mercoledì, luglio 08, 2009

Ragionata (Defarge)

Ricevo e volentieri pubblico

La crisi si vede a occhio nudo, senza bisogno di lenti speciali o di esperti. E' licenziamenti, riduzione della settimana di lavoro, cassintegrazione, chiusura delle fabbriche. Ha cause strutturali e morali - è stato detto - dipende dal funzionamento dei mercati e dal comportamento degli uomini. Degli uomini impiegati nei centri di comando, soprattutto, che dal 2001 sapevano tutto e non dicevano niente, badando solo ad arricchirsi. Solo che il difetto morale, al di là delle variabili psicologiche, era già inscritto nel dna della dottrina, in base alla quale sarebbero stati i mercati - e non gli uomini - a farsi la propria legge.

Ci fu un momento, in seguito alla caduta del muro di Berlino, in cui questo principio divenne universale. Anche i partiti di sinistra, per dire, si affrettarono a mercificare tutto: luce, acqua, gas, poste, trasporti pubblici. Lo fecero indirettamente, ma mercificarono pure la scuola (dirottando i finanziamenti sugli istituti privati), l'esercito (con il fenomeno dei mercenari) e la sanità (con l'affermazione del terzo settore, i tagli al sistema nazionale e la conseguente trasfusione dei pazienti, quando se lo fossero potuti permettere, nelle cliniche private). A tutto questo, ai prodotti della dottrina che ha cominciato a collassare con la crisi dei mutui subprime, negli Stati Uniti, l'opinione pubblica ha garantito un appoggio incondizionato. Ci fu un momento in cui tutti si misero a dire che il privato era meglio del pubblico e fu esattamente quello, nei pranzi di famiglia o al bar, il momento in cui ognuno si assunse le proprie responsabilità. Si enfatizzò il ruolo della società civile, senza rendersi conto che in assenza di comportamenti virtuosi, le società sono più incivili degli stati.

A opporsi furono davvero in pochi. Qualche partito comunista, che però non seppe emanciparsi dal proprio ruolo residuale, oppose alla nuova tendenza ideologica le parole di Marx, di Trotzkij o del subcomandante Marcos. Il movimento di Seattle e di Genova tentò di raccogliere l'eredità del movimento operaio e di fonderla con le nuove istanze della disobbedienza, del civismo e della teologia della liberazione.

Quei partiti residuali, oggi, sono stati espulsi dalle camere di rappresentanza, mentre ai noglobal è toccata una sorte più controversa. Avevano previsto tutto: la guerra, l'erosione della democrazia, la crisi. Avevano previsto che i mercati non si sarebbero fatti nessuna legge diversa dal profitto, che la meritocrazia e l'efficienza non erano altro che retoriche vuote, che i capitali avrebbe continuato ad accentrarsi, che la povertà si sarebbe diffusa e che il sistema finanziario sarebbe scoppiato. Ci sono i documenti, ci sono le analisi di personaggi contigui al movimento come Jean-Paul Fitoussi, Joseph Stiglitz, Ignacio Ramonet, Susan George e tanti altri. Eppure, capita nella storia che chi aveva ragione ottenga meno credito e seguito di chi aveva torto ed è necessario che qualche domanda i movimenti se la pongano. Il difetto principale dell'azione che hanno condotto negli ultimi dieci anni, forse, consiste nel ricorso sistematico alle semplificazioni dell'etica.

Il luddismo degli sfasciatori di bancomat e, sul versante opposto, il terzomondismo della componente cattolica si sono arrestati al sabotaggio e alla denuncia. Furono in tanti a diventare noglobal sull'onda della spettacolarizzazione del conflitto o delle campagne di cancellazione del debito, ma i noglobal non seppero trasformare questa materia di dissenso in consapevolezza e azione. L'idea che fosse criminale continuare ad affamare gli africani per poi rinchiuderli nei centri di permanenza doveva rappresentare un punto di partenza, per esempio, non un approdo. La contestazione della Banca Mondiale, del WTO, del G8 o del Fondo Monetario Internazionale si sarebbe dovuta esprimere nell'individuazione dei vari livelli decisionali sui quali avrebbero potuto agire le scelte dei singoli con il voto e le campagne di pressione. I noglobal, forse, si sono tenuti alla larga da questo lavoro di precisazione perché li avrebbe obbligati a compromettere le proprie istanze, inducendoli al passaggio dalla reazione etica all'azione politica.

