sabato, giugno 07, 2014

Cronaca minore della Comune di Parigi/4

LA CATASTROFE DI PARIGI. Il progetto di far saltare in aria Parigi, ed incendiarne gli edifizi piuttosto che cedere, pare forse adottato e fisso già da lungo tempo nell'animo della maggior parte de' membri della Comune. E ciò risulta specialmente dalle confessioni stesse de' prigionieri interrogati a Satory, come pure da certi dettagli retrospettivi. Basterebbe, per esempio, ricordarsi a tale proposito di un odioso articolo del cittadino Vallés, il quale annunziando la ferma risoluzione di difendere Parigi con tutti i mezzi, così terminava: «Ed il sig. Thiers che è chimico ci comprenderà. » Nei primi giorni d'aprile il comandante d'artiglieria che, a dispetto de'reclami e dello sgomento degli abitanti di quel quartiere, faceva stabilire una batteria al Trocadero, con la sciocca pretesa di colpire da quel lato il Mont-Valérien, diceva ad alta voce: I quartieri de'reazionari salteranno tutti in aria. Noi non ne risparmieremo un solo. » Infine la formidabile organizzazione del corpo dei pétroleurs, cui presiedette il cittadino Gaillard padre, il famoso professore di barricate, e quello sfoggio di un'abilità cinica e selvaggia, che seppe valersi delle donne e de'fanciulli per appiccare il fuoco allo case e distruggere ogni cosa, che fece manovrare le pompe piene di petrolio onde la miseranda strage riuscisse più completa; tutto ciò prova che da lunga pezza era colà ordita una macchinazione infernale. Le truppe dell'ordine però, secondo il vanto un po' troppo intempestivo che ne mena il sig. Thiers, non mancarono di reagire vigorosamente contro quei furenti organizzatori di generale esterminio. 

Il numero dei prigionieri condotti a Versailles ed a Satory oltrepassa diggià i 20,000, e prima che abbia termine l'ultima disperata lotta, sarà duplicato. Fra gli ultimi prigionieri la France del 27 annunzia trovarsi pure il cittadino Miot, il farmacista, accompagnato da un giovinetto, che dicesi sia suo figlio. Un altro comunalista dei più esaltati, Achille Millière, fu ucciso mentre difendeva la barricata della Bastiglia. Il Salut public annunzia che circa 200 ostaggi della Comune furono liberati dalle truppe, e fra questi troverebbesi il sig. Claude, antico capo della sicurezza pubblica. Ma un ultimo telegramma da Versailles ci dà pur troppo il triste annunzio che l'arcivescovo di Parigi con altri 63 ostaggi furono assassinati. L'Institut e la biblioteca Mazarine sono stati salvati dalla rapidità delle mosse dei versagliesi; tutto però era preparato per il loro incendio; cosi pure si salvò l'Ecole des Beaux-Arts e le collezioni di Sévres. Alla Banca nonostante la difesa degli impiegati armati, era imminente il saccheggio, quando arrivarono a salvarla i soldati che avevano potuto traversare la piazza Vendòme. Il Gran Libro del debito è pure stato salvato mercè il coraggio di due impiegati, che alla testa di alcuni bravi soldati penetrarono in mezzo alle fiamme che ardevano il palazzo delle finanze; il Gran Libro non è unico, ma è invece un'opera che contiene circa tre mila volumi, che contengono circa 1,000 partite di rendita ciascuno. Un testimonio oculare cosi descrive l'orribile catastrofe : « Da questa mattina , mercoledì , io assisto ad uno dei più tremendi spettacoli che fornir possa la storia del mondo. Voi già sapete che gl'insorti diedero il fuoco a varii edifizi di Parigi, e fra gli altri alle Tuileries. Dopo d'allora io mi fermai ancora qualche tempo in questa splendida città che l'incendio e le bombe si sforzano a ridurre in un mucchio di rovine. Non si è più veduto spettacolo consimile dopo Mosca. Da ogni parte i cannoni tuonano, le mitragliatrici stridono, i proiettili scoppiano, il fuoco delle carabine è incessante. Un orrore.  E pertanto non si sarebbe potuto desiderare un più bel sorriso di cielo, un più vivo raggio di sole. » La conflagrazione si dilata senza posa sopra vari punti, dalle due parti del fiume, spesse colonne di fiamme e di fumo s'innalzano ad una prodigiosa altezza facendo vele alla limpida luce del sole. « Scrivo queste note dal Trocadero. Di fronte a me scorgo gl'Invalidi col loro duomo che luccica d'un insolito bagliore. Il vasto piano della Scuola militare è quasi tutto coperto d'uomini armati, cavalli e cannoni. " Le bombe lanciate dalle posizioni del generale Cissey, Montrouge, vanno a cadere presso la cupola del Pantheon. Questo monumento come pure il bell'edilìzio vicino Val-de-Gràce pare debbano essere distrutti da un istante all'altro. »

DISPACCI ELETTRICI PRIVATI (Agenzia Stefani) Versailles, 27 maggio. Assemblea. — Pontalis propone un progetto regolante il commercio del petrolio, qualificando quest'articolo come polvere da guerra. Picard dice che Cissey occupò tutta la riva sinistra. I generali Douai e Vinoy, dopo aver preso la piazza della Bastiglia, impadronironsi del sobborgo di Sant'Antonio fino alla Barriera del Trono. I generali Clinchant e Ladmirault dopo presi i magazzini riuniti sulla piazza Chateau d'Eau, stabilironsi presso il bacino della Villette al piede delle alture di Chaumont, 6000 nomini occuperanno domani questa posizione, ultimo rifugio dell'insurrezione. Picard soggiunge che non ricevette ulteriori notizie sugli incendi e che nulla sa di positivo circa gli ostaggi.
Changarnier annunzia che darà martedì spiegazioni sulla capitolazione di Metz. 

