Quaranta gradi in casa e il condizionatore piscia acqua, il tecnico al telefono ha detto per carità non azionatelo, noi magari tra due mesi lo ripariamo. Bene, ma stasera piuttosto di restare in questo sottotetto t'accompagno a Maranello a vedere i Bluvertigo.
No, no, tranquilla che non lo scrivo, un post sui Bluvertigo, è vero che mi sono un po' antipatici, ma è un'antipatia senza nessun significato sociale o politico, mi stan sulle balle e basta, che senso ha parlarne? Poi sembra di essere gli stronzi.
C'è che sono miei coetanei, e dei miei coetanei non mi va di parlare. I giovani sono patetici, i vecchi rincoglioniti, ma i coetanei no-comment. Effettivamente stavano vendendo dischi, o romanzi, mentre io non lo facevo. Io in quel periodo ignoravo molto, più che altro per dribblare l'invidia, che è una bestia brutta.
Però poi vorrei anche dirti che non mi sono perso niente, che le mie intuizioni sui coetanei avevano del buono. In effetti, spiegami com'è che ogni volta che ripescano qualche residuato dei Novanta sembra più vecchio dell'artista omologo anni Ottanta? Ma è un discorso che vale per il mondo intero, vuoi mettermi gli Oasis con gli U2? Probabilmente c'erano parametri universali che hanno determinato che l'ultimo decennio del secolo fosse un decennio di mezzecalze.
Uno dei problemi è la saturazione. In campo musicale, o di costume, i Novanta arrivano dopo quarant'anni ininterrotti di evoluzione stilistica, in pratica era impossibile inventare qualcosa di nuovo: e allora si citava. Si citava per necessità, perché non si aveva veramente molto di originale da fare, però a un certo punto citare diventò il gioco più hip che c'era in città, si passavano lunghe serate a misurarsi – tu non puoi capire, erano cose soprattutto da maschietti – lunghe sedute a vedere chi citava più lungo. Tutto senza nessuna capacità selettiva, i Duran Duran valevano quanto Battiato, vinceva chi aveva più memoria e più dischi vecchi in casa. Ecco, i Bluvertigo (a proposito, siamo qui da mezz'ora, quando attaccano?) mi sembravano, mi sembrano, i rappresentanti quegli anni postmoderni nel senso che bastava la parola “postmoderno” per sembrare chissachi, e invece la verità era che si andava in giro oberati da un'enorme “cultura” divorata e maldigerita, una mole di dati che non riuscivamo a disciplinare e saltava fuori sempre a sproposito: testi di canzoni e dialoghi di film responsabili di storie finite male con ragazze che poi si sono sposate al primo stronzo e tutto il resto.
Comunque i Novanta sono passati, e non so se lo hai notato; la gente cita meno. Per vari motivi, ma uno dei primi credo sia internet. Per esempio, gli Oasis hanno fatto conoscere a molti ragazzini i Beatles; passo successivo, i ragazzini si sono scaricati i Beatles; terza fase, hanno smesso di cagare quei pianobaristi dei fratelli Gallagher. Tutta quella straordinaria memoria che ci serviva negli anni Novanta per trovare il pezzo giusto da mettere nella cassettina giusta, oggi non ci serve più, un clic e via - la possibilità di farsi archivi enormi e portabili ha banalizzato quelle capacità di memoria e di critica che in quegli anni non erano mica un lusso, erano un esigenza. Analogamente, se proprio mi viene l'insano desiderio di vedere qualcuno pittato come i Duran Duran ai tempi di Rio, faccio molto prima a mettermi su youtube che a venire qui a Maranello ad aspettare questi cazzo di Bluvertigo che, ha detto il tipo, “cominceranno tra mezz'ora per problemi logistici”. Logistici?
Allora siamo qui seduti all'ombra del monumento ad Enzo Ferrari a forma di stronzo. Dietro c'è una chiattona che ripensa alla sua prima cassettina dei Bluve “nel novantasei”. Davanti c'è una ragazzina DEL novantasei che guarda il backstage con sguardo canino e rapace: “Cioè, se sapessi come fare a entrar lì... è come se... (spiega all'amica)... qual è il tuo gruppo preferito? I Tokio Hotel? Cioè, è come se i Tokio Hotel fossero lì dietro...”
Sì, ecco, dimenticavo, c'è questa cosa della televisione. C'è che Morgan è andato in tv, quest'anno, e pare che abbia salvato da solo un programma di giovani talenti con Simona Ventura. E quindi adesso da vecchio arnese anni Novanta si trova sbalestrato sul target dei Tokio Hotel. Secondo me ha fatto bene, eh. Però anche solo se dico così, si capisce che sotto sotto intendo il contrario, che per me un citazionista succube delle proprie citazioni, uno che si traveste per eludere il problema dell'identità, è perfetto per la tv, dove si colloca tranquillamente nella fascia di brontoloni televisivi tra Sgarbi e Zeri; inoltre, siccome il format di Simona Ventura è la versione nobile e leccata di Amici di Maria De Filippi, avrei buon gioco a constatare che Morgan si è trasformato nella versione nobile e leccata di Platinette. Poi tu t'incazzi ma cosa ci posso fare se questo passa tre mesi pittato in vari modi a difendere l'integrità artistica contro la dittatura del Televoto, e poi porta al trionfo una boyband salentina di trentenni con la pancetta che steccano pure? Ecco, meno male che cominciano a suonare. Andiamo in mezzo, però, perché da qui non si sente tanto bene, eh.
Si sente male anche in mezzo, e lui non si regge in piedi. Ma non è questo il problema. Il problema è che è giù di voce. Veramente parecchio giù di voce. Non stecca, non sbaglia a suonare, ma la voce è un graffio che fa male a sentirla. Per fortuna che parecchie strofe sono su una nota sola. La gente comincia a dire “drògati meno”.
Mi viene in mente che io sono cresciuto in un posto un po' più piccolo, ma sostanzialmente simile, dove ai tempi della mia prima infanzia c'era una cumpa nota come “i drogati”, i quali si ritrovavano al pomeriggio, bada bene, nel cortile davanti alla chiesa, e fumavano. Erano effettivamente gli anni dell'eroina a prezzi popolari. In seguito però seppi da fonte attendibilissima che “i drogati” non si drogavano affatto. Fumavano Marlboro, proprio come nel pezzo degli Offlaga. Però ci tenevano a essere chiamati “i drogati”, e li posso capire: è una gran consolazione, se vivi in un paesone, lo sguardo della vecchietta che passa, ti fissa e pensa Sporcdrughè.
Poi penso a una cosa che mi ero scordato, e che mi ha rimesso in mente Enzo: che negli anni Novanta, per esempio, io e lui abbiamo *lavorato* anche a una rivista dove una volta comparve un'intervista a Morgan, non fatta da noi, ma da uno che, vivendo veramente negli anni Novanta, Morgan lo idolatrava. E dunque a un certo punto gli chiedeva: perché ti pitti le unghie? Cioè, noi stavamo cercando di mettere su una rivista letteraria, e su questa rivista un tizio chiedeva al suo cantante pop la ragione intrinseca del suo pittarsi le unghie. Ma vabbè. Comunque Morgan rispose che se le pittava per studiare le reazioni della gente, per esempio, se poi entrava dal tabaccaio, cosa avrebbe pensato di Morgan e delle sue unghie nere?
Questa cosa ci fece molto riflettere. Coniammo anche un'espressione, purtroppo intraducibile, che doveva riassumere una certa velleità ribelloide affetta da insradicabile provincialismo: épater le tabacchèin. Cercammo anche di raffigurarci il quadretto: un tabaccaio qualsiasi degli anni Novanta, con un'intera stanza di videopoker abusivi, alle spalle precedenti per ricettazione e spaccio. Le cinque del pomeriggio. Entra Morgan, chiede un lollipop, e lo scarta facendo ben vedere le sue unghie pittate di fresco. Il tabaccaio non reagisce – sta pensando che se la rumena non si sbriga a pagare il subaffitto del seminterrato bisogna sloggiarla con le maniere forti, ma è una grana – e allora Morgan glielo dice: “ehi, hai notato che ho le unghie pittate di nero? Che te ne pare? Sono o non sono un ragazzaccio? Un maudit?”
Insomma, non ha voce. Tu non hai idea di cosa riescano a combinare i cantanti quando non hanno voce. Mio cugino per esempio si buttava a pesce dovunque, senza nessuna pretesa di essere sorretto, si buttava anche sulla batteria, e poi il batterista voleva menarlo, ma in un qualche modo la serata era risolta. La droga funziona un po' allo stesso modo, e una cosa che mi faceva abbastanza ridere erano quelli che guardavano Xfactor e commentavano quant'è fatto Morgan, ma perché non gli dicono niente? Cioè: secondo voi Simona Ventura dovrebbe dire a Morgan “Vacci piano?” Ma ti ripeto: non stecca e non sbaglia a suonare, quindi è abbastanza lucido.
E continuano. “Fatti di meno! Drogato! Ecc.” E io vorrei urlare Lasciatelo Stare, è giù di voce e sta cantando da un'ora, non vedete che a suo modo ce la sta mettendo tutta? Non vedete che si vergogna anche lui, ma tira avanti, e se c'è l'acuto ti fa pure l'acuto, soffre ma lo fa? Ma sarebbe come barare. Oggi il gioco è questo: lui fa lo Sporcdrughè, e noi siamo il suo pubblico di tabacchini.
Se dio vuole comincia a far fresco. Speriamo di dormire stanotte. No, ti giuro, no, non lo scrivo un pezzo su Morgan, in fondo mi è simpatico.
mercoledì, giugno 25, 2008
Spordrughè live in Maranello
sabato, giugno 21, 2008
TÜRKIYE, CARPIYE!
Ieri sera qui c'è stato un carosello abbastanza impressionante. Una finale Italia-Turchia non so se la reggeremmo.
Arsenio Lupin, non sei nessuno
Questa me la dovete spiegare meglio. Cioè, questo signore apriva le buste e s'impossessava dei bancomat, e va bene; e poi "chiedeva di comunicargli il codice segreto 'pin' gia' in loro possesso"... come? Faccio fatica a immaginare la scena.
"Buongiorno, sono il postino, avrei bisogno del codice PIN del suo nuovo bancomat".
"Ah, bene, è arrivato il mio nuovo bancomat?"
"Ehm... no, però avrei bisogno del suo codice PIN".
"Ma scusi, come fa a sapere che mi è appena arrivato un codice nuovo?"
"Eh, sa, sono il postino".
"Ha ragione. Aspetti che lo vado a prendere. Nel frattempo si accomodi: vuole un the? Un caffè? Vuol dare un'occhiata a mia figlia che si fa la doccia?"
"Ma perché no".
"Un attimo... ecco. Il nuovo PIN è otto... otto... tre... due... sei.... Forse è meglio se se lo scrive".
"Grazie".
"Ah, guardi, qui ho anche la combinazione della cassaforte che è lì dietro la riproduzione della Gioconda. Le do anche quella, non si sa mai".
"Grazie ancora".
"Allora per il nuovo bancomat aspetto, eh?"
"Aspetti, aspetti pure".
"Arrivederci e grazie!"
"Buongiorno, sono il postino, avrei bisogno del codice PIN del suo nuovo bancomat".
"Ah, bene, è arrivato il mio nuovo bancomat?"
"Ehm... no, però avrei bisogno del suo codice PIN".
"Ma scusi, come fa a sapere che mi è appena arrivato un codice nuovo?"
"Eh, sa, sono il postino".
"Ha ragione. Aspetti che lo vado a prendere. Nel frattempo si accomodi: vuole un the? Un caffè? Vuol dare un'occhiata a mia figlia che si fa la doccia?"
"Ma perché no".
"Un attimo... ecco. Il nuovo PIN è otto... otto... tre... due... sei.... Forse è meglio se se lo scrive".
"Grazie".
"Ah, guardi, qui ho anche la combinazione della cassaforte che è lì dietro la riproduzione della Gioconda. Le do anche quella, non si sa mai".
"Grazie ancora".
"Allora per il nuovo bancomat aspetto, eh?"
"Aspetti, aspetti pure".
"Arrivederci e grazie!"
mercoledì, giugno 18, 2008
Il prato dei corvi
A Modena c'è un parcheggio che con un minimo impegno potrebbe essere la piazza più bella della città. Doveva arrivare un architetto dalla Svizzera perché se ne accorgessero.(Purché sia un green all'americana, con la gente libera di giocarci a pallone).
martedì, giugno 17, 2008
"La figura controversa di Erode il grande"
Via Petunias, il blog con le tracce di maturità che mi sta facendo lollare da due giorni.
domenica, giugno 15, 2008
sabato, giugno 14, 2008
venerdì, maggio 30, 2008
giovedì, maggio 22, 2008
California Ruber Alles
Secondo voi questa notizia secondo la quale in california sono cominciati furti su larga scala di olio di frittura esausto per trasformarlo in biodiesel in raffinerie clandestine, sa più di passato o di futuro?
Che non si fidino delle previsionidi Scaroni delle compagnie petrolifere ?
Che non si fidino delle previsioni
lunedì, maggio 19, 2008
uno zingaro ha rubato tre bambini!
Tutti suoi, tra l'altro.
[Non ho mai avuto tempo e voglia e professionalità per verificare, ma ho sempre pensato che la leggenda urbana "zingaro-ruba-bambini" sia nata verso il Settecento, quando durante una delle periodiche ondate di Tolleranza e Integrazione, in certi ducati e Stati della Chiesa si optò per la seguente politica di assimilazione: gli si pigliava i bambini e li si chiudeva negli istituti religiosi, che visti dalle inferriate e attraverso gli occhi dei nomadi non dovevano sembrare molto diversi dal carcere a vita. Da cui l'equivoco, che perdura, su chi stesse rubando i bambini a chi. Ma non posso escludere nemmeno che dal Settecento in poi almeno una madre nomade, orbata dell'affetto (e anche, diciamolo, di una sicura fonte di reddito) non abbia deciso di rifarsi sottraendo realmente qualche pargolo alla Società, incarnata per l'occasione dalla prima madre un po' distratta che passava di lì col passeggino. Soltanto, deve essersi trattato di un fenomeno piuttosto episodico, specie se confrontato con quello dei bambini nomadi requisiti dallo Stato. Detto questo, io di zingari felici non ne ho mai visti].
[Non ho mai avuto tempo e voglia e professionalità per verificare, ma ho sempre pensato che la leggenda urbana "zingaro-ruba-bambini" sia nata verso il Settecento, quando durante una delle periodiche ondate di Tolleranza e Integrazione, in certi ducati e Stati della Chiesa si optò per la seguente politica di assimilazione: gli si pigliava i bambini e li si chiudeva negli istituti religiosi, che visti dalle inferriate e attraverso gli occhi dei nomadi non dovevano sembrare molto diversi dal carcere a vita. Da cui l'equivoco, che perdura, su chi stesse rubando i bambini a chi. Ma non posso escludere nemmeno che dal Settecento in poi almeno una madre nomade, orbata dell'affetto (e anche, diciamolo, di una sicura fonte di reddito) non abbia deciso di rifarsi sottraendo realmente qualche pargolo alla Società, incarnata per l'occasione dalla prima madre un po' distratta che passava di lì col passeggino. Soltanto, deve essersi trattato di un fenomeno piuttosto episodico, specie se confrontato con quello dei bambini nomadi requisiti dallo Stato. Detto questo, io di zingari felici non ne ho mai visti].
Osservatorio Scaroni/2 (l'ha ridetto)
Lo ha ridetto: il prezzo del petrolio dimezzerà nei prossimi 3-4 anni. Poi però, forse spaventato dall'apertura di questo osservatorio, ha tentato di nascondere la mano aggiungendo
E poi ancora, ma qui non ho più il link, pare abbia detto "ma le compagnie notoriamente non ne beccano una" (non è uno scherzo).
"Il ritorno a un prezzo che è quasi la metà di quello attuale - ha spiegato Scaroni - non è una mia previsione, ma dell'Eni e delle principali aziende petrolifere."
