piste
dov'è andato a finire?
martedì, febbraio 28, 2012
Fai girare l'economia, ammalati di più
La Regione Lombardia renderà noto a coloro che hanno dovuto beneficiare di prestazioni sanitarie il costo delle medesime. E' tutto PIL che cola. E neanche un grazie ?
martedì, febbraio 21, 2012
In che anno sponsorizzato siamo adesso?
La sensazione che la vita sia una coazione a ripetere che solo grazie a qualche incidente di percorso non punta dritta all'autodistruzione; la tendenza un po' puritana un po' malata a vedere in qualsiasi tipo di passione l'ombra della dipendenza, per cui ci si può drogare anche di ideali indipendentisti o di repliche di m*a*s*h*: la difficoltà a trasformare un pessimismo chimico, biologico, cosmico, in una narrazione coerente; la voglia di buttarla in saggistica, che è un genere molto più praticabile e spiccio, come milioni di blogger nel decennio successivo dimostreranno; tutto questo probabilmente ha congiurato a rendermi David Foster Wallace molto più vicino di tanti autori contemporanei magari più interessanti, magari più capaci, magari meno ripetitivi e ossessionati, magari anche no.
Oppure è stato semplicemente chiudersi in casa con un libro, come mi piaceva fare nelle estati afose, e quel libro cominciava con un tizio che si chiudeva in casa con un tocco di fumo e non esisteva più nient'altro, per lui, per giorni: il libro poi dura altre mille pagine ma a me sono bastate quelle quattro; non credo di aver mai fumato in vita mia ma non credo nemmeno di essermi mai più immedesimato tanto in un personaggio. L'odore che ho sentito in quelle pagine sapeva del mio sudore, e della fine del mondo. È molto difficile spiegare e non garantisco che vi faccia lo stesso effetto.
Una volta in una libreria un tizio dal nulla esclamò: ma questo libro costa un sacco di soldi. Mi voltai e vidi che libro era. Con tutti i libri che ci sono in una libreria e che non leggerò mai. Ci posso mangiare per un giorno con quei soldi, continuò. Devo mangiare oggi o devo leggermi questo libro? Mi chiese così, e per un attimo mi sembrò di trovarmi nelle note di un altro romanzo. C'era una lieve barriera linguistica, quanto bastava per non rispondergli di stare attento: che certi libri effettivamente la fame te la fanno passare. Ero da qualche parte nella Grande Concavità, era l'Anno della Lavastoviglie Silenziosa Maytag.
Oppure è stato semplicemente chiudersi in casa con un libro, come mi piaceva fare nelle estati afose, e quel libro cominciava con un tizio che si chiudeva in casa con un tocco di fumo e non esisteva più nient'altro, per lui, per giorni: il libro poi dura altre mille pagine ma a me sono bastate quelle quattro; non credo di aver mai fumato in vita mia ma non credo nemmeno di essermi mai più immedesimato tanto in un personaggio. L'odore che ho sentito in quelle pagine sapeva del mio sudore, e della fine del mondo. È molto difficile spiegare e non garantisco che vi faccia lo stesso effetto.
Una volta in una libreria un tizio dal nulla esclamò: ma questo libro costa un sacco di soldi. Mi voltai e vidi che libro era. Con tutti i libri che ci sono in una libreria e che non leggerò mai. Ci posso mangiare per un giorno con quei soldi, continuò. Devo mangiare oggi o devo leggermi questo libro? Mi chiese così, e per un attimo mi sembrò di trovarmi nelle note di un altro romanzo. C'era una lieve barriera linguistica, quanto bastava per non rispondergli di stare attento: che certi libri effettivamente la fame te la fanno passare. Ero da qualche parte nella Grande Concavità, era l'Anno della Lavastoviglie Silenziosa Maytag.
mercoledì, febbraio 15, 2012
Greece for dummies (WARNING MURODITESTO)
Puntuale come il malditesta nel weekend ecco di nuovo il ficcante punto di vista sulla situazione della Grecia dal privilegiato osservatorio delle Marche, che mi chiedo io come fate a farne a meno. E vogliate notare anche il perfetto tempismo, ché adesso c'è Sanremo in tv e la Grecia nessuno sa più se sia fallita già o se se la sia comprata Celentano col suo compenso.
La Grecia è in ginocchio, posizione ideale per certi lavoretti; infatti il giorno dopo l'approvazione in parlamento di un altro pacchetto di legnate (15.000 licenziamenti nel settore pubblico, salario minimo nel settore privato per gli under 25 che scende a meno di 400 euro al mese, in discussione pensioni, tredicesime e quattordicesime) le borse si sono tirate su che manco dopo una botta di viagra.
E anche se i monellacci greci hanno fatto - di nuovo! - i bravi bambini, votando per filo e per segno quello che dicevano la porca troika, la BCE, Sarkò, Merké, alla fine gli hanno detto che beh, boh, ma mi sa che mica ve li diamo sul serio poi questi 130 miliardi. Forse ve ne molliamo solo 14 (quelli necessari alla prossima scadenza dei titoli che vanno rimborsati il 20 marzo) ed esigo che torniate comunque a casa prima delle 23. Dirlo prima del voto pareva brutto.
A proposito di voto, nella culla della democrazia i parlamentari di PASOK e Nea Dimokratia che non si sono attenuti alle direttive e hanno votato secondo coscienza, una quarantina in tutto, sono stati espulsi dal partito il giorno dopo.
Intanto fuori dal parlamento s'è scatenato al solito l'inferno, ma tanto lo sapete come sono i greci: "This is Spartaaaa!", "Il debito non lo paghiamooo!", "Vogliamo andare in pensione a trent'anniiii! (ne parla Boldrin, una specie di wannabe Brunetta con un monte di pregiudizi anti-ellenici alto così)
Dice che bruciare la città non serve a niente (in cenere 45 edifici, alcuni di valore storico e architettonico, fra cui banche, cinema, centri commerciali) ma intanto gli ateniesi hanno guadagnato più prime pagine nei giorni scorsi di quando vinsero gli europei, nonostante ostentassero un calcio messo peggio dei loro attuali bilanci pubblici.
