martedì, agosto 29, 2006

non siamo mica gli americani, che loro possono sparare agli indiani (vacca, gli indiani)

Siccome non è molto elegante passare in pochi mesi da noglobbal a tifoso delle Forze Armate Italiane portatrici di pace, ok non lo farò.

Peraltro, c’è poco da star tranquilli. La situazione è poco chiara e le regole d’ingaggio sempre ambigue. Il Libano è un pantano.

Però.

A certe provocazioni è oggettivamente difficile non reagire.
Ricordate qualche mese fa, quel giornalista dello Spiegel contro gli italiani mammoni e pastasciuttoni, che in pochi minuti mi riconciliò con la nostra gloriosa nazionale di calcio?

Ora, leggetevi cosa dice questo pischello del New Republic, e ditemi se non vi viene voglia di andare anche voi al molo a salutare la Garibaldi. Forza ragazzi! Fategliela vedere! Po, po po po po, po.

martedì, agosto 22, 2006

Te lo meriti po-po-po


Anche a me pareva disdicevole, poi mi è venuto in mente che ho impiegato decenni a sapere che il na..na-na-na-na di "Storia di un italiano" portava l'assurdo nome di "O rugido do leao"

lunedì, agosto 21, 2006

mercoledì, agosto 16, 2006

Souvenir de Barcelona/13 - Los Amigos de Oriana



Altro che Carrara, la Fallaci ha amici anarchici fino a Barcellona: la libreria della CNT dev’essere l’ultima del continente a tenere in vetrina questo suo vecchio libro.
(Niente da dire, per carità: ma avranno letto i suoi articoli sul Corriere ? Qualcuno li avrà informati ? Quando sono passato io era chiuso)

lunedì, agosto 14, 2006

Souvenir de Barcelona/12 - Camillo Berneri sulla Rambla




Cos’è poi una rivoluzione se non una festa ? Una festa nel senso più pieno del termine, un periodo cioè di grossi rischi e grossa ebbrezza, nel quale l’una non può andare senza gli altri. Un periodo di festa perchè si contrappone - rubo una felice espressione di Milan Kundera - al giorno feriale dell'umiliazione. Ma una festa ovviamente non può durare più di tanto. Quando parli con chi ha partecipato a quegli eventi ti senti dire che considera rivoluzionario solo il periodo che va dal 19 luglio al 26 settembre 1936, giorno in cui il Comitato centrale delle milizie antifasciste, l’organismo rivoluzionario che aveva preso il controllo di Barcellona dopo l’insurrezione antifranchista, passò la palla al nuovo governo della Generalitat.
Per un attimo, il breve spazio di un estate, a qualcuno sembrò che il sogno faticosamente seminato lungo quattro generazioni di anarchici spagnoli fosse lì, a portata di mano. Che il nuovo umanesimo di una società senza gerarchie dove gli uomini si confrontassero, lavorassero, producessero e convivessero da pari a pari, senza mostri autoreferenziali chiamati economia, stato, burocrazia, forse addirittura senza carceri e senza denaro stesse andando a scuotere le fondamenta dell’organizzazione sociale umana. Ma forse si stavano spingendo troppo in là.
E' stato scritto: "Un giorno un popolo senza dio né padroni accese fuochi di gioia con i biglietti di banca."
Quello che seguì al 26 settembre fu ovviamente la normalizzazione.

Camillo Berneri nell’aprile del 37, circa una settimana prima di essere assassinato dagli stalinisti, guarda la Rambla e ce ne consegna questo ritrattino, qualcuno dice epitaffio:

Le edicole vendono i ritratti a smalto, con eclettismo mercantile e stile “unione sacra”, da Durruti a Lenin, da Caballero a Ascaso, da Bakunin a Companys (…) La Rambla si è convertita in questo modo in retroguardia da non far invidia ai commercianti di fiori né ai caffè stracolmi. (…) Gargantuesca, reclamistica e musicale la Rambla lo è solo a metà. Ibrida come una classe media, come una repubblica borghese, come una rivoluzione precocemente normalizzata. Adesso le Ramblas non ribollono né si agitano. E non sono nemmeno quel Pont D’Avignon (…) , si sono convertite in un “Boulevard” di Barcellona. Quanto tempo è passato dal luglio del ’36 ? Nel calendario del mio cuore, secoli. (…)


