Il generale Clark, quello che comandava la V° armata, che risalì l’Italia durante la seconda guerra mondiale, aveva una mappa sbagliata della zona di Cassino. Cioè: non sbagliata per sbaglio, sbagliata apposta. L’aveva falsificata Paolo Baffi, futuro governatore della Banca d’Italia e allora ufficiale dell’esercito italiano, scambiando i nomi di due fiumi. Non si sa come, la mappa fu fatta arrivare nelle mani degli americani. Il risultato fu che quello che doveva essere un rigagnolo da attraversare a piedi, con lo zaino in spalla e le armi tenute sulle braccia alzate, si rivelò un fiume. Ma siccome sulla mappa c’era scritto che si trattava di un rigagnolo e l’ordine era di attraversarlo a quel modo, gli americani ci provarono lo stesso. Annegarono in 1600. Si fa fatica a credere, lo so. Sembra un film satirico dei più grotteschi e ideologici, di quelli che battono sull’ontologica ottusità dei militari, epperò c’è chi giura che fu realtà.
Ma il problema non è questo: se il nemico riesce a farti avere false informazioni può essere la sua abilità e non la tua dabbenaggine ad essere grandiosa. Se un comandante esegue gli ordini ottusamente può essere un problema individuale. Se in 1600 lo seguono può essere la logica della guerra, chissà. Il problema fu che dopo quell’evento il generale Clark diede ordine di provarci ancora allo stesso modo. E quando qualcuno gli fece notare che forse in quella mappa c’era qualcosa che non andava la sua risposta fu “Shut up”. Così almeno sta scritto oggi sul Corriere, con tanto di testimoni della vicenda storica.
E sarebbe stata una splendida vignetta per la Storia d’Italia a fumetti. Clark che dice “Shut up” a un suo ufficiale è una di quelle che non ti dimentichi più. La colpa della sua assenza ovviamente non può essere ascritta al povero Biagi, che è morto qualche giorno prima che la vicenda comparisse sui media. Ma forse sì. Perchè ho il sospetto che anche se la cosa fosse stata resa nota qualche decennio fa, sarebbe stata omessa ugualmente la sua illustrazione. E questo perché, e qui proseguo coi sospetti, sono convinto che a ben cercare nelle biografie dei generali, si salverebbero veramente in pochi.
Ma il generale è la grande Storia, è Napoleone seduto a cavallo, è lo spirito del mondo hegeliano. Ed è precisamente quello che, con squisito manicheismo hollywoodiano, Storia d’Italia a fumetti ha rappresentato nelle sue tavole. Come ci ricorda Kundera, quando Napoleone sale a cavallo i riflettori sono accesi su di lui e i cronisti stanno lì sotto a prendere appunti, quando inciampa o dice una scemenza i riflettori si spengono e i cronisti sono girati dall’altra parte. Della seconda guerra mondiale Enzo Biagi ci lascia un Eisenhower che dice “Full victory, nothing else” al soldato che, prima del D Day, gli chiede cosa si aspetti da loro. E il paradosso è che per avere un'idea più realistica di cosa fu il D Day abbiamo dovuto aspettare il più hollywoodiano dei registi, Spielberg, con la famosa prima mezz'ora di Salvate il soldato Ryan.
Storia d’Italia a fumetti mi evoca emozioni forti solo a citarne il nome. Ieri ho scoperto in libreria la nuova Storia del Mondo a Fumetti di Enzo Biagi e non vedo l’ora di comprarla. Ma sono consapevole che occorrerebbe anche qualcosa tipo “L’Altra Storia del Mondo a fumetti”. Quella a riflettori spenti. Enzo Biagi non avrebbe potuto scriverla neanche quand’era in forma. Spero nei Monty Python.
domenica, novembre 11, 2007
venerdì, novembre 09, 2007
la Creatura
Ci sono cose cretine al mondo, cose di cui non dovresti parlare ma non sai trattenerti, e soffri.
E poi non sei neanche sicuro che siano cretine. Magari sono interessanti. Magari sono divertenti. Il problema è che finché non le tiri fuori ad alta voce non ne sei sicuro.
Per sicurezza apri un blog, e scopri che funziona: il blog è fatto apposta per riversarci le cose cretine. Quando non ti tieni più, ma non vuoi importunare il prossimo, la metti su un blog.
In effetti molte cose che non eri del tutto sicuro fossero cretine, una volta messe nero su bianco in un blog si rivelano abbastanza intelligenti. Il blog comincia a sembrare intelligente e divertente. A un certo punto sviluppa un carattere suo proprio: non sei più tu, è lui che spara cretinate. Alcune sono proprio cretinate, ma ormai chi passa di lì è abituato a trovarle divertenti o intelligenti, e si accontenta.
Viene il giorno che tu stai per scrivere una cosa cretina, e il blog ti risponde tsk tsk. Questa è troppo cretina, dammene un'altra.
E il bello è che tu non ti offendi nemmeno, cioè, ti rendi conto? Il blog è tuo! L'hai creato tu! Hai sputato a un pezzo di web fangoso e gli hai dato vita, e adesso si comporta come il comico di zelig coi suoi autori, puah, questa roba fa schifo, non te la compro.
E tu non ti ribelli, perché sai che sotto sotto ha ragione lui, la Creatura. Stavi per scrivere davvero una cretinata, ormai hai perso il controllo, fortuna che c'è Lui.
Dopo un po', però, la cosa diventa faticosa. Non puoi più parlare dei fatti tuoi, perché Lui s'imbarazza. Non puoi millantare crediti senza citare fonti attendibili, perché Lui ha una paura matta che i colleghi lo sgamino. Volevi spernacchiare un giornalista tronfio per il gusto di farlo e Lui dice di no, che i lettori si stancano, i lettori! Lui si preoccupa dei lettori! Volevi scrivere una scemenza sulla Juve e grazie a Lui diventa una storia a puntate del calcio italiano. E' che Lui si crede chissachi, il miglior blog dell'universo, che due maroni! E intanto nel cervello ti frullano tante idee cretine, ma tante, ma tante, che alla fine cosa fai? Apri un altro blog.
Adesso ne hai due. Nel primo ci metti la roba importante, nell'altro le cretinate. Naturalmente a volta qualche cretinata si rivela una cosa importante - ovviamente prima di essere messa nero su bianco non c'era modo di capirlo - e allora si fa copia e incolla, et voilà. Purtroppo non si può fare l'inverso: cioè, se una cosa importante pubblicata sul blog importante si rivela dopo qualche giorno una cazzata, è troppo tardi.
Sembra tutto molto complesso e ai limiti della mania, ma funziona. Ti vengono più idee, sapendo che ci sono varie soluzioni per pubblicarle.
In realtà volevo essere più breve, e dare un semplice consiglio a Riotta: perché non apre un altro Telegiornale di fianco al primo, in cui mettere tutte le notizie apparentemente cretine, in attesa di essere sicuri che sono proprio cretine? Per esempio, se in un blog di un sospettato di omicidio c'è una foto del tizio travestito da mummia con una mannaia di cartone, ecco, posso capire che un giornalista nel 2007 non sappia resistere alla tentazione; però non possono mica tutti lavorare a Studio Aperto. Qualcuno deve anche pensare a fare un giornalismo serio, e io, chissà perché, mi sono convinto che spetti a Riotta.
Se poi Riotta non sa rinunciare a fare il cretino, può benissimo inserire uno stacchetto, far partire un'altra sigla, invitare dei comici, e magari fare un casting e selezionare due veline, non sarà un'idea originale ma a questo punto gioverebbe.
E poi non sei neanche sicuro che siano cretine. Magari sono interessanti. Magari sono divertenti. Il problema è che finché non le tiri fuori ad alta voce non ne sei sicuro.
Per sicurezza apri un blog, e scopri che funziona: il blog è fatto apposta per riversarci le cose cretine. Quando non ti tieni più, ma non vuoi importunare il prossimo, la metti su un blog.
In effetti molte cose che non eri del tutto sicuro fossero cretine, una volta messe nero su bianco in un blog si rivelano abbastanza intelligenti. Il blog comincia a sembrare intelligente e divertente. A un certo punto sviluppa un carattere suo proprio: non sei più tu, è lui che spara cretinate. Alcune sono proprio cretinate, ma ormai chi passa di lì è abituato a trovarle divertenti o intelligenti, e si accontenta.
Viene il giorno che tu stai per scrivere una cosa cretina, e il blog ti risponde tsk tsk. Questa è troppo cretina, dammene un'altra.
E il bello è che tu non ti offendi nemmeno, cioè, ti rendi conto? Il blog è tuo! L'hai creato tu! Hai sputato a un pezzo di web fangoso e gli hai dato vita, e adesso si comporta come il comico di zelig coi suoi autori, puah, questa roba fa schifo, non te la compro.
E tu non ti ribelli, perché sai che sotto sotto ha ragione lui, la Creatura. Stavi per scrivere davvero una cretinata, ormai hai perso il controllo, fortuna che c'è Lui.
Dopo un po', però, la cosa diventa faticosa. Non puoi più parlare dei fatti tuoi, perché Lui s'imbarazza. Non puoi millantare crediti senza citare fonti attendibili, perché Lui ha una paura matta che i colleghi lo sgamino. Volevi spernacchiare un giornalista tronfio per il gusto di farlo e Lui dice di no, che i lettori si stancano, i lettori! Lui si preoccupa dei lettori! Volevi scrivere una scemenza sulla Juve e grazie a Lui diventa una storia a puntate del calcio italiano. E' che Lui si crede chissachi, il miglior blog dell'universo, che due maroni! E intanto nel cervello ti frullano tante idee cretine, ma tante, ma tante, che alla fine cosa fai? Apri un altro blog.
Adesso ne hai due. Nel primo ci metti la roba importante, nell'altro le cretinate. Naturalmente a volta qualche cretinata si rivela una cosa importante - ovviamente prima di essere messa nero su bianco non c'era modo di capirlo - e allora si fa copia e incolla, et voilà. Purtroppo non si può fare l'inverso: cioè, se una cosa importante pubblicata sul blog importante si rivela dopo qualche giorno una cazzata, è troppo tardi.
Sembra tutto molto complesso e ai limiti della mania, ma funziona. Ti vengono più idee, sapendo che ci sono varie soluzioni per pubblicarle.
In realtà volevo essere più breve, e dare un semplice consiglio a Riotta: perché non apre un altro Telegiornale di fianco al primo, in cui mettere tutte le notizie apparentemente cretine, in attesa di essere sicuri che sono proprio cretine? Per esempio, se in un blog di un sospettato di omicidio c'è una foto del tizio travestito da mummia con una mannaia di cartone, ecco, posso capire che un giornalista nel 2007 non sappia resistere alla tentazione; però non possono mica tutti lavorare a Studio Aperto. Qualcuno deve anche pensare a fare un giornalismo serio, e io, chissà perché, mi sono convinto che spetti a Riotta.
Se poi Riotta non sa rinunciare a fare il cretino, può benissimo inserire uno stacchetto, far partire un'altra sigla, invitare dei comici, e magari fare un casting e selezionare due veline, non sarà un'idea originale ma a questo punto gioverebbe.
giovedì, novembre 08, 2007
il miglior layout
è sempre il precedente.
Questo vi piace? No? non che faccia differenza, prima che rimetta mano al codice potrebbe anche cadere un governo.
Questo vi piace? No? non che faccia differenza, prima che rimetta mano al codice potrebbe anche cadere un governo.
Dell'assoluta necessità di tifare per Jerry
E' una vecchia querelle con Leonardo. Ho sempre pensato che tra Tom e Jerry solo uno sfigato potesse tifare per l'eterno e antipatico vincitore.
Ma adesso, con la creazione del topo che non ha paura del gatto (e quindi è darwinianamente condannato all'estinzione), lo sfigato diventa Jerry.
Ma adesso, con la creazione del topo che non ha paura del gatto (e quindi è darwinianamente condannato all'estinzione), lo sfigato diventa Jerry.
mercoledì, novembre 07, 2007
scontro di civiltà
I genitori di Meredith sono inglesi. Per cui accade questa cosa singolare e molto triste: quando i cronisti italiani si avventano su di loro per fotografare le lacrime e la rabbia, loro sorridono. Per buona educazione.
In quel sorriso di circostanza c'è una dignità, e uno struggimento di cuore, che in Italia non siamo educati a capire; e men che meno i gionalisti.
In quel sorriso di circostanza c'è una dignità, e uno struggimento di cuore, che in Italia non siamo educati a capire; e men che meno i gionalisti.
martedì, novembre 06, 2007
la Biageide
(La foto viene dal Daveblog)Non aveva paura di niente e di nessuno (Romano Prodi)
Vabbè, i coccodrilli scappano di mano, per definizione. Ma al tg di Riotta nel giro di cinque minuti Biagi è stato accreditato come partigiano sia con Giustizia e Libertà che nelle Brigate Garibaldi.
A questo punto viene la curiosità: ma con chi l'ha fatta la Resistenza, Enzo Biagi?
A giudicare dal profilo morale che si staglia in queste ore, viene il sospetto che l'abbia fatta da solo, impavido, intrepido, contro tutti i tedeschi e anche un po' di giapponesi. E ora se n'è andato, dannazione. E noi ce ne restiamo qui con Riotta. E Luca Giurato.
Oggi è mancato Indro Montanelli (Luca Giurato?)
me lo sono sempre chiesto, non lo saprò mai
Ma Enzo Biagi l'avrà mai letta la Storia d'Italia a fumetti di Enzo Biagi?
lunedì, novembre 05, 2007
se il nazismo sia genetico
Uno se lo chiede leggendo il testamento spirituale di Filippo Facci.
Wagner. Immersioni. Credeva che suo padre fosse immortale. Tuffarsi da venti metri sugli scogli perché sarebbe piaciuto a Nietzsche (Nietzsche stava in casa a masturbarsi). Femmine a cui si spezza il cuore. Wagner. Gite organizzate a Bayreuth. Vedere Craxi zoppo è un'agonia.
Giuro, anche se non avessi mai visto Facci in effige, anche se egli fosse un rasta etiope, da un lenzuolo così diagnosticherei il nazismo latente. Io, io, io, e la morte, ma la morte non arriva, e allora io, io, io.
Nel frattempo spezzo il cuore a una giornalista, quella va in Afganistan e le sparano, nel giro di pochi mesi, e io continuo a scrivere io, io, io, su giornalacci di carta da culo. Il crepuscolo degli Dei, praticamente.
A Sigfried de noantri, datti pace. Se uno cerca la morte e fa il giornalista, la trova in mezza giornata. Anche in Italia. Se tu non l'hai trovata, se il massimo che hai trovato è qualche decina di querele, mah, forse avevi altre priorità.
Wagner. Immersioni. Credeva che suo padre fosse immortale. Tuffarsi da venti metri sugli scogli perché sarebbe piaciuto a Nietzsche (Nietzsche stava in casa a masturbarsi). Femmine a cui si spezza il cuore. Wagner. Gite organizzate a Bayreuth. Vedere Craxi zoppo è un'agonia.
Giuro, anche se non avessi mai visto Facci in effige, anche se egli fosse un rasta etiope, da un lenzuolo così diagnosticherei il nazismo latente. Io, io, io, e la morte, ma la morte non arriva, e allora io, io, io.
Nel frattempo spezzo il cuore a una giornalista, quella va in Afganistan e le sparano, nel giro di pochi mesi, e io continuo a scrivere io, io, io, su giornalacci di carta da culo. Il crepuscolo degli Dei, praticamente.
