martedì, ottobre 14, 2008

Natale sulle Twinz

Il film sembra chiudersi dopo la torta in faccia ricevuta da Bin Laden-Abatantuono, il quale promette vendetta. Soltanto sui titoli di coda (preannunciati dalla scritta in sovraimpressione "qualche mese dopo") scorrono le immagini delle Torri Gemelle abbattute l'11 settembre dell'anno successivo, sulla musica dell'ultimo grande successo dance di Michelle Hunziker e Gennaro Gattuso (presenti anch'essi tra le numerose comparse vip del film, che faranno felici grandi e piccini).

domenica, ottobre 12, 2008

Green porno


Non vorrei troppo turbare Leonardo o la linea editoriale di Piste, ma è domenica, si divaga volentieri, e qualche parola chiave per aumentare gli accessi non può far male: Isabella Rossellini + porno + insetti.

giovedì, ottobre 09, 2008

the Real Disaster Movie

Cioè, capita di vedere un film brutto nella vita. Anche due, tre, diciotto. Io per dire ho visto Inland Empire, cose che capitano, ci ridi sopra, ci scrivi un post, fine.
Ma non mi era capitato, ancora in poltroncina, di ragionare sulla necessità di scovare ogni singola pizza del suddetto film e darle fuoco sulla pubblica piazza, finché non ho visto questo, e con Glauco, poi. Che mi avrebbe fatto schifo uguale, eh. Però c'era anche Glauco.
E non è neanche colpa del doppiaggio, come dicono qui. Il doppiaggio è imbarazzante, molto al di sotto degli standard a cui siamo rassegnati. Ma non è nemmeno questo il punto. Il punto è che a Lee tirava il culo venire in Italia a girare un film in montagna, e ci ha mandato un tizio qualunque, tanto per i toscani i negri son tutti uguali. E questo tizio qualunque all'inizio aveva anche degli scrupoli, cioè, Spike, ma sei sicuro? E Spike: tranquillo bro', tanto sono italiani, si sono bevuti anche She Hate Me, figurati.
Prima di partire il tizio si è fermato al videonoleggio a rendere La vita è bella, vista con un occhio solo mentre faceva le valigie. Il tizio sa vagamente che c'è stata una guerra mondiale, e siccome in America è da trent'anni che ci giocano, su queste cose, ritiene necessario capovolgere i cliché: per esempio, i graduati americani bianchi sono stronzi, i graduati tedeschi leggono poesie e REGALANO LE PISTOLE AI NEMICI NEGRI!, i partigiani sono un po' traditori, i fantaccini delle SS sono professionalmente ben disposti al massacro, ma se gli tocchi i bambini! Se gli tocchi i bambini si ribellano, perché hanno un cuore! Il tizio non sa che in questo modo si sta pulendo il culo con la pagina più dolorante e sensibile della Storia della nostra nazione, e nessuno ha il coraggio di dirglielo perché credono che sia il grande maestro Spike Lee.
Tutta l'idea del film sta nel mostrare i Buffalo Soldiers, giacché non l'aveva ancora fatto nessuno. Capisci? Come faranno a criticare un film che finalmente mostra i soldati negri? "Spike, ma se mi criticano lo stesso?" "Bah. Fa una cosa. Ammazza un po' di bambini". "Sul serio?" "Sul serio. Quando ammazzi i bambini nessuno ti può più criticare. Entri in una dimensione diversa, al di là del bene e del male". 
Dunque ci sono questi soldati negri, in un villaggio toscano nel '44. Spike non lo sa, e nemmeno il suo sosia lo sa, però potevano anche arrivarci con un po' d'immaginazione: un soldato negro in un villaggio toscano nel '44 è un mostro. Perché nessuno ne ha mai visto uno coi suoi occhi, e inoltre sono armati, e parlano una lingua incomprensibile, e non sono poi troppo diversi dagli scimmioni dei cartelloni di propaganda. Invece questi arrivano, e subito Valentina Cervi si offre di guidarli nei boschi. Davanti a tutto il paese, eh, perché tutti devono sapere che appena vede quattro negri li guida nei boschi, t'immagini poi i discorsi davanti al focolare: "Deh quant'è brava e multi'ulturale la nostra Valentina, pei boschi con quattro negri". Poi alla fine non se ne fa niente, (e nessuno spiega il perché), comunque s'è capito che codesti negri son brava gente e quindi LI INVITANO A BALLARE. IN CHIESA. CON IL SANTISSIMO ESPOSTO. NEL 1944. Però quando uno prova ad accendersi da fumare, la tipa gli fa no, ehi, siamo in chiesa, non si fuma. Si mangiano dolciumi creati dal nulla nella carestia generale, e si balla in faccia al Santissimo, ma non si fuma. Quant'erano avanti, eh? C'era già il divieto di fumare nei luoghi pubblici. 
A questo punto uno dei quattro negri conclude che in Italia lo trattano meglio che negli USA, ah, beh, immagino. Prova ad accenderti da fumare in una chiesa battista ad Atlanta, dai, vediamo cosa succede. Intanto Valentina Cervi si spoglia nuda all'aperto, perché questa è un po' l'idea che hanno a Brooklyn dell'Italia, un posto dove si stende la biancheria in campagna spogliandosi nudi. Ma io posso capire il fascino del soldato e anche dell'esotico, e quella fregola di vivere che ti viene quando fuori c'è la guerra, capisco tutto, e chissà quante nostre nonne avranno fatto l'amore col primo soldato nero che passava, però quando vedi Valentina Cervi uscire di casa col casco del suo drudo in testa e la sigaretta 'mericana TI VIENE DA RASARLE I CAPELLI, O BU'AIOLA! Ecco, questo è il tipo di emozioni che ti costruisce questo film. 
Più in generale fantastichi di mettere al muro gli attori italiani che hanno letto il copione e non hanno avuto il coraggio di dire, Mr Lee, la prego, cambi questa cosa, è una cazzata. Cosa vuol dire "prima gli inglesi poi i tedeschi e adesso voi [americani]?" Gli inglesi? Nel '43?  Giustiziare Lo Cascio, che hanno assunto per fargli rovesciare il caffè, e non gli è riuscito bene neanche quello. Litri di caffè, da una tazzina. Agli americani piace lungo, si sa.