Non si capisce poi esattamente cosa avesse tutta quella gente da protestare: a chi non piacerebbe perdere ogni speranza nel futuro, il trenta per cento dello stipendio subito e qualche mensilità aggiuntiva poi, la dignità e la sovranità nazionale, mentre l'Europa ti sputa addosso trattandoti da appestato, in cambio della promessa di altre violentissime misure lacrime e sangue a giugno e alla fine dell'inevitabile default? Per questo tipo di pratiche sessuali c'è gente che paga anche molto bene.
Le scene da piazza Syntagma, la guerriglia con mezza città in fiamme, i gas lacrimogeni che arrivavano anche a kilometri di distanza dal centro, costituivano uno sfondo surreale all'esilarante "dibattito" parlamentare.
Era invero piuttosto divertente vedere l'onorevole Venizelos, quello dell'abbiamo magnato tutti insieme (riferendosi al debito pubblico che si è accumulato ed è stato nascosto anche dal suo partito che per anni ha governato, il PASOK) che minacciava accorato l'avvento dell'apocalisse se non fosse stato approvato il pacchetto della troika. Mentre fuori l'apocalisse c'era già.
Il povero inetto Papandreu che si dimenava per ricordare a tutti il gran patriottismo della sua famiglia e non invece il sistema clientelare che il partito suo e di suo padre, l'ex primo ministro Andreas (indovinate? il PASOK!) ha introdotto e mantenuto con successo. Nei sondaggi sono passati in qualche mese da oltre il 30 (vincitori alle ultime elezioni politiche) all'8%. Vediamo alla prossima tornata in aprile se fanno la fine del nostro PSI.
Samaras, leader della destra post cinghialotto-Karamanlis (primo ministro dal 2004 fino a qualche anno fa) uno che come statura politica se la giocherebbe con Bondi, ha introdotto il voto del suo partito (Nea Dimokratia) in parlamento con un veemente "gnegnegnè è tutta colpa vostra specchio riflesso". Un vero statista che ha saputo cogliere il clima sociale nel giorno prima del ground zero greco.
Papademos, l'attuale primo ministro, ha imposto tagli pesantissimi a un settore pubblico pesantissimo e sta privatizzando quello che può, anche a tranci al mercato rionale (laikì agorà) il sabato mattina. Ma comunque fra un paio di mesi ci sono le elezioni politiche come già ricordato e Papademos non ci sarà più. Lui è un grigio tecnico non eletto, come Monti, scuola Goldman Sachs, come Monti e come i consulenti che hanno truccato i conti ellenici per fare entrare la Grecia in Europa nel 2002 (e anche in seguito).
Certo, non dimentichiamo che i cittadini greci, la loro grande maggioranza, hanno votato per anni questi partiti, questi politici. Lobby e categorie hanno tratto enormi benefici da questo sistema inefficiente (in primis dipendenti pubblici e imprenditori). Secondo voi questo è l'unico sistema in Europa ad essere malato di corruzione, evasione, familismo? Di tutti i soldi presi in prestito per consumare e non per investire quasi non restano strutture. Ah sì, l'utilissimo Velodromo al Pireo, souvenir delle Olimpiadi. Quelle poche che ci sono stanno per essere svendute all'estero o privatizzate. Rimane solo il ricordo di un welfare insostenibile per un paese scarsamente industrializzato e poco propenso all'export. Medicine, sanità, istruzione erano pressoché gratuite, le vacanze erano pagate dallo Stato ai meno abbienti, gli assegni di disoccupazione fioccavano con cifre che oggi non ci arriva manco uno stipendio vero. A raccontarlo oggi non ci si crede.
Io, nel mio piccolissimo, posso testimoniare che una parte non infinitesimale di greci non ha mai smesso di puntare il dito e protestare scendendo in piazza, per come stavano messe le cose. Per questo mi è abbastanza facile capire le ragioni dei manifestanti più esasperati, che dubito abbiano mai votato per la destra o la sinistra (per quanto il PASOK sia da sempre percepito come partito di centro, la sinistra in Grecia è un'altra storia, ci sono davvero i comunisti). È ovvio che siano incazzati: non solo non li hanno votati, ma non hanno mai tratto vantaggi dal loro voto mentre questi li hanno portati al fallimento. Ora, avendo (inutilmente) votato i tagli, questa classe politica, che si è consegnata spontaneamente incaprettata alla troika non avendo scelta, sembra voler dare l'ultima spintarella mentre il paese danza sull'orlo del baratro. Spintarella travestita da unica via possibile.
Interessanti le reazioni dei nostri intellettuali di punta, profonde e piene di spunti le loro sapide analisi
EPILOGO
Ma noi non dobbiamo avere paura, ricordate NOI NON SIAMO LA GRECIA. Ce lo ripetono tutti come un mantra, comincia ad essere inquietante e a prendere i contorni del wishful thinking. Un professore ha detto che i greci sono solo degli imbroglioni buoni a vendere olive e pistacchi, mica come noi. Ricordatevene quando finite le manovre lacrime e sangue tornerà in Italia un governo politico e saremo di nuovo nella melma (non che adesso). Vedrete come sembreranno buoni i pistacchi poi.
Perché l'Europa prima fa il gioco del bastone e della carota (votate il pacchetto che vi salviamo) e poi utilizza quest'ultima per sodomizzare il paese? Il senso non è proprio chiaro: default sì, cari magnafèta, ma prima vi facciamo ballare ancora un po' di syrtaki, così, perché ci va. Tanto si sa già come andrà a finire, anzi com'è finita. La Grecia è fallita anni fa, ci sono delle colpe ma non solo elleniche e le decisioni impopolari ed eterodirette dei suoi governanti negli ultimi due anni sono state da un punto di vista economico praticamente tanto inutili quanto inappuntabili, cifre alla mano. Socialmente è stata l'inaugurazione della macelleria di cui s'è già detto. È molto comodo che passi la linea "tutta colpa del popolo greco". Ci fa stare tranquilli anche se le analogie fra noi e loro mettono i brividi. Ma voi davvero avete quest'immagine dei greci che sguazzavano nel lusso sfrenato coi soldi presi in prestito dai tedeschi? Avete mai visto una città greca? Secondo voi le Olimpiadi le voleva davvero il popolo sovrano nel 2004? Avete acceso un cero a Monti che ha detto no a Roma 2020?
