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martedì, aprile 17, 2018
Peccato che non ci fossi, Fulvio
Uno potrebbe anche pensare, ok, che ci vuole, è Morricone. Ma Morricone ci ha messo solo una tarantella, il punto è saperla usare. Guarda cosa ci fanno i Taviani, con una tarantella.
(E ogni volta pensare a Tarantino che si guarda il film, chissà cosa ci avrà capito).
lunedì, aprile 16, 2018
Dirindindin... ricordi?
"...Dopo un quarto d'ora avrei voluto fermare il vhs: basta, tutto questo non ha senso, mettiamoci a studiare le flessioni verbali (alle 21:30, con due classi di sconosciuti dalle occhiaie stanche di lavoro).
Poi Laura Betti, con sguardo incestuoso, si mette a cantare l'Uva Fogarina. E succede qualcosa. Trenta pachistani, dieci marocchini (che non sopportano i pachistani) e diversi sfusi si mettono a cantare “diridindindin”. Come se l'avessero sempre saputa. Gli arcani dell'inconscio collettivo. Avrebbero continuato col diridindindin per una settimana. Insomma, il film in un qualche modo stava facendo breccia. E cominciavo ad appassionarmi anch'io, volevo vedere come andava a finire.
In seguito ho avuto altre classi. Più o meno scalcagnate, più o meno galleggianti sulla soglia dell'alfabetizzazione. Non ho mai rinunciato a mostrare Allonsanfan. Col vhs, finché ha tenuto, poi lottai perché la videoteca si dotasse del dvd. Con la lavagna luminosa, con quella interattiva, con o senza sottotitoli. Malgrado quelle due scene di nudo da tagliare (è un film che parla anche di sesso, di quando i rivoluzionari smettono di farlo, di perché ricominciano). Purché ci sia la possibilità del fermo immagine, perché (come non manco di far notare) a ogni fermo immagine, Allonsanfan ti restituisce un affresco sulla parete. È un film fatto con un grande amore, che si vede, pochi soldi (e non si vedono): attori filodrammatici, bambini inquietanti, e Mastroianni immenso, che si regala per cento minuti..."
Per Vittorio Taviani (20/9/1929 – 15/4/2018).
(Cialtroni!)
Poi Laura Betti, con sguardo incestuoso, si mette a cantare l'Uva Fogarina. E succede qualcosa. Trenta pachistani, dieci marocchini (che non sopportano i pachistani) e diversi sfusi si mettono a cantare “diridindindin”. Come se l'avessero sempre saputa. Gli arcani dell'inconscio collettivo. Avrebbero continuato col diridindindin per una settimana. Insomma, il film in un qualche modo stava facendo breccia. E cominciavo ad appassionarmi anch'io, volevo vedere come andava a finire.
In seguito ho avuto altre classi. Più o meno scalcagnate, più o meno galleggianti sulla soglia dell'alfabetizzazione. Non ho mai rinunciato a mostrare Allonsanfan. Col vhs, finché ha tenuto, poi lottai perché la videoteca si dotasse del dvd. Con la lavagna luminosa, con quella interattiva, con o senza sottotitoli. Malgrado quelle due scene di nudo da tagliare (è un film che parla anche di sesso, di quando i rivoluzionari smettono di farlo, di perché ricominciano). Purché ci sia la possibilità del fermo immagine, perché (come non manco di far notare) a ogni fermo immagine, Allonsanfan ti restituisce un affresco sulla parete. È un film fatto con un grande amore, che si vede, pochi soldi (e non si vedono): attori filodrammatici, bambini inquietanti, e Mastroianni immenso, che si regala per cento minuti..."
Per Vittorio Taviani (20/9/1929 – 15/4/2018).
(Cialtroni!)
lunedì, dicembre 19, 2011
venerdì, settembre 07, 2007
Coccodrilli/1 - Ciao Giorgio

Parlar male dei morti a cadavere ancora caldo è ovviamente un dovere, specialmente se si tratta di un tuo concittadino. Almeno per cercare di narcanizzare l’overdose di ipocrite melensaggini che ci tocca e ci toccherà sorbire ancora per qualche giorno. E poi, nel caso di Pavarotti, per punirlo di quel giorno all’anno in cui ci rendeva infrequentabile il parco Novi Sad (che a dispetto del nome è in realtà un parcheggio), solitamente tranquillo luogo di spaccio e malaffare, portandoci la Carlucci assieme a Dolce, Bono, Gabbana & friends.
Sul leggendario cattivo gusto che lo portava a duettare con Zucchero o Jovanotti o a tingersi le sopracciglia di nero corvino c’è poco da aggiungere. Degli sprechi e delle miserie del dietro le quinte dell’iniziativa “benefica” riferirei solo cose apprese per interposta persona, quindi no grazie.
Quello che forse invece non tutti sanno è che il nostro è stato anche il dimenticato protagonista del musical/ film commedia Yes, Giorgio (1982, regia di Franklin J. Schaffner) nel quale interpreta la parte del tenore italiano Giorgio Fini, cantante con la fobia del Metropolitan e che, pur sposato, si innamora della dottoressa che ha in cura la sua preziosa ugola.
Battuta cult: quando lei si stupisce di tutti i privilegi e gli onori di cui gode come cantante lirico la sua risposta è: “Lei è forse comunista ?”. Essendo girato in inglese, in italiano Pavarotti è doppiato. Provate a dire da chi ? Da Ferruccio Amendola, quindi parla come Stallone, Al Pacino e De Niro. Devo aggiungere altro per convincervi a vederlo ?
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