Nelle foto: La Rambla, estate 2006

sabato, agosto 12, 2006

Souvenir de Barcelona/11 Victor Serge al Café Español


Il 31 gennaio del 1917 Victor Kibaltchich “Il refrattario”, che ancora non usava lo pseudonimo di Victor Serge, uscì dal carcere di Melun in Francia dove aveva scontato una condanna di cinque anni per la faccenda della banda Bonnot. La notte del 13 febbraio prese il treno con direzione Barcellona. Aveva appena compiuto 26 anni e godeva di una certa fama come polemista di talento negli ambienti libertari.
In Europa infuriava la mattanza della prima guerra mondiale ma in Catalogna le fabbriche lavoravano a pieno ritmo, tanto per gli imperi centrali quanto per gli alleati. Barcellona era vestita a festa: le Ramblas illuminate, i caffè strapieni, le donne eleganti e piene d’allegria.
Si trattava di apparenze; in realtà la monarchia di Alfonso XIII non godeva di buona salute: un regime politico antiquato, un grave problema agrario, una borghesia in ascesa ostile ai grandi possidenti terrieri e una classe operaia combattiva, la cui tradizione rivoluzionaria risaliva ai tempi di Bakunin, formavano una situazione sociale esplosiva. Victor non tardò a percepirla.
Riprese la sua professione di tipografo e si lasciò coinvolgere nelle lotte sociali che, settimana dopo settimana, andavano riscaldando l’atmosfera della città.
Fu a Barcellona, non in carcere, che davanti alla marea montante della rivoluzione sociale, si allontanò dall’individualismo e si avvicinò agli ambienti dell’anarcosindacalismo, collaborando coi periodici Solidaridad Obrera e Tierra y Libertad. Conserverà una marcata sensibilità libertaria anche nel suo successivo percorso verso il bolscevismo. In marzo pubblicò un articolo per difendere il marxista austriaco Friedrich Adler condannato a morte a Vienna per aver assassinato il conte Stürgkh, uno dei responsabili della guerra. In questa occasione utilizzò per la prima volta lo pseudonimo che lo renderà celebre. Il successivo articolo commentava la caduta dello zarismo in Russia, fatto straordinario che contribuì a radicalizzare la situazione a Barcellona.
Victor frequentava il Café Español, situato anch’esso in Avinguda del Parallel, luogo d’incontro di militanti, individualisti, disertori internazionalisti e irregolari d’ogni tipo, dove lo chiamavano “il russo”. Lì conobbe Salvador Seguì, il leggendario dirigente della CNT.
Seguì è magistralmente ritratto in Nascita della nostra forza, secondo romanzo del cosiddetto ciclo della rivoluzione, il cui protagonista principale è Nosotros, l’io collettivo che si lancia all’assalto di Barcellona: “compagni: è dire più che fratelli di sangue e di legge, fratelli di comunità di pensiero, di condizione, di lingua e di mutuo appoggio. Nessuna professione ci era estranea. Avevamo tutte le origini. Insieme conoscevamo quasi tutti i paesi del mondo, cominciando dalle città di miseria, cominciando dalle prigioni. Alcuni già non credevano in nulla più che sé stessi. Una fede ardente ci guidava quasi tutti. C’erano alcune canaglie, però sufficientemente intelligenti da non rompere in maniera troppo evidente la legge della solidarietà. Ci riconoscevamo per il modo di pronunciare alcune parole e di lanciare nella conversazione una moneta sonante di idee.”