Ma non voglio infierire oltre. Io ora, dal mio privilegiato osservatorio marchigiano, vorrei fornirvi, intermediando abbestia e pure aggratis, un po' di curiosità trovate in giro su twitter la sera degli scontri e anche dopo
a) a Salonicco, nel popoloso quartiere di Kalamarià dove abitavo, da alcuni di giorni non c'è più l'illuminazione pubblica. Così si abituano
b) s'era sparsa la voce che molti bancomat già nei giorni precedenti il drammatico voto in parlamento non dessero più soldi
c) mentre anche in altre città la protesta impazzava arrivavano twit dai manifestanti indignati che sfilavano accanto a bar costosissimi (pieni!) e a inaugurazioni glamour di negozi di poltrone.
d) i tifosi di Olympiakos, Panathinaikos e Panionios, che si scannano da sempre, sono scesi tutti insieme in piazza
e) di nuovo nascosti in mezzo ai celerini locali ce n'erano di stranieri
f) la polizia ha sparato così tanti lacrimogeni che a un certo punto li ha finiti. E da piangere per la situazione ce ne sarebbe stato già pure senza gas
g) la polizia ha messo le mani addosso all'anziano Glezos, simbolo della resistenza antinazista, l'eroe che ventenne salì sul partenone a togliere la bandiera con la svastica
h) la polizia ha iniziato a sparare lacrimogeni poco prima che Miki Theodorakis, compositore 88enne altro simbolo della resistenza greca, iniziasse a parlare alla folla
m) Nel 2011 lo stato tedesco ha pagato i fornitori in 35 giorni. Francia in 65. Grecia in 170. Italia in 180. (Commissione Ue)
Se vi va di leggere come si vive da quelle parti in questo periodo vi consiglio il blog di Marco, un mio amico e compaesano che vive ad Atene e a differenza mia ha il dono della sintesi.
martedì, febbraio 14, 2012
lunedì, febbraio 06, 2012
martedì, gennaio 31, 2012
domenica, gennaio 29, 2012
Essere maschi è stupido
La cosa migliore che ho fatto nella vita, non devo averci messo ahimè più di cinque minuti.
venerdì, gennaio 20, 2012
Pier Luigi manda tutti a nanna e poi chiude il bar
Che poi, se hai letto Nori, Cornia e soprattutto Colagrande, a vederlo lì, Pier Luigi, seduto al bar con la sua bella weizen, da bravo emiliano che fa i conti e i compiti, non ti stupisci mica che scriva degli incipit così.
(La foto l'ha scattata lui, e oggi sta facendo il giro di un po' tutto l'internet.)
(La foto l'ha scattata lui, e oggi sta facendo il giro di un po' tutto l'internet.)
domenica, dicembre 25, 2011
lunedì, dicembre 19, 2011
domenica, novembre 20, 2011
Fette al vento
Gli indignados girano con le fette al vento (rainews, repubblica), noi ci giravamo già vent'anni fa. Esatti, tra l'altro.
Signore Dio liberami da Twitter
No, è che su Twitter un po' di gente, tra cui alcuni protagonisti della nostra Informazione e della nostra Cultura con tutte le maiuscole, non hanno niente di meglio da fare la domenica pomeriggio che giocare al giochino dello scrittore più sopravvalutato, e io tra un po'
venerdì, novembre 18, 2011
L'Abruzzo è ancora lì che non si capacita
In questi giorni ho risentito da più parti Meno male che Silvio c'è, e devo dire che il brano merita di restare negli Annali, ma non come questo
(Qui c'è la versione intera, con una specie di do di petto).
(Qui c'è la versione intera, con una specie di do di petto).
mercoledì, novembre 16, 2011
Oui, j'ai pleuré, mais ce-jour là...
Caro Cavaliere, adesso le potrei scrivere tante cose, ma mi capirebbe? Ci servirebbe un punto di contatto, un territorio, una lingua in comune...
martedì, novembre 15, 2011
lunedì, novembre 14, 2011
venerdì, novembre 11, 2011
Occupy Piste #2
Avevo mandato questo pezzo all'inserto Saturno del Fatto Quotidiano di venerdì scorso, ma dato che oggi è l'11/11/11 mi sembra opportuno recuperarlo. Andate al festival, occupate Piste - Brigate Leonardo.
Potrà sembrare una questione un po’ oziosa, rispetto ai problemi più urgenti che deve affrontare il multiforme movimento di protesta formatosi in questi mesi in tutto il mondo. Ma in effetti una domanda posta qualche giorno fa dal New York Times può fare riflettere, da una parte, sul grado di consapevolezza che lo stesso movimento riesce a trasmettere e, dall’altra, sulle condizioni in cui oggi versano band e cantanti quando si tratta di libertà d’espressione. Occupy Wall Street, e così tutta la generazione che sta manifestando in decine di nazioni, non possiede un proprio inno, una di quelle classiche “canzoni di protesta” che passano alla Storia, la raccontano e la spingono al tempo stesso. Dove sono i Woodie Guthrie, i Bob Dylan, i Clash del 2011? Dov’è la nuova “Give Peace A Chance”? Eppure l’elenco dei musicisti transitati a Zuccotti Park a New York è nutrito: da Jeff Mangum dei leggendari Neutral Milk Hotel, con un’esibizione acustica a dir poco commovente, al passaggio “da turista” di Kanye West, che non ha proferito parola dietro ai suoi occhiali scuri da centinaia di dollari. Dal rap di Talib Kweli, alle parole incoraggianti del veterano Micheal Franti, all’ironica cover di Material Girl di Madonna suonata da Sean Lennon e Rufus Wainwright: tutto molto bello, direbbe qualcuno. Ma poi? Perfino il chitarrista Tom Morello, già nei Rage Against The Machine, band che di militanza e furore se ne intendeva parecchio, è rimasto invischiato in una ridicola iniziativa di MTV, che lo ha insignito del “Premio per il miglior live a Occupy Wall Street”, qualunque cosa sia. D’altra parte, si può ribaltare la domanda iniziale: perché questi ragazzi dovrebbero aver bisogno di un inno? Facebook, Twitter e YouTube sono più veloci e universali nel diffondere messaggi. Nell’epoca della musica dissolta, a cosa serve una canzone, anche una di quelle che guidavano cortei?
