sabato, giugno 04, 2016

Un assassino a Roma

E’ piuttosto noto che Cassius Clay, futuro Muhammad Alì, si rivela al mondo in occasione delle olimpiadi di Roma del 1960. E’ in quell’occasione che il suo nome arriva per la prima volta sui quotidiani italiani. Questo il suo esordio sulla Stampa:  

« (…) Se ne vanno i «Canguri » e arrivano gli statunitensi. Masticano gomma americana e gettano occhiate interrogative al cronista. Compongono la squadra da battere, la compagine che ha dalla sua i pronostici generali della vigilia. L'uomo di punta (guarda caso!) è pure un mediomassimo. Si chiama Cassius Clay. Ma negli Usa è conosciuto, negli ambienti pugilistici, come l' «assassino» per la potenza dei suoi pugni che «ammazzano » i rivali, per la sua cattiveria e per la sua selvaggia irruenza. Clay sale sul ring con aria spavalda, si guarda attorno con fare tronfio, si allaccia stancamente la maschera protettiva, brontola qualcosa all'indirizzo del suo manager, poi incomincia a malmenare il rivale. Il tecnico della squadra americana è costretto ad intervenire un paio di volte per frenare l'azione dell'«assassino » che sorride ogni qualvolta mette a segno un pugno secco e maligno. Vedendolo all'opera è logico che si pensi a cosa potrà accadere se il sorteggio metterà di fronte l’australiano Madigan a questo Cassius Clay. »







Un calabrese tra i pugili australiani
La Stampa, 24 agosto 1960







Più note ancora sono le sue vicissitudini successive con la leva militare e la guerra del Vietnam. Eppure nel 1964, tre anni prima di fare il gran rifiuto, Clay era già stato giudicato inabile al servizio militare, cosa che aveva suscitato qualche perplessità nell'opinione pubblica e un'interrogazione parlamentare. "E' stato esaminato due volte", la risposta dei militari, di cui la seconda alla presenza di un esperto psicanalista ma niente, non ce l'aveva proprio fatta a livello intellettivo.








 La Stampa, 21 aprile 1964
















La questione della renitenza alla leva gli procurerà una condanna a cinque anni di prigione (contro la quale farà appello, evitando il carcere), il ritiro del titolo mondiale, l'impossibilità di esercitare la professione per tre anni, il boicottaggio della stampa americana e l'odio acceso di quella conservatrice. La cosa diventerà talmente proverbiale che chi, in quegli anni, voleva denunciare di essere vittima di una campagna mediatica spesso diceva "sono come Cassius Clay per i giornali conservatori". Persino il rientro sulle scene della boxe, avvenuto nell'ottobre 1970, prima del definitivo pronunciamento della Corte Suprema sul suo caso, come rileva La Stampa, viene pressochè ignorato dai media mainstream americani









La Stampa, 23 ottobre 1970 










La Corte Suprema si esprimerà nel giugno del 1971 annullando la condanna per renitenza a causa di un vizio di forma che viene presentato nel seguente modo dalla corrispondeza ANSA:

Muhammad Ali, alias Cassius Clay, ex campione del mondo dei pesi massimi, ha conquistato oggi — nell'aula della Corte Suprema degli Stali Uniti - la vittoria forse più difficile della sua carriera: tutti gli otto giudici componenti il Tribunale si sono espressi a suo favore e hanno cassato la condanna a cinque anni di reclusione (e centomila dollari di ammenda) per renitenza alla leva. L'unico giudice negro della Corte, Thurgoed Marshall, non ha partecipato al dibattito. 
Si conclude cosi, nel migliore dei modi per Muhammad Alì una vertenza giudiziaria iniziatasi il 28 aprile 1967, giorno nel quale l'allora campione del mondo in carica della massima categoria pugilistica si era rifiutato — sfidando l'opinione pubblica — di compiere il passo avanti nella tradizionale cerimonia alla visita di leva. La World Boxing  Association, con un provvedimento che doveva suscitare polemiche accese in tutto il mondo, e quanto meno affrettato, toglieva il titolo mondiale a Muhammad Ali, senza aspettare che la condanna passasse in giudicalo. Anche se le altre organizzazioni, come la Wbc, continuavano a considerarlo il vero campione, e soprattutto continuavano a considerarlo tale tutti gli appassionati di pugilato del mondo, per il pugile fu la fine di una carriera sensazionale. E cominciava tutta una serie di ricorsi e battaglie giudiziarie, conclusasi soltanto oggi, davanti alla Corte Suprema.
La Corte Suprema ha accettalo la tesi difensiva di Muhammad Ali, che sosteneva di non dover prestare servizio militare perché ministro del culto dei «Musulmani neri », senza avallarne la qualifica di ministro, ma riconoscendo la fondatezza della obiezione di coscienza. L'illegittimità della condanna inflitta a Clay in prima istanza è da ricercare — secondo la Corte Suprema — in una lettera del Dipartimento della Giustizia inviata alle autorità di leva. Tale lettera, ha osservato la Corte Suprema, raccomandava di respingere l'appello di Clay, in quanto le richieste del pugile apparivano sospette per le circostanze e il momento in cui venivano fatte. Clay chiedeva di essere esentato dal servizio militare sia come obiettore di coscienza, sia in quanto ministro della setta religiosa dei «Musulmani neri». In quest'ultima veste, egli poteva solo partecipare a «guerre sante proclamate da Allah». Tale quali moveva un'opposizione politica camuffata da obiezione di coscienza. Clay, a tale proposito, si era limitato a dire che «non aveva nessun motivo per litigare con i vietcong ». La Corte Suprema comunque non si è pronunciata su questo punto, basando la sua sentenza sull'indebito intervento del Dipartimento della Giustizia che aveva indotto le autorità di leva a non concedere a Clay il diritto d'appello (Ansa-Ap)


  







La Stampa, 29 giugno 1971











Da questo momento la carriera di Alì può ripartire davvero, portandolo a ulteriori vette di gloria, tra le quali il famoso incontro con Foreman in Zaire e la riconquista del titolo mondiale per altre due volte, di cui l'ultima il 16 settembre 1978. Ma a quel punto il declino è già cominciato, si avverte che ormai il pugile è a fine carriera e ci sono giovani leoni che spingono per sostituirlo. Anche se il ritiro definitivo avverrà nel 1981, a fine 1979 La Stampa lo celebra tra i miti del decennio. Quello che va chiudedosi.