A Sigfried de noantri, datti pace. Se uno cerca la morte e fa il giornalista, la trova in mezza giornata. Anche in Italia. Se tu non l'hai trovata, se il massimo che hai trovato è qualche decina di querele, mah, forse avevi altre priorità.
sabato, ottobre 27, 2007
venerdì, ottobre 26, 2007
EsseCoop: appunti disordinati per un Libro Nero Unificato della Grande Distribuzione
Ah, già. Affrontata la forma con la quale è stato presentato, è rimasta indietro la sostanza del libro di Caprotti, Falce e carrello. Dunque, in sintesi: per ora non l’ho letto. 12 euro a un multimiliardario per farmi spiegare che andare nei suoi supermercati è più conveniente no, non ce l’ho fatta. Con tutto il rispetto per il bambino nefropatico. Però ho letto gli ampi stralci pubblicati dai quotidiani locali per quanto attiene alle vicende modenesi, ho letto la replica della Coop e la controreplica di Esselunga.
E bisogna ammettere che, depurati dagli aspetti pubblicitari, i temi del libro del padrone di Esselunga Bernardo Caprotti sono stuzzicanti. Perché il settore della grande distribuzione è un settore piuttosto infame, prima di tutto per chi ci lavora: paghe basse, testa bassa e pedalare. Gli sgobbi subiti da Esselunga in Emilia per mano delle Coop mi sembrano tutti, se non veri, almeno verosimili. Anzi. Mi pare che dal libro manchi ancora qualcosa: a Modena per dire, Coop ha fatto giochi di prestigio che nemmeno David Copperfield nelle sue più riuscite performance. Quando il Comune lanciò il bando per l’apertura di nuovi ipermercati mise tra le regole che chi vinceva, per compensazione nei confronti della distribuzione “di vicinato”, doveva chiudere una certa metratura di superfici di vendita. Provate a dire chi erano gli unici a disporre di adeguata metratura in città ? Coop e Conad, ma va.
Per aprire il Grandemilia, Coop Estense dovette chiudere tre supermercati cittadini: Cialdini, Direzionale 70 e Vignolese. A distanza di pochi anni li riaprì tutti. Dico tutti. Negli stessi identici posti i primi due, a 2-300 metri di distanza, dall’altra parte della strada, il terzo. Giuro.
E’ una storia che non ci ha ancora raccontato nessuno e se comincia a farlo un multimiliardario milanese, padrone della catena concorrente, bè, dobbiamo essergli grati.
Nella sua conferenza stampa di replica Mario Zucchelli, presidente di Coop Estense (Modena, Ferrara e Puglia) ha detto che è naturale che una catena si sviluppi di più dove è nata, altrimenti non si spiega perché Esselunga abbia il 52% di quota di mercato a Milano. Mentre Coop ha solo il 42% a Modena.
Il 42% ? Ma che cifre ha usato Zucchelli? Io non ho il dettaglio ma Coop e Conad insieme, a Modena, hanno il monopolio degli ipermercati (3 su 3) e, discount a parte, il sostanziale monopolio dei supermercati (l’Esselunga di via Morane è una delle pochissime eccezioni).
Zucchelli ha però dovuto ammettere a denti stretti che sì, qualche differenza di listino anche tra i diversi ipermercati della stessa catena c’è. Perché “è arcinoto il fatto che un impresa articola i propri listini nelle differenti piazze in cui opera tenendo conto dei competitori con cui deve misurarsi”. Ah sì? E’ arcinoto? E la tanto sbandierata differenza di Coop dove sta?
E veniamo al libro nero di Esselunga. Per la verità almeno un capitolo è già stato scritto da Diario qualche anno fa. E adesso è stata aggiunta anche la postfazione.
Io gli Esselunga li derattizzavo. Tutti i dipendenti coi quali ho parlato si lamentavano: per lo più del clima autoritario e del fatto che ti spostavano da un negozio all’altro, anche a centinaia di km, solo per testare la tua fedeltà all’azienda. La guardia di uno dei due supermarket di Parma mi disse: “io sono di Sassuolo (dove c’è un altro Esselunga), da quando mi hanno messo qui parto alle sei di mattina torno alle undici di sera”.
Molti tra i lavoratori erano ovviamente precari. Il direttore dell’Esselunga di Sassuolo era quello che aveva la faccia più da stronzo di tutti. Alla vigilia dello sciopero generale di ottobre 2003 lo vidi mentre interrogava a uno a uno i dipendenti sulla presenza o meno per il giorno successivo, per poter fulminare con gli occhi i disertori. Qualcuno provava a svicolare: “Ma, sai… domani non ci sono neanche i mezzi pubblici e io non ho la macchina”. La risposta (testuale) fu: “Ma tu non vieni perché vai in piazza a manifestare con la bandiera rossa o non vieni perché non ci sono gli autobus? No, perché io domani faccio un giro in macchina e passo a prendere tutti quelli che vengono a lavorare”. Il giorno dopo Esselunga pubblicò inserzioni sui quotidiani locali per far sapere che tutti i suoi supermercati in provincia erano aperti.
E bisogna ammettere che, depurati dagli aspetti pubblicitari, i temi del libro del padrone di Esselunga Bernardo Caprotti sono stuzzicanti. Perché il settore della grande distribuzione è un settore piuttosto infame, prima di tutto per chi ci lavora: paghe basse, testa bassa e pedalare. Gli sgobbi subiti da Esselunga in Emilia per mano delle Coop mi sembrano tutti, se non veri, almeno verosimili. Anzi. Mi pare che dal libro manchi ancora qualcosa: a Modena per dire, Coop ha fatto giochi di prestigio che nemmeno David Copperfield nelle sue più riuscite performance. Quando il Comune lanciò il bando per l’apertura di nuovi ipermercati mise tra le regole che chi vinceva, per compensazione nei confronti della distribuzione “di vicinato”, doveva chiudere una certa metratura di superfici di vendita. Provate a dire chi erano gli unici a disporre di adeguata metratura in città ? Coop e Conad, ma va.
Per aprire il Grandemilia, Coop Estense dovette chiudere tre supermercati cittadini: Cialdini, Direzionale 70 e Vignolese. A distanza di pochi anni li riaprì tutti. Dico tutti. Negli stessi identici posti i primi due, a 2-300 metri di distanza, dall’altra parte della strada, il terzo. Giuro.
E’ una storia che non ci ha ancora raccontato nessuno e se comincia a farlo un multimiliardario milanese, padrone della catena concorrente, bè, dobbiamo essergli grati.
Nella sua conferenza stampa di replica Mario Zucchelli, presidente di Coop Estense (Modena, Ferrara e Puglia) ha detto che è naturale che una catena si sviluppi di più dove è nata, altrimenti non si spiega perché Esselunga abbia il 52% di quota di mercato a Milano. Mentre Coop ha solo il 42% a Modena.
Il 42% ? Ma che cifre ha usato Zucchelli? Io non ho il dettaglio ma Coop e Conad insieme, a Modena, hanno il monopolio degli ipermercati (3 su 3) e, discount a parte, il sostanziale monopolio dei supermercati (l’Esselunga di via Morane è una delle pochissime eccezioni).
Zucchelli ha però dovuto ammettere a denti stretti che sì, qualche differenza di listino anche tra i diversi ipermercati della stessa catena c’è. Perché “è arcinoto il fatto che un impresa articola i propri listini nelle differenti piazze in cui opera tenendo conto dei competitori con cui deve misurarsi”. Ah sì? E’ arcinoto? E la tanto sbandierata differenza di Coop dove sta?
E veniamo al libro nero di Esselunga. Per la verità almeno un capitolo è già stato scritto da Diario qualche anno fa. E adesso è stata aggiunta anche la postfazione.
Io gli Esselunga li derattizzavo. Tutti i dipendenti coi quali ho parlato si lamentavano: per lo più del clima autoritario e del fatto che ti spostavano da un negozio all’altro, anche a centinaia di km, solo per testare la tua fedeltà all’azienda. La guardia di uno dei due supermarket di Parma mi disse: “io sono di Sassuolo (dove c’è un altro Esselunga), da quando mi hanno messo qui parto alle sei di mattina torno alle undici di sera”.
Molti tra i lavoratori erano ovviamente precari. Il direttore dell’Esselunga di Sassuolo era quello che aveva la faccia più da stronzo di tutti. Alla vigilia dello sciopero generale di ottobre 2003 lo vidi mentre interrogava a uno a uno i dipendenti sulla presenza o meno per il giorno successivo, per poter fulminare con gli occhi i disertori. Qualcuno provava a svicolare: “Ma, sai… domani non ci sono neanche i mezzi pubblici e io non ho la macchina”. La risposta (testuale) fu: “Ma tu non vieni perché vai in piazza a manifestare con la bandiera rossa o non vieni perché non ci sono gli autobus? No, perché io domani faccio un giro in macchina e passo a prendere tutti quelli che vengono a lavorare”. Il giorno dopo Esselunga pubblicò inserzioni sui quotidiani locali per far sapere che tutti i suoi supermercati in provincia erano aperti.
I don't suppose you'll remember me
Per una pura coincidenza, nel pomeriggio più plumbeo della settimana più greve di pioggia, mi accorgo di aver completato il pigrissimo download di Quadrophenia. E francamente non so nemmeno quando mi era venuto in mente di scaricarla, Quadrophenia, e perché.
Magari era curiosità: da quanti anni è che non ascolto un solo pezzo di Quadrophenia? Dieci, quindici? E poi, non mi viene in mente neanche un titolo. Allora schiaccio play, e gosh, mi ritrovo su uno scoglio di Brighton e ho 16 anni. Ecco perché faccio fatica a ricordare anche il cellulare di mia madre. Ecco dov'è tutta quella memoria rigida. Io Quadrophenia la so a memoria.
Tutta. Ogni singola nota. So anche i testi. Can you see the real me? Why should I care? Inside, outside, where have I been, Here by the sea and sand, You stop dancing.
E va avanti, è sempre peggio. La finestra dell'aula dà sul cortile interno e piove e piove e piove. Io sono un deficiente e cerco di fare l'acuto di Daltrey, loooooooove! Reign over meeeeee! Senza accorgerermi che la prof di inglese è appena entrata, ed è proprio lei.
Quando ho deciso di asportarmi la nostalgia, non sapevo che sarebbe successo questo: c'è un altro Vero Me qui dentro, ed è uno sconosciuto in sonno. Riesci a vederlo, dottore? No? Meno male.
Magari era curiosità: da quanti anni è che non ascolto un solo pezzo di Quadrophenia? Dieci, quindici? E poi, non mi viene in mente neanche un titolo. Allora schiaccio play, e gosh, mi ritrovo su uno scoglio di Brighton e ho 16 anni. Ecco perché faccio fatica a ricordare anche il cellulare di mia madre. Ecco dov'è tutta quella memoria rigida. Io Quadrophenia la so a memoria.
Tutta. Ogni singola nota. So anche i testi. Can you see the real me? Why should I care? Inside, outside, where have I been, Here by the sea and sand, You stop dancing.
E va avanti, è sempre peggio. La finestra dell'aula dà sul cortile interno e piove e piove e piove. Io sono un deficiente e cerco di fare l'acuto di Daltrey, loooooooove! Reign over meeeeee! Senza accorgerermi che la prof di inglese è appena entrata, ed è proprio lei.
Quando ho deciso di asportarmi la nostalgia, non sapevo che sarebbe successo questo: c'è un altro Vero Me qui dentro, ed è uno sconosciuto in sonno. Riesci a vederlo, dottore? No? Meno male.
martedì, ottobre 23, 2007
bisogna impegnarsi di più evidentemente
Avete presente quei classici articoli alla Marco Lodoli, molto spesso scritti dallo stesso Marco Lodoli, che spiegano quant'è frustrante e demoralizzante e triste e melanconico fare l'insegnante? Perché agli studenti interessa solo Dragon Ball e la discoteca e non hanno voglia di leggere Leopardi che è troppo amaro? E poi ti pagano poco e non ti fanno neanche gli sconti al cinema, ai giornalisti sì e a noi no? Dai, quei pezzi che poi le prof ritagliano e attaccano in bacheca? Quelli che secondo me non se ne può più?
Mah, sembra invece che non ne scrivano abbastanza.
Mah, sembra invece che non ne scrivano abbastanza.
lunedì, ottobre 22, 2007
farsi le saghe
Il dibattito sugli effetti del riscaldamento globale procederebbe più spedito se si potesse di qui in poi ignorare tutti gli articoletti che, con aria saputa, citano i Vichinghi. Come questo del Wall Street Journal, linkato da Wittgenstein con la scusa di 'bilanciare un po' il dibattito'.
I fatto sono ormai noti. Verso l'anno Mille faceva un po' più caldo di prima e i Vichinghi ne approfittarono per scoprire Groenlandia e America. Tempo un paio di secoli e il globo si raffreddò, e i Vichinghi rimasti in quelle terre si estinsero (morirono di fame e di freddo!), perché non si rassegnavano al raffreddamento globale e non volevano campare di pesce come gli eschimesi. Questo prova cosa? Che ci sono civiltà più stupide di altre. Da cosa capisci che una civiltà è stupida? Dal fatto che non si rassegna a cambiare le abitudini neanche quando è piuttosto chiaro che sta cambiando il tempo.
Perché si tirano in ballo quei deficienti dei Vichinghi? Per dimostrare che il riscaldamento globale può avere effetti favorevoli. Il fatto che l'unico esempio che venga in mente sia l'effimera colonizzazione di qualche penisoletta in Canadà (e qualche vinello autoctono inglese, chissà quanto doveva esser buono) depone a favore della malafede di chi continua a scrivere queste cose.
Nell'anno Mille gli esseri umani occupavano una parte risibile della superficie terrestre: in Europa gli insediamenti erano concentrati sui rilievi. Un eventuale innalzamento del livello del mare (se ci fu) non avrebbe fatto molti danni. (Magari interi popoli di polinesiani degli atolli scomparvero nell'Oceano: come possiamo saperlo?)
Nell'Anno Mille i Paesi Bassi non esistevano, per cui il riscaldamento globale non poteva minacciarli. Oggi esistono, sono una delle zone più popolose dell'Europa e del Mondo, e basta un innalzamento di pochi metri per metterle sotto. Cosa vogliamo fare? Regalare un dakkar a tutte le famiglie olandesi e augurar loro buona fortuna sulla Rotta per l'Isola Verde?
Oggi siamo in sei miliardi, e le zone più popolose sono le coste e i tropici. Per lo più non possiamo emigrare come i Vichinghi: in tutto il mondo esiste la proprietà privata, e i canadesi e i russi per quanto ospitali dovranno farci pagare qualcosa. Continuare a farsi le saghe sui Vichinghi è una riprova della stupidità dell'essere umano inteso come genere.
I fatto sono ormai noti. Verso l'anno Mille faceva un po' più caldo di prima e i Vichinghi ne approfittarono per scoprire Groenlandia e America. Tempo un paio di secoli e il globo si raffreddò, e i Vichinghi rimasti in quelle terre si estinsero (morirono di fame e di freddo!), perché non si rassegnavano al raffreddamento globale e non volevano campare di pesce come gli eschimesi. Questo prova cosa? Che ci sono civiltà più stupide di altre. Da cosa capisci che una civiltà è stupida? Dal fatto che non si rassegna a cambiare le abitudini neanche quando è piuttosto chiaro che sta cambiando il tempo.
Perché si tirano in ballo quei deficienti dei Vichinghi? Per dimostrare che il riscaldamento globale può avere effetti favorevoli. Il fatto che l'unico esempio che venga in mente sia l'effimera colonizzazione di qualche penisoletta in Canadà (e qualche vinello autoctono inglese, chissà quanto doveva esser buono) depone a favore della malafede di chi continua a scrivere queste cose.
Nell'anno Mille gli esseri umani occupavano una parte risibile della superficie terrestre: in Europa gli insediamenti erano concentrati sui rilievi. Un eventuale innalzamento del livello del mare (se ci fu) non avrebbe fatto molti danni. (Magari interi popoli di polinesiani degli atolli scomparvero nell'Oceano: come possiamo saperlo?)