In quella primavera del 1917 la rabbia si palpava. Sulle facce, nei gesti, nei passi. La domanda che girava nell’aria era: “prenderemo il potere sì o no ?” Seguì spiegava: “non siamo uomini di potere. Siamo libertari. Però accetteremo tutte le responsabilità dell’azione. Il Comitè Obrero sarà un organo rivoluzionario provvisorio che esprimerà la volontà della Confederazione, non quella di un governo”
Verso la metà di luglio operai armati pattugliavano la città e Victor Serge era tra loro.
Il 19 luglio si ruppe la fragile alleanza tra borghesia e proletariato che doveva sostenere la rivolta. All’ultimo momento i parlamentari catalani si tirarono indietro. Ci furono ugualmente alcune scaramucce ma alla fine il Comitè Obrero diede l’ordine della ritirata. Seguirono diversi arresti e Seguì entrò in clandestinità. Alla fine del mese Victor Serge partì per la Russia. Lo chiamava la rivoluzione vittoriosa nel paese dei suoi antenati. Arriverà a Pietrogrado dopo un anno e mezzo di peregrinazioni e un lungo soggiorno in un campo di concentramento francese.
Nel frattempo, il 10 agosto di quel 1917, la CNT chiamò allo sciopero generale tentando nuovamente la via dell’insurrezione. Pochi giorni dopo Serge ricevette un telegramma che diceva così: “La fiesta no resultò. Haremos otra. Los camaradas te mandan saludos” *

Questo post è liberamente tratto dall’articolo “Victor Serge en Barcelona” pubblicato su “La Barcelona rebelde – Guía de una ciudad silenciada, Octaedro Editorial"


* “La festa non è riuscita. Ne faremo un’altra. I compagni ti salutano”

Nelle foto: Victor Serge e il Café Español di Avinguda Parallel come si presenta oggi

venerdì, agosto 11, 2006

Souvenir de Barcelona/10 - Bersani City


Nel centro di Barcellona si può trovare di tutto sempre ? Quasi
Nel giro di 50 metri dal portone di casa trovo il negozio di alimentari, il bar, due forni, l’internet point, farmacia, merceria cinese. E mi pare che sia la norma. Negozi spesso aperti anche la domenica, anche alla sera, alcuni anche la notte. Dominano ovunque cinesi e pakistani. Questi ultimi fanno anche gli ambulanti “informali”: la notte girano con lo zaino in spalla e ti offrono lattine di birra ghiacciata.

Nella foto: negozio di parafulmini nel Raval

giovedì, agosto 10, 2006

Souvenir de Barcelona/9 - Al bagno / In camera


Souvenir de Barcelona/8 - Più libertà ai tuoi capelli

mercoledì, agosto 09, 2006

Souvenir de Barcelona/7 - Il Club Esportiu Júpiter



Il Club Esportiu Júpiter era la squadra del Poble Nou, quartiere operaio e industriale. CNTista, repubblicano e catalanista. Prese il campo in carrer Lope de Vega nel 1921, costruendoci una tribuna di legno. Durante gli anni 20 godeva di una grande popolarità e un enorme quantità di pubblico durante le partite, con i militanti anarchici che approfittavano delle trasferte della squadra per trasportare pistole smontate dentro ai palloni. L’apice lo toccò nel campionato 1924 – 25, conquistando il titolo di campione di Spagna di seconda divisione.
Sotto la dittatura di Primo de Rivera la squadra aveva subito il divieto di esibire le quattro barre con sopra la stella a cinque punte che formavano il suo scudetto per le evidenti connotazioni indipendentiste e catalaniste. Sotto il franchismo le perderà di nuovo, assieme al nome e ai colori della maglia.

Nella foto: Il bar Jupiter fino a 52 anni fa sede della squadra. L’ex campo di calcio di carrer Lope de Vega, che si trova proprio di fronte, è oggi per metà parchetto urbano, dove i ragazzini giocano a basket e i pensionati riposano e per metà collegio pubblico, dove tutt’ora si gioca a calcio.

I bambini della scuola, sospettosi, mi chiedono perché sto facendo delle foto; io per un attimo vorrei rispondere “Come perché ? Perché è da qui che settant’anni fa si partì per cambiare il mondo, ragazzino” ma poi mi sento ridicolo e allora vagheggio di un evento storico accaduto in questo luogo.

martedì, agosto 08, 2006

Il signor Buenaventura


L’ 8 agosto di settanta anni fa arriva in Spagna Simone Weil; si aggrega alla colonna di Buenaventura Durruti che opera in Aragona. Annoterà le sue esperienze in un diario o le riporterà nelle lettere. In una di queste scrive: "Impossibile raccontarti la quantità di cose interessanti che ci sarebbero da raccontare. Vale veramente la pena poter vedere Durruti proclamare la messa in comune delle grandi proprietà in questi miseri villaggi aragonesi. Vecchi contadini piangono d'emozione...".