La Stampa, 27 dicembre 1979







Curiosamente, lo stesso giorno, La Stampa pubblica il resoconto di una lezione universitaria tenuta da Alì alla New School for Social Research di New York:

(...) E' raro che un personaggio diventato celebre a forza di pugni abbia tanto istinto per la parte spettacolo della vita. Quando ascolta, Muhammad Ali chiude un po' gli occhi e inclina di lato il bel testone robusto che sembra almeno dieci anni più giovane, una faccia libera da qualunque pensiero al mondo. «Perché dovrei avere pensieri? Ho guadagnato bene e continuerò a guadagnare. Per esempio. Nessuno sa dire con esattezza se mi sono ritirato o no dalla carriera di pugile». Sorride e aspetta. Ma è il tipo che provvede da sé alla risposta se la domanda non viene: «Mi sono ritirato e non mi sono ritirato. Se un giorno si troverà nelle mie condizioni si ricordi, l'ambiguità è l'anima del commercio». Non la pubblicità? «No. L'ambiguità. Se sei abbastanza misterioso ti cercano anche per la pubblicità. Del resto l'ho imparato dai politici». Grayson, il professore, si intromette con ansia. Vuole spiegare perché ha portato Cassius Clay (ora Muhammad Ali) a fare spettacolo in una scuola universitaria che è stata tra le più prestigiose in America. Dice con stizza: «Ma non è uno spettacolo». Indica a braccio teso il gigante elegante e divertito: «Non è uno spettacolo. E' una classe di storia, di sociologia e di antropologia». Interviene Muhammad Ali indicando con grande piacere se stesso: «Sentito? Sono una biblioteca ambulante». 

 Muhammad Ali è benevolo e divertito. Ma la sua grande presa sulla gente è nel sospetto che sappia anche essere serio, come del resto lo è stato nella sua professione. Per esempio, all'improvviso, diventa quieto, triste. Dice lentamente, come se si sforzasse di ricordare a memoria: «La vita di un bambino negro è come raccontare le fiabe. Si attraversa la foresta, si affronta la strega, si imbroglia il mago e si trova la polvere magica. Dall'altra parte c'è un castello senza porte, ma con tante finestre piene di luce e di gente allegra che beve champagne. Si chiama: “la casa dei bianchi”. Naturalmente non è vero che tutti sono felici e bevono champagne nella casa dei bianchi. Ma questo è ciò che vede il bambino negro che ha attraversato la foresta». Muhamrnad Ali si guarda intorno. Chiede a se stesso, più che al suo ascoltatore: «E' vero o non è vero?». Si tocca i capelli con quel gesto di vanità adolescente che l'ha reso famoso, come per pettinarsi. E continua. «Poi ci sono i tornei, le sfide, i duelli. Devi affrontare il drago nero, il drago bianco e la polvere magica». Spia gli occhi di chi l'ascolta, per essere sicuro che quello che dice non va perduto. Il drago nero è la lotta tra noi. Il drago bianco siete voi, ancora troppo stupidi per non giocare al nemico. La polvere magica sono tutte quelle cose che la polizia chiama "droga", e che per le strade dei nostri quartieri si trova nelle mani dì tutti i bambini. Polverine omicide, capsuline omicide, piccole iniezioni omicide. Si può Immaginare un mondo più misterioso e più magico? Quelli di noi che sono più forti, come nelle fiabe, devono prendere lo spadone e combattere». 
Muhammad Ali alza e mostra in avanti le sue grandi mani nere, di cui è sempre stato così orgoglioso. Con la sua famosa capacità di passare da una cosa seria a una ridicola dice con voce più bassa, come in «fuori campo: «Notare come sono curate le mie mani. Eppure sono le mani di un pugile». Ali di nuovo diventa stranamente triste, guardandosi le mani. Le mostra in avanti come farebbe un ragazzino con la maestra. «Immagini di vedere queste mani In un obitorio. Avanti, lo immagini. Su un tavolo di medicina legale». L'idea è lugubre e per un momento si può anche pensare a un modo di ragionare stravagante, erratico. Muhammad Ali invece è uno che resta attaccato ostinatamente al suo punto. Ma ha un incredibile senso della sorpresa pedagogica. Per questo i bambini americani lo adorano. Qui va avanti lungo due strade, che poi sono il suo ritratto. Una è la vanità, che ha sempre un tocco curiosamente adolescente e immaturo (se uno glielo dice, ribatte: «Fa parte del mio fascino». L'altra seria e quasi drammatica. Infatti dice: «Vede? Sono mani giovani. Sembrano mani di uno che ha vent'anni. Una gran bella cosa avere I mani giovani, non le pare? Alle donne piacciono gli uomini con le mani giovani». Ma si ferma e cambia percorso: «Vede? Queste mani le poteva trovare su un tavolo di autopsia quando avevo dodici anni, quando ne avevo sedici, quando ne avevo venti, sto indicando solo tre delle tante volte che a un ragazzo negro come me può succedere di farsi ammazzare come uno stupido. Sa quante mani cosi ci sono, adesso, mentre parliamo, sui tavoli di medicina legale di questo paese?». Dall'immensa cassa toracica di cui dispone, Muhammad Ali tira fuori un respiro che potrebbe far suonare un organo: «Ma io ho vinto. Io dico che ho vinto a nome di molti ragazzi negri. E anche a nome di tanti altri. Attraversare quegli anni che le dicevo, nella foresta e davanti al castello, non è mica solo una favola negra. E' la favola di essere giovani. Io ci penso con terrore. Essere bambini è conoscere la parte tragica della vita. Bianchi o negri, non fa differenza. La maschera triste si scioglie in un grande sorriso. Anche adesso a Muhamrnad Ali preme di fare il maestro. E conta sul suo senso del ritmo, dello spettacolo. Non aspetta risposta, non l'aspetta mai. Le sue conversazioni, anche quando ci sono pause o attese, sono lunghi monologhi. Una manata sulla spalla, da un uomo come lui, vuol dire affrontare con dignità un serio problema di equilibrio. Muhammad Ali provvede anche a questo. Con una mano dà la botta che deve essere interpretata come un gesto amichevole. Con l'altra provvede a offrire un sostegno «Vede — di nuovo mostra se stesso —. Non sono un ottimo professore?». Gabriel Grayson, il presentatore, che stando accanto al campione appare troppo piccolo e troppo insicuro, fa strada per entrare nell'aula. Gli studenti, un pubblico che va dai diciottenni alle signore con i capelli azzurri temporaneamente libere da impegni, si alzano e applaudono. Raramente in una classe universitaria il docente saluta con le mani alzate e congiunte, nel classico gesto del pugile. Ma chi dovrebbe farlo se non lui? Esordisce con questa piccola poesia, guardandosi intorno, sinceramente contento: «La mia conoscenza / serve più della scienza / per capire in profondo / quel pasticcio che è il mondo». Aspetta che finisca il gran rumore di sedie. Aspetta che tutte le facce siano attente e che tutti lo guardino. Aspetta con le mani in grembo e le gambe incrociate. Lascia passare un minuto. Infine, abile, sottovoce, inizia la sua lezione: «Bisogna sapere, ragazzi, che quella che noi chiamiamo civiltà è una cosa impastata con molte bugie. Non dico mica di fare crociate per cancellarle queste bugie. Dico solo: sappiatelo. E ricordate sempre che da quelle bugie cominciano quasi tutte quelle cose che gli esperti di politica chiamano problemi...».  Il professore di scorta tossisce nervoso. Il resto nella sala ascolta in un silenzio affascinato e assoluto.  Furio Colombo