Nell'Anno Mille i Paesi Bassi non esistevano, per cui il riscaldamento globale non poteva minacciarli. Oggi esistono, sono una delle zone più popolose dell'Europa e del Mondo, e basta un innalzamento di pochi metri per metterle sotto. Cosa vogliamo fare? Regalare un dakkar a tutte le famiglie olandesi e augurar loro buona fortuna sulla Rotta per l'Isola Verde?
Oggi siamo in sei miliardi, e le zone più popolose sono le coste e i tropici. Per lo più non possiamo emigrare come i Vichinghi: in tutto il mondo esiste la proprietà privata, e i canadesi e i russi per quanto ospitali dovranno farci pagare qualcosa. Continuare a farsi le saghe sui Vichinghi è una riprova della stupidità dell'essere umano inteso come genere.
sabato, ottobre 20, 2007
e i comitati di Pavia? e di Vigevano?
Tra i vari luoghi comuni che nei cancerogeni anni Settanta hanno svalutato definitivamente la figura dell’intellettuale marxista, c’è il tipico circolo fumoso dove tre o quattro universitari borghesi passano il tempo a discutere di una classe operaia che non hanno mai veramente visto, neanche in cartolina. E gli operai devono fare questo, e gli operai hanno preso coscienza di questo, eccetera eccetera. Fortuna che c’era Gaber.
Mi è tornato in mente leggendo questo pezzo dove Yoshi spiega l’importanza della questione gay oggi, qui, in Italia.
È un’opinione. Io ne ho un’altra: secondo me la questione gay è importante come tante altre, ma diventa decisiva soltanto quando si vogliono trovare motivi per spaccare il PD. Per il resto: in mezza Italia c’è emergenza rifiuti (non-sanno-dove-metterli); almeno tre regioni popolose vivono dell’indotto della criminalità organizzata; c’è un Presidente di Regione che sta aspettando di sapere se dovrà scontare 8 anni di galera; il governo sta appeso al filo e se cade si va alle elezioni con una legge che falserebbe il risultato (e produrrebbe un'altra maggioranza appesa a un filo); Bersani ha fatto presente che non abbiamo abbastanza scorte di gas per un inverno mediamente rigido; ma è anche probabile che non avremo mai più inverni rigidi, bensì il Sahara in Basilicata; dipendiamo ancora dal petrolio che forse sta finendo in tutto il mondo; e il pane costa quattro euro al chilo. Tutte queste questioni vengono dopo la questione gay, secondo Yoshi. Ma secondo i gay?
Ecco, il problema è un po’ questo. Non è che si rischia di idealizzarli, questi gay, un po’ come gli operai d’antan? Cioè, siccome ci vergogniamo a esporre le nostre frustrazioni individuali (e un po’ medio-borghesi, diciamolo), le proiettiamo su un’intera minoranza, o una classe sociale oppressa. A rischio di trasformarla in una cartolina.
Qualcuno poi nei commenti gli fa notare che, ai gay che conosce lui, la “questione principale” interessa poco o niente.
La scena di questi giovani radicali, probabilmente eterosessuali, che fermano i gay per le strade dello shopping e cercano di spiegargli che hanno un problema, il LORO problema, e che questo problema è "la questione principale oggi in Italia", è una scena insieme esilarante e tragica, e davvero ci vorrebbe Gaber a descriverla. Lo stesso Gaber che aveva il coraggio di cantare che anche gli operai puzzavano, erano ignoranti e dicevano stronzate.
Mi è tornato in mente leggendo questo pezzo dove Yoshi spiega l’importanza della questione gay oggi, qui, in Italia.
Secondo me oggi qui in Italia "la questione gay" è la questione principale. E’ la cartina di tornasole per tutta una serie di altre questioni che interessano i diritti civili e dell’individuo, la società italiana ed anche il suo futuro. Oggi qui in Italia le persone gay sono, loro malgrado, il termometro di un intero sistema-paese che ha un ritardo di ere geologiche rispetto a quei Paesi europei che tutti guardano sempre con rispetto ma che nessuno tenta concretamente di imitare.
È un’opinione. Io ne ho un’altra: secondo me la questione gay è importante come tante altre, ma diventa decisiva soltanto quando si vogliono trovare motivi per spaccare il PD. Per il resto: in mezza Italia c’è emergenza rifiuti (non-sanno-dove-metterli); almeno tre regioni popolose vivono dell’indotto della criminalità organizzata; c’è un Presidente di Regione che sta aspettando di sapere se dovrà scontare 8 anni di galera; il governo sta appeso al filo e se cade si va alle elezioni con una legge che falserebbe il risultato (e produrrebbe un'altra maggioranza appesa a un filo); Bersani ha fatto presente che non abbiamo abbastanza scorte di gas per un inverno mediamente rigido; ma è anche probabile che non avremo mai più inverni rigidi, bensì il Sahara in Basilicata; dipendiamo ancora dal petrolio che forse sta finendo in tutto il mondo; e il pane costa quattro euro al chilo. Tutte queste questioni vengono dopo la questione gay, secondo Yoshi. Ma secondo i gay?
Ecco, il problema è un po’ questo. Non è che si rischia di idealizzarli, questi gay, un po’ come gli operai d’antan? Cioè, siccome ci vergogniamo a esporre le nostre frustrazioni individuali (e un po’ medio-borghesi, diciamolo), le proiettiamo su un’intera minoranza, o una classe sociale oppressa. A rischio di trasformarla in una cartolina.
Qualcuno poi nei commenti gli fa notare che, ai gay che conosce lui, la “questione principale” interessa poco o niente.
Ragazzini viziati senza nessun ideale. Spesso mi sono trovato di fronte a persone che io avrei difeso dagli attacchi clericofascisti e loro manco sapevano di cosa stessi parlando!!
La chiesa e le destre parlano di lobby gay. Ma quale lobby!!!
Molti ragazzini vivono in un sogno tutto loro, nei locali, nei negozi facendo shopping di marca o sognando qualche bel ragazzo nelle chat. Ma pochi, veramente pochi si occupano di politica, del problema gay, del LORO problema.
E lo sappiamo bene noi radicali che li abbaimo sempre protetti ma per noi hanno sempre disertato le urne.
La scena di questi giovani radicali, probabilmente eterosessuali, che fermano i gay per le strade dello shopping e cercano di spiegargli che hanno un problema, il LORO problema, e che questo problema è "la questione principale oggi in Italia", è una scena insieme esilarante e tragica, e davvero ci vorrebbe Gaber a descriverla. Lo stesso Gaber che aveva il coraggio di cantare che anche gli operai puzzavano, erano ignoranti e dicevano stronzate.
giovedì, ottobre 18, 2007
Fast Food Province

Ho visto Fast Food Nation* e questo mi spinge ad un outing. Quando facevo il vecchio lavoro derattizzavo il magazzino che rifornisce tutti i McDonald’s d’Italia. Perché in Italia McDonald’s è modenese: a Castelvetro (Mo) si fanno le polpette, a Bomporto (Mo) il pane. E di fianco allo stabilimento del pane c’è il magazzino. Era un posto pulito, ai limiti dell’asettico. A un certo punto dovevo infilarmi una giacca a vento ed entrare nella cella freezer (“E’ meno 20 ma è molto secco, quindi non sembra così freddo”). Dentro correvo quasi. Per finire più in fretta il giro e uscire dalla ghiacciaia con ancora le dita mobili. Mi ricordo che mi domandavo come ci sarebbe potuto finire un topo in quella catacomba di gelo. E anche una volta che ci fosse finito quale danno avrebbe potuto combinare nei pochi minuti prima di finire ibernato. Ma a colpirmi veramente erano i pomodori della cella frigo (+ 5 °C). Talmente uguali tra loro nel colore arancio, nella forma e nelle dimensioni che ero certo che toccandoli li avrei trovati di plastica. Non l’ho mai fatto, per mantenere almeno il beneficio del dubbio.
Non ricordo di aver mai trovato topi al magazzino di Bomporto. Ne trovai invece uno all’interno del McDonalds del più grande centro commerciale della zona. Ma non è per quello che ve lo sconsiglio, quello fu un fatto episodico. E’ perché nei bagni del personale non c’era il sapone.
* Fast Food Nation è un piacevole filmetto per no global romantici ed ingenui ma allo stesso tempo riassume bene, seppur in maniera un tantino didascalica e didattica le tematiche scomode legate all’industria del settore. Ricorda i contenuti di un vecchio volantino, “What’s Wrong With McDonald’s” (qui in italiano), che, diffuso a Londra nei primi anni 90 fece insorgere la multinazionale e sfociò in un lungo processo, per buona parte vinto dagli attivisti che volantinavano. Il succo è che l’industria della ristorazione veloce sfrutta i lavoratori per produrre cibo di scadente qualità nel quale finisce anche qualche schizzetto, non metaforico, di merda.
pensa se tutto questo ora finisse
La mia impressione superficialissima è che stavolta Cuffaro sia seduto su un vulcano pieno di merda, che da qualche parte deve pur scoppiare.
Il problema è che Cuffaro non può saltare via, per mille motivi. A meno che Casini e Berlusconi (che continuano a coprirlo) non siano dei completi deficienti. Il che non mi pare. O forse sono talmente accecati dai sondaggi favorevoli che non sentono il tanfo che sale.
Mettiamo che Cuffaro salti. Mettiamo che vada in galera. Dei suoi elettori (un milione e duecentomila) cosa vogliamo fare? Gli troviamo subito un altro politico colluso? Sarà difficile. Se accettiamo che l'infiltrazione sia così estesa (ed è così estesa: il problema è accettarlo), bisogna come minimo commissariare la regione. Come a dire: invadere la Sicilia. E' uno scenario abbastanza inverosimile. Quindi Cuffaro deve per forza tenere. Ma Cuffaro è sempre meno difendibile. Quelli che hanno scommesso su di lui, sin dall'inizio, devono essere dei deficienti. E torniamo al punto di sopra: Berlusconi, Casini, ma come vi siete ridotti? Un conto è fare affari con la mafia, un conto è assumere un picciotto con la coppola e far finta che tutto andrà bene. Non sentite come un pizzicorino? Forse è il senso di ragno che vi propone una breve vacanza in Tunisia. Laggiù hanno ville splendide.
Laggiù ci sarà il tempo di ragionare sul perché una cosa che fino all'altro ieri era normale (in Sicilia gli affari si fanno con gli uomini d'onore) improvvisamente un bel giorno diventa indecente. E' lo stesso interrogativo che tormentava Bettino. Una spiegazione c'è: la mafia è una strategia di sviluppo fallita. Fino agli anni '80 potevamo anche credere che i sicilliani avessero un modo molto sui generis per svilupparsi, che bypassava la legalità e spesso anche l'umanità, ma... funzionava. La Sicilia stava uscendo dal medioevo. Stava uscendo?
Adesso non ci crede più nessuno. In vent'anni la Spagna ci ha surclassato. La Mafia non perde perché è disonesta: la Mafia perde perché non regge la concorrenza. E' un sistema clientelare ferraginoso, vecchio. I dirigenti non sono all'altezza. I politici di riferimento sono ridicoli. La Mafia è come il vecchio PSI: ruba senza ri-distribuire ricchezza, ruba senza creare occupazione, ruba e pretende di continuare a rubare senza spiegare a nessuno perché ne dovrebbe valere la pena. Chissà, magari può darsi che finisca qui.
(Attenzione, non sto parlando della Camorra o della 'ndrangheta: quelle funzionano ancora bene, purtroppo).
Il problema è che Cuffaro non può saltare via, per mille motivi. A meno che Casini e Berlusconi (che continuano a coprirlo) non siano dei completi deficienti. Il che non mi pare. O forse sono talmente accecati dai sondaggi favorevoli che non sentono il tanfo che sale.
Mettiamo che Cuffaro salti. Mettiamo che vada in galera. Dei suoi elettori (un milione e duecentomila) cosa vogliamo fare? Gli troviamo subito un altro politico colluso? Sarà difficile. Se accettiamo che l'infiltrazione sia così estesa (ed è così estesa: il problema è accettarlo), bisogna come minimo commissariare la regione. Come a dire: invadere la Sicilia. E' uno scenario abbastanza inverosimile. Quindi Cuffaro deve per forza tenere. Ma Cuffaro è sempre meno difendibile. Quelli che hanno scommesso su di lui, sin dall'inizio, devono essere dei deficienti. E torniamo al punto di sopra: Berlusconi, Casini, ma come vi siete ridotti? Un conto è fare affari con la mafia, un conto è assumere un picciotto con la coppola e far finta che tutto andrà bene. Non sentite come un pizzicorino? Forse è il senso di ragno che vi propone una breve vacanza in Tunisia. Laggiù hanno ville splendide.
Laggiù ci sarà il tempo di ragionare sul perché una cosa che fino all'altro ieri era normale (in Sicilia gli affari si fanno con gli uomini d'onore) improvvisamente un bel giorno diventa indecente. E' lo stesso interrogativo che tormentava Bettino. Una spiegazione c'è: la mafia è una strategia di sviluppo fallita. Fino agli anni '80 potevamo anche credere che i sicilliani avessero un modo molto sui generis per svilupparsi, che bypassava la legalità e spesso anche l'umanità, ma... funzionava. La Sicilia stava uscendo dal medioevo. Stava uscendo?
Adesso non ci crede più nessuno. In vent'anni la Spagna ci ha surclassato. La Mafia non perde perché è disonesta: la Mafia perde perché non regge la concorrenza. E' un sistema clientelare ferraginoso, vecchio. I dirigenti non sono all'altezza. I politici di riferimento sono ridicoli. La Mafia è come il vecchio PSI: ruba senza ri-distribuire ricchezza, ruba senza creare occupazione, ruba e pretende di continuare a rubare senza spiegare a nessuno perché ne dovrebbe valere la pena. Chissà, magari può darsi che finisca qui.
(Attenzione, non sto parlando della Camorra o della 'ndrangheta: quelle funzionano ancora bene, purtroppo).
martedì, ottobre 16, 2007
prevedibility
Anch'io ieri mi sono quasi commosso leggendo quel fondo di Berselli. Per un attimo ho pensato di copiarlo direttemente dal giornale. Poi mi sono detto che non c'era bisogno, entro la mattinata l'avrebbe fatto Wittgenstein. E infatti.
Ma non succederà, vero?
quelli che non sono andati a votare per le primarie del Pd perché il nuovo partito non era abbastanza liberale, socialista, popolare, democratico, insomma perché non era perfetto. Sono quelli che sono disposti a dimenticare le tristi necessità del presente in vista di un futuro che sarà molto migliore e forse anche molto più futuro. Sono le vittime di una malattia inguaribile per la cultura della sinistra. Dove conta essere "scomodi", dove importa manifestare "disagio", dove conviene mostrarsi "mai soddisfatti". I perfettisti, sempre preda di quella nevrosi che è un peccato anche per la fede, in quanto «sacrifica i beni presenti all'immaginata futura perfezione» (Rosmini). Per il perfettismo la socialdemocrazia è un'abdicazione, il gradualismo è una rinuncia, le libertà borghesi sono formali, le riforme sono banali. Sono sempre i migliori, i perfettisti: chiusi nella loro orgogliosa sicurezza, sicuri di possedere la verità. Poi certe volte arriva il popolo, che a forza di schede travolge le aspettative. E allora potrebbe anche capitare di vedere gli idolatri della perfezione spalancare la boccuccia per la sorpresa...
Ma non succederà, vero?
venerdì, ottobre 12, 2007
the next generation
"...il mio blog, che ha superato per accessi quello di Di Pietro".
(Storace ad AnnoZero, ieri sera).
Pensavo di chiudere qui per sempre, che ne dite.
(Storace ad AnnoZero, ieri sera).
Pensavo di chiudere qui per sempre, che ne dite.
mercoledì, ottobre 10, 2007
how do you afford your rock'n'roll lifestyle?