Versailles, 28 maggio. Ladmirault si è impossessato delle alture di Chaumont e di Menilmontant. Vinoy prese il cimitero Pére Lachaise. Gl'insorti sono rinchiusi in un piccolo spazio. Numerosi prigionieri vennero fatti e se ne faranno ancora molti. Temesi che l'arcivescovo e gli altri ostaggi siano stati assassinati. 

Versailles, 28 maggio. Gl'insorti fucilarono ieri 64 ostaggi compresovi l'arcivescovo. 

Versailles, 28 maggio. Una circolare di Thiers, in data d'oggi, dice: Le nostre truppe stabilitesi ieri intorno alle alture di Chaumont e Belleville superarono stanotte tutti gli ostacoli. Il corpo di Ladmirault oltrepassò il bacino della Villette e giunse sul far del giorno sulle alture di Chaumont e Belleville. Simultaneamente il corpo di Douai partendo dal boulevard Richard Le-Noir giungeva pure alle posizioni di Belleville. Vinoy oltrepassando il cimitero Pére Lachaise impadronivasi della maìrie del 20° circondario e della Roqnette ove salvammo 169 ostaggi. Gl'insorti però ne fucilarono 64 fra cui l'arcivescovo, il curato Deguerry ed il presidente Bonjean. Ora gl'insorti sono respinti all'estremità della cinta fra l'armata francese ed i Prussiani che ricusano loro il passaggio. Gl'insorti stanno per espiare i loro delitti; non possono che morire o arrendersi. La circolare conferma la morte di Delescluze e Millière, e termina dicendo: L'insurrezione è rinchiusa nello spazio di alcune centinaia di metri ed è definitivamente vinta. La pace sta per rinascere, ma essa non potrà scacciare dai cuori onesti e patriotici il profondo dolore di cui sono penetrati. 

Versailles, 28 maggio (ore 8 pom.). L'insurrezione è completamente repressa in Parigi. Non esistevi più alcuna banda d'insorti. Molti prigionieri.

Gazzetta Piemontese 29/05/1871

domenica, marzo 30, 2014

Cronaca minore della Comune di Parigi/3

COSE DI FRANCIA. I giornali di Parigi ci recano i più strazianti dettagli interno all'insurrezione. Tutta la città è militarmente occupata dai battaglioni aderenti al Comitato centrale; dovunque si eressero barricate ; sulle principali piazze si collocarono cannoni ' per minacciare il popolo ; tutti gli stabilimenti pubblici furono occupati dagli insorti ; a Montmartre un certo Ganier , che si intitola generale di brigata, comanda la piazza del 18° circondario; il generale Cremer fu incaricato dal Comitato centrale del comando, dei forti della riva sinistra. Ma queste misure militari non inquieterebbero gran fatto la popolazione , sapendo che desse sono prese per ora contro un nemico immaginario, se la libertà individuale dei cittadini non fosse continuamente minacciata da prepotenze inaudite ed arresti arbitrari. Una parola detta contro il comitato, un sospetto di un milite, il grido d'un monello bastano per far arrestare i cittadini più pacifici. (…)

DISPACCI ELETTRICI PRIVATI  (Agenzia Stefani) - Parigi, 24 marzo, (sera). Un proclama del Comitato annunzia che Garibaldi venne acclamato quale generale in capo. Un altro proclama annunzia che il Comitato ricevette ieri ed  oggi i delegati di Lione, Bordeaux, Marsiglia e Rouen; dice che vennero a conoscere l'indole della nostra rivoluzione e ripartirono prontamente onde dare il segnale di un movimento analogo che è preparato dappertutto.
Marsiglia 24 marzo (sera). Fu proclamata la Comune. Dicesi che il prefetto, il generale ed il sindaco siano prigionieri. Il movimento operossi senza disordine e senza spargimento di sangue. Il proclama dell'amministrazione dipartimentale provvisoria è moderato e produsse buon effetto. La città è stupefatta, ma tranquilla. Gli affari continuano. Il club repubblicano e la Guardia nazionale resero grandi servizi.
Lione, 25 marzo. I capi della sedizione sgombrarono l'Hotel de Ville. Una frazione della guardia nazionale che erasi loro unita venne a porsi sotto gli ordini del prefetto.

Gazzetta Piemontese 26/03/1871


Ci scrivono da Firenze 25 marzo (sera):
(…)
Le cose di Francia vanno alla peggio. L'anima del movimento di Parigi è l’Internazionale, società della repubblica universale. F