Comandante di una colonna senza comandanti e senza ufficiali che porta il suo nome, della quale è formalmente solo il delegato (delega revocabile dalla base in qualsiasi momento), Durruti ne rifiuta la militarizzazione “miliziani sì, soldati mai” e critica la deriva burocratica della CNT.

Rivoluzionario da giovanissima età, passato per innumerevoli carceri, espulso da otto paesi, tre volte condannato a morte: in Spagna, in Cile, in Argentina, morirà invece in circostanze mai del tutto chiarite sul fronte di Madrid
Ricardo Castro, un testimone oculare, lo ricorda così: "Era una cosa incredibile; non possedeva niente, assolutamente niente. Tutto ciò che aveva apparteneva a tutti. Quando morì, mi misi alla ricerca di qualche abito, col quale lo potessimo seppellire. Alla fine trovammo una vecchia giacca di cuoio, che era tutta consunta, un paio di calzoni color cachi e un paio di scarpe bucate. Insomma, era un uomo che dava via tutto; di suo non aveva neppure un bottone. Non aveva proprio niente".

lunedì, agosto 07, 2006

Dove l'ho già sentita questa ?

"La crisi morale e spirituale della società cubana è anche più grave della sua rovina materiale."
Carlos Franqui - su Repubblica di ieri

Souvenir de Barcelona/6 - A las barricadas


Il 18 luglio di settanta anni fa, nella calda mattinata radio Ceuta trasmette la frase in codice "Su tutta la Spagna il cielo è senza nubi": è il segnale dell'"Alzamiento", il colpo di stato franchista nelle guarnigioni della penisola. Il 95% degli ufficiali fa causa comune con i sediziosi trascinando con sé l'80% dei soldati. La Guardia Civil nella sua quasi totalità e il 50% delle "Guardias de Asalto" si uniscono ai rivoltosi. Nella proporzione dal 75 al 90% gli alti funzionari dei ministeri, delle amministrazioni locali, delle imprese industriali, fanno altrettanto.(1)

Ma il cielo senza nubi è pura apparenza, in realtà all’orizzonte “negras tormentas agitan los aires”.

Il 19 luglio a Barcellona le truppe ribelli uscite dalle caserme puntano verso Plaza de Cataluña ma sono bloccate dai lavoratori, in prevalenza anarchici, e dalla Guardia Civil, rimasta fedele al governo - caso quasi unico in Spagna - e devono ritirarsi. Viene catturato il generale Goded, capo dei rivoltosi, che è obbligato a leggere alla radio un appello in cui invita i suoi a deporre le armi.
André Malraux racconterà ne L'Espoir la dinamica dei combattimenti, in cui muore l'esponente anarchico Francisco Ascaso.(1)

Comincia così quella che dalla storiografia ufficiale è comunemente chiamata guerra civile spagnola ma che altri, quelli che pensano che non si lottasse solo contro il fascismo di Franco ma anche per cambiare la Spagna e il mondo, preferiscono chiamare rivoluzione sociale in Spagna

Ma da dove si comincia una rivoluzione ? Dove ci si dà appuntamento per fare la rivoluzione ?

La domenica precedente a quel sabato 19 luglio lo Jupiter, grande squadra di calcio di seconda categoria aveva vinto fuori casa con Higuera la real, la prossima partita fissata per domenica 20 luglio era a portata di mano, ma tutti sapevano che non si sarebbe mai giocata. Il campo dove giocava lo Jupiter si trovava in carrer Lope de Vega nel quartiere del Poble Nou. La mattina all’alba del sabato 19 luglio il campo sportivo fu il punto d’incontro per iniziare l’insurrezione armata contro l’alzamiento militare. Fu scelto come punto d’incontro il campo di calcio in quanto vicinissimo alle abitazioni della maggior parte dei facenti parte il gruppo Nosotros e dei militanti della CNT(*) presenti nel quartiere. Quando le sirene delle fabbriche del quartiere cominciarono a suonare, il segnale era dato: i camion con la bandiera rosso e nera ben in vista si misero in moto e si creò una sorta di corteo incitato dai balconi sotto i quali passava.(2)


