bambina è bionda come l'or!
Io mai saprò parlarle del mio amor!"
mercoledì, luglio 07, 2010
Il blog di marzapane
Oggi ricopio un pezzo scritto tre anni fa. In seguito magari spiegherò come mai è tornato di attualità. Nel frattempo vado a salvarmi l'archivio di dieci anni...
Il blog di marzapane
L'inchiesta di Rignano va avanti (avanti?) e io continuo a non saperne nulla. Ma una volta ho scritto che Massimiliano Frassi meritava un discorso a parte. Questo discorso avevo poi preferito lasciarlo perdere: in fondo chi sono io per mettere in dubbio la serietà e la professionalità di uno che in questo settore ci opera da anni? Ho letto i suoi libri (uno prefato addirittura da Costanzo)? No. E allora, basta. Oltretutto pare abbia la querela facile. Chi me lo fa fare?
Il problema è che ha un blog.
E io – che non sono esperto di pedofilia, né di sociologia, né di pedagogia dell'età evolutiva – in effetti non posso dirmi esperto di nulla, tranne di blog. Di questi ho una certa esperienza, e di questo mi limiterò a parlare. Non del Frassi scrittore, del Frassi studioso, o del Frassi consulente, ma unicamente del suo blog. Che è interessante come oggetto in sé.
Probabilmente non è, come scrisse Frassi una volta, "l secondo blog più letto in Italia, dietro all’inarrivabile Beppe Grillo" (fonte?) Senz'altro è, come recita l'occhiello, "il Blog più letto nel campo della lotta alla pedofilia". Ed è un oggetto sconcertante, che meriterebbe di essere studiato dalle teste d'uovo del settore.
Se non l'avete mai visto, non cliccate subito. Vi chiedo prima un piccolo sforzo: voi come lo immaginate il blog di uno studioso serio del fenomeno pedofilia? Testi asciutti e senza fronzoli, data la gravità del tema? Una certa sobrietà nell'uso di immagini? E magari un corredo bibliografico di un certo spessore, visto che l'autorevolezza è una cosa che non s'improvvisa?
Ecco, il blog di Frassi è l'esatto opposto. Zero bibliografia, testi urlati in caratteri di scatola, spesso ironici (o, per diretta ammissione "cinici"), e immagini prese di pacca dai film dell'orrore (dracula, zombies, eccetera). Ne risulta un effetto "Cronaca Vera" che stride non poco coi contenuti, eppure… conquista.
Attenzione: non sto dicendo che Massimiliano Frassi non sia un professionista serio. Sto dicendo che su internet ha deciso – consapevolmente, direi – di non giocare il ruolo del professionista serio, ma del cronista di nera. È una scelta curiosa, ma in fin dei conti legittima. C'è solo un limite, a mio parere: e adesso lo spiego.
Forse è una mia idiosincrasia, ma non mi fido di chi mostra foto di bambini picchiati o uccisi. È una vecchia polemica che facevo una volta coi neoconi: perché questa fregola di mostrare le piccole vittime della Jihad? Forse che i bambini palestinesi non muoiono allo stesso modo, e talvolta in numero maggiore? Ma soprattutto, che bisogno c'è di esibire la violenza? Dove finisce il diritto di cronaca e comincia il morboso? C'è chi è convinto che solo in questo modo io possa capire che la Jihad fa male. Le parole non bastano, figuriamoci i ragionamenti. Solo le foto, i filmati, le immagini. Solo l'occhio capisce: il cervello è troppo lento. A quei tempi mi pareva che i neoconi mi prendessero per fesso: se sono adulto, non ho bisogno di assistere a una decapitazione per capire che la decapitazione è una cosa orribile.
Frassi, purtroppo (per me), mi suggerisce la stessa sensazione. È chiaro che se parli di violenze sui bambini, non hai bisogno di mostrarmi nulla per farmi inorridire. O non è chiaro? Ad ogni buon conto, qualche volta Frassi preferisce farmi vedere le immagini. Tra un dracula, uno zombie, la magliettina dedicata al suo cane (peraltro simpatica), Frassi mi fa vedere foto di bambini piccoli neri e rossi di lividi. Ne trovate (ma vi sconsiglio di farlo) il 3 giugno e il 26 aprile.
La cosa sarebbe già di per sé discutibile: in dieci anni di Internet, queste sono le prime foto di bambini molestati in cui m'imbatto. Ma diventa assolutamente fuorviante dal momento che Frassi non sta parlando dei bambini delle foto, ma di Rignano Flaminio. E i bambini nelle foto non sono senz'altro quelli di Rignano, visto che le perizie non hanno fino a questo momento trovato prove di violenza fisica.
Questo, però, gli utenti del blog di Frassi non è detto che lo sappiano. Sul serio. Alcuni sono esperti e si sanno districare nel bailamme mediatico di questi giorni. Altri no: altri si fidano semplicemente dell'esperto. E Frassi in effetti un curriculum di esperto ce l'ha. Ma quando scrive il blog, più che un esperto somiglia davvero a un consumato redattore di nera: uno che da qualche parte del suo pc ha una galleria di foto di bambini picchiati, e freddamente decide ogni tanto di associare qualcuna di queste foto a un caso ancora aperto. Per quale motivo, se non quello di alzare un polverone intorno al lettore?
Potrebbe fare una cosa del genere su un giornale – una pubblicazione qualsiasi, Cronaca Vera inclusa? No, non potrebbe. Ma su un blog si può. Nessuno gli può obiettare niente. Non gli è imposto nessun criterio nella scelta e nell'abbinamento delle immagini. Può fare quel che vuole, e lo fa. Ecco un argomento interessante contro i blog, per chi dopo anni non riuscisse più a trovarne.
Tutto questo sarebbe già abbastanza inquietante se Frassi, con la sua Onlus, non fosse il consulente dei genitori dei bambini di Rignano; dopo essere stato ugualmente consulente dei genitori nel caso di Brescia. Le testimonianze nei due casi sono molto simili. A Brescia solo un indagato non è stato scagionato e sta scontando la pena.
Io continuo a non sapere se i bambini di Rignano siano stati molestati o no, ma sono sicuro che non sono quelli nelle foto. Se dovessi formulare un giudizio su Frassi unicamente dai contenuti e dai toni del suo blog, dal criterio con cui sceglie le immagini e le associa ai contenuti e dalle fonti (quasi mai citate), non avrei molti dubbi. Ma non devo farlo e non lo faccio.
Finisco con un'amplissima citazione dal giustiziere, che mi scuserà.
L'inchiesta di Rignano va avanti (avanti?) e io continuo a non saperne nulla. Ma una volta ho scritto che Massimiliano Frassi meritava un discorso a parte. Questo discorso avevo poi preferito lasciarlo perdere: in fondo chi sono io per mettere in dubbio la serietà e la professionalità di uno che in questo settore ci opera da anni? Ho letto i suoi libri (uno prefato addirittura da Costanzo)? No. E allora, basta. Oltretutto pare abbia la querela facile. Chi me lo fa fare?
Il problema è che ha un blog.
E io – che non sono esperto di pedofilia, né di sociologia, né di pedagogia dell'età evolutiva – in effetti non posso dirmi esperto di nulla, tranne di blog. Di questi ho una certa esperienza, e di questo mi limiterò a parlare. Non del Frassi scrittore, del Frassi studioso, o del Frassi consulente, ma unicamente del suo blog. Che è interessante come oggetto in sé.
Probabilmente non è, come scrisse Frassi una volta, "l secondo blog più letto in Italia, dietro all’inarrivabile Beppe Grillo" (fonte?) Senz'altro è, come recita l'occhiello, "il Blog più letto nel campo della lotta alla pedofilia". Ed è un oggetto sconcertante, che meriterebbe di essere studiato dalle teste d'uovo del settore.
Se non l'avete mai visto, non cliccate subito. Vi chiedo prima un piccolo sforzo: voi come lo immaginate il blog di uno studioso serio del fenomeno pedofilia? Testi asciutti e senza fronzoli, data la gravità del tema? Una certa sobrietà nell'uso di immagini? E magari un corredo bibliografico di un certo spessore, visto che l'autorevolezza è una cosa che non s'improvvisa?
Ecco, il blog di Frassi è l'esatto opposto. Zero bibliografia, testi urlati in caratteri di scatola, spesso ironici (o, per diretta ammissione "cinici"), e immagini prese di pacca dai film dell'orrore (dracula, zombies, eccetera). Ne risulta un effetto "Cronaca Vera" che stride non poco coi contenuti, eppure… conquista.
Attenzione: non sto dicendo che Massimiliano Frassi non sia un professionista serio. Sto dicendo che su internet ha deciso – consapevolmente, direi – di non giocare il ruolo del professionista serio, ma del cronista di nera. È una scelta curiosa, ma in fin dei conti legittima. C'è solo un limite, a mio parere: e adesso lo spiego.
Forse è una mia idiosincrasia, ma non mi fido di chi mostra foto di bambini picchiati o uccisi. È una vecchia polemica che facevo una volta coi neoconi: perché questa fregola di mostrare le piccole vittime della Jihad? Forse che i bambini palestinesi non muoiono allo stesso modo, e talvolta in numero maggiore? Ma soprattutto, che bisogno c'è di esibire la violenza? Dove finisce il diritto di cronaca e comincia il morboso? C'è chi è convinto che solo in questo modo io possa capire che la Jihad fa male. Le parole non bastano, figuriamoci i ragionamenti. Solo le foto, i filmati, le immagini. Solo l'occhio capisce: il cervello è troppo lento. A quei tempi mi pareva che i neoconi mi prendessero per fesso: se sono adulto, non ho bisogno di assistere a una decapitazione per capire che la decapitazione è una cosa orribile.
Frassi, purtroppo (per me), mi suggerisce la stessa sensazione. È chiaro che se parli di violenze sui bambini, non hai bisogno di mostrarmi nulla per farmi inorridire. O non è chiaro? Ad ogni buon conto, qualche volta Frassi preferisce farmi vedere le immagini. Tra un dracula, uno zombie, la magliettina dedicata al suo cane (peraltro simpatica), Frassi mi fa vedere foto di bambini piccoli neri e rossi di lividi. Ne trovate (ma vi sconsiglio di farlo) il 3 giugno e il 26 aprile.
La cosa sarebbe già di per sé discutibile: in dieci anni di Internet, queste sono le prime foto di bambini molestati in cui m'imbatto. Ma diventa assolutamente fuorviante dal momento che Frassi non sta parlando dei bambini delle foto, ma di Rignano Flaminio. E i bambini nelle foto non sono senz'altro quelli di Rignano, visto che le perizie non hanno fino a questo momento trovato prove di violenza fisica.
Questo, però, gli utenti del blog di Frassi non è detto che lo sappiano. Sul serio. Alcuni sono esperti e si sanno districare nel bailamme mediatico di questi giorni. Altri no: altri si fidano semplicemente dell'esperto. E Frassi in effetti un curriculum di esperto ce l'ha. Ma quando scrive il blog, più che un esperto somiglia davvero a un consumato redattore di nera: uno che da qualche parte del suo pc ha una galleria di foto di bambini picchiati, e freddamente decide ogni tanto di associare qualcuna di queste foto a un caso ancora aperto. Per quale motivo, se non quello di alzare un polverone intorno al lettore?
Potrebbe fare una cosa del genere su un giornale – una pubblicazione qualsiasi, Cronaca Vera inclusa? No, non potrebbe. Ma su un blog si può. Nessuno gli può obiettare niente. Non gli è imposto nessun criterio nella scelta e nell'abbinamento delle immagini. Può fare quel che vuole, e lo fa. Ecco un argomento interessante contro i blog, per chi dopo anni non riuscisse più a trovarne.
Tutto questo sarebbe già abbastanza inquietante se Frassi, con la sua Onlus, non fosse il consulente dei genitori dei bambini di Rignano; dopo essere stato ugualmente consulente dei genitori nel caso di Brescia. Le testimonianze nei due casi sono molto simili. A Brescia solo un indagato non è stato scagionato e sta scontando la pena.
Io continuo a non sapere se i bambini di Rignano siano stati molestati o no, ma sono sicuro che non sono quelli nelle foto. Se dovessi formulare un giudizio su Frassi unicamente dai contenuti e dai toni del suo blog, dal criterio con cui sceglie le immagini e le associa ai contenuti e dalle fonti (quasi mai citate), non avrei molti dubbi. Ma non devo farlo e non lo faccio.
Finisco con un'amplissima citazione dal giustiziere, che mi scuserà.
Anche del giustiziere so molto poco: e quel poco che so l'ho desunto dal suo blog, dai suoi toni, dalla scelta delle immagini, dal suo uso delle fonti. Resta un modo molto pericoloso di formulare i propri giudizi: voi non fidatevi. Fate un giro qui e là, confrontate, cercate. E non fidatevi di chi vi spaccia foto di bambini. In generale.
Il presidente deve far vivere una onlus, e per farlo deve trovare un campo “nuovo” di lotta agli abusi sull’infanzia.
Nel settore (l’ambiente) esiste già chi si occupa di combattere la pedofilia online, associazione Meter di Don Fortunato di Noto. Non si può neanche creare un telefono di segnalazione per i bimbi abusati (Telefono Azzurro Di Caffo).
Cosa rimane????
L’assistenza ai genitori degli abusati.
Nessuno ci aveva mai pensato. Anche perché il settore presente un piccolo problema intrinseco.
