martedì, agosto 31, 2010

Via col vanto

B: Un altro viaggio e la mia reputazione è rovinata.
G: Chi ha coraggio fa anche a meno della reputazione.
B: Dite delle cose scandalose voi.
G: So solo che ti stimo.
B: Questa è la tua disgrazia.
...

B: Aspetta, Mu'ammar...Mu'ammar... Se te ne vai, che sarà di me, che farò?
G: Francamente me ne infischio.
B: Voi non siete un gentil'uomo!
G: E voi non siete una signora! Oh non è un titolo di demerito... le signore non mi sono mai piaciute!
...

B: Troverò un modo per riconquistarlo, dopotutto domani è un altro governo.

Sono il pensiero segreto di Bianconi

Sono il pensiero segreto di Bianconi e vi disprezzo, chiunque voi siate.
Vi disprezzo se non mi conoscete, non è colpa vostra ma vi disprezzo lo stesso: vivete nel periodo della storia della musica e del costume che tra vent'anni sarà ricordata come "età di Bianconi", ma voi tristi non sapete, e ascoltate giggidalessio; non è colpa vostra, ma non disprezzarvi mi è impossibile. Voi non sapete, o tristi, cosa ho fatto io in questi anni per la musica italiana. Grazie a me ora le parole sdrucciole rimano con quelle tronche: vi pare una cosa da niente, far rimare "va da sé" con "inevitabilé"? Volevate restare con Mogol e suoi vai che rimano con dai e sai, e giù con più e tu, e te con me e caffè, e salame con verderame? Le note sono sette; le rime della canzone italiana sono pure di meno; nonostante questo io me ne vado in giro con un repertorio di trenta canzoni decentissime scritte quasi tutte negli ultimi cinque anni. Irene Grandi prima di incontrarmi cantava "Amo te e quel sapore che sa di mare"; adesso canta "Tu vuoi vivere così con i vantaggi della civiltà e pontifichi su ciò che ci fa male". Io vi ho arricchito il rimario, il vocabolario e il prontuario degli accordi, ma se ne accorgeranno i vostri nipoti, forse. E forse non mi meriteranno neanche loro.

Vi disprezzo anche se mi conoscete da troppo tempo e i miei ultimi dischi non vi piacciono, o alternativi del cazzo; il vostro snobismo malcelante la sostanziale ignoranza di cose di musica vi impedisce di capire che io sto progredendo in moto rettilineo uniforme, e gli stessi accordi in settima minore diminuita li mettevo dieci anni fa come adesso; l'unica differenza è che oggi ci faccio un po' di soldi e dieci anni no, e ciò vi fa incazzare, alternativi di questo cazzo. Vi scaricate il torrent dei Mistici, ne ascoltate un par di pezzi in cuffia e scrollate la testa, "si è venduto, ha perso il mordente", ecc. ecc.. Poi puntate la sveglia perché domattina, alternativi del cazzo, dovete andare in ufficio; dove dieci anni fa pensavate non sareste mai andati: ed è questo che non mi perdonate, che io sono ancora qui a campare di musica nel 2010, invece di fare la meteora dell'indie che sarebbe tanto piaciuta a voi cazzari del cazzo.

Vi disprezzo anche se siete venuti qui stasera, o giovani fans dei Baustelle; vi disprezzo di un disprezzo a stento contenibile dietro la mia maschera di appendiabiti bohemien, voi che vi bevete trenta mie canzoni decentissime scritte negli ultimi cinque anni, unico briciolo di vitalità della decadente cultura italiana, e le bevete soltanto perché non vedete l'ora di cantare il ritornello che dice emmediemmeà. A un quarto di secolo da Bollicine, c'è ancora gente che si sente trasgrescio se canta a squarciagola la sostanza dopante di moda, e quella gente siete voi, scommetto che siete convinti che la grandezza di Alfred Einstein era mostrare la lingua ai fotografi, ed è così, dunque, io avrei studiato l'arte della fuga e il clavicembalo ben temperato per diventare un imbonitore di bimbiminchia, che tristezza, che sete, voglio bere un'aranciata.