Io l'attuale dibattito sui Radiohead non lo riesco a capire. Forse è troppo complesso per me. Premessa indispensabile: ho smesso di comprare CD nel 1990 perché 25.000 lire erano troppe.
Quindi forse mi sono perso qualcosa (senz'altro non mi sono perso la musica buona, tranquilli). Comunque, oggi, quando un complesso fa un disco, uno va su internet e lo scarica a gratis, giusto? Di solito riesce a scaricarlo anche prima che esca. Quindi il costo attuale di un disco è 0,00 € (per gli anglomani, 0.00 £).
A questo punto arrivano i Radiohead e dicono: noi siamo fuori contratto, fuori moda, fuori tutto, ma siamo pur sempre i fighissimi di Kid A e Ok Computer, per cui fateci un'offerta, dai. E tutti a parlare di rivoluzione. Chiedere la carità, una rivoluzione? Al massimo è stata una bella trovata pubblicitaria, va bene. Ma pensate che sia un modello di sviluppo?
Cioè: davvero Wittgenstein si può stupire se l'offerta media dei bloggers si attesta intorno a £ 2.00? A me sembra persino eccessivo. Se l'offerta è libera, e nessuno ti guarda quando passa la questua, tu getti un nichelino. E' chiaro. E' una legge dell'economia.
Ma il bello è leggere gente che gli risponde così:
Se valga la pena spendere 15£ per un artista sconosciuto? Ma sul serio nell'Anno 7 Dopo Napster esiste ancora gente che si fa delle domande così? Avete una stamperia d'euro in casa o cosa? Io con 15£ vado al ristorante a consumare beni non duplicabili digitalmente, ma stiamo scherzando? E voi magari siete gli stessi che vi lamentate del precariato o del carovita o delle tasse, e regalate 15£ al primo sfigato che azzecca un ritornello? Ma come fate?
Cos'è, vi dispiace rubare agli artisti? Ma guarda che gli fai un favore: di solito quando guadagnano soldi vanno in confusione, li buttano via in droga, si prendono per Gesù Cristo, si fanno sparare dai fans... un artista ricco è un artista in meno. Io i Radiohead li stimo troppo per pagarli anche solo due sterline. Se ne offro una, è solo perché mi è venuto in mente che la sterlina è il vecchio logo della Parlophone, e quindi ha un valore altamente simbolico.
Quindi forse mi sono perso qualcosa (senz'altro non mi sono perso la musica buona, tranquilli). Comunque, oggi, quando un complesso fa un disco, uno va su internet e lo scarica a gratis, giusto? Di solito riesce a scaricarlo anche prima che esca. Quindi il costo attuale di un disco è 0,00 € (per gli anglomani, 0.00 £).
A questo punto arrivano i Radiohead e dicono: noi siamo fuori contratto, fuori moda, fuori tutto, ma siamo pur sempre i fighissimi di Kid A e Ok Computer, per cui fateci un'offerta, dai. E tutti a parlare di rivoluzione. Chiedere la carità, una rivoluzione? Al massimo è stata una bella trovata pubblicitaria, va bene. Ma pensate che sia un modello di sviluppo?
Cioè: davvero Wittgenstein si può stupire se l'offerta media dei bloggers si attesta intorno a £ 2.00? A me sembra persino eccessivo. Se l'offerta è libera, e nessuno ti guarda quando passa la questua, tu getti un nichelino. E' chiaro. E' una legge dell'economia.
Ma il bello è leggere gente che gli risponde così:
oggi quando leggi una buona recensione di qualche artista sconosciuto cominci a pensare "chissa' se vale la pena spendere 15£?
Se valga la pena spendere 15£ per un artista sconosciuto? Ma sul serio nell'Anno 7 Dopo Napster esiste ancora gente che si fa delle domande così? Avete una stamperia d'euro in casa o cosa? Io con 15£ vado al ristorante a consumare beni non duplicabili digitalmente, ma stiamo scherzando? E voi magari siete gli stessi che vi lamentate del precariato o del carovita o delle tasse, e regalate 15£ al primo sfigato che azzecca un ritornello? Ma come fate?
Cos'è, vi dispiace rubare agli artisti? Ma guarda che gli fai un favore: di solito quando guadagnano soldi vanno in confusione, li buttano via in droga, si prendono per Gesù Cristo, si fanno sparare dai fans... un artista ricco è un artista in meno. Io i Radiohead li stimo troppo per pagarli anche solo due sterline. Se ne offro una, è solo perché mi è venuto in mente che la sterlina è il vecchio logo della Parlophone, e quindi ha un valore altamente simbolico.
Se è per questo, Musharraf ha preso il 99%
Sarà pur vero che ognuno di noi vive nella sua nuvoletta autoreferente, tuttavia a naso il sì all'82% mi sembra un poco esagerato.
L'altra sera Rizzo non è che denunciasse dei brogli, però dimostrava che i brogli si possono fare. Io non sono un fan di Rizzo (che anzi mi fa una certa paura come personaggio) ma non ho sentito, tra tante reazioni stizzite, nessuno che sia stato in grado di confutarlo. Ho cercato male?
(Astenersi duri e puri dell'astensionismo: noi mortali siamo troppo imperfetti per voi).
L'altra sera Rizzo non è che denunciasse dei brogli, però dimostrava che i brogli si possono fare. Io non sono un fan di Rizzo (che anzi mi fa una certa paura come personaggio) ma non ho sentito, tra tante reazioni stizzite, nessuno che sia stato in grado di confutarlo. Ho cercato male?
(Astenersi duri e puri dell'astensionismo: noi mortali siamo troppo imperfetti per voi).
martedì, ottobre 09, 2007
Darwin è vivo e lotta insieme a noi
in effetti è riduttivo
presentare Sibilla Aleramo come "l'amante di Dino Campana".
Voglio dire, è stata l'amante di un sacco di gente. E quasi tutti erano più bravi di Campana, eh.
(Per approfondire: Due scrittori is meglio che one, una Polaroid d'annata).
Voglio dire, è stata l'amante di un sacco di gente. E quasi tutti erano più bravi di Campana, eh.
(Per approfondire: Due scrittori is meglio che one, una Polaroid d'annata).
domenica, ottobre 07, 2007
Tutti Grigi
Magari adesso la piantano di stracciare le palle al mondo, con la loro danza tribale di staminchia.
(Mi sento molto professorino, stamane).
(Mi sento molto professorino, stamane).
venerdì, ottobre 05, 2007
il futuro è faccione
È un bel film, Espiazione, ma in realtà vorrei soltanto parlare di Keira “Scapole” Knightley.Io faccio parte di quella scuola di pensiero, sicuramente un po’ maschilista, che le tipe alla Knightley le imprigionerebbe e nutrirebbe a forza. Detto questo, sto cercando di trovare un equilibrio. Rassegnarmi a un mondo in cui le grucce fanno le attrici e piacciono a un sacco di gente, anche di sesso maschile.
Vorrei essere più tollerante – non è che posso rifiutare un’attrice solo perché non ha il seno – devo capire cosa ci trovino di bello.
La cosa che m’impressiona, nei tipi alla Knightley o alla Moss, è la faccia. Siccome non c’è molto altro da vedere (e le scapole fanno anche un po’ senso), uno si fissa sulla faccia.
La prima cosa che salta agli occhi è che la faccia della Knightley (come quella della Moss) è… enorme. Forse è solo sproporzionata rispetto al resto del corpicino. Ma l’effetto è quello di un’oliva ascolana piantata su uno stuzzicadenti. È una faccia facciosa, per dirla con la Van Pelt. In più, Keira “Scapole” Knightley ha un naso assai piccino, che esalta ancora di più le dimensioni di zigomi e mascella. Si percepisce la fatica dell’epidermide nel fasciare un teschio così grande.
Col tempo diventa un’ossessione. Nessuna faccia resta simmetrica dopo mezz’ora che la guardi: dopo un poco cominci a speculare su quale dei due zigomi sia più pronunciato, se il mento batta il naso sul profilo (alla grande), ecc ecc. In mancanza di tette, si diventa feticisti della faccia.
Secondo me i maschietti che apprezzano la Knightley hanno questo problema: un qualche trauma infantile che li induce a diffidare dei caratteri sessuali secondari (tette e culo) e trasferire tutta l’energia pulsionale sul faccione faccioso. Si eccitano con gli zigomi e la scucchia. Quando la mascella sussulta vanno in brodo di giuggiole. Del resto non è l’unica attrice facciosa in circolazione: penso alla Jolie, che curve ne ha, ma più in faccia che nel resto del corpo. Anche Kirsten Dunst ha una sua facciosità.
A questo punto mi viene un sospetto. Wiki me lo conferma. Negli ultimi anni la pornografia sta diventando sempre più facial (dici: ma non lo sapevo già? Lo sanno tutti...)
In pornography, the facial is the most common and accepted convention used to end a scene (also known as a "money shot"). The facial has now taken, to a great extent, the place of the "money shot" that usually targeted the abdomen or on the back after "doggy style" sex. Various pornographic video series' (particularly in the fellatio genre) and various websites are dedicated to and centered purely to facials. An "open mouth facial" where the partner receives some or all of the semen in their mouth is particularly prevalent, with recipients at times swallowing the sperm, as the final act of eroticism. Many viewers of pornography find the facial to be the most satisfying, arousing, erotic and exciting portion of the film. Accordingly, many seasoned porn viewers specifically fast-forward to this portion of the film. In newer DVDs, where scenes are broken up into parts, often the final break of the scene is the facial cumshot. Facials targeting open eyes ("eye cumshot") have given way to a new pornographic niche
giovedì, ottobre 04, 2007
mercoledì, ottobre 03, 2007
simulacro sarai poi te (e simulacrini i tuoi bambini)
Voi magari pensate che sia divertente, scrivere Leonardo, invece no. Spesso è una gran rottura di coglioni. E gli ultimi pezzi fanno abbastanza schifo anche a me, figuratevi. Son cose che capitano. Periodi che passano. Per cui no, non mi offendo di certo se scrivete: "Leonardo sta facendo cagare". E' un'opinione. A volte è proprio un fatto. Vale la pena di parlarne? Non penso, ma neanche dell'ultimo balletto di Britney Spears, ragion per cui.
Oppure fate una disanima dialettica e appassionata di quello che scrivo, anche se probabilmente giungerete con maggior spreco di tempo alla medesima conclusione: ultimamente faccio un po' cagare. Se pensate che la cosa abbia un senso, fatela. E' un mondo libero, Birmania a parte.
Ho solo un consiglio: mantenete un profilo basso. Dopotutto state solo criticando un blog.
Che dire. Per prima cosa, uno che aspettava trepidando un mio post mi spaventa un poco. E se non lo avessi scritto, ti toccava trepidare in eterno? Io non ho mai dato da intendere di essere un birmanologo, per cui che cosa t'aspettavi, esattamente? In generale consiglio a tutti di trovarsi altre ragioni per trepidare, perché per quanto ne so potrei continuare a far cagare per mesi e mesi.
In secundis: in tremila battute secondo me c'è scritto ben altro che "abbasso bush sempre e comunque". C'è scritto che, al di là della solidarietà di facciata, stavolta l'opinione pubblica occidentale può ben poco su quello che succede in Birmania. C'è scritto che magari non bisognerebbe ripetere quel che è successo in Iran, dove molti studenti sono andati al macello perché si credevano supportati da un'opinione pubblica occidentale che - lo so che è difficile da mandare giù - non è onnipotente. Anzi, è sempre più simile a una nicchia di mercato, con le sue momentanee sbandate per questa rivoluzione o quest'altra.
Lo so, è fastidioso capire che non si è più al centro del mondo. Comunque si può fare qualcosa di un po' più serio che mettersi una maglietta rossa made in China. Per esempio, scegliere con più cura il prossimo distributore.
(Nel frattempo Alessandro Gilioli dell'Espresso pazientemente mi spiega - e gliene sono grato - che la Birmania non può diventare una meta del turismo sessuale o un fornitore di lavoro sottopagato perché lo è già).
Oppure fate una disanima dialettica e appassionata di quello che scrivo, anche se probabilmente giungerete con maggior spreco di tempo alla medesima conclusione: ultimamente faccio un po' cagare. Se pensate che la cosa abbia un senso, fatela. E' un mondo libero, Birmania a parte.
Ho solo un consiglio: mantenete un profilo basso. Dopotutto state solo criticando un blog.
Lo aspettavo trepidante e finalmente è arrivato: il post di Leonardo sulla Birmania.
Agghiacciante. Trovo che Leonardo ormai sia il simulacro vuoto di una sinistra vuota che non è più capace di dire nulla se non abbasso bush sempre e comunque.
Che dire. Per prima cosa, uno che aspettava trepidando un mio post mi spaventa un poco. E se non lo avessi scritto, ti toccava trepidare in eterno? Io non ho mai dato da intendere di essere un birmanologo, per cui che cosa t'aspettavi, esattamente? In generale consiglio a tutti di trovarsi altre ragioni per trepidare, perché per quanto ne so potrei continuare a far cagare per mesi e mesi.
In secundis: in tremila battute secondo me c'è scritto ben altro che "abbasso bush sempre e comunque". C'è scritto che, al di là della solidarietà di facciata, stavolta l'opinione pubblica occidentale può ben poco su quello che succede in Birmania. C'è scritto che magari non bisognerebbe ripetere quel che è successo in Iran, dove molti studenti sono andati al macello perché si credevano supportati da un'opinione pubblica occidentale che - lo so che è difficile da mandare giù - non è onnipotente. Anzi, è sempre più simile a una nicchia di mercato, con le sue momentanee sbandate per questa rivoluzione o quest'altra.
Lo so, è fastidioso capire che non si è più al centro del mondo. Comunque si può fare qualcosa di un po' più serio che mettersi una maglietta rossa made in China. Per esempio, scegliere con più cura il prossimo distributore.
(Nel frattempo Alessandro Gilioli dell'Espresso pazientemente mi spiega - e gliene sono grato - che la Birmania non può diventare una meta del turismo sessuale o un fornitore di lavoro sottopagato perché lo è già).
Ghet vòja ed lavurèr?
O, i'èin advlu di'àn, ma finalmeint anc nuèter a'psam zèrcher i quèj in dal World Wide Web cun Gugol Ghirlandéina, al mutòr ad'rzerca par tot qui chi'i'àn dificultè cun l'italièn - e i'ein dimondi.
martedì, ottobre 02, 2007
lunedì, ottobre 01, 2007
abietto, anzi abbietto, anzi, abbbbb
Se c'è una cosa che mi fa incazzare, tra le altre, è l'ipercorrettismo. La lingua italiana è funestata da una mandria di finti grammatici che vedono errori dove non ci sono, e fanno perdere il gusto alla gente normale. Non mettere il gerundio dopo il punto e la virgola dopo la e, questo tipo di cose. Mi fa incazzare. Per me l'essere abietto è quello che arriva su Wikipedia e scrive questo tipo di cose:
sotto la voce "andare a dama", trovo scritto obbiettivo, con due b. Inviterei chi di più pratico a correggere l'errore ortografico, elidendo quindi una delle due b. Questo errore, purtroppo, si sta diffondendo eccessivamente, sia per ignoranza, sia per leggerezza o sia per distrazione. Ringrazio comunque chi sia in grado, di modificare la voce, correggendo l'errore.Ignoranza? Leggerezza? Distrazione? Ma hai mai controllato su un un dizionario? Si può scrivere sia con due b che con una b, e non cambia niente. L'italiano, a conoscerlo, sarebbe una lingua abbastanza accomodante: vuoi usare due B? Accomodati, in effetti è più comodo da pronunciare (o pronunziare). Vuoi usare una B sola? Beh, etimologicamente e più corretto. Ma non montare in cattedra, porca paletta! Sprecare energie per queste scemenze? Basterebbero le virgole che usi a far capire che l'italiano che ti ha inculcato la signora Rottenmeier alle elementari ti sta stretto, ti castra, ti fa soffrire. E rilassati un po'. Finché conterai le B al prossimo, non scriverai mai una sola frase bella da leggere, ti rendi conto?
too global
MODENA, DAL CONSIGLIO CONDANNA UNANIME AL REGIME BIRMANO
Non c'è solo l'antipolitica, c'è anche l'overpolitica
Non c'è solo l'antipolitica, c'è anche l'overpolitica
i blog a qualcosa servono
Ci ho messo un bel po', ma ho trovato un altro che ha voglia di menare Infascelli. La cosa mi seduce e spaventa a un tempo.
domenica, settembre 30, 2007
idioland
Caro imprenditore veneto, che vai in tv e ti lamenti perché paghi troppe tasse e fuori è pieno di delinquenti, e niente polizia, e in tutta la provincia di Treviso ci sono solo due volanti.