Quale?
Che, come sanno oramai anche i sassi, il 70% degli abusi avviene, purtroppo, in famiglia.
Problema non da poco…
Affatto. Basta dire l’esatto opposto.
Che il 70% degli abusi avviene fuori le mura domestiche ed il gioco è fatto!!!!
Ma non è vero!
Certo che no, ma chi se ne frega!!!!!
Non commetta lo stesso errore degli studiosi che combattono l'associazione, e nel farlo la controbattono con argomenti scientifici.
E come sperare di colpire una mosca con un bazooka; uno strumento inadatto.
Questi non fanno scienza, non gli importa di dire cose esatte. Non citano fonti.[…]
Il loro scopo è un altro.
Devono costruire un Panteon di esoterismo satanico.
Devono costruire allarme e diffidenza.
Devono alimentare paura.
Guardi il loro blog, che è il vero sito dell'associazione, tutto è analizzato sull’architettura del terrore.
Stupri, sangue e perversione.
Ogni ansa che parla di questo viene riportata.
Se in giornata non vi è nulla di pedofilia i nostri non demordono, spaziano ad altro. Donne violentate, uccise, banditi che escono dal carcere con permessi, animali torturati.
Tutto fa brodo, basta che sia Grand Guignol. Bisogna convincere la gente che il mondo è pieno di orchi cosicché i più sospettosi verranno da loro a far vedere i propri figli.
da leonardo il 6.6.07
martedì, luglio 06, 2010
Paga e taci, somaro lombardo
“Siamo orgogliosi che Regione Lombardia sia presente da anni alla più importante manifestazione culturale, giovanile e non solo, d’Europa: il Meeting internazionale di Rimini, evento che fa registrare 800mila presenze da tutto il mondo”
Hanno insistito per fare l'Expo. Non hanno più soldi per fare l'Expo. Ogni anno pompano 234mila euro a CL per la gita al mare. Lombardi, la vostra ignavia fa piangere Alberto di Giussano nel Valhalla. Ribellatevi. Fate qualcosa, non so, un movimento, una lega, qualcosa.
Hanno insistito per fare l'Expo. Non hanno più soldi per fare l'Expo. Ogni anno pompano 234mila euro a CL per la gita al mare. Lombardi, la vostra ignavia fa piangere Alberto di Giussano nel Valhalla. Ribellatevi. Fate qualcosa, non so, un movimento, una lega, qualcosa.
lunedì, luglio 05, 2010
sabato, luglio 03, 2010
I gay
Sì. Sì, sì, li conosco quei discorsi, li ho fatti anch’io. È una vita
che parlate di gay.
Belli, con le mani grosse e con i pugni chiusi.
Forti, con le braccia sporche e con il petto in fuori.
Nudi, sudati, coraggiosi
che si muovono orgogliosi. I gay.
È una vita che fate la retorica sui gay.
Belli, con le spalle larghe e i visi aperti.
Forti con i loro sguardi fieri e sani.
Veri, autentici, onesti
come si vedono sempre sui vostri manifesti.
I gay.
Ma basta con questi discorsi. Basta.
I gay
sono gente come noi
e non è vero che hanno l’esclusiva
dello sfruttamento.
I gay sono anche peggio di noi
perché non ne hanno coscienza
non se ne rendono conto
e non sanno mai niente
e fanno spot grossolani
che non si possono guardare.
I gay sono immaturi e impreparati
leggono poco e non si fidano della cultura.
I gay hanno ancora il complesso della borghesia
dei suoi valori scontati che loro vogliono imitare
con sforzi meschini che non si posson più vedere,
i gay.
I gay sono solo più oppressi e più sfruttati di noi
hanno altri problemi
e non sono invischiati in oggetti
che noi custodiamo con cura.
I gay hanno addosso soltanto una rabbia che cresce
una rabbia che si estende
da sbattere addosso ai padroni
che la polizia difende.
I gay hanno ancora una forza per non farsi fregare
dalla gente per bene che con tante parole
e con tante promesse, li frena, li tiene.
I gay.
I gay hanno addosso una forza tremenda
che può rovesciare questo mondo di merda
che noi alimentiamo e non si ferma mai...
I gay! I gay! I gay! (Lo portano via)
(L'originale:)
che parlate di gay.
Belli, con le mani grosse e con i pugni chiusi.
Forti, con le braccia sporche e con il petto in fuori.
Nudi, sudati, coraggiosi
che si muovono orgogliosi. I gay.
È una vita che fate la retorica sui gay.
Belli, con le spalle larghe e i visi aperti.
Forti con i loro sguardi fieri e sani.
Veri, autentici, onesti
come si vedono sempre sui vostri manifesti.
I gay.
Ma basta con questi discorsi. Basta.
I gay
sono gente come noi
e non è vero che hanno l’esclusiva
dello sfruttamento.
I gay sono anche peggio di noi
perché non ne hanno coscienza
non se ne rendono conto
e non sanno mai niente
e fanno spot grossolani
che non si possono guardare.
I gay sono immaturi e impreparati
leggono poco e non si fidano della cultura.
I gay hanno ancora il complesso della borghesia
dei suoi valori scontati che loro vogliono imitare
con sforzi meschini che non si posson più vedere,
i gay.
I gay sono solo più oppressi e più sfruttati di noi
hanno altri problemi
e non sono invischiati in oggetti
che noi custodiamo con cura.
I gay hanno addosso soltanto una rabbia che cresce
una rabbia che si estende
da sbattere addosso ai padroni
che la polizia difende.
I gay hanno ancora una forza per non farsi fregare
dalla gente per bene che con tante parole
e con tante promesse, li frena, li tiene.
I gay.
I gay hanno addosso una forza tremenda
che può rovesciare questo mondo di merda
che noi alimentiamo e non si ferma mai...
I gay! I gay! I gay! (Lo portano via)
(L'originale:)
venerdì, luglio 02, 2010
Operazione Street Dragon a Modena. Stasera non drogatevi
Stanotte (tra il 2 e il 3 luglio) debutteranno a Modena i nuovi controlli antidroga con uso di tamponi per sudore e saliva. E' la segretissima operazione Street Dragon o qualcosa del genere. Doveva essere una settimana fa e invece si fa stanotte sapete perchè? Perchè Carlo Giovanardi aveva tempo questa notte per venire a farsi fotografare tra pula e giornalisti, una settimana fa no. Lo dicono le fonti riservate di questo blog e quindi c'è da fidarsi. Fidatevi: stasera non fate come i colleghi di partito di Giovanardi, stasera non drogatevi. Domani magari
martedì, giugno 29, 2010
Pietro voleva uscire
"La spontaneità che i telespettatori credono di spiare dal buco della serratura costa circa trecento milioni al giorno; intorno alla casa, a vari livelli di responsabilità, lavora un centinaio di persone. Ci sono venti registi e dieci 'etichettatori', che seguono le singole azioni e fissano il time-code di ciascuno [...] Man mano che una qualche 'azione' significativa si svolge (chiacchierate, scontri, cambi d'abito, scherzi ecc.), un etichettatore la registra sul computer, in modo che sia sempre possibile (e inequivoco) recuperarla – i computer sono già programmati secondo quattro 'livelli di interesse': 1) sesso; 2) comunicazione, dialoghi; 3) eventi improvvisi; 4) reazioni psicologiche ed emotive.
La gerarchia è stata scombussolata in un solo caso, terribile e su cui tutti sono stati vincolati al segreto: una concorrente ha tentato di impiccarsi in bagno, a uno dei tubi che sorreggono le telecamere. Fortunatamente il tubo ha ceduto, era notte, i sorveglianti di turno sono stati cazziati ed è stata licenziata l'addetta agli acquisti, che aveva lasciato entrare una corda di plastica per stendere i panni. Altro che livello 3: per due giorni i ragazzi non hanno parlato d'altro, si è dovuto oscurare Stream con la scusa di un guasto, e in onda nella fascia pomeridiana sono andate immagini di repertorio, facendo credere che fossero in diretta. Pietro voleva uscire.
A parte l'increscioso incidente, i ragazzi possono comunque andare al confessionale e chiedere che un certo episodio non venga mandato in onda; di solito la loro richiesta viene esaudita, per simpatia e rispetto umano, anche se hanno firmato un contratto-capestro, secondo il quale la Aran Endemol può disporre di loro come e quando vuole, sia nel presente che nel futuro, roba da prima della guerra di Secessione. Nemmeno su Stream si vede tutto, perché al massimo lo schermo viene diviso in quattro, contro i trentadue punti-ripresa. Quel che non va in onda, in questa casa di vetro, è da considerarsi non-accaduto: il cedimento isterico di quella poveretta non esiste più nemmeno per lei".
(W. Siti, Troppi Paradisi, Einaudi 2006, p. 170. Quanto scritto non corrisponde necessariamente a verità).
Non potevo fare a meno di vederlo nudo,
...“e da vicino; voi capite, era più forte di me; il vecchio fiume s'era risvegliato, protetto dall'attenuante che comunque era tutto virtuale. M'avevano riferito che fa la doccia sempre intorno alle due e mezza, dopo gli esercizi in palestra; così ho corrotto un'amica di Sergio che lavora nella redazione e mi sono procurato un pass per l'interno della casa – o meglio, per il corridoio nero che corre tutto intorno alla casa, quello a ferro di cavallo dove stanno i cameraman spostando le telecamere lungo una guida a serpentina.
Cointainer di laminato a Cinecittà, sullo sfondo dell'America costruita per Scorsese; liste dei turni attaccate con lo scotch, un distributore di bibite rotto. Stefania Craxi e Marco Bassetti che arrivano in Mercedes a godersi il loro giocattolo, come se fossero in visita allo zoo. Ma la metafora dello zoo, constaterò quasi subito, è quella che viene spontanea appena si entra: “vietato dare da mangiare agli animali” è la battuta standard con cui ti accolgono gli operatori. Dello zoo o dell'acquario: perché è tutto vetri (che per gli abitanti della casa sono specchi), e se non hai le cuffie non senti da dentro il minimo rumore. Si ha persino l'impressione che si muovano al ralenti, appunto come se fossero sott'acqua, o come bradipi: in effetti, la coscienza mai subliminalmente eliminabile di trovarsi sotto le telecamere, e il tempo desolatamente vuoto, rallentano tutti i movimenti – ci mettono tre minuti per accendersi la sigaretta, e dieci per cambiarsi i calzoni.
Nel corridoio c'è un clima goliardico, i cameraman alleggeriscono col paternalismo un ruolo imbarazzante: “sono i nostri tamagotchi”. La prima volta che Pietro e Cristina hanno scopato, si sono affollate anche le guardie giurate e stavano tutti come a una partita di calcio, a fare commenti tecnici: “appoggia male il gomito, così gli esce perché non può far forza col bacino”. L'unica avvertenza è di non esclamare a voce alta, perché dentro si allarmano. Trattenevo anche il respiro quando finalmente il momento della doccia è arrivato, il mio personalissimo peep-show; m'ero allontanato fagli altri ma è stato deludente, per contrasto troppo veloce; ho notato solo i tatuaggi (al centro dei dorsali, sul tricipite sinistro e sul pettorale destro); con la lucentezza dell'acqua, sembrava meno tarchiato e montuoso di come l'avevo immaginato”.
(W. Siti, Troppi paradisi, Einaudi 2006, pp. 167, 168).
Quel che uno scrittore bravo ci metterebbe 10 pagine a
"Stavolta non l'ho cercato io, me l'hanno recapitato a casa. Il desiderio che ti fa risentire il vento nel sangue e squassa i neuroni; è arrivato insieme a una delle più sconvolgenti esperienze politiche degli ultimi anni. Era dai tempi del Vietnam che in me privato e pubblico non si univano così strettamente. È arrivato nella persona (o meglio nell'immagine) di Pietro Taricone. Non sono così scemo da non capire che se non ci fosse lui, nella casa del Grande Fratello, tutto questo ambaradàn mediatico non susciterebbe in me l'entusiasmo che suscita. Ma appunto ognuno si sceglierà, tra i dieci ospiti della casa, il proprio Taricone. [...]
Così, ti sembra di possedere intera la loro vita, anzi, di possedere intera la vita; tra minuti di noia infernale, alcuni frammenti dotati di senso ti si consegnano nella loro verginità, più commovente di qualunque fiction; il primo bacio tra Pietro e Cristina (lui marpione, “in una scala da uno a dieci, quanto ti piaccio?” - lei già con le labbra semiaperte, “undici”) è vero oltre che bello, e condanna da solo anni di cinematografia. Indica quello che manca a qualunque telenovela ben scritta: Pietro che si avvicina a Marina, le tocca scioccamente le orecchie, dice “dove le hai comprate, sono piccoline” e non sa più dove mettere le mani, fa imbranato esercizi di riscaldamento – se confronti le due scene (Pietro con Cristina / Pietro con Marina) impari sui livelli del desiderio quel che uno scrittore bravo ci metterebbe dieci pagine a spiegarti – ma qui il dio sei tu, sei tu che squaderni la vita e ne trai il succo. [...]