Tra Scaroni e Polaroid


via giavasan

mercoledì, ottobre 08, 2008

Scrivere parole

Una volta, su polaroid, ricopiai alcune righe da un racconto di William Saroyan. Non ricordo più il motivo, forse solo perché erano belle.
Ma ricordare d'averlo fatto è stato tutt'uno col ricordare quello che dicevano. E averlo ricordato mi è successo perché l'altra sera, dopo sei anni da quel post, ho trovato un paragrafo di Saroyan che merita di essere ricopiato (e che forse non sarebbe dispiaciuto anche a Ludwig Wittgenstein):
«Se lo scrivere fosse parole, allora sarebbe facile scrivere. Lo scrivere è qualcosa che avviene nonostante le parole. Non c'è altro modo in cui si possa scrivere, tranne con le parole, ma al tempo stesso lo scrivere deve avvenire nonostante le parole. La cosa che ti prende nello scrivere è la storia che le parole in sé stesse non dicono, ma che ti fanno conoscere. Lo scrivere è più o meno questo.» (dal romanzo Uomini e donne insieme, 1963)

domenica, ottobre 05, 2008

Crescete, moltiplicatevi, pagateci, crepate

Su macchianera c'è un prete (su macchianera c'è persino un prete) che ha calcolato quanto spende una famiglia italiana al mese. Bravo.
Ora bisogna farlo capire a quel tale un po' vanesio (ma scapolo di ferro) che ci ordina di generare bambini ogni qual volta ci scappa di scopare.