E' ingiusto che il 20 percento della popolazione mondiale gestisca l'80 percento delle ricchezze, come si diceva nel 2001, che i prestiti internazionali vincolino i debitori a svendere le proprie fonti energetiche e a comperare l'acqua dalle multinazionali, che otto delinquenti si ritroviano annualmente a scattare qualche fotografia mentre gestiscono gli affari propri e di qualche mandante. E' tutto molto ingiusto, non c'è dubbio, e la crisi economica non è altro che il riflesso locale di questa ingiustizia complessiva. Ma a questo punto, allora, si tratta di ammettere che la sfera in cui queste cose cambiano è necessariamente la politica e che continuare a dissociarsene invocando più giustizia e moralità, quindi, è un atto di profonda ipocrisia. Oggi che tra i paesi sottosviluppati ci siamo anche noi tutto questo mi sembra più urgente, possibile e chiaro.

mercoledì, luglio 01, 2009

Farsene una ragione

«Io francamente non so più che dire.
Sto cercando di godermela. Riciclo, mangio a chilometro zero, firmo petizioni, supporto associazioni. Lavoro, pago le tasse. Ogni tanto mi concedo il lusso di un viaggio durante il quale mi servo soltanto di agenzie locali indipendenti. Risparmio per essere autonoma il più possibile in caso di licenziamento, malattia o calamità naturale, perché lo so che non ci sarà da contare sullo Stato, purtroppo. Se poi crepo, crepo. Parecchia gente che stimavo è già crepata, peraltro. Tanto la qualità della vita sul pianeta si sta deteriorando irrimediabilmente e in poche decine di anni la Terra sarà un inferno.
Insomma, me ne sono fatta una ragione.
Ma che non esista una alternativa etica e civile in cabina elettorale mi disturba lo stesso, scusate».

[grazie Garnant]

La Serracchiani s'appanna? Ecco pronto un altro leader



Via Non ne so abbastanza, via Rectoscopy.

venerdì, giugno 26, 2009

Oh baby give me one more chance

domenica, giugno 21, 2009

La linea di Libero m'ammoscia

Cerco di capire. Venerdì Feltri spiega al suo popolo che Berlusconi non può essere un maniaco sessuale perché è impotente.

Domenica il quotidiano di Vittorio Feltri spiega che bisogna votare Berlusconi perché i suoi costumi sessuali sono un po' i nostri, insomma, "siamo tutti Berlusconi".
Feltri, intendi che siamo tutti impotenti?
Ma parla per te, finocchio.

sabato, giugno 20, 2009

Il geopollo

Stasera ero stravolto e sono rimasto a casa a guardare Er. Dopo Er c'era il nuovo programma geopolitico di Buttafuoco.

Ora se voi vi aspettate che io mobiliti aggettivi o avverbi per dare un giudizio al nuovo programma geopolitico di Buttafuoco, ebbene, mi spiace. Torno da un viaggio nel nulla cosmico di un cervello dove si muovono pulviscoli di concetti con la lettera maiuscola ("Tradizione", "Identità", "Spiritualità") e devo ancora rielaborare. Per esempio, non ho capito la differenza tra identità tradizionalista e identità spiritualista, e ho come il sospetto che non ce la potrò mai fare, come i non eschimesi di fronte a due sfumature di bianco ghiaccio.

Le uniche cose che posso dire sono:
- Al tuo regista devono piacere le feluche, eh? Beh, i fetish non si discutono, ma cosa c'entra Napoleone con la conferenza di Shangai? Sul serio ti commuovi sulle sfilate militari di un vecchio film in costume? Ne hai mai parlato con un dottore? Ne hai mai parlato con un amico gay?
- Ma ti è mai successo di azzeccare la sintassi di una frase mentre parli? Senti, c'è un trucco, falle più brevi.
- Ho sentito bene che affideresti i tuoi figli all'educazione delle gang criminali della Transinistria, ma ai camorristi di Gomorra no perché non sono abbastanza tradizionalisti? Io quando sento cose del genere, spero sempre si tratti di droga. Perché se l'hai detta da sobrio, diomio, e hai dei figli, bisognerebbe parlarne coi servizi sociali.
- Ma sul serio tra qualche anno si potrà pagare da Pechino a Mosca "con la stessa carta di credito?" Cioè, nel senso che adesso non si può?
- Berlusconi fa veramente benissimo a snobbare i nuovi intellettuali di destra e mettere le veline ai ministeri. Più veline, meno neotromboni spiritual-tradizionalistico-transinistrico-identitari. Forza Mara.