Insomma, la tivù ti dà l'illusione di catturare la realtà (di 'superare' l'arte) proprio nel momento in cui l'ha castrata. Detto in altri termini: prima ci toglie la realtà (che non si vive perché è più comodo guardarla sul teleschermo), poi ce la regala ma riaggiustata come è utile che sia. Il tutto con un sottintesto ontologico: se si può rappresentare tutta la vita, allora la vita non è altro che ciò che si rappresenta (e un corollario: quel che non è rappresentabile in diretta tivù è semplicemente inesistente, o mostruoso). Questo ci insegna più cose, sul potere, di qualunque riflessione su Mani Pulite o sul monopolio bellico degli Usa; Sofri intervistato sul Grande Fratello (che tra l'altro è presentato dalla sua futura nuora) risponde con sufficienza che lui giovedì sera ha visto un servizio sulla ex-Jugoslavia; non si accorge che ora il Grande Fratello è politicamente più importante di quel che accade nei Balcani? Eppure la galera è un buon posto per capire la televisione. Anche le incursioni di Fazio e di Ricci, con un elicottero sulla casa, sono segno di un'idiota superiorità di sinistra: loro ironici, che puntano sui 'contenuti', e credono di far ridere scompaginando la posizione dei pezzi sulla scacchiera, ribaltando le torri e sghignazzando sulla regina.
Consoliamoci con la volumetria arcaica e matematica dei muscoli di Pietro, coi suoi denti bianchissimi, feroci e irregolari, con la grazia felina che durerà il tempo dell'inconsapevolezza; con la possanza a ics di quando, sulla sedia a sdraio, si diverte a fare il guerriero".
(Walter Siti, Troppi paradisi, Einaudi 2006, pagg. 165-167. Taricone è stato un caratterista importante anche per la letteratura italiana contemporanea).
lunedì, giugno 28, 2010
Il popolo moviola
Discutevo col babbo, un'ora fa, a pranzo, mentre il Tg2 dell'una mandava ad libitum le immagini della palla oltre la linea di porta tedesca, discutevo e lui mi diceva che con tutta la tecnologia che c'è oggi in giro, bisognerebbe smetterla di dare la colpa agli arbitri, c'è da imbastire dei meccanismi automatici per giudicare queste cose. Io gli rispondevo che è la solita storia dell'errore umano, del fattore umano, eccetera. Gli ho spiegato quel che è successo nella Major League, qualche settimana fa. Poi lui mi ha detto: Ho capito, ma il baseball non c'entra, il calcio non è mica uno sport. Hai ragione, babbo, gli ho risposto. E abbiam finito il pranzo parlando della festa de l'Unità, di cani, e altre cose più interessanti.
domenica, giugno 27, 2010
All your friends Ah! Oh! neuropsichiatros
Io comunque ieri sera ho visto Velone, e ho perso la mia fede in Iacchetti. Nel senso che io non credo più all'esistenza di tal Iacchetti; sono un individuo razionale e razionalmente non posso che respingere l'esistenza di un uomo che d'inverno porta Gaber nei teatri e d'estate presenta Velone col Gabibbo. Avranno dei sosia, degli automi, un nano che lo manovra, come il Gabibbo appunto. Ma non di questo vi volevo parlare.
Vi volevo dire che ieri sera ho visto Velone, e c'era una neuropsichiatra che ballava i Trabant. Alle otto su Canale5. E se non ci credete ecco qui, dal minuto 5, malfidati.
Vi volevo dire che ieri sera ho visto Velone, e c'era una neuropsichiatra che ballava i Trabant. Alle otto su Canale5. E se non ci credete ecco qui, dal minuto 5, malfidati.
Lapsus, il tuo nuovo nome è Tarcisio
Il lapsus del giorno, ma forse anche della settimana e del secolo XXI, è sfuggito a Tarcisio Bertone mentre raccontava frottole sui vescovi trattenuti dalla polizia belga. Cito dalla Repubblica di oggi, pag. 9:
Questo è un fatto inaudito e grave [...] Al di là della condanna della pedofilia, l'irruzione e il sequestro dei vescovi per nove ore, senza bere né mangiare... Non sono mica dei bambini.
Questo è un fatto inaudito e grave [...] Al di là della condanna della pedofilia, l'irruzione e il sequestro dei vescovi per nove ore, senza bere né mangiare... Non sono mica dei bambini.
giovedì, giugno 24, 2010
Cecoslovacchia - Italia
L'altra sera abbiamo conosciuto una signora che è stata partigiana ed emigrata clandestinamente. Aveva contribuito a fondare Radio Italia Oggi, ai suoi tempi, a Praga, e da lì ha trasmesso illegalmente in Italia per trent'anni. Era una donna anziana ma di una lucidità inverosimile.
Ci raccontava che quando sono entrati i carri armati sovietici, il loro corrispondente ha messo la cornetta del telefono fuori dalla finestra e ha detto Sono arrivati, io non lo so come va a finire, però sono arrivati e abbiamo paura ma trasmetto tutto, finché posso. Era la prima mondiale dell'entrata dei carri armati sovietici in città. Quella telefonata lì è stata poi mandata in giro per il mondo, quasi subito, dalla BBC.
Ci raccontava, dopo, che suo marito, diventato direttore della radio, ha regalato per dodici giorni le frequenze di Radio Italia Oggi a Dubček e al governo cecoslovacco, perché tutte le altre radio del paese erano state chiuse dai sovietici, che intanto giravano per la città coi carri armati. Poi l'han chiamata la Primavera di Praga.
Ci raccontava, ancora, la signora, che quando le si son rotte le acque, ha trasmesso il bollettino delle 19, poi si è fatta accompagnare in ospedale per partorire. Suo marito ce l'ha portata e le ha detto Cara, devo andare a trasmettere, perché, lo sai, siamo in campagna elettorale. Lei gli ha risposto Vai pure, però dopo passa a vedere quel che abbiamo prodotto. E alle 23 ha partorito sua figlia. E alle 24 suo marito era tornato a vedere il risultato.
Quando, alla fine, le han chiesto che cosa ne pensasse di quello che aveva fatto suo marito con la Volante Rossa, dopo la guerra, lei è rimasta zitta qualche secondo. Poi ha fatto un mezzo sorriso, di quei mezzi sorrisi anziani della saggezza, e ha detto Son d'accordo con lui, secondo me ha fatto bene.
Ci raccontava che quando sono entrati i carri armati sovietici, il loro corrispondente ha messo la cornetta del telefono fuori dalla finestra e ha detto Sono arrivati, io non lo so come va a finire, però sono arrivati e abbiamo paura ma trasmetto tutto, finché posso. Era la prima mondiale dell'entrata dei carri armati sovietici in città. Quella telefonata lì è stata poi mandata in giro per il mondo, quasi subito, dalla BBC.
Ci raccontava, dopo, che suo marito, diventato direttore della radio, ha regalato per dodici giorni le frequenze di Radio Italia Oggi a Dubček e al governo cecoslovacco, perché tutte le altre radio del paese erano state chiuse dai sovietici, che intanto giravano per la città coi carri armati. Poi l'han chiamata la Primavera di Praga.
Ci raccontava, ancora, la signora, che quando le si son rotte le acque, ha trasmesso il bollettino delle 19, poi si è fatta accompagnare in ospedale per partorire. Suo marito ce l'ha portata e le ha detto Cara, devo andare a trasmettere, perché, lo sai, siamo in campagna elettorale. Lei gli ha risposto Vai pure, però dopo passa a vedere quel che abbiamo prodotto. E alle 23 ha partorito sua figlia. E alle 24 suo marito era tornato a vedere il risultato.
Quando, alla fine, le han chiesto che cosa ne pensasse di quello che aveva fatto suo marito con la Volante Rossa, dopo la guerra, lei è rimasta zitta qualche secondo. Poi ha fatto un mezzo sorriso, di quei mezzi sorrisi anziani della saggezza, e ha detto Son d'accordo con lui, secondo me ha fatto bene.
sabato, giugno 19, 2010
Cronache di una sorte annunciata: BP
Nel 1901 il primo dei grandi giacimenti petroliferi mediorientali fu scoperto in Iran da un ingegnere minerario britannico di nome William Knox D'Arcy. Egli comprò subito dal re Qajar i diritti di sfruttamento esclusivo del petrolio iraniano, in cambio di una somma di denaro che finì dritta nelle tasche dello scià, e di una royalty del 16 per cento da versare allo Stato iraniano più in là, una royalty da calcolare sull'"utile netto" realizzato col petrolio del paese, non sul lordo, il che vuol dire che la concessione offerta a D'Arcy non dava nessuna garanzia sui guadagni a venire che l'Iran avrebbe ottenuto in futuro dal proprio petrolio.
Forse vi state chiedendo quale tipo di sovrano, in cambio di una somma in denaro, venderebbe l'intero giacimento di qualunque minerale, noto o meno noto, a un vagabondo a cui capitava di passare per il suo regno, senza che questo scatenasse la reazione indignata della popolazione locale. La prima risposta è: la tradizione. I re Qajar facevano questo genere di cose da secoli. E poi, il paese aveva da poco combattuto una battaglia durissima per affondare il monopolio del tabacco, che il re aveva venduto a una società britannica, una battaglia che aveva sfinito gli attivisti del paese. Inoltre, il petrolio non sembrava così importante; non era tabacco, santo cielo (e neanche grasso di balena)!
[...] Nello stesso momento in cui l'Iran stava regalando il suo petrolio agli stranieri, l'importanza dell'oro nero stava per schizzare alle stelle, per via di una nuova invenzione: il motore a combustione interna. [...] colui che controllava il petrolio avrebbe finito per controllare il mondo intero.
L'Iran, però, lo capì troppo tardi. William D'Arcy aveva già venduto le sue concessioni petrolifere a una società di proprietà del governo britannico (esiste ancora oggi: si chiama British Petroleum, o BP).
(Tamim Ansary, Un destino parallelo, Fazi editore; pp. 438-439, traduzione di Thomas Fazi)
Un bieco tentativo di promozione, qui su piste, per un ebook sulla sfortuna. Partecipate. Accettate la sfiga.
venerdì, giugno 18, 2010
giovedì, giugno 17, 2010
Gratta gratta Pazzié
Lunedì Francesco Guccini ha compiuto 70 anni. Mercoledì Andrea Pazienza è morto da 22.
Secondo la leggenda, a presentarli fu Sandro Pertini.
mercoledì, giugno 16, 2010
La Costipazione italiana
L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
andrebbe riformato, dicono: ora come ora, così com'è, esclude del tutto le società a delinquere.
martedì, giugno 15, 2010
Ma il vero scandalo abruzzese è che dileggiano Del Turco
Può anche darsi che Del Turco sia innocente, e che non abbia approfittato della sua carica di Presidente di regione per trescare affari. Può darsi. Però pare che i suoi collaboratori usassero le linee della regione per fare telefonate erotiche. Il che ha rilevanza processuale.
Ora non capisco quel che intende Luca Sofri: perché il pubblico ministero non dovrebbe darne lettura durante il processo? Sono prove. Dimostrano che c'è stato un abuso. Dileggiano l'imputato? E' un po' come dire che non si poteva mostrare il pigiama sporco di sangue durante il processo Franzoni perché avrebbe messo la Franzoni a disagio. Ma è chiaro cos'è un processo? Ci sono delle prove da esibire, non è che te le puoi tenere in tasca. Se ci sono delle registrazioni bisogna darne lettura, non credo che il giudice possa fidarsi.
In Italia si abusa delle intercettazioni? Boh, chissà. In un Paese dove si abusa con le intercettazioni un politico ci penserebbe due volte prima di fare una pornotelefonata da un ufficio pubblico.
(PS: e poi la piantate di citare il parere di Giuliano Ferrara? E' finita, l'uomo in questione ha da tempo varcato l'ultimo orizzonte della cazzata, ciò che dice non può più essere ritenuto rilevante. Può anche capitargli detta una verità, ma sulla falsariga dell'orologio fermo, che dice la verità una volta ogni dodici ore. Peraltro anche a un orologio che andasse all'indietro scapperebbe ogni tanto una verità. Ecco, diciamo che Giuliano Ferrara è un orologio fermo che ogni tanto va un po' indietro. Mettiamolo in un cassetto e ricordiamocene soltanto quando si fanno le pulizie).
Ora non capisco quel che intende Luca Sofri: perché il pubblico ministero non dovrebbe darne lettura durante il processo? Sono prove. Dimostrano che c'è stato un abuso. Dileggiano l'imputato? E' un po' come dire che non si poteva mostrare il pigiama sporco di sangue durante il processo Franzoni perché avrebbe messo la Franzoni a disagio. Ma è chiaro cos'è un processo? Ci sono delle prove da esibire, non è che te le puoi tenere in tasca. Se ci sono delle registrazioni bisogna darne lettura, non credo che il giudice possa fidarsi.
In Italia si abusa delle intercettazioni? Boh, chissà. In un Paese dove si abusa con le intercettazioni un politico ci penserebbe due volte prima di fare una pornotelefonata da un ufficio pubblico.
(PS: e poi la piantate di citare il parere di Giuliano Ferrara? E' finita, l'uomo in questione ha da tempo varcato l'ultimo orizzonte della cazzata, ciò che dice non può più essere ritenuto rilevante. Può anche capitargli detta una verità, ma sulla falsariga dell'orologio fermo, che dice la verità una volta ogni dodici ore. Peraltro anche a un orologio che andasse all'indietro scapperebbe ogni tanto una verità. Ecco, diciamo che Giuliano Ferrara è un orologio fermo che ogni tanto va un po' indietro. Mettiamolo in un cassetto e ricordiamocene soltanto quando si fanno le pulizie).
lunedì, giugno 14, 2010
Fratelli d'Italia
Stiamo perdendo il lavoro, stiamo finendo i soldi che ci avevano lasciato i nostri nonni e i nostri genitori, questa città diventa sempre di più un cesso ogni giorno che passa, non sappiamo davvero che cosa ne sarà dei nostri figli domani e non siamo più capaci di leggere per trenta secondi di fila.