(P S: basterebbe una letterina delle sue, e una cinquantina di Curie sparse per l'Italia tutta sarebbero forzate a mollare le migliaia di abitazioni che possiedono e non vendono, perché venderle in questo periodo non conviene. E il prezzo delle case in Italia tornerebbe di colpo ai livelli del prezzo delle case in un Paese civile). 

giovedì, ottobre 02, 2008

Contributi al dibattito sulla definizione dell'Hipster, o no

Come giustamente faceva notare Enzo da qualche parte qui, il termine veniva già adoperato negli anni '40 per etichettare i bianchi che ascoltavano il bebop (la differenza coi beatnik non mi è chiara, ma c'era).
Io davo per scontato che il termine derivasse da hype (e quindi la traduzione più accurata sarebbe stata modaiolo, o di tendenza). Ma wiki dice di no, che viene addirittura dalla lingua Wolof ("hepi"= vedere; "hipi"= aprire gli occhi). Un verbo africano che sopravvive tre secoli e finisce nello slang dei jazzisti americani, mah. Sono scettico, ma non è il mio campo.
Comunque, ricorderete che in Underworld più volte De Lillo attribuisce a Lenny Bruce degli atteggiamenti da hipster. Ve lo ricordate, no? Ecco, volevo ben dire. La cosa buffa è che se poi vi capita di guardare Lenny di Bon Fosse, con Dustin Hoffman, in versione italiana più volte sentite la parola "hippie", che non si capisce esattamente cosa c'entri con la storia di un comico degli anni Cinquanta che rompe il muro delle parolacce. A un certo punto mi pare che glielo dica anche sua moglie: "Lenny, perché devi sempre essere così hippie?" La mia tesi è che il doppiaggio italiano abbia tradotto "hipster" con "hippie", bella lì.
Ma qui viene il bello: "hippie" deriva davvero da "hipster". Da qualche parte avevo letto anzi che all'inizio gli "hippie" erano quelli che cercavano di essere hipster ma 'un ce la potevano fa'. Wiki conferma: As hipsters became older they invented the then pejorative, hippy, to refer to the younger hipsters, the affluent young baby boomer's children. Un po' lo stesso rapporto che lega "pancabbestia" a "punk".
A questo punto, visto che la storia si ripete (in farsa, naturalmente), e gli antropologi da quotidiano hanno recentemente riscoperto gli hipster in alcune aree nei pressi dei Navigli (qualcuno anche a Carpi in Rodolfo Pio, dove per coincidenza mi è sparita una bicicletta) possiamo intuire lo step successivo: tra un po' ritorneranno anche gli hippies, cioè gli hipster di provincia. E siccome io vivo in provincia, la cosa m'inquieta e mi elettrizza insieme.
Può darsi che ce ne siano già in giro? Tra di noi, mimetizzati? No, così, tanto per dire, ma secondo voi, Bob Corn

mercoledì, ottobre 01, 2008

domenica, settembre 21, 2008

Gaspar Torriero gone sarcastic

Ragionando con Elena avevamo pensato che, avendo posto, ospitare il pilota Alitalia direttamente a casa nostra sarebbe stato meglio, anche perché in Comune ci avevano giurato che era totalmente autosufficiente...

I wannabe a part of it, New York, NY

Ammesso e non concesso che 

il leader della sinistra debba necessariamente essere un signore che perde sempre, non ne imbrocca una, ed è alla costante ricerca di status symbol veteroborghesi

allora

forse, dico forse, tra D'Alema con le sue barche e Veltroni con i suoi salottini a Manhattan preferivo il primo.

(Anche se, potendo scegliere, io Manhattan. Non so andare in barca, e a occhio mi sembra un investimento migliore).

Sull'argomento mi sembra che i blog stiano regalando, ne cito un po':
Ecco, io stenderei un velo di pietoso silenzioso su questa cosa che il principale esponente dello schieramento da me votato sta a fare il fighetto nei salotti dell’Upper West Side mentre qui sono cazzi amarissimi. (Piovono Rane)
Adesso va meglio. Mi sto rilassando. Alitalia in bancarotta. Recessione mondiale. Tempesta finanziaria. Strage di camorra a Napoli. E poi B. che fa il bello ed il cattivo tempo. Lui però è tranquillo. E si rilassa. A New York, cogli intellettuali. Senza Robert Kennedy non sarei me stesso. E poi. Se vince Barack cambia tutto, anche in Europa. E allora, di che preoccuparsi. Se vince Barack. Se lui è tranquillo. Rilassiamoci. (Giusec)
Ce mi frega se il mondo casca quando c’ho Times New Roman 18 interlinea 2,5 dapresentare. (Stati di Sonnolenza)

sabato, settembre 20, 2008

ahem... beh... cioè....