La Stampa, 27 dicembre 1979

venerdì, luglio 17, 2015

Lo stato indolente dell'Unione

Ecco, la piccola storia emblematica è questa: la direttiva europea sull'efficienza energetica degli edifici - quella che vi obbliga a certificare casa prima di venderla per intenderci - viene aggiornata nel 2010 (Direttiva 2010/31/UE) ma l'Italia la recepisce nel 2013 (DL 63/2013).

Salvo che naturalmente il decreto legge consta sostanzialmente solo di princìpi generali i quali, per non rimanere lettera morta, hanno bisogno della successiva emanazione di una serie di decreti attuativi. I primi escono sempre nel 2013 (DPR 74/2013 e DPR 75/2013) ma in realtà hanno lo scopo principale di evitare sanzioni legate a un errato recepimento di alcuni aspetti che risalgono ancora alla vecchia direttiva edifici, quella del 2002. I tre decreti applicativi che danno effettivo compimento al recepimento della 2010/31/UE sono stati firmati lo scorso 26 giugno, pubblicati in Gazzetta Ufficiale ieri l'altro ed entreranno in vigore il prossimo 1° ottobre. 

Nel frattempo, il 30 giugno scorso, la Commissione Europea ha avviato la consultazione pubblica in vista della prossima revisione della direttiva, che sarà nel 2016, e sta chiedendo a tutti noi: ehi amici, come sta andando? Il provvedimento sta rispondendo bene ai suoi scopi? Avete consigli da darci in merito? C'è tempo fino al prossimo 31/10 per rispondere.

martedì, marzo 31, 2015

CPL: Cambiamo Progressivamente Linea

Nota stampa del 9 Giugno 2014 Apprendiamo dagli organi di stampa che il nome CPL CONCORDIA e di un suo dirigente vengono accostati a indagini che la magistratura sta compiendo nell'ambito di appalti espletati dal Policlinico di Modena, struttura che ci vede impegnati, insieme ad altre imprese del territorio, nei servizi di manutenzione impiantistica. (...)
Diffidiamo chiunque dall'accostare ingiustamente il nome di CPL CONCORDIA a fatti o circostanze illecite o corruttive a cui la cooperativa è estranea. Evidenziamo infine il rammarico che un'impresa - che sviluppa oltre 415 Milioni di Euro di fatturato in tutta Italia e dà lavoro a 1.800 persone (età media 38 anni) - possa essere, suo malgrado, chiamata in causa per tali eventi.
Confermando piena fiducua nell'operato dei magistrati, ribadiamo la correttezza dell'agire dell'azienda e dei suoi dirigenti.
Per CPL CONCORDIA, Il Presidente del CdA Roberto Casari


Nota stampa 27 Febbraio 2015 L’azienda ha appreso da fonti di stampa la notizia che l’ex presidente Roberto Casari risulterebbe indagato in un’inchiesta in corso. La cooperativa CPL CONCORDIA ritiene che sicuramente l’ex presidente Casari saprà dimostrare la sua estraneità rispetto a quanto riportato. Allo stesso tempo esprime la piena fiducia nella magistratura e nel suo operato. CPL CONCORDIA nel corso della sua storia ha sempre lavorato nella massima trasparenza e nel contesto della piena legalità.


Concordia, 30 Marzo 2015 - CPL CONCORDIA ha appreso dei provvedimenti restrittivi che sono stati eseguiti in data odierna nei confronti di alcuni dirigenti ed ex dirigenti. Precisa che nessun provvedimento ha riguardato la cooperativa e le società del Gruppo CPL.
CPL CONCORDIA conferma la propria fiducia nell’operato della magistratura e, nel caso i fatti addebitati trovassero conferma, la società si riserva di prendere i provvedimenti necessari per tutelare le attività di un gruppo imprenditoriale attivo da 116 anni che dà lavoro a 1800 persone.

mercoledì, dicembre 10, 2014

La laurea di S.B.