giovedì, giugno 18, 2009

Io la butto lì

C'è Rupert Murdoch che sta sculacciando delle tipe fasciate in latex con un battipanni a forma di svastica, quando bussano alla porta.
"Chi interrompe i miei rari piaceri?"
"Eccellenza, Illustrissimo, Luce del Mondo..."
"Prega che sia qualcosa di davvero importante".
"Ripetitore Universale, Unica Fonte di Ogni Gioia..."
"E bla bla bla. Tutte queste smancerie non ti porteranno a niente. Spiega cos'è successo e fallo in fretta".
"Eterna Luce della Mente Immacolata, abbiamo scoperto che in Italia c'è un signore che parla molto male di Voi".
"In Italia?"
"Un pidocchio, un parassita, anzi peggio, un concorrente".
"Ho dei concorrenti?"
"Ahimè, Eccellenza, tecnicamente ancora sì. Nel mercato italiano, per esempio".
"E chi ha il fegato di concorrermi? Il Papa, magari?"
"Quasi, illustrissimo. Il Primo Ministro".
"Il Primo Ministro? Ha delle emittenze televisive?"
"In chiaro, sì".
"Bizzarro. Ne avrà un paio".
"Ne ha tre, più le tre dello Stato, più svariati quotidiani, cinema, libri, pubblicità..."
"E gliele lasciano tenere?"
"Eccellenza, è una storia lunga. Comunque il succo è che sta parlando molto male di Voi".
"E cosa dice?"
"Dice che state complottando contro di lui, per via di una storia di donnine".
"Si è fatto fotografare?"
"Maestà, sì".
"Sadomaso?"
"No, niente di fetish, però... potrebbero, dico potrebbero, esserci in ballo delle minorenni".
"Ah, quindi è fottuto. E dice che sono stato io?"
"In conferenza stampa. Sarebbe una specie di vendetta perché hanno aumentato una tassa sul decoder".
"Quegli stronzi. E... spiegami bene: sono davvero stato io?"
"Eccellenza, no".
"Potrebbe essere stato qualcuno dei distaccamenti europei, magari, di sua spontanea volontà, per farmi una sorpresa?"
"Onnipotente, tutti sanno che Voi non amate le sorprese".
"Insomma, questo tizio mi calunnia".
"E' un modo per spostare l'attenzione dal dibattito interno, che..."
"Bla bla bla, non m'interessa. Senti, facciamo così. Non mi va che la gente pensi che Rupert Murdoch fa le vendettine alla cazzo, mi capisci?"
"Eccellenza, sì".
"La calunnia è un venticello, ormai è partito. Smentire non servirebbe a nulla. Ci sarà sempre qualcuno che preferirà pensare che sono stato io. Allora facciamo così: vai in Italia e compra una ventina di signorine. Le voglio belle e... maggiorenni, per ora. Poi vedremo".
"Onnipotente, cosa vuole farci?"
"Niente di che. Devono andare sui quotidiani più prestigiosi e dire che hanno preso soldi per andare a letto col tizio. Ah, meglio ancora se la cosa è successa veramente. Secondo me non sarà difficile trovarne".
"Illustrissimo, lei è veramente la Falce Acuminata della Vendetta Implacabile".
"Bla bla bla, niente di personale. Ma se la gente pensa che Rupert Murdoch si vendica, voglio che almeno pensi che sa farlo sul serio".
"Mi prostro a cotanta..."
"Vatti a prostrare fuori dai coglioni, magari. E ricordati: venti ragazzine. Maggiorenni ma non troppo".
"Venti".
"In seguito mi riservo di ordinare qualche nano e... dei cammelli, sì. Ci sono cammelli in Italia?"
"Dromedari, forse".
"Naah, meglio il cammello. E' più morboso. E uno di quei serpenti costrictor in via d'estinzione".

lunedì, giugno 15, 2009

Le vide en rose

giovedì, giugno 11, 2009

Il Leone liberato

Stasera va in onda su sky "il Leone del Deserto", una prima visione assoluta per la televisione italiana nonostante il film sia del 1979.
Questo blog ne parlò alcuni anni fa. Se qualcuno vuol sapere qualcosa di più sulle vicissitudini del film più censurato in Italia può provare qui (nei commenti, soprattutto)
Tra l'altro non sapevo che il regista fosse morto in un attentato nel 2005. (via wittgenstein)

lunedì, giugno 08, 2009

Carpi, che è un posto come tutti gli altri

A Carpi ha votato il 79,qualcosa degli aventi diritto. Se sapete di percentuali più alte in qualsiasi comune della Ue, per favore comunicatele. Non mi va di parlar bene dei miei concittadini.

Sul tabellone dei risultati definitivi, davanti al municipio, c'era il Pd a più quaranta, la lega a dieci (gran risultato), Pdl a ventidue. Rifondae sotto il quattro, mi sembra anche sotto il tre. Un centinaio di persone hanno votato Forza nuova (VECCHIA MERDA), una ventina SudTiroloVolksPartei. 
Ma il vero spettacolo era davanti al tabellone, sullo slargo di Corso Pio. Una folla di gente di mezza età in bicicletta. Tutti lì a guardare e a commentare i risultati, non so da quanto; ma dopo un'ora erano ancora lì. E probabilmente ci saranno anche domani, quando si saranno riempiti gli altri due tabelloni, compreso quello che interessa veramente (il terzo).
Cosa porti carpigiani, e in generale modenesi, e forse anche emiliani, a votare più degli altri francamente non so. La risposta più banale: il radicamento dei partiti nel territorio. Qui i DS non hanno del tutto smantellato la struttura, e nel frattempo sono arrivati i leghisti con la loro struttura. Ma è veramente l'analisi di un signore che si ferma dieci secondi a chiacchierare in bicicletta.

sabato, giugno 06, 2009

Pilota Party

Se passate da mo per il sabato sera, l'evento è indiscutibilmente questo. Qui sotto gli autori provano a spiegarlo con parole loro e che Dio ce la mandi


venerdì, giugno 05, 2009

Cosi' van tutte, Via. Di la'.