In Italia, un tempo patria di cantautori di protesta, le cose non sono molto diverse. Però i più attenti alle vicende della scena indipendente avranno notato un energico comunicato che sta circolando: “in giorni in cui ogni luogo di potere, ogni piazza, ogni monumento viene occupato simbolicamente in segno di protesta, l'11 novembre 2011 le etichette indipendenti prenderanno possesso di decine di club distribuiti su tutta la penisola”. www.111111festival.blogspot.com: 11 palchi in 11 città (più 3 all’estero), un evento “per sua natura, irripetibile (se non tra un secolo, va da sé) con una fruizione limitata da parte del pubblico, che ovviamente assisterà solo a un undicesimo delle esibizioni. Un aspetto che simboleggia le occasioni perse da parte dell'ambiente culturale italiano e anche la difficoltà di esibirsi da parte di artisti italiani di assoluto valore, ma non allineati”. Cercate in Rete il programma di 11/11/11, vi sorprenderà. E anche se non sembra esistere una sola musica per chi oggi occupa, resta ancora da occupare la musica e con essa il territorio, per creare nuove mappe alternative: “la musica in Italia non è esclusiva di dinosauri da palasport e figliocci dei talent show”.
Potrà sembrare una questione un po’ oziosa, rispetto ai problemi più urgenti che deve affrontare il multiforme movimento di protesta formatosi in questi mesi in tutto il mondo. Ma in effetti una domanda posta qualche giorno fa dal New York Times può fare riflettere, da una parte, sul grado di consapevolezza che lo stesso movimento riesce a trasmettere e, dall’altra, sulle condizioni in cui oggi versano band e cantanti quando si tratta di libertà d’espressione. Occupy Wall Street, e così tutta la generazione che sta manifestando in decine di nazioni, non possiede un proprio inno, una di quelle classiche “canzoni di protesta” che passano alla Storia, la raccontano e la spingono al tempo stesso. Dove sono i Woodie Guthrie, i Bob Dylan, i Clash del 2011? Dov’è la nuova “Give Peace A Chance”? Eppure l’elenco dei musicisti transitati a Zuccotti Park a New York è nutrito: da Jeff Mangum dei leggendari Neutral Milk Hotel, con un’esibizione acustica a dir poco commovente, al passaggio “da turista” di Kanye West, che non ha proferito parola dietro ai suoi occhiali scuri da centinaia di dollari. Dal rap di Talib Kweli, alle parole incoraggianti del veterano Micheal Franti, all’ironica cover di Material Girl di Madonna suonata da Sean Lennon e Rufus Wainwright: tutto molto bello, direbbe qualcuno. Ma poi? Perfino il chitarrista Tom Morello, già nei Rage Against The Machine, band che di militanza e furore se ne intendeva parecchio, è rimasto invischiato in una ridicola iniziativa di MTV, che lo ha insignito del “Premio per il miglior live a Occupy Wall Street”, qualunque cosa sia. D’altra parte, si può ribaltare la domanda iniziale: perché questi ragazzi dovrebbero aver bisogno di un inno? Facebook, Twitter e YouTube sono più veloci e universali nel diffondere messaggi. Nell’epoca della musica dissolta, a cosa serve una canzone, anche una di quelle che guidavano cortei?In Italia, un tempo patria di cantautori di protesta, le cose non sono molto diverse. Però i più attenti alle vicende della scena indipendente avranno notato un energico comunicato che sta circolando: “in giorni in cui ogni luogo di potere, ogni piazza, ogni monumento viene occupato simbolicamente in segno di protesta, l'11 novembre 2011 le etichette indipendenti prenderanno possesso di decine di club distribuiti su tutta la penisola”. www.111111festival.blogspot.com: 11 palchi in 11 città (più 3 all’estero), un evento “per sua natura, irripetibile (se non tra un secolo, va da sé) con una fruizione limitata da parte del pubblico, che ovviamente assisterà solo a un undicesimo delle esibizioni. Un aspetto che simboleggia le occasioni perse da parte dell'ambiente culturale italiano e anche la difficoltà di esibirsi da parte di artisti italiani di assoluto valore, ma non allineati”. Cercate in Rete il programma di 11/11/11, vi sorprenderà. E anche se non sembra esistere una sola musica per chi oggi occupa, resta ancora da occupare la musica e con essa il territorio, per creare nuove mappe alternative: “la musica in Italia non è esclusiva di dinosauri da palasport e figliocci dei talent show”.
domenica, ottobre 23, 2011
Occupy Piste
[Dato che Leonardo passa da queste parti ormai solo ad ogni morte di poeta, prendo possesso del blog per pubblicare qualunque cosa mi mandiate che la mia indiscutibile pressapocaggine riterrà abbastanza degna e intelligente. Cominciamo con un pezzo sulla crisi greca, l'ha scritto benty, che di Grecia se ne intente più di me e di te. Occupy everything. Occupy piste.]