giovedì, agosto 26, 2010

Umberto Bossi Luisa Corna e me

Probabile sia successo anche voi almeno una volta negli ultimi tre anni: qualcuno, con l'aria di saperla lunga, vi ha spiegato che Umberto Bossi l'ictus se lo è procurato mentre trascorreva qualche piacevole momento in compagnia di Luisa Corna. Prove? Nessuna. Fonti? Sentita in giro. E ci credi? La gente ci crede. Un po' come quando il più figo della cumpa ti raccontava la torbida liason Barale-De Filippi, che glielo aveva detto un amico che le aveva viste strusciarsi in discoteca (e Costanzo le lumava dal privé, ovviamente). Ecco, al piano di sopra c'era Bossi con la Corna, e nei sotterranei la marmotta che incarta la cioccolata. La gente a queste cose ci vuole credere. Però c'è anche bisogno che qualcuno se le inventi. Già. Chi se le inventa?

Un mese fa (qualcuno ne avrà già sentito parlare) era scoppiato un increscioso caso con indymedia. Un farabutto stava scrivendo cose molto diffamanti su di me, con annesse minacce di morte; e io chiedevo che le rimuovessero, ai sensi della loro policy (e del codice penale). E' una storia lunga che non si è ancora conclusa, quindi non linco niente e vorrei che nessuno lo facesse. La discussione è stata abbastanza tesa. Devo dire che alcuni mi hanno capito. Altri invece no, hanno continuato a spostare la discussione, a parlare di censura, a sentirsi minacciati da me, eccetera. Ma non volevo parlare di questo.

A un certo punto, tra gli interventi, ne è comparso uno abbastanza lungo e motivato che in sostanza spiegava che Indymedia non può controllare il newswire, neanche per evitare di danneggiare i suoi sostenitori (è capitato anche a me di sostenerla, indymedia). Perché altrimenti perderebbe la sua ragion d'essere. Ne ricopio un grosso pezzo, spero che l'autrice/autore non me ne vorrà.

Se non esistesse Indy, e la sua policy, noi non avremmo saputo nulla delle storie citate, ma nemmeno di tante altre, su aggressioni di fasci, su poliziotti infami, su piccole e grandi ingiustizie, che a metterle in fila ci arrivi al polo.
La storia di Bossi e Luisa Corna è ancora lì
http://italy.indymedia.org/news/2004/06/572089.php
Con la logica che vorrebbero far passare oggi alcuni compagni in lista (italy), quella notizia andava editata, hiddata, cancellata, perché non verificabile. "L'infermiere" non ci ha mai mostrato un attestato professionale, e allora perché permettergli di infangare la reputazione di quella brava persona di Bossi? E quella della Corna...? Ci pensate alla reputazione della Corna?
Su T******* e sull'accusa di filo-pedofilia da lui ricevuta il discorso è lo stesso dei casi precedenti. Indy non può farsi carico di verificare la veridicità di quelle informazioni , può soltanto, e "deve", lasciare a tutti lo spazio di esprimersi e replicare.
E volendo provocare, se un giorno una compagna postasse in maniera anonima (perché non se la sente di venire allo scoperto) di essere stata stuprata da un fascista mettendone nome e cognome lascereste il post visibile? Sì...? Lo spero, altrimenti davvero Indy sarebbe finita.
Ma se a stuprarla fosse stato un compagno, in una serata allegra in un centro sociale? Lascereste lo stesso la sua testimonianza? Pretendereste di verificarla? O peggio, dareste un giudizio sulla tipa dicendo che è chiaro "da come scrive" che è una mitomane e quindi va cancellato il suo post infamante?

Io ho difeso Indymedia e l'open publishing, tanti anni fa. Mi sembravano cose giuste. Sapevo che un newswire di anonimi era destinato a essere una fogna a cielo aperto, ma credevo che il sistema avesse gli strumenti per regolarsi da solo.

E ci credo ancora. In un qualsiasi forum appena appena decente, oggi, se un tale arrivasse dicendo "sono un infermiere e ho visto Bossi con la Corna", la maggior parte degli utenti gli risponderebbe, semplicemente: pics or it didn't happen. E' così che si è evoluto il sistema: se hai fonti e prove, le citi: sennò stai spammando, trollando, non sei attendibile. Su qualsiasi forum o wiki o blog appena decente questo succede, da anni.