Caro imprenditore che si è fatto da solo, che non sei andato troppo a scuola perché eri troppo occupato a farti da solo, che tanto il tuo mestiere lo sapevi e il resto del mondo si sarebbe adeguato.
Caro te che quasi piangi, quando spieghi che ti han derubato il cantiere sei volte, sei volte! Tanto che stai pensando addirittura di pagare un vigilante, caro imprenditore, sai una cosa?
Sei un mona.
La crisi italiana ha tante ragioni, tra cui questa, di cui nessuno parla mai: che la classe imprenditoriale è composta in buona parte d'imbecilli. Ti devono derubare sei volte prima che ti venga in mente di pagare un custode? Te li meriti, i ladri. Son meglio organizzati di te. Probabilmente hanno fatto studi migliori. Tu sei lì che chiagni-e-fotti, ti rendi conto? Nel momento della verità, reagisci come un terrone. Ma credevi davvero che l'ignoranza ti avrebbe sbarcato a gratis nel terzo millennio? Il miracolo del 1960-1980, per cui qualsiasi mona con un po' di voglia di lavorare era in grado di farsi un'impresa e una villetta, è finito.
Manda, manda pure a Roma e a Bruxelles tutti i mona che vuoi, a ingozzarsi alla buvette e cianciare di rivolte fiscali. Quelli sì che son voti e soldi bene spesi. Intanto il mondo gira: ed è un mondo pieno di gente che lavora più di te e meglio di te.
Sei talmente mona, che se ti dicono di non gicoare più al superenalotto, lo farai. Bravo. E' giusto che le vincite vadano tutte ai terroni. Tu sei veramente troppo mona.
Caro imprenditore che si è fatto da solo, che non sei andato troppo a scuola perché eri troppo occupato a farti da solo, che tanto il tuo mestiere lo sapevi e il resto del mondo si sarebbe adeguato.
Caro te che quasi piangi, quando spieghi che ti han derubato il cantiere sei volte, sei volte! Tanto che stai pensando addirittura di pagare un vigilante, caro imprenditore, sai una cosa?
Sei un mona.
La crisi italiana ha tante ragioni, tra cui questa, di cui nessuno parla mai: che la classe imprenditoriale è composta in buona parte d'imbecilli. Ti devono derubare sei volte prima che ti venga in mente di pagare un custode? Te li meriti, i ladri. Son meglio organizzati di te. Probabilmente hanno fatto studi migliori. Tu sei lì che chiagni-e-fotti, ti rendi conto? Nel momento della verità, reagisci come un terrone. Ma credevi davvero che l'ignoranza ti avrebbe sbarcato a gratis nel terzo millennio? Il miracolo del 1960-1980, per cui qualsiasi mona con un po' di voglia di lavorare era in grado di farsi un'impresa e una villetta, è finito.
Manda, manda pure a Roma e a Bruxelles tutti i mona che vuoi, a ingozzarsi alla buvette e cianciare di rivolte fiscali. Quelli sì che son voti e soldi bene spesi. Intanto il mondo gira: ed è un mondo pieno di gente che lavora più di te e meglio di te.
Sei talmente mona, che se ti dicono di non gicoare più al superenalotto, lo farai. Bravo. E' giusto che le vincite vadano tutte ai terroni. Tu sei veramente troppo mona.
mercoledì, settembre 26, 2007
la pubblicità è importante
Nessuno lo mette in dubbio.
Però certe volte è davvero inutile e importuna. Cliccare sui disordini in Birmania e trovarsi bloccati su un completo di Gucci non ha molto senso.
Però certe volte è davvero inutile e importuna. Cliccare sui disordini in Birmania e trovarsi bloccati su un completo di Gucci non ha molto senso.
martedì, settembre 25, 2007
Far male ad Alex (se lo merita)
Per ora la visione in tv di Arancia Meccanica non sta destando in me pensieri ultraviolenti. Non quanto la prefazione di Infascelli, perlomeno.
Invece la visione di Infascelli (non i suoi film, proprio la sua faccia) mi suscita nausea, vomito, esterofilia, e anche una vaga voglia di menarlo, che devo ancora ben razionalizzare. Sarò un rosicone? Se la piantasse lui, di rosicare la lingua italiana mentre parla?
Invece la visione di Infascelli (non i suoi film, proprio la sua faccia) mi suscita nausea, vomito, esterofilia, e anche una vaga voglia di menarlo, che devo ancora ben razionalizzare. Sarò un rosicone? Se la piantasse lui, di rosicare la lingua italiana mentre parla?
c'è anche un coniglio che muore perché è obeso
Se la vita vi sembra avara di belle sorprese, potete sempre consolarvi andando a vedere La ragazza del lago, che è un bel film con Toni Servillo.
In questo film (WARNING SPOILER!!!) un minorato mentale, che vive da solo con un padre paralitico in provincia di Udine, trova in riva al lago una ragazza annegata con un tumore al cervello. La ragazza era la baby sitter di un bambino con disturbi comportamentali gravi. Per fortuna c'è un commissario con una dermatite atipica che indaga. Che altro c'è? Ah, giusto: sua moglie soffre di una forma grave di Alzheimer.
Insomma, tutta la sfiga che uno grande schermo può mostrarti in un'ora e mezza, tranne forse la lebbra e l'epilessia - ma probabilmente nel director's cut vedremo che il fidanzato di lei ha una crisi e gli cascano le dita per terra. Anche così comunque è un buon film. Ti mette di buonumore.
In questo film (WARNING SPOILER!!!) un minorato mentale, che vive da solo con un padre paralitico in provincia di Udine, trova in riva al lago una ragazza annegata con un tumore al cervello. La ragazza era la baby sitter di un bambino con disturbi comportamentali gravi. Per fortuna c'è un commissario con una dermatite atipica che indaga. Che altro c'è? Ah, giusto: sua moglie soffre di una forma grave di Alzheimer.
Insomma, tutta la sfiga che uno grande schermo può mostrarti in un'ora e mezza, tranne forse la lebbra e l'epilessia - ma probabilmente nel director's cut vedremo che il fidanzato di lei ha una crisi e gli cascano le dita per terra. Anche così comunque è un buon film. Ti mette di buonumore.
sabato, settembre 22, 2007
Lorenzetto il magnifico
Confesso che è stata una rivelazione leggere l’articolo col quale Panorama presenta il libro del patron di Esselunga, Bernardo Caprotti, Falce e Carrello (Marsilio editore). Perché, prima ancora della sostanza (che merita di essere trattata in separata sede), a colpire è la forma. Tutto merito dell’autore, Stefano Lorenzetto, pluripremiata firma dell’italico giornalismo. Finora mi era sempre sfuggito il suo valore, mea culpa, ma da questo momento non più
Qui di seguito alcuni passaggi, per chi non ha la fortuna di possedere la versione integrale, nei quali il soggetto è sempre lui: Bernardo Caprotti (i titoli sono miei)
Un uomo da prendere in parola
Un romanziere prestato al capitale
Me la cavo con le lingue (ma mai quanto Lorenzetto con quella felpata)
Dio che bambina fortunata
Come fu che salvai un best seller
Qui di seguito alcuni passaggi, per chi non ha la fortuna di possedere la versione integrale, nei quali il soggetto è sempre lui: Bernardo Caprotti (i titoli sono miei)
Un uomo da prendere in parola
Pranzammo insieme alla mensa aziendale di Limito (Milano), dove ogni giorno Caprotti prende un vassoio e si mette in fila con operai, autisti, impiegati e dirigenti. Jamon iberico (“Pata negra, senta che prosciutto”), pizza margherita, pennette al pomodoro e basilico, “niente di diverso da quello che mangiano i nostri clienti, qui fuori abbiamo la più grande cucina del continente, 28 mila metri quadrati”. Disse proprio del continente, non d’Europa. Magari in Inghilterra ce n’è una più grande, chissà.
Un romanziere prestato al capitale
Non credevo ai miei occhi: con prosa nervosa, in bilico fra Ottocento e Duemila, i verbi coniugati alla maniera di Ippolito Nievo e Carlo Emilio Gadda (“ebbimo”, “fecimo”, “diedimo”) e lo slang di chi ha imparato il mestiere tra Texas, Maine e Massachussetts, si dipanava un j’accuse implacabile (…)
Me la cavo con le lingue (ma mai quanto Lorenzetto con quella felpata)
Proveniva da un droghiere che mi parlava della synopsis come una tecnica irrinunciabile per un saggio del genere, “se vogliamo che anche il tassista lo capisca, non si può presentare questa roba come fosse Guerra e Pace, che ho letto solo due volte, purtroppo non in russo, perché il russo non lo so”: da un monsieur con i suoi ottant’anni di francese, settanta d’inglese, otto di latino e cinque di greco, abituato a gustarsi il Machbeth, Mark Twin, P.G. Wodehouse, Molière, Stendhal, Maupassant, nelle lingue originali.
Dio che bambina fortunata
E’ uscito ma non doveva neppure uscire Falce e carrello. Il proprietario dell’Esselunga ci ha lavorato esattamente un anno. Il tempo che la nipote Sofia spegnesse a Londra, lo scorso 13 giugno, la sua prima candelina della torta, con una cara amica dei genitori, Madonna, che le cantava Happy birthday tenendo per mano i propri figli.
Come fu che salvai un best seller
Gli ho risposto: “un libro quando è scritto, è scritto. Non può in alcun modo essere ricacciato dentro l’anima, né rinchiuso in un cassetto. Va lasciato libero di andare. Sta commettendo uno degli errori più grandi che un uomo della sua età possa fare: abbandonare il campo. Non è da lei”. Non l’ha abbandonato.
martedì, settembre 18, 2007
l'impero ombelicale
Invece io al Festival ho visto l'ultimo filosofico film di David Lynch, INLAND EMPIRE, scritto tutto in maiuscolo perché i cinefili in fin dei conti hanno la stessa sensibilità dei ragazzini che scrivono i nomi dei gruppi sullo zainetto, mi piace MARYLIN MANSON e ho visto pure INLAND EMPIRE, e tu non ne saresti capace, tiè. Perché ci vuole resistenza.Penso che quando sei adolescente, e non sai ancora distinguere le cose belle dalle puttanate, spesso l'unica opzione a tua disposizione è la resistenza. Quindi MARYLIN MANSON è meglio dei Beatles, perché per ascoltarlo ci vuole più resistenza, e di conseguenza INLAND EMPIRE è uno dei capolavori della cinematografia mondiale, perché durante la tre ore di proiezione tutti se ne vanno via e alla fine resto sono io, che sono tostissimo.
Penso che molti cinefili, perlomeno quelli cresciuti nelle notti di Raitre, alla fine hanno questa sindrome qui, che potrei chiamare Adolescenza, che un tempo ho avuto anch'io e che forse mi piacerebbe avere ancora.
(Incidentalmente penso che Ghezzi è al suo posto da millanta anni, ha più ore di trasmissione alle spalle di Pippo Baudo, ha meno capelli di Baudo e sprigiona meno energia vitale).
Poi vorrei chiedere a questi cinefili, che immagino tutti estasiati di fronte a tre ore di brutto materiale onirico in digitale, vorrei chiedergli perché solo Lynch ha il diritto di beffarsi dello spettatore con rozze provocazioni. Perché lui sì e Lars Von Trier no. Oppure perché Lynch sì e gli ultimi Greenaway no. La risposta probabilmente c'è, ma contiene sintagmi astratti ed equazioni di quarto grado, per cui faccio finta di non averla sentita e dico la mia: perché le uniche provocazioni che vi piacciono sono quelle che salvano il vostro status di spettatori adolescenti.
Greenaway nelle Valigie di Tulse Luper fa vedere le prove di casting. Fa vedere la stessa scena con tre ciak diversi. Questo irrita il cinefilo medio, perché gli suggerisce che il cinema sia una finzione, un lavoro, persino un lavoro noioso certe volte. Comunque un'attività che si può anche pervertire, che si può sposare allegramente ad altre arti visive o no. Il cinefilo trova tutto questo poco filmico.
Von Trier si disfa della scenografia. Arriva al punto di lasciare un robot dietro la macchina da presa (che magari ha una presa più salda della sua). E poi ci tiene tanto al Messaggio. Vuole sempre usare il cinema per dire delle cose che stanno fuori dal cinema. Il cinefilo medio, fuori dal cinema ha paura.
Lynch ormai se ne fotte di tutto quanto. Ha delle storie, gira delle scene, poi si dimentica dove voleva andare a parare, oppure il finanziatore si stanca, oppure telefonano da Venezia che vogliono dargli un premio alla carriera e se non ha per caso un film pronto per l'occasione, anche tre ore di immagini montate alla cazzo vanno bene. E c'è sempre un cinefilo pronto a gridare al capolavoro, alla summa. Ma la summa de che?
Vogliamo essere un po' cinici sul materiale onirico? Trattasi perlappunto di materiale di scarto. Se qualcuno volesse trasferirli in un film, otterrebbe un film incoerente e assai noioso. Come volevasi dimostrare, toh.
Poi, siccome si tratta di adolescenti che invece hanno pagato (e quindi devono crederci), c'è sempre la possibilità di scrivere tesi di laurea sulle interpretazioni delle porte e degli scalini, dei faccioni che colano come maschere su una lampadina, delle teste di coniglio e di quant'altro. Ma non serve a niente. Lynch sembra veramente contare su quello spettatore puberale che va a vedere Donnie Darko senza capirci un cazzo, e poi cerca sui siti internet la Teoria dei Viaggi del Tempo. Ma se si tratta di mitologie, preferisco quelle di Tolkien che almeno stanno scritte nero su bianco. Le trovo più serie delle vostre derive interpretative.
Anche perché Tolkien si può condividere con milioni di persone nel mondo, mentre Lynch ha solo dei sogni privati da ricostruire. Però la sua fiducia nel mezzo cinematografico è davvero commovente. Questo piace al cinefilo: i giochini di Lynch mettono tutto in discussione, tranne il mezzo, tranne il cinema. Il cinema come passione, il cinema come sogno, il cinema come state zitti e bevetevi tutto quello che ho da dire, plebaglia. Greenaway o Von Trier strizzano l'occhio allo spettatore, vogliono farlo crescere: Lynch invece vuole solo fargli strabuzzare gli occhi. E' disonesto come qualsiasi regista di teatro off, che sa che lo spettatore in una sala vuota si terrorizza con niente. Basta una scala, una porta, un urlo, un coniglio, un cacciavite. E allora vai di porte, vai di cacciaviti. In tre ore Lynch vuole solo dirci che noi siamo in Suo Potere. Questa è la sua idea di cinema. Al cinefilo sta bene. Deve solo rilassarsi, ostentare Resistenza, e rassegnarsi a introiettare il materiale onirico di scarto del Grande Maestro.