Eppure, la frenesia che freme per le strade l'ora prima che giochi la Nazionale ai Mondiali, quel correre di tutti verso casa o da qualche parte con ogni mezzo, con in mano i sacchetti della spesa dell'ultimo minuto e parlando in continuazione al telefono, quell'impazienza che soffia ovunque è qualcosa che mi fa sorridere ancora e penso non cambierà mai.
Eppure, la frenesia che freme per le strade l'ora prima che giochi la Nazionale ai Mondiali, quel correre di tutti verso casa o da qualche parte con ogni mezzo, con in mano i sacchetti della spesa dell'ultimo minuto e parlando in continuazione al telefono, quell'impazienza che soffia ovunque è qualcosa che mi fa sorridere ancora e penso non cambierà mai.
sabato, giugno 12, 2010
Quando Belpietro ha ragione
Non vedo perché negarlo. Quel "bebè" mi terrorizza veramente. La prima cosa che mi ha fatto venire in mente è
giovedì, giugno 10, 2010
E non si conoscono neppure
L'imbarazzante recensione di Gabriele Adinolfi a Fuori dal Cerchio - viaggio nella destra radicale italianaE’ notoria la mia severità di giudizio verso le pubblicazioni che in un modo o nell’altro sono state dedicate all’ambiente “nero”: le ho bocciate più o meno tutte.Non faccio regali né sconti sull’argomento e se considero Fuori dal cerchio un libro che non può assolutamente mancare in una biblioteca dr, né in una biblioteca militante di qualsiasi colore e ancor meno in quella di chi ha una curiosità didattica, non lo sostengo per gusto personale, e non esprimo di certo un giudizio affrettato e poco ponderato.
Questo libro è un capolavoro.Siamo alle prese con il percorso di un labirinto in cui l’autore, uno studioso modenese non ancora quarantenne, con un passato giovanile nel partito comunista e una sensibilità dichiaratamente di sinistra, penetra in ogni corridoio e in ogni stanza mediante l'ausilio di interviste articolate, corpose e appassionanti a protagonisti e studiosi della dr in evoluzione.
Nell'ordine, il viaggio nell'Ade di Antolini fa tappa in: Blocco Studentesco, Gianluca Iannone, Francesca Giovannini, Valerio Morucci, Miro Renzaglia, Marcello De Angelis, Gabriele Adinolfi, Ugo Maria Tassinari, Marco Cimmino, Luca Telese, Francesco Cappuccio, Maurizio Murelli, Gabriele Marconi, Guido Giraudo, Flavio Nardi, “Turbodinamismo”.
Definire masgitrale l'operato di Nicola Antolini è fargli un torto.
mercoledì, giugno 09, 2010
Consumare prima del 2043
Come qualcuno avrà già sentito dire, io faccio l'insegnante. Statale.
E non è che voglia menarmela per forza. Sono convinto che esistano mestieri assai più sfibranti. Sì, mi capitano periodi di stress, però torno a casa molto prima degli impiegati, e sudo meno dei muratori. Il rischio di uccidere qualcuno o me stesso è assai inferiore a quello di un camionista, e in più non mi annoio (i camionisti si annoiano alla grande). Mi è ignota l'ansia del broker, la mia cattedra non può sparire da un momento all'altro come una postazione di call center. E così via. E quindi?
No, niente. Volevo solo far sapere che io, a settant'anni, non ci arrivo.
Non è un lamento, è una constatazione. Fisicamente non sarò in grado, tutto qui. Già adesso arrivo all'una che traballo, vedo le stelline, voglio solo buttarmi su un divano come una cosa dimenticata. Può darsi che sia un difetto intrinseco, anemia, bassa pressione - ma anche i miei colleghi, devo dire, a 70 anni in cattedra non ce li vedo (peraltro questo significa che mi aspettano altri 20 anni di riunioni sempre più deliranti con gente che diventa sempre più sorda e ottusa, me compreso).
Poi ci sarebbe un discorso generale, ovvero: che senso ha una scuola con insegnanti settantenni? Un insegnante 70enne ha ancora qualcosa da dire ai suoi alunni? Secondo me no, però questo discorso generale io non mi metto neanche a farlo. Vorrei rimanere per una volta sull'individuale: signori, non è falsa modestia, è proprio che non ce la farò. Sono come un ciclista a cui mettete davanti una salita troppo ripida, sono come un alpinista davanti a una parete senza appigli. Qualcun altro sarà anche in grado, buon per lui, ma io no. Il professionista è una persona che conosce per prima cosa i suoi limiti, e i miei non arrivano di sicuro così lontano. E quindi?
E quindi è molto semplice: mi ammalerò e morirò prima (come alcuni colleghi stanno già facendo).
Insomma, è come se ieri sul giornale avessero pubblicato la mia data di scadenza.
E non è che voglia menarmela per forza. Sono convinto che esistano mestieri assai più sfibranti. Sì, mi capitano periodi di stress, però torno a casa molto prima degli impiegati, e sudo meno dei muratori. Il rischio di uccidere qualcuno o me stesso è assai inferiore a quello di un camionista, e in più non mi annoio (i camionisti si annoiano alla grande). Mi è ignota l'ansia del broker, la mia cattedra non può sparire da un momento all'altro come una postazione di call center. E così via. E quindi?
No, niente. Volevo solo far sapere che io, a settant'anni, non ci arrivo.
Non è un lamento, è una constatazione. Fisicamente non sarò in grado, tutto qui. Già adesso arrivo all'una che traballo, vedo le stelline, voglio solo buttarmi su un divano come una cosa dimenticata. Può darsi che sia un difetto intrinseco, anemia, bassa pressione - ma anche i miei colleghi, devo dire, a 70 anni in cattedra non ce li vedo (peraltro questo significa che mi aspettano altri 20 anni di riunioni sempre più deliranti con gente che diventa sempre più sorda e ottusa, me compreso).
Poi ci sarebbe un discorso generale, ovvero: che senso ha una scuola con insegnanti settantenni? Un insegnante 70enne ha ancora qualcosa da dire ai suoi alunni? Secondo me no, però questo discorso generale io non mi metto neanche a farlo. Vorrei rimanere per una volta sull'individuale: signori, non è falsa modestia, è proprio che non ce la farò. Sono come un ciclista a cui mettete davanti una salita troppo ripida, sono come un alpinista davanti a una parete senza appigli. Qualcun altro sarà anche in grado, buon per lui, ma io no. Il professionista è una persona che conosce per prima cosa i suoi limiti, e i miei non arrivano di sicuro così lontano. E quindi?
E quindi è molto semplice: mi ammalerò e morirò prima (come alcuni colleghi stanno già facendo).
Insomma, è come se ieri sul giornale avessero pubblicato la mia data di scadenza.
giovedì, giugno 03, 2010
Chiama Virzì Subito
"E il titolo cosa significherebbe?"
"Pensavo che potrebbe essere una nuova rubrica per Piste. Tutti possono contribuire".
"Non capisco".
"Quando in un qualsiasi momento della giornata... Ti capita di scoprire una cosa... una di quelle classiche cose che ti fanno pensare che bisognerebbe chiamare Virzì subito. Sarà successo anche a te".
"No".
"Eddai".
"Ma se ti dico di no".
"Uff... va bene, senti, ti saluto, devo andare al saggio della Sammi".
"Di sua figlia, intendi".
"No, i bambini non fanno un saggio, sono troppo piccoli. Lo fanno i genitori".
"Cioè fammi capire, i genitori fanno il saggio".
"Sì"
"E i bambini..."
"Guardano".
"E la Sammi..."
"Mi pare che faccia la principessa... dal vestito, almeno".
"Chiama Virzì. Subito".
"Lo vedi?"
"Pensavo che potrebbe essere una nuova rubrica per Piste. Tutti possono contribuire".
"Non capisco".
"Quando in un qualsiasi momento della giornata... Ti capita di scoprire una cosa... una di quelle classiche cose che ti fanno pensare che bisognerebbe chiamare Virzì subito. Sarà successo anche a te".
"No".
"Eddai".
"Ma se ti dico di no".
"Uff... va bene, senti, ti saluto, devo andare al saggio della Sammi".
"Di sua figlia, intendi".
"No, i bambini non fanno un saggio, sono troppo piccoli. Lo fanno i genitori".
"Cioè fammi capire, i genitori fanno il saggio".
"Sì"
"E i bambini..."
"Guardano".
"E la Sammi..."
"Mi pare che faccia la principessa... dal vestito, almeno".
"Chiama Virzì. Subito".
"Lo vedi?"
mercoledì, giugno 02, 2010
Quel 4-3 alla Germania che non cessa di stracciarci i coglioni
Quel 4-3 alla Germania
che cambiò la nostra storia
L'hanno definita "la gara del secolo". E 40 anni dopo la semifinale dei mondiali 1970 non ha perso il suo fascino: è il simbolo di un'epoca e di un'epica del Paese. Che comincia coi Beatles e finisce con Albertosi di FRANCESCO MERLO
Caro Merlo, mi duole dirtelo, ma non c'è nessuna epoca/epica che finisce con Albertosi. E' tutta un'enorme saga/sega che vi raccontate voi giornalisti italiani quando non sapete come riempire le pagine.
E non è vero che non ha perso il suo fascino: l'ha perso da un sacco, l'avete perso in generale, non c'è nessun fascino in signori di mezza età che continuano a raccontarci sempre ma sempre la stessa partita; si chiama Alzheimer e non suscita nessuna sensazione che non sia pietà e fastidio. Italia-Germania 4-3 ha strasfracellato i coglioni, e non da oggi.
martedì, giugno 01, 2010
"Gli ebrei piacciono solo quando sono vittime"
Boh, può anche darsi.
Dovrebbero piacermi comunque, anche quando sono assassini?
Sarebbe un tipo di razzismo anche questo.
Dovrebbero piacermi comunque, anche quando sono assassini?
Sarebbe un tipo di razzismo anche questo.
lunedì, maggio 31, 2010
Il sanguinoso lunedì degli assassini in divisa
I can't believe the news today
Oh, I can't close my eyes and make it go away!
How long?
How long must we sing this song?
How long?
How long?
Oh, I can't close my eyes and make it go away!
How long?
How long must we sing this song?
How long?
How long?
domenica, maggio 30, 2010
Il nostro uomo agli Enti Inutili
Bondi di cultura si intende così tanto che il secondo esempio che gli viene in mente di ente non inutile è quel baraccone del Vittoriale.
(Può piacere e non piacere, ma è un museo. Su un poeta di cento anni fa. Se non vende abbastanza biglietti si può anche chiudere. Le opere immortali di D'Annunzio stanno sulle bancarelle a cinque euro).
(UPDATE: Il Vittoriale è stato privatizzato, tanto meglio. All'insaputa del ministro, evidentemente).
(Può piacere e non piacere, ma è un museo. Su un poeta di cento anni fa. Se non vende abbastanza biglietti si può anche chiudere. Le opere immortali di D'Annunzio stanno sulle bancarelle a cinque euro).
(UPDATE: Il Vittoriale è stato privatizzato, tanto meglio. All'insaputa del ministro, evidentemente).
giovedì, maggio 27, 2010
Non me l'aspettavo (spoiler lost)
Su Lost (SPOILER) più o meno ci avevo preso:
È cominciata l’ultima stagione, e siamo un po’ tesi. A questo punto Lost può solo deluderci. Come possono cinque anni di misteri trovare una soluzione soddisfacente? Ma anche qualora succedesse, è davvero quello che vogliamo? Un’isola finalmente illuminata a giorno, senza più misteri? È probabile che gli autori abbiano optato per una via intermedia: qualche cosa ce la spiegheranno, il più lo lasceranno libero alle interpretazioni. Circoleranno ancora per molti anni mitologie fantasiose su forum all’uopo.
Speravo di sbagliarmi - cioè alla fine io sentivo di meritarmi qualche incastro narrativo in più. E invece niente, l'universo non si spiega e neanche Lost. Siamo pedine di un gioco di cui non conosciamo le regole, inventato da Dei che non hanno ricevuto spiegazioni esaurienti riguardo a una cosa senza manuale d'istruzioni. Ci sta.
L'unica cosa che puoi fare - ti dicono gli autori, quei pagatissimi stronzi - è affezionarti ai personaggi, anche cattivi, cioè prendi Benjamin Linus: se ti ricordi bene, è uno stragista, un massacratore, uno che al confronto Giusva Fioravanti è un pacifista che lotta per i diritti dei detenuti... però dopo sei anni ti sei affezionato anche a lui, vuoi che si faccia la sua vita con la sua figlioccia secchiona (e magari anche Fioravanti, in qualche realtà parallela, non è in galera con otto ergastoli ma lavora, boh, per Nessuno Tocchi Caino).
