mercoledì, settembre 27, 2006

Il Grande Fratello secondo me

Nel lontano 2004 Daniele Barbieri, un giornalista di Carta, tenne una conferenza intitolata “La fantascienza dei sovversivi, i sovversivi nella fantascienza” presso la biblioteca libertaria Unidea.
Siccome il tema mi intrigava gli risposi con un articoletto che venne pubblicato sul giornalino del centro sociale in cui analizzavo quelle che secondo me erano le ragioni profonde dell’esistenza del Grande Fratello contemporaneo e i suoi probabili futuri sviluppi.

Poiché trovo che Leonardo, nonostante sia il genio che tutti conosciamo fin dal rinascimento quando sfiora questi temi dica cose molto bislacche o superficiali , peraltro subito smentite dai fatti, lo ripubblico tal quale, persino datato ma non ha importanza, su questo blog.
(disclaimer: post lungo anche se il lay out di piste mal si presta. ma la colpa è sempre di leo)
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Nei Promessi Sposi Renzo Tramaglino si trova ad un certo punto a dover scappare oltre confine, nel bergamasco, sotto falsa identità. Preoccupato di essere scoperto e arrestato, si scopre a pensare che in fondo il nome vero non ce l'ha mica scritto in fronte.
Cose da epoca pre-moderna.

La modernità, tra le altre cose, inventa i documenti di identità rendendo così le cose molto più difficili ai fuggitivi. Se ne accorge già Pirandello nel Fu Mattia Pascal.

Poi la tendenza prosegue, accelera: la capacità di raccogliere e archiviare informazioni sugli individui da parte dell’autorità costituita si accresce esponenzialmente.

Il George Orwell di 1984, percorrendo sino in fondo con la fantasia questa secolare tendenza, arriva ad immaginare lo stato totalitario perfetto. Quello nel quale il controllo da parte di un potere onnipresente e monolitico è totale. E impossibile è qualsiasi ribellione, ancorché individuale. Se quella di Orwell sia stata buona o cattiva fantascienza si discute ancora: sicuramente è l’invenzione di una fantascienza senza sovversivi. O meglio, il romanzo dell’ultimo sovversivo rimasto sulla terra.

In Minority Report, Philip K. Dick va ulteriormente oltre e ci racconta di un futuro nel quale la polizia può arrestare i criminali prima che commettano i crimini che saranno loro imputati, grazie ad un sistema di creature capaci di vedere il futuro. Non solo i sovversivi ma anche i semplici trasgressori non hanno speranze. Sono stati cancellati.
Fin qui la fantascienza.

La realtà ci racconta invece che nel 2004 in Italia si cominceranno probabilmente a distribuire le nuove carte d'identità elettroniche con la possibilità di includervi dati biometrici di ogni cittadino.
Secondo l’organizzazione Statewatch (www.statewatch.org) , che monitorizza lo stato delle libertà civili nell’Unione Europea, il futuro prossimo che ci aspetta in conseguenza di decisioni già prese dalla Commissione Europea è questo:

• Visti e permessi di soggiorno biometrici per le persone del terzo mondo entro il 2005
• A seguire passaporti e carte d'identità biometriche per i cittadini europei
• Impronte digitali e immagine facciale obbligatorie
• Informazioni personali e dati da tenersi su database nazionali ed europei
• Riconoscimento che i poteri delle autorità di data protection non ce la fanno a reggere
• Nessuna garanzia che questi dati non siano a disposizione degli stati non europei (es: USA)
(http://www.statewatch.org/news/2003/sep/19eubiometric.htm)
Sempre legati alla stretta attualità sono l’installazione di migliaia di telecamere che sorvegliano luoghi pubblici, negozi e uffici di ogni città e l’introduzione di strumenti elettronici che misurano la velocità dei nostri veicoli, vigilano sull’ingresso ai centri storici, sul rispetto del semaforo e delle norme di sorpasso. Notoriamente elevatissima è diventata la tracciabilità di ogni nostra azione quotidiana: effettuare pagamenti, movimentare denaro, richiedere servizi o semplicemente spostarsi sul territorio, se lo si fa in compagnia di un telefono cellulare.

