sabato, maggio 21, 2011

Cattelan, beccati questo


E' un monumento a Padre Pio in una rotonda di Benevento (via Dave). Io pensavo a uno scherzo, ma esiste. Qui trovate i dettagli di questa "opera del Futuro offerta alla fruizione universale". Qui la pagina di Wiki.


Qui la petizione dei beneventani che avevano dato dei soldi per un normalissimo Padre Pio in bronzo e si ritrovano un Megaborg alle porte di casa.

Reazioni:

18 commenti:

  1. è semplicemente fan-ta-sti-co 8P

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  2. aborro nel senso di "aborro quella cosa"

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  3. mi sono ribaltato dalla sedia... grazie!

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  4. è l'alter-ego del grappolone (i modenesi capiscono)

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  5. Quo-quà-que-quò.
    Da leggere alla transformers.

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  6. allucinante! fate una petizione per chiedere indietro i vostri soldi!!!!!!!!!!!

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  7. il fatto che un folle possa disegnare un mostro, ci sto, e' una mente folle, chi commenta che e' bellissimo mi preoccupa seriamente....

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  8. Ma perchè Padre Pio è diventato un Klingon?

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  9. ecco da dov'era partito, a me era arrivata via FB senza altre indicazioni :D

    un'icona dei nostri tempi

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  10. Povero Padre Pio !!!

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  11. l'artista è un GENIO! è riuscito a ritrarre perfettamente il frate che si bucò le mani per evitare la trincea e che rimase prigioniero della sua bufala (come la "vergine" madonna, d'altronde...) e le forze possenti delle masse di creduloni che lo esaltano dal basso (il famoso: "gregge")

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  12. Vale le statue greche degli dèi di una volta; cambiano i tempi, cambiano gli dèi, cambiano i monumenti; solo la credulità umana non cambia.

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  13. è una specie di geeg robot clingon... avrà l'alabarda spaziale? non so l'autore e non riesco a capire se ha fatto davvero troppo uso di stupefacenti oppure se è ora che cominci a farne un uso intensivo (molto intensivo)

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  14. Non ridevo così da un pezzo. Grazie.

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  15. E' un opera magnifica.
    E' un opera figlia del nostro tempo.
    C'è Tron, c'è Zardoz, c'è il nostro humus culturale.
    E' un opera certamente non fruibile immediatamente, non c'è l'immagine classica e iconografica conosciuta e "sicura".

    Ti inquieta, ti pone domande, ti mette dubbi.

    :)

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  16. Con L'architetto Benedetto Aloia hanno collaborato gli architetti Eleonora Aloia e Giuseppe Scocca, l'ing. Giuseppe Pedicini, il geom. Agostino Gigante e lo scultore Ernesto Pengue.
    Osservando il monumento nasce dal nostro intimo un senso di sofferenza e anche, ahimè di disgusto. E' brutto o non è brutto? La maggior parte della gente - e anche qualche critico come Vittorio Sgarbi - giudica l'opera davvero un obbrobrio!
    Proviamo ad analizzarne la forma ed il contenuto.
    Una struttura architettonica formata da 4 elementi a forma di U rovesciato di colore rosso scuro, essendo aperte verso l'alto ed evocando l'apertura verso il cielo, contrastano con una base chiara inclinata che la sostiene e che sembra fungere da scivolo, tra terra e struttura, mette in risalto una precaria stabilità accentuata dalla sporgenza della struttura stessa dalla base che sembra inficiarne l'equilibrio. A questa struttura architettonica si sovrappongono tre elementi: un ritratto di Padre Pio racchiuso con delle cornici le quali, intrecciandosi a diverse inclinazioni, demarcano la spazialità per far espandere il volto del Santo in tutte le direzioni. Dall'altro lato un'asta, svetta ad un'altezza di 12 metri, seguendo l'inclinazione delle strutture a forma di U rovesciato, fende l'aria verso il cielo, terminando con un simbolico segno della croce, non complanare, ma tridimensionale per espandere il suo significato simbolico, nello spazio, in ogni dove. Al centro la statua di Padre Pio si erge in tutto il suo prorompente vigore con un'espressione di sfida e giudizio a monito dei peccatori. Le braccia semiaperte accentuano l'ascensione del corpo dalla struttura architettonica per librarsi nell'aria mentre l'ampia chioma dei capelli sparsi al vento ne enfatizzano il movimento nello spazio spirituale. Solide sbarre stringono la figura del Padre fino a formare una gabbia che sale fino al petto evocando la volontà di uscire da una prigionia terrena in cui il corpo pareva rinchiuso per svincolarsi dall'immanenza terrena per salire al cielo.
    Gianfranco Missiaja

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