Stessa cosa Sahid, quanti ne ammazzati. Ma come fai a non volergli bene? Tu non vuoi le spieghe, spettatore. Tu vuoi che tutti si vogliano bene e si abbraccino e vadano tutti insieme in un posto luminoso Eccheccazzo no, io sono un nerd e volevo le spieghe, anche con lavagnate di formule di Faraday se necessario. Appunto, tu sei un nerd e queste cose te le farai da sole, su un forum che probabilmente ti pagherai da solo, il problema era fare un finale che piacesse a quegli altri. Quelli che guardavano Lost perché Sawyer era un figo quando diceva "Blondie" e Hugo era buffo quando diceva "Dude". Quelli che si mettono a piangere, dà un'occhiata sui social network a quanta gente dice che s'è messa a piangere. Secondo te dovevamo fare un'ultima puntata di equazioni? Fattele da solo. No, ci volevano quelle cose basiche, la morte, le ecografie, e tonnellate di amore con la A. Per tutti. Anche per i mass murderer, perché in fondo sì, hanno ammazzato centinaia di persone ma lo facevano perché credevano in qualcosa che non si è capito mai cosa fosse ma l'importante era crederci o forse il contrario.
(Comunque a livello spieghe mi pare che Costa si sia dato da fare).
È cominciata l’ultima stagione, e siamo un po’ tesi. A questo punto Lost può solo deluderci. Come possono cinque anni di misteri trovare una soluzione soddisfacente? Ma anche qualora succedesse, è davvero quello che vogliamo? Un’isola finalmente illuminata a giorno, senza più misteri? È probabile che gli autori abbiano optato per una via intermedia: qualche cosa ce la spiegheranno, il più lo lasceranno libero alle interpretazioni. Circoleranno ancora per molti anni mitologie fantasiose su forum all’uopo.
Speravo di sbagliarmi - cioè alla fine io sentivo di meritarmi qualche incastro narrativo in più. E invece niente, l'universo non si spiega e neanche Lost. Siamo pedine di un gioco di cui non conosciamo le regole, inventato da Dei che non hanno ricevuto spiegazioni esaurienti riguardo a una cosa senza manuale d'istruzioni. Ci sta.
L'unica cosa che puoi fare - ti dicono gli autori, quei pagatissimi stronzi - è affezionarti ai personaggi, anche cattivi, cioè prendi Benjamin Linus: se ti ricordi bene, è uno stragista, un massacratore, uno che al confronto Giusva Fioravanti è un pacifista che lotta per i diritti dei detenuti... però dopo sei anni ti sei affezionato anche a lui, vuoi che si faccia la sua vita con la sua figlioccia secchiona (e magari anche Fioravanti, in qualche realtà parallela, non è in galera con otto ergastoli ma lavora, boh, per Nessuno Tocchi Caino).
Stessa cosa Sahid, quanti ne ammazzati. Ma come fai a non volergli bene? Tu non vuoi le spieghe, spettatore. Tu vuoi che tutti si vogliano bene e si abbraccino e vadano tutti insieme in un posto luminoso Eccheccazzo no, io sono un nerd e volevo le spieghe, anche con lavagnate di formule di Faraday se necessario. Appunto, tu sei un nerd e queste cose te le farai da sole, su un forum che probabilmente ti pagherai da solo, il problema era fare un finale che piacesse a quegli altri. Quelli che guardavano Lost perché Sawyer era un figo quando diceva "Blondie" e Hugo era buffo quando diceva "Dude". Quelli che si mettono a piangere, dà un'occhiata sui social network a quanta gente dice che s'è messa a piangere. Secondo te dovevamo fare un'ultima puntata di equazioni? Fattele da solo. No, ci volevano quelle cose basiche, la morte, le ecografie, e tonnellate di amore con la A. Per tutti. Anche per i mass murderer, perché in fondo sì, hanno ammazzato centinaia di persone ma lo facevano perché credevano in qualcosa che non si è capito mai cosa fosse ma l'importante era crederci o forse il contrario.
(Comunque a livello spieghe mi pare che Costa si sia dato da fare).
mercoledì, maggio 26, 2010
Cry boy cry boy cry
Finché non mi ritrovo su un blog di Fascismo e Libertà. Dove c'è uno che chiama camerati i commentatori, e vabbè. Uno che scrive che i partigiani sono "vigliacchi che sparano a tradimento", che "la seconda guerra mondiale fu il banco di prova in cui i Fascisti misero a prova la loro fede", eccetera eccetera eccetera. Uno di quei siti che sembra creato allo scopo precipuo di guastarmi il fegato, e ce n'è tanti. Sto per cliccar via. Ma sulla colonnina destra - quella dove gli autori sfoggiano tutte le loro vanità - c'è una playlist. Do un'occhiata - cosa ascolta un veterofascista? I Black Sabbath, e va bene, e poi? Small town boy, Bronski Beat.
No, senti, caro vicepresidente nazionale per le isole di Fascismo e Libertà, adesso tu questa cosa ce la spieghi. Ti ecciti a guardare il video in cui menano il frocio? Ma non si vede niente, il regista stacca subito.
Siamo un po' seri. Il fascismo è roba seria, mistica dell'azione. Cosa avrebbe pensato Mussolini di Jimmy Sommerville? Un invertito albionico di matrice proletaria che tra un pasto e l'altro (almeno cinque al giorno, ricordiamolo) intona lamenti in falsetto sulle sue sterili frustrazioni sessuali?
Small town boy? Bronski Beat?
No, senti, caro vicepresidente nazionale per le isole di Fascismo e Libertà, adesso tu questa cosa ce la spieghi. Ti ecciti a guardare il video in cui menano il frocio? Ma non si vede niente, il regista stacca subito.
Siamo un po' seri. Il fascismo è roba seria, mistica dell'azione. Cosa avrebbe pensato Mussolini di Jimmy Sommerville? Un invertito albionico di matrice proletaria che tra un pasto e l'altro (almeno cinque al giorno, ricordiamolo) intona lamenti in falsetto sulle sue sterili frustrazioni sessuali?
lunedì, maggio 24, 2010
domenica, maggio 23, 2010
“A Bologna i leghisti hanno già vinto”
Ripeto: a sentire i discorsi per strada, sarebbe anche ora.
Comunque “A Bologna i leghisti hanno già vinto” è il titolo di un articolo del Post. Figurati se non ci clicco sopra. Trovo una cartina impressionante con le zone leghiste in Emilia evidenziate in verde, in cui si evince che in pratica l'Emilia è ormai verde zucchina, verde cetriolo, Reggio è caduta, Modena è accerchiata. L'articolo è un'intervista a un geografo californiano a quanto pare espertissimo di cose italiane. Insomma, è andata, siamo leghisti.
Guardo meglio.
La cartina usa un verde intensissimo per indicare le zone dove la Lega ha... la maggioranza? No. Il quaranta per cento? No. Una quota dal 27 al 17 per cento. In pratica sono i posti dove la Lega è, forse, il primo partito di opposizione, se non l'alleato del PdL. Che è impressionante per un partito italiano che esiste solo da 25 anni, salvo che tutti gli altri partiti esistono anche da meno, e comunque non è "vincere".
Quanto al geografo, a domanda risponde: "Non credo che i candidati della Lega possano vincere a Bologna o Rimini". Va bene. Salvo che il titolo dell'intervista è “A Bologna i leghisti hanno già vinto”. Sì, e avete visto che squadrone il Bayern ieri sera?
Comunque “A Bologna i leghisti hanno già vinto” è il titolo di un articolo del Post. Figurati se non ci clicco sopra. Trovo una cartina impressionante con le zone leghiste in Emilia evidenziate in verde, in cui si evince che in pratica l'Emilia è ormai verde zucchina, verde cetriolo, Reggio è caduta, Modena è accerchiata. L'articolo è un'intervista a un geografo californiano a quanto pare espertissimo di cose italiane. Insomma, è andata, siamo leghisti.
Guardo meglio.
La cartina usa un verde intensissimo per indicare le zone dove la Lega ha... la maggioranza? No. Il quaranta per cento? No. Una quota dal 27 al 17 per cento. In pratica sono i posti dove la Lega è, forse, il primo partito di opposizione, se non l'alleato del PdL. Che è impressionante per un partito italiano che esiste solo da 25 anni, salvo che tutti gli altri partiti esistono anche da meno, e comunque non è "vincere".
Quanto al geografo, a domanda risponde: "Non credo che i candidati della Lega possano vincere a Bologna o Rimini". Va bene. Salvo che il titolo dell'intervista è “A Bologna i leghisti hanno già vinto”. Sì, e avete visto che squadrone il Bayern ieri sera?
venerdì, maggio 21, 2010
Odio le tue idee ma mi batterò ecc affinchè tu le possa scrivere sul tuo blog. Ma non su un quotidiano nazionale però
Ultim'ora: apprendo in questo momento da wittgenstein che il Comitato di Redazione del Sole 24 ore protesta da giorni contro l'assunzione di Christian Rocca. Per quello che vale, nell' esprimere piena e incondizionata solidarietà al Comitato, ma che dico solidarietà: sincero entusiasmo, devo aggiungere che quello che non mi convince sono le motivazioni: la crisi non può essere l'alibi. Christian Rocca non va assunto perchè esprime posizioni, opinioni, sissignore ho detto opinioni, al di sotto del livello minimo di civiltà necessario a poter comparire su un quotidiano degno di questo nome. Questa dovrebbe essere la motivazione scritta in prima pagina nei comunicati del CdR.
In seconda battuta potrebbero aggiungere che non va assunto anche per la vomitevole disonestà intellettuale con la quale sostiene le proprie opinioni già di per sè profondamente incivili.
In ogni caso il Sole 24 si è guadagnato un lettore in più. Da oggi e almeno per qualche giorno.
In seconda battuta potrebbero aggiungere che non va assunto anche per la vomitevole disonestà intellettuale con la quale sostiene le proprie opinioni già di per sè profondamente incivili.
In ogni caso il Sole 24 si è guadagnato un lettore in più. Da oggi e almeno per qualche giorno.
giovedì, maggio 20, 2010
Sanguineti sui futuristi (ci sputava)
"Se riprendiamo qui la parola, è […] per indicare, comunque, il punto ultimo dell'accorta poetica di Gozzano, o, se si preferisce, della sua perfidia. Si tratta, per così dire, di quella sua poetica, non teorizzata, ma tutta di fatto operante, dell'obsolescenza (che è già parola obsoleta, ma così conviene che sia, all'interno del ragionamento). Gozzano fu il primo ad accorgersi, oltre che di tante altre cose, anche di questa, e capitalissima: che "un libro di rima dilegua, passa, non dura"; che i versi "invecchiano prima di noi"; che ammutiscono anche "gli eroi più cari". I più disperati, i più eversivi tra i suoi colleghi, i più severamente diagnostici, per sospettosi e inquieti che fossero, all'exegi monumentum, bene o male, avevano prestato fede. Non parliamo di D'Annunzio o di Pascoli, che paure di quest'ordine non sapevano proprio che si potessero provare, e che rinforzavano la voce, ciascuno sul proprio tono, per coprire ogni sinistro scricchiolìo, senza nemmeno accorgersi che lo facevano, in realtà, appunto a questo inconscio fine: il riflesso difensivo, in simili casi, era tutto meccanico e istintivo. Si allude qui, piuttosto, ai futuristi nostrani stessi, che la frana della poesia se la sono sentita arrivare tutta addosso, ma che hanno sudato quello che hanno sudato per esorcizzarla, sforzandosi di diventare quello che erano: la loro politica, si sa, fu quella del monumento autre, come si sarebbe detto qualche anno fa, in forza della quale si interiorizza tutto il sistema della moda, e si fa virtù del principio del consumo. Non c'è bisogno di qualificarli baratti e gazzettieri delle belle lettere, e nemmeno fascisti, se si desidera non offendere nessuno, e rimanere in pace con tutti. È sufficiente riconoscere in costoro, come i portatori dell'apologia diretta dell'imperialismo (all'italiana), così i profeti della civiltà dello spreco poetico. Oggi che la morale letteraria non si scrive più, o si scrive male, non è il caso di fare i moralisti. Si osserva soltanto che il loro consumo è avvenuto esattamente nei modi e nelle forme che invocavano, e fu portato sino in fondo, a tutti i libelli ("ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili", Marinetti): un consumo più duraturo del bronzo".
(Il brano più interessante di ES sui futuristi è in un saggio sui crepuscolari: l'introduzione alle Poesie di Gozzano, Einaudi '73. Gozzano tirava fuori a Sanguineti il meglio, o viceversa).
(Il brano più interessante di ES sui futuristi è in un saggio sui crepuscolari: l'introduzione alle Poesie di Gozzano, Einaudi '73. Gozzano tirava fuori a Sanguineti il meglio, o viceversa).
mercoledì, maggio 19, 2010
martedì, maggio 18, 2010
Postkarten 35
parliamo, per piacere, dei piaceri della vita, per una volta (ho detto
alla moglie di Van Rossum, lunedì verso le 11): (che una tedesca di Monaco,
proprio, sotto i 30, credo, bianca di pelle come un bianco d'uovo): e il primo
piacere è chiavare, certo: e poi, per me, dormire nel sole (come dormivo adesso,
le ho detto, prima che arrivasse lei: a torso nudo come mi vede, e a piedi
nudi, ecc.): e il terzo è bere vino (francese, possibilmente, come quello
che abbiamo bevuto sabato con Berio, e anche venerdì, a Rotterdam e qui):
(e ho concluso che il paradiso è chiavare nel sole, forse, pieni di Saint-Emilion):
alla moglie di Van Rossum, lunedì verso le 11): (che una tedesca di Monaco,
proprio, sotto i 30, credo, bianca di pelle come un bianco d'uovo): e il primo
piacere è chiavare, certo: e poi, per me, dormire nel sole (come dormivo adesso,
le ho detto, prima che arrivasse lei: a torso nudo come mi vede, e a piedi
nudi, ecc.): e il terzo è bere vino (francese, possibilmente, come quello
che abbiamo bevuto sabato con Berio, e anche venerdì, a Rotterdam e qui):
(e ho concluso che il paradiso è chiavare nel sole, forse, pieni di Saint-Emilion):
giovedì, maggio 13, 2010
Grazie Marco, per tutto quello che hai fatto per noi
"Ma tu in quei momenti, sai..."