"Siamo così arrivati al momento finale, quello nel quale non si può prescindere da una certa solennità. Ma il luogo e la situazione nelle quali ci troviamo oggi, del tutto straordinarie, ci impongono di aggiungere qualcosa in più prima di pronunciare la formula di rito.

Il percorso che in questo giorno trova il suo compimento è stato fortemente voluto, oltre che dall’interessato, dall’istituzione universitaria che qui noi rappresentiamo. Per un motivo ben preciso: la ferma convinzione che la missione dell’università consista nel portare  la cultura, il sapere, laddove più se ne registra il bisogno. Laddove questo strumento costituisce, se non l’unica, sicuramente la più nobile e la più certa tra le forme di riscatto possibile per chi nel passato ha commesso degli errori, anche molto gravi.

Alle nostre spalle un cammino che è stato complicato, impegnativo, irto: si sono dovute vincere enormi difficoltà burocratiche e culturali, smuovere dall’immobilismo paurose masse inerziali. Ma oggi i risultati ci dicono che ne è valsa la pena. Che avevamo visto giusto.

Diceva Bertold Brecht “Impara, uomo in prigione. Affamato afferra il libro: è un arma”. E il candidato lo ha fatto. Adesso possiamo dirlo. E lo ha fatto, come diceva Brecht nella sua poesia, per prendere il potere. Non certamente il potere politico a cui l’autore si riferiva, bensì il potere derivato dalla conoscenza: quello che consente di affrancarsi dal malaffare figlio dello sfruttamento per porsi, da uomini liberi, finalmente di fronte a sé stessi e agli altri. Da pari a pari, coi propri diritti e coi propri doveri. Oltre queste sbarre che vediamo alle finestre, oltre qualsiasi prigione.

Signore e signori intervenuti a questa piccola - e a suo modo storica - cerimonia: credo conveniate con noi che di fronte alla brillantezza ancora oggi dimostrata dal candidato nel corso della discussione, possiamo dirci certi che questo studente un po’ particolare sul quale tanto abbiamo investito, se le circostanze glielo consentiranno, saprà restituire alla collettività cento volte quello che dalla collettività ha ricevuto per il tramite della nostra università.

Bene. Tutto ciò premesso veniamo al dunque.

Signor Salvatore Buzzi, questa commissione, considerato il curriculum degli studi da Lei Compiuto e valutata la tesi di laurea, attribuisce alla prova finale la votazione di 110/110 e lode. Per l’autorità conferitami dal Magnifico Rettore la proclamo Dottore Magistrale in Lettere.

Complimenti ancora. E si ricordi: ci aspettiamo grandi cose da lei.”


 La Stampa , 21/07/1983

sabato, giugno 07, 2014

Cronaca minore della Comune di Parigi/4

LA CATASTROFE DI PARIGI. Il progetto di far saltare in aria Parigi, ed incendiarne gli edifizi piuttosto che cedere, pare forse adottato e fisso già da lungo tempo nell'animo della maggior parte de' membri della Comune. E ciò risulta specialmente dalle confessioni stesse de' prigionieri interrogati a Satory, come pure da certi dettagli retrospettivi. Basterebbe, per esempio, ricordarsi a tale proposito di un odioso articolo del cittadino Vallés, il quale annunziando la ferma risoluzione di difendere Parigi con tutti i mezzi, così terminava: «Ed il sig. Thiers che è chimico ci comprenderà. » Nei primi giorni d'aprile il comandante d'artiglieria che, a dispetto de'reclami e dello sgomento degli abitanti di quel quartiere, faceva stabilire una batteria al Trocadero, con la sciocca pretesa di colpire da quel lato il Mont-Valérien, diceva ad alta voce: I quartieri de'reazionari salteranno tutti in aria. Noi non ne risparmieremo un solo. » Infine la formidabile organizzazione del corpo dei pétroleurs, cui presiedette il cittadino Gaillard padre, il famoso professore di barricate, e quello sfoggio di un'abilità cinica e selvaggia, che seppe valersi delle donne e de'fanciulli per appiccare il fuoco allo case e distruggere ogni cosa, che fece manovrare le pompe piene di petrolio onde la miseranda strage riuscisse più completa; tutto ciò prova che da lunga pezza era colà ordita una macchinazione infernale. Le truppe dell'ordine però, secondo il vanto un po' troppo intempestivo che ne mena il sig. Thiers, non mancarono di reagire vigorosamente contro quei furenti organizzatori di generale esterminio. 