Se mi avete trovato troppo basso e troppo tondo, sarà per voi interessante sentirmi anche parlare come un Valentino Rossi sotto morfina.

(Ah, ringrazio Ludik senza il quale tutto questo non sarebbe stato possibile).

mercoledì, settembre 17, 2008

Meglio pianista in un bordello

Quel che mi sento di dire, a prescindere da ogni considerazione etica, morale, bla, bla, è che questo Vicky Gitto ha proprio avuto un'idea della Madonna: senza spendere un soldo, neanche un biglietto aereo sola andata (e le lezioni di volo che comunque sono uno sbattimento) ha fatto la sua provocazione ed è da due giorni che state tutti parlando di lui.
Un pubblicitario questo deve fare. Non vi piace? E infatti probabilmente voi fate un mestiere onesto.

domenica, settembre 14, 2008

Peggior blog andato a puttane

Ecco signora Carfagna, lo vede cosa mi combina? Mi manda in confusione Leonardo.
Che nel post qui sotto arriva a chiedersi cosa ci sia poi di così sbagliato nel suo disegno di legge che vieta la prostituzione di strada e se tutte quelle associazioni che fanno appelli contro non siano in realtà motivate da questioni prosaiche, tipo denari e riconoscimento pubblici. Che per carità, è un dubbio più che legittimo. E anzi chissà, magari in qualche caso le motivazioni inconfessate e inconfessabili assomigliano veramente a queste.

Solo che io signora Carfagna questo lavoro, quello delle associazioni, per un po’ di tempo l’ho fatto. Non tantissimo, un paio d’anni ma sufficienti per poterle raccontare la mia piccola esperienza.

E’ stato un secondo lavoro, quello di operatore di unità di strada, che ho portato avanti con un orgoglio, le confesso, francamente sproporzionato. Ma mi sembrava per una volta, io sempre così scettico di fronte al concetto di lavoro, di stare facendo una cosa seria. L’esistenza stessa di quell’incarico mi pareva la prova – e qui mi presti attenzione un secondo e poi mi compatisca – che l’indeterminismo storico sì, ma qualche migliaio di anni non tutti passati invano pure. Che se chiunque, ultimo tra gli ultimi e pur abusivo, arrivato sulla strada di un paese sconosciuto potesse ricevere informazioni e assistenza sanitaria gratuita allora anche la parola civiltà portasse con qualche dignità il peso del proprio inchiostro sulla pagina del dizionario. Che un progresso della specie alla fin fine c’era pur stato e nessuno potesse negarlo. Capisco che le scappi da ridere signora Carfagna e ne ha ben donde. Ma è con questo ridicolo carico immaginario sulle spalle della testa che ho cominciato e poi proseguito il particolare mandato affidatomi. Ovviamente prima che a lei, signora Carfagna, non l’ho mai confessato a nessuno in questi termini. Che le cose in cui credi veramente te le tieni per te perché dette una volta le hai bruciate per sempre.

Poi c’era anche un altro significato immaginario, diciamo così campanilistico, che attribuivo alla professione. Sì, perché in quest’epoca di welfare appaltato ai preti io ero il rappresentante di un servizio comunale, pubblico e laico, mantenuto dal contribuente e non dalla carità di qualche opera pia. E mi piaceva pensare che il contribuente modenese ne fosse pienamente consapevole e altrettanto testardamente determinato nel portarlo avanti. Motivato dalla volontà di affermare che nella nostra città, per chi veniva per fare bene, le porte erano sempre aperte. E quel fare bene signora Carfagna non è da intendersi col sorrisetto che potrebbe abbozzare un lettore che non ha capito niente. Che il trovarsi su una strada può ben essere l’incidente di percorso o il passaggio obbligato di un progetto di vita un po’ più elaborato.
Sarà anche che li ho sempre ammirati i migranti (i migrati), che li ho sempre pensati come quella parte migliore della società che preferisce prendersi in mano la propria vita piuttosto che vegetare in qualche periferia del mondo.