Su indymedia - almeno su un pezzo di indymedia - no. Qualsiasi voce di corridoio va bene. Tizio dice che sei un pedofilo? E' un suo diritto. Ti diamo la libertà di scrivere sotto in piccolo che invece non lo sei, e ringraziaci. Mettiamo in giro le più grossolane leggende urbane degli ultimi anni, e lo rivendichiamo come merito. Se non ci fosse indymedia Gigetto al bar non potrebbe raccontare la favoletta di Bossi che si piglia un colpo mentre si tromba la soubrette, lo trovi giusto? Noi non lo troviamo giusto. Perché dovremmo preoccuparci della reputazione di una soubrette o di un insegnante di scuola? Noi crederemo sempre a qualsiasi letterina anonima, purché sia scritta con una calligrafia femminile e dica che c'è un maschio cattivo che mena. Non sei d'accordo? Probabilmente sei un pedofilo, amico di pedofili, che mena le donne. Almeno, noi stiamo cominciando a pensare che chi scrive così non abbia tutti i torti, però se vuoi puoi provare il contrario. Dai, dimostraci la tua non-pedofilia.

Lo ripeto: non tutti a Indymedia la pensano così, e ne sono contento. Però c'è gente che questo modo di pensare lo rivendica. Ci tengono anche a far capire che non sono neofiti, che c'erano al tempo delle BBS. E insomma, quindici anni fa stavano sulle BBS, ora stanno al bar con Gigetto.

martedì, agosto 17, 2010

Al primo dispiacere


A distanza di 25 anni i quattro personaggi di questa tavola se ne sono tutti andati; l'ultimo a salutarci è quello che nel 1985 sembrava già avviato al camposanto; il primo è stato proprio Andrea Pazienza.

In memoria di FC

domenica, agosto 01, 2010

sabato, luglio 31, 2010

Uno Stato di polizia di frontiera

Queste sono alcune delle domande che mi sono state poste all'aeroporto di Tel Aviv, dove mi trovavo per prendere il volo di ritorno con destinazione Milano

Motivo della sua visita in Israele?
Quanti giorni è rimasto?
Perchè solo 4?
Viaggia da solo?
Ha conosciuto nessuno qui in Israele?
Dove ha dormito?
Perché ha due voli di ritorno?
Come ha prenotato i voli?
Perché ha prenotato l’andata e il ritorno in due momenti diversi?
Perché è partito da Verona e torna a Milano?
Dove vive lei in Italia?
Che distanza c’è tra Modena, Verona e Milano?
Che posti ha visitato in Israele?
In quali giorni?
Hebron non mi sembra un posto molto sicuro. Non aveva paura ad andare a Hebron?
Come è arrivato a Betlemme e a Hebron?
Perché è stato sia a Mea Shearim che a Hebron?
Può farmi vedere le foto che ha scattato nella moschea di Hebron?
Di cosa si occupa in Italia?
Sì, ma nello specifico qual è il suo lavoro?
Di quanti giorni di ferie gode all’anno?
Perché ne ha usati solo 4 per questa vacanza?
Ha un biglietto da visita per dimostrarmi la sua attività?
Se succede un’emergenza nel suo ufficio mentre lei è qui come fanno i suoi colleghi?

"Vai, vai, ma un giorno te ne pentirai"

Se n'è andata Suso Cecchi d'Amico, una di quelle presenze ubique del cinema italiano. Ha scritto di tutto e forse anche la scena in cui Geppetto chiede a Pinocchio di lasciarlo nel Pescehane.

No, Futuro no.


Ciò che mi preoccupa davvero, in tutta 'sta storia di Fini-dentro Fini-fuori, è che il suo partito se si farà dovrebbe chiamarsi Futuro e Libertà.
E voi mi direte che male c'è.
Eh.
Finalmente un partito che nel nome ha la parola fut... ahi.
E come si chiameranno gli aderenti? Futlib? Ma va'.
Futurliberi?
Futurini? Ma no.
Li chiameranno Futuristi.
La fine.

giovedì, luglio 29, 2010

Cartoline da Mea Shearim

Mea Shearim è il cosiddetto quartiere ultra-ortodosso di Gerusalemme, già recensito nel 2002 da Leonardo

Innanzitutto la decenza


















"Fuori i sionisti"


















Forza Palestina


















"La nazione ebraica contro l'occupazione sionista della Palestina"


















Vivere qui










































Il blog degli errori 2

(Questo pezzo va on line in versione fifona perché la vita è breve).