COSE DI FRANCIA. L'assoluta mancanza di fondi in cui trovansi i rivoluzionari socialisti dell' Hótel-de-Ville potrà forse determinare quei fanatici a venire a patti col partito dell'ordine, che, secondo i telegrammi d'ieri, ingrossa ad ogni istante, e si fa sempreppiù imponente? E questa mancanza di fondi si mostra evidente dagli sforzi continui operati dagl'insorti per impadronirsi delle casse pubbliche, la maggior parte delle quali dopo d'essere state forzate si ritrovarono affatto vuote. L'opinione pubblica, dice la France, si è risvegliata in Parigi, e reagisce contro l'oppressione del Comitato insurrezionale. Nella giornata del 23 per ben due volte, alle 2 cioè, ed alle 6 pomeridiane, una folla considerevole di cittadini percorse i boulevards fino alla Madelaine acclamando l'Assemblea Nazionale e gridando: « Viva il Governo! Abbasso i Comitati! Abbasso gli assassini! » Dovunque,- sul suo passaggio, la popolazione applaudiva a quella imponente dimostrazione composta d'ogni ceto di cittadini. A Belleville ed a Montmartre, un grande numero di operai rientrarono nelle loro officine, dalle quali la maggior parte d'essi erano stati distolti, senza saperne il perchè. I principali autori de' misfatti commessi in questi luttuosi giorni, non appartengono punto alla popolazione di Parigi; essendosi; per quanto affermano i giornali locali, gettata su Parigi un'accozzaglia di malviventi che con i loro atti nefandi calunniano il popolo. Le municipalità del 3° ed 11° circondario strinsero un accordo cogli ufficiali dei rispettivi battaglioni, a norma del quale la guardia nazionale di quei quartieri si consacrerà esclusivamente a mantenervi l'ordine ed a difendersi contro qualunque aggressione. E così pure si dispongono ad agire le altre corporazioni municipali che non dividono certo le idee esaltate dei socialisti dell'Hotel-de-Ville. Disgraziatamente il Comitato continua'a mantenere la sua attitudine minacciosa, e va moltiplicando i suoi preparativi guerreschi, mostrandosi deciso di spingere le cose all'estremo. Davanti a questa ostinazione senza nome e senza pretesto, il Débats stampa queste gravi parole : « Tutte le guardie nazionali, tutti i cittadini di Parigi si persuadano che oramai dessi non possono più esitare, perché davanti al persistente trionfo di questa odiosa rivolta essi sacrificano le loro famiglie, i loro beni, il loro onore ed il paese. Bisogna dunque che ogni cittadino onesto e patriota si senta convinto di non poter più contare che sopra se stesso, e che il proprio dovere lo costringe a difendersi energicamente. Noi non sapremmo dubitare del trionfo del dritto e della legalità se resteremo uniti e fermi intorno al vessillo dell'assemblea nazionale, che è il vessillo della nazione sovrana. » — Fra le vittime della giornata del 22, si trovano: Hottinguer , banchiere ; Girami, agente di cambio ; Bande, ingegnere; i signori Tiby, Hanna (americano), Lemaire e Bellenger. Fra i feriti si contano: Henri de Pène, redattore del Paris Journal, Gaston Jollivet, redattore del Gaulois, e il libraio Baudry.

LIONE E MARSIGLIA. Le notizie di Lione, che vanno al 25, sono buone. Il Comitato aveva passato due notti all'Hotel de Ville. (…) La rivoluzione (quantunque in miniatura) aveva lasciato le sue traccio ed il suo odore. La sala di Enrico IV, ove sedeva la Comune, fu trovata in uno stato di stomachevole sporcizia. Là si deliberava, là si mangiava e là i membri del Comitato, indisposti probabilmente per le emozioni, o dal troppo vino e salame, si alleggerivano il corpo in ogni modo. Tutto attorno alle stupente pareti di tratto in tratto si vedevano le tracce di deiezioni diverse. I sedicenti delegati del popolo di Lione appoggiavano il capo al muro ed a torno di ruolo facevano quanto è bello il tacere. Altrove le deiezioni sono d'altra natura!!! del resto numerosissime tutte; ogni cosa si faceva in comune da questi riformatori comunisti. Essi possono dunque vantarsi di lasciare ampia traccia del loro regno di 48 ore. (…)

Gazzetta Piemontese 27/03/1871


IL COMITATO INSURREZIONALE DI PARIGI. Alcuni nomi che figurano in questo oramai troppo famoso Comitato centrale, getterebbero una luce molto equivoca sulla sincerità repubblicana degli insorgenti di Montmartre. Un corrispondente parigino della Nuova stampa libera di Vienna scrive in proposito , che il membro del Comitato Centrale, Fleury, si presentò alle ultime elezioni quale candidato bonapartista, che il membro Poulizac godeva la protezione del segretario intimo di Napoleone, sig. De Mocquard, e che l'altro membro del Comitato, cittadino de Bouisson, era a sui tempo un fanatico legittimista che prese parte alla difesa di Gaeta, allorché l'ex-re Francesco ed il generale Bosco tentavano invano di mantenersi contro le armi italiane. Anche il cittadino Ladowski, altro membro, passerebbe generalmente per un agente napoleonico. Se il corrispondente del foglio viennese dice il vero, povera Repubblica! Del resto, i tre più celebri membri di quel Comitato, perchè più noti degli altri venti affatto ignoti, sono i cittadini Assy, Lullier e Blanchet. Il primo è l'agente stipendiato dell'Alleanza Repubblicana Universale che nel 1870 promosse gli scioperi al Creuzot. Il secondo è un ex ufficiale di marina che fu cassato dai ruoli, come testé veniva scacciato dallo stesso Comitato centrale. Il terzo poi è un parrucchiere di Bruxelles.

DISPACCI ELETTRICI PRIVATI  (Agenzia Stefani) - Bordeaux, 29 marzo. Si ha da Parigi, 28: L'installazione dei delegati eletti alla Comune fecesi con grande pompa all'Hotel de Ville. Annunziasi che le sedute dei membri della Comune non saranno pubbliche e non pubblicherassi alcun resoconto: si terrà soltanto un processo verbale quotidiano. Il colonnello Schoelche diede la dimissione dà comandante dell'artiglieria della guardia nazionale. I giornali moderati, diretti a Versailles, sono sequestrati.