Sono partito per quest’avventura pure con tutto un mio bagaglio di pregiudizi. Mi aspettavo ad esempio molte reazioni di diffidenza, scortesia, chiusura totale da parte del target. Nella realtà: una minoranza le prime, quasi sconosciute le altre. Credevo poi che la sieropositività fosse diffusissima e invece, con notevole e positiva sorpresa, ho constatato che su decine e decine di esami del sangue due soli erano i casi conosciuti nella nostra zona, due ragazze probabilmente arrivate già infette. Ci presentavamo alle ragazze (dico ragazze per comodità signora Carfagna, ma c’erano anche uomini e transgender) con un cadeau: qualche profilattico, una caramella, e, se era il primo contatto, un mazzetto di fogli di informazioni sanitarie e sulla sicurezza personale. Poi puntavamo a fare due chiacchiere. Solo d’inverno, alle volte, c’era anche con un bicchiere di the caldo. “Se vieni in ufficio da noi il mercoledì o il giovedì pomeriggio ti accompagniamo in consultorio”.

Ho conosciuto – mi perdoni la banalità – delle belle persone. Non perché una prostituta sia necessariamente una bella persona, ci mancherebbe. Ce n’è di ogni tipo ovviamente. Ho conosciuto delle belle persone proprio perché diverse lo erano. O almeno così mi è parso per quel poco di rapporto che ci ho intrattenuto. Che le dico la verità, all’inizio una delle molle che mi aveva spinto ad accettare era proprio la possibilità di poter raccontare su un blog quest’esperienza. Avevo già le mie idee in merito signora Carfagna: volevo raccontare la parte leggera delle loro vite, di cosa ridono, come si divertono, cosa leggono, cosa guardano (questo l’ho imparato: reality soprattutto) , cosa fanno quando non lavorano. Che mica una sta chiusa in casa a piangere solo perché è sfruttata. Ma poi di mezzo c’era il maledetto lavoro e la distanza che i ruoli impongono alle persone. Non ho mai potuto uscire con nessuna per prenderci una birra come avrei voluto. Poi ci sono le indagini di polizia, la riservatezza che copre questo servizio sociale semi-clandestino e la volontà di non creargli guai. E poi c’è il pudore nel raccontare di queste cose che sembra di volersi illuminare di porca santità. E allora ho lasciato perdere con le velleità letterarie.

Ma non con il compiacimento per le cose fatte. E qui devo dirle che più che quell’una che sono riuscito a strappare al racket (cioè, mica l’ho sottratta io d’accordo. E’ stata lei che si è sottratta, io le ho solo dato un’opportunità. Ok, mica gliela ho data io l’opportunità. E’ stato un lavoro d’equipe, un sistema: c’è il servizio comunale, i vigili, la questura, le leggi dello stato sulla protezione sociale per chi denuncia, la rete di accoglienza sul territorio. Va bene. Ma cazzo: a chi l’ha chiesto il primo aiuto eh? Chi se l’è sentito dire “Gimme any help you can. I don’t want to do this work” eh? Chi ha passato una settimana di assenza mentale che mi telefona mia madre mentre sto facendo la spesa e alla fine mi chiede se sono sicuro di star bene eh? E chi ha fatto due telefonate alla ragazza col cuore in gola e un dito nell’orecchio che tra il mio inglese e il suo capivo una parola ogni cinque e poi dovevo ricostruire il senso? E chi si è preparato il discorsino quando ci siamo finti clienti e l’abbiamo portata in ufficio ? E chi le ha dato i venti euro perché il tutto fosse credibile ? Va beh, quest’ultima cosa il mio collega. E chi si aggirava furtivo ma più che altro nervoso perché in attesa di notizie in una buia periferia notturna quando i vigili hanno fatto il finto blitz concordato? Poi la portiamo in albergo per la prima notte e lì, lei che ancora non è sicura se può fidarsi del tutto o no di noi mi tira fuori un rosario e inizia a pregare in silenzio) più che quell’una, dicevo, la soddisfazione è stata nella contabilità alla fine dell’anno, scoprendo che di tutte le prostitute di strada da noi conosciute più del 40% si era rivolto al servizio per accompagnamenti sanitari o consulenze varie.