Tragedie greche
di Andrea Bentivoglio "benty"
Senza un motivo apparente l'altro giorno mi sono ritrovato davanti a un pc a copiaincollare su friendfeed i numerosi tweet in arrivo dalle manifestazioni greche del 19 e 20 ottobre appena trascorsi. Praticamente l'imperdibile cronaca dei fatti di Atene passando dalle Marche Zozze. Ve ne faccio un sunto e vi ci regalo pure uno spiegone gratis, ché di 'sti tempi buttalo via.
Il 19 c'è stata la madre di tutte le manifestazioni, gemellata con i vari movimenti globali degli occupyqualcosa e degli indignati (che in Grecia sono gli aganaktismenoi, che vuol dire saggezza). Si è parlato di un milione in piazza ad Atene, 100.000 a Salonicco con proteste organizzate in tutte le maggiori città greche. Gli indignati andavano forte qualche mese fa e li ho visti dal vivo a maggio: forse per il nome esotico molta gente poco politicizzata che di solito ai cortei non ci andava s'è messa a occupare piazze, con le tende e tutto. Si vedevano molte più bandiere greche che rosse. Si diceva di infiltrati di destra. Ma poi hanno smesso e quelli del 19 erano gli abituè del corteo. Solo un po' di più. Evidentemente anche la polizia si aspettava tale partecipazione massiccia, tanto è vero che ha chiesto rinforzi all'estero. Sembra che abbiano iniziato a importare i reparti antisommossa. Non più solo i MAT greci ma anche Carabinieri e Gendarmeria Francese. Ovviamente non sono mancati scontri durissimi con gli anarchici (i cosiddetti koukouloforoi, che vuol dire incappucciati), sassaiole (petropolemos, la “guerra delle pietre”, ma non è una lingua meravigliosa?) purtroppo c'è “scappato” anche un morto (a un sindacalista gli ha ceduto il cuore dopo una crisi respiratoria per i troppi lacromogeni inspirati), e s'è rivisto il tentativo ambizioso di entrare in parlamento non tanto con il voto democratico, quanto forzando a colpi di molotov i cordoni della polizia (o astinomìa, che in Grecia raramente vuole dire saggezza). Un modo come un altro di risolvere la crisi.
Il 20 ottobre c'erano di nuovo migliaia di persone a manifestare il proprio dissenso per le strade dell'Ellade. Si dice 600.000. L'elemento nuovo del secondo giorno di manifestazioni davanti al parlamento a piazza Syntagma sono stati gli scontri fra anarchici e PAME, il sindacato di ispirazione stalinista che vanta un'organizzazione molto efficiente e ha potuto assicurare (a differenza del primo giorno di cortei) un servizio d'ordine in grado di isolare le frange di manifestanti più propense ai disordini (e avendoli visti da vicino posso assicurarvi che quelli del PAME non sono tipi che si tirano indietro davanti alle provocazioni della polizia, figuratevi a quelle del blocco nero). Per una volta i reparti MAT sono stati a guardare soddisfatti i manifestanti che si bastonavano fra loro. Chissà i nostri studiosissimi black bloc che in Grecia ci vanno a fare i master se hanno preso appunti.
Praticamente un greco su dieci in questi giorni era in piazza a protestare invece che al kafeneio a fumarsi una Karelias e a bersi il frappè. Il governo (socialistaahahahah) è reo dell'ennesima poderosa falciata al settore pubblico, tanto per convincere di nuovo BCE UE e FMI (la troika), che possono fidarsi di loro e che possono mollare altri soldi. Spiccioli sufficienti sì e no al rimborso della prossima scadenza dei divertentissimi titoli di stato greci, che possono essere barattati con della carta igienica usata, ma irritano di più il vostro deretano. E poi comunque in Grecia non puoi manco buttarli nello sciacquone.
Se è vero che da quelle parti il settore pubblico è un po' sovradimensionato (voto di scambio anyone?), è anche vero che il settore privato, dove i contratti a tempo indeterminato equivalgono alla carta straccia, s'è regolato da solo in tema di licenziamenti e riduzioni degli stipendi, molto prima che la crisi fosse conclamata. Oggi un contratto base nel settore privato parte da 500 euro, che se si fanno due conti grossolani sono un po' meno dei 4 euro all'ora che prendevano le povere vittime della tragedia di Barletta.
Nel frattempo in Grecia hanno da anni alzato l'IVA, la benzina, le sigarette e i prezzi calano molto più lentamente degli stipendi. L'evasione fiscale, sport nazionale che contende il primato all'Italia, non accenna a diminuire. Quindi la già povera economia greca, dipendente totalmente dall'import, si rattrappisce ulteriormente. Il PIL nonostante la crescita nel 2011 del turismo si contrae. Si pensa di privatizzare o meglio svendere pezzi di aziende pubbliche, qualcuno diceva isole o addirittura beni culturali. Chi cerca l'affarone e ci ha due soldi da parte, tipo gli aggressivi neocapitalisti cinesi, è arrivato da un pezzo e si gode l'agonia dei nipotini di Pericle. Gli altri – i tedeschi soprattutto – stanno tutti col ditino puntato a rimarcare che la Grecia se l'è voluta e se adesso non fanno i bravi bambini e cambiano comprtamento (basta spendere, basta essere pigri, basta scioperare!) sono cavoli amari. Salvo poi imporre clausole che prevedono la fornitura di armi tedesche alle forze militari greche. Fondamentalmente Francia e Germania se la fanno addosso, visto che i soldi ai greci li hanno prestati loro e se scatta il default (Grecia stato insolvente) saltano anche le banche di Angela e Sarkò. Che tanto si consola con Carlà.
Fra i greci intanto il pessimismo si diffonde, la domanda diminuisce, i negozi e le aziende saltano come tappi e – a proposito di tappi – non restano da stappare che la retsina e l'ouzo per non pensarci più, che costano pure poco. Ma sono alcolici piuttosto cattivi, diciamocelo, a quel punto meglio la rakì cretese, ancora meglio se distillata clandestinamente (esentasse) e senza anice (che stomaca).