"Eh?"
"Quando sei molto preso dalla situazione ma..."
"Ah".
"Ma vorresti mantenere una certa..."
"Rigidità".
"Esatto. Tu come fai?"
"Ma perché, hai questo problema?"
"Noooo, io no".
"Hm".
"Cioè, forse una volta..."
"Guarda che non c'è da vergognarsi"
"...In campeggio alle medie".
"Vuol dire che almeno tu scopi. Io comunque vado di alfabeto al contrario, è un classico".
"Sì, appunto, il guaio è che è un classico".
"Cosa vuoi dire?"
"Che a furia di usarlo l'ho associato al sesso, quindi ora mi fa un effetto, come dire... contrario".
"Stai scherzando".
"Magari".
"Cioè se io adesso comincio... Zeta, Vu, U, Ti..."
"Piantala! Piantala subito! La cameriera ci guarda..."
"Ma sei uno spasso".
"Signorina, ci porta il conto per favore?"
"Io veramente prendevo il caffè. E comunque ti invidio, guarda".
"Chi ha pane non ha denti".
"Eh già. Hai provato la tabellina del sette?"
"Non arrivo oltre il quarantanove".
"Uhm, roba seria. Pensare al Modello 730?"
"Mi dà i brividi".
"Polimorfo e perverso. I parenti anziani?"
"Guarda, giusto perché stiamo buttando tutto in vacca, te lo dirò: ho usato per anni, vergognandomi atrocemente, i morti di famiglia".
"Ma sei un mostro!"
"E adesso ho le erezioni al cimitero. E' tutto inutile".
"Ma non dire così, c'è sempre qualcosa... prova con la cronaca, prendiamo il giornale... il fatto più triste del giorno... Ah, guarda qui. Pannella ha avuto degli uomini".
"Non credo sia una novità".
"Secondo te chi erano?"
"Non me li voglio neanche immaginare".
"No? Perché?"
"Pannella nudo insieme a un... bleah!"
"Ecco, vedi? Pensa a Pannella. Intensamente. Nei fumosi corridoi di Torre Argentina. Pannella che saluta un giovane Rutelli, o un giovane Capezzone, un bacio affettuoso, ma poi tra le labbra strette s'insinua una lingua che sa di digiuno e nicotina..."
"Puoi smettere. Sono già in andropausa".
"Ringraziami".
"Non lo farò. Signorina, il conto".
"Tra parentesi, hai visto che due..."
"Paga tu, io vado a vomitare".
"Eh?"
"Quando sei molto preso dalla situazione ma..."
"Ah".
"Ma vorresti mantenere una certa..."
"Rigidità".
"Esatto. Tu come fai?"
"Ma perché, hai questo problema?"
"Noooo, io no".
"Hm".
"Cioè, forse una volta..."
"Guarda che non c'è da vergognarsi"
"...In campeggio alle medie".
"Vuol dire che almeno tu scopi. Io comunque vado di alfabeto al contrario, è un classico".
"Sì, appunto, il guaio è che è un classico".
"Cosa vuoi dire?"
"Che a furia di usarlo l'ho associato al sesso, quindi ora mi fa un effetto, come dire... contrario".
"Stai scherzando".
"Magari".
"Cioè se io adesso comincio... Zeta, Vu, U, Ti..."
"Piantala! Piantala subito! La cameriera ci guarda..."
"Ma sei uno spasso".
"Signorina, ci porta il conto per favore?"
"Io veramente prendevo il caffè. E comunque ti invidio, guarda".
"Chi ha pane non ha denti".
"Eh già. Hai provato la tabellina del sette?"
"Non arrivo oltre il quarantanove".
"Uhm, roba seria. Pensare al Modello 730?"
"Mi dà i brividi".
"Polimorfo e perverso. I parenti anziani?"
"Guarda, giusto perché stiamo buttando tutto in vacca, te lo dirò: ho usato per anni, vergognandomi atrocemente, i morti di famiglia".
"Ma sei un mostro!"
"E adesso ho le erezioni al cimitero. E' tutto inutile".
"Ma non dire così, c'è sempre qualcosa... prova con la cronaca, prendiamo il giornale... il fatto più triste del giorno... Ah, guarda qui. Pannella ha avuto degli uomini".
"Non credo sia una novità".
"Secondo te chi erano?"
"Non me li voglio neanche immaginare".
"No? Perché?"
"Pannella nudo insieme a un... bleah!"
"Ecco, vedi? Pensa a Pannella. Intensamente. Nei fumosi corridoi di Torre Argentina. Pannella che saluta un giovane Rutelli, o un giovane Capezzone, un bacio affettuoso, ma poi tra le labbra strette s'insinua una lingua che sa di digiuno e nicotina..."
"Puoi smettere. Sono già in andropausa".
"Ringraziami".
"Non lo farò. Signorina, il conto".
"Tra parentesi, hai visto che due..."
"Paga tu, io vado a vomitare".
lunedì, maggio 10, 2010
Se qualcuno può cambiare le regole a un mese dall'esame, lo farà
- Con tutto il rispetto per il Consiglio di Stato, di cui non oso discutere le sentenze, perché in fondo non me ne intendo;
- tenendo conto che per me il voto di religione potevano riammetterlo anche un anno fa, non trovo che sia una tragedia (immagino che farà media anche Alternativa, anche se non è chiaro);
riammettere l'ora di religione nel credito a un mese dagli scrutini è pura passione per il caos. C'è una materia che ad agosto era fuori. A settembre era fuori. A gennaio, quando è stata consegnata la pagella, era fuori. Per otto mesi gli studenti hanno pensato che fosse fuori; a un mese dagli scrutini entra dentro. L'Italia, più che una nazione, è un esperimento collettivo su come complicarsi l'esistenza.
domenica, maggio 09, 2010
Un bivacco di manipoli distratti
"...Tremonti ha parlato a nessuno, su 630 attesi si sono presentati in meno di 60, pochissimi della maggioranza e pochi anche dall'opposizione, anche se parecchi partiti hanno tenuto a precisare che loro c'erano (???).
Dicono le fonti che, essendo giovedì l'ultimo giorno di attività della settimana, i parlamentari lo tagliano spesso, per tornare prima al proprio collegio o a farsi i casi loro".
Dicono le fonti che, essendo giovedì l'ultimo giorno di attività della settimana, i parlamentari lo tagliano spesso, per tornare prima al proprio collegio o a farsi i casi loro".
sabato, maggio 08, 2010
venerdì, maggio 07, 2010
A mente fredda
E Pasolini?
"Con lui c´era una forte inimicizia. A mente fredda, posso dire che i suoi romanzi erano scadenti. Salverei solo Petrolio per il suo carattere inconcluso. Ma sono certo che se lo avesse portato a termine sarebbe stato brutto come gli altri" (Angelo Guglielmi a Gnoli, via Lipperatura)
(Per chi si fosse perso le ultime ottocentocinquanta puntate della perdibile soap "Il Novecento Letterario Italiano": negli anni in bianco e nero c'erano due gang di letterati impegnati che se le davano di santa ragione, dei veri ragazzacci. Adesso sono più o meno tutti morti: di alcuni abbiamo le mummie. Appena proviamo a rianimarne una per intervistarla, la mummia corre a sputare saliva morta sulla tomba di qualche vecchio nemico, e questo in fondo dai, è divertente).
(Pasolini comunque non gli avrebbe dato tutti i torti).
"Con lui c´era una forte inimicizia. A mente fredda, posso dire che i suoi romanzi erano scadenti. Salverei solo Petrolio per il suo carattere inconcluso. Ma sono certo che se lo avesse portato a termine sarebbe stato brutto come gli altri" (Angelo Guglielmi a Gnoli, via Lipperatura)
(Per chi si fosse perso le ultime ottocentocinquanta puntate della perdibile soap "Il Novecento Letterario Italiano": negli anni in bianco e nero c'erano due gang di letterati impegnati che se le davano di santa ragione, dei veri ragazzacci. Adesso sono più o meno tutti morti: di alcuni abbiamo le mummie. Appena proviamo a rianimarne una per intervistarla, la mummia corre a sputare saliva morta sulla tomba di qualche vecchio nemico, e questo in fondo dai, è divertente).
(Pasolini comunque non gli avrebbe dato tutti i torti).
giovedì, maggio 06, 2010
Perché pagare per ottenere servizi di lusso?
Bella domanda. Degna di Adinolfi.
L'altra sera Adinolfi ha stroncato la puntata di Report sulla sanità lombarda. Non faccio nemmeno finta di essere obiettivo: il servizio era di Alberto Nerazzini e io tifo Nerazzini sempre e comunq. Però c'è un passo della stroncatura Adinolfi che vorrei isolare, che non c'entra neanche più tanto con la sanità lombarda.
Citavo la mia esperienza da adolescente in una scuola che amavamo definire "pubblica non statale". Cioè in una scuola privata: mai un giorno di sciopero, formazione di primo livello, esami di maturità sostenuti insieme ad un'analoga classe di scuola pubblica statale, da noi nove dei ventiquattro diplomandi si sono maturati con il massimo dei voti, da loro neanche uno. Da allora il dubbio: perché a questa scuola eccellente ho potuto accedere solo perché i miei hanno pagato? Non sarebbe "di sinistra" permettere a tutti di poter scegliere, adottando metodi come quelli del "buono scuola"?
Insomma, siamo ancora qui. Non sarebbe "di sinistra" erogare un po' di buoni scuola non si sa bene a chi, togliendoli dai fondi della scuola pubblica?
E cosa ti posso dire: no. Non sarebbe "di sinistra". Non nel senso novecentesco del termine. Perlomeno, si tende a pensare che a sinistra sappiamo ragionare in termini di classi sociali, e quello che Adinolfi fa qui è fingere di non vederle. Lui andava in una bella scuola, non aveva mai problemi, buoni professori, esce con voti migliori, e alla fine si chiede: perché i miei genitori hanno dovuto pagare? Già, se ci rifletti bene, è proprio un'ingiustizia. Come anche il fatto che ti facciano pagare la panna montata sul gelato, io metterei erogatori di panna montata gratis in tutte le gelaterie della repubblica, oppure un buono panna montata, perché la panna montata è un sacrosanto diritto!
Oppure se preferite la vecchia metafora del taxi. E' comodo il taxi, però, accidenti, costa più dell'autobus. Non è ingiusto? Tutti dovrebbero avere il diritto di andare in taxi. Distribuiamo alla popolazione dei buoni taxi.
Gente che ragiona così, seriamente, pensa di essere di sinistra? Ma in fondo non è nemmeno il problema, quanto piuttosto: gente che ragiona così, seriamente, pensa? Diocristo Adinolfi, ma sul serio non l'hai capito che l'unico motivo per cui la tua scuola era bella e diplomava tante brave persone con tanti bei voti è che teneva fuori i poveracci coi loro fastidiosi problemi? Che c'era una specie di buttafuori all'entrata, e quel buttafuori si chiamava retta mensile? Se distribuisci buoni scuola, poi mi devi spiegare con che criterio (non mi dire che li vuoi semplicemente dare ai cattolici, perché non sarebbe un discorso di sinistra: sarebbe un discorso di neodestra che vuole recintare la società in bantustan identitari). Chi è che ha diritto di staccare quei buoni? I più poveri? I più meritevoli? Ma diamoli a tutti, allora: chiudiamo le scuole pubbliche e restituiamo a tutti quanti un pacco di soldi, poi chi vuole andare a scuola se la paga. E' un discorso di sinistra? No, è un discorso di destra storica. Fallo pure, rifonda il Partito Liberale di Einaudi il vecchio, ma almeno non pretenderti progressista mentre ci lasci andare a scuola in edifici pubblici sporchi e logori perché i soldi servono alla scuola delle suorine.
(Dal polveroso archivio: Nudo, vogliamo Don Giussani nudo!)
(Se invece uno vuole informarsi seriamente, Paferro segnala un pezzo del New York Times sul sostanziale fallimento delle charter schools americane).
L'altra sera Adinolfi ha stroncato la puntata di Report sulla sanità lombarda. Non faccio nemmeno finta di essere obiettivo: il servizio era di Alberto Nerazzini e io tifo Nerazzini sempre e comunq. Però c'è un passo della stroncatura Adinolfi che vorrei isolare, che non c'entra neanche più tanto con la sanità lombarda.
Citavo la mia esperienza da adolescente in una scuola che amavamo definire "pubblica non statale". Cioè in una scuola privata: mai un giorno di sciopero, formazione di primo livello, esami di maturità sostenuti insieme ad un'analoga classe di scuola pubblica statale, da noi nove dei ventiquattro diplomandi si sono maturati con il massimo dei voti, da loro neanche uno. Da allora il dubbio: perché a questa scuola eccellente ho potuto accedere solo perché i miei hanno pagato? Non sarebbe "di sinistra" permettere a tutti di poter scegliere, adottando metodi come quelli del "buono scuola"?
