sabato, settembre 22, 2007

Lorenzetto il magnifico

Confesso che è stata una rivelazione leggere l’articolo col quale Panorama presenta il libro del patron di Esselunga, Bernardo Caprotti, Falce e Carrello (Marsilio editore). Perché, prima ancora della sostanza (che merita di essere trattata in separata sede), a colpire è la forma. Tutto merito dell’autore, Stefano Lorenzetto, pluripremiata firma dell’italico giornalismo. Finora mi era sempre sfuggito il suo valore, mea culpa, ma da questo momento non più

Qui di seguito alcuni passaggi, per chi non ha la fortuna di possedere la versione integrale, nei quali il soggetto è sempre lui: Bernardo Caprotti (i titoli sono miei)

Un uomo da prendere in parola
Pranzammo insieme alla mensa aziendale di Limito (Milano), dove ogni giorno Caprotti prende un vassoio e si mette in fila con operai, autisti, impiegati e dirigenti. Jamon iberico (“Pata negra, senta che prosciutto”), pizza margherita, pennette al pomodoro e basilico, “niente di diverso da quello che mangiano i nostri clienti, qui fuori abbiamo la più grande cucina del continente, 28 mila metri quadrati”. Disse proprio del continente, non d’Europa. Magari in Inghilterra ce n’è una più grande, chissà.

Un romanziere prestato al capitale
Non credevo ai miei occhi: con prosa nervosa, in bilico fra Ottocento e Duemila, i verbi coniugati alla maniera di Ippolito Nievo e Carlo Emilio Gadda (“ebbimo”, “fecimo”, “diedimo”) e lo slang di chi ha imparato il mestiere tra Texas, Maine e Massachussetts, si dipanava un j’accuse implacabile (…)

Me la cavo con le lingue (ma mai quanto Lorenzetto con quella felpata)
Proveniva da un droghiere che mi parlava della synopsis come una tecnica irrinunciabile per un saggio del genere, “se vogliamo che anche il tassista lo capisca, non si può presentare questa roba come fosse Guerra e Pace, che ho letto solo due volte, purtroppo non in russo, perché il russo non lo so”: da un monsieur con i suoi ottant’anni di francese, settanta d’inglese, otto di latino e cinque di greco, abituato a gustarsi il Machbeth, Mark Twin, P.G. Wodehouse, Molière, Stendhal, Maupassant, nelle lingue originali.

Dio che bambina fortunata
E’ uscito ma non doveva neppure uscire Falce e carrello. Il proprietario dell’Esselunga ci ha lavorato esattamente un anno. Il tempo che la nipote Sofia spegnesse a Londra, lo scorso 13 giugno, la sua prima candelina della torta, con una cara amica dei genitori, Madonna, che le cantava Happy birthday tenendo per mano i propri figli.

Come fu che salvai un best seller
Gli ho risposto: “un libro quando è scritto, è scritto. Non può in alcun modo essere ricacciato dentro l’anima, né rinchiuso in un cassetto. Va lasciato libero di andare. Sta commettendo uno degli errori più grandi che un uomo della sua età possa fare: abbandonare il campo. Non è da lei”. Non l’ha abbandonato.

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