Sono dieci minuti che immagino di scrivere un falso epitaffio per la colecisti di Leonardo. Ma non riesco a farmi ridere. Ergo, niente elegia... d'altra parte, mi par di capire, la colecisti ha rifiutato di pronunciare le sue ultime parole. Credo sarebbero state "Papi e' cosi' saggio, cosi' intelligente, cosi' prodigo di consigli"... come nel peggiore dei Matrix, infine, il velo di Sais cade e la realta' si rivela.

domenica, maggio 31, 2009

Addio mia colecisti

Direi che siamo alle coliche finali. Domani entro in ospedale e non esco finché non me la tolgono. Non dovrei metterci molto; comunque non fate troppi disastri nel frattempo.

Sequestrami questo

sabato, maggio 23, 2009

Il rivoluzionario nella classe dei ripetenti

La più ridicola della settimana uscente è senz’altro la querelle Pisacane Makiguchi . Il paventato cambio di nome di una scuola romana, in favore del pedagogista giapponese e a danno dell’insurrezionalista risorgimentale fa insorgere nell’oggi un comitato di genitori e il centro-destra italiano.

Non convidivo la scelta di cambiare il nome - ha dichiarato il ministro Gelmini - con il massimo rispetto per il teorico dell'educazione creativa, è inaccettabile che una scuola italiana cancelli un simbolo così importante del nostro Risorgimento in nome di un vago internazionalismo che mortifica il valore delle nazioni e delle identità

Carlo Pisacane e' un eroe del nostro Risorgimento - spiega Alemanno - e non si capisce per quale motivo l'intestazione di una scuola a suo nome debba essere cancellata per sostituirla con il nome di una personalita' sicuramente insigne ma che ha molto meno a che fare con la nostra storia e con la nostra identita' nazionale. Ci saranno sicuramente altri modi per onorare l'opera e la vita del pedagogo giapponese Tsunesaburo Makiguchi

Il sonno del politicamente corretto genera mostri. E' la prima considerazione che sento di fare. Anche se per fortuna c'e' stata una parziale marcia indietro, devo constatare che purtroppo non si tratta di un episodio isolato, ma e' l'ennesima alzata di ingegno di una preside che dovrebbe insegnare a tutti i bambini, senza distinzioni, ad amare se stessi, la propria cultura, la propria storia ed invece costruisce muri all'integrazione.
Così il ministro Meloni

E allora amiamola la nostra cultura. Spieghiamo ai ragazzi delle nostre scuole chi era veramente questo Pisacane, altro che occhi azzurri e capelli d’oro. Carlo Pisacane, da alcuni definito “Il Che Guevara italiano” era uno che assaltava carceri, liberava ergastolani, pensava che la religione fosse “superstizione dei popoli”, scriveva che "la dominazione della casa Savoia e la dominazione della casa d'Austria sono precisamente la stessa cosa" e che “il regime costituzionale del Piemonte é più nocevole all'Italia di quello che lo sia la tirannia di Ferdinando II”.

Carlo Pisacane era uno che voleva abolire la proprietà privata

La cagione di questi mali futuri è evidente; la proprietà ha cangiato possessore, ma è rimasta illesa. È lei che bisogna abbattere; è il prin­cipio che bisogna mutare; e perciò è necessario occuparci della situazione del problema. Impe­dire che i proprietari rinascano; questo è pro­blema, che, unito agli altri riguardanti l'industria ed il commercio, formerà l'oggetto delle nostre cure.

Ora, che pare che il cambio di nome non si farà più, fossi nella preside farei almeno incidere davanti al portone principale d’ingresso, a caratteri di scatola, quello che si potrebbe definire il motto dell’autarchico eroe: “«L'Italia trionferà quando il contadino cambierà spontaneamente la marra con il fucile». Poi vediamo cosa dice la Gelmini


venerdì, maggio 22, 2009

Peggio di così, improbabile

Io avrei anche potuto scrivere un elogio di Repubblica, per la testarda e meritoria coerenza con cui cerca d'imporre la sua storia e le sue domande al premier, ma poi sono andato in homepage e ho visto questo.

Con la fotina in homepage, e il fotoreportage (dieci fotine a una normalissima ambulanza). E vergognatevi, dai.