Io non voglio accusare M4ss1mili4n0 Fr4ss1. Solo far notare come si comporta. Si comporta in modi che credo sia legittimo definire... strani. E' una stranezza tutta disponibile on line, non c'è bisogno di pescare torbidi retroscena.

Dieci giorni fa è uscito questo pezzo sull'Unità in cui lo criticavo. Non è un pezzo completo: la carne al fuoco era tantissima, e io non sono molto bravo a fare inchieste. Ci tengo però a dire che tutto quello che è scritto lì è stato verificato, e sembra abbastanza incontestabile. Nessuno del resto lo ha contestato. Nei commenti è venuta gente a parlare di altre cose, come è inevitabile che sia. Ma nessuno mi ha fatto notare inesattezze su quel che ho scritto riguardo a Fr4ss1.

Il pezzo sull'Unità è stato ripreso dal Post. Insomma, in quei giorni Fr4ss1 potrebbe essersi sentito un po' preso di mira. Però non ha replicato, non ha reagito, niente. Poi qualche giorno fa è apparso un articolo anonimo su un quotidiano on line di Latina ("Punto a capo on line") fino a quel momento sconosciuto ai più, con una serie di accuse infamanti a Zanetti e una replica di Fr4ss1.

Da noi contattato Fr4ss1 non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione in merito. “Preferisco parlare di cose più importanti che dare visibilità a certi anonimi soggetti. Se volete una mia dichiarazione vi anticipo che a settembre avremo una due giorni che riunirà quasi mille famiglie provenienti da tutta Italia, famiglie di minori abusati, mentre ad ottobre porteremo il responsabile dell’unità anti pedofili della F.B.I. e quello di Scotland Yard Londra, con cui collaboro da anni. Al chiacchiericcio infamante di pochi, rispondiamo con i fatti”.

Dove gli "anonimi soggetti" non si sa bene chi siano, Zanetti ha un nome e un cognome e ce li ho anch'io. Il pezzo non lo noterebbe nessuno, senonché qualcuno lo ricopia nei commenti del mio articolo sull'Unità. Lì Zanetti lo legge e replica. Ma già che c'è chiede una rettifica a Punto a Capo on Line. La redazione risponde subito, e oltre a garantire spazio per una replica, offre un'informazione interessante: quell'"articolo" in realtà era un comunicato stampa e recava in calce il nome di M4ss1mil1an0 Fr4ss1. No, ma tu pensa la coincidenza.

Insomma, invece di replicare a un articolo, scrive un'intervista a sé stesso, la manda a un quotidiano semisconosciuto e poi la re-incolla su un articolo dell'Unità. Posso dire che si comporta in un modo un po' strano? Se uno non ha alcuna dichiarazione in merito, di solito non dichiara niente. Invece questo si intervista da solo e si auto-risponde (anche un po' scocciato) che non ha niente da dichiarare.

Però non è mica finita qui. Quando su Punto A Capo On Line l'articolo viene re-editato con il nome del suo autore, finalmente Fr4s interviene dal suo blog. La replica si legge qui: http://massimilianofrassi.splinder.com/post/23069613/carneade-chi-era-costui, ed è ovviamente pretestuosa, aggiunge cose che non c'entrano niente (l'Ipad, addirittura), ecc... però io vorrei attirare l'attenzione sul corredo iconografico. Uno scacco matto. Cosa c'entra? Poi, in fondo, una canzone: We are the champions. E' come se esultasse, si compiacesse perché ha vinto, ma cosa? C'era una partita a scacchi e lui pensa di aver mattato il re avversario?  E la mossa vincente quale sarebbe stata? Come sempre, le immagini che usa dicono molto di più di quanto lui non vorrebbe dire.

Fr4ss1 vorrebbe oscurare i siti che non gli piacciono. Io non vorrei che il suo sito fosse oscurato, perché è oggettivamente interessante. Dice molte cose su di lui, e in generale su di noi.

lunedì, luglio 26, 2010

Il segreto dei Neoconi

Questo è un pezzo basato su supposizioni, illazioni, dietrologie, un pezzo che su un blog serio non uscirebbe mai, infatti esce su Piste.