Il vero grande fratello dei giorni nostri non ha il volto dispotico di quello orwelliano, bensì quello buono della tutela dei nostri portafogli e delle nostre borsette. Della nostra possibilità di girare liberamente anche di notte per i centri storici, di preservarci dagli incidenti garantendo il rispetto delle norme del codice della strada. Per tacere degli obiettivi maggiori: tutelarci dal terrorismo e dall’invasione di masse proletarie che minacciano i nostri livelli di sicurezza e benessere.

Se il lavoro dello scrittore di fantascienza è sempre stato quello di prendere tendenze in atto, possibilmente in fase embrionale, e svilupparle sino a immaginare uno scenario nel quale esse siano espanse al limite estremo, basta correre con fantasia poco più in là dell’oggi per vedere il materializzarsi davanti a noi di un occhio elettronico di stato – il Droide di Sorveglianza Personale (DSP) - che ci svolazzerà sopra 24/24h.
Non ci sono ragioni valide per opporsi: esattamente come la coscrizione obbligatoria nell’esercito è figlia dell’idea di governo del popolo secondo la formula “lo stato è di tutti, tutti devono contribuire a difenderlo”, così il fatto che le leggi vengano emanate in nome del popolo, porta con sè la conseguenza che debbano essere rispettate sempre e da chiunque, e presuppone che non ci siano limiti teorici alla funzione di controllo.

Non solo lo stato ha il diritto di controllare istante per istante che le leggi vengano rispettate da tutti, ma anche il dovere. Giacché altrimenti si introduce un elemento aleatorio nel principio di eguaglianza dei cittadini. Il cittadino che trasgredisce la norma senza essere punito a causa di un mancato controllo è privilegiato su quello che invece incappa nel controllo.
Quindi il controllo 24/24h su ogni cittadino è una ragione di “equità”.

Ma c’è qualcosa di più: non è forse il concetto stesso di legge, con la sua formulazione scritta ad averci inevitabilmente condotto qui?
Noi violiamo la legge facendoci forti dell'impunità garantitaci dall'assenza del controllo,
mentre i codici recitano: "chiunque faccia/non faccia la determinata cosa viene punito con ecc ecc". E la parola chiunque ha un duplice significato: vuol dire che la legge riguarda tutti senza distinzioni, ma vuol dire anche che nessuno deve restare impunito se fa quella determinata cosa.
Non è forse la formulazione scritta delle norme del codice ad avere gettato il seme del controllo onnipresente sulle nostre vite? Non è forse il mondo odierno l’unico dei mondi possibili ai quali si poteva approdare partendo da queste premesse?

Il fattore limitante della funzione di controllo è sempre stato il costo dell'apparato. Es: gli occhi di un vigile al semaforo devono essere pagati lautamente e lavorano solo x ore al giorno.
Ma oggi le cose sono cambiate: la tecnologia, automatizzando la funzione di controllo, rende possibile la sorveglianza palmo a palmo del territorio e degli individui a prezzi stracciati. Tutto il giorno, tutta la notte.

C'è poi un altro aspetto: lo stato di diritto è tenuto a garantire l'inviolabilità del tuo domicilio, della tua corrispondenza ecc.
Questo significa, in buona sostanza, che tu non puoi certamente violare la legge, neppure in casa tua, ma se non ci sono elementi seri per pensare che tu l'abbia fatto, nessun carabiniere può entrare a verificare. Nel momento in cui però ci metteranno sulla testa il nostro Droide di Sorveglianza Personale - che ci osserverà 24 ore al giorno, non avremo buone argomentazioni per opporci. L'occhio elettronico è meglio del carabiniere, al quale potremmo sempre opporre il fatto che viola la nostra privacy. L'occhio elettronico può discretamente osservarci anche mentre facciamo l'amore o mentre stiamo sulla tazza del cesso senza scomporsi. E inviarci la denuncia direttamente a casa, se dopo l'amplesso vede che ci facciamo una canna (de gustibus..)

L’ipotesi verso la quale siamo condotti è quella di uno stato che, grazie alle tecnologie odierne, sia in grado di punire il 100% delle violazioni della legge.

