COSE DI FRANCIA. La triste farsa
di Montmartre finì pur troppo in tristissima tragedia. A nulla valsero i
proclami di Thiers e dei 17 deputati della sinistra per ricondurre la esaltata
popolazione parigina alle idee d'ordine, di calma e lavoro, di vero patriottismo.
Un'accolta di agitatori furibondi, molti de'quali il pubblico non conosce
neppure per nome, si era proposto d'intralciare ad ogni costo l'opera
rigeneratrice del governo scelto dalla nazione, e pare vi siano riusciti ad
esuberanza.
Non abbiamo ancora precisi ragguagli de'sanguinosi fatti successi
ultimamente, né delle circostanze che li prepararono; che da due giorni ci
mancavano i giornali e le corrispondenze di Parigi, e solo quest'oggi ne
abbiamo ricevute alcune copie arretrate. Da queste rileviamo, che l'agitazione
andò sempreppiù aumentando a misura che si facevano più frequenti i proclami
conciliativi e gli appelli alla concordia per parte dei bene intenzionati;
fintantoché l'ebullizione scoppiò in decisa rivolta, ed il sangue cittadino coperse
le vie della disgraziatissima, città. Diffatti, mentre i giornali francamente
liberali ed onesti tentavano di opporsi ai tentativi anarchici, invitando i
cittadini di buona volontà a costituirsi tutti in una Lega del bene pubblico;
mentre la municipalità del 15° circondario con apposito manifesto invitava
tutti i patrioti sinceri a far risorgere il lavoro, che solo può ridonare ad un
popolo oppresso quella prosperità tanto necessaria a fargli ricuperare la sua
forza e la sua libertà, i clubs rivoluzionari davano maggiore impulso, maggiore
slancio alle loro clamorose adunanze, ed i battaglioni della guardia nazionale
preparavansi ad una resistenza ostinata contro immaginari nemici della
repubblica, inventati a bella posta dai reazionarii per far piombare
sull'infelice nazione l'ultimo dei flagelli, la guerra civile.
D'altro lato, lo
avere il Governo nominato un militare, il generale Valentin, alla carica di
prefetto di polizia in Parigi, mostrando di voler così inaugurare un sistema
energico contro gl'incorreggibili agitatori, servì pure a mantenere la
esasperazione negli animi già irrequieti per le tante anomalie di questi
giorni. Il Comitato insurrezionale, cercando di approfittare di ogni più lieve
malcontento che vedesse manifestarsi nel pubblico, semprepiù in preda ad un
cieco delirio per la pretesa sovranità ch'erasi attribuita col nominare nel suo
seno una larva di governo, cominciò allora a far correre la voce nel pubblico
che il Governo vero, quel Governo legalmente costituito dall'Assemblea di Bordeaux,
andasse preparando un colpo di Stato per abbattere la Repubblica. Tanto basti, perché
l'apparente tranquillità della maggioranza dei cittadini ne ricevesse tosto una
grande scossa, ed il pericolo d'una collisione intestina si facesse ancor più
sentire grave e minaccioso per tutti. Si fu allora probabilmente che il
comandante militare avrà creduto necessario procedere ad una decisiva
repressione armata contro i fautori di tanti disordini e di tanti guai. Non
possiamo per ora giudicare in qual modo siasi operato quel primo tentativo di
repressione ; certo è però ch'esso diede luogo ad un grave e deplorabile
conflitto , che sangue cittadino fu spàrso nella lotta fraterna, e che, secondo
le parole dello stesso Débats, la giornata del 18 dovrà contarsi fra le più;
lugubri della storia francese. Forse sarebbe stato miglior partito per parte
del Governo, il non urtare cosi di fronte la troppo scabrosa situazione, e
lasciare che i deliranti Marat, gli energumeni Robespierre della montagna del
28° circondario finissero per addormentarsi alla loro volta sugli allori di
tanti entusiasmi inutilmente sciupati: ma le cose dovevano essere giunte colà
ad un tale punto da forzare la mano ai più prudenti ; per cui un conflitto era
fors'anco divenuto pur troppo inevitabile.