In compenso sono aumentati i suicidi. Strano eh?
Ora capite che Giorgos Papadopoulos (che sarebbe secondo me il Mario Rossi greco) ha un po' di motivi per essere depresso e arrabbiato. Quando la mattina ti svegli e vedi che per decisione del governo guadagni il 30% in meno, ti si prospettano solo anni di ulteriori sacrifici, magari hanno tagliato la pensione a tua madre e tuo figlio deve cercare lavoro all'estero per avere un futuro, diciamo che incazzarti e andare a protestare è il minimo che puoi fare. E ricordiamo che Giorgos ci ha provato prima col voto. Il primo ministro Papandreu è stato eletto perché operasse un cambiamento. Il povero Giorgos s'è ritrovato invece con un governo completamente esautorato, bloccato, incapace di prendere decisioni. Ci ricorda qualche altro governo?
Nel frattempo per tagliare i costi e fare cassa stanno pure smantellando quello stato sociale assai inefficiente ma di cui il cittadino greco andava assai fiero (educazione e sanità formalmente gratis). Tutto ciò gli fa comprensibilmente girare gli zebbedakeis. Fra un po' il povero Giorgos, con quei due soldi che gli restano, manco ci si potrà comprare più i deliziosi gyropita con le patatine fritte dentro (ma le patatine ve le mettono solo a Salonicco e al nord, ad Atene al massimo un po' di yogurt). Sembra abbastanza ragionevole per tanti ellenici volgersi indietro e guardare la loro dismessa dracmetta con affetto e nostalgia, nel ricordo di quando tutto funzionava, non come con quell'impiastro dell'Euro (in greco EYPO: il greco, l'unico altro alfabeto nelle vostre banconote).
In Grecia c'è un detto meraviglioso, di un'autoindulgenza talmente sfacciata che ti viene da prendere a schiaffi e/o abbracciare il primo ellinofono che passa . "La povertà richiede kaloperasma”, sostantivo traducibile con una perifrasi (parole greche ovunque!), significa “divertirsi, godere, bere, mangiare e stare in compagnia”. Insomma peggio ti vanno le cose e più dovresti spassartela. Maledetti filosofi. Mi è capitato spesso di sentirlo dire in taverna, magari da amici che discettano amaramente della crisi, scuotono la testa affranti e azzannano un altro cosciotto di agnello, con tutto il ben di Zeus immaginabile in tavola. E comunque il greco è testardo e dice che a scioperare continua anche la settimana prossima.
sabato, ottobre 22, 2011
Solo per appassionati: Paolino Paperino Band domani sera al Vox di Nonantola
Prima che mi dimentichi: domani sera in occasione del tributo a Steppo Nocetti al Vox di Nonantola (Mo), tra gli altri, si riunirà eccezionamente la Paolino, indimenticata eccetera band ancora nel cuore di eccetera anche adolescenti e ragazzini di oggi.
Qui sotto una scheggia dell'ultima smemorabile performance del giugno 2004 (a Modena, in occasione del corteo contro l'autodromo di Marzaglia e per la sopravvivenza del defunto spazio sociale Libera)
Qui sotto una scheggia dell'ultima smemorabile performance del giugno 2004 (a Modena, in occasione del corteo contro l'autodromo di Marzaglia e per la sopravvivenza del defunto spazio sociale Libera)
martedì, ottobre 18, 2011
Al mondo
Mondo, sii, e buono;
esisti buonamente,
fa' che, cerca di, tendi a, dimmi tutto,
ed ecco che io ribaltavo eludevo
e ogni inclusione era fattiva
non meno che osgni esclusione;
su bravo, esisti,
non accartocciarti in te stesso in me stesso.
Io pensavo che il mondo così concepito
con questo super-cadere super-morire
il mondo così fatturato
fosse soltanto un io male fantasticante
male fantasticato mal pagato
e non tu, bello, non tu "santo" e "santificato"
un po' più in là, da lato, da lato.
Fa' di (ex-de-ob etc.)-sistere
e oltre tutte le preposizioni note e ignote,
abbi qualche chance,
fa' buonamente un po';
il congegno abbia gioco.
Su, bello, su.
Su, munchhausen.
Andrea Zanzotto (Pieve di Soligo, 10 ottobre 1921 – Conegliano, 18 ottobre 2011), dalla raccolta La beltà (1968).
esisti buonamente,
fa' che, cerca di, tendi a, dimmi tutto,
ed ecco che io ribaltavo eludevo
e ogni inclusione era fattiva
non meno che osgni esclusione;
su bravo, esisti,
non accartocciarti in te stesso in me stesso.
Io pensavo che il mondo così concepito
con questo super-cadere super-morire
il mondo così fatturato
fosse soltanto un io male fantasticante
male fantasticato mal pagato
e non tu, bello, non tu "santo" e "santificato"
un po' più in là, da lato, da lato.
Fa' di (ex-de-ob etc.)-sistere
e oltre tutte le preposizioni note e ignote,
abbi qualche chance,
fa' buonamente un po';
il congegno abbia gioco.
Su, bello, su.
Su, munchhausen.
Andrea Zanzotto (Pieve di Soligo, 10 ottobre 1921 – Conegliano, 18 ottobre 2011), dalla raccolta La beltà (1968).
mercoledì, ottobre 05, 2011
La pista s'interrompe qui
Colgo l'occasione per ringraziare coloro che mi han votato ai blogawards, molti più di quanti onestamente mi aspettavo. In fondo me ne servivano soltanto 5619 in più per impartire a Spinoza la lezione che gli necessita.
Poi vorrei fare un po' il punto. In questo momento lo scrivente sta gestendo quattro blog: quello pluripremiato, quello semiprofessionale (più semi che pro), quello ecumenico appena aperto, e quello con le parolacce, che sarebbe questo.