Proviamo ad esaminare alcune obiezioni a questo scenario:

La prima è che tutto ciò è impossibile perché causerebbe una rivolta dei cittadini che non sopporterebbero di avere gli occhi dello stato addosso 24/24 h
Si potrebbe controribattere che questo processo sarà sicuramente graduale. E si sa che l’essere umano piano piano – ma neanche tanto - si abitua a tutto.
D’altronde è un processo in corso da secoli, se si accetta la mia chiave di lettura iniziale. Al massimo si può parlare di momenti storici di accelerazione. Credo che quello che stiamo vivendo sia uno dei più forti.

Qualcuno mi ha detto che la quantità di violazioni potrebbe essere tale da paralizzare qualsiasi tribunale e quindi mettere in crisi il sistema.
E’ una buona osservazione. Ma potrebbe essere vero anche il contrario: la paura di incorrere in una sanzione certa potrebbe far diminuire enormemente le violazioni riportando il sistema a livelli fisiologici di funzionalità. In fin dei conti col photored (lo strumento che fotografa i passaggi col rosso ai semafori, installato a Modena - nda) pare stia avvenendo proprio questo.

Poi si osserva che valutare se un comportamento costituisca o no una violazione di legge ed eventualmente quale sia la sanzione da applicare è lavoro altamente discrezionale - e quindi tipicamente umano – che comporta altresì un forte esercizio di potere. Non è pensabile che gli uomini lo deleghino ad una macchina. L’obiezione ci sta tutta. Infatti non è in discussione l’esistenza del giudice umano che comminerà condanne e assoluzioni. Semplicemente questo giudice riceverà l’informativa sulle presunte violazioni direttamente dal Droide di Sorveglianza, anziché (o in aggiunta a quelle) dalla Polizia giudiziaria.

Mi si dice poi che il colpire tutte le violazioni di legge non farebbe gioco nemmeno al potere, che rischierebbe la rivolta senza averne nulla in cambio. In fondo chissenefrega di punire tutte le violazioni di legge. L’importante è punire quelle che creano allarme sociale o che sono comunque passibili di sovversione dell’ordine costituito. La funzione della legge è da sempre innanzitutto quella di costituire un deterrente – la paura della punizione – che impedisca la disgregazione della forma corrente di organizzazione dell’ apparato sociale.
Trovo che ci sia molto di vero in tutte queste argomentazioni. Anzi, si potrebbe dire anche di più: particolarmente nel nostro paese la classe dirigente politica ha spesso e volentieri strizzato l’occhio a talune tipologie di rei. Con condoni e depenalizzazioni ma anche - e molto di più - con la programmatica lentezza degli organismi giudiziari e persino con l’inadeguatezza e l’insufficienza, sempre programmatica, degli apparati di controllo e di repressione. Si può replicare a questa osservazione che anche con la punibilità del 100% delle violazioni è possibile per chi governa calibrare le sanzioni in modo tale da lasciare un grado di elasticità alla repressione di quei reati che non si vogliono stroncare definitivamente.

Quindi?
Quindi io credo che, nonostante tutto questo, ci sia una forza nella parola, particolarmente nella parola scritta, che sul lungo termine risulterà prevalente. E la parola scritta è il “chiunque” dei codici.
L’insieme delle persone che aspirano a comandare, a decidere sulle nostre vite, non è certo un blocco monolitico. Spezzoni consistenti e trasversali dell’establishment potranno opporsi alla tendenza del controllo totale e ritardarla, consapevoli dei problemi nei quali anche loro saranno coinvolti. Ma l’insieme delle persone che costituisce l’establishment è in realtà strumento anch’esso del potere astrattamente inteso.

E alla fine la lotta è la lotta di noi contro noi stessi. O meglio, di noi contro la macchina burocratico-statale da noi stessi costruita che tende per forza di cose ad autonomizzarsi. Esattamente nello stesso modo in cui l’economia, strumento inventato dall’uomo per soddisfare i propri bisogni, si è completamente autonomizzata da questi per diventare organismo a sè stante: il ben noto totem moderno al quale quotidianamente si immolano sacrifici umani.

Cosa prevarrà dunque? La bestia o San Giorgio? La forza della parola scritta sulla pagina ormai polverosa o un nuovo umanesimo che quella pagina dovrà riscrivere, partendo dal concetto di legge quale oggi lo conosciamo?
I sovversivi della fantascienza restano in sospeso.