Ora, il Governo trovasi riunito a
Versailles, ove i membri dell'Assemblea debbono aver ieri tenuta una prima
adunanza. Dall'ultimo telegramma appare che la rivolta, la vera rivolta che
tutto distrugge, che ogni ordine di cose sconvolge e atterra, non abbia durato
più d'un giorno a Parigi: è già troppo, per mettere in pericolo l'esistenza
d'una grande città che finora fu considerata come la sola rappresentante della
Francia, essendone sempre stato il centro più attivo, il primo elemento di
vita. Guai per Parigi, se la parte sana della sua popolazione non saprà trovare
in se stessa tanta energia e tanta forza per salvarsi dalla tremenda posizione
in cui la gettò un malinteso delirio; guai se i 40 mila uomini comandati da
Vinoy dovranno essi soli contribuire nel ristabilimento dell'ordine in quella
desolata città! Dopo gli strazi d'una guerra micidialissima, dopo i dolori di
un lungo assedio, dopo la fame ed il bombardamento, il saccheggio, l'assassinio
e la guerra civile potrebbero fare della immensa metropoli un mucchio di
macerie. E i Prussiani trovansi tuttora sul suolo francese !
DISPACCI ELETTRICI PRIVATI
(Agenzia Stefani) Parigi, 19 marzo. I giornali confermano che Lecomte e Thomas
vennero fucilati dagl'insorti. Il Journal des Debats dice che la giornata
del 18 si conterà fra le più lugubri della nostra storia. La rivolta è padrona
di Parigi. Questa giornata fece più male alla Repubblica che tutti gl'intrighi
bonapartisti non potrebbero fare. L'Electeur Libre dice che parte del
Governo resta a Parigi, e l'altra parte recasi a Versailles onde poter prendere
tutte le misure necessarie.
Parigi, 19 marzo. II Comitato
centrale della guardia nazionale pubblicò un proclama che accusa il Governo di
aver voluto tradire la repubblica. Convoca la popolazione pelle elezioni
comunali. Un altro proclama dello stesso Comitato dice che esso, fedele alla
sua missione, scacciò il Governo che ci tradiva ed invita la popolazione a
procedere immediatamente alle elezioni.
Bordeaux, 20 marzo. Si ha da Parigi,
19: Iernotte l'esercito, comandante Vinoy, accerchiò Montmartre, impadronissi
dei cannoni e incominciava a trasportarli, ma gli insorti rinforzati aprirono
il fuoco. Allora parte delle truppe, non volendo rispondere, sbandossi: il
restante dovette ripiegarsi. Gl'insorti ripresero i cannoni. Un dispaccio di
Thiers, 19 sera dice: tutto il Governo si riunisce a Versailles. L'armata,
forte di 40 mila uomini, concentrasi sotto il comando di Vinoy. Tutte le
autorità e i capi dell' armata sono giunti a Versailles. Le autorità civili e
militari eseguiranno soltanto gli ordini del Governo di Versailles. I membri
dell'Assemblea furono invitati di accelerare il ritorno per intervenire alla
seduta del 20 marzo.
Parigi, 19 marzo. Il Journal Officiel reca : Il
Governo volendo evitare una collisione, usò pazienza verso uomini che sperava
ricondurre al buon senso. Le posizioni di Montmartre furono prese , allorché le
guardie nazionali , trascinando la folla , gettaronsi sui soldati. La rivolta
fu padrona allora del terreno: la giornata terminò disordinatamente. Chiedesi
con stupore quale sia lo scopo dei malintenzionati. Si sparse la voce che il
Governo preparasse un colpo di Stato; è un'odiosa calunnia di coloro che
vogliono abbattere la Repubblica, sono assassini che non temono di spargere la
morte nella città che non può salvarsi che colla calma ed il lavoro. Speriamo
che i loro delitti solleveranno il giusto sdegno della popolazione. Il Journal
officiel termina dicendo: La popolazione di Parigi comprenda finalmente che
deve mostrarsi energica.
Parigi, 19 marzo. Il Journal
officiel reca il seguente proclama alle guardie nazionali di Parigi: « Un
Comitato che chiamasi Comitato centrale, dopo avere coperto Parigi di barricate
tirò contro i difensori dall'ordine ed assassinò i generali Lecomte e Thomas.