Prevengo la vostra domanda: come fa? Risposta: non ce la fo. Si aggiunga che a tempo perso io lavoro, come direbbe il tale. Uno dei quattro deve cadere, e, dopo attenta riflessione, credo proprio che debba essere questo. Mi dispiace un poco, perché senz'altro era quello che mi prendeva meno tempo e spesso mi divertiva di più. Vorrà dire che le stronzate troveranno altre strade.
Quando ho aperto Piste nel 2005 (fine 2004) non c'erano poi così tanti posti sul web dove liberarsi di ogni pudore. Oggi è tutto molto diverso, ci sono molti più servizi, e quando dico "servizi", dico proprio "cessi pubblici dove scrivere scemenze col pennarello". Per esempio potete trovarmi su friendfeed (un forum italo-turco che si dà arie da social network) twitter (non mi ci sto ancora abituando), facebook (vabbe'), google plus (vabbe'+1).
Una cosa importante: Piste non chiude. Anzi. Ci sono decine di persone che hanno l'account e possono scrivere quando vogliono. Magari ora si vergogneranno meno. Anzi rivolgo un accorato appello: non fatelo diventare il blog del Cragno.
Insomma, ci si vede in giro. Poi chissà, magari a un certo punto tornerò qui, non fidatevi di un tossico che scrive "ora smetto" (anzi, "ora smetto al 25%").
Poi vorrei fare un po' il punto. In questo momento lo scrivente sta gestendo quattro blog: quello pluripremiato, quello semiprofessionale (più semi che pro), quello ecumenico appena aperto, e quello con le parolacce, che sarebbe questo.
Prevengo la vostra domanda: come fa? Risposta: non ce la fo. Si aggiunga che a tempo perso io lavoro, come direbbe il tale. Uno dei quattro deve cadere, e, dopo attenta riflessione, credo proprio che debba essere questo. Mi dispiace un poco, perché senz'altro era quello che mi prendeva meno tempo e spesso mi divertiva di più. Vorrà dire che le stronzate troveranno altre strade.
Quando ho aperto Piste nel 2005 (fine 2004) non c'erano poi così tanti posti sul web dove liberarsi di ogni pudore. Oggi è tutto molto diverso, ci sono molti più servizi, e quando dico "servizi", dico proprio "cessi pubblici dove scrivere scemenze col pennarello". Per esempio potete trovarmi su friendfeed (un forum italo-turco che si dà arie da social network) twitter (non mi ci sto ancora abituando), facebook (vabbe'), google plus (vabbe'+1).
Una cosa importante: Piste non chiude. Anzi. Ci sono decine di persone che hanno l'account e possono scrivere quando vogliono. Magari ora si vergogneranno meno. Anzi rivolgo un accorato appello: non fatelo diventare il blog del Cragno.
Insomma, ci si vede in giro. Poi chissà, magari a un certo punto tornerò qui, non fidatevi di un tossico che scrive "ora smetto" (anzi, "ora smetto al 25%").
venerdì, settembre 30, 2011
mercoledì, settembre 28, 2011
Изненађење! Срећан рођендан!
E insomma sarà anche un complotto della magistratura e della stampa rossa in combutta con le agenzie di rating internazionali e Angela Merkel, però se per il tuo compleanno la tua fidanzatina ti sta preparando una festa a sorpresa e i dettagli sono già noti ai tabloid montenegrini, ecco, un paio di domande potresti anche fartele da solo (e siccome non sei Repubblica, potresti anche già darti le risposte).
lunedì, settembre 26, 2011
Malinconia del blogger intensivo
Stacco per 24 ore e quando riattacco la mia Ministra preferita ha emanato la cazzata del secolo, quella che le sopravviverà. E ormai lo sanno anche i sassi, no peggio dei sassi, i cancelletti su twitter.
domenica, settembre 25, 2011
Affinità e divergenze tra la compagna Anna Wintour e noi
Da una parte vorresti abbracciarla, con molto garbo si capisce, sennò si desquama. Dall'altro: ci crede veramente? Non tanto alle donne per strada durante le sfilate di moda. Ma al Made in Italy, "gli stilisti, le grandi creazioni che vi fanno onore in tutto il mondo e non conoscono eguali". Come se non conoscesse - lei - l'altra faccia della medaglia che ai quotidiani italiani comprensibilmente sfugge: gli stilisti blasonati che non azzeccano una stagione da troppe stagioni, quelli che continuano a fare vestiti belli ma non vendono comunque, quelli che vendono nel senso che vendono il marchio e tanti saluti a chi ci lavorava, quelli che chiudono, eccetera.
Cioè: viene a raccontarci la favoletta degli anni Ottanta. Però vorrebbe anche che diventassimo grandi e manifestassimo contro gli anni Ottanta al potere. Possibile che non veda la contraddizione. Magari la vede benissimo, e trova che faccia pendant con le scarpe.
venerdì, settembre 23, 2011
Omofobo è chi omofobo fa
Insomma c'è un gruppo di mediattivisti anonimi che attaccano un gruppo di omofobi dicendo che questi omofobi sono in realtà omosessuali: praticamente loro fanno le liste di omosessuali, che sono ovviamente liste di proscrizione.
Secondo voi non è omofobia questa? Secondo me lo è, ma lo è proprio in pieno. Cioè questi dovrebbero essere fortunati perché non è passata la legge antiomofobia.
D'altro canto loro potrebbero difendersi sostenendo che sono omosessuali anche loro. Va bene. Ma se quello che fanno è oggettivamente omofobo, questo cosa vuol dire? Come minimo che loro stessi non riconoscono nell'omofobia un reato.
Oppure riconoscono che l'omofobia è un reato, però... solo se non la fanno gli omosessuali. E sarebbe grave, ma diciamo pure così: ammettiamo che l'omofobia sia un reato solo se non la commettono gli omosessuali
Il problema è che gli omosessuali che avete denunciato al pubblico ludibrio in quanto omosessuali, di cosa sono colpevoli secondo voi? Di essere omosessuali che non fanno leggi anti-omofobe perché sono omofobi. Un momento. Ma avevamo appena detto che non c'era niente di male a essere omosessuali e omofobi.