Gazzetta Piemontese 30/03/1871

mercoledì, marzo 26, 2014

Legiferare con lentezza

(...) Un sindacalista mi ha scritto sostenendo l'abolizione del Senato, perchè un duplicato con la Camera, buono solo a far perdere tempo nella fabbrica delle leggi. Si può discutere fino al giorno del giudizio se sia o no preferibile il sistema bicamerale; nel fatto, tutte le democrazie moderne, per tradizione e per utilità di risultati, tengono al sistema bicamerale. Io sono dello stesso avviso anche per l'Italia, se non altro per la tesi opposta, essendo assai utile, tanto per il Paese che pel cittadino, il rallentamento del ritmo legislativo, sia per avere leggi meno abborracciate e più aderenti alla realtà molteplice della vita ; sia per diminuire il numero delle leggi, perchè non è la legge che crea la realtà, ma è la realtà che esige la legge.(...)

Luigi Sturzo - La polemica sul Senato,  La Stampa 20/09/1951

Cronaca minore della Comune di Parigi/2

COSE DI FRANCIA. La triste farsa di Montmartre finì pur troppo in tristissima tragedia. A nulla valsero i proclami di Thiers e dei 17 deputati della sinistra per ricondurre la esaltata popolazione parigina alle idee d'ordine, di calma e lavoro, di vero patriottismo. Un'accolta di agitatori furibondi, molti de'quali il pubblico non conosce neppure per nome, si era proposto d'intralciare ad ogni costo l'opera rigeneratrice del governo scelto dalla nazione, e pare vi siano riusciti ad esuberanza.

Non abbiamo ancora precisi ragguagli de'sanguinosi fatti successi ultimamente, né delle circostanze che li prepararono; che da due giorni ci mancavano i giornali e le corrispondenze di Parigi, e solo quest'oggi ne abbiamo ricevute alcune copie arretrate. Da queste rileviamo, che l'agitazione andò sempreppiù aumentando a misura che si facevano più frequenti i proclami conciliativi e gli appelli alla concordia per parte dei bene intenzionati; fintantoché l'ebullizione scoppiò in decisa rivolta, ed il sangue cittadino coperse le vie della disgraziatissima, città. Diffatti, mentre i giornali francamente liberali ed onesti tentavano di opporsi ai tentativi anarchici, invitando i cittadini di buona volontà a costituirsi tutti in una Lega del bene pubblico; mentre la municipalità del 15° circondario con apposito manifesto invitava tutti i patrioti sinceri a far risorgere il lavoro, che solo può ridonare ad un popolo oppresso quella prosperità tanto necessaria a fargli ricuperare la sua forza e la sua libertà, i clubs rivoluzionari davano maggiore impulso, maggiore slancio alle loro clamorose adunanze, ed i battaglioni della guardia nazionale preparavansi ad una resistenza ostinata contro immaginari nemici della repubblica, inventati a bella posta dai reazionarii per far piombare sull'infelice nazione l'ultimo dei flagelli, la guerra civile.

D'altro lato, lo avere il Governo nominato un militare, il generale Valentin, alla carica di prefetto di polizia in Parigi, mostrando di voler così inaugurare un sistema energico contro gl'incorreggibili agitatori, servì pure a mantenere la esasperazione negli animi già irrequieti per le tante anomalie di questi giorni. Il Comitato insurrezionale, cercando di approfittare di ogni più lieve malcontento che vedesse manifestarsi nel pubblico, semprepiù in preda ad un cieco delirio per la pretesa sovranità ch'erasi attribuita col nominare nel suo seno una larva di governo, cominciò allora a far correre la voce nel pubblico che il Governo vero, quel Governo legalmente costituito dall'Assemblea di Bordeaux, andasse preparando un colpo di Stato per abbattere la Repubblica. Tanto basti, perché l'apparente tranquillità della maggioranza dei cittadini ne ricevesse tosto una grande scossa, ed il pericolo d'una collisione intestina si facesse ancor più sentire grave e minaccioso per tutti. Si fu allora probabilmente che il comandante militare avrà creduto necessario procedere ad una decisiva repressione armata contro i fautori di tanti disordini e di tanti guai. Non possiamo per ora giudicare in qual modo siasi operato quel primo tentativo di repressione ; certo è però ch'esso diede luogo ad un grave e deplorabile conflitto , che sangue cittadino fu spàrso nella lotta fraterna, e che, secondo le parole dello stesso Débats, la giornata del 18 dovrà contarsi fra le più; lugubri della storia francese. Forse sarebbe stato miglior partito per parte del Governo, il non urtare cosi di fronte la troppo scabrosa situazione, e lasciare che i deliranti Marat, gli energumeni Robespierre della montagna del 28° circondario finissero per addormentarsi alla loro volta sugli allori di tanti entusiasmi inutilmente sciupati: ma le cose dovevano essere giunte colà ad un tale punto da forzare la mano ai più prudenti ; per cui un conflitto era fors'anco divenuto pur troppo inevitabile.

Ora, il Governo trovasi riunito a Versailles, ove i membri dell'Assemblea debbono aver ieri tenuta una prima adunanza. Dall'ultimo telegramma appare che la rivolta, la vera rivolta che tutto distrugge, che ogni ordine di cose sconvolge e atterra, non abbia durato più d'un giorno a Parigi: è già troppo, per mettere in pericolo l'esistenza d'una grande città che finora fu considerata come la sola rappresentante della Francia, essendone sempre stato il centro più attivo, il primo elemento di vita. Guai per Parigi, se la parte sana della sua popolazione non saprà trovare in se stessa tanta energia e tanta forza per salvarsi dalla tremenda posizione in cui la gettò un malinteso delirio; guai se i 40 mila uomini comandati da Vinoy dovranno essi soli contribuire nel ristabilimento dell'ordine in quella desolata città! Dopo gli strazi d'una guerra micidialissima, dopo i dolori di un lungo assedio, dopo la fame ed il bombardamento, il saccheggio, l'assassinio e la guerra civile potrebbero fare della immensa metropoli un mucchio di macerie. E i Prussiani trovansi tuttora sul suolo francese !