(1): liberamente tratto dal sito web dell’Anpi
(2): liberamente tratto dal sito web libera-unidea.org
(*)CNT: Confederacion Nacional del Trabajo, sindacato anarchico

domenica, agosto 06, 2006

Souvenir de Barcelona/5 - tra Napoli e Parigi



sabato, agosto 05, 2006

Souvenir de Barcelona/4 - Barcelona Neta al Kabul



Come levare barboni, punkabbestia e perdigiorno dalla pubbliche strade? Ovvio: lavandole continuamente. Barcelona Neta, la compagnia che gestisce la nettezza urbana, è incredibile: più onnipresente della Stasi nella ex Ddr, credo consumi in un giorno più acqua di quanta ne contenga il Mediterraneo e dia lavoro a più gente di quanta ne abiti in tutta la Catalogna. A qualsiasi ora del giorno e della notte è impossibile girare per il centro senza imbattersi nei suoi furgoni almeno una decina di volte.
Nelle foto: l’operatore, scortato dalla polizia, deterge i marciapiedi antistanti il celebre ostello della gioventù di Plaça Reial, detto el Kabul, a due passi dalla Rambla.

venerdì, agosto 04, 2006

Souvenir de Barcelona/3 - La Tranquilidad


Teoricamente "i migliori terroristi della classe lavoratrice" si formano qui, al numero 69 di Avinguda Parallel, che allora era la sede del bar La Tranquilidad, il 23 febbraio 1923. Semprechè la numerazione non sia nel frattempo cambiata, ovvio.

Il gruppo si chiama dapprima Los Solidarios e in seguito Nosotros. Assalteranno banche, compreranno, fabbricheranno e distribuiranno armi, assassineranno pistoleros dei Sindicatos Libres e allo stesso tempo fonderanno riviste, daranno soldi per sostenere scuole gratuite, appoggeranno i lavoratori in sciopero, aiuteranno a costituire la libreria internazionale di Parigi.
Quasi tutti moriranno o saranno condannati a lunghe pene detentive. Uno diventerà ministro della Giustizia. (Juan Garcia Oliver, col governo repubblicano di Largo Caballero)

giovedì, agosto 03, 2006

Souvenir de Barcelona/2 - Tomando cafè con hielo

Il caffè freddo è semplicemente un caffè caldo che ti viene servito insieme a un bicchiere pieno di ghiaccio. Rovesci il primo dentro il secondo et voilà, il gioco è fatto. Il costo è lo stesso di un caffè normale (1,20 - 1,30 €)

non se ne puo' piu'

Vent'anni che straccia le palle con sta storia delle provocazioni. A me non m'ha provocato mai niente.
Ma proprio niente. L'unica donna al mondo, credo, che non c'e' mai riuscita, non lo so perche'. Ma neanche m'interessa. Crocifiggetela sul serio e non parliamone piu'.

mercoledì, agosto 02, 2006

Souvenir de Barcelona/1 – Los reyes de la pistola obrera

Los reyes de la pistola obrera Da sinistra: Francisco Ascaso, Buenaventura Durruti, Juan Garcia Oliver

“Nuestro grupo anarquista se formó el año 1923 en circunstancias muy aciagas para nuestro movimiento, muy tristes para toda la clase trabajadora. Dueños casi de la ciudad eran las bandas de pistoleros del Sindicato Libre que patrocinaba la Patronal*. Las hordas policíacas coadyuvaban a la obra de destrucción de nuestras organizaciones y de nuestros hombres. Había caído el coloso del anarcosindicalismo: Salvador Seguí. Habían caído viejos militantes, primeros hombres de nuestro movimiento tan espléndido de hoy. Cuando comprendimos nosotros que probablemente pudiera llegar el momento de que fuésemos absolutamente vencidos, nos unimos en aquel momento lo que no tengo vergüenza en decir, lo que tengo orgullo en confesar: ¡los reyes de la pistola obrera de Barcelona! Pero hicimos una selección: los mejores terroristas de la clase trabajadora, los que mejor podían devolver golpe por golpe. Nos unimos y formamos un grupo, anarquista, un grupo de acción, para luchar contra los pistoleros, contra la Patronal y contra el gobierno. Conseguimos nuestro objetivo, les vencimos.”