Il numero dei prigionieri condotti a Versailles ed a Satory oltrepassa diggià i 20,000, e prima che abbia termine l'ultima disperata lotta, sarà duplicato. Fra gli ultimi prigionieri la France del 27 annunzia trovarsi pure il cittadino Miot, il farmacista, accompagnato da un giovinetto, che dicesi sia suo figlio. Un altro comunalista dei più esaltati, Achille Millière, fu ucciso mentre difendeva la barricata della Bastiglia. Il Salut public annunzia che circa 200 ostaggi della Comune furono liberati dalle truppe, e fra questi troverebbesi il sig. Claude, antico capo della sicurezza pubblica. Ma un ultimo telegramma da Versailles ci dà pur troppo il triste annunzio che l'arcivescovo di Parigi con altri 63 ostaggi furono assassinati. L'Institut e la biblioteca Mazarine sono stati salvati dalla rapidità delle mosse dei versagliesi; tutto però era preparato per il loro incendio; cosi pure si salvò l'Ecole des Beaux-Arts e le collezioni di Sévres. Alla Banca nonostante la difesa degli impiegati armati, era imminente il saccheggio, quando arrivarono a salvarla i soldati che avevano potuto traversare la piazza Vendòme. Il Gran Libro del debito è pure stato salvato mercè il coraggio di due impiegati, che alla testa di alcuni bravi soldati penetrarono in mezzo alle fiamme che ardevano il palazzo delle finanze; il Gran Libro non è unico, ma è invece un'opera che contiene circa tre mila volumi, che contengono circa 1,000 partite di rendita ciascuno. Un testimonio oculare cosi descrive l'orribile catastrofe : « Da questa mattina , mercoledì , io assisto ad uno dei più tremendi spettacoli che fornir possa la storia del mondo. Voi già sapete che gl'insorti diedero il fuoco a varii edifizi di Parigi, e fra gli altri alle Tuileries. Dopo d'allora io mi fermai ancora qualche tempo in questa splendida città che l'incendio e le bombe si sforzano a ridurre in un mucchio di rovine. Non si è più veduto spettacolo consimile dopo Mosca. Da ogni parte i cannoni tuonano, le mitragliatrici stridono, i proiettili scoppiano, il fuoco delle carabine è incessante. Un orrore.  E pertanto non si sarebbe potuto desiderare un più bel sorriso di cielo, un più vivo raggio di sole. » La conflagrazione si dilata senza posa sopra vari punti, dalle due parti del fiume, spesse colonne di fiamme e di fumo s'innalzano ad una prodigiosa altezza facendo vele alla limpida luce del sole. « Scrivo queste note dal Trocadero. Di fronte a me scorgo gl'Invalidi col loro duomo che luccica d'un insolito bagliore. Il vasto piano della Scuola militare è quasi tutto coperto d'uomini armati, cavalli e cannoni. " Le bombe lanciate dalle posizioni del generale Cissey, Montrouge, vanno a cadere presso la cupola del Pantheon. Questo monumento come pure il bell'edilìzio vicino Val-de-Gràce pare debbano essere distrutti da un istante all'altro. »

DISPACCI ELETTRICI PRIVATI (Agenzia Stefani) Versailles, 27 maggio. Assemblea. — Pontalis propone un progetto regolante il commercio del petrolio, qualificando quest'articolo come polvere da guerra. Picard dice che Cissey occupò tutta la riva sinistra. I generali Douai e Vinoy, dopo aver preso la piazza della Bastiglia, impadronironsi del sobborgo di Sant'Antonio fino alla Barriera del Trono. I generali Clinchant e Ladmirault dopo presi i magazzini riuniti sulla piazza Chateau d'Eau, stabilironsi presso il bacino della Villette al piede delle alture di Chaumont, 6000 nomini occuperanno domani questa posizione, ultimo rifugio dell'insurrezione. Picard soggiunge che non ricevette ulteriori notizie sugli incendi e che nulla sa di positivo circa gli ostaggi.
Changarnier annunzia che darà martedì spiegazioni sulla capitolazione di Metz. 

Versailles, 28 maggio. Ladmirault si è impossessato delle alture di Chaumont e di Menilmontant. Vinoy prese il cimitero Pére Lachaise. Gl'insorti sono rinchiusi in un piccolo spazio. Numerosi prigionieri vennero fatti e se ne faranno ancora molti. Temesi che l'arcivescovo e gli altri ostaggi siano stati assassinati. 

Versailles, 28 maggio. Gl'insorti fucilarono ieri 64 ostaggi compresovi l'arcivescovo. 

Versailles, 28 maggio. Una circolare di Thiers, in data d'oggi, dice: Le nostre truppe stabilitesi ieri intorno alle alture di Chaumont e Belleville superarono stanotte tutti gli ostacoli. Il corpo di Ladmirault oltrepassò il bacino della Villette e giunse sul far del giorno sulle alture di Chaumont e Belleville. Simultaneamente il corpo di Douai partendo dal boulevard Richard Le-Noir giungeva pure alle posizioni di Belleville. Vinoy oltrepassando il cimitero Pére Lachaise impadronivasi della maìrie del 20° circondario e della Roqnette ove salvammo 169 ostaggi. Gl'insorti però ne fucilarono 64 fra cui l'arcivescovo, il curato Deguerry ed il presidente Bonjean. Ora gl'insorti sono respinti all'estremità della cinta fra l'armata francese ed i Prussiani che ricusano loro il passaggio. Gl'insorti stanno per espiare i loro delitti; non possono che morire o arrendersi. La circolare conferma la morte di Delescluze e Millière, e termina dicendo: L'insurrezione è rinchiusa nello spazio di alcune centinaia di metri ed è definitivamente vinta. La pace sta per rinascere, ma essa non potrà scacciare dai cuori onesti e patriotici il profondo dolore di cui sono penetrati. 

Versailles, 28 maggio (ore 8 pom.). L'insurrezione è completamente repressa in Parigi. Non esistevi più alcuna banda d'insorti. Molti prigionieri.

Gazzetta Piemontese 29/05/1871

domenica, marzo 30, 2014

Cronaca minore della Comune di Parigi/3

COSE DI FRANCIA. I giornali di Parigi ci recano i più strazianti dettagli interno all'insurrezione. Tutta la città è militarmente occupata dai battaglioni aderenti al Comitato centrale; dovunque si eressero barricate ; sulle principali piazze si collocarono cannoni ' per minacciare il popolo ; tutti gli stabilimenti pubblici furono occupati dagli insorti ; a Montmartre un certo Ganier , che si intitola generale di brigata, comanda la piazza del 18° circondario; il generale Cremer fu incaricato dal Comitato centrale del comando, dei forti della riva sinistra. Ma queste misure militari non inquieterebbero gran fatto la popolazione , sapendo che desse sono prese per ora contro un nemico immaginario, se la libertà individuale dei cittadini non fosse continuamente minacciata da prepotenze inaudite ed arresti arbitrari. Una parola detta contro il comitato, un sospetto di un milite, il grido d'un monello bastano per far arrestare i cittadini più pacifici. (…)