DISPACCI ELETTRICI PRIVATI (Agenzia Stefani) Parigi, 19 marzo. I giornali confermano che Lecomte e Thomas vennero fucilati dagl'insorti. Il Journal des Debats dice che la giornata del 18 si conterà fra le più lugubri della nostra storia. La rivolta è padrona di Parigi. Questa giornata fece più male alla Repubblica che tutti gl'intrighi bonapartisti non potrebbero fare. L'Electeur Libre dice che parte del Governo resta a Parigi, e l'altra parte recasi a Versailles onde poter prendere tutte le misure necessarie. 

Parigi, 19 marzo. II Comitato centrale della guardia nazionale pubblicò un proclama che accusa il Governo di aver voluto tradire la repubblica. Convoca la popolazione pelle elezioni comunali. Un altro proclama dello stesso Comitato dice che esso, fedele alla sua missione, scacciò il Governo che ci tradiva ed invita la popolazione a procedere immediatamente alle elezioni. 

Bordeaux, 20 marzo. Si ha da Parigi, 19: Iernotte l'esercito, comandante Vinoy, accerchiò Montmartre, impadronissi dei cannoni e incominciava a trasportarli, ma gli insorti rinforzati aprirono il fuoco. Allora parte delle truppe, non volendo rispondere, sbandossi: il restante dovette ripiegarsi. Gl'insorti ripresero i cannoni. Un dispaccio di Thiers, 19 sera dice: tutto il Governo si riunisce a Versailles. L'armata, forte di 40 mila uomini, concentrasi sotto il comando di Vinoy. Tutte le autorità e i capi dell' armata sono giunti a Versailles. Le autorità civili e militari eseguiranno soltanto gli ordini del Governo di Versailles. I membri dell'Assemblea furono invitati di accelerare il ritorno per intervenire alla seduta del 20 marzo.

Parigi, 19 marzo. Il Journal Officiel reca : Il Governo volendo evitare una collisione, usò pazienza verso uomini che sperava ricondurre al buon senso. Le posizioni di Montmartre furono prese , allorché le guardie nazionali , trascinando la folla , gettaronsi sui soldati. La rivolta fu padrona allora del terreno: la giornata terminò disordinatamente. Chiedesi con stupore quale sia lo scopo dei malintenzionati. Si sparse la voce che il Governo preparasse un colpo di Stato; è un'odiosa calunnia di coloro che vogliono abbattere la Repubblica, sono assassini che non temono di spargere la morte nella città che non può salvarsi che colla calma ed il lavoro. Speriamo che i loro delitti solleveranno il giusto sdegno della popolazione. Il Journal officiel termina dicendo: La popolazione di Parigi comprenda finalmente che deve mostrarsi energica. 

Parigi, 19 marzo. Il Journal officiel reca il seguente proclama alle guardie nazionali di Parigi: « Un Comitato che chiamasi Comitato centrale, dopo avere coperto Parigi di barricate tirò contro i difensori dall'ordine ed assassinò i generali Lecomte e Thomas. Nessuno conosce i membri del Comitato né a quale partito appartengano. Essi abbandonano Parigi al saccheggio e la Francia ai Prussiani. I loro crimini abominevoli tolgono ogni scusa a coloro che li seguissero. Volete prendere la responsabilità dei loro assassini ? Allora restate alle case vostre. Ma se sentite l'onore unitevi al Governo della Repubblica. » (Firmato i ministri presenti a Parigi). 

Parigi, 19 marzo. Il generale Vinoy è partito per Versailles colle truppe di linea e la gendarmeria. La guardia nazionale è la sola forza esistente attualmente in Parigi. I giornali dicono che Chanzy è prigioniero. Un proclama del sindaco di Versailles invita gli abitanti a facilitarvi l'installazione del Governo. 

Parigi , 20 marzo. Fra i membri del Comitato centrale trovansi Assij e Lullier. II Gaulois dice che furono fatti tentativi di conciliazione. Le concessioni reclamate dal Comitato di Montmartre sarebbero: nomina di Lan» glnis a comandante della guardia nazionale , di Edmondo Adam alla prefettura di polizia, di Dedan a sindaco di Parigi e del generale Billot a comandante l'armata di Parigi. Il Gaulois dice che Labiche, segretario del Ministero dell'interno, ricevette pieni poteri per fare le più larghe concessioni al Comitato di Montmartre, purché legittime. 

Parigi, 20 marzo. La situazione è sempre identica. Le guardie nazionali obbedienti al comitato occupano i posti e non incontrano resistenza. Nessun conflitto. Il Journal des Debats protesta energicamente contro la illegalità della situazione; scongiura i deputati di Parigi di ricondurre i sediziosi alla ragione. Nessun giornale considera l'attuale movimento come serio e duraturo. Dicesi che le guardie nazionali volessero marciare verso Versailles. Dicesi che l'Assemblea andrebbe ad Orléans e nominerebbe Faidherbe generalissimo delle forze di terra e di mare. "

Bordeaux, 20 marzo. Si ha da Parigi, 19, sera: La maggior parte dei quartieri di Parigi sono calmi. Le barricate continuano. Il Comitato installò delle Commissioni in tutte le mairies occupa i ministeri e il telegrafo. Assicurasi che gli elettori sono convocati pel 21: dicesi che Thiers nominò l'ammiraglio Saisset comandante la Guardia nazionale di Parigi. Iersera tutti i deputati presenti a Versailles tennero una seduta preparatoria.