Juan García Oliver

discorso per il 1° anniversario della morte di Buenaventura Durruti, Barcellona, 1937

* Patronal: Federació Patronal de Catalunya

“Il nostro gruppo anarchico si formò nel 1923 in circostanze molto infauste per il nostro movimento, molto tristi per tutta la classe lavoratrice. Padrone quasi della città erano le bande di pistoleri del Sindicato Libre patrocinato dalla Patronal. Le orde poliziesche coadiuvavano l’opera di distruzione delle nostre organizzazioni e dei nostri uomini. Era caduto il colosso dell’anarcosindacalismo: Salvador Seguí. Erano caduti vecchi militanti, uomini di primaria importanza del nostro movimento oggi così splendido. Quando comprendemmo che probabilmente sarebbe potuto arrivare il momento in cui fossimo totalmente vinti, unimmo in quel momento quello che non ho vergogna di dire, quello che ho orgoglio di confessare: i re della pistola operaia di Barcellona! Però facemmo una selezione: i migliori terroristi della classe lavoratrice, quelli che meglio potevano restituire colpo su colpo. Noi unimmo e formammo un gruppo, anarchico, un gruppo di azione, per lottare contro i pistoleri, contro la Patronal e contro il governo. Conseguimmo il nostro obiettivo, li vincemmo.”

scrivere post da mezzi ubriachi

Scrivere post da mezzi ubriachi è coooooosì 2002, ma questa sera sei saltato fuori anche tu, Leonardo, e ho avuto voglia di dirti che qui si era pensato a te, e non certo per il tuo Marinetti o perché giocavi a soccer negli States, ma perché si parlava col tono di chi avrebbe potuto dirti ti voglio bene, oppure che era stata una fortuna, tra i grandi del Novecento, oltre a Jonathan Sisco, conoscere di persona anche te.
Io e la mia ex fidanzata abitiamo ancora assieme. Abbiamo già preso altre case tutti e due, ma questa sera eravamo ancora qui e abbiamo cenato in balcone e chiacchierando e bevendo è saltato fuori il tuo post di ieri in cui parlavi della lingua inglese, si rideva parecchio pensando alla piccola New York intravista anni fa, alla smisurata Australia, a ragazzi di Londra conosciuti a un matrimonio la settimana scorsa, al fatto che in ogni caso a Bologna scambiano ancora il mio accento per modenese, e poi io ho detto una cosa tipo che tu sei il santo protettore di noi provinciali, e mi riferivo esattamente a qualcosa come la dignità, niente di crepuscolare per una volta, perdio, e così è saltata fuori addirittura quella volta che tirasti in ballo Flaubert dopo aver letto La Fata, roba che si poteva perdonare solo in quegli anni. Santo cielo, ne sono passati undici.
E sai cosa? Sono ancora lì, sono ancora le cassette. Per esempio, prima, mentre cenavamo e finivamo il vino, io stavo pensando a come era riuscita bene la sequenza di cd che ascoltavamo, tra le cose migliori di quest'anno: Jag vet hur man väntar dei Vapnet, Demon degli Envelopes, Three's Co dei Tyde, Citrus degli Asobi Seksu, Let's Get Out Of This Country dei Camera Obscura... Non credo fosse solo merito di quei dischi se le parole erano fluite così bene. Né si trattava solo del vino, del fresco del balcone, della leggerezza dell'ultima settimana di lavoro prima delle ferie. Eravamo noi, lì, e c'eri anche tu. Questo luglio è proprio volato.

martedì, agosto 01, 2006

Ma "Il Che" vive


Infatti ci ho litigato. Ieri, sulla Rambla.