DISPACCI ELETTRICI PRIVATI  (Agenzia Stefani) - Parigi, 24 marzo, (sera). Un proclama del Comitato annunzia che Garibaldi venne acclamato quale generale in capo. Un altro proclama annunzia che il Comitato ricevette ieri ed  oggi i delegati di Lione, Bordeaux, Marsiglia e Rouen; dice che vennero a conoscere l'indole della nostra rivoluzione e ripartirono prontamente onde dare il segnale di un movimento analogo che è preparato dappertutto.
Marsiglia 24 marzo (sera). Fu proclamata la Comune. Dicesi che il prefetto, il generale ed il sindaco siano prigionieri. Il movimento operossi senza disordine e senza spargimento di sangue. Il proclama dell'amministrazione dipartimentale provvisoria è moderato e produsse buon effetto. La città è stupefatta, ma tranquilla. Gli affari continuano. Il club repubblicano e la Guardia nazionale resero grandi servizi.
Lione, 25 marzo. I capi della sedizione sgombrarono l'Hotel de Ville. Una frazione della guardia nazionale che erasi loro unita venne a porsi sotto gli ordini del prefetto.

Gazzetta Piemontese 26/03/1871


Ci scrivono da Firenze 25 marzo (sera):
(…)
Le cose di Francia vanno alla peggio. L'anima del movimento di Parigi è l’Internazionale, società della repubblica universale. F

COSE DI FRANCIA. L'assoluta mancanza di fondi in cui trovansi i rivoluzionari socialisti dell' Hótel-de-Ville potrà forse determinare quei fanatici a venire a patti col partito dell'ordine, che, secondo i telegrammi d'ieri, ingrossa ad ogni istante, e si fa sempreppiù imponente? E questa mancanza di fondi si mostra evidente dagli sforzi continui operati dagl'insorti per impadronirsi delle casse pubbliche, la maggior parte delle quali dopo d'essere state forzate si ritrovarono affatto vuote. L'opinione pubblica, dice la France, si è risvegliata in Parigi, e reagisce contro l'oppressione del Comitato insurrezionale. Nella giornata del 23 per ben due volte, alle 2 cioè, ed alle 6 pomeridiane, una folla considerevole di cittadini percorse i boulevards fino alla Madelaine acclamando l'Assemblea Nazionale e gridando: « Viva il Governo! Abbasso i Comitati! Abbasso gli assassini! » Dovunque,- sul suo passaggio, la popolazione applaudiva a quella imponente dimostrazione composta d'ogni ceto di cittadini. A Belleville ed a Montmartre, un grande numero di operai rientrarono nelle loro officine, dalle quali la maggior parte d'essi erano stati distolti, senza saperne il perchè. I principali autori de' misfatti commessi in questi luttuosi giorni, non appartengono punto alla popolazione di Parigi; essendosi; per quanto affermano i giornali locali, gettata su Parigi un'accozzaglia di malviventi che con i loro atti nefandi calunniano il popolo. Le municipalità del 3° ed 11° circondario strinsero un accordo cogli ufficiali dei rispettivi battaglioni, a norma del quale la guardia nazionale di quei quartieri si consacrerà esclusivamente a mantenervi l'ordine ed a difendersi contro qualunque aggressione. E così pure si dispongono ad agire le altre corporazioni municipali che non dividono certo le idee esaltate dei socialisti dell'Hotel-de-Ville. Disgraziatamente il Comitato continua'a mantenere la sua attitudine minacciosa, e va moltiplicando i suoi preparativi guerreschi, mostrandosi deciso di spingere le cose all'estremo. Davanti a questa ostinazione senza nome e senza pretesto, il Débats stampa queste gravi parole : « Tutte le guardie nazionali, tutti i cittadini di Parigi si persuadano che oramai dessi non possono più esitare, perché davanti al persistente trionfo di questa odiosa rivolta essi sacrificano le loro famiglie, i loro beni, il loro onore ed il paese. Bisogna dunque che ogni cittadino onesto e patriota si senta convinto di non poter più contare che sopra se stesso, e che il proprio dovere lo costringe a difendersi energicamente. Noi non sapremmo dubitare del trionfo del dritto e della legalità se resteremo uniti e fermi intorno al vessillo dell'assemblea nazionale, che è il vessillo della nazione sovrana. » — Fra le vittime della giornata del 22, si trovano: Hottinguer , banchiere ; Girami, agente di cambio ; Bande, ingegnere; i signori Tiby, Hanna (americano), Lemaire e Bellenger. Fra i feriti si contano: Henri de Pène, redattore del Paris Journal, Gaston Jollivet, redattore del Gaulois, e il libraio Baudry.

LIONE E MARSIGLIA. Le notizie di Lione, che vanno al 25, sono buone. Il Comitato aveva passato due notti all'Hotel de Ville. (…) La rivoluzione (quantunque in miniatura) aveva lasciato le sue traccio ed il suo odore. La sala di Enrico IV, ove sedeva la Comune, fu trovata in uno stato di stomachevole sporcizia. Là si deliberava, là si mangiava e là i membri del Comitato, indisposti probabilmente per le emozioni, o dal troppo vino e salame, si alleggerivano il corpo in ogni modo. Tutto attorno alle stupente pareti di tratto in tratto si vedevano le tracce di deiezioni diverse. I sedicenti delegati del popolo di Lione appoggiavano il capo al muro ed a torno di ruolo facevano quanto è bello il tacere. Altrove le deiezioni sono d'altra natura!!! del resto numerosissime tutte; ogni cosa si faceva in comune da questi riformatori comunisti. Essi possono dunque vantarsi di lasciare ampia traccia del loro regno di 48 ore. (…)