E poi ancora, ma qui non ho più il link, pare abbia detto "ma le compagnie notoriamente non ne beccano una" (non è uno scherzo).
domenica, maggio 18, 2008
Un sacco di nuovi blog interessanti, o quasi
* Falsoidillio sull'abolizione dell'ICI e la defiscalizzazione degli straordinari.
* Falsoidillio sul reato di immigrazione clandestina (che forse non passa).
* Falsoidillio sugli attacchi ai campi nomadi.
* Falsoidillio sulle nuove epiche italiane.
* Falsoidillio in generale.
* Falsoidillio sul reato di immigrazione clandestina (che forse non passa).
* Falsoidillio sugli attacchi ai campi nomadi.
* Falsoidillio sulle nuove epiche italiane.
* Falsoidillio in generale.
giovedì, maggio 15, 2008
Quanto tira la classe operaia
La mattina dopo, alla rassegna stampa alla radio, ho sentito leggere questo articolo di Loris Campetti sul consumo di droga nelle fabbriche oggi. Niente di troppo nuovo, forse. Mi pare di ricordare che tra gli Anni Cinquanta e Sessanta, per esempio, la scena musicale Northern Soul sorse anche grazie alla diffusione massiccia di anfetamine presso il proletariato inglese.
Nell'articolo, a un certo punto, parlando d'altro un sindacalista dice "la fabbrica è diventato un supermercato", e mi è venuto in mente che nel film di Godard la macchina da presa resta quasi sempre ferma a eccezione di due lunghissimi e speculari carrelli laterali sulla struttura della fabbrica, da un lato, e su quella del nuovo supermercato, dall'altro. Nel film di Godard sia la fabbrica che il centro commerciale potevano essere ancora un luogo di scontro (gli attivisti, le cariche della polizia), mentre nell'articolo di Campetti ogni consapevolezza di riscatto sembra assente, e tutte le relazioni rappresentate sono in qualche modo "cieche".Non so bene quale sia la conclusione. Se bisogna leggere un ritorno alla condizione proletaria pre-lotte o un'evoluzione della condizione dei lavoratori, per cui non serve più pensare in termini di alienazione o simili. Resta comunque la sensazione di generale, pervasivo e inarrestabile impoverimento, la scomparsa - nemmeno troppo rimpianta - di ogni orizzonte di speranza e bellezza. E manca pure quella fiducia che tutto sommato era capace di animare ancora il film pessimista di Godard.
mercoledì, maggio 14, 2008
martedì, maggio 13, 2008
quando mi scappa una cazzata, voi guardate la luna, vi prego
Gli autori di blog hanno un problema, tra gli altri: scrivono molto. Anche quelli che scrivono una riga al giorno: fanno 300 righe l'anno per molti anni.
Scrivendo molto, prima o poi si ripetono. Senza volere ricorrono sempre ai soliti argomenti, alle solite frasi. Del resto mica si consumano, le frasi. Se ne ho usata una 4 mesi fa e adesso mi torna utile, perché non dovrei riusarla? Altrimenti tra qualche anno mi resteranno solo parole strane e poco utilizzabili, come petrolchimico, zuzzurellone, sinestesia (un po' quel che è successo ai prosatori alla Ferrara).
Però le ricorrenze dello stesso modo di dire sono interessanti. Per esempio, Luca Sofri ha un debole con questa storia della luna e del dito, e credo sia in parte responsabile del modo in cui è dilagata in rete. Google è pietosa: in realtà la usa molto più spesso.

Ricordo l'anno scorso: molti lettori rimasero un po' di sasso quando scoprirono che in una lista di giovani speranze per il Partito Democratico segnalata da Sofri veniva inserito, senza spiegare il perché, Pierluigi Diaco. Su Diaco in passato Sofri aveva scritto cose abbastanza critiche, quindi ci si aspettava una spiegazione. In luogo della spiegazione arrivò la frase di circostanza: "quando il saggio indica la luna", eccetera. Da quel momento mi sono fatto questa idea: Sofri ricorre al saggio e alla luna quando è in difficoltà. E' una specie di tic polirematico.
[Per inciso: la frase in questione è intrinsecamente un po' antipatica, non fosse perché rischia di passare per un'auto-complimento ("Io sono saggio") nonché un biasimo a chi ha la pazienza di leggerti ("E voi siete stolti che non mi capite"). Poi, vabbè, non è che uno debba fare il simpaticone per forza].
Ieri sera Sofri ha copiato e lincato sul suo blog un pezzo di Facci, preso dal Giornale. Titolo: "Spazio i-lavori-sporchi-che-Wittgenstein-non-vuole-fare". Insomma, non avendo tempo né voglia per scrivere una critica circostanziata a Travaglio (e nessuno lo obbligava, sia chiaro) ha sottoscritto in toto quella di Facci. Non ci sarebbe nulla di male, se il pezzo di Facci entrasse nel merito.
E invece quelle di Facci sono 4300 battute in cui si cita Ciccio Graziani ed Enrico Beruschi, senza entrare nel merito mai, aggiungendo svariate imprecisioni. Davvero un "lavoro sporco" che Luca Sofri ha sottoscritto in pieno. E a chi glielo ha fatto notare, indovinate un po'? "Lo stolto guarda eccetera".
Che Travaglio non sia una fonte completa e oggettiva, è probabile se non manifesto. Ma affidarsi a Facci per smontarlo è un'operazione quantomeno temeraria: il soggetto usa tutti i mezzucci del suo avversario, e ci aggiunge parecchia malizia in più.
E in generale, tutto questo puntare alla luna comincia a suonar sospetto. Metti che un giorno tu la veda cadere davvero: c'è rischio che quel giorno nessuno voglia seguire il dito che stai puntando.
Scrivendo molto, prima o poi si ripetono. Senza volere ricorrono sempre ai soliti argomenti, alle solite frasi. Del resto mica si consumano, le frasi. Se ne ho usata una 4 mesi fa e adesso mi torna utile, perché non dovrei riusarla? Altrimenti tra qualche anno mi resteranno solo parole strane e poco utilizzabili, come petrolchimico, zuzzurellone, sinestesia (un po' quel che è successo ai prosatori alla Ferrara).
Però le ricorrenze dello stesso modo di dire sono interessanti. Per esempio, Luca Sofri ha un debole con questa storia della luna e del dito, e credo sia in parte responsabile del modo in cui è dilagata in rete. Google è pietosa: in realtà la usa molto più spesso.

Ricordo l'anno scorso: molti lettori rimasero un po' di sasso quando scoprirono che in una lista di giovani speranze per il Partito Democratico segnalata da Sofri veniva inserito, senza spiegare il perché, Pierluigi Diaco. Su Diaco in passato Sofri aveva scritto cose abbastanza critiche, quindi ci si aspettava una spiegazione. In luogo della spiegazione arrivò la frase di circostanza: "quando il saggio indica la luna", eccetera. Da quel momento mi sono fatto questa idea: Sofri ricorre al saggio e alla luna quando è in difficoltà. E' una specie di tic polirematico.
[Per inciso: la frase in questione è intrinsecamente un po' antipatica, non fosse perché rischia di passare per un'auto-complimento ("Io sono saggio") nonché un biasimo a chi ha la pazienza di leggerti ("E voi siete stolti che non mi capite"). Poi, vabbè, non è che uno debba fare il simpaticone per forza].
Ieri sera Sofri ha copiato e lincato sul suo blog un pezzo di Facci, preso dal Giornale. Titolo: "Spazio i-lavori-sporchi-che-Wittgenstein-non-vuole-fare". Insomma, non avendo tempo né voglia per scrivere una critica circostanziata a Travaglio (e nessuno lo obbligava, sia chiaro) ha sottoscritto in toto quella di Facci. Non ci sarebbe nulla di male, se il pezzo di Facci entrasse nel merito.
E invece quelle di Facci sono 4300 battute in cui si cita Ciccio Graziani ed Enrico Beruschi, senza entrare nel merito mai, aggiungendo svariate imprecisioni. Davvero un "lavoro sporco" che Luca Sofri ha sottoscritto in pieno. E a chi glielo ha fatto notare, indovinate un po'? "Lo stolto guarda eccetera".
Che Travaglio non sia una fonte completa e oggettiva, è probabile se non manifesto. Ma affidarsi a Facci per smontarlo è un'operazione quantomeno temeraria: il soggetto usa tutti i mezzucci del suo avversario, e ci aggiunge parecchia malizia in più.
E in generale, tutto questo puntare alla luna comincia a suonar sospetto. Metti che un giorno tu la veda cadere davvero: c'è rischio che quel giorno nessuno voglia seguire il dito che stai puntando.
domenica, maggio 11, 2008
sabato, maggio 10, 2008
Finalmente un governo di sinistra
Alla domanda su chi tra gli italiani dovrà fare sacrifici ora, (Tremonti - ndblogger) ha risposto: "Le banche e chi incassa la rendita petrolifera, certo non i poveri". "Qualche sacrificio devono iniziare a fare banche e petrolieri - ha spiegato - le banche dovranno pagare qualcosa in più di tasse se non faranno pagare meno i mutui alle famiglie". Mentre per quanto riguarda i petrolieri Tremonti ha spiegato che "prendono più soldi perché è aumentato il prezzo".
giovedì, maggio 08, 2008
Torino violenta
Mi sbilancio: secondo me, dopo quattro guerre e due intifade, Israele resisterà anche alla Fiera del Libro.
martedì, maggio 06, 2008
lunedì, maggio 05, 2008
martedì, aprile 29, 2008
lunedì, aprile 28, 2008
Rutelli a casa
Di buono c'è - a volerci proprio trovare un buono - che il PD non sarà quel Partito Romano che rischiava di essere perdendo in tutt'Italia e vincendo a Roma.
Adesso tutti a casa, perché avete perso tutto, e male, e non ci sono più scuse.
Adesso tutti a casa, perché avete perso tutto, e male, e non ci sono più scuse.
sabato, aprile 26, 2008
Bamboccioni in cabina elettorale
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Caro elettore di sinistra,
che continua ad andare a votare e a prendersela con coloro che non lo fanno, oltre a quello che già ti dissi a suo tempo sai cosa ti aggiungo? Che sei un bamboccione. Non ti offendere, mi ci metto anch’io, sono andato a votare anch’io questa volta. E anche la scorsa, nel 2006. Quindi dal tuo punto di vista sono in regola: ho fatto quanto era nelle mie possibilità per evitare la vittoria del cattivo Berlusconi e adesso mi devi stare a sentire.
Il problema ovviamente non è B, il problema è quel sistema chiamato democrazia. Lo vuoi sapere cosa è la vera democrazia? La vera democrazia è quel razionamento del riso che si sta verificando in alcuni supermercati americani. Il governo legittimamente eletto ha sovvenzionato la trasformazione del mais in carburante, sì? Ok, adesso però il Paese sta rimanendo senza riso. Per favore, ora non venirmi a dire che la questione è più complessa di come l’ho messa giù in una riga. Non venirmi a dire che forse è un fenomeno passeggero che riguarda solo alcune realtà ecc. Non concentrarti sul dito, guarda la Luna per una volta. La Luna è che la democrazia, ovvero il governo del popolo, questo dovrebbe essere: delitto e castigo. Il popolo fa una cazzata, il popolo la paga. Ma la democrazia che tu difendi è l’esatto contrario di questo. La storia degli Stati Uniti, la più grande democrazia del mondo si dice di solito per amor di retorica, in questi ultimi di amministrazione Bush è emblematica: il governo fa una guerra ma la fa con soldati volontari e a spese del debito pubblico, quindi le conseguenze per l’uomo della strada di fatto non si vedono (forse adesso si stanno cominciando a vedere). Se le sobbarcherà, almeno per quanto riguarda le conseguenze finanziarie, il prossimo Presidente. Che però le scaricherà su quello passato (“guardate il buco che ci ha lasciato”). Ma quello passato, avendo già sgombrato il campo, non sarà più responsabile di nulla.
Alla fine qualcuno pagherà ma quando questo avverrà - lo sappiamo benissimo - oltre ad essere irrimediabilmente compiuto il danno, non ci si concentrerà sulle responsabilità di chi l’ha provocato ma solo su quali saranno le minori prestazioni che lo stato potrà offrirti di conseguenza, su quanti saranno gli anni in più da lavorare per avere una pensione etc. E inoltre, ingiustizia nell’ingiustizia, pagheranno tanto coloro che elessero Bush per il secondo mandato quanto quelli che l’avevano avversato intuendo le cazzate che stava facendo. La democrazia che tu difendi, caro elettore fondamentalista, è semplicemente il luogo del delitto perfetto.
Ma veniamo alle cose di casa nostra, caro il mio rosicone: il problema non è che la Lega Nord abbia vinto le elezioni promettendo di cacciare a pedate i clandestini (era l’espressione preferita della Santanchè a dire il vero, ma sono sicuro che la condividono appieno). Magari lo facesse: sarebbe la volta che finalmente si fermerebbe questo cazzo di paese. Per mancanza di manodopera, di poliziotti, di Cpt, per ingolfamento dei tribunali. Il problema è che sappiamo tutti che non lo farà mai (prima di tutto perché non è possibile) e sappiamo tutti che nessuno gliene chiederà mai conto. Perché il voto è una cosa da bamboccioni: anonimo come le scritte sui cessi, anche questo già una volta te lo dissi. Il voto è l’irresponsabilità eletta a sistema di governo: nessuno può chiedertene conto e tu elettore, a tua volta, a nessun rappresentante eletto puoi chiedere conto per davvero, cioè in modo concreto, tipo portandolo in tribunale per i danni che ti ha provocato. Certo puoi non eleggerlo più la prossima volta. Sei libero di mettere al suo posto un altro cialtrone. Poi sei libero di eleggerlo nuovamente due volte dopo, quando i danni te li avrà fatti dimenticare la tv.
Il voto che tanto invochi, caro crocettaro appassionato, è una cosa talmente poco seria che pare che il 6% degli elettori (più di 1 su 20) decida cosa votare in cabina elettorale o nel tragitto tra casa e il seggio. Ti rendi conto?
Se vuoi provare a limitare i danni, o mio buon elettore sinistorso, oltre a batterti per il voto nominale anziché anonimo la devi smettere di fare chiamate alle urne. Devi fare l’esatto contrario: lasciare a casa più cialtroni possibile. Pretendere che l’atto del votare diventi più difficile. Forse dovrebbe essere a pagamento - una cifra modica per carità – previo superamento di un esame. Poi i seggi dovrebbero essere pochi e scomodissimi, tipo dislocati solo in baite di montagna da raggiungere a piedi dopo 2 ore di cammino, portandosi il pranzo al sacco nello zaino.
Si dice che il principio guida della democrazia moderna sia “una testa, un voto” . Ecco, appunto. Cerchiamo di applicarlo.
mercoledì, aprile 23, 2008
non grattarti le corna, disse all'asino il bue
Che se uno ci pensa a mente fredda, Veltroni che chiede a Prodi di non dimettersi dalla presidenza del PD è il Paradosso Definitivo.
martedì, aprile 22, 2008
Osservatorio Scaroni (qui si ride)/1
E' ufficiale: da oggi su questo blog si apre un osservatorio dedicato alle sparate dell'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni sul prezzo del petrolio.
Come i nostri affezionati lettori già sanno Scaroni è famoso perchè non ne azzecca una.
Ieri ad esempio ha dichiarato che
Tenetelo a mente e, se avete due euro, investiteli in titoli petroliferi.
Nel frattempo i sauditi hanno annunciato che non hanno piani per incrementare la loro capacità produttiva dopo il 2009
(grazie a Petrolio di Debora Billi)
Come i nostri affezionati lettori già sanno Scaroni è famoso perchè non ne azzecca una.
Ieri ad esempio ha dichiarato che
la massa di investimenti di questi anni che tutto il settore sta facendo, non puo' che far scendere in tre-quattro anni il prezzo del petrolio a 60-70 dollari.
Tenetelo a mente e, se avete due euro, investiteli in titoli petroliferi.
Nel frattempo i sauditi hanno annunciato che non hanno piani per incrementare la loro capacità produttiva dopo il 2009
(grazie a Petrolio di Debora Billi)
lunedì, aprile 21, 2008
Tramonto dell'occidente (del resto a questo serve, l'occidente)
Osservare Psycho e soci che discettano del crollo dell'impero economico americano è fighissimo, anche se si è in grado soltanto di guardare le figure.
domenica, aprile 20, 2008
"Il PRC dà l'addio a Bertinotti"
Semmai il contrario.
Bertinotti ha un appeal televisivo e lo conoscono tutti. Il Prc è una lista extraparlamentare, roba che nemmeno DP ai tempi di Capanna. Insomma ho la sensazione che da qui in poi sentirò più parlare di Fausto che del PRC. Tanto più che ha lasciato la politica, quindi lo si può invitare nei programmi del pomeriggio per parlare di velluto a coste. Invece il Prc su cosa dovrebbe rispondere a chi?
Inoltre, e ve lo dico da antipatizzante storico per il personaggio, queste torrenziali mail che ci mandate in cui spiegate che Fausto va espulso perché anticomunista, beh, sono un bruttissimo segno. Il Novecento è finito, sia come stile d'arredo che come secolo delle purghe politiche.
Bertinotti ha un appeal televisivo e lo conoscono tutti. Il Prc è una lista extraparlamentare, roba che nemmeno DP ai tempi di Capanna. Insomma ho la sensazione che da qui in poi sentirò più parlare di Fausto che del PRC. Tanto più che ha lasciato la politica, quindi lo si può invitare nei programmi del pomeriggio per parlare di velluto a coste. Invece il Prc su cosa dovrebbe rispondere a chi?
Inoltre, e ve lo dico da antipatizzante storico per il personaggio, queste torrenziali mail che ci mandate in cui spiegate che Fausto va espulso perché anticomunista, beh, sono un bruttissimo segno. Il Novecento è finito, sia come stile d'arredo che come secolo delle purghe politiche.
domenica, aprile 13, 2008
sorridi, sei nell'urna
Io voto nello stesso luogo dove lavoro, e a norma di regolamento non potrei portarci dentro il cellulare nemmeno quando ci lavoro.
Stamane quando sono arrivato non c'erano carabinieri, né vigili, nessuno. Un minaccioso manifesto avvisava dappertutto di lasciar fuori i telefoni. Ma il cestino apposito non c'era, e non ho neanche perso tempo a chiederlo. Per cui sì, sono entrato nell'urna con un telefono atto a scattare foto e video (da tre a sei mesi di detenzione, diceva il manifesto).
Sapete come siamo fatti noi blog, giornalistucoli della domenica. Insomma, nell'urna ero lì lì per scattarmi la foto, pensavo che sarebbe stato un bello scoop nel suo piccolo. Però non l'ho fatto, e ancora adesso mi chiedo perché. Per senso civico? O per semplice paura, anche se i tutori della legge erano del tutto assenti? Più probabilmente per pigrizia.
Comunque mi è rimasta la curiosità di capire come funziona il business dei videotelefoni nell'urna. Intanto: vale la videochiamata? Ma non s'intasa la linea dell'acquirente del voto (presumendo che ne compri almeno qualche centinaio in blocco)? Come fai, resti nell'urna finché non prendi la linea? Oppure mandi il messaggino? Basta fotografare la scheda o ci devi mettere anche la faccia? Perché ci sarà anche quello che fa la foto e invece di vendere il voto vende la foto a quelli che vendono il voto. Conoscendo la proverbiale intraprendenza degli italiani, specie di certe regioni non nordiche, è facile presumere che con una foto sola si riescano a vendere anche una dozzina di voti.
Ma siccome la cosa va avanti già da due o tre elezioni, è presumibile che nel frattempo gli acquirenti di voti si siano organizzati onde scongiurare le truffe, per cui probabilmente pagano dei rilevatori che controllano tutte le foto che arrivano dalle urne per verificare che siano foto diverse e non copie dello stesso scrutinio. E tuttavia anche questi tecnici si possono corrompere, e così via.
Tutti questi pensieri alla fine mi riportano alla considerazione di partenza, e cioè: uno dei motivi per cui io sono una persona generalmente onesta, oltre al relativo benessere in cui sono cresciuto, è la pigrizia. Delinquere ha da essere una gran fatica.
Stamane quando sono arrivato non c'erano carabinieri, né vigili, nessuno. Un minaccioso manifesto avvisava dappertutto di lasciar fuori i telefoni. Ma il cestino apposito non c'era, e non ho neanche perso tempo a chiederlo. Per cui sì, sono entrato nell'urna con un telefono atto a scattare foto e video (da tre a sei mesi di detenzione, diceva il manifesto).
Sapete come siamo fatti noi blog, giornalistucoli della domenica. Insomma, nell'urna ero lì lì per scattarmi la foto, pensavo che sarebbe stato un bello scoop nel suo piccolo. Però non l'ho fatto, e ancora adesso mi chiedo perché. Per senso civico? O per semplice paura, anche se i tutori della legge erano del tutto assenti? Più probabilmente per pigrizia.
Comunque mi è rimasta la curiosità di capire come funziona il business dei videotelefoni nell'urna. Intanto: vale la videochiamata? Ma non s'intasa la linea dell'acquirente del voto (presumendo che ne compri almeno qualche centinaio in blocco)? Come fai, resti nell'urna finché non prendi la linea? Oppure mandi il messaggino? Basta fotografare la scheda o ci devi mettere anche la faccia? Perché ci sarà anche quello che fa la foto e invece di vendere il voto vende la foto a quelli che vendono il voto. Conoscendo la proverbiale intraprendenza degli italiani, specie di certe regioni non nordiche, è facile presumere che con una foto sola si riescano a vendere anche una dozzina di voti.
Ma siccome la cosa va avanti già da due o tre elezioni, è presumibile che nel frattempo gli acquirenti di voti si siano organizzati onde scongiurare le truffe, per cui probabilmente pagano dei rilevatori che controllano tutte le foto che arrivano dalle urne per verificare che siano foto diverse e non copie dello stesso scrutinio. E tuttavia anche questi tecnici si possono corrompere, e così via.
Tutti questi pensieri alla fine mi riportano alla considerazione di partenza, e cioè: uno dei motivi per cui io sono una persona generalmente onesta, oltre al relativo benessere in cui sono cresciuto, è la pigrizia. Delinquere ha da essere una gran fatica.
sabato, aprile 12, 2008
giovedì, aprile 10, 2008
sbatti il mostro in homepage
Oggi sul sito del Carlino Modena leggo:
NEI GUAI UN 17ENNE Si era appartato dietro un cespuglio
Il giovane era stato notato da due donne al parco XXII aprile mentre si nascondeva dietro un cespuglio e toccava nelle parti intime una bambina.
Un pedofilo 17enne m'incuriosisce, così clicco. Lui ha effettivamente 17 anni, la "bimba" 14, il sito del Carlino Modena fa cagare quanto il cartaceo (e non puoi neanche pulirciti).
NEI GUAI UN 17ENNE
Si era appartato dietro un cespuglio
per molestare una bimba, arrestato
Il giovane era stato notato da due donne al parco XXII aprile mentre si nascondeva dietro un cespuglio e toccava nelle parti intime una bambina.Un pedofilo 17enne m'incuriosisce, così clicco. Lui ha effettivamente 17 anni, la "bimba" 14, il sito del Carlino Modena fa cagare quanto il cartaceo (e non puoi neanche pulirciti).
la Libertà schifando il Popolo
Poi magari da vicino è bellissima.Ma da questa distanza sembra fornire agli iracheni un motivo per rimpiangere quella che ci stava prima (casomai ne mancassero).
mercoledì, aprile 09, 2008
è per vedere meglio quella zxxxxxx di tua sorella
Ma voi lo sapevate che Materazzi porta gli occhiali, almeno quando va in tribunale a Londra?Bisogna dire che gli danno un tono.
Anche se c'è ancora l'adesivo sulle lenti - oppure è l'ultimo grido portarli così, informatemi.
venerdì, aprile 04, 2008
il voto utile, o almeno non troppo dannoso
Io spero che Mau abbia il tempo per fare un'analisi approfondita di tutte le regioni; in ogni caso chi vota in Umbria o in Lombardia può già avvalersene.
Se ho capito bene, almeno in queste due regioni votando Sinistra Arcobaleno al senato non si toglierebbe un seggio al PD, ma al Popolo della Libertà. Come fa notare lui stesso, per spostare anche solo l'1% bisognerebbe essere parecchi (60.000 in Lombardia), ma almeno si va nell'urna con una sensazione di intelligenza.
Se ho capito bene, almeno in queste due regioni votando Sinistra Arcobaleno al senato non si toglierebbe un seggio al PD, ma al Popolo della Libertà. Come fa notare lui stesso, per spostare anche solo l'1% bisognerebbe essere parecchi (60.000 in Lombardia), ma almeno si va nell'urna con una sensazione di intelligenza.
giovedì, aprile 03, 2008
Succedesse a me
Avrei difficoltà a lavarmi la faccia per qualche settimana (ok, è andata, ho scritto il pezzo più stupido della mia vita).
mercoledì, aprile 02, 2008
venerdì, marzo 28, 2008
Monsieur e Madame Faccia di Gomma
Improvvisamente ho la sensazione che il mondo debba conoscere il mio parere su M. e Mme Sarkozy, che in questo momento si articola in due punti:
1. Lei è perfetta. Jacqueline e Diana si rodono nelle rispettive tombe. Sembra fatta apposta per fare la moglie del President, non fosse che (2).
2. Lui, di fianco a una così, sembra un buffone. Ancora più faccia-di-gomma di quanto non sia.
E qui bisognerebbe aprire un capitolo sulla gommosità facciale dei presidenti francesi, che non ha paragoni al mondo. In fondo Chirac e Sarkozy hanno ben poco in comune, a parte un vaghissimo retroterra gollista e una faccia che dice: "prendimi per le estremità, strizzami, maneggiami come pongo". Potrebbe essere un carattere nazionale, un sostrato celtico.
Oppure è colpa dei Guignols de l'Info, che se non sapete cosa sono non c'è problema, ve lo spiego in breve. E' la più fortunata trasmissione satirica francese, va in onda tutte le sere in chiaro su C+, ed è totalmente interpretata da burattini di gomma (latex). Vanno avanti da 20 anni, più o meno come Striscia (basta accostare le due trasmissioni per misurare l'abisso culturale: i Guignols si rivolgono più o meno allo stesso target di Striscia, ma sono 20 o 30 volte più intelligenti). In tutto questo tempo i Guignols sono stati accusati, per esempio, di aver contribuito all'elezione di Chirac proprio perché lo prendevano di mira più degli altri candidati, e ancora prima dell'elezione presidenziale lo avevano trasformato nel vero protagonista del programma: del resto sembrava fatto apposta, aveva la faccia giusta, già gommosa in partenza.
Ecco, magari ai francesi sta succedendo questo: essendo abituati a vedere le caricature gommose dei politici più spesso che le loro versioni in carne e ossa, finiscono per preferire il candidato che si mostra maggiormente gommoso anche dal vero, oscuramente consapevoli che magari non sarà il migliore, ma sicuramente li farà divertire. E Sarkò si trova nella situazione drammatica del politico a cui la gente chiede uno spettacolino di varietà: la situazione esattamente opposta a quella di Berlusconi.
1. Lei è perfetta. Jacqueline e Diana si rodono nelle rispettive tombe. Sembra fatta apposta per fare la moglie del President, non fosse che (2).
2. Lui, di fianco a una così, sembra un buffone. Ancora più faccia-di-gomma di quanto non sia.
E qui bisognerebbe aprire un capitolo sulla gommosità facciale dei presidenti francesi, che non ha paragoni al mondo. In fondo Chirac e Sarkozy hanno ben poco in comune, a parte un vaghissimo retroterra gollista e una faccia che dice: "prendimi per le estremità, strizzami, maneggiami come pongo". Potrebbe essere un carattere nazionale, un sostrato celtico.
Oppure è colpa dei Guignols de l'Info, che se non sapete cosa sono non c'è problema, ve lo spiego in breve. E' la più fortunata trasmissione satirica francese, va in onda tutte le sere in chiaro su C+, ed è totalmente interpretata da burattini di gomma (latex). Vanno avanti da 20 anni, più o meno come Striscia (basta accostare le due trasmissioni per misurare l'abisso culturale: i Guignols si rivolgono più o meno allo stesso target di Striscia, ma sono 20 o 30 volte più intelligenti). In tutto questo tempo i Guignols sono stati accusati, per esempio, di aver contribuito all'elezione di Chirac proprio perché lo prendevano di mira più degli altri candidati, e ancora prima dell'elezione presidenziale lo avevano trasformato nel vero protagonista del programma: del resto sembrava fatto apposta, aveva la faccia giusta, già gommosa in partenza.
Ecco, magari ai francesi sta succedendo questo: essendo abituati a vedere le caricature gommose dei politici più spesso che le loro versioni in carne e ossa, finiscono per preferire il candidato che si mostra maggiormente gommoso anche dal vero, oscuramente consapevoli che magari non sarà il migliore, ma sicuramente li farà divertire. E Sarkò si trova nella situazione drammatica del politico a cui la gente chiede uno spettacolino di varietà: la situazione esattamente opposta a quella di Berlusconi.
mercoledì, marzo 26, 2008
Petrolio: la parola agli esperti
SONDAGGIO: GREGGIO SALIRA' A 62 DLR, POI SCENDE A 53
(AGI) - New York, giu. - I dirigenti dell'industria energetica nordamericana prevedono che il prezzo del petrolio greggio Usa continuera' a salire fino a toccare i 62 dollari, per poi assestarsi piu' in basso, sui 53 a fine anno, e imboccare poi la strada in discesa per i prossimi cinque anni: e' quanto risulta da un sondaggio condotto dalla RBC Capital Markets. Sono stati interpellati una cinquantina di manager e di investitori istituzionale: due terzi di loro prevedono che il prezzo ripieghera' a 35 dollari nel giro di cinque anni, mentre per il terzo restante potrebbe proseguire l'ascesa e nello stesso arco di tempo il barili potrebbe arrivare ai 100 dollari. Venerdi' I future del greggio Usa alla borsa merci di New York ha toccato il nuovo record di 58,60 dollari al barile, superando i 58,28 del record stabilito il 4 aprile. La nuova impennata e' coincisa con l'allarme causato dalla decisione di molti governi occidentali, Usa inclusi, di chiudere i propri consolati in Nigeria, per il pericolo di attentati. Anche se la Nigeria ha continuato a produrre ed esportare regolarmente petrolio, la minaccia terroristica ha preoccupato i mercati.
20/06/2005
CONFINDUSTRIA: PETROLIO A 49,6 DOLLARI BARILE MEDIA 2005
(AGI) - Roma, 12 lug. - I prezzi del petrolio resteranno elevati nel breve-medio termine ma le quotazioni non saliranno ne' potranno restare stabilmente sopra i 60 dollari a barile. E' quanto stima il Centro studi Confindustria, aggiungendo che nella seconda parte di quest'anno le quotazioni del Brent si posizioneranno sopra i 48 dollari (49,6 dollari per barile nella media dell'anno). Nel corso del 2006 si dovrebbe assistere ad un'altra lieve riduzione, che porterebbe alla fine dell'anno prossimo le quotazioni a 44 dollari al barile, con una media annua di 45,8 dollari. (AGI) Fra 121036 LUG 05 –
12/07/05
PETROLIO: OPEC, PREZZI A 45-55 DOLLARI AL BARILE NEL 2006
L'Opec prevede che i prezzi del petrolio si stabilizzeranno intorno a 45-55 dollari al barile il prossimo anno e non ritiene necessario aumentare la produzione di greggio. Lo ha dichiarato Adnan Shihab-Eldin, facente funzione di segretario generale, in un'intervista a Reuters Television. "La richiesta all'Opec non dovrebbe crescere significativamente il prossimo anno. Per noi non c'e' necessita' di aumentare la produzione - ha dichiarato Eldin - Stimo i prezzi del prossimo anno nel range di 45-55 dollari. C'e' lo spazio perche' si stabilizzino in questo range, certamente sopra 40 dollari".
31/10/05
IL PREZZO NEL 2006 A 50 DOLLARI IL BARILE
Nel 2006, il prezzo medio del petrolio dovrebbe posizionarsi attorno ai 50 dollari al barile. Lo sostiene Fatih Birol, capo economista dell'Aie, l'Agenzia Internazionale per l'Energia, sottolineando che «se tutto va bene, e soltanto se, il prezzo medio potrebbe scendere a 50$». Il prezzo, dice, «e' ancora molto elevato e - aggiunge - non siamo in grado di rassicurare i consumatori». Birol ammette infatti che per la domanda finale «i prezzi del gas sono già alti e probabilmente saliranno ancora più su».
Il manifesto - 29/12/ 05
SCARONI: NESSUN ALLARME RIFORNIMENTI. IL PREZZO DEL PETROLIO CALERÀ
Scaroni ha sottolineato di voler precisare in modo “chiaro come il cristallo che la sicurezza dei rifornimenti non è minacciata dalla scarsezza di idrocarburi”. Parallelamente ha previsto un calo del prezzo del petrolio l'anno prossimo a 50-60 dollari per barile.
Scaroni ha anche messo uno stop ai “profeti della rovina” che annunciano la fine delle riserve di greggio: ''Il mondo non sta finendo il petrolio”, al contrario, grazie alla tecnologia le risorse recuperabili mondiali sono aumentate nel tempo (da 0,6 triliardi di barili negli anni '40 a due negli anni '70 fino alle più recenti stime di fino 3,9). A suo avviso è possibile aumentare del 3% annuo la produzione mondiale
19/09/06
PETROLIO: SCARONI, PER DUE ANNI PREZZI SU LIVELLI ATTUALI
(AGI) - Roma, 4 dic. - Per i prossimi due anni il prezzo del petrolio dovrebbe rimanere sui livelli attuali. Questa la previsione di Paolo Scaroni, ad del gruppo Eni. "La nostra previsione e' che per i prossimi due anni il prezzo rimanga piu' o meno dove e' adesso, tra i 50 e i 60 dollari al barile", ha dichiarato il top manager a margine della presentazione del libro 'L'era del petrolio' di Leonardo Maugeri, direttore strategie e sviluppo di Eni. "Nel medio termine", ha aggiunto Scaroni , "ci dovrebbe essere una discesa, ma non sotto i 40 dollari al barile". (AGI)
5/12/06
ASPO CONFERENCE: OIL TO REACH $100 A BARREL ‘NEXT YEAR’
Ian Power, Irish Examiner
OIL is set to reach $100 a barrel by the end of next year, with production set to peak as early as 2015, a conference on the subject was told yesterday.
Chief economist at CIBC World Markets Jeff Rubin made the comments at the Association for the Study of Peak Oil and Gas conference in Cork yesterday, where world renowned experts in oil supply and demand met to discuss the future of the commodity.
Mr Rubin predicts that the price of oil will rocket in the next 12 months as consumption increases and supply diminishes.
“Triple digit prices, around $100 a barrel by the end of next year, will further depress demand for oil and the higher prices go, the sooner we will wean ourselves off hydrocarbons, which is where we need to go,” said Mr Rubin.
The conference was also told by former US Energy Secretary Dr James R Schlesinger that the world would need to discover another four or five countries with oil levels similar to Saudi Arabia to sustain oil production.
The conference heard that the peak production rate for oil will be reached when the industry reaches 100 million barrels per day, and it will then spiral into decline.
18/09/07
(AGI) - New York, giu. - I dirigenti dell'industria energetica nordamericana prevedono che il prezzo del petrolio greggio Usa continuera' a salire fino a toccare i 62 dollari, per poi assestarsi piu' in basso, sui 53 a fine anno, e imboccare poi la strada in discesa per i prossimi cinque anni: e' quanto risulta da un sondaggio condotto dalla RBC Capital Markets. Sono stati interpellati una cinquantina di manager e di investitori istituzionale: due terzi di loro prevedono che il prezzo ripieghera' a 35 dollari nel giro di cinque anni, mentre per il terzo restante potrebbe proseguire l'ascesa e nello stesso arco di tempo il barili potrebbe arrivare ai 100 dollari. Venerdi' I future del greggio Usa alla borsa merci di New York ha toccato il nuovo record di 58,60 dollari al barile, superando i 58,28 del record stabilito il 4 aprile. La nuova impennata e' coincisa con l'allarme causato dalla decisione di molti governi occidentali, Usa inclusi, di chiudere i propri consolati in Nigeria, per il pericolo di attentati. Anche se la Nigeria ha continuato a produrre ed esportare regolarmente petrolio, la minaccia terroristica ha preoccupato i mercati.
20/06/2005
CONFINDUSTRIA: PETROLIO A 49,6 DOLLARI BARILE MEDIA 2005
(AGI) - Roma, 12 lug. - I prezzi del petrolio resteranno elevati nel breve-medio termine ma le quotazioni non saliranno ne' potranno restare stabilmente sopra i 60 dollari a barile. E' quanto stima il Centro studi Confindustria, aggiungendo che nella seconda parte di quest'anno le quotazioni del Brent si posizioneranno sopra i 48 dollari (49,6 dollari per barile nella media dell'anno). Nel corso del 2006 si dovrebbe assistere ad un'altra lieve riduzione, che porterebbe alla fine dell'anno prossimo le quotazioni a 44 dollari al barile, con una media annua di 45,8 dollari. (AGI) Fra 121036 LUG 05 –
12/07/05
PETROLIO: OPEC, PREZZI A 45-55 DOLLARI AL BARILE NEL 2006
L'Opec prevede che i prezzi del petrolio si stabilizzeranno intorno a 45-55 dollari al barile il prossimo anno e non ritiene necessario aumentare la produzione di greggio. Lo ha dichiarato Adnan Shihab-Eldin, facente funzione di segretario generale, in un'intervista a Reuters Television. "La richiesta all'Opec non dovrebbe crescere significativamente il prossimo anno. Per noi non c'e' necessita' di aumentare la produzione - ha dichiarato Eldin - Stimo i prezzi del prossimo anno nel range di 45-55 dollari. C'e' lo spazio perche' si stabilizzino in questo range, certamente sopra 40 dollari".
31/10/05
IL PREZZO NEL 2006 A 50 DOLLARI IL BARILE
Nel 2006, il prezzo medio del petrolio dovrebbe posizionarsi attorno ai 50 dollari al barile. Lo sostiene Fatih Birol, capo economista dell'Aie, l'Agenzia Internazionale per l'Energia, sottolineando che «se tutto va bene, e soltanto se, il prezzo medio potrebbe scendere a 50$». Il prezzo, dice, «e' ancora molto elevato e - aggiunge - non siamo in grado di rassicurare i consumatori». Birol ammette infatti che per la domanda finale «i prezzi del gas sono già alti e probabilmente saliranno ancora più su».
Il manifesto - 29/12/ 05
SCARONI: NESSUN ALLARME RIFORNIMENTI. IL PREZZO DEL PETROLIO CALERÀ
Scaroni ha sottolineato di voler precisare in modo “chiaro come il cristallo che la sicurezza dei rifornimenti non è minacciata dalla scarsezza di idrocarburi”. Parallelamente ha previsto un calo del prezzo del petrolio l'anno prossimo a 50-60 dollari per barile.
Scaroni ha anche messo uno stop ai “profeti della rovina” che annunciano la fine delle riserve di greggio: ''Il mondo non sta finendo il petrolio”, al contrario, grazie alla tecnologia le risorse recuperabili mondiali sono aumentate nel tempo (da 0,6 triliardi di barili negli anni '40 a due negli anni '70 fino alle più recenti stime di fino 3,9). A suo avviso è possibile aumentare del 3% annuo la produzione mondiale
19/09/06
PETROLIO: SCARONI, PER DUE ANNI PREZZI SU LIVELLI ATTUALI
(AGI) - Roma, 4 dic. - Per i prossimi due anni il prezzo del petrolio dovrebbe rimanere sui livelli attuali. Questa la previsione di Paolo Scaroni, ad del gruppo Eni. "La nostra previsione e' che per i prossimi due anni il prezzo rimanga piu' o meno dove e' adesso, tra i 50 e i 60 dollari al barile", ha dichiarato il top manager a margine della presentazione del libro 'L'era del petrolio' di Leonardo Maugeri, direttore strategie e sviluppo di Eni. "Nel medio termine", ha aggiunto Scaroni , "ci dovrebbe essere una discesa, ma non sotto i 40 dollari al barile". (AGI)
5/12/06
ASPO CONFERENCE: OIL TO REACH $100 A BARREL ‘NEXT YEAR’
Ian Power, Irish Examiner
OIL is set to reach $100 a barrel by the end of next year, with production set to peak as early as 2015, a conference on the subject was told yesterday.
Chief economist at CIBC World Markets Jeff Rubin made the comments at the Association for the Study of Peak Oil and Gas conference in Cork yesterday, where world renowned experts in oil supply and demand met to discuss the future of the commodity.
Mr Rubin predicts that the price of oil will rocket in the next 12 months as consumption increases and supply diminishes.
“Triple digit prices, around $100 a barrel by the end of next year, will further depress demand for oil and the higher prices go, the sooner we will wean ourselves off hydrocarbons, which is where we need to go,” said Mr Rubin.
The conference was also told by former US Energy Secretary Dr James R Schlesinger that the world would need to discover another four or five countries with oil levels similar to Saudi Arabia to sustain oil production.
The conference heard that the peak production rate for oil will be reached when the industry reaches 100 million barrels per day, and it will then spiral into decline.
18/09/07
lunedì, marzo 24, 2008
sabato, marzo 22, 2008
Blogger e giornalisti in squadra assieme?
L'articolo che potete leggere qui sotto e che è uscito ieri sul Manifesto (nella pagina dello Sport) è stato ispirato da due post di questo blog: 1 e 2
Non vorrei esagerare con la serietà ma mi sembra, nel suo piccolo, un esempio di circuito virtuoso tra blog e giornalismo.
(lo copioincollo perchè notoriamente Il Manifesto cancella gli articoli dal suo sito nel giro di una settimana)
LA SQUADRA DEGLI OPERAI CHE FECE LA RIVOLUZIONE
Nel campionato regionale catalano soppravvive il Club Esportiu Júpiter che nel 1925 fu campione di Spagna e sfidò la dittatura
Andrea Sceresini
Barcellona
Prima c'è stata la dittatura, poi la guerra civile. Infine, l'avvento del calcio miliardario, l'esplosione dei grandi club, il consumismo della movida e del lusso sfrenato. Oggi, di quel vecchio stadio non resta più nulla: solo pochi ricordi, incorniciati nelle foto in bianco e nero. L'impianto è stato abbattuto, nel 1948, per ordine del regime. Al suo posto, sono arrivati i locali alla moda, le discoteche e le spiagge dei vip. Una lenta invasione. Che ha cancellato, nel giro di pochi decenni, gran parte dell'antico volto proletario di Barcellona. La squadra, però, continua a giocare. Non a Poble Nou, ma qualche isolato più a nord: dove le vie seguitano ad essere povere e i ragazzini si rincorrono sudati, come una volta, sulla terra battuta all'ombra dei palazzi popolari. Il Club Esportiu Júpiter ha traslocato, ma non ha smesso di vivere. Un tempo, era la selecciòn degli operai. Il suo nome significava sport: fútbol, come si dice da queste parti. Ma anche ribellione, anarchia e lotta di classe. «Io ero bambino negli anni Sessanta - racconta Julio Nacarino, ex presidente e memoria storica del gruppo, mentre fuma intabarrato nel suo giubbotto di pelle - la squadra era già in declino, e Franco ci aveva tolto sia lo stemma che i colori. Ma il mito resisteva, e ci affascinava. Lo fa ancora oggi, che giochiamo nel campionato regionale, dimenticati da tutti. Eppure, nel 1925 siamo stati campioni di Spagna. Abbiamo fatto la rivoluzione, siamo stati in carcere. Questo è stato il nostro Júpiter».
Storie lontane: di un calcio diverso, che predicava l'impegno e la giustizia sociale. E che oggi, forse, ha veramente cessato di esistere. E' il 1909, quando due ragazzotti inglesi decidono di fondare il club. Poble Nou, in riva al mare, è il «barrio» libertario: fabbriche, stabilimenti, strade operaie. La fede, saldamente repubblicana. E, non a caso, i primi soci del Júpiter sono quasi tutti anarchici. Per stemma, si fregiano della bandiera dell'indipendentismo catalano: cinque strisce bianche e quattro rosse, sormontare dalla stella a cinque punte. «Poi col passare degli anni, le connotazioni politiche si fecero sempre più marcate - continua Nacarino - la società si affiliò alla Cnt, il sindacato rivoluzionario, e, più tardi, al Soccorso rosso internazionale. Anche il numero dei soci crebbe a dismisura. Negli anni venti, erano già più di duemila». Ogni domenica, il piccolo stadio in calle Lope de Vega si affolla di donne e lavoratori. Le tribune sono in legno, e non sempre riescono ad accogliere tutti. Poi, nel 1923, arriva il golpe di Miguel Primo de Rivera, e anche per il Júpiter comincia l'epoca delle persecuzioni: «Dovemmo cambiar nome. Il club fu ribattezzato Hercules. Venne imposto anche un nuovo simbolo, più sobrio, e sormontato da una rassicurante corona reale. Molti affiliati furono rinchiusi in carcere, gli altri si diedero alla lotta».
Due anni dopo, a sorpresa, giunge il titolo di campioni di Spagna: si suona la March reàl, ma i tifosi non gradiscono e cominciano a fischiare. Scoppia lo scandalo: per tutta risposta, il governatore militare della Catalogna scatena una nuova ondata di arresti, infliggendo sei mesi di sospensione all'intera società. Sono tempi duri: per il calcio e per i lavoratori. In tutta la Catalogna, imperversano i «pistoleros patronales»: vere e proprie bande di sicari, organizzate al soldo degli industriali. Anche la Cnt ricorre alla lotta armata. I suoi leader sono Durruti, Ascaso e Garcìa Oliver: «los Solidarios», un nome che ben presto entrerà nel mito. Scioperi, sparatorie e attentati accompagnano ogni contrattazione. E il Júpiter, ovviamente, non resta a guardare: «Il club versava al movimento gran parte dei suoi incassi - spiega l'ex presidente, senza nascondere un orgoglioso sorriso - in breve tempo lo stadio si trasformò in un arsenale. Le pistole venivano smontate e nascoste dentro i palloni, durante le trasferte. Così operai, calciatori ed anarchici condussero fianco a fianco le proprie battaglie». Solo la fuga del re e la nascita della repubblica riusciranno, in qualche modo, a porre fine al massacro. E' il 1931. Il 25 settembre, Poble Nou accoglie Francisc Macià, leader della sinistra catalana: vecchio, coi capelli bianchi, anche lui reduce dalla galera. La folla si assiepa commossa, mentre un fotografo improvvisato immortala in un flash lo storico istante. Tocca al vecchio combattente restituire alla squadra il suo antico stemma: rosso, giallo, e stella blu. Lo stesso che la dittatura aveva deciso di cancellare.
Durerà comunque poco: solo qualche anno. Il 19 luglio del 1936, all'alba, tutta Poble Nou si sveglia di soprassalto. Le fabbriche suonano le sirene e gli operai escono in fretta, mentre per le strade una grossa notizia si sta diffondendo: i militari di Franco hanno appena abbandonato le caserme. Anche a Barcellona è cominciata la guerra civile. «I nostri vecchi hanno vividi ricordi di quella giornata. La folla si diresse allo stadio: c'erano tutti, persino qualche calciatore. Faceva caldo e il terreno brulicava di uomini. Le armi scarseggiavano, ma d'un tratto si cominciò a cantare. Era una vecchia melodia, l'inno della rivolta delle Asturie: A las barricadas. Infine, i lavoratori raccolsero i fucili, poi si schierarono ordinatamente, nello spazio tra le due porte. E fu da lì, dal campo del Júpiter, che partirono per fare la rivoluzione». Non tutti, però, riusciranno tornare. Per molti, di lì a pochi mesi, si apriranno nuovamente le porte delle carceri. Per altri, quelle dell'esilio: la vittoria del fascismo segnerà, anche per il Júpiter, l'inizio della fine.
Oggi la squadra si allena alla Verneda. Arrivarci, dal centro, è piuttosto complicato: c'è da prendere la metro, e poi a piedi, fino alle gradinate grigie che danno sulla ferrovia. Il quartiere si chiama San Martì, e quando il club vi fu esiliato, negli anni quaranta, altro non era che aperta campagna. In una saletta, sotto le tribune, giacciono ammassate decine di trofei. C'è la foto con Macià e, da qualche parte, anche un polveroso stendardo, cucito dalle donne del quartiere nell'epoca delle ribellioni. «Dobbiamo mettere un po' a posto», confessa un ragazzo dal cappellino bianco. I suoi coetanei, intanto, hanno appena finito di giocare. Sono soddisfatti, perché questa domenica è trascorsa bene: 2-0 al Sitges, una rappresentativa dell'hinterland. Molti, passando, lanciano un'occhiata alle vecchie medaglie. I più giovani sorridono: c'è chi sogna il Barça, chi il Real Madrid. Anche loro, in qualche modo, vogliono cambiare il mondo.
Non vorrei esagerare con la serietà ma mi sembra, nel suo piccolo, un esempio di circuito virtuoso tra blog e giornalismo.
(lo copioincollo perchè notoriamente Il Manifesto cancella gli articoli dal suo sito nel giro di una settimana)
LA SQUADRA DEGLI OPERAI CHE FECE LA RIVOLUZIONE
Nel campionato regionale catalano soppravvive il Club Esportiu Júpiter che nel 1925 fu campione di Spagna e sfidò la dittatura
Andrea Sceresini
Barcellona
Prima c'è stata la dittatura, poi la guerra civile. Infine, l'avvento del calcio miliardario, l'esplosione dei grandi club, il consumismo della movida e del lusso sfrenato. Oggi, di quel vecchio stadio non resta più nulla: solo pochi ricordi, incorniciati nelle foto in bianco e nero. L'impianto è stato abbattuto, nel 1948, per ordine del regime. Al suo posto, sono arrivati i locali alla moda, le discoteche e le spiagge dei vip. Una lenta invasione. Che ha cancellato, nel giro di pochi decenni, gran parte dell'antico volto proletario di Barcellona. La squadra, però, continua a giocare. Non a Poble Nou, ma qualche isolato più a nord: dove le vie seguitano ad essere povere e i ragazzini si rincorrono sudati, come una volta, sulla terra battuta all'ombra dei palazzi popolari. Il Club Esportiu Júpiter ha traslocato, ma non ha smesso di vivere. Un tempo, era la selecciòn degli operai. Il suo nome significava sport: fútbol, come si dice da queste parti. Ma anche ribellione, anarchia e lotta di classe. «Io ero bambino negli anni Sessanta - racconta Julio Nacarino, ex presidente e memoria storica del gruppo, mentre fuma intabarrato nel suo giubbotto di pelle - la squadra era già in declino, e Franco ci aveva tolto sia lo stemma che i colori. Ma il mito resisteva, e ci affascinava. Lo fa ancora oggi, che giochiamo nel campionato regionale, dimenticati da tutti. Eppure, nel 1925 siamo stati campioni di Spagna. Abbiamo fatto la rivoluzione, siamo stati in carcere. Questo è stato il nostro Júpiter».
Storie lontane: di un calcio diverso, che predicava l'impegno e la giustizia sociale. E che oggi, forse, ha veramente cessato di esistere. E' il 1909, quando due ragazzotti inglesi decidono di fondare il club. Poble Nou, in riva al mare, è il «barrio» libertario: fabbriche, stabilimenti, strade operaie. La fede, saldamente repubblicana. E, non a caso, i primi soci del Júpiter sono quasi tutti anarchici. Per stemma, si fregiano della bandiera dell'indipendentismo catalano: cinque strisce bianche e quattro rosse, sormontare dalla stella a cinque punte. «Poi col passare degli anni, le connotazioni politiche si fecero sempre più marcate - continua Nacarino - la società si affiliò alla Cnt, il sindacato rivoluzionario, e, più tardi, al Soccorso rosso internazionale. Anche il numero dei soci crebbe a dismisura. Negli anni venti, erano già più di duemila». Ogni domenica, il piccolo stadio in calle Lope de Vega si affolla di donne e lavoratori. Le tribune sono in legno, e non sempre riescono ad accogliere tutti. Poi, nel 1923, arriva il golpe di Miguel Primo de Rivera, e anche per il Júpiter comincia l'epoca delle persecuzioni: «Dovemmo cambiar nome. Il club fu ribattezzato Hercules. Venne imposto anche un nuovo simbolo, più sobrio, e sormontato da una rassicurante corona reale. Molti affiliati furono rinchiusi in carcere, gli altri si diedero alla lotta».
Due anni dopo, a sorpresa, giunge il titolo di campioni di Spagna: si suona la March reàl, ma i tifosi non gradiscono e cominciano a fischiare. Scoppia lo scandalo: per tutta risposta, il governatore militare della Catalogna scatena una nuova ondata di arresti, infliggendo sei mesi di sospensione all'intera società. Sono tempi duri: per il calcio e per i lavoratori. In tutta la Catalogna, imperversano i «pistoleros patronales»: vere e proprie bande di sicari, organizzate al soldo degli industriali. Anche la Cnt ricorre alla lotta armata. I suoi leader sono Durruti, Ascaso e Garcìa Oliver: «los Solidarios», un nome che ben presto entrerà nel mito. Scioperi, sparatorie e attentati accompagnano ogni contrattazione. E il Júpiter, ovviamente, non resta a guardare: «Il club versava al movimento gran parte dei suoi incassi - spiega l'ex presidente, senza nascondere un orgoglioso sorriso - in breve tempo lo stadio si trasformò in un arsenale. Le pistole venivano smontate e nascoste dentro i palloni, durante le trasferte. Così operai, calciatori ed anarchici condussero fianco a fianco le proprie battaglie». Solo la fuga del re e la nascita della repubblica riusciranno, in qualche modo, a porre fine al massacro. E' il 1931. Il 25 settembre, Poble Nou accoglie Francisc Macià, leader della sinistra catalana: vecchio, coi capelli bianchi, anche lui reduce dalla galera. La folla si assiepa commossa, mentre un fotografo improvvisato immortala in un flash lo storico istante. Tocca al vecchio combattente restituire alla squadra il suo antico stemma: rosso, giallo, e stella blu. Lo stesso che la dittatura aveva deciso di cancellare.
Durerà comunque poco: solo qualche anno. Il 19 luglio del 1936, all'alba, tutta Poble Nou si sveglia di soprassalto. Le fabbriche suonano le sirene e gli operai escono in fretta, mentre per le strade una grossa notizia si sta diffondendo: i militari di Franco hanno appena abbandonato le caserme. Anche a Barcellona è cominciata la guerra civile. «I nostri vecchi hanno vividi ricordi di quella giornata. La folla si diresse allo stadio: c'erano tutti, persino qualche calciatore. Faceva caldo e il terreno brulicava di uomini. Le armi scarseggiavano, ma d'un tratto si cominciò a cantare. Era una vecchia melodia, l'inno della rivolta delle Asturie: A las barricadas. Infine, i lavoratori raccolsero i fucili, poi si schierarono ordinatamente, nello spazio tra le due porte. E fu da lì, dal campo del Júpiter, che partirono per fare la rivoluzione». Non tutti, però, riusciranno tornare. Per molti, di lì a pochi mesi, si apriranno nuovamente le porte delle carceri. Per altri, quelle dell'esilio: la vittoria del fascismo segnerà, anche per il Júpiter, l'inizio della fine.
Oggi la squadra si allena alla Verneda. Arrivarci, dal centro, è piuttosto complicato: c'è da prendere la metro, e poi a piedi, fino alle gradinate grigie che danno sulla ferrovia. Il quartiere si chiama San Martì, e quando il club vi fu esiliato, negli anni quaranta, altro non era che aperta campagna. In una saletta, sotto le tribune, giacciono ammassate decine di trofei. C'è la foto con Macià e, da qualche parte, anche un polveroso stendardo, cucito dalle donne del quartiere nell'epoca delle ribellioni. «Dobbiamo mettere un po' a posto», confessa un ragazzo dal cappellino bianco. I suoi coetanei, intanto, hanno appena finito di giocare. Sono soddisfatti, perché questa domenica è trascorsa bene: 2-0 al Sitges, una rappresentativa dell'hinterland. Molti, passando, lanciano un'occhiata alle vecchie medaglie. I più giovani sorridono: c'è chi sogna il Barça, chi il Real Madrid. Anche loro, in qualche modo, vogliono cambiare il mondo.
venerdì, marzo 21, 2008
Non so perché (il mio stile è così strano?)
Così come agli antichi Romani sfuggiva (almeno linguisticamente) la differenza tra il verde e l'azzurro, io devo avere un problema a distinguere l'indie dal mainstream. Faccio un esempio.
Questo è il classico pezzo che mi piacerebbe sentire su Inkios o Polaroid - invece l'ho trovato su Mtv, che vergogna. E invece di Enzo, li mette su Fiorello.
C'è evidentemente qualcosa che mi sfugge, e probabilmente a voi no, e so che mi state sfottendo già, però è un bel pezzo.
Questo è il classico pezzo che mi piacerebbe sentire su Inkios o Polaroid - invece l'ho trovato su Mtv, che vergogna. E invece di Enzo, li mette su Fiorello.
C'è evidentemente qualcosa che mi sfugge, e probabilmente a voi no, e so che mi state sfottendo già, però è un bel pezzo.
giovedì, marzo 20, 2008
dagli abbastanza cordate
Mi sono sentito con mio cuggino che ha dei risparmi: se Berlusconi e le banche ci prestano settecento milioni di euro (più o meno quanto perderebbe nel 2008), la salviamo noi Alitalia.
La ricetta è semplice: non licenziamo nessuno, non chiudiamo Malpensa, blocchiamo a tutti gli stipendi, e non facciamo mai più partire un solo aereo, mai più. In questo modo in pochi giorni ridurremo le spese del... boh... di parecchio (siamo giovani imprenditori coraggiosi, mica grigi contabili).
A chi obietterà che Malpensa, senza aerei che decollano o atterrano, non avrebbe molto senso, noi intraprendentemente ridiamo in faccia e ricordiamo che molto senso non l'ha già adesso, e che una compagnia che perde due milioni d'euro al giorno appartiene già al reame del surreale. Anni fa c'erano fabbriche al sud che non potevano chiudere: gli operai entravano nei capannoni, si sedevano, giocavano a carte e lentamente morivano di depressione. Questa è il mio progetto per Malpensa, mentre mio cuggino propone di farci un casinò: il personale ce lo avremmo, e se in teoria resta un aeroporto potremmo piazzare macchinette nell'area dutyfree e lucrarci parecchio.
La ricetta è semplice: non licenziamo nessuno, non chiudiamo Malpensa, blocchiamo a tutti gli stipendi, e non facciamo mai più partire un solo aereo, mai più. In questo modo in pochi giorni ridurremo le spese del... boh... di parecchio (siamo giovani imprenditori coraggiosi, mica grigi contabili).
A chi obietterà che Malpensa, senza aerei che decollano o atterrano, non avrebbe molto senso, noi intraprendentemente ridiamo in faccia e ricordiamo che molto senso non l'ha già adesso, e che una compagnia che perde due milioni d'euro al giorno appartiene già al reame del surreale. Anni fa c'erano fabbriche al sud che non potevano chiudere: gli operai entravano nei capannoni, si sedevano, giocavano a carte e lentamente morivano di depressione. Questa è il mio progetto per Malpensa, mentre mio cuggino propone di farci un casinò: il personale ce lo avremmo, e se in teoria resta un aeroporto potremmo piazzare macchinette nell'area dutyfree e lucrarci parecchio.
mercoledì, marzo 19, 2008
Troppi sono i pericoli di internet, per esempio i vostri figli rischiano di imparare l'inglese sul serio
Le vacanze di Pasqua sono iniziate alle 13.00.
Alle 17.40 ho già beccato in biblioteca due maschiettini di seconda che "avevano già finito tutti i compiti" e guardavano Naruto in originale coi sottotitoli in inglese, con le cuffie. Viva la biblioteca, viva Naruto, viva internet, Cesari fottiti.
Alle 17.40 ho già beccato in biblioteca due maschiettini di seconda che "avevano già finito tutti i compiti" e guardavano Naruto in originale coi sottotitoli in inglese, con le cuffie. Viva la biblioteca, viva Naruto, viva internet, Cesari fottiti.
martedì, marzo 18, 2008
Scoop del Corriere: 15 minuti prima del decesso, La Palisse ancora respirava
Serafico come di consueto, Mieli a Niente di Personale ha spiegato che i sondaggi raramente prevedono gli imprevisti.
lunedì, marzo 17, 2008
venerdì, marzo 14, 2008
Adrianus ad Iulianum de iure interruptionis
Vabbè, se ho capito bene per spiegare che di aborto dovrebbero essere le donne a discutere, Adriano Sofri (uomo) ci ha scritto un libro; e per spiegare a Ferrara che è sbagliato personalizzare un argomento così complesso, lo ha chiamato "Contro Giuliano". Ma scriversi semplicemente una lettera, no?
Sicuramente adesso Ferrara, vedendo il suo nome di battesimo su tutti i banchi di libreria, comprenderà il suo peccato di egocentrismo e farà un passo indietro.
Sicuramente adesso Ferrara, vedendo il suo nome di battesimo su tutti i banchi di libreria, comprenderà il suo peccato di egocentrismo e farà un passo indietro.
giovedì, marzo 13, 2008
Air France mangerà i vostri bambini (con la mostarda)
Se non avessi pregiudizi piuttosto fondati su Maroni o Formigoni, stasera ad Anno Zero me li formerei tali e quali. E' da due ore che stanno difendendo Malpensa senza aver fornito un solo motivo serio.
Pur di raccattare il voto di qualche addetto ai bagagli sono disposti a concedere qualsiasi cosa al ridicolo. Sembra proprio che se chiude Malpensa nessun investitore straniero riuscirà ad arrivare al Nord, mai più, neanche a dorso d'elefante sul Moncenisio come Annibale. Quando Fassino, che in mezzo a loro assume la statura morale di Franklin Roosvelt, rammenta che in Valpadana esistono altri 6 aeroporti internazionali, Maroni sorride stringendo gli occhietti come un bambino colto col muso nella marmellata. Secondo Formigoni Air France non mira solo alla conquista di Malpensa, ma dell'Italia e del mondo. I vostri figli saranno costretti a mangiare rane fritte a colazione e gli sfilatini puzzeranno di ascella, attenti! Inoltre vi saranno terremoti e pestilenze, se chiude Malpensa.
Pur di raccattare il voto di qualche addetto ai bagagli sono disposti a concedere qualsiasi cosa al ridicolo. Sembra proprio che se chiude Malpensa nessun investitore straniero riuscirà ad arrivare al Nord, mai più, neanche a dorso d'elefante sul Moncenisio come Annibale. Quando Fassino, che in mezzo a loro assume la statura morale di Franklin Roosvelt, rammenta che in Valpadana esistono altri 6 aeroporti internazionali, Maroni sorride stringendo gli occhietti come un bambino colto col muso nella marmellata. Secondo Formigoni Air France non mira solo alla conquista di Malpensa, ma dell'Italia e del mondo. I vostri figli saranno costretti a mangiare rane fritte a colazione e gli sfilatini puzzeranno di ascella, attenti! Inoltre vi saranno terremoti e pestilenze, se chiude Malpensa.
Una proposta concreta: darla ai ricchi figli di papà
Ecco, dopo una settimana di berlusconità piuttosto deludenti (non ditemi che siete anche voi del tipo che si spaventa davanti a un oratore che straccia un foglio in diretta), finalmente è uscita la cazzata che farà epoca. Non al livello di "Mussolini mandava gli antifascisti in vacanza", ma di certo superiore a "chi vota a sinistra è un coglione". Anche per la riflessione storico-sociologica che sottende.
Devo ammetterlo: questo Berlusconi stile pane-al-pane vino-al-vino mi tocca delle corde. Sembra la caricatura che ne faceva la Guzzanti quando gli faceva assumere il Penthotal: le cazzate che dice hanno di buono che sono straordinariamente vere. E cioè: basta farsi un giro ai vertici per capire che le aziende italiane sono in mano a figli di papà che non hanno imparato nulla né a scuola né da papà. E quindi? E quindi, merda.
A questo punto, giovane precaria dal bel sorriso, se credi di avere delle qualità imprenditoriali, di che ti lamenti? Ci sono state fasi della Storia in cui toccava darla a vecchi bavosi, ma oggi no: oggi gli imprenditori sono giovani e incapaci, non vedono l'ora che arrivi una bella ragazza che, per dire, conosca almeno una lingua. Anche straniera, sì, per esempio inglese potrebbe servire.
Devo ammetterlo: questo Berlusconi stile pane-al-pane vino-al-vino mi tocca delle corde. Sembra la caricatura che ne faceva la Guzzanti quando gli faceva assumere il Penthotal: le cazzate che dice hanno di buono che sono straordinariamente vere. E cioè: basta farsi un giro ai vertici per capire che le aziende italiane sono in mano a figli di papà che non hanno imparato nulla né a scuola né da papà. E quindi? E quindi, merda.
A questo punto, giovane precaria dal bel sorriso, se credi di avere delle qualità imprenditoriali, di che ti lamenti? Ci sono state fasi della Storia in cui toccava darla a vecchi bavosi, ma oggi no: oggi gli imprenditori sono giovani e incapaci, non vedono l'ora che arrivi una bella ragazza che, per dire, conosca almeno una lingua. Anche straniera, sì, per esempio inglese potrebbe servire.
mercoledì, marzo 12, 2008
martedì, marzo 11, 2008
promemoria per il ridicolo centrosinistra 2
Chi se ne frega se è un fascista, Ciarrapico è prima d'ogni altra cosa un brigante.
lunedì, marzo 10, 2008
Promemoria per il ridicolo centrosinistra
Berlusconi non straccia programmi, Berlusconi compra giudici.
sabato, marzo 08, 2008
Al di qua del bene e del male
Confesso che l'altra sera sono andato a sentire il cattivo maestro Oreste Scalzone più per cercare di catturare un momento di colore da mettere su youtube, che so una battuta, un inciampo, una scivolata su una buccia di banana, che per sincero interesse - che pure c'era - nei confronti dei suoi argomenti.
Mancando il coup de théâtre che aspettavo ne sono invece uscito ancora una volta con la convinzione di quanto sia povera, oltreché profondamente sbagliata anche a livello teoretico, questa pretesa (che non risulta compiutamente dal video qui sopra ma che è forse il sunto estremo della conferenza)– che purtroppo è presente anche in alcuni ambienti anarchici - di farsi scudo dell’ideologia per poter porre i propri atti al di là del bene e del male. Per certe concezioni del comunismo (ma non quella di Scalzone) potrebbe anche andar bene ma per un libertario mai. Ma per quale motivo uno dovrebbe voler fare la rivoluzione libertaria se non per istanza etica profondamente sentita ?
Mancando il coup de théâtre che aspettavo ne sono invece uscito ancora una volta con la convinzione di quanto sia povera, oltreché profondamente sbagliata anche a livello teoretico, questa pretesa (che non risulta compiutamente dal video qui sopra ma che è forse il sunto estremo della conferenza)– che purtroppo è presente anche in alcuni ambienti anarchici - di farsi scudo dell’ideologia per poter porre i propri atti al di là del bene e del male. Per certe concezioni del comunismo (ma non quella di Scalzone) potrebbe anche andar bene ma per un libertario mai. Ma per quale motivo uno dovrebbe voler fare la rivoluzione libertaria se non per istanza etica profondamente sentita ?
venerdì, marzo 07, 2008
Scommettiamo che Silvio vince ?
"Anche gli allibratori inglesi danno vincente il Pdl ed invitano a non giocare un euro su Veltroni dice Silvio Berlusconi.". Due anni fa era il contrario, come andò a finire lo sappiamo tutti.
mercoledì, marzo 05, 2008
Polaroids from Tokyo (2)
Ci infiliamo in una specie di drogheria di tre piani che assomiglia a un negozietto pakistanお, con strani commessi che urlano (promozioni?) stando in piedi sui pianerottoli delle scale e scaffali bassi tutti accavallati.
Compro un deodorante inodore soltanto per la grafica assurda, che tra colori sgargianti e ideogrammi grossolani piazza un medaglione raffigurante una bambina francese dell`Ottocento in costume da crocerossina.
Faccio mille foto a confezioni che sembrano copertine di manga o scatole di Pokemon, ma che in realta` sono tinture per capelli, minestroni di verdure sconosciute e creme dimagranti。
A una delle ragazze italiane che e` rimasta senza bagaglio occorre il liquido per le lenti a contatto e perdiamo un`ora per farci capire da qualcuno e comprare quello senza sale. Scopriremo poi che forse era il caso di perdere qualche minuto in piu`.
In una sala da te` ci spiegano che il 3 marzo e` Hinamatsuri, "festa delle bambole", tradizionalmente dedicata alle giovani fanciulle. Si augura loro prosperita` e felicita` e si decora la casa con un elaborato allestimento di pupazzetti, i cui principali personaggi sono l`imperatore e sua moglie.
Io prendo una torta tipica di questa festa, con una crema di riso molto dolce e rinfrancante, insieme al primo di una lunga serie di te` verdi, tutti dai sapori completamente diversi e sempre bollenti.
Dalle parti della stazione di Higashi, in un negozio di incensi e bacchette piccolo e buio come un confessionale, ci guardiamo negli occhi attraverso i fili che pendono dalla porta e a cui sono appesi piccoli sonagli portafortuna a forma di gatto.
Mentre cammino ancora indebolito dallo sbalzo di fuso orario guardo le ragazze giapponesi. Alcune indossano tacchi spropositati e trascinano i piedi in maniera penosa, senza nemmeno cercare di nascondere la propria inadeguatezza. Alcune piegano le gambe all`interno e fanno pensare a danni irreparabili alle articolazioni. Altre sono bellissime e fredde, con un‘eleganza spigolosa oppure sconsiderata, forse un riflesso di quegli stessi motivi che porta altri ragazzi a vestirsi da personaggi di cartoni animati. Queste ragazze hanno occhi dentro cui non riesco a leggere nulla. Mi domando come deve essere vederli da vicino, da un bacio. Dove mi sentirei.
Si e` fatto buio e contro il cielo risaltano ancora di piu` i neon e le luci dei palazzi. Sto sempre con il naso per aria a cercare di fare foto e catturare quel blu elettrico. Questo post vi e` offerto dal modello Panasonic DMC-FX12 e dalle persone molto gentili e molto piu‘ esperte che me l`hanno consigliata.
Sulla strada per l`albergo ci infiliamo in un Lawson a prendere una Cola Light. Lawson e` una catena di negozi a basso prezzo tipo 7-Eleven con frigoriferi pieni di bottigliette disposte come una Scala Pantone e un buon assorimento di manga di largo consumo. Qui faccio la mia foto preferita di questo viaggio.
[continua...]
Compro un deodorante inodore soltanto per la grafica assurda, che tra colori sgargianti e ideogrammi grossolani piazza un medaglione raffigurante una bambina francese dell`Ottocento in costume da crocerossina.
Faccio mille foto a confezioni che sembrano copertine di manga o scatole di Pokemon, ma che in realta` sono tinture per capelli, minestroni di verdure sconosciute e creme dimagranti。
A una delle ragazze italiane che e` rimasta senza bagaglio occorre il liquido per le lenti a contatto e perdiamo un`ora per farci capire da qualcuno e comprare quello senza sale. Scopriremo poi che forse era il caso di perdere qualche minuto in piu`.
In una sala da te` ci spiegano che il 3 marzo e` Hinamatsuri, "festa delle bambole", tradizionalmente dedicata alle giovani fanciulle. Si augura loro prosperita` e felicita` e si decora la casa con un elaborato allestimento di pupazzetti, i cui principali personaggi sono l`imperatore e sua moglie.
Io prendo una torta tipica di questa festa, con una crema di riso molto dolce e rinfrancante, insieme al primo di una lunga serie di te` verdi, tutti dai sapori completamente diversi e sempre bollenti.
Dalle parti della stazione di Higashi, in un negozio di incensi e bacchette piccolo e buio come un confessionale, ci guardiamo negli occhi attraverso i fili che pendono dalla porta e a cui sono appesi piccoli sonagli portafortuna a forma di gatto.
Mentre cammino ancora indebolito dallo sbalzo di fuso orario guardo le ragazze giapponesi. Alcune indossano tacchi spropositati e trascinano i piedi in maniera penosa, senza nemmeno cercare di nascondere la propria inadeguatezza. Alcune piegano le gambe all`interno e fanno pensare a danni irreparabili alle articolazioni. Altre sono bellissime e fredde, con un‘eleganza spigolosa oppure sconsiderata, forse un riflesso di quegli stessi motivi che porta altri ragazzi a vestirsi da personaggi di cartoni animati. Queste ragazze hanno occhi dentro cui non riesco a leggere nulla. Mi domando come deve essere vederli da vicino, da un bacio. Dove mi sentirei.
Si e` fatto buio e contro il cielo risaltano ancora di piu` i neon e le luci dei palazzi. Sto sempre con il naso per aria a cercare di fare foto e catturare quel blu elettrico. Questo post vi e` offerto dal modello Panasonic DMC-FX12 e dalle persone molto gentili e molto piu‘ esperte che me l`hanno consigliata.
Sulla strada per l`albergo ci infiliamo in un Lawson a prendere una Cola Light. Lawson e` una catena di negozi a basso prezzo tipo 7-Eleven con frigoriferi pieni di bottigliette disposte come una Scala Pantone e un buon assorimento di manga di largo consumo. Qui faccio la mia foto preferita di questo viaggio.
[continua...]
martedì, marzo 04, 2008
come in un simbolico bukkake
Sarà un po' il mio pallino fisso di questi ultimi giorni; sarà che Enzo è a Tokyo; ma la situazione di Gabriella Carlucci che nel suo blog disquisisce di fisica delle particelle e viene circondata da centinaia di studiosi che la smerdano la trovo una delle cose più pornografiche degli ultimi anni.
lunedì, marzo 03, 2008
Polaroids from Tokyo
La British Airways ci smarrisce i bagagli e il primo vero contatto con il Giappone, dopo il prelievo delle impronte digitali della dogana, e` un signore sulla cinquantina in camicia bianca a maniche corte, basso e magrissimo, dal pizzetto a punta, che sembra uscito dai Casino Royale. Ci introduce a una burocrazia snervante e ridicola, fatta di modelli prestampati con didascalie in quattro o cinque alfabeti di cui riconosco solo alcune parole in inglese. Ci accompagna dal desk della compagnia e quello della customer assistance e di nuovo a quello della dogana per oltre un`ora, e finalmente riusciamo ad uscire dall`aeroporto.
Al bancomat prelevo quattrocentomila yen senza ricordare piu` quale sia il cambio con l`euro, mi fido di quello che hanno fatto altri della comitiva e sono contento delle poche e precise istruzioni sullo schermo. Nel piccolo terminal, identico a ogni altro aeroporto del pianeta, la delegazione inglese ci aspetta bevendo birra Moretti.
L`hotel si trova a Ginza, a est della citta`, zona nota per lo shopping e il passeggio domenicale. Mi sembra deserta quando arriviamo, verso ora di pranzo. Nella piazzetta sotto l`ingresso dell`albergo c`e` gente in fila davanti una specie di enorme portone da Disneyland, con tanto di orologio a cucu` e logge da cui potrebbero sbucare all`improvviso personaggi in costume. Sembra tutto fatto di biscotto. Mi spiegano che e` l`ingresso della sede di Nippon TV.
Alle pareti della hall pannelli di legno scuro. Lungo i corridoi vasi quadrati e vuoti. L`ascensore si apre e una ragazza in divisa ci saluta con un inchino. Il mio passaporto viene fotocopiato per la centesima volta.
L`effetto Lost in Translation arriva due secondi dopo essere entrato nella stanza d`albergo al trentesimo piano. All`orizzonte grattacieli gia` in parte accesi, sulla sinistra una torre di specchi il cui spigolo acuminato punta verso la mia finestra, dall`altra parte un imponente palazzo verde dietro i cui vetri intuisco mille uffici, attivi nonostante la giornata di festa. C`e` foschia in lontananza e silenzio mentre il traffico in basso si muove. Piu` in la` scorre un largo canale. Sono lontano, non dormo da quasi due giorni e nella stanza solo per me ci sono due letti troppo grandi.
Non vedo l`ora di uscire e camminare e mangiare qualcosa che non porti il marchio di una compagnia aerea. Ci sono sei gradi e tira un leggero vento ma splende il sole. Cominciamo a percorrere un grande viale pedonale, alla ricerca di qualche negozio dove comprare l`indispensabile di biancheria. Ci accompagna Mika, una collega giapponese molto gentile e paziente, con un buon senso dell`umorismo.
Entriamo in un MaxMara, in un altro centro identico alla Rinascente e nella versione giapponese di H&M, ovvero Uniqlo. Sulla free map presa in albergo non e` segnato il nome di quasi nessuna strada, soltanto delle stazioni delle varie metropolitane e quelli degli edifici piu` importanti. Comunque mi pare di essere dalle parti di Chuo-dori.
E` un luogo comune, ma fa davvero impressione la quantita` di gente che se ne va in giro con la mascherina bianca come se ci fosse chissa` quale epidemia. E dato che quasi tutti qui sembrano parecchio eleganti, il contrasto e` ancora piu` forte.
[continua...]
Al bancomat prelevo quattrocentomila yen senza ricordare piu` quale sia il cambio con l`euro, mi fido di quello che hanno fatto altri della comitiva e sono contento delle poche e precise istruzioni sullo schermo. Nel piccolo terminal, identico a ogni altro aeroporto del pianeta, la delegazione inglese ci aspetta bevendo birra Moretti.
L`hotel si trova a Ginza, a est della citta`, zona nota per lo shopping e il passeggio domenicale. Mi sembra deserta quando arriviamo, verso ora di pranzo. Nella piazzetta sotto l`ingresso dell`albergo c`e` gente in fila davanti una specie di enorme portone da Disneyland, con tanto di orologio a cucu` e logge da cui potrebbero sbucare all`improvviso personaggi in costume. Sembra tutto fatto di biscotto. Mi spiegano che e` l`ingresso della sede di Nippon TV.
Alle pareti della hall pannelli di legno scuro. Lungo i corridoi vasi quadrati e vuoti. L`ascensore si apre e una ragazza in divisa ci saluta con un inchino. Il mio passaporto viene fotocopiato per la centesima volta.
L`effetto Lost in Translation arriva due secondi dopo essere entrato nella stanza d`albergo al trentesimo piano. All`orizzonte grattacieli gia` in parte accesi, sulla sinistra una torre di specchi il cui spigolo acuminato punta verso la mia finestra, dall`altra parte un imponente palazzo verde dietro i cui vetri intuisco mille uffici, attivi nonostante la giornata di festa. C`e` foschia in lontananza e silenzio mentre il traffico in basso si muove. Piu` in la` scorre un largo canale. Sono lontano, non dormo da quasi due giorni e nella stanza solo per me ci sono due letti troppo grandi.
Non vedo l`ora di uscire e camminare e mangiare qualcosa che non porti il marchio di una compagnia aerea. Ci sono sei gradi e tira un leggero vento ma splende il sole. Cominciamo a percorrere un grande viale pedonale, alla ricerca di qualche negozio dove comprare l`indispensabile di biancheria. Ci accompagna Mika, una collega giapponese molto gentile e paziente, con un buon senso dell`umorismo.
Entriamo in un MaxMara, in un altro centro identico alla Rinascente e nella versione giapponese di H&M, ovvero Uniqlo. Sulla free map presa in albergo non e` segnato il nome di quasi nessuna strada, soltanto delle stazioni delle varie metropolitane e quelli degli edifici piu` importanti. Comunque mi pare di essere dalle parti di Chuo-dori.
E` un luogo comune, ma fa davvero impressione la quantita` di gente che se ne va in giro con la mascherina bianca come se ci fosse chissa` quale epidemia. E dato che quasi tutti qui sembrano parecchio eleganti, il contrasto e` ancora piu` forte.
[continua...]
domenica, marzo 02, 2008
Ci avete fatto caso ?
venerdì, febbraio 29, 2008
smac, smac, smac ai morti
Queste manifestazioni popolari e spontanee di pietà, nel vero senso della parola, di compassione, ci dicono invece molte cose sul sentimento popolare, sulla nascita dal basso di una nuova religione basata sui delitti, e in mancanza dei delitti sugli incidenti orribili.
I fiori e le candele li portano gli adulti, mentre i disegnini li fanno i bambini, non si sa se sollecitati o meno dagli adulti stessi (dei bambini non si sa mai niente); e comunque adulti e bambini vivono la nella stessa dimensione di affettività disperata e barocca. Lo ripeto: è molto interessante.
Però non è bello, anzi fa un certo senso, e spero di non passare per uno snob affermando che se succedesse un fatto del genere a me, o ai miei cari, tempietti del genere non li vorrei, e tutti questi gementi postmoderni adulti o bambini coi loro disegnini agghiaccianti li disperderei coi cani che non possiedo, ma sto pensando di comprarmeli.
Qui bisogna recuperare un concetto che mi sembra un po' perso di vista, vale a dire: molti fenomeni antropologicamente interessanti (ad es. le mutilazioni rituali di certi popoli tribali, Amici di Maria De Filippi, gli altarini spontanei) fanno comunque orrore al buon gusto, per cui quando ne trovi uno non ti metti lì in adorazione: chiami l'antropologo che fotografi tutto, e poi via, si ruspa su, perché i barbari saranno anche interessanti, ma sono brutti, e la loro civiltà si studia, ma non si imita. Il multiculturalismo ce lo teniamo per le civiltà che abbiano almeno qualche secolo di convivenza organizzata.
Allo stesso modo, il disegno del bambino che scrive "smac smac smac" ai ragazzi morti è una cosa impressionante, da scriverci sopra un libro in vari tomi, però non va messa in homepage di Repubblica come se fosse bella e adeguata. Perché non si scrive Smac ai morti, è possibile che in certe civiltà molto involute lo facciano i bambini, ma solo loro e solo il tempo di spiegargli che non è il caso.
giovedì, febbraio 28, 2008
Notizie che lo saranno

Scrivere di petrolio è facile, credo lo farò anche in futuro: è stato detto e si dice tutto e il contrario di tutto. Improbabile andare incontro a figuracce evidenti.
Il problema è semmai che le fonti e le notizie sono talmente tante che occorre selezionare drasticamente.
Seleziono anch'io dunque: in Italia c'è un blog interessante. Non sempre scritto benissimo, a volte ai limiti del gossip ma di solito molto utile per chi ha passione per l'argomento: Petrolio, appunto.
Scelgo una notizia (di una settimana fa):
Il Presidente messicano Felipe Calderon l'ha ormai ammesso candidamente e chiaramente la settimana scorsa a Los Angeles:
La capacità del Messico di produrre petrolio sta declinando perché le nostre riserve sono in esaurimento. Probabilmente dureranno solo altri 9 anni.
Il Messico ha (aveva) molto petrolio: è il terzo Paese a esportare petrolio in USA (dopo Canada e Venezuela), e il 40% delle entrate dello Stato messicano derivano proprio dal petrolio. (...)
Effettivamente, è da tempo che si vocifera di una depletion dei giacimenti messicani, specialmente di Cantarell che è il terzo giacimento del mondo per dimensioni.
Io la trovo clamorosa. Si dice che il presidente messicano abbia agito per calcolo politico e ci mancherebbe altro. Ma la straordinarietà rimane. Perchè finora nessuna autorità aveva mai ufficialmente ammesso di stare terminando le risorse petrolifere, che anzi di solito vengono ampiamente sovrastimate per motivi di interesse politico-economici.
Ecco, non mi pare che in Italia l'abbiano data.
lunedì, febbraio 25, 2008
Vogliamo un Parlamento con una Camera sola, ma anche... due.
Dal programma del PD, secondo Repubblica:
Capito? chiedono una Camera sola! Poi però anche un Senato. Insomma, una novità, un Parlamento composto da "una sola" Camera e "un solo" Senato.
Riforme. Dal punto di vista delle riforme Il Pd chiede una sola Camera, composta da 470 membri, e un Senato con 100 parlamentari.
Capito? chiedono una Camera sola! Poi però anche un Senato. Insomma, una novità, un Parlamento composto da "una sola" Camera e "un solo" Senato.
sabato, febbraio 23, 2008
Lui non ne può più
Non ne posso più di stare dentro i palazzi del potere che mi stanno togliendo la salute, ma non la grinta né la voglia di andare avanti fino in fondo!
Ormai la stagione dei silenzi è terminata e quindi stasera vi aggiornerò sullo stato delle cose. Se sapeste quanto è difficile, in Sicilia, scardinare alcune logiche di losco potere!!!, l’unica certezza che vi posso dare è che Berlusconi è in buona fede, ma, comunque vada a finire, vi racconterò tutto quello che è successo! e sono sicuro che vi avvilirete come mi sono avvilito io. Ma io ho giurato di lottare e continuerò a farlo! Un abbraccio a tutti.
Gianfranco Miccichè
Tratto dal suo blog
venerdì, febbraio 22, 2008
vuoi compromettere l'equilibrio dell'Universo per 'ste minchiatine?
La mia teoria di stasera è che se Giuliano Ferrara non compare in una tv nazionale almeno ogni 48 ore, il continuum spazio-temporale implode. Probabilmente suo papà aveva affari col Demiurgo, boh.
Per cui non chiedetevi: "Anche stasera? Perché?" Lo fanno per l'equilibrio dell'Universo, non per altro.
Per cui non chiedetevi: "Anche stasera? Perché?" Lo fanno per l'equilibrio dell'Universo, non per altro.
crepuscolo dei dattilografi
Nel 2005, nel giro di pochi mesi, attivai la flat e mi tuffai in wikipedia. Da allora il mio cervello ha subito senz'altro una radicale mutazione, in bene o in male non lo so.
Per esempio, so che le mie cellule hanno smesso di trattenere tutta una serie di informazioni che prima potevano servirmi, e che adesso tanto so di avere sempre a portata di click. Mi piace sperare che le stesse cellule ora stiano conservando concetti più astratti e interessanti, ma è anche possibile che si siano atrofizzati o stiano giocando a "quale personaggio pieno di sfighe di Lost sei?"
Un esempio è la grafia di Friedrich Nietzsche. Ho fatto un esperimento. Senza Wiki non so più come si scrive Nietszche. Niezstche. So che la z e la s stanno vicine, ma non mi ricordo in che ordine. Nietchsze. No, così no di sicuro.
Vent'anni di studi umanistici e non so neanche scrivere Nieszc... che nazista di merda. Sul serio. Nomen omen (nome nomen?) Voglio dire, metti Marx. Nessuno si sbaglierà mai a scrivere Marx. Marx è un nome accessibile a tutti. Con un nome del genere, è chiaro che o scrivi filosofia per la classe operaia o fai le comiche. Invece per ricordarsi come si scrive Nietszche, Niesctzhe, lui, ci vuole un superuomo. Puah. Nieztsche. Ma va a sussurrare i cavalli, va.
Per esempio, so che le mie cellule hanno smesso di trattenere tutta una serie di informazioni che prima potevano servirmi, e che adesso tanto so di avere sempre a portata di click. Mi piace sperare che le stesse cellule ora stiano conservando concetti più astratti e interessanti, ma è anche possibile che si siano atrofizzati o stiano giocando a "quale personaggio pieno di sfighe di Lost sei?"
Un esempio è la grafia di Friedrich Nietzsche. Ho fatto un esperimento. Senza Wiki non so più come si scrive Nietszche. Niezstche. So che la z e la s stanno vicine, ma non mi ricordo in che ordine. Nietchsze. No, così no di sicuro.
Vent'anni di studi umanistici e non so neanche scrivere Nieszc... che nazista di merda. Sul serio. Nomen omen (nome nomen?) Voglio dire, metti Marx. Nessuno si sbaglierà mai a scrivere Marx. Marx è un nome accessibile a tutti. Con un nome del genere, è chiaro che o scrivi filosofia per la classe operaia o fai le comiche. Invece per ricordarsi come si scrive Nietszche, Niesctzhe, lui, ci vuole un superuomo. Puah. Nieztsche. Ma va a sussurrare i cavalli, va.
"Risvegliandosi da sogni inquieti, L. accese la tv e si trovò davanti un enorme bacherozzo"
Ora datemi pure del maschilista, ma secondo me bisognerebbe fare una campagna per proibire a Maria Giovanna Maglie di comparire in tv al mattino.
Ho ancora le trippe in subbuglio.
Ho ancora le trippe in subbuglio.
giovedì, febbraio 21, 2008
crack!
La nuova pubblicità della Liu Jo, con tutti i personaggi che portano il collarino e alla fine si capisce il perché, e la musica che fa "je suis belle, dududdudù", è uno dei vari motivi per essere fieri d'esser carpigiani(*).
(*)Ah, un'altra è la biblioteca, una delle più belle al mondo.
(*)Ah, un'altra è la biblioteca, una delle più belle al mondo.
L'Avvenire dei blog
L'Avvenire, il quotidiano dei vescovi, scopre oggi che in Italia le donne straniere, a volte, abortiscono col misoprostolo. Voi lettori di Piste lo sapevate da oltre un anno e mezzo.
la moglie sobria, la botte vuota
Se volesse vincere cedendo a qualche compromesso, lo capirei.
Se invece volesse mostrarsi duro e puro, a rischio di perdere, lo capirei ugualmente.
Ma Veltroni sembra voler perdere cedendo pure ai compromessi, e questo, ecco, faccio un po' fatica a capirlo.
Se invece volesse mostrarsi duro e puro, a rischio di perdere, lo capirei ugualmente.
Ma Veltroni sembra voler perdere cedendo pure ai compromessi, e questo, ecco, faccio un po' fatica a capirlo.
domenica, febbraio 17, 2008
La vita è adesso
E’ ovvio che il concetto di vita è qualcosa di troppo serio per lasciarlo trattare a Giuliano Ferrara, alla religione, allo stato, alla scienza, alla combinazione di tutte queste cose o peggio ancora – dio ce ne scampi – alla televisione. Ma se c’è una cosa che mi fa imbufalire quando vedo i dibattiti con la prima delle suddette disgrazie ospite dell’ultima, è che sempre gli si lascia passare la frase “la vita inizia al momento del concepimento” senza repliche.
Ero ancora pischello e partecipavo ai dibattiti del sabato pomeriggio in parrocchia quando i miei educatori mi dicevano che la legge sull’aborto era assurda anche perché permetteva l’intervento fino ad un determinato giorno e quello dopo no. “Cosa succede di così miracoloso nell’istante in cui si passa dal giorno x al giorno x+1 per ammettere l’interruzione della gravidanza fino a quel momento e considerarla omicidio un momento dopo?”. Si trattava di un’ obiezione particolarmente sensata ma allora ero troppo piccolo per rispondere che quest’assurdità è l’unico risultato possibile quando lo stato occupa tutto lo spazio fisico e metafisico e, di conseguenza, affida al sistema legislativo il compito mostruoso e impossibile di rinchiudere l’umanità negli articoli di un codice.
Solo qualche anno dopo riuscii a rigirare quella sacrosanta obiezione: mi chiesi cioè cosa succedesse di così miracoloso nell’istante in cui lo spermatozoo penetra nell’ovulo (ma qual è poi questo istante ? quando è entrato con la testa? quando è entrato tutto ? quando si è posizionato ?). Se succedesse qualcosa di particolare, allora facendo una foto un istante prima e una un istante dopo avremmo la foto di un miracolo. Non del miracolo della vita in senso lato o generico: proprio di un miracolo in senso religioso (e quindi anche la prova dell’esistenza di Dio). Nel senso che solo un dio dalla prodigiosa bacchetta magica, un autentico babbo natale dell’utero, potrebbe regalare lo spirito della vita a quello che un istante prima era (e che a noi persone semplici continua ad apparire anche un istante dopo) solo un gruppuscolo di cellule impegnate in una serie di processi biochimici. Ma possibile che a nessuno venga in mente di dirlo a Ferrara ?
Ero ancora pischello e partecipavo ai dibattiti del sabato pomeriggio in parrocchia quando i miei educatori mi dicevano che la legge sull’aborto era assurda anche perché permetteva l’intervento fino ad un determinato giorno e quello dopo no. “Cosa succede di così miracoloso nell’istante in cui si passa dal giorno x al giorno x+1 per ammettere l’interruzione della gravidanza fino a quel momento e considerarla omicidio un momento dopo?”. Si trattava di un’ obiezione particolarmente sensata ma allora ero troppo piccolo per rispondere che quest’assurdità è l’unico risultato possibile quando lo stato occupa tutto lo spazio fisico e metafisico e, di conseguenza, affida al sistema legislativo il compito mostruoso e impossibile di rinchiudere l’umanità negli articoli di un codice.
Solo qualche anno dopo riuscii a rigirare quella sacrosanta obiezione: mi chiesi cioè cosa succedesse di così miracoloso nell’istante in cui lo spermatozoo penetra nell’ovulo (ma qual è poi questo istante ? quando è entrato con la testa? quando è entrato tutto ? quando si è posizionato ?). Se succedesse qualcosa di particolare, allora facendo una foto un istante prima e una un istante dopo avremmo la foto di un miracolo. Non del miracolo della vita in senso lato o generico: proprio di un miracolo in senso religioso (e quindi anche la prova dell’esistenza di Dio). Nel senso che solo un dio dalla prodigiosa bacchetta magica, un autentico babbo natale dell’utero, potrebbe regalare lo spirito della vita a quello che un istante prima era (e che a noi persone semplici continua ad apparire anche un istante dopo) solo un gruppuscolo di cellule impegnate in una serie di processi biochimici. Ma possibile che a nessuno venga in mente di dirlo a Ferrara ?
Tieni le mani bene in vista
Se io fossi un giudice, a questo signore (oltre ai 20 milioni di multa) proibirei di portare valige, zaini o valigette, nonché di indossare abiti provvisti di tasche e taschini.
novità dalla Terra di Mezzo
Una carta d'Europa con due Stati a maggioranza albanese è definitivamente un documento surreale, degno di essere pubblicato a margine di un libro di Tolkien, qualcosa che non sarei riuscito a immaginarmi neanche nei miei deliri di bambino, quando capitava che mi stancassi dell'Europa Politica appesa alla parete, e mi mettessi a fantasticare su come cambiare i confini, naturalmente attraverso un deliberato massacro di eserciti e una produzione intensiva di vedove ed orfani.
giovedì, febbraio 14, 2008
One Station, One Evolution
Sento la necessità di parlarvi di una cosa che ho sentito su Radio Bruno, consapevole che i non modenesi faticheranno a capire.
Radio Bruno è una radio che trasmette solo a Carpi, ma il suo segnale è così forte che penetra e distrugge anche varie frequenze nazionali. Dove passa, non cresce più l'erba. Persino a Radio Maria trema la voce.
Radio Bruno stilisticamente è rimasta nei peggiori Ottanta, è quel tipo di radio con gli stacchetti vocali e il dj ridanciano che mette su i Pooh. Si dà per scontato che tutti i carpigiani ascoltino Radio Bruno, anzi, a dire il vero è difficile spiegare a un carpigiano a cosa serva il tuner, oltre a creare qualche disturbo tra una ricezione e l'altra di Radio Bruno.
Per la verità resterebbero i carpigiani che non ascoltano proprio la radio, e per ovviare a questo inconveniente il Comune ha piazzato la filodiffusione sotto i portici: così, anche se sei solo uscito a comprare il pane, non ti perdi gli ultimi successi dei Pooh su Radio Bruno! In caso di rivoluzione Radio Bruno sarebbe il primo obiettivo da occupare, come la tv rumena.
Infine, Radio Bruno (come Carpi) ha il potere talvolta di stupirti. Esco dalla doccia dello spogliatoio maschile e mi becco un dibattito telefonico sull'evoluzionismo. Il dj, col suo birignao da dj, legge l'intervento di Pino da Correggio su Ratzinger, e poi cede la linea alla Signora Franca che spiega come insegnano l'evoluzione al suo bambino che fa la terza elementare.
Sentire un dibattito - peraltro dignitosissimo - pro e contro l'evoluzionismo nelle scuole (con una netta prevalenza di pro) letto dal dj con lo stesso tono di una letterina di una fan di Nek, è una di quelle cose che ti succede a Carpi, e altrove non so.
Radio Bruno è una radio che trasmette solo a Carpi, ma il suo segnale è così forte che penetra e distrugge anche varie frequenze nazionali. Dove passa, non cresce più l'erba. Persino a Radio Maria trema la voce.
Radio Bruno stilisticamente è rimasta nei peggiori Ottanta, è quel tipo di radio con gli stacchetti vocali e il dj ridanciano che mette su i Pooh. Si dà per scontato che tutti i carpigiani ascoltino Radio Bruno, anzi, a dire il vero è difficile spiegare a un carpigiano a cosa serva il tuner, oltre a creare qualche disturbo tra una ricezione e l'altra di Radio Bruno.
Per la verità resterebbero i carpigiani che non ascoltano proprio la radio, e per ovviare a questo inconveniente il Comune ha piazzato la filodiffusione sotto i portici: così, anche se sei solo uscito a comprare il pane, non ti perdi gli ultimi successi dei Pooh su Radio Bruno! In caso di rivoluzione Radio Bruno sarebbe il primo obiettivo da occupare, come la tv rumena.
Infine, Radio Bruno (come Carpi) ha il potere talvolta di stupirti. Esco dalla doccia dello spogliatoio maschile e mi becco un dibattito telefonico sull'evoluzionismo. Il dj, col suo birignao da dj, legge l'intervento di Pino da Correggio su Ratzinger, e poi cede la linea alla Signora Franca che spiega come insegnano l'evoluzione al suo bambino che fa la terza elementare.
Sentire un dibattito - peraltro dignitosissimo - pro e contro l'evoluzionismo nelle scuole (con una netta prevalenza di pro) letto dal dj con lo stesso tono di una letterina di una fan di Nek, è una di quelle cose che ti succede a Carpi, e altrove non so.
mercoledì, febbraio 13, 2008
Angese
"Sembra una persona seria e ammodo"
Questi prelati che flirtano con Giuliano Ferrara mi fanno una certa tenerezza, mista a un verecondo imbarazzo.
Mi sembrano un po' quei soldatini di leva che arrivano matricole in una nuova città, alla prima licenza incontrano una ragazza gentile del posto, la portano fuori, le offrono la cena, ci fanno una passeggiatina, cominciano a farci un pensiero serio, e tutto intorno la città li vede sfilare a braccetto con la troia del reggimento.
Mi sembrano un po' quei soldatini di leva che arrivano matricole in una nuova città, alla prima licenza incontrano una ragazza gentile del posto, la portano fuori, le offrono la cena, ci fanno una passeggiatina, cominciano a farci un pensiero serio, e tutto intorno la città li vede sfilare a braccetto con la troia del reggimento.
martedì, febbraio 12, 2008
sempre solo i migliori
Sarei un po' meno triste se non sapessi che invece Forattini è vivo e nuota nell'oro guadagnato con libri di battute insipidissime.
lunedì, febbraio 11, 2008
venerdì, febbraio 08, 2008
Biancaneve e i sette savi
Benvenuti su Internet, dove esistono siti negazionisti, siti neonazisti, complottisti e dietrologie varie. Tutto questo è senza dubbio ributtante, ma è l'altra faccia della libertà di espressione.
Da quel che ho capito la situazione è la seguente:
C'è la fiera del libro di Torino, che ha invitato lo Stato d'Israele.
Poi c'è un appello per il boicottaggio, promosso dal Forum per la Palestina e da altre organizzazioni.
Poi c'è un appello contro il boicottaggio, anzi ce ne sono vari.
Poi c'è un signore che dalla lista dei firmatari di quest'ultimo appello ha estrapolato vari cognomi di origine ebraica e li ha messi in una lista che secondo lui rappresenterebbe la "lobby ebraica" negli atenei italiani.
Quest'ultimo secondo me è un imbecille, ma prima di chiudergli il sito dovete spiegarmi quale legge ha infranto. Forse, dico, forse, quella sulla privacy. Incitazione all'odio razziale, magari? Se ne può discutere, ma a questo punto mi viene in mente una buona dozzina di siti neofascisti da raschiare dai server. Non so se il gioco valga la candela.
Ma bisogna per forza dare risalto a tutti gli imbecilli?
Da quel che ho capito la situazione è la seguente:
C'è la fiera del libro di Torino, che ha invitato lo Stato d'Israele.
Poi c'è un appello per il boicottaggio, promosso dal Forum per la Palestina e da altre organizzazioni.
Poi c'è un appello contro il boicottaggio, anzi ce ne sono vari.
Poi c'è un signore che dalla lista dei firmatari di quest'ultimo appello ha estrapolato vari cognomi di origine ebraica e li ha messi in una lista che secondo lui rappresenterebbe la "lobby ebraica" negli atenei italiani.
Quest'ultimo secondo me è un imbecille, ma prima di chiudergli il sito dovete spiegarmi quale legge ha infranto. Forse, dico, forse, quella sulla privacy. Incitazione all'odio razziale, magari? Se ne può discutere, ma a questo punto mi viene in mente una buona dozzina di siti neofascisti da raschiare dai server. Non so se il gioco valga la candela.
Ma bisogna per forza dare risalto a tutti gli imbecilli?
Quando arriva il più crudele dei mesi?
Di buono questa campagna elettorale ha che sarà breve. Febbraio, marzo, e dieci giorni d'aprile. Via il dente, via il dolore. E' vero che viviamo da anni in una campagna permanente, ma quando arriva quella vera diventiamo, se possibile, peggiori. Faccio un esempio.
La puntata di Annozero della settimana scorsa fu buona tv. Un documentario con accuse precise, un dibattito acceso in studio. Niente di nuovo ma niente di osceno.
Quella di ieri sera è stata un buco nero aperto sugli anni 90, che magari qualcuno di voi rimpiange, ma io meno del mal di denti. Una rissa tra quaquaraquà, una gara a chi ha la frecciatina migliore, con una sciamannata a gridare in sottofondo "sei fazioooooso, sei fazioooooso" e su tutto lo spettro del giovanottone muscoloso e qualunquista con una gran voglia di manganello che grida ai politici andate a lavorare. Tempo sbattuto via.
La puntata di Annozero della settimana scorsa fu buona tv. Un documentario con accuse precise, un dibattito acceso in studio. Niente di nuovo ma niente di osceno.
Quella di ieri sera è stata un buco nero aperto sugli anni 90, che magari qualcuno di voi rimpiange, ma io meno del mal di denti. Una rissa tra quaquaraquà, una gara a chi ha la frecciatina migliore, con una sciamannata a gridare in sottofondo "sei fazioooooso, sei fazioooooso" e su tutto lo spettro del giovanottone muscoloso e qualunquista con una gran voglia di manganello che grida ai politici andate a lavorare. Tempo sbattuto via.
giovedì, febbraio 07, 2008
Obà, obà, obà (Mas que nada)
Sarò il solito rosicone, ma tutto questo entusiasmo italiano per Obama mi puzza un po'. Sarà che non ho avuto tempo di studiare il tipo, ma qualcun altro si è preso la briga di farlo? A parte Camillo, ovviamente, di cui non mi fido per i soliti vecchi motivi?
Non è che abbiamo tutti deciso che ci piace soltanto perché è nero, è cool, è giovane, il suo discorso è diventato un video tanto cool e ci piace tanto la parola d'ordine, we can? A proposito, noi possiamo... fare cosa? Nel discorso lo dice? Ci sono degli impegni espliciti, anche solo del tipo "contratto con gli italiani", o è la solita zuccherosa parata di vaghissimi buoni propositi?
Io sono venuto su negli scout cattolici, che proprio in quanto cattolici mi hanno spiegato da bambino che non puoi promettere "Sarò buono", perché non vuole dire niente. In cosa consiste la bontà? Devi impegnarti concretamente a compiere tot opere di bene misurabili e computabili. Questo è il cattolicesimo: la fede senza le opere è morta, lettera di S. Giacomo, ecc. ecc. In fondo anche Berlusconi lo è, e per questo si sente in dovere di promettere tot sgravi fiscali, tot opere pubbliche, tot riforme. Ma questi protestanti... loro non credono nelle Opere, ma nella Grazia... passano il tempo a pensare: "io sono Ok, ho la grazia, sono buono, tu no, fottiti". E' un luogo comune, naturalmente. Ma insomma, ci sono motivi tecnici per cui io debba preferire Obama ad altri, o è solo perché ha un sorrisone che incanta?
E la lotta per accaparrarsi le costole dei Kennedy? Possibile che la giovane America abbia ancora bisogno dei cadaveri dei Kennedy per vendere un candidato nel 2008? E in ogni caso: John Kennedy mandò la guardia nazionale, se non mi sbaglio, a garantire l'ingresso degli studenti neri negli atenei dell'Alabama. Obama farà cose del genere? Bob Kennedy animò la commissione contro la criminalità organizzata, esponendosi parecchio: Obama farà cose del genere? Insomma, cosa intende fare di kennediano, a parte i bei discorsi e il sorrisone?
Magari tutti quelli che lo votano lo sanno benissimo, perché hanno fatto i compiti; ma secondo me i tifosi italiani stanno semplicemente guardando il colore della pelle. Che è razzismo, in fondo, ma pazienza.
Tanto Obama, per quel che ne so io, mi sembra un formidabile esempio di candidato a perdere. Quando sai già che perderai, e almeno vuoi perdere con stile.
A ben vedere, tutta questa campagna democratica mi sembra una colossale gara a chi è il più bravo a perdere: la donna o il nero? Notate che le due minoranze, come le negazioni, si annullano: se vincerà la donna, diremo che piuttosto di farsi rappresentare da un nero i democratici si buttano persino su una una donna; se vincerà il nero, diremo che piuttosto della prima candidata alla presidenza donna preferiscono anche un nero. Troppe buone intenzioni si intralciano da sole. Tanto vince McCain.
A proposito: 'sto McCain che idee ha? E' uno di quelli che prima chiede e poi bombarda, o viceversa? Meglio saperlo subito.
Non è che abbiamo tutti deciso che ci piace soltanto perché è nero, è cool, è giovane, il suo discorso è diventato un video tanto cool e ci piace tanto la parola d'ordine, we can? A proposito, noi possiamo... fare cosa? Nel discorso lo dice? Ci sono degli impegni espliciti, anche solo del tipo "contratto con gli italiani", o è la solita zuccherosa parata di vaghissimi buoni propositi?
Io sono venuto su negli scout cattolici, che proprio in quanto cattolici mi hanno spiegato da bambino che non puoi promettere "Sarò buono", perché non vuole dire niente. In cosa consiste la bontà? Devi impegnarti concretamente a compiere tot opere di bene misurabili e computabili. Questo è il cattolicesimo: la fede senza le opere è morta, lettera di S. Giacomo, ecc. ecc. In fondo anche Berlusconi lo è, e per questo si sente in dovere di promettere tot sgravi fiscali, tot opere pubbliche, tot riforme. Ma questi protestanti... loro non credono nelle Opere, ma nella Grazia... passano il tempo a pensare: "io sono Ok, ho la grazia, sono buono, tu no, fottiti". E' un luogo comune, naturalmente. Ma insomma, ci sono motivi tecnici per cui io debba preferire Obama ad altri, o è solo perché ha un sorrisone che incanta?
E la lotta per accaparrarsi le costole dei Kennedy? Possibile che la giovane America abbia ancora bisogno dei cadaveri dei Kennedy per vendere un candidato nel 2008? E in ogni caso: John Kennedy mandò la guardia nazionale, se non mi sbaglio, a garantire l'ingresso degli studenti neri negli atenei dell'Alabama. Obama farà cose del genere? Bob Kennedy animò la commissione contro la criminalità organizzata, esponendosi parecchio: Obama farà cose del genere? Insomma, cosa intende fare di kennediano, a parte i bei discorsi e il sorrisone?
Magari tutti quelli che lo votano lo sanno benissimo, perché hanno fatto i compiti; ma secondo me i tifosi italiani stanno semplicemente guardando il colore della pelle. Che è razzismo, in fondo, ma pazienza.
Tanto Obama, per quel che ne so io, mi sembra un formidabile esempio di candidato a perdere. Quando sai già che perderai, e almeno vuoi perdere con stile.
A ben vedere, tutta questa campagna democratica mi sembra una colossale gara a chi è il più bravo a perdere: la donna o il nero? Notate che le due minoranze, come le negazioni, si annullano: se vincerà la donna, diremo che piuttosto di farsi rappresentare da un nero i democratici si buttano persino su una una donna; se vincerà il nero, diremo che piuttosto della prima candidata alla presidenza donna preferiscono anche un nero. Troppe buone intenzioni si intralciano da sole. Tanto vince McCain.
A proposito: 'sto McCain che idee ha? E' uno di quelli che prima chiede e poi bombarda, o viceversa? Meglio saperlo subito.
mercoledì, febbraio 06, 2008
martedì, febbraio 05, 2008
lunedì, febbraio 04, 2008
domenica, febbraio 03, 2008
sabato, febbraio 02, 2008
questa me la segno
Torno a casa, lavo i piatti, accendo la tv, c'è Moccia da Mentana. 3 metri sopra il cielo è definito: "caso unico di samizdat nel mondo libero".
venerdì, febbraio 01, 2008
una rosa bianca è una rosa bianca è una rosa
Io ce li vedo proprio, Tabacci e Baccini, ciclostilare di nascosto volantini inneggianti al Centrismo, contro la tirannide degli opposti estremismi. Li vedo furtivi, mentre li appoggiano sulle balaustre delle facoltà universitarie, con tutto il coraggio degli umili di cuore.
E continuo a vederli anche mentre i biechi estremisti li torturano, "diteci i nomi dei vostri komplicen!", e loro silenti, irremovibili, con tutta la dignità della purezza, abbracciare l'addetto alla ghigliottina e ascendere al cielo degli operatori di pace. Ce li vedo alla grande, quei due.
Per cui non fate storie, il nome è proprio scelto bene.
E continuo a vederli anche mentre i biechi estremisti li torturano, "diteci i nomi dei vostri komplicen!", e loro silenti, irremovibili, con tutta la dignità della purezza, abbracciare l'addetto alla ghigliottina e ascendere al cielo degli operatori di pace. Ce li vedo alla grande, quei due.
Per cui non fate storie, il nome è proprio scelto bene.
giovedì, gennaio 31, 2008
Dossetti è ancora vivo?
C'è una sola cosa, a parte la sua morte che naturalmente mi auguro, che ci può salvare da 5 anni di quel mafioso di merda porco che minaccia di tornare a governare questo stolto paese: bisogna inflazionare la scheda di partiti formati da antiberlusconiani di ferro, famosi e centristi oltre ogni ragionevole dubbio. Solo che a parte Montezemolo non me ne vengono in mente. Ma dove diavolo si sarà cacciato Federico Caffè ?
soldi spesi bene
Quelli della lobby discografica. Sulla Gazzetta Ufficiale sta per uscire una legge che, per una svista del legislatore, consente la libera pubblicazione dei file mp3.
mercoledì, gennaio 30, 2008
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