Insomma, cari mediattivisti omosessuali omofobi anonimi: diffondete pure la vostra lista di omosessuali omofobi. Sarebbe carino se in calce per coerenza aggiungeste il vostro nome, cognome, e sì, anche indirizzo. Così magari se qualche omosessuale vuole incontrarvi può. E se vuole corcarvi può. Certo, sarebbe omofobia, ma in ambito omosessuale, quindi...
Secondo voi non è omofobia questa? Secondo me lo è, ma lo è proprio in pieno. Cioè questi dovrebbero essere fortunati perché non è passata la legge antiomofobia.
D'altro canto loro potrebbero difendersi sostenendo che sono omosessuali anche loro. Va bene. Ma se quello che fanno è oggettivamente omofobo, questo cosa vuol dire? Come minimo che loro stessi non riconoscono nell'omofobia un reato.
Oppure riconoscono che l'omofobia è un reato, però... solo se non la fanno gli omosessuali. E sarebbe grave, ma diciamo pure così: ammettiamo che l'omofobia sia un reato solo se non la commettono gli omosessuali
Il problema è che gli omosessuali che avete denunciato al pubblico ludibrio in quanto omosessuali, di cosa sono colpevoli secondo voi? Di essere omosessuali che non fanno leggi anti-omofobe perché sono omofobi. Un momento. Ma avevamo appena detto che non c'era niente di male a essere omosessuali e omofobi.
Insomma, cari mediattivisti omosessuali omofobi anonimi: diffondete pure la vostra lista di omosessuali omofobi. Sarebbe carino se in calce per coerenza aggiungeste il vostro nome, cognome, e sì, anche indirizzo. Così magari se qualche omosessuale vuole incontrarvi può. E se vuole corcarvi può. Certo, sarebbe omofobia, ma in ambito omosessuale, quindi...
Il leghista, se lo conosco
Non tirerà monetine, non tirerà un bel niente.
Andrà a letto e chiudendo gli occhi cercherà di pensare ad altro, magari a una Padania tutta verde, tutta nuova, tutta bella, magari pure indipendente. Un sogno, così, giusto per tirare avanti. Un po' come il padre, che per prendere sonno pensava alla Repubblica Socialista Sovietica d'Italia. O il nonno, che pensava all'Impero dell'Africa Orientale, tutto pieno di diamanti e abissine da trombar. Sono sogni. Ci aiutano a vivere peggio.
mercoledì, settembre 21, 2011
Lasciatemi sognare
No, solo per dire che in questo momento sarebbe bellissimo che davanti a un'uscita del Quirinale - non quella in piazza, ce ne sarà anche una di servizio da qualche parte - stazionasse una camionetta, piccola piccola, dei carabinieri, una cosa anche alla buona, tutto qui.
sabato, settembre 17, 2011
Ogni generazione ha la barca-di-D'Alema che si merita
E noi non ci meritiamo un granché, evidentemente.
(Poi la smetto con Scalfarotto, che mi sta anche simpatico. Però Twitter è proprio lo strumento del dimonio).
giovedì, settembre 15, 2011
Non è successo nulla (negli ultimi due anni)
Uno che mi manca abbastanza è il dottor Pruno.
Questa è di due anni fa e a suo modo è ancora attuale, anche se Sandro e Daniele non hanno retto all'incalzare degli eventi. Augusto invece resiste. E in un qualche incredibile modo resiste anche Esso (e persino noi, inspiegabilmente).
domenica, settembre 11, 2011
Modena remembers
A me, in quanto modenese della maggioranza silenziosa (e cinica), il monumento ai caduti dell'11 settembre, detto volgarmente "i frullini", ha sempre fatto un po' ridere, e li additavo sempre agli ospiti come motivo di scherno; e così leggendo questa cosa mi sono un po' imbarazzato di me stesso.
I heard the words Stati Uniti and was deeply honored: this town has suffered Nazis, Fascists, and even the bubonic plague, and yet these people have chosen to share America’s sorrow. And America doesn’t even know they are here.
I heard the words Stati Uniti and was deeply honored: this town has suffered Nazis, Fascists, and even the bubonic plague, and yet these people have chosen to share America’s sorrow. And America doesn’t even know they are here.
giovedì, settembre 08, 2011
Ma la faccia di Bonanni
In fondo non è molto lontano il giorno in cui i ministri delle Libertà, alle domande dei giornalisti e dei rappresentanti delle parti sociali, risponderanno direttamente prr burp prot, Osterianumerosette paraponziponzipò. Mentre aspettiamo, godiamoci l'aplomb di Bonanni.
Che poi mi chiedo. Il giorno che saremo invasi dai facoceri, il giorno che i facoceri andranno al governo e pretenderanno di modificare le piattaforme salariali, magari mangiando anche qualche lavoratore esuberante, la Cisl probabilmente riterrà giusto, per il bene dei lavoratori, dialogare coi facoceri; e manderà Bonanni nella tana; e Bonanni ci scenderà con la stessa faccia che ha qui.
Che poi mi chiedo. Il giorno che saremo invasi dai facoceri, il giorno che i facoceri andranno al governo e pretenderanno di modificare le piattaforme salariali, magari mangiando anche qualche lavoratore esuberante, la Cisl probabilmente riterrà giusto, per il bene dei lavoratori, dialogare coi facoceri; e manderà Bonanni nella tana; e Bonanni ci scenderà con la stessa faccia che ha qui.
La sospensione dell'incredulità
Poi per carità, tutto condivisibile, era giusto mandare in onda la puntata eccetera eccetera. Resta il punto che nella realtà, quella cosa bruta di cui le fiction ci dovrebbero offrire leggiadre variazioni sul tema, davanti all'altare di una chiesa cattolica due gay non si possono sposare, né in Austria né altrove. E fare finta che invece si possa, beh, a occhio appare un po' ipocrita (ma non ho visto la puntata ovviamente).
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