Nessuno conosce i membri del Comitato né a quale partito appartengano. Essi
abbandonano Parigi al saccheggio e la Francia ai Prussiani. I loro crimini abominevoli
tolgono ogni scusa a coloro che li seguissero. Volete prendere la
responsabilità dei loro assassini ? Allora restate alle case vostre. Ma se
sentite l'onore unitevi al Governo della Repubblica. » (Firmato i ministri
presenti a Parigi).
Parigi, 19 marzo. Il generale Vinoy è partito per Versailles
colle truppe di linea e la gendarmeria. La guardia nazionale è la sola forza
esistente attualmente in Parigi. I giornali dicono che Chanzy è prigioniero. Un
proclama del sindaco di Versailles invita gli abitanti a facilitarvi
l'installazione del Governo.
Parigi , 20 marzo. Fra i membri del Comitato
centrale trovansi Assij e Lullier. II Gaulois dice che furono fatti tentativi
di conciliazione. Le concessioni reclamate dal Comitato di Montmartre
sarebbero: nomina di Lan» glnis a comandante della guardia nazionale , di
Edmondo Adam alla prefettura di polizia, di Dedan a sindaco di Parigi e del
generale Billot a comandante l'armata di Parigi. Il Gaulois dice che Labiche,
segretario del Ministero dell'interno, ricevette pieni poteri per fare le più
larghe concessioni al Comitato di Montmartre, purché legittime.
Parigi, 20 marzo. La situazione è
sempre identica. Le guardie nazionali obbedienti al comitato occupano i posti e
non incontrano resistenza. Nessun conflitto. Il Journal des Debats protesta
energicamente contro la illegalità della situazione; scongiura i deputati di
Parigi di ricondurre i sediziosi alla ragione. Nessun giornale considera
l'attuale movimento come serio e duraturo. Dicesi che le guardie nazionali
volessero marciare verso Versailles. Dicesi che l'Assemblea andrebbe ad Orléans
e nominerebbe Faidherbe generalissimo delle forze di terra e di mare. "
Bordeaux, 20 marzo. Si ha da Parigi, 19, sera: La maggior parte dei quartieri
di Parigi sono calmi. Le barricate continuano. Il Comitato installò delle Commissioni
in tutte le mairies occupa i ministeri e il telegrafo. Assicurasi che
gli elettori sono convocati pel 21: dicesi che Thiers nominò l'ammiraglio
Saisset comandante la Guardia nazionale di Parigi. Iersera tutti i deputati
presenti a Versailles tennero una seduta preparatoria.
I FATTI DI PARIGI. I lettori
noteranno senza fallo la gravità delle notizie che ci trasmette il telegrafo
dalla misera e oramai dissennata capirale della Francia. La demagogia, e quella
del peggior genere, vi occupa importanti quartieri, con essa volle venir a
patti il mal sicuro e poco autorevole Governo, e quando vide impossibili gli
accordi e tentò sottometterla colla forza all'impero delle leggi in sicurezza
dell'ordine pubblico, a guarentigia della pace e della proprietà dei cittadini,
trovò non solo in essa resistenza, ma negli stromenti della sua autorità
mancanza di obbedienza e volontà di servirlo. Le guardie nazionali mandate
contro gl'insorti voltano in aria i calci dei fucili ed acclamano ai
tumultuanti, con questi fraternizzano i soldati, quelle misere reliquie
dell'esercito creduto il primo del mondo e che fece contro il nemico esterno
così mala prova; e intanto la plebe, sempre quella medesima che fece le orrende
scene dell'eccidio settembrino della gran rivoluzione, ammazza gli ufficiali
che cadono nelle sue mani.
Ben si vede da ciò essere
impossibile oramai che risieda in quell'immensa caldaia in ebullizione, che tale
si può chiamare la grande città, un governo regolare, restitutore della quiete,
ristauratore delle forze economiche e della prosperità del paese. Parigi , la
gloria finora e il vanto della Francia v'è diventata ormai la gran piaga, che
minaccia cancrena. Forse unica salute per la nazione che ne ha subita finora la
tirannia, il farle intorno un cerchio sanitario, lasciarla rodersi in sè e
consumare da sola i velenosi elementi ond'e troppo impregnata, e cercare una
vita più sana ed un equilibrio più franco all'infuori di essa.
Gazzetta Piemontese, 21 marzo 1871