E poi gli IVG, gli aborti insomma. Con l’equipe diverse volte abbiamo prenotato visite, esami ed effettuato accompagnamenti in ospedale, soprattutto per ragazze nigeriane. Sempre con l’idea che fosse meglio la struttura pubblica del Cytotec privato. E confesso anche – non me ne voglia signor ministro - di non aver mai provato granché nei confronti di quegli embrioni che mi passavano accanto nel loro cammino verso il nulla eterno. Però di tante ragazze che abbiamo seguito signora Carfagna, solo due casi di recidiva. Una presenza alle visite post-ivg, quelle che si fanno dopo un mese e servono per vedere se va tutto bene e parlare di pillole, cerotti e spirali, intorno al 100%. E di questo ancora oggi, modestamente, vado abbastanza fiero.

Lei dice, signora Carfagna, che come donna la prostituzione le fa orrore. Io non so, non ho grandi opinioni in merito. Quel che ricordo d’aver provato tante volte è rabbia. Rabbia quando le ragazze mi riferivano di aggressioni subite. Perché aggredire, rapinare o violentare una ragazza di vent’anni che non ha altra possibilità rispetto a stare su un marciapiede è un gesto talmente vigliacco ma talmente vigliacco che non si può credere che chi lo commette poi non sprofondi in qualche cavità sotterranea apertasi spontaneamente o che possa addirittura rimanere impunito alla giustizia degli uomini. (“Copritevi a vicenda, prendete le targhe dei clienti non abituali” “Se ci dai la targa la segnaliamo noi a chi di dovere” “ Se fai denuncia con noi non rischi niente. Lo so che dovresti essere arrestata come clandestina ma c’è un escamotage, fidati di noi. La polizia è d’accordo”)

Mi lasci anche dire una cosa sui giornali, giuro che la faccio breve. Ma perché una ragazza aggredita, stuprata o rapinata è una notizia scandalo da prima pagina della cronaca cittadina ma se fa la prostituta slitta nelle pagine interne e diventa una “Lucciola aggredita col coltello”? E’ meno grave? Volete dire che in fondo in fondo se l’è cercata? Che un po’ se lo meritava siccome contribuisce anche lei ad alimentare il sottobosco del degrado urbano? Sì secondo me è proprio questo che volete dire. Allora lasciate dire anche a me: è uno schifo.

Ecco signora Carfagna, naturalmente non è detto che con la sua legge tutte le esperienze di unità di strada, che sono tante in giro per l’Italia, scompaiano e che le ragazze perderanno questa opportunità. Magari sarà la volta che partiranno veramente tutti quei programmi di avvicinamento alla prostituzione al chiuso di cui sento parlare da anni ma dei quali concretamente – se non erro – ancora nessuno è decollato. Magari verrà rilanciato anche il numero verde anti tratta (800 290290).

Però se devo essere sincero non sono molto fiducioso. Non mi sembra che siano tra le vostre priorità e nemmeno tra quelle delle amministrazioni locali. Ecco perché non sono contento della sua iniziativa legislativa signora Carfagna e spero che lei vorrà, assieme al suo governo, tornare indietro.
Se così non fosse le ragazze potranno fare affidamento solo sull’ultimo baluardo che entrerà sicuramente anche nelle case, il principale alleato della prostituta: il puttaniere.

Qui il comunicato integrale delle associazioni

Questa l’opinione del mio ex coordinatore, Franco Boldini