I FATTI DI PARIGI. I lettori noteranno senza fallo la gravità delle notizie che ci trasmette il telegrafo dalla misera e oramai dissennata capirale della Francia. La demagogia, e quella del peggior genere, vi occupa importanti quartieri, con essa volle venir a patti il mal sicuro e poco autorevole Governo, e quando vide impossibili gli accordi e tentò sottometterla colla forza all'impero delle leggi in sicurezza dell'ordine pubblico, a guarentigia della pace e della proprietà dei cittadini, trovò non solo in essa resistenza, ma negli stromenti della sua autorità mancanza di obbedienza e volontà di servirlo. Le guardie nazionali mandate contro gl'insorti voltano in aria i calci dei fucili ed acclamano ai tumultuanti, con questi fraternizzano i soldati, quelle misere reliquie dell'esercito creduto il primo del mondo e che fece contro il nemico esterno così mala prova; e intanto la plebe, sempre quella medesima che fece le orrende scene dell'eccidio settembrino della gran rivoluzione, ammazza gli ufficiali che cadono nelle sue mani. 

Ben si vede da ciò essere impossibile oramai che risieda in quell'immensa caldaia in ebullizione, che tale si può chiamare la grande città, un governo regolare, restitutore della quiete, ristauratore delle forze economiche e della prosperità del paese. Parigi , la gloria finora e il vanto della Francia v'è diventata ormai la gran piaga, che minaccia cancrena. Forse unica salute per la nazione che ne ha subita finora la tirannia, il farle intorno un cerchio sanitario, lasciarla rodersi in sè e consumare da sola i velenosi elementi ond'e troppo impregnata, e cercare una vita più sana ed un equilibrio più franco all'infuori di essa.

Gazzetta Piemontese, 21 marzo 1871


mercoledì, marzo 19, 2014

Cronaca minore della Comune di Parigi/1



COSE DI FRANCIA. I giornali di Parigi nell'appoggiare le idee esaltate della popolazione, la quale vorrebbe escludere dalla società francese tutti i Tedeschi, oltre al recare sfregio alla vera civiltà, rendono pure un ben brutto servizio alla propria nazione, che, per ricostituirsi davvero, per ricuperare le forze perdute frammezzo a tanti disastri sofferti, invece di isolarsi in un malinteso risentimento, avrebbe piuttosto bisogno grandissimo del concorso di tutte le altre nazioni sorelle. Che un primo sfogo d'ira a lungo concitata, un primo desiderio di vendetta possano far nascere, coteste idee in chi trovasi accasciato da infiniti dolori, si capisce: ma che uomini, la cui missione dovrebbe esser quella non già di fomentare passioni sconsiderate, non già di spingere le masse ad inconsulti impeti d'ira, ma di saper giudicare con giusto criterio la posizione del proprio paese, ponderare le più gravi difficoltà del momento, e ricercare con oculata sollecitudine tutti i mezzi migliori per vincere quelle difficoltà e trionfarne, non lo possiamo davvero comprendere. Economicamente parlando, quali vantaggi si pretende di ottenere dalla cacciata di tutti i Tedeschi dalla Francia? quali frutti si sperano da una così puerile vendetta per il commercio, per l'industria d'un paese che deve adoperarsi in tutti i modi per ricostruire la propria fortuna dispersa? Non v'ha dubbio che una più tranquilla riflessione sullo stato delle cose darà luogo ben presto ad idee più positive su questo proposito, e meno esclusiviste. Fra qualche giorno, dice la France del 16, il Governo sarà completamente e definitivamente ristabilito a Parigi. Giulio Simon ritornò mercoledì da Bordeaux, e potè assistere al Consiglio dei ministri tenuto da Thiers nel pomeriggio dello stesso giorno. Il generale Le Fio ed il sig. de Larcy, ministro dei lavori pubblici , ritornarono giovedì alla capitale. Dicesi che le spese di rappresentanza di cui potrà disporre il capo del potere esecutivo saranno fissate a tre milioni: e cosi si potrebbero ottenere 22 milioni di economia sulla lista civile; inoltre lo Stato riscuoterà i proventi dei domini della Corona, e non avrà più da pagare le dotazioni (famiglia imperiale, Senato). Questo aumento di entrate e questa diminuzione di spese produrranno sul bilancio una economia di 60 milioni per lo meno. La Verité credèsi in grado di poter annunziare che il ministro delle finanze Pouyer-Quertier avrebbe intuizione di proporre che si ristabilisca la cauzione ed il lollo per i giornali. Soggiungesi che i fogli letterari e finanziari non sarebbero neppure esenti dal bollo come pel passato. Il prodotto del bollo sulla stampa giornalistica non è certo di grande importanza, non potrebbe riuscire di molto aiuto all'erario nelle attuali difficoltà finanziarie della Francia: quindi, perché una tale imposta sul pensiero, che mentre, arrecherebbe poco o nessun vantaggio allo Stato, potrebbe solo riuscir dannosa alla educazione popolare ed alla" vita politica? È giunto a Parigi il maresciallo Mac-Mahon, accompagnato dalla propria famiglia, dal generale De Gallifet, dal marchese D'Harcourt e da altri ufficiali dell'esercito francese. Il maresciallo è perfettamente guarito dalla sua ferita: ma si mostra molto triste ed abbattuto.

Gazzetta Piemontese, 19 marzo 1871

venerdì, febbraio 28, 2014

Sono vero o sono finto?



Sono giù di morale:
questo mondo fa male.
Con lira che oscilla, che sbanda ogni giorno - un inferno.
Io non so cosa fare, l'Italia è allo sbando,
io voglio morire, aiuto sprofondo nel buio più nero...