Insomma, siamo ancora qui. Non sarebbe "di sinistra" erogare un po' di buoni scuola non si sa bene a chi, togliendoli dai fondi della scuola pubblica?
E cosa ti posso dire: no. Non sarebbe "di sinistra". Non nel senso novecentesco del termine. Perlomeno, si tende a pensare che a sinistra sappiamo ragionare in termini di classi sociali, e quello che Adinolfi fa qui è fingere di non vederle. Lui andava in una bella scuola, non aveva mai problemi, buoni professori, esce con voti migliori, e alla fine si chiede: perché i miei genitori hanno dovuto pagare? Già, se ci rifletti bene, è proprio un'ingiustizia. Come anche il fatto che ti facciano pagare la panna montata sul gelato, io metterei erogatori di panna montata gratis in tutte le gelaterie della repubblica, oppure un buono panna montata, perché la panna montata è un sacrosanto diritto!
Oppure se preferite la vecchia metafora del taxi. E' comodo il taxi, però, accidenti, costa più dell'autobus. Non è ingiusto? Tutti dovrebbero avere il diritto di andare in taxi. Distribuiamo alla popolazione dei buoni taxi.
Gente che ragiona così, seriamente, pensa di essere di sinistra? Ma in fondo non è nemmeno il problema, quanto piuttosto: gente che ragiona così, seriamente, pensa? Diocristo Adinolfi, ma sul serio non l'hai capito che l'unico motivo per cui la tua scuola era bella e diplomava tante brave persone con tanti bei voti è che teneva fuori i poveracci coi loro fastidiosi problemi? Che c'era una specie di buttafuori all'entrata, e quel buttafuori si chiamava retta mensile? Se distribuisci buoni scuola, poi mi devi spiegare con che criterio (non mi dire che li vuoi semplicemente dare ai cattolici, perché non sarebbe un discorso di sinistra: sarebbe un discorso di neodestra che vuole recintare la società in bantustan identitari). Chi è che ha diritto di staccare quei buoni? I più poveri? I più meritevoli? Ma diamoli a tutti, allora: chiudiamo le scuole pubbliche e restituiamo a tutti quanti un pacco di soldi, poi chi vuole andare a scuola se la paga. E' un discorso di sinistra? No, è un discorso di destra storica. Fallo pure, rifonda il Partito Liberale di Einaudi il vecchio, ma almeno non pretenderti progressista mentre ci lasci andare a scuola in edifici pubblici sporchi e logori perché i soldi servono alla scuola delle suorine.
(Dal polveroso archivio: Nudo, vogliamo Don Giussani nudo!)
(Se invece uno vuole informarsi seriamente, Paferro segnala un pezzo del New York Times sul sostanziale fallimento delle charter schools americane).
mercoledì, maggio 05, 2010
Se la giovinezza sapesse, se la vecchiaia potesse, se D'Alema si dileguasse
Adesso faccio finta di non avercela con D'Alema da, tipo, 15 anni, e di pormi il problema come se non fosse neanche il partito che voto io.
E dunque, insomma, c'è un partito che ha poco spazio in tv. Ha proprio poco spazio in generale. Due trasmissioni in prima serata ed è tutto.
Ma è un partito serio, organizzato. Scommetto che si pongono il problema. Che hanno una cabina di regia, in cui scelgono chi va a parlare in queste trasmissioni: perché anche la scelta del portavoce è un messaggio di per sé. Se ci mandano una faccia nuova, il messaggio è Rinnovamento. Se mandano un brizzolato, il messaggio è Esperienza.
Se mandano il brizzolato esperto, e questi si fa trascinare in una classica rissa televisiva anni '90, il messaggio è: siamo troppo vecchi per essere Rinnovamento, ma non siamo nemmeno riusciti ad acquisire Esperienza incanutendo; e quindi ci estingueremo, amen.
Inoltre sono sicuro che nella famosa cabina di regia non si pongono soltanto il problema di chi, ma anche di come e di cosa. Si parla di uno scandalo immobiliare? Benissimo, abbiamo tante facce televisive (giovani e meno giovani) magari cerchiamo di mandarne qualcuno che non è mai, assolutamente mai stato coinvolto in uno scandalo immobiliare, anche piccolo. Perché è meglio così, si evitano i trabocchetti da quattro soldi. Evitare i trabocchetti è tendenzialmente meglio che cadere nei trabocchetti e insultare i poveretti che te li hanno architettati. E' vero che sono dei poveretti, a libro paga del padrone, però i trabocchetti evidentemente li sanno fare, se tu ci caschi.
Insomma, se domani o dopodomani fanno una trasmissione sul caso Scajola, voglio pensare che il Pd non manderà a parlare D'Alema, che ha quella vecchia storiella di affittopoli e poi ha senz'altro cose più interessanti da fare che passare tre ore a battibeccare in uno studio. Come? La trasmissione c'è già stata? Ieri? Hanno mandato D'Alema? E D'Alema ha mandato a farsi fottere il viceredattore del Giornale? Ah.
E dunque, insomma, c'è un partito che ha poco spazio in tv. Ha proprio poco spazio in generale. Due trasmissioni in prima serata ed è tutto.
Ma è un partito serio, organizzato. Scommetto che si pongono il problema. Che hanno una cabina di regia, in cui scelgono chi va a parlare in queste trasmissioni: perché anche la scelta del portavoce è un messaggio di per sé. Se ci mandano una faccia nuova, il messaggio è Rinnovamento. Se mandano un brizzolato, il messaggio è Esperienza.
Se mandano il brizzolato esperto, e questi si fa trascinare in una classica rissa televisiva anni '90, il messaggio è: siamo troppo vecchi per essere Rinnovamento, ma non siamo nemmeno riusciti ad acquisire Esperienza incanutendo; e quindi ci estingueremo, amen.
Inoltre sono sicuro che nella famosa cabina di regia non si pongono soltanto il problema di chi, ma anche di come e di cosa. Si parla di uno scandalo immobiliare? Benissimo, abbiamo tante facce televisive (giovani e meno giovani) magari cerchiamo di mandarne qualcuno che non è mai, assolutamente mai stato coinvolto in uno scandalo immobiliare, anche piccolo. Perché è meglio così, si evitano i trabocchetti da quattro soldi. Evitare i trabocchetti è tendenzialmente meglio che cadere nei trabocchetti e insultare i poveretti che te li hanno architettati. E' vero che sono dei poveretti, a libro paga del padrone, però i trabocchetti evidentemente li sanno fare, se tu ci caschi.
Insomma, se domani o dopodomani fanno una trasmissione sul caso Scajola, voglio pensare che il Pd non manderà a parlare D'Alema, che ha quella vecchia storiella di affittopoli e poi ha senz'altro cose più interessanti da fare che passare tre ore a battibeccare in uno studio. Come? La trasmissione c'è già stata? Ieri? Hanno mandato D'Alema? E D'Alema ha mandato a farsi fottere il viceredattore del Giornale? Ah.
Leghisti 2
Dunque, no, fammi capire, i leghisti / tu vedi che sbagliano, gli vorresti dare una mano, metterli sulla buona strada, / ma siccome sono leghisti non ti stanno a sentire, / e tu ti arrabbi, / ho capito bene? / solo che, secondo me, / che sbaglierò, però, da quello che vedo, / non ti stanno a sentire perché la buona strada / ce n’è tanti che l’hanno già trovata, / sono pieni di soldi, case, macchine, tutto, / che noi, io e te, sono cose che non le abbiamo, / e magari neanche le vogliamo, / però loro le hanno, e se le tengono, / e io, capisco anch’io quello che vuoi dire, / loro danno valore a cose che non ce l’hanno, seguono le mode, / che noi, se avessimo noi i loro soldi… / solo che non li abbiamo, / non abbiamo una lira, / e io, / adesso non arrabbiarti anche con me, / ma delle volte, / non sarà, / mi viene da pensare, / che i leghisti siamo noi? / siamo io e te?
(da una poesia in dialetto romagnolo di Raffaello Baldini, ho cambiato solo una parola. Poi, una segnalazione: Stampa Alternativa regala "i Mille" di Giuseppe Bandi in pdf. Scaricatelo perché si tratta della miglior cronaca di prima mano dell'impresa dei Mille - lo dice Benedetto Croce, mica Marco Manicardi)
(da una poesia in dialetto romagnolo di Raffaello Baldini, ho cambiato solo una parola. Poi, una segnalazione: Stampa Alternativa regala "i Mille" di Giuseppe Bandi in pdf. Scaricatelo perché si tratta della miglior cronaca di prima mano dell'impresa dei Mille - lo dice Benedetto Croce, mica Marco Manicardi)
Do the Pierluigi
Molti in questi mesi se la sono presa con Bersani perché, boh, parlava poco? Veramente parlava ogni volta che lo inquadravano. Lo inquadravano poco, questo sì. E rispondeva alle domande sbagliate: gli chiedevano cosa pensava di Fini, lui rispondeva che la maggioranza era in crisi, e quindi se ne deduceva che il Pd non faceva altro che preoccuparsi della crisi degli avversari e non pensava a... a... boh, alle idee.
Poi l'altro giorno molti hanno sentito Bersani da Santoro e sono rimasti piacevolmente sorpresi. Ha parlato dopo Travaglio e pare che le abbia cantate, a Travaglio. Lo hanno trovato bravo. E' da una settimana che si passano il filmato. Eccolo qui.
Allora, io ricordo che avevo la tv accesa, mentre Bersani faceva questa poderosa figura, e penso addirittura di aver cambiato sottopensiero. Per dire che non me ne stavo assolutamente accorgendo, della poderosa figura di Bersani. Secondo me è stato semplicemente Bersani. Bersani è sempre così. Vi è piaciuto? Allora ascoltatelo più spesso, vedrete che quando ha un po' di spazio e di tempo lui dà questi risultati. Ma secondo me fin qui eravate sbadati voi. O più probabilmente non gli è stato dato lo spazio e il tempo.
Poi, cosa volete mai, se le elezioni si vincessero ad Annozero. Il problema è che Bersani ha sempre meno spazio ovunque; che quasi sempre deve rispondere a domande che lo incorniciano (che ne pensa di Berlusconi? Ehi, ma sta parlando di Berlusconi? Ma allora è proprio fissato con Berlusconi), e che tanto per ripetere l'ovvio, sta giocando una partita in salita. Magari ripetendo numeri del genere qualche vecchio deluso dalla sinistra riuscirà a recuperarlo, ma i giovani? C'è una dimensione in Italia dove gente come Bersani possa comunicare ai giovani? Non riesco a immaginarmela; non vedo nessun evento in grado di mettere in comunicazione la bocciofila con i neodiplomati. L'unica cosa che spingendo mi viene in mente (ma spingendo molto) era il Concertone, ma pare sia un fallimento, e quindi non so. Idee?
Poi l'altro giorno molti hanno sentito Bersani da Santoro e sono rimasti piacevolmente sorpresi. Ha parlato dopo Travaglio e pare che le abbia cantate, a Travaglio. Lo hanno trovato bravo. E' da una settimana che si passano il filmato. Eccolo qui.
Allora, io ricordo che avevo la tv accesa, mentre Bersani faceva questa poderosa figura, e penso addirittura di aver cambiato sottopensiero. Per dire che non me ne stavo assolutamente accorgendo, della poderosa figura di Bersani. Secondo me è stato semplicemente Bersani. Bersani è sempre così. Vi è piaciuto? Allora ascoltatelo più spesso, vedrete che quando ha un po' di spazio e di tempo lui dà questi risultati. Ma secondo me fin qui eravate sbadati voi. O più probabilmente non gli è stato dato lo spazio e il tempo.
Poi, cosa volete mai, se le elezioni si vincessero ad Annozero. Il problema è che Bersani ha sempre meno spazio ovunque; che quasi sempre deve rispondere a domande che lo incorniciano (che ne pensa di Berlusconi? Ehi, ma sta parlando di Berlusconi? Ma allora è proprio fissato con Berlusconi), e che tanto per ripetere l'ovvio, sta giocando una partita in salita. Magari ripetendo numeri del genere qualche vecchio deluso dalla sinistra riuscirà a recuperarlo, ma i giovani? C'è una dimensione in Italia dove gente come Bersani possa comunicare ai giovani? Non riesco a immaginarmela; non vedo nessun evento in grado di mettere in comunicazione la bocciofila con i neodiplomati. L'unica cosa che spingendo mi viene in mente (ma spingendo molto) era il Concertone, ma pare sia un fallimento, e quindi non so. Idee?
martedì, maggio 04, 2010
Tragedie greche
È nei nostri momenti più bui che dobbiamo concentrarci per vedere la luce. Non bisogna correre dietro ai soldi; bisogna andar loro incontro!(Aristotele)
mercoledì, aprile 28, 2010
martedì, aprile 27, 2010
Ma in giro se ne parla?