Alla fine si è con Lynch o contro Lynch, secondo il dilemma dettato dal Divino Marzullo: la vita è un sogno (un film), o i sogni (i film) aiutano a vivere meglio? I cinefili hanno scelto la prima. Invece quelli tipo me, che al cinema ci vanno in cerca di qualche idea per vivere meglio una volta fuori, da film del genere non ci cavano fuori un bel niente. C'è una donna in pericolo? Che si fotta. Un fantasma vuole entrare? Cazzi suoi, tanto nella mia vita i fantasmi non esistono. C'è molto più succo in una puntata dei Simpson. Anche in quella che fanno al cinema adesso.
Di buono c'è che l'ho visto gratis. Massimo rispetto ai poveracci che hanno speso sette euro in quel modo.
Inland Empire Aggregator (C'è da sbellicarsi).
sabato, settembre 15, 2007
Incipit memorabili/2
Signor ministro adesso mi ascolti e non mi stia lì in cagnesco
Lettera di Alberto Manzi, maestro elementare, ad Aristide Gunnella, ministro della Pubblica Istruzione
Il Festival della filosofia dedica una bella mostra al conduttore di "Non è mai troppo tardi", maestro di scuola, pedagogo appassionato e inventore di Orzowei.
Si trova a Carpi e Leonardo,inspiegabilmente, non ne ha ancora parlato.
Lettera di Alberto Manzi, maestro elementare, ad Aristide Gunnella, ministro della Pubblica Istruzione
Il Festival della filosofia dedica una bella mostra al conduttore di "Non è mai troppo tardi", maestro di scuola, pedagogo appassionato e inventore di Orzowei.
Si trova a Carpi e Leonardo,inspiegabilmente, non ne ha ancora parlato.
giovedì, settembre 13, 2007
chi è il mio bel maialino?
L'attesa per il film ci sta facendo sbroccare, un po' tutti quanti.
"Sono a disposizione col mio animale per una passeggiata sul terreno assegnato". "Potremo organizzare il 'Maiale day', ovvero concorsi e mostre per i maiali da passeggiata più belli da tenersi nei luoghi dove chiunque pensi di edificare non un centro di culto, ma il potenziale centro di raccolta di una cellula terroristica". Lo dice Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord, annunciando iniziative di protesta contro la costruzione di una nuova moschea a Bologna.
"Sono a disposizione col mio animale per una passeggiata sul terreno assegnato". "Potremo organizzare il 'Maiale day', ovvero concorsi e mostre per i maiali da passeggiata più belli da tenersi nei luoghi dove chiunque pensi di edificare non un centro di culto, ma il potenziale centro di raccolta di una cellula terroristica". Lo dice Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie nazionali della Lega Nord, annunciando iniziative di protesta contro la costruzione di una nuova moschea a Bologna.
lunedì, settembre 10, 2007
Dall’Arabia con amore

C’è molta attesa per il nuovo episodio della saga di Al Qaeda che uscirà martedì 11 in mondovisione. Da quello che si è visto finora nel trailer, però, il nuovo Bin Laden non convince: è diventato un fighetto che si tinge la barba e parla di tutto, come un politicante qualsiasi. Mi sembra un po’ come quando Sean Connery lasciò il posto di 007 a George Lazenby e fu un flop. Qui si rischia altrettanto.
(persino Christian Rocca ha qualche dubbio)
sabato, settembre 08, 2007
Qui Modena - siamo pronti a tutto
Oggi è la festa della Protezione Civile. Tende da campo e ambulanze in ogni piazza. Forse si aspetta un terremoto durante le esequie, l'ultimo do di petto del Maestro dall'aldilà. Mah
venerdì, settembre 07, 2007
Coccodrilli/1 - Ciao Giorgio

Parlar male dei morti a cadavere ancora caldo è ovviamente un dovere, specialmente se si tratta di un tuo concittadino. Almeno per cercare di narcanizzare l’overdose di ipocrite melensaggini che ci tocca e ci toccherà sorbire ancora per qualche giorno. E poi, nel caso di Pavarotti, per punirlo di quel giorno all’anno in cui ci rendeva infrequentabile il parco Novi Sad (che a dispetto del nome è in realtà un parcheggio), solitamente tranquillo luogo di spaccio e malaffare, portandoci la Carlucci assieme a Dolce, Bono, Gabbana & friends.
Sul leggendario cattivo gusto che lo portava a duettare con Zucchero o Jovanotti o a tingersi le sopracciglia di nero corvino c’è poco da aggiungere. Degli sprechi e delle miserie del dietro le quinte dell’iniziativa “benefica” riferirei solo cose apprese per interposta persona, quindi no grazie.
Quello che forse invece non tutti sanno è che il nostro è stato anche il dimenticato protagonista del musical/ film commedia Yes, Giorgio (1982, regia di Franklin J. Schaffner) nel quale interpreta la parte del tenore italiano Giorgio Fini, cantante con la fobia del Metropolitan e che, pur sposato, si innamora della dottoressa che ha in cura la sua preziosa ugola.
Battuta cult: quando lei si stupisce di tutti i privilegi e gli onori di cui gode come cantante lirico la sua risposta è: “Lei è forse comunista ?”. Essendo girato in inglese, in italiano Pavarotti è doppiato. Provate a dire da chi ? Da Ferruccio Amendola, quindi parla come Stallone, Al Pacino e De Niro. Devo aggiungere altro per convincervi a vederlo ?
lunedì, settembre 03, 2007
La sinistra in mezzo alla strada
Mi chiedo, mi capita di chiedermi, di tanto in tanto, il perché un adulto assolutamente ordinario come me, uno che lavora e paga l’affitto, tranquillo e integrato nel sistema e quant’altro, debba continuare a farsi passare per un estremista - pur senza naturalmente essersi mai sentito tale. E una delle spiegazioni più convincenti che so darmi è: però guarda quegli altri. Quelli tra i normali che sono apparentemente più vicini a te. Ascolta le loro posizioni e dimmi se possono stare in piedi.
Qualche tempo fa scrissi un post su quelle che mi parevano le contraddizioni più evidenti della sinistra radicale riguardo al tema dei Cpt. Invocai allora il maestro Miyagi, quello di Karate Kid. Quello di “se stai di qua dalla strada va bene, se stai di là dalla strada va bene ma se stai in mezzo ti schiacciano” perchè secondo me esprimeva bene un concetto che questi qua non riescono ad assimilare.
Ora: il lavoro della sinistra è di essere critica col mondo, quello della sinistra radicale di esserlo molto. Ma poi, sentendosi in dovere di governare questo mondo, ha un disperato bisogno di trovare una sintesi di posizioni coi moderati che hanno i voti.
Il risultato è che dopo aver detto peste e corna di tutto l’esistente, la sx radical crede di poter recuperare la pragmaticità necessaria ad esercitare il governo dell'esistente gettando sul tavolo un tanto di fantasia spicciola. E’ convinta che le sue proposte “pragmatiche” possano salvare capra e cavoli spostandosi un po' più vicino al centro, cioè alla realtà.
Quello di cui non si rende drammaticamente conto è che cercare la sintesi di posizioni non sintetizzabili, invece di spostarti al centro, ti sposta semplicemente in mezzo alla strada. Nel caso che tiene banco in questi giorni, quello dei lavavetri, in senso letterale.
L’altro giorno mi è toccato sentire per radio un’intervista al capogruppo dei comunisti italiani alla Camera, Pino Sgobio, che nell’ambito della generale levata di scudi di fronte alle ordinanze fiorentine invocava l’albo dei lavavetri. L’albo dei lavavetri !!?
Cioè: non un lavoro decente, legale, salubre per tutti. Non la libertà per chiunque di potersi stabilire e vivere legalmente in qualsiasi luogo, tanto è assurda e vergognosa l’idea che questo possa esserti impedito con la forza. No. Queste sono le idee dei massimalisti.
L’albo dei lavavetri sarebbe, secondo questa sinistra, la sintesi che tutela ragionevolmente i più deboli senza per questo dover fare la rivoluzione. Che è pur sempre una gran fatica.
Quello che se ne ricava, al di là della totale inapplicabilità della cosa, della poca serietà di chi la propone, autocondannandosi peraltro ad un eterno ruolo di subalternità, è che per la sinistra radicale contemporanea tutelare i deboli significa mandarli (anzi: lasciarli, dato che è capace solo di proposte conservatrici) agli incroci a respirare merda e ad essere pericolosi per se e per gli altri. Un tempo questo si chiamava pietismo ed era considerato l’espressione della cattiva coscienza dei cattolici e della destra. Adesso è la proposta più avanzata di chi vuole guidare l’assalto al cielo.
Ma per piacere. Molto più autorevole l’opinione della Cupola.
Qualche tempo fa scrissi un post su quelle che mi parevano le contraddizioni più evidenti della sinistra radicale riguardo al tema dei Cpt. Invocai allora il maestro Miyagi, quello di Karate Kid. Quello di “se stai di qua dalla strada va bene, se stai di là dalla strada va bene ma se stai in mezzo ti schiacciano” perchè secondo me esprimeva bene un concetto che questi qua non riescono ad assimilare.
Ora: il lavoro della sinistra è di essere critica col mondo, quello della sinistra radicale di esserlo molto. Ma poi, sentendosi in dovere di governare questo mondo, ha un disperato bisogno di trovare una sintesi di posizioni coi moderati che hanno i voti.
Il risultato è che dopo aver detto peste e corna di tutto l’esistente, la sx radical crede di poter recuperare la pragmaticità necessaria ad esercitare il governo dell'esistente gettando sul tavolo un tanto di fantasia spicciola. E’ convinta che le sue proposte “pragmatiche” possano salvare capra e cavoli spostandosi un po' più vicino al centro, cioè alla realtà.
Quello di cui non si rende drammaticamente conto è che cercare la sintesi di posizioni non sintetizzabili, invece di spostarti al centro, ti sposta semplicemente in mezzo alla strada. Nel caso che tiene banco in questi giorni, quello dei lavavetri, in senso letterale.
L’altro giorno mi è toccato sentire per radio un’intervista al capogruppo dei comunisti italiani alla Camera, Pino Sgobio, che nell’ambito della generale levata di scudi di fronte alle ordinanze fiorentine invocava l’albo dei lavavetri. L’albo dei lavavetri !!?
Cioè: non un lavoro decente, legale, salubre per tutti. Non la libertà per chiunque di potersi stabilire e vivere legalmente in qualsiasi luogo, tanto è assurda e vergognosa l’idea che questo possa esserti impedito con la forza. No. Queste sono le idee dei massimalisti.
L’albo dei lavavetri sarebbe, secondo questa sinistra, la sintesi che tutela ragionevolmente i più deboli senza per questo dover fare la rivoluzione. Che è pur sempre una gran fatica.
Quello che se ne ricava, al di là della totale inapplicabilità della cosa, della poca serietà di chi la propone, autocondannandosi peraltro ad un eterno ruolo di subalternità, è che per la sinistra radicale contemporanea tutelare i deboli significa mandarli (anzi: lasciarli, dato che è capace solo di proposte conservatrici) agli incroci a respirare merda e ad essere pericolosi per se e per gli altri. Un tempo questo si chiamava pietismo ed era considerato l’espressione della cattiva coscienza dei cattolici e della destra. Adesso è la proposta più avanzata di chi vuole guidare l’assalto al cielo.
Ma per piacere. Molto più autorevole l’opinione della Cupola.
martedì, agosto 28, 2007
Da vedere, se vi capita/2

Le boiate che ci siamo dovuti sorbire in questi anni e che continuiamo a doverci sorbire non possono farci dimenticare che lo scontro di civiltà non solo esiste, ma è assolutamente necessario. A ricordarcelo c'è (anche) questo film, che con la leggerezza che hanno tutte le cose veramente serie tipo la quotidianità ci arruola tra i partigiani di un epocale confronto culturale. Loro pasaran, e meno male, ma vinceremo noi.
Il film è una produzione indipendente autodistribuita. E' uscito a maggio ma è ancora in giro. Sul sito si possono consultare le tappe del tour.
martedì, agosto 21, 2007
scoop! intraviste 2 ombre in un parcheggio di Duisburg!
Secondo me non è così presto, secondo me è ora, e se volete ve lo dico io: l'utilità di queste immagini si aggira intorno al 2 di coppe, scala Piacentine.
lunedì, agosto 20, 2007
ogni fine agosto da 20 anni, la medesima domanda:
Ma al Meeting si ciula?
Voi cosa ne dite? Se qualcuno c'è stato, ha delle testimonianze, anche anonime? Devo portarmi questo enigma nella tomba?
Voi cosa ne dite? Se qualcuno c'è stato, ha delle testimonianze, anche anonime? Devo portarmi questo enigma nella tomba?
venerdì, agosto 17, 2007
Da vedere, se vi capita
E' un documentario che si intitola El telon de azucar, la cortina di zucchero, che tra l'altro è un titolo molto bello.
Dopo averlo visto sono stato ancora più contento di aver scritto quello che ho scritto su Cuba. Perchè è tutto confermato da questa gente che ci è nata e cresciuta. Con l'aggiunta però di una prospettiva storica che al mio racconto ovviamente mancava.
Ci sono le testimonianze di ragazzi che sono stati bambini nella Cuba negli anni 80 e parlano delle enormi differenze tra l'isola di oggi e quella di allora. Con la nostalgia dell'infanzia e tutto quanto ma anche con i cambiamenti oggettivi - in peggio - che sono avvenuti. Si tratta di gente che per un certo periodo ci ha creduto: la documentarista, per dire, è figlia di un esule cileno scappato a Cuba dopo il golpe del 73. Oggi si guarda intorno e vede solo le macerie di quell'esperienza insieme a una diaspora nella quale si sono sdrucite le biografie degli amici di gioventù.
Dopo averlo visto sono stato ancora più contento di aver scritto quello che ho scritto su Cuba. Perchè è tutto confermato da questa gente che ci è nata e cresciuta. Con l'aggiunta però di una prospettiva storica che al mio racconto ovviamente mancava.
Ci sono le testimonianze di ragazzi che sono stati bambini nella Cuba negli anni 80 e parlano delle enormi differenze tra l'isola di oggi e quella di allora. Con la nostalgia dell'infanzia e tutto quanto ma anche con i cambiamenti oggettivi - in peggio - che sono avvenuti. Si tratta di gente che per un certo periodo ci ha creduto: la documentarista, per dire, è figlia di un esule cileno scappato a Cuba dopo il golpe del 73. Oggi si guarda intorno e vede solo le macerie di quell'esperienza insieme a una diaspora nella quale si sono sdrucite le biografie degli amici di gioventù.
martedì, agosto 14, 2007
Affinità differenze tra la compagna Maria Antonietta e noi
Questa notizia apparsa su Repubblica (versione cartacea) di oggi secondo la quale la prima risorsa del pianeta ad esaurirsi non sarà il petrolio o il rame o chessò ma bensì lo champagne è sublime. Quando finirà anche l'acqua nessuno potrà dire "bevano champagne".
Ma a pensarci bene non poteva andare diversamente: un miliardo di miliardi dizecche nuovi ricchi si sta affacciando alla civiltà dell'ingozzo forzato e, pur non distinguendo un vino bianco da un aceto Ponti, deve darci dentro a più non posso. Con le Ferrari (e anche con il Ferrari) sta accadendo lo stesso mi pare.
Leo: tu che sei in zona, nel tornare quaggiù compra almeno una cassa di Moet et Chandon. E' un investimento. Pensa al futuro.
Ma a pensarci bene non poteva andare diversamente: un miliardo di miliardi di
Leo: tu che sei in zona, nel tornare quaggiù compra almeno una cassa di Moet et Chandon. E' un investimento. Pensa al futuro.
venerdì, luglio 27, 2007
Eutanasio, micino vanesio
Ehi, stamattina su Repubblica c'è un filmato sul Gatto della Morte! Il Gatto della Morte! Su Repubblica! Sì, lo so, mi rendo conto che nel mondo ci sono i guerriglieri tailandesi e la crisi del Darfour, ma porcaputta, come faccio a non condividere con voi il Gatto della Morte!