Sono finto o sono vero?
boh.

Sono giù di morale.
(L'ho già detto, ma è uguale)
Per fortuna ho trovato il mio schieramento:
son contento.
Io lo so, mi conosco, se credo al partito
mi esalto, rinasco, ritrovo il mio slancio, do sfogo al mio istinto...

Sono vero o sono finto?
boh.

Oddio, oddio son sempre più sgomento, nel mio cuore c'è uno schianto,
si sputtana il Parlamento (ho anche pianto).
Oddio, oddio lo Stato è disastrato, come sono preoccupato
per la mia democrazia!

Isteria
per piccina che tu sia,
isteria
siam rimasti solo noi, amica mia.

Sono giù di morale, ma ho risolto il mio male:
chi la pensa in un modo diverso si sbaglia,
che gentaglia.
Io li faccio a pezzetti, li stritolo tutti
li prendo a cazzoti, gli cambio il cervello
li lobotomizzo.

Sono vero o sono finto?
Sono schizzo.
Non son mica pazzo.
È che il mondo nascente mi fa vomitare,
non capisco più niente
ma mi devo schierare.

Com'è bello ritrovarsi in tanti a lottare fianco a fianco,
oh sì.
Com'è bello avere dei nemici chiari, precisi, sicuri,
oh sì.
Com'è bello sapere con certezza quali sono gli uomini
che fanno veramente il bene del nostro paese, oh sì.

Dio, come sono politico.

lunedì, novembre 18, 2013

Perchè Vendola si deve vergognare



Dice Leonardo: non è vero che abbia riso dei morti di tumore.
E infatti è assolutamente evidente che le ragioni per cui deve vergognarsi nulla hanno a che vedere con un titolone scandalistico e poco pertinente del Fatto Quotidiano

Dice Leonardo: siete poco attenti, queste intercettazioni le aveva pubblicate il Giornale un anno prima
Sì, ma aveva pubblicato le trascrizioni, non l’audio. E sentire l’audio o leggere le trascrizioni non è esattamente la stessa cosa. Chi è intellettualmente onesto ne converrà e ammetterà quindi  che lo scoop di FQ un valore aggiunto lo porta. Ma non è certo questa la questione centrale

Dice Leonardo: Vendola è il presidente della Regione e doveva mediare con la proprietà, che c’è di male se telefona al responsabile delle relazioni istituzionali ILVA ? E’ o non è il suo naturale interlocutore ?
Niente di male, ovvio. Come pure è ovvio che Archinà fosse il suo naturale interlocutore

E allora perché deve vergognarsi Vendola ?
Vendola deve vergognarsi perché:

1.       Il video a cui fa riferimento non fa assolutamente ridere, anzi è una vera schifezza. Se è stato “un quarto d’ora a ridere” dopo averlo visto c’è di che preoccuparsi del suo buon gusto e di quello del suo capo di gabinetto.

2.       Blandisce, sdilinqua, slecchina, sruffiana il gran corruttore della famiglia Riva. E questo, per arrivare alla fine a dire “dica che il presidente non si è defilato”,  non era decisamente necessario

3.       “Quella faccia di provocatore (…) per me che le ho fatte veramente le battaglie per la difesa della vita e della salute”.
Eh sì, come si permette quel parvenu provocatore ? Innanzitutto non si è mai iscritto a SEL, come deve fare chiunque vuol veramente portare avanti le battaglie per la difesa della salute. Poi non è mai andato a concordare con Vendola la strategia da tenere nei confronti dell’ILVA, come deve fare chiunque vuol veramente portare avanti le battaglie per la difesa della vita e della salute. Infine non si è mai sparato quelle cinquemila ore di riunione di segreteria regionale per sviscerare la tattica più opportuna da seguire nei confronti dei Riva, come farebbe chiunque  volesse veramente portare avanti le battaglie per la difesa della vita e della salute.
No, questo si presenta e banalmente chiede conto a Emilio Riva delle morti di tumore causate dall’ILVA. Così, come se fosse semplice semplice.  Per giunta mettendolo in imbarazzo. E la tattica ? E la strategia ? Ma questo qui lo sa che la politica è come una partita a scacchi ? No ? Ah ma allora gli manca l’A B C, allora è un anarcoide analfabeta.  Ma questo qui l’ha mai visto San Michele aveva un gallo dei fratelli Taviani? Ma nemmeno sa chi erano i fratelli Taviani, questa faccia di provocatore.

4.       E veniamo al vero motivo per cui Vendola deve vergognarsi e mica poco.
“A prescindere dai procedimenti, le cose, le iniziative, l’ILVA è una realtà produttiva a cui non possiamo rinunciare”.
No signor presidente della Regione Puglia. Qui, a mio parere, è in grave errore. Provo a riformulare le frasi che mi sarei aspettato da lei o da chiunque altro ricopra la sua carica:
“A prescindere dai procedimenti, le cose, le iniziative, l’ILVA è una realtà produttiva a cui non possiamo rinunciare fino a che non pregiudica l’incolumità di nessun essere umano abitante su questo pianeta. Ma se le emissioni dell’ILVA - anche dopo i necessari interventi di riqualificazione tecnologica - dovessero mettere a rischio fosse pure una sola vita, allora lei dott. Archinà sa che io, in quanto titolare di una primaria carica pubblica, dovrei prioritariamente quella vita tutelare. Certo dott. Archinà, mi rendo conto che la chiusura dello stabilimento – o anche solo la sua limitazione in termini produttivi - porrebbe gravi problemi di natura economica e occupazionale. Sicuramente si registrerebbero anche notevoli preoccupazioni di ordine pubblico. Sì dott. Archinà, forse la cosa comprometterebbe definitivamente la mia stessa carriera politica. Ma cerchi di capire: se io non sapessi esattamente quali sono i miei primi doveri istituzionali, se non avessi innanzitutto un orizzonte etico a guidare le mie azioni di uomo politico e se credessi che la politica, intesa come l’arte del possibile e della trasformazione della realtà, non sia in grado nemmeno di riqualificare l’economia di una città, allora avrei sprecato la mia vita in interminabili e inutili riunioni di partito, cianciando solo di tattica e di strategia."