Gazzetta Piemontese 27/03/1871


IL COMITATO INSURREZIONALE DI PARIGI. Alcuni nomi che figurano in questo oramai troppo famoso Comitato centrale, getterebbero una luce molto equivoca sulla sincerità repubblicana degli insorgenti di Montmartre. Un corrispondente parigino della Nuova stampa libera di Vienna scrive in proposito , che il membro del Comitato Centrale, Fleury, si presentò alle ultime elezioni quale candidato bonapartista, che il membro Poulizac godeva la protezione del segretario intimo di Napoleone, sig. De Mocquard, e che l'altro membro del Comitato, cittadino de Bouisson, era a sui tempo un fanatico legittimista che prese parte alla difesa di Gaeta, allorché l'ex-re Francesco ed il generale Bosco tentavano invano di mantenersi contro le armi italiane. Anche il cittadino Ladowski, altro membro, passerebbe generalmente per un agente napoleonico. Se il corrispondente del foglio viennese dice il vero, povera Repubblica! Del resto, i tre più celebri membri di quel Comitato, perchè più noti degli altri venti affatto ignoti, sono i cittadini Assy, Lullier e Blanchet. Il primo è l'agente stipendiato dell'Alleanza Repubblicana Universale che nel 1870 promosse gli scioperi al Creuzot. Il secondo è un ex ufficiale di marina che fu cassato dai ruoli, come testé veniva scacciato dallo stesso Comitato centrale. Il terzo poi è un parrucchiere di Bruxelles.

DISPACCI ELETTRICI PRIVATI  (Agenzia Stefani) - Bordeaux, 29 marzo. Si ha da Parigi, 28: L'installazione dei delegati eletti alla Comune fecesi con grande pompa all'Hotel de Ville. Annunziasi che le sedute dei membri della Comune non saranno pubbliche e non pubblicherassi alcun resoconto: si terrà soltanto un processo verbale quotidiano. Il colonnello Schoelche diede la dimissione dà comandante dell'artiglieria della guardia nazionale. I giornali moderati, diretti a Versailles, sono sequestrati.

Gazzetta Piemontese 30/03/1871

mercoledì, marzo 26, 2014

Legiferare con lentezza

(...) Un sindacalista mi ha scritto sostenendo l'abolizione del Senato, perchè un duplicato con la Camera, buono solo a far perdere tempo nella fabbrica delle leggi. Si può discutere fino al giorno del giudizio se sia o no preferibile il sistema bicamerale; nel fatto, tutte le democrazie moderne, per tradizione e per utilità di risultati, tengono al sistema bicamerale. Io sono dello stesso avviso anche per l'Italia, se non altro per la tesi opposta, essendo assai utile, tanto per il Paese che pel cittadino, il rallentamento del ritmo legislativo, sia per avere leggi meno abborracciate e più aderenti alla realtà molteplice della vita ; sia per diminuire il numero delle leggi, perchè non è la legge che crea la realtà, ma è la realtà che esige la legge.(...)

Luigi Sturzo - La polemica sul Senato,  La Stampa 20/09/1951

Cronaca minore della Comune di Parigi/2

COSE DI FRANCIA. La triste farsa di Montmartre finì pur troppo in tristissima tragedia. A nulla valsero i proclami di Thiers e dei 17 deputati della sinistra per ricondurre la esaltata popolazione parigina alle idee d'ordine, di calma e lavoro, di vero patriottismo. Un'accolta di agitatori furibondi, molti de'quali il pubblico non conosce neppure per nome, si era proposto d'intralciare ad ogni costo l'opera rigeneratrice del governo scelto dalla nazione, e pare vi siano riusciti ad esuberanza.

Non abbiamo ancora precisi ragguagli de'sanguinosi fatti successi ultimamente, né delle circostanze che li prepararono; che da due giorni ci mancavano i giornali e le corrispondenze di Parigi, e solo quest'oggi ne abbiamo ricevute alcune copie arretrate. Da queste rileviamo, che l'agitazione andò sempreppiù aumentando a misura che si facevano più frequenti i proclami conciliativi e gli appelli alla concordia per parte dei bene intenzionati; fintantoché l'ebullizione scoppiò in decisa rivolta, ed il sangue cittadino coperse le vie della disgraziatissima, città. Diffatti, mentre i giornali francamente liberali ed onesti tentavano di opporsi ai tentativi anarchici, invitando i cittadini di buona volontà a costituirsi tutti in una Lega del bene pubblico; mentre la municipalità del 15° circondario con apposito manifesto invitava tutti i patrioti sinceri a far risorgere il lavoro, che solo può ridonare ad un popolo oppresso quella prosperità tanto necessaria a fargli ricuperare la sua forza e la sua libertà, i clubs rivoluzionari davano maggiore impulso, maggiore slancio alle loro clamorose adunanze, ed i battaglioni della guardia nazionale preparavansi ad una resistenza ostinata contro immaginari nemici della repubblica, inventati a bella posta dai reazionarii per far piombare sull'infelice nazione l'ultimo dei flagelli, la guerra civile.

