giovedì, aprile 16, 2009

Abel Paz

Guarda, compagna, io credo che della rivoluzione in generale ci sia un’idea molto falsa e allo stesso tempo molto idilliaca. La gente crede che la rivoluzione bisogna farla per vincerla.


Abel Paz è stato il maggior biografo di Buenaventura Durruti (700 pagine e oltre che nel 1972 seppellirono il povero Hans Magnus Enzensberger) e militante anarchico in un tempo e in un luogo in cui l'anarchia era organizzazione.

Quasi tutti gli storici stanno cercando di ingannarci con quello che scrivono, perché di tutto quello che sto raccontando non ne parlano, non parlano di quello che successe durante i primi sei mesi della nostra guerra. Parlano del dopo, per questo i professori universitari sono contenti che gente come me, con la lucidità per difendere la nostra causa ancora sessant’anni dopo, ne rimanga poca.


Era lui che diceva che la rivoluzione, cioè la festa, a Barcellona durò dal 19 luglio al 26 settembre del 1936. Quello che seguì, ben prima di Franco, fu la normalizzazione.

Ieri i funerali

1 commento:

  1. Non ho letto il libro di Abel Paz, ma quello di Enzensberger è bellissimo, non trovi? Soprattutto ha il pregio di non essere di 700 pagine. Non conoscevo la citazione di Berneri, e sì che sto a due passi dal centro studi omonimo.
    Fa piacere scoprire che c'è qualche altro blogger appassionato di quel frangente di storia. Voglio raccontarti un episodio (parlo come se ci conoscessimo da anni, io sono questo). Da studente universitario mi ero appassionato a queste vicende e mi stupivo che gli spagnoli non ne sapessero niente. Poi è arrivata in casa mia una ragazza spagnola Erasmus, per un solo mese; non ci siamo quasi mai incrociati fino alla cena di saluto, quando le ho raccontato della mia passione per Durruti e soprattutto la figura di Ascaso... e lei mi fa: sai come mi chiamo? Begonia Ascaso. Era una pronipote.

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