lunedì, giugno 11, 2018

Let me in, immigration man

domenica, giugno 10, 2018

Sing if you're glad to be gay

sabato, giugno 02, 2018

È un amico che diventa nemico e mi ruba la voce

La Signora è in lacrime, e si ferma ad ascoltare:
attraversa e si blocca a metà della strada,
un colpo di vento la fa continuare.
La Signora, quando tace, sembra una volpe:
va al cinema da sola, ma ha paura ad entrare.



La Signora ha molti figli, molti figli da educare.
Qualcuno lo va a trovare, ma tanti,
li lascia sulla strada senza mangiare.
La Signora non ha padre, è figlia d’un figlio
d’un terremoto o d’uno sbadiglio.

(Io per molto non ho saputo che Lucio Dalla aveva dedicato La Signora alla Repubblica italiana, e quando l'ho saputo sono rimasto un po' deluso, per me era un'immagine ancora più potente, una metafora di ancora più cose – oltre alla dimostrazione di che poeta incredibile fosse Dalla nei primi anni in cui si degnò di scriversi i testi. Però in effetti, riascoltandola, soprattutto il due giugno 2018, ecco).

La Signora la mattina sta male, si sente svenire,
il pomeriggio sparisce, ma la notte, la notte, mi viene a cercare.
È un amore bocciato che non può continuare,
come un cane in una stanza d’albergo mi sento solo.
Provo a far tutto quanto in orario, ma mi accorgo che è un gioco:
stan giocando alla radio e al telefono, qualcuno mi uccide a poco a poco.

La Signora è mio padre e mia madre quando alza la voce,
è una mano coi guanti che mi spegne la luce,
è una montagna di carte in un ufficio postale,
è un amico diventato nemico che mi ruba la voce.

La Signora è una fila di macchine da qui fino al mare,
la Signora ci stampa il giornale e ce lo fa comperare.
La Signora ha tanti nomi, tanti nomi,
così da nascondersi e non farsi trovare:
ma a volte si veste di luci e bandiere per farsi notare.

La Signora è mio padre e mia madre quando alza la voce,
è una mano coi guanti che mi spegne la luce,
è una montagna di carte in un ufficio postale,
è un amico che diventa un nemico e mi ruba la voce.

venerdì, giugno 01, 2018

Now I don't mind choppin' wood, and I don't care if the money's no good.

Non so bene cosa sarà di noi adesso, magari niente di particolare. Ci alzeranno l'iva per tagliare le tasse ai padroncini, magari ci pagheranno qualche mesata in carta straccia perché sai, la sovranità. Sciopereremo un po', qualcuno finirà mazzolato in piazza, ci siamo già passati?



Canzoni sulle sconfitte, comunque ne abbiamo. In realtà abbiamo solo quelle; le vittorie sono un po' imbarazzanti da cantare. E abbiamo gusto per le sconfitte di tutti; nelle sconfitte siamo tutti fratelli.

mercoledì, maggio 30, 2018

I nati nel '73 fanno i longform, quando va bene glieli linka un quotidiano

Quando leggo le cose di Raffaele Alberto Ventura, lo dico con molto affetto, mi viene in mente solo di andare in macchina e alzare Velleità dei Cani al massimo volume.



(Ci sarebbe tutto un discorso serio da fare ma credo di averlo già fatto nel 2011, o era il 2015, del tipo che a un certo punto a saperle gestire le velleità ti assicuravano comunque una quattordicesima mensilità; cacciala via; ma sarebbe un discorso lungo e io ormai discussioni gratis basta; la tariffa minima è venti euro all'ora, con cento vai tutta la notte).

martedì, maggio 29, 2018

My house is full of Seven

Quando avevi quattro anni, questo video ti piaceva tantissimo. Ma proprio che ridevi per tutto il minuto e mezzo e poi chiedevi subito di rivederlo. Mai capito il perché. I compleanni peraltro ti spaventano, e questo ha tutta l'aria di un compleanno, eppure.



Adesso ne hai sette e ancora te lo ricordi. Potremmo riascoltarlo, ti chiedo. Meglio di no. Dici che non vuoi vivere nel passato. Hai anche ragione tu. Sei una persona molto diversa e il video, davvero, è ancora lo stesso, mi sembra di averlo guardato ieri per la prima volta. Certe torte vanno mangiate alla svelta, e poi si passa ad altro.