mercoledì, ottobre 30, 2013

1975, Lou Reed in Italia

Sugli unici due quotidiani italiani che hanno un archivio storico online, La Stampa e L’Unità, il nome di Lou Reed compare per la prima volta nel 1973, ad avventura coi Velvet Underground già conclusa da quasi tre anni (il nome dei Velvet Underground, pure, compare solo nel 1973, la prima volta sull’Unità). A segnare l’esordio è un articolo di Lietta Tornabuoni sulla Stampa, intitolato “Le nuove mode d’America .

Nel febbraio 1975 invece Lou Reed arriva in Italia in carne, ossa e voce per una tournee di quattro tappe che dovrebbe toccare, nell’ordine, Roma, Torino, Milano e Bologna. A fargli da spalla, Angelo Branduardi. A Roma il concerto salta subito a causa di uno sciopero del personale del Palasport. Si passa a Torino, dove Reed terrà la sua prima e unica esibizione italiana di quella stagione, davanti a 3500 spettatori

Lo aspettavamo in tenuta nazi, con occhiali neri, i capelli biondi cortissimi, lo sguardo alla McQueen e invece troviamo un ragazzetto tranquillo, ricciuto, che di profilo assomiglia a Capello, il giocatore della Juventus. (…) esecutore modesto ma seducente di ipnotiche « ballades » (Stampa Sera, 13/2/1975)

Il giorno dopo, a Milano, lo aspettano invece i situazionisti (la definizione è della Stampa, nda), che distribuiscono volantini contro l’organizzatore del concerto, David Zard, torturatore nelle forze di Moshe Dayan.  

Dopo l'esibizione di Angelo Branduardi, verso le 22, si è scatenato il finimondo. Gruppi di teppisti con la faccia coperta da fazzoletti, armati di spranghe e bastoni, hanno invaso sala e palcoscenico inveendo e colpendo all'impazzata; altri intanto lanciavano bulloni, pietre, bottiglie, lattine di benzina, sacchi di plastica pieni di liquidi vari, ed altri oggetti. Due persone ferite, impianti sonori spaccati, sedie e scene devastate, strumenti musicali rotti. (La Stampa, 15/2/1975)

A Roma, dove si torna per recuperare il concerto saltato, va peggio. Il gruppo radicale di Stampa Alternativa incita alla disobbedienza civile al pagamento del biglietto e distribuisce volantini contro “i padroncini della musica”. Ci sono tafferugli e scontri già all’entrata, Branduardi inizia tra i fischi poi, quando sta per salire Lou Reed, dall’alto delle gradinate comincia a piovere di tutto. A quel punto a salire sul palco sono i carabinieri, che iniziano a sparare grappoli di lacrimogeni sul pubblico. Panico e fuggi-fuggi generale

Polizia e carabinieri hanno caricato a più riprese con le jeeps all'interno del Palasport e fuori. Gli scontri sono continuati fino alle prime ore di domenica. Il direttore di «Stampa Alternativa», Marcello Baraghini, ha chiesto al magistrato di turno che vengano eseguite analisi delle orine di agenti e carabinieri nell'ipotesi che, a loro insaputa, fossero loro state somministrate «sostanze psicostimolanti». Stamane alla manifestazione radicale per l'aborto sono state raccolte firme per una denuncia penale contro i responsabili del commissariato di zona «per tentativo di omicidio, tentativo di strage e manifestazione sediziosa». Un telegramma è stato inviato al ministro dell’Interno Gui, per chiedere la sospensione dei dirigenti del commissariato e del questore di Roma (…)
Chi sono i provocatori? «Il Messaggero» di oggi parla di neofascisti riconosciuti. Il «Tempo» li indica come «sedicenti di sinistra». Lo stesso giornale osserva, poi, che l'opera della polizia e dei carabinieri è censurabile e discutibile: sparare lacrimogeni dall'alto contro una platea di seimila-settemila persone accalcate in basso ha provocato panico e scene di terrore. I danni al Palasport superano i cento milioni. (La Stampa, 17/2/1975)

Se a Roma lo slogan è prendiamoci la musica, a Milano il gruppo situazionista (o “spontaneista”, sempre secondo le definizioni della Stampa) che è uscito da pochi mesi dalla rivista Re Nudo, accusata di moderatismo e di essersi venduta agli interessi dei discografici, se la ride:

Quelli che scavalcano i cancelli e "sfondano" non capiscono che non hanno conquistato nulla: la musica proposta è una mistificazione, è falsamente progressista, serve a non far pensare e a far guadagnare le case discografiche. (…) La verità è che diciamo no alla musica e basta» (…)
« Se qui a Milano e a Roma non si faranno più concerti — dicono a " Re Nudo " — li faremo noi, alternativi e autogestiti». Ma con quale capacità rispetto alle organizzazioni collaudate e favorite dalle case discografiche? Ci hanno provato più volte ma hanno dovuto battere la strada del concerto politico. Radicali e extraparlamentari hanno riscoperto la formula collaudata dal Pci per i « festival dell'Unità ». Ma a queste riunioni i cantanti affermati non vanno. (La Stampa, 21/2/1975)