Vive in un ospizio, ogni tanto si stende su un letto, e chi ci dorme muore! Si chiama Oscar, proprio come il Telegatto, e di cognome Eutanasia! Tra quindici anni si scoprirà che era portatore sano di una qualche forma di lectospirosi, ma nel frattempo quanto coraggio ci vuole per pubblicare la storia del Gatto della Morte! E poi dicono che noi italiani siamo superstiziosi. Siamo invece laici e moderni.
Figurati se qualcuno stasera andrà a letto pensieroso perché gli è capitato stamattina di fissare gli occhi in quelli del Gatto della Morte! Non succederà, perché siamo moderni! Auguro sogni d'oro stanotte a tutti i lettori! Il Gatto della Morte! Brrr, eheheh.
Vive in un ospizio, ogni tanto si stende su un letto, e chi ci dorme muore! Si chiama Oscar, proprio come il Telegatto, e di cognome Eutanasia! Tra quindici anni si scoprirà che era portatore sano di una qualche forma di lectospirosi, ma nel frattempo quanto coraggio ci vuole per pubblicare la storia del Gatto della Morte! E poi dicono che noi italiani siamo superstiziosi. Siamo invece laici e moderni.
Figurati se qualcuno stasera andrà a letto pensieroso perché gli è capitato stamattina di fissare gli occhi in quelli del Gatto della Morte! Non succederà, perché siamo moderni! Auguro sogni d'oro stanotte a tutti i lettori! Il Gatto della Morte! Brrr, eheheh.
giovedì, luglio 26, 2007
ekranoplan
Cliccate qui solo se avete una lunga serata estiva senza niente di buono in tv - e siete maschi.
(No, niente tette. Idrovolanti, architettura sovietica, complottismi, il thread del secolo).
(No, niente tette. Idrovolanti, architettura sovietica, complottismi, il thread del secolo).
ma vaffancondominio
Come qualcuno di voi avrà intuito, nella coda di commenti al post di lunedì è in corso un esorcismo. Ne sconsiglio la lettura ai più sensibili, e anche ai meno. Potreste imparare che sono una giovane promessa della letteratura che nasconde i cadaveri sotto il tappeto, ecc. ecc.. Non credete a niente. Il tizio è posseduto.
L'unica cosa che vorrei salvare delle tortuose ripicche del Griso, è questa: a quanto pare, per la nostra Vedetta dell'antisemitismo di sinistra, la Striscia di Gaza può essere paragonata a una vagina, ma non a un appartamento. Paragonarla a un appartamento è bieca propaganda antisemita (di sinistra). Invece paragonarla a una vagina è ok, è occuparsene in modo "efficace" e "veritiero". Aggettivi suoi.
Tutto questo ha pochissima importanza, e svanirà al primo temporale di agosto. Però a settembre non venite a raccontarmi quant'è simpatico e ironico il Griso. Simpatico, ironico. Quello sta male e basta, e farlo entrare qui gli ha solo fatto peggio.
L'unica cosa che vorrei salvare delle tortuose ripicche del Griso, è questa: a quanto pare, per la nostra Vedetta dell'antisemitismo di sinistra, la Striscia di Gaza può essere paragonata a una vagina, ma non a un appartamento. Paragonarla a un appartamento è bieca propaganda antisemita (di sinistra). Invece paragonarla a una vagina è ok, è occuparsene in modo "efficace" e "veritiero". Aggettivi suoi.
Tutto questo ha pochissima importanza, e svanirà al primo temporale di agosto. Però a settembre non venite a raccontarmi quant'è simpatico e ironico il Griso. Simpatico, ironico. Quello sta male e basta, e farlo entrare qui gli ha solo fatto peggio.
mercoledì, luglio 25, 2007
toasted faces for breakfast
In questi duri giorni di lavoro usurante mi sveglio con Omnibus, che è un talk su la7 dove vanno i politici e i giornalisti che si svegliano presto.
Negli ultimi giorni ho notato che gli ordinari schieramenti Destra vs Sinistra si stanno un po' scompagnando. L'impressione generale è che il grosso dello scontro ora sia Pallidi vs Abbronzati. I primi sono molto insoddisfatti di come vanno le cose, qualsiasi cosa. I secondi tendono a dire scemenze storiche, senza dubbio ispirate dal Demonio Meridiano.
Per esempio ieri mattina Carlo Panella, bronzeo nel suo completo bianco (lino?), innervosito di un paragone tra terrorismo cristiano e islamico, ha affermato perentoriamente che in Irlanda non c'è mai stato, mai stato, terrorismo religioso. Mai, capito? Ci voleva una bella faccia tosta, e lui effettivamente ce l'aveva.
Ma il massimo lo avevano dato il mattino prima Della Vedova (radical-forzista, abbronzato) e Rizzo (comunista, pallido). Il primo se ne esce con un "I lavori... che voi chiamate precari".
"Perché, tu come li chiami?"
"Mah, io credo che dovremmo trovare un'altra denominazione, non so... lavori a tempo".
Lavori a tempo. Perché gli altri lavoreranno a cottimo, chissà. Dopo un po' prende la parola Rizzo, incazzato duro con Prodi, figurarsi con Dalla Vedova. Quest'ultimo comincia a interromperlo con le frecciatine di routine, e lui sbotta: "Stai zitto, hai capito? Signorino abbronzato!"
Non è stata la classica rissa tv. Semplicemente la temperatura in studio è calata di venti gradi improvvisamente, potevi vedere il fiato della conduttrice che cercava di superare l'attimo di silenzio. Rizzo che s'incazza è un certo spettacolo. Secondo me Della Vedova tiene ancora la cacarella, cento ore dopo.
Negli ultimi giorni ho notato che gli ordinari schieramenti Destra vs Sinistra si stanno un po' scompagnando. L'impressione generale è che il grosso dello scontro ora sia Pallidi vs Abbronzati. I primi sono molto insoddisfatti di come vanno le cose, qualsiasi cosa. I secondi tendono a dire scemenze storiche, senza dubbio ispirate dal Demonio Meridiano.
Per esempio ieri mattina Carlo Panella, bronzeo nel suo completo bianco (lino?), innervosito di un paragone tra terrorismo cristiano e islamico, ha affermato perentoriamente che in Irlanda non c'è mai stato, mai stato, terrorismo religioso. Mai, capito? Ci voleva una bella faccia tosta, e lui effettivamente ce l'aveva.
Ma il massimo lo avevano dato il mattino prima Della Vedova (radical-forzista, abbronzato) e Rizzo (comunista, pallido). Il primo se ne esce con un "I lavori... che voi chiamate precari".
"Perché, tu come li chiami?"
"Mah, io credo che dovremmo trovare un'altra denominazione, non so... lavori a tempo".
Lavori a tempo. Perché gli altri lavoreranno a cottimo, chissà. Dopo un po' prende la parola Rizzo, incazzato duro con Prodi, figurarsi con Dalla Vedova. Quest'ultimo comincia a interromperlo con le frecciatine di routine, e lui sbotta: "Stai zitto, hai capito? Signorino abbronzato!"
Non è stata la classica rissa tv. Semplicemente la temperatura in studio è calata di venti gradi improvvisamente, potevi vedere il fiato della conduttrice che cercava di superare l'attimo di silenzio. Rizzo che s'incazza è un certo spettacolo. Secondo me Della Vedova tiene ancora la cacarella, cento ore dopo.
sabato, luglio 21, 2007
scaletta
Ingresso: Ti ringrazio mio Signore
Salmo: Su ali d'Aquila
Alleluja: Passeranno i cieli
Offertorio: Symbolum '77 (AKA Tu sei la mia vita / altro io non ho)
Comunione: La preghera di Gesù è la nostra (AKA Dove 2 o 3 sono riuniti nel mio nome).
Finale: Musica di festa
Devo suonare al matrimonio, oggi. Sono un po' emozionato, è da cinque anni che non provo.
Salmo: Su ali d'Aquila
Alleluja: Passeranno i cieli
Offertorio: Symbolum '77 (AKA Tu sei la mia vita / altro io non ho)
Comunione: La preghera di Gesù è la nostra (AKA Dove 2 o 3 sono riuniti nel mio nome).
Finale: Musica di festa
Devo suonare al matrimonio, oggi. Sono un po' emozionato, è da cinque anni che non provo.
venerdì, luglio 20, 2007
pazza idea, di fare il Piddi con lei
Su la7 adesso c'è Rosy Bindi, che dice cose di sinistra. Perlomeno più di sinistra di Veltroni. Si sgancia da Rutelli (che ormai ha il carisma politico di un appestato), insiste sulle pari opportunità, ricorda che la sinistra radicale non è soltanto un serbatoio di voti, ma una base rilevante del futuro pd, eccetera. Io quasi quasi, dico quasi quasi, mah.
E' sempre strano accorgersi che crescere consiste nel trasformarsi nei propri genitori.
E' sempre strano accorgersi che crescere consiste nel trasformarsi nei propri genitori.
giovedì, luglio 19, 2007
burning Gianni Togni (e Pippo Collini)
Tornando da Bologna, mi ritrovo in un ingorgo a quattro corsie sull'A1, e Isoradio trasmette Gianni Togni. Mentre fuori il catrame si squaglia cotto dal piombo delle marmitte, e non c'è modo di sapere se ci sono 40 km di fila o 4, Togni si domanda come stare fuori dal tempo mentre fuori è mattina presto, ni ni ni ni ni ni ni. Ni ni? Ma come fai a cantare ni ni? Posso capire du du du e la la la, ma ni ni ni ni?
Io odio Gianni Togni, odio Umberto Tozzi Renato Zero Sandro Giacobbe i Cugini di Campagna e tutti i cantanti maschi italiani dei tardi Settanta, salvo qualche cantautore che ascolto comunque con moderazione. Non credo all'esistenza attuale di una o più persone in grado di ascoltarli volentieri; considero tragico il fatto che questa una o più zombies siano stati assunti come dj di Isoradio.
Non solo, ma il fatto che io abbia mosso i primi passi su un pavimento nello stesso periodo in cui queste canzoni andavan forte sulle frequenze AM mi rende particolarmente vulnerabile ad esse - come con Superman la kryptonite - ora per alcuni mesi nessuno riuscirà a levarmi dalla testa Semplice di Gianni Togni. Che per inciso è identica - l'ho scoperto mentre andavo ai 2 all'ora sull'A1 - a Follow you follow me dei Genesis.
E qui improvvisamente tutti i pezzi sono andati a posto. Il mistero di una band progressive inglese che fa successo in Italia prima che in patria. L'amore dichiarato per la Premiata Forneria Marconi. Quella volta che sentii una voce nasale alla radio e mi dissi: Dunque questo è Phil Collins che canta Tarzan in italiano? E invece era Eros Ramazzotti. La storia assurda per cui A groovy kind of love, pur essendo la cover di un pezzo anni '60 sarebbe anche un plagio di Ivan Graziani. E via e via, fino alla surrealtà di un pensionato calvo che cantando riempie Circo Massimo, manco fosse Venditti.
Tutto si spiega, se si svela l'arcano: Phil Collins è italiano. Sarà di Vetulonia o di Frascati, si chiamerà Pippo Collini, avrà suonato la batteria in qualche disco di Riccardo Fogli. E' vero che canta in inglese, ma solo per darsi un tono. Dietro il guscio progressive c'è quel tipo di melodia cantabile ma un po' pesante, che sa di sugo alla melanzana.
Noi facciamo finta di non saperlo, ci raccontiamo palle sul grande artista internazionale, bla bla, ma sotto sotto lo abbiamo capito: Pippo è un paisà. E ce canta 'a canzone duce duce propio cumme piace a noi! E ce piace assai! And that's all.
Io odio Gianni Togni, odio Umberto Tozzi Renato Zero Sandro Giacobbe i Cugini di Campagna e tutti i cantanti maschi italiani dei tardi Settanta, salvo qualche cantautore che ascolto comunque con moderazione. Non credo all'esistenza attuale di una o più persone in grado di ascoltarli volentieri; considero tragico il fatto che questa una o più zombies siano stati assunti come dj di Isoradio.
Non solo, ma il fatto che io abbia mosso i primi passi su un pavimento nello stesso periodo in cui queste canzoni andavan forte sulle frequenze AM mi rende particolarmente vulnerabile ad esse - come con Superman la kryptonite - ora per alcuni mesi nessuno riuscirà a levarmi dalla testa Semplice di Gianni Togni. Che per inciso è identica - l'ho scoperto mentre andavo ai 2 all'ora sull'A1 - a Follow you follow me dei Genesis.
E qui improvvisamente tutti i pezzi sono andati a posto. Il mistero di una band progressive inglese che fa successo in Italia prima che in patria. L'amore dichiarato per la Premiata Forneria Marconi. Quella volta che sentii una voce nasale alla radio e mi dissi: Dunque questo è Phil Collins che canta Tarzan in italiano? E invece era Eros Ramazzotti. La storia assurda per cui A groovy kind of love, pur essendo la cover di un pezzo anni '60 sarebbe anche un plagio di Ivan Graziani. E via e via, fino alla surrealtà di un pensionato calvo che cantando riempie Circo Massimo, manco fosse Venditti.
Tutto si spiega, se si svela l'arcano: Phil Collins è italiano. Sarà di Vetulonia o di Frascati, si chiamerà Pippo Collini, avrà suonato la batteria in qualche disco di Riccardo Fogli. E' vero che canta in inglese, ma solo per darsi un tono. Dietro il guscio progressive c'è quel tipo di melodia cantabile ma un po' pesante, che sa di sugo alla melanzana.
Noi facciamo finta di non saperlo, ci raccontiamo palle sul grande artista internazionale, bla bla, ma sotto sotto lo abbiamo capito: Pippo è un paisà. E ce canta 'a canzone duce duce propio cumme piace a noi! E ce piace assai! And that's all.
mercoledì, luglio 18, 2007
burning Babylogna
Io in effetti mi sto nascondendo dall'Università.Ma devo dire che è molto facile - mai che l'Università mi venisse a cercare. Anche solo una telefonata. Ci scusi, ha un libro in prestito da millanta giorni, ce lo riporta? Eh? Sì, scusate, arrivo.
No. Nulla. Sono così indaffarati, così pieni di cose da fare, laggiù.
Io però lunedì trovo coraggio e vado a Bologna. Al mattino no, c'ho il dentista. Vado al pomeriggio. Quaranta gradi all'ombra, ogni tanto si alza un vento che sembra un colpo di phon.
Via Zamboni è simile a Veltroni, nel senso che ad entrambi frega nulla di assomigliare alla peggio caricatura che se ne fa. Cioè, mi avessi un po' stupito, Via Zamboni. Macché. In tre minuti di percorrenza mi imbatto in una famiglia di pancabbestia coi cani e in un coro di Dottore del buco del cul, con tanto di corona di alloro e gavettoni a base di vino bianco, che coi 40° evapora subito e lascia un tanfo, un tanfo, un tanfo che hai presente via Zamboni? Ecco.
Al dipartimento non c'è nessuno. La Biblioteca al pomeriggio è chiusa. Ah sì? E da quando? Da lunedì, esattamente. C'è scritto sulla bacheca. E accento c'è una fotocopia del fondo di Citati: Raddoppiare gli stipendi ai professori. Eh, beh, certo.
Se avessi avuto una penna in quel momento, cosa avrei scritto?
E se avessi avuto un accendino, che avrei fatto?
Ma non fumo.
Vado in feltrinelli, magari c'è uno sconto sulle guide turistiche.
martedì, luglio 17, 2007
il quarto uomo
Voi finora ne conoscete tre: Walter Veltroni, Furio Colombo, Rosy Bindi. Sono i candidati alla guida del Pd.