8 commenti:

  1. Ne abbiamo gia' parlato: c'e' qualcosa che non mi persuade. Non escludo che il "controllo" passi anche dalle nuove tecnoclogie e dalle stanze in cui se ne orienta lo sguardo. Pero' credo che lo schema sia carente. Continua ad appassionarmi l'idea di "controllo" come costante antropologica, piu' o meno coccolata e nutrita dai governi, ma pur sempre radicata nel dna di quella bestia sociale che siamo. Ridurre tutto allo scontro tra l'umanesimo e le burocrazie e' rischioso. Rischi di non pettinare contropelo l'umanesimo (perche' il male cova nelle burocrazie) e di ritrovarti con il pidocchio del controllo. Morale: io integrerei il teorema ponendo il problema di quello che Stendhal (per fare qualche citazione anch'io) chiamava "lo spionaggio volontario delle persone perbene". Napoleone, diceva, non ha avuto bisogno di spiare i suoi sudditi, perche' ha saputo sfruttare la coazione delle persona a spiarsi tra di loro. Poi aveva una polizia cazzutissima, ma che si innestava sullo sfruttamento della costante antropologica alla quale facevo riferimento. Lo stesso si dica per Stalin. Lo stesso si dica per la nostra retorica degli "stili di vita". Senza perdere di vista l'altra faccia della luna, vale a dire la tendenza delle persone a surrogare una qualche presunzione di potere dalla presunzione di essere sorvegliati. Tutta sta gente che sta dietro i monitor a spiare i cazzi miei non esiste, in altre parole, ma supporne l'esistenza significa attribuire una qualche dignita' ai cazzi miei. Intendiamoci: ci tenevo solo ad ampliare il ragionamento. Sempre tuo.

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  2. dio bono, cragno, per quanto bene ti voglia, 'sto post è troppo lungo ...

    (ma come mai commento solo io, cos'ho che non va?)

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  3. cioè, con tutto il rispetto per madame, il 90% dei commenti a questo blog, che come fonte di spunti non mi pare da buttar via, li scrivo io ...

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  4. Questo blog non se lo legge nessuno, ma è un po' il più bello.

    Io me ne resto volentieri in superficie, dove si può dire tranquillamente che un principe che dice cazzate a un telefono sapendo di essere intercettato, se le cerca.

    A noi, appunto, il problema è che non ci intercetta nessuno, sicché andiamo on line a lasciare tracce di noi sui blog, e se nessuno lascia commenti ci restiamo pure male.

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  5. cara madame,
    innanzitutto con questo post abbiamo la conferma che pur avendola persa come scrittrice la conserviamo come assidua lettrice e non è poco.
    poi apprezzo senza dubbio il suo allargamento del discorso, non avendo il mio intervento ovviamente alcuna pretesa di esaustività, anzi mi rendo conto che per una foucoltiana di stretta osservanza come lei questo mio scrittino possa apparire quantomai naive. come in effetti è.
    ma è che tutte le volte che ho provato a cimentarmi coi riassuntini del pensiero del suo eroe ne sono uscito con la ragionevole certezza di non averci capito una mazza. dunque pur di aprir bocca mi tocca attingere dalla misera farina del mio sacco.
    entrando nel merito: lo scontro burocrazia-umanesimo è una modellizzazione della realtà che mi è parsa la più comoda per azzardarne una descrizione. poi si può provare ad andare anche più a fondo avendone tempo e voglia: quella burocratica non è una deriva caduta dal cielo ma il frutto di una scelta, di un sistema di idee, di un "gioco di verità" per buttar lì un espressione micheliana.
    rilancio dunque: se lei è appassionate dai meccanismi che spingono i vicini di casa a spiarsi l'un l'altro o a sperare di essere spiati da un qalche potere per ricavarne una dignità, perchè non ci scrive qualcosa a riguardo ? ma che possa essere compresa anche da noi cuori semplici. il suo account è sempre valido credo.

    caporale: non sapevi che siamo in lizza per i blog award di macchianera come miglior fonte di noia ?

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  6. se ti decidi a violare un po' di più la privacy delle tue assistite, abbiamo molte cians il prossimo anno di vincere il titolo di "miglior blog andato a puttane" (esiste)

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  7. Cragno, perdonami, io mi ero messo a leggere di buzzo buono e avrei anche voluto andare ulteriormente oltre, ma non ce l'ho fatta a farcela.

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