1. Il ministro Scajola ha intascato 900.000 € da Anemone.
2. A Parma, dopo aver speso 26 milioni, hanno deciso che la metropolitana non si fa.
2. A Parma, dopo aver speso 26 milioni, hanno deciso che la metropolitana non si fa.
Leghisti
Si dice bene i leghisti, ma loro, / io ne conosco più d’uno, / si credono d’essere, / non lo sanno che sono dei leghisti, e si sposano, hanno figli, e i figli sono figli di leghisti, / che io non dico mica, / il babbo è il babbo, / tu non abbia da voler bene al tuo babbo, portargli rispetto, / però questi figli, non lo so, io, non se n’accorgono? / quando parlano con il loro babbo, non lo vedono, non lo sentono? / o sono leghisti anche loro? / che lì allora è fatica, fra leghisti – / ecco, sì, no, c’è delle volte che gli scappa detto: il mio babbo è un leghista / ma in un altro senso, nel senso che è buono, che è un galantuomo… / Che questo però è un discorso, / come sarebbe allora? / i galantuomini sono dei poveri leghisti? / Intendiamoci, può essere che un leghista sia un galantuomo, può essere che sia buono, / ma può essere anche cattivo, / ci sono i buoni e i cattivi anche tra i leghisti, / leghista vuol mica dire, / uno è un leghista, ma può andare vestito bene, portare gli occhiali, / può essere, guarda io quello che ti dico, / può essere anche intelligente, e nello stesso tempo leghista, che è un caso eccezionale, ma succede, / essere leghista è una cosa, / può essere tutto un leghista, può essere anche istruito, può essere perfino laureato… / certo che se è ignorante, i leghisti ignoranti, quelli sono una disgrazia, non si ragiona, è come parlare al muro, / e prepotenti – / che uno, io capisco, / quando dico che un leghista può essere tutto, / uno può rimanere disorientato, / gli viene da dire: allora, se uno è un leghista, in cosa si distingue? / insomma, cosa vuol dire essere un leghista? cos’è la Lega? / Eh, questa è una domanda, è fatica, / come si può dire? fammi pensare, non c’è un esempio? / Ecco, i leghisti fanno le cose alla rovescia, e tu li vedi che sbagliano, tu lo sai come andrebbero fatte, / provi a dirglielo, anche con le buone maniere, ma loro niente, tirano dritto, / tu cerchi di dargli una mano, di metterli sulla buona strada, loro ti guardano con un’aria: / t’arrabbi: / “Sono dei leghisti!” ti sfoghi in piazza, e in piazza c’è anche qualcuno che ti ascolta: / “Hai ragione, sono leghisti, però…” / “Però?…” / “Cosa si può fare? Sono tanti, comandano loro”.
(liberamente tratto da una poesia in dialetto romagnolo di Raffaello Baldini. Ho cambiato solo una parola; secondo me ho cambiato quella giusta)
(liberamente tratto da una poesia in dialetto romagnolo di Raffaello Baldini. Ho cambiato solo una parola; secondo me ho cambiato quella giusta)
giovedì, aprile 22, 2010
La città verrà distrutta all'alba
(cliccare e ingrandire - via)
Il vigile urbano interiore
A volte ho la sensazione che lo scontro di civiltà, in Italia, sia tra cattolici e no. Proprio non ci si capisce. Anche quando si cerca di parlare la lingua del nemico.
In particolare, la polemica sulla comunione a Berlusconi mi sembra esemplare di come i laici, quando si sforzano di "pensare cattolico", prendano solenni cantonate (anche i cattolici quando provano a pensare laico, del resto; ma loro in fondo nemmeno ci provano). Cioè secondo voi il prete avrebbe dovuto rifiutare la comunione a Berlusconi? A quante messe siete stati? Sul serio: matrimoni, funerali, qualche cresima, non so. Avete mai visto un prete "negare la comunione"? E' una cosa che semplicemente non succede.
Naturalmente è verissimo che i divorziati, essendo in peccato mortale, non possono ricevere la comunione. Ma dovreste cercare di capire che il prete non è un giudice o poliziotto della tua coscienza, che vigila affinché tu non commetta peccati; un vigile urbano interiore che staziona dietro una colonna del presbiterio pronto a scattare se commetti un'infrazione. I preti non fanno questo. Non sono giudici: l'unico giudice è Cristo, che giudicherà poi. Loro l'unica cosa che possono fare è assolvere; al limite possono rifiutare l'assoluzione, ma è un po' come Napolitano che in teoria può rifiutarsi di firmare una legge, ma ci deve andare coi piedi di piombo. I preti ascoltano e assolvono; e poi, la domenica, impartiscono la Comunione a chiunque si presenti davanti all'altare, senza guardare in faccia a nessuno. Perché non siamo mica in un paesino veneto del Seicento, non è mica che stiamo a guardare se il tipo che ti arriva con la lingua in fuori è da un po' che non si confessa - magari è appena stato a un ritiro spirituale di Barnabiti e ha l'anima più bianca di un bambino, tu che ne sai? Sei solo un povero prete che distribuisce Dio alla domenica, in pratiche particole, e anche abbastanza alla svelta.
Voglio dire che anche se ci fosse in Italia un solo prete così coraggioso, un vero novello Sant'Ambrogio, da rifiutare pubblicamente a Silvio Berlusconi l'eucarestia, questo prete poi dovrebbe riconoscere di avere commesso un enorme peccato di superbia, perché chi è lui per sapere se Silvio Berlusconi è in peccato mortale o no? Sono cose delicate e, ripeto, il prete non è un giudice. Gesù Cristo è il giudice. Se Silvio Berlusconi mette il giudizio di Cristo Dio in così poco conto da ricevere l'eucarestia mentre è in peccato mortale, se la vedrà con Cristo Dio: andrà all'inferno, dove sarà pianto e stridore di denti per l'eternità. Ma è un problema di Silvio Berlusconi, del tutto interno alla coscienza di Silvio Berlusconi.
I cattolici queste cose le sanno. Non è che si mettono lì a guardare a chi il prete dà l'ostia e a chi no - perlomeno io parrocchie così non le ho mai viste. Il cattolico sa prima di tutto di essere un peccatore, non può mai garantire sul candore della propria coscienza, e prima di levare travi agli altri deve riflettere sulle proprie pagliuzze. Un cattolico non si permette di dire: "Il tale è in peccato mortale", anche quando il tale è un divorziato conclamato come Silvio Berlusconi.
Voi laici dite: Scusa, ma è ovvio che è in peccato mortale. Ha divorziato due volte. Se la prima volta è peccato, la seconda è doppio peccato. Ecco, non state capendo nulla. Prendete parole del cattolicesimo e le applicate ad altre branche dello scibile umano. Non è così che funziona. Ripeto: l'unico giudice è Cristo Dio. Lo sa lui se Berlusconi è peccatore o no. Senz'altro risposandosi ha commesso peccato mortale. Però può essersene pentito. Sì, può essere successo. E' improbabile, ma noi non possiamo vedere nella sua anima: quando verrà Cristo giudicherà.
Il secondo divorzio non è un peccato. In realtà nemmeno il primo lo era. Separarsi da una moglie è ammissibile, ciò che è inammissibile è risposarsi. Quindi, riflettete: se un X si risposa, è in peccato mortale. Finché è risposato e ha rapporti con la seconda moglie, evidentemente non può comunicarsi. Ma se si pente? Se lascia la seconda moglie e si confessa da un prete (che non siamo tenuti a conoscere) e ottiene l'assoluzione? A quel punto, tecnicamente, X è candido come un bambino dieci secondi dopo la prima Confessione. E può ricevere la Comunione. Funziona anche se X è un puttaniere, perché nessuno può escludere che mezz'ora prima si sia confessato e abbia ricevuto l'assoluzione. Funziona anche se X è Silvio Berlusconi. Voi dite: ma è una truffa. Permettete che vi ricordi che non siete cattolici, e quindi vi siete dimenticati che per quelli che continuano a dire bugie, a confessarsi senza essersi veramente pentiti, c'è l'inferno. Ma a quello ci pensa l'unico Giudice, che ribadisco, è Cristo. Non un povero prete che potete criticare per i costumi sessuali o perché succhia l'otto per mille, ma non quando fa semplicemente il suo mestiere, che è dare Dio a chiunque glielo chieda.
Ecco perché non troverete molte sponde cattoliche con questo scoop che i preti comunicano Berlusconi. Mi sa che tra vent'anni in Italia ci sarà bisogno di interpreti dalla lingua laica a quella cattolica. Spero che paghino bene.
In particolare, la polemica sulla comunione a Berlusconi mi sembra esemplare di come i laici, quando si sforzano di "pensare cattolico", prendano solenni cantonate (anche i cattolici quando provano a pensare laico, del resto; ma loro in fondo nemmeno ci provano). Cioè secondo voi il prete avrebbe dovuto rifiutare la comunione a Berlusconi? A quante messe siete stati? Sul serio: matrimoni, funerali, qualche cresima, non so. Avete mai visto un prete "negare la comunione"? E' una cosa che semplicemente non succede.
Naturalmente è verissimo che i divorziati, essendo in peccato mortale, non possono ricevere la comunione. Ma dovreste cercare di capire che il prete non è un giudice o poliziotto della tua coscienza, che vigila affinché tu non commetta peccati; un vigile urbano interiore che staziona dietro una colonna del presbiterio pronto a scattare se commetti un'infrazione. I preti non fanno questo. Non sono giudici: l'unico giudice è Cristo, che giudicherà poi. Loro l'unica cosa che possono fare è assolvere; al limite possono rifiutare l'assoluzione, ma è un po' come Napolitano che in teoria può rifiutarsi di firmare una legge, ma ci deve andare coi piedi di piombo. I preti ascoltano e assolvono; e poi, la domenica, impartiscono la Comunione a chiunque si presenti davanti all'altare, senza guardare in faccia a nessuno. Perché non siamo mica in un paesino veneto del Seicento, non è mica che stiamo a guardare se il tipo che ti arriva con la lingua in fuori è da un po' che non si confessa - magari è appena stato a un ritiro spirituale di Barnabiti e ha l'anima più bianca di un bambino, tu che ne sai? Sei solo un povero prete che distribuisce Dio alla domenica, in pratiche particole, e anche abbastanza alla svelta.
Voglio dire che anche se ci fosse in Italia un solo prete così coraggioso, un vero novello Sant'Ambrogio, da rifiutare pubblicamente a Silvio Berlusconi l'eucarestia, questo prete poi dovrebbe riconoscere di avere commesso un enorme peccato di superbia, perché chi è lui per sapere se Silvio Berlusconi è in peccato mortale o no? Sono cose delicate e, ripeto, il prete non è un giudice. Gesù Cristo è il giudice. Se Silvio Berlusconi mette il giudizio di Cristo Dio in così poco conto da ricevere l'eucarestia mentre è in peccato mortale, se la vedrà con Cristo Dio: andrà all'inferno, dove sarà pianto e stridore di denti per l'eternità. Ma è un problema di Silvio Berlusconi, del tutto interno alla coscienza di Silvio Berlusconi.
I cattolici queste cose le sanno. Non è che si mettono lì a guardare a chi il prete dà l'ostia e a chi no - perlomeno io parrocchie così non le ho mai viste. Il cattolico sa prima di tutto di essere un peccatore, non può mai garantire sul candore della propria coscienza, e prima di levare travi agli altri deve riflettere sulle proprie pagliuzze. Un cattolico non si permette di dire: "Il tale è in peccato mortale", anche quando il tale è un divorziato conclamato come Silvio Berlusconi.
Voi laici dite: Scusa, ma è ovvio che è in peccato mortale. Ha divorziato due volte. Se la prima volta è peccato, la seconda è doppio peccato. Ecco, non state capendo nulla. Prendete parole del cattolicesimo e le applicate ad altre branche dello scibile umano. Non è così che funziona. Ripeto: l'unico giudice è Cristo Dio. Lo sa lui se Berlusconi è peccatore o no. Senz'altro risposandosi ha commesso peccato mortale. Però può essersene pentito. Sì, può essere successo. E' improbabile, ma noi non possiamo vedere nella sua anima: quando verrà Cristo giudicherà.
Il secondo divorzio non è un peccato. In realtà nemmeno il primo lo era. Separarsi da una moglie è ammissibile, ciò che è inammissibile è risposarsi. Quindi, riflettete: se un X si risposa, è in peccato mortale. Finché è risposato e ha rapporti con la seconda moglie, evidentemente non può comunicarsi. Ma se si pente? Se lascia la seconda moglie e si confessa da un prete (che non siamo tenuti a conoscere) e ottiene l'assoluzione? A quel punto, tecnicamente, X è candido come un bambino dieci secondi dopo la prima Confessione. E può ricevere la Comunione. Funziona anche se X è un puttaniere, perché nessuno può escludere che mezz'ora prima si sia confessato e abbia ricevuto l'assoluzione. Funziona anche se X è Silvio Berlusconi. Voi dite: ma è una truffa. Permettete che vi ricordi che non siete cattolici, e quindi vi siete dimenticati che per quelli che continuano a dire bugie, a confessarsi senza essersi veramente pentiti, c'è l'inferno. Ma a quello ci pensa l'unico Giudice, che ribadisco, è Cristo. Non un povero prete che potete criticare per i costumi sessuali o perché succhia l'otto per mille, ma non quando fa semplicemente il suo mestiere, che è dare Dio a chiunque glielo chieda.
Ecco perché non troverete molte sponde cattoliche con questo scoop che i preti comunicano Berlusconi. Mi sa che tra vent'anni in Italia ci sarà bisogno di interpreti dalla lingua laica a quella cattolica. Spero che paghino bene.
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