Io ne ho trovato un quarto: Jacopo Gavazzoli Schettini.
Beh, in bocca al lupo - anche perché finire un dottorato mentre si guida il Pd non sarà una cosa semplice.
Dici: ma dove l'hai trovato, questo qui? Cliccando su Google Ads.
Io ne ho trovato un quarto: Jacopo Gavazzoli Schettini.
Da sei anni si occupa di Responsabilità Sociale d’Impresa, Sviluppo Sostenibile e Finanza etica per l’Agenzia Europea di Investimenti (una struttura privata attiva nella finanza etica ed anche nella emissione di rating ad aziende e nazioni sulla loro responsabilità sociale così come indicata da ONU, OCSE e Unione Europea). E’ autore di numerose pubblicazioni sull’argomento e frequenta la Scuola di Dottorato di Ricerca in Finanza dell’Università di Trieste.
La sua formazione familiare, di studio, e lavorativa lo ha portato ad abbracciare i valori di una sinistra europea e liberale. Una visione della società moderna ed aperta, ancorata non solo ai valori di equità e giustizia, ma anche di efficienza dei servizi dello stato e sviluppo economico.
Jacopo ha avuto una precedente e formativa esperienza politica dal 1984 all’1988 (durante il periodo universitario) nella Federazione Giovanile Repubblicana legata al Partito Repubblicano di Giovanni Spadolini.
Ha verso il Regno Unito un debito di gratitudine per avergli offerto il primo lavoro (da emigrato) e per avergli mostrato come può funzionare una democrazia moderna.
Gioca a tennis. Ama sciare ed andare in barca a vela.
La sua automobile è una familiare del 1999. Gira perlopiù in bicicletta, con i pattini in linea (se la superficie lo consente) e con i mezzi pubblici.
Conosce l’inglese.
Nella fotografia usata per l’apertura della sua campagna, Jacopo porta ancora sul naso i segni di una caduta con i pattini mentre giocava con il figlio. Dice che è stato quel colpo alla testa a fargli venire in mente di candidarsi.
Beh, in bocca al lupo - anche perché finire un dottorato mentre si guida il Pd non sarà una cosa semplice.
Dici: ma dove l'hai trovato, questo qui? Cliccando su Google Ads.
martedì, luglio 10, 2007
duce! nudo! tette! figa!
Lo so che scrivo troppo e non cose memorabili, ma sulla 7 in questo momento c'è un documentario spassosissimo che cerca di mettere insieme due argomenti che tirano da sempre: i filmati di repertorio di Mussolini e le donne nude.
La scusa è quella di raccontare la vita privata del duce; qua e là ci sono storici che dicono anche cose giuste, ma è tutto mixato con pornografia di repertorio in bianco e nero, senza stare tanto a guardare se è roba Belle Epoque o anni Quaranta. Ogni volta che parlano di un'avventura di Benito parte la donna nuda, come se fosse una diapositiva dell'amorazzo di Benito. Addirittura ogni tanto si prova la dissolvenza incrociata, che è una cosa che ho visto fare solo nei documentari americani di serie Z sugli angeli e le case infestate: in pratica la donna nuda risulta proiettata sul faccione del duce che ammicca.
La cosa più esilarante è l'intervista montata a due storici o antropologi del fascismo e della sessualità, che si mettono a infierire sui gusti del dittatore: gli andavano bene tutte, alte nane bionde more calve, bastava che respirassero, era uno da tariffa economica al bordello (tariffa economica = cinque minuti). Il tutto frammisto a considerazioni serie, ineccepibili, sulla politica del corpo nel fascismo.
A me vien da pensare che siano i geni. Io stesso, con questo pezzo, probabilmente scalerò le classifiche italiane dei blog, perché sto parlando di duce e di tette. Il duce con le tette. Se resuciti il duce e trovi un modo di montargli un par di tette, puoi governare gli italiani per secoli e secoli (ma che ci fai, con gli italiani, nei secoli dei secoli?)
La scusa è quella di raccontare la vita privata del duce; qua e là ci sono storici che dicono anche cose giuste, ma è tutto mixato con pornografia di repertorio in bianco e nero, senza stare tanto a guardare se è roba Belle Epoque o anni Quaranta. Ogni volta che parlano di un'avventura di Benito parte la donna nuda, come se fosse una diapositiva dell'amorazzo di Benito. Addirittura ogni tanto si prova la dissolvenza incrociata, che è una cosa che ho visto fare solo nei documentari americani di serie Z sugli angeli e le case infestate: in pratica la donna nuda risulta proiettata sul faccione del duce che ammicca.
La cosa più esilarante è l'intervista montata a due storici o antropologi del fascismo e della sessualità, che si mettono a infierire sui gusti del dittatore: gli andavano bene tutte, alte nane bionde more calve, bastava che respirassero, era uno da tariffa economica al bordello (tariffa economica = cinque minuti). Il tutto frammisto a considerazioni serie, ineccepibili, sulla politica del corpo nel fascismo.
A me vien da pensare che siano i geni. Io stesso, con questo pezzo, probabilmente scalerò le classifiche italiane dei blog, perché sto parlando di duce e di tette. Il duce con le tette. Se resuciti il duce e trovi un modo di montargli un par di tette, puoi governare gli italiani per secoli e secoli (ma che ci fai, con gli italiani, nei secoli dei secoli?)
evvai, che tra un po' è San Bartolomeo! Fiesta!
Semper quomodo novi me superiorem incolae lutheranae prospicientis esse. In primis, quod linguam latinam cognosco; in secundis, quod amoenas ecclesias plenas inclitarum madonnarum teneo; in tertis, quia nominor Leo. Hoc scio. Ok. Sed nunc peto mihimet (et Pontifici Maximo, naturaliter): quando num meam incolam lutheranam necare et suam pulchram matronam violare, ad maiorem gloriam Dei potuero? Sancti Bartholomei nox decetne? Traditiones semper curavi, meas radices cognosco.
(In fondo mi sono sempre considerato superiore al mio vicino protestante. Per prima cosa, conosco il latino; secondo, ho un sacco di belle chiese piene di madonne; terzo, mi chiamo Leo. Lo so. Ok. Adesso però mi chiedo, e chiedo anche al Sommo Pontefice: quand'è che posso andare a far la pelle al mio vicino e trombarmi la moglie, a maggior gloria di Dio? La notte del 23 agosto, San Bartolomeo, andrebbe bene? Io ho molto rispetto per le tradizioni, conosco le mie radici).
(Prima che cominciate a fare i furbi: non ho nemmeno IL dizionario in casa).
(In fondo mi sono sempre considerato superiore al mio vicino protestante. Per prima cosa, conosco il latino; secondo, ho un sacco di belle chiese piene di madonne; terzo, mi chiamo Leo. Lo so. Ok. Adesso però mi chiedo, e chiedo anche al Sommo Pontefice: quand'è che posso andare a far la pelle al mio vicino e trombarmi la moglie, a maggior gloria di Dio? La notte del 23 agosto, San Bartolomeo, andrebbe bene? Io ho molto rispetto per le tradizioni, conosco le mie radici).
(Prima che cominciate a fare i furbi: non ho nemmeno IL dizionario in casa).
estinguetevi, stolti
Non che ne abbia avuto molto in cambio, ma io sono un convinto sostenitore della razza umana. Di solito. Cinquanta settimane all'anno.
Questa settimana invece tifo per loro. Forza tori!
Questa settimana invece tifo per loro. Forza tori!
lunedì, luglio 09, 2007
Il rock non muore mai tranne qualche volta
Infatti da ieri l'altro non c'è più Antenna Uno RockStation
(solo chi è modenese può capire)
(solo chi è modenese può capire)
sabato, luglio 07, 2007
iu dontno hu ai em!
Forse l'avrete già sentita, però mi ha fatto ridere (amaro). Per la serie "International Shit Pictures", da un New York Post della scorsa settimana:
Il guru della moda Roberto Cavalli non sarà l’unico eurogagà a non poter sfoggiare un Iphone su un ponte del suo Yacht quest’estate. Gli aspiranti acquirenti di un Iphone che ingrossavano la fila davanti all’Apple Store sulla Quinta Strada venerdì notte ci sono rimasti di sasso vedendo Cavalli sfrecciare di fianco a loro per presentarsi davanti agli addetti all’ingresso, dicendo: Ai em ièr for mai Aifòn. (Sono qui per il mio IPhone, ndl). Come riporta un testimone oculare, “Quello continuava a dire col suo forte accento italiano: Ai em Roberto Cavalli. Ai em femous italian disainer!” (Io sono Roberto Cavalli. Io sono famoso designer italiano). Dopo una mezz’ora di insistenze, un impiegato Apple appassionato di moda lo ha finalmente riconosciuto e lo ha fatto entrare dal retro.
giovedì, luglio 05, 2007
Coi tuoi problemi di avviamento
C'è da dire che Galliano ha fatto scuola. Qualsiasi baraccone è elegante in sé, in quanto baraccone.Cosa importa se la violinista stecca, basta abbia tette. Se gli acrobati casacano nel fiume, qualcuno saprà apprezzare l'autoironia. Se ogni tanto arrivano surfisti a casaccio, sarà senza dubbio una strizzata d'occhio al hip hop, o alla pop art, a qualunque cosa, del resto vi paghiamo la retta a Scienze delle Comunicazione affinché sappiate cogliere i riferimenti: e allora coglieteli, no?
Cosa importa se Torino è piena di acrobati cocoprò (figli di cassitegrati cronici?) che per campare son disposti ad appendersi a un traliccio e restar lì, senza far nulla, esibire la propria impotenza, l'essere parte di un meccanismo che non serve neanche a niente, è solo un giocattolino cromato per le figlie di buona famiglia.
Cosa importa se la storia d'Italia e del mondo è solo un susseguirsi di luoghi comuni rimasticati. La Ekberg fa il bagno, Marylin canta happy birthday, ci sono i Beatles, poi per trent'anni nulla e infine gli Underworld, la musica dei giovani d'oggi evidentemente.
Ma sul serio c'è da vantarsi di essere la generazione che ha fatto sesso in quel trabiccolo? I miei genitori a momenti si vergognavano di averne guidata una. Forse c'era poesia nella miseria, ma c'era anche la miseria. La miseria, capite? No, non capite. E' tutto un balocco, per voialtri. Vi ci gingillate un po', in attesta che la Citroen faccia uscire la Nuova Due Cavalli. Io me ne sto in disparte e canto
Come faranno
4 elefanti a stare in una Cinquecento?
Due davanti e due di dietro.
Come farò ooo
a far l'amore in Cinquecento
con te davanti e il cambio dietro
turbati da un presentimento
di Cinquecento casse integrazioni,
Cinquecento bei milioni,
Cinquecento voti alle elezioni?
Cinquecento, coi tuoi problemi di avviamento,
quell'avventura del momento
in camporella Cinquecento, e il posteggio è facilitato
(Elio e le Storie Tese dedicano questa bellissima canzone alla Fiat 500, e sono 50.000 di bocca e 100.000 scopare).
mercoledì, luglio 04, 2007
i-dee per il Partito Democratico
Siccome senza Storace AN sta sicuramente a sinistra della Margherita, si potrebbe ottenere il PD dalla fusione AN-DS e mandare i DL a unirsi con FI. Così le primarie se le giocano Fini, Veltroni e Scalfarotto.
è arrivato il carrozzone
Non mi ricordo di aver mai scritto, nemmeno qui, che John Galliano è il male. Però lo è, indubitabilmente. Ma in un certo senso è un male educativo.Finché chez Dior ci lavorava una persona di gusto si poteva ancora immaginare che il carrozzone avesse un senso. Oggi direi che è chiaro a tutti il problema: la cliente media dell'Alta Moda Internazionale ha lo stesso immaginario di una lettrice delle fiabe di Andersen di sette anni. Che al confronto i blockbuster in costume hollywoodiani sono capolavori di autoironia. Sul serio. In che senso le baracconate di Galliano hanno più stile delle scenografie dei Pirati nei Caraibi? Scommetto che persino le cuciture le fanno meglio in California (tanto alla fine le fanno gli italiani).
La civiltà umana morirà, anche per via di una classe dirigente in fase di regressione senile-infantile; tra qualche millennio atterreranno i venusiani, grandi appassionati di decadenze, e per farsi un quadro della nostra sistemeranno tanti manichini in un corridoio, con le creazioni della maison Dior. E ci sarà un venusiano più noioso degli altri, con una bacchetta in mano, a spiegare: "Ecco, questo è il punto in cui hanno definitivamente perso il senso estetico. Ferré se n'è andato ed è subentrato John G.".
lunedì, luglio 02, 2007
lo spirito del giuoco
Potrei ricevere minacce più o meno legali per quel che scrivo, e tuttavia mi sembra evidente che il fantino dell'Oca avesse ricevuto una buona offerta dal Nibbio.
Il suo cavallo schizzava, ma lui era perplesso. Ogni tanto si voltava a guardare il Nibbio che incalzava. Sul rettilineo il rallentamento era percepibile da casa.
E insomma alla penultima curva si è fatto quasi riacciuffare, e da quel momento ha cominciato pure lui a nerbare il cavallo, o perlomeno andava su e giù col frustino; ma che il cavallo sentisse le nerbate, ci ho i miei dubbi.
Il cavallo aveva semplicemente deciso che il palio lo vinceva lui, perché i cavalli son bestie così, rompono i coglioni pel puro gusto di farlo. E il fotofinish, ribaldo, gli ha dato ragione. I cristiani frattanto s'accapigliavano, come se il Palio dovesse finire in tiro alla fune.
Ti viene da pensare che non c'è più religione, peggio, non c'è più lo spirito del giuoco. Da bambino c'era il campionato, il Giro, la Coppa del Mondo, il Palio di Siena. Chi giocava meglio vinceva, gli altri pazienza. Oggi il campionato si vince per decreto legge, la Coppa del Mondo per una testata, il Giro per un'endovena, e non siamo in grado di assegnare decentemente neanche uno straccio di Palio. L'epoca classica finì così: un imperatore si ruppe i coglioni e chiuse i giuochi di Olimpia. Basta. Che non si diverte più nessuno, fate solo casino.
Un pensiero al fantino che ha vinto per sbaglio, chissà che bella serata laggiù.
Il suo cavallo schizzava, ma lui era perplesso. Ogni tanto si voltava a guardare il Nibbio che incalzava. Sul rettilineo il rallentamento era percepibile da casa.
E insomma alla penultima curva si è fatto quasi riacciuffare, e da quel momento ha cominciato pure lui a nerbare il cavallo, o perlomeno andava su e giù col frustino; ma che il cavallo sentisse le nerbate, ci ho i miei dubbi.
Il cavallo aveva semplicemente deciso che il palio lo vinceva lui, perché i cavalli son bestie così, rompono i coglioni pel puro gusto di farlo. E il fotofinish, ribaldo, gli ha dato ragione. I cristiani frattanto s'accapigliavano, come se il Palio dovesse finire in tiro alla fune.
Ti viene da pensare che non c'è più religione, peggio, non c'è più lo spirito del giuoco. Da bambino c'era il campionato, il Giro, la Coppa del Mondo, il Palio di Siena. Chi giocava meglio vinceva, gli altri pazienza. Oggi il campionato si vince per decreto legge, la Coppa del Mondo per una testata, il Giro per un'endovena, e non siamo in grado di assegnare decentemente neanche uno straccio di Palio. L'epoca classica finì così: un imperatore si ruppe i coglioni e chiuse i giuochi di Olimpia. Basta. Che non si diverte più nessuno, fate solo casino.
Un pensiero al fantino che ha vinto per sbaglio, chissà che bella serata laggiù.
domenica, luglio 01, 2007
Dal Vangelo di oggi
Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo».
Luca 9, 51-62
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