D'altro lato, lo avere il Governo nominato un militare, il generale Valentin, alla carica di prefetto di polizia in Parigi, mostrando di voler così inaugurare un sistema energico contro gl'incorreggibili agitatori, servì pure a mantenere la esasperazione negli animi già irrequieti per le tante anomalie di questi giorni. Il Comitato insurrezionale, cercando di approfittare di ogni più lieve malcontento che vedesse manifestarsi nel pubblico, semprepiù in preda ad un cieco delirio per la pretesa sovranità ch'erasi attribuita col nominare nel suo seno una larva di governo, cominciò allora a far correre la voce nel pubblico che il Governo vero, quel Governo legalmente costituito dall'Assemblea di Bordeaux, andasse preparando un colpo di Stato per abbattere la Repubblica. Tanto basti, perché l'apparente tranquillità della maggioranza dei cittadini ne ricevesse tosto una grande scossa, ed il pericolo d'una collisione intestina si facesse ancor più sentire grave e minaccioso per tutti. Si fu allora probabilmente che il comandante militare avrà creduto necessario procedere ad una decisiva repressione armata contro i fautori di tanti disordini e di tanti guai. Non possiamo per ora giudicare in qual modo siasi operato quel primo tentativo di repressione ; certo è però ch'esso diede luogo ad un grave e deplorabile conflitto , che sangue cittadino fu spàrso nella lotta fraterna, e che, secondo le parole dello stesso Débats, la giornata del 18 dovrà contarsi fra le più; lugubri della storia francese. Forse sarebbe stato miglior partito per parte del Governo, il non urtare cosi di fronte la troppo scabrosa situazione, e lasciare che i deliranti Marat, gli energumeni Robespierre della montagna del 28° circondario finissero per addormentarsi alla loro volta sugli allori di tanti entusiasmi inutilmente sciupati: ma le cose dovevano essere giunte colà ad un tale punto da forzare la mano ai più prudenti ; per cui un conflitto era fors'anco divenuto pur troppo inevitabile.

Ora, il Governo trovasi riunito a Versailles, ove i membri dell'Assemblea debbono aver ieri tenuta una prima adunanza. Dall'ultimo telegramma appare che la rivolta, la vera rivolta che tutto distrugge, che ogni ordine di cose sconvolge e atterra, non abbia durato più d'un giorno a Parigi: è già troppo, per mettere in pericolo l'esistenza d'una grande città che finora fu considerata come la sola rappresentante della Francia, essendone sempre stato il centro più attivo, il primo elemento di vita. Guai per Parigi, se la parte sana della sua popolazione non saprà trovare in se stessa tanta energia e tanta forza per salvarsi dalla tremenda posizione in cui la gettò un malinteso delirio; guai se i 40 mila uomini comandati da Vinoy dovranno essi soli contribuire nel ristabilimento dell'ordine in quella desolata città! Dopo gli strazi d'una guerra micidialissima, dopo i dolori di un lungo assedio, dopo la fame ed il bombardamento, il saccheggio, l'assassinio e la guerra civile potrebbero fare della immensa metropoli un mucchio di macerie. E i Prussiani trovansi tuttora sul suolo francese !



DISPACCI ELETTRICI PRIVATI (Agenzia Stefani) Parigi, 19 marzo. I giornali confermano che Lecomte e Thomas vennero fucilati dagl'insorti. Il Journal des Debats dice che la giornata del 18 si conterà fra le più lugubri della nostra storia. La rivolta è padrona di Parigi. Questa giornata fece più male alla Repubblica che tutti gl'intrighi bonapartisti non potrebbero fare. L'Electeur Libre dice che parte del Governo resta a Parigi, e l'altra parte recasi a Versailles onde poter prendere tutte le misure necessarie. 

Parigi, 19 marzo. II Comitato centrale della guardia nazionale pubblicò un proclama che accusa il Governo di aver voluto tradire la repubblica. Convoca la popolazione pelle elezioni comunali. Un altro proclama dello stesso Comitato dice che esso, fedele alla sua missione, scacciò il Governo che ci tradiva ed invita la popolazione a procedere immediatamente alle elezioni. 

Bordeaux, 20 marzo. Si ha da Parigi, 19: Iernotte l'esercito, comandante Vinoy, accerchiò Montmartre, impadronissi dei cannoni e incominciava a trasportarli, ma gli insorti rinforzati aprirono il fuoco. Allora parte delle truppe, non volendo rispondere, sbandossi: il restante dovette ripiegarsi. Gl'insorti ripresero i cannoni. Un dispaccio di Thiers, 19 sera dice: tutto il Governo si riunisce a Versailles. L'armata, forte di 40 mila uomini, concentrasi sotto il comando di Vinoy. Tutte le autorità e i capi dell' armata sono giunti a Versailles. Le autorità civili e militari eseguiranno soltanto gli ordini del Governo di Versailles. I membri dell'Assemblea furono invitati di accelerare il ritorno per intervenire alla seduta del 20 marzo.

Parigi, 19 marzo. Il Journal Officiel reca : Il Governo volendo evitare una collisione, usò pazienza verso uomini che sperava ricondurre al buon senso. Le posizioni di Montmartre furono prese , allorché le guardie nazionali , trascinando la folla , gettaronsi sui soldati. La rivolta fu padrona allora del terreno: la giornata terminò disordinatamente. Chiedesi con stupore quale sia lo scopo dei malintenzionati. Si sparse la voce che il Governo preparasse un colpo di Stato; è un'odiosa calunnia di coloro che vogliono abbattere la Repubblica, sono assassini che non temono di spargere la morte nella città che non può salvarsi che colla calma ed il lavoro. Speriamo che i loro delitti solleveranno il giusto sdegno della popolazione. Il Journal officiel termina dicendo: La popolazione di Parigi comprenda finalmente che deve mostrarsi energica. 

Parigi, 19 marzo. Il Journal officiel reca il seguente proclama alle guardie nazionali di Parigi: « Un Comitato che chiamasi Comitato centrale, dopo avere coperto Parigi di barricate tirò contro i difensori dall'ordine ed assassinò i generali Lecomte e Thomas. Nessuno conosce i membri del Comitato né a quale partito appartengano. Essi abbandonano Parigi al saccheggio e la Francia ai Prussiani. I loro crimini abominevoli tolgono ogni scusa a coloro che li seguissero. Volete prendere la responsabilità dei loro assassini ? Allora restate alle case vostre. Ma se sentite l'onore unitevi al Governo della Repubblica. » (Firmato i ministri presenti a Parigi). 

Parigi, 19 marzo. Il generale Vinoy è partito per Versailles colle truppe di linea e la gendarmeria. La guardia nazionale è la sola forza esistente attualmente in Parigi. I giornali dicono che Chanzy è prigioniero. Un proclama del sindaco di Versailles invita gli abitanti a facilitarvi