L'inchiesta del WP sull'inflazione di intelligence negli USA post 11/9 è qualcosa di troppo vasto perché io possa realmente capirci qualcosa - per i motivi che fa presente Paferro: troppa carne al fuoco, manca una narrazione. Quello che ne ho desunto è che Washington ha investito veramente molti soldi nell'impresa di migliorare la sua immagine. Soldi che trasferiti anche solo in piccola parte su un'economia molto più piccola, come quella asfittica del web italiano, la farebbero scoppiare in pochi istanti.

Sappiamo poche cose. Una è che ancora nel 2009 un'agenzia esterna riceveva 10 milioni di $ "per creare siti web che influenzino le opinioni degli stranieri sulla politica degli Stati Uniti.” E' lecito supporre che imprese del genere siano state tentate anche durante l'amministrazione Bush, quando l'"opinione degli stranieri" era molto meno favorevole che nel 2009? Sì, è lecito, però resta una supposizione.

Allora, mettiamo che uno stanziamento analogo sia stato fatto alla vigilia della guerra in Iraq, quando davvero l'opinione pubblica mondiale andava conquistata palmo su palmo. Mettiamo che un'agenzia esterna si sia trovata a dover spendere un bel po' di dollari con l'obiettivo di creare siti web che influenzassero l'opinione... degli italiani. Dove li avrebbero messi?

Dico quel che avrei fatto io. Avrei contattato dei giovani cittadini italiani Bush-simpatizzanti, meglio se non digiuni di html, reclutandoli tra il precariato giornalistico e il precariato accademico; e avrei dato loro un semplicissimo kit per aprirsi dei blog fai-da-te. In questo modo non solo avrei risparmiato parecchi dollaroni in infrastrutture, ma avrei anche dimostrato di conoscere le dinamiche virali del web eccetera eccetera. Questi blog avrebbero dovuto interlacciarsi tra loro, fare rete, comunità, riprendersi a vicenda le notizie e i memi, scalare eventuali classifiche, e piano piano costruirsi un'egemonia culturale o, come si cominciava a dire già da allora, una serie di "frame".

Mettiamo che io avessi un budget di duecentomila dollari. Quanti blog italiani mi sarei comprato con duecentomila dollari nel 2003? Più di quanti l'Italia potrebbe contenere. Tutti a rimbalzarsi le stesse notizie, le stesse idee, gli stessi articoli maltradotti, le stesse gif animate, le stesse battutine. Per fortuna che non è successo.

Anche se nel 2003 qualcosa è successo. La blogosfera italiana era appena esplosa, e già cominciava a collassare, quando nel giro di pochi mesi gli osservatori notarono un fiorire impressionante di blog filoamericani. Tutti con le stelle e strisce nei template che, a quei tempi, erano universalmente brutti. Tutti molto persuasi dell'esistenza delle Armi di Distruzione di Massa, dell'ignavia di Hans Blichs, e poi, qualche mese dopo, del fatto che le Armi di Distruzione di Massa non fossero affatto importanti, quel che importava era l'esportazione della democrazia. E via e via. Nel giro di pochi mesi cominciammo a chiamarli neoconi, e a sfotterli, ma quelli continuavano a crescere aritmeticamente, a sfoggiare orgogliosamente i loro distintivi (siamo i blog antropologicamente inferiori!, e a occupare i primi posti della classifica italiana, (che non ricordo più quale fosse, ma c'era già). Nel 2005 erano centinaia, e davano la sensazione di costituire una delle fette più importanti della blogosfera italiana. Non diedero mai l'impressione di essere i più letti, ma per qualche tempo sembravano davvero i più vitali.

E scrivevano cazzate poderose. Quando nel 2005 i reduci dell'assedio di Falluja cominciarono a parlare di proiettili al fosforo, i blog neoconi diedero il meglio di sé scrivendo lunghissimi articoli che risultavano poi tutti linkati a uno solo, il primo, che sosteneva che il fosforo era stato adoperato dagli americani solo a scopo illuminazione. E come faceva a dirlo? Aveva riconosciuto l'ordigno (in volo) in una foto. Un esperto di balistica, insomma. Mi dispiace avere smarrito il link, perché davvero lì si vide come un'affermazione ignorante poteva lievitare in una dozzina di blog e diventare Certezza: gli americani non avevano usato proiettili al fosforo, l'ho letto su una fonte sicura. Io leggendo questa roba non potevo fare a meno di chiedermi: possibile che facciano tutto questo lavoro gratis? E ancora oggi me lo chiedo: possibile che abbiano fatto tutto questo lavoro gratis? Mentre di là dall'Atlantico c'era chi sborsava milioni per avere dei siti web favorevoli? Possibile? Sì, è possibile. Se penso a tutte le cazzate che ho scritto gratis io, davvero tutto è possibile.

Però è anche possibile che qualcuno abbia preso dei soldi, no? Ma non lo sapremo mai. A meno che qualche interessato non parli. Sarebbe bello. In seguito la nuvola neocona si è molto sgonfiata, seguendo più o meno la traiettoria di Bush II: non si è capito bene come, ma dopo la rielezione la sua gloria si è dimezzata in pochi mesi, e anche quei blog sono scomparsi dal radar rapidissimamente tra 2006 e 2007. Molti sono confluiti in Tocque-ville, ma mi sembra di capire che fu proprio l'aggregatore a rendere insostenibili certe contraddizioni e a dare la stura a una serie di scazzi che disperse la rete sociale in mille retini, ami da pesca, vermi sciolti. Secondo me qualcuno nel frattempo potrebbe anche essersi pentito, chi lo sa. Be', se qualcuno ha davvero preso qualche soldino da un'agenzia USA per parlare bene della guerra del terrore, potrebbe parlarne. Non credo che rischi niente, se non l'invidia mia e di qualcun altro: riuscire a far soldi con un blog italiano nel 2003 è un'impresa di cui vantarsi. E poi la guerra è finita (non la guerra al terrore; forse neanche la guerra in Iraq; diciamo la guerra tra pacifinti e neoconi).

La Love Parade è un evento stupido

Anche quando non muore nessuno.
Prevengo l'obiezione: lo so, di stupidità è pieno il mondo. No, non voglio chiudere i rave, i concerti, il campionato di calcio e di altri sport, le autostrade, i bar, gli autoscontro i calcinculo. Non voglio chiudere niente. Ci tengo a dirlo perché l'anno scorso morirono due ragazzi a un rave, e io feci notare che nel frattempo erano morti 40 turisti in montagna, e molti capirono che volevo proibire le montagne. No. Ma.
Avrà anche ragione Bordone, a dire che Repubblica ha un approccio da matusa al problema. Cioè, vogliamo dirci che Repubblica, in ispecie la domenica, è un giornale da sessantacinquenni neanche troppo arzilli? Ce lo vogliamo dire? Ce lo siamo già detti. Basta guardare l'inserto domenicale, dove per pescare gli argomenti credo che si usi una ruota della fortuna brevettata nel '47, "e oggi parleremo di... Mottarelli! Lambrette! Gazose, ma solo quelle con la biglia di vetro! Il grande duello della musica del '900, Urlatori vs Claudio Villa! Mottarelli! Ne abbiamo già parlato l'anno scorso? Va bene, allora... granatine! L'eterno duello tra i seguaci del tamarindo e gli adepti dell'amarena"... Per dire, sulla Rep di ieri c'era in prima pagina un fondo sui pattìni, detti anche mosconi, quegli affari che usavano i vostri nonni per appartarsi al largo, o più probabilmente per braccare i vostri genitori appartatisi in pedalò o in gommone. Quindi sì, la Repubblica è un quotidiano da casa di riposo. Non ci si può aspettare un pezzo misurato sulla Love Parade. 
Ma il punto è: chi è che ha bisogno di un pezzo misurato sulla Love Parade? Cioè, a un certo punto, fatta la tara generazionale, fatta un'altra tara antropologica per cui anche le usanze di quei signori della Nuova Guinea che insistono a mangiare i loro nemici e adottarne i figli meritano comunque di essere studiate; fatte tutte le tare del caso; a un certo punto uno deve fronteggiare la stupidità intrinseca dell'evento. 
Scrive Bordone: "uno che vuole scrivere di ’sta roba deve almeno esserci andato, un paio di volte, a ballare la techno". Ecco, un paio di volte; poi le strade si biforcano. Grosso modo il tipo di gente che apre un quotidiano alla domenica non vuole leggere un pezzo in cui si celebra il bello di stare schiacciati in mezzo ad altre trecentomila persone ad ascoltare musica insulsa. Così come quelli a cui piace andarsi a schiacciare in un prato a ritmo di musica insulsa non sono grosso modo il tipo di gente che compra il giornale. Target diversi.
Il mio è forse un punto di vista estremo, ci sono così tante così tante cose che ritengo comunque stupide... Ecco, nello stesso numero di Repubblica c'è un'intervista a Soldini che ha fatto trenta regate transoceaniche, ebbene, per me anche una regata transoceanica in solitaria mi sembra una cosa un po' stupida. Farne trenta, poi. Mi sfugge il senso. Certo, è una stupidità di nicchia, una stupidità solitaria, eroica, e in effetti ammetto di stimare più Soldini di un anonimo frequentatore di Love Parade. Ma è anche una questione di gusti e di fobie; io, si sarà capito, non amo la folla e la musica insulsa. (Dovrei? Mi perdo qualcosa?)

venerdì, luglio 23, 2010

The Insider

Posso dirlo? Se non posso dirlo cancellerò e negherò tutto, come fanno gli statisti di un certo livello.


Non me n'ero accorto neanch'io, ma in questa foto c'è almeno un autore di Piste (uno di quelli che non scrive mai, ma c'è).

giovedì, luglio 22, 2010

Dov'è che ci si iscrive per il golpe?

No, volevo dire che io sono disponibile. Ho anche un garage, se può servire da covo, nascondiglio di armi, roba così, contattatemi.
Massì, tanto se lo scrivo sul blog sembra uno scherzo.

mercoledì, luglio 21, 2010

Le ultime zanzare

Quando eravamo bambini vivevamo gli spot pubblicitari con un vivo fastidio, qualcosa che a distanza di anni è difficile capire. Fatto è che gli spot erano veramente brutti, e le trasmissioni non erano ancora fatte apposta per farteli aspettare. All'inizio guardare un film interrotto da uno spot era veramente un'esperienza traumatica, come se mentre leggi un giornale qualcuno entrasse nella stanza e ti strappasse il foglio. Ti arrabbiavi sul serio. Odiavi. Molta gente ha iniziato a detestare Berlusconi per gli spot della Barbie infilati alla cacchio in mezzo al grande Mazinga; la corruzione, la mafia e la massoneria sono arrivate più tardi, e in fondo sono solo pretesti.

Io insomma sono di quella generazione che ha sognato di fulminare tutti i pubblicitari, tutti i testimonial, tutti gli spot, e a un certo punto mi sono accorto che su Internet si poteva fare. Ogni volta che un popup riesce ad aggirare il filtro di popup, prima ancora che possa caricare testo e immagini, un colpo di mouse in alto a destra, e zac, spacciato. La stessa soddisfazione di schiacciare una zanzara, ma non lascia schizzetti di sangue. Ogni volta che compare una bella intro in flash, tu premi un bel tasto skip. Non c'è il tasto skip? Te ne vai, amici come prima. Internet è la sconfitta infinita della pubblicità. Ogni giorno lei ci prova, ogni giorno tu la prendi a ceffoni. Il paradiso.

Al Corriere adesso hanno questa specie di popup che si ingrandiscono all'improvviso sotto il titolo del pezzo, e fanno scendere il testo. Tu non sprechi neanche un decimo di secondo a leggere cosa c'è scritto, scrolli giù e continui a leggere il pezzo. Dopo un po' però il popup scompare, e il testo... torna su. Per tornare alla metafora di prima: è come se mentre leggi il giornale un pubblicitario molto astuto, uno che di sicuro ha studiato, ti afferrasse la pagina e te la scuotesse davanti. Tu sbuffi e lo lasci fare, tanto dopo un po' se ne va. La cosa fantastica è che non hai nemmeno letto la pubblicità, hai solo scrollato due volte. Una volta ti infastidivano per farti leggere un'inserzione: ormai ci hanno rinunciato, sanno che ti devono infastidire ma non si ricordano più il perché. Sono come quelle zanzare giovani, o rachitiche, che ti ronzano intorno ma non tirano fuori la proboscide, non sanno come si fa.

domenica, luglio 18, 2010

Quello che Tarantino fece con Travolta

Lo avevamo sempre preso per un bambolotto. Avevamo ragione. Però avercene, di bambolotti in grado di ridere di sé stessi e della propria carriera così. L'Oscar al miglior non protagonista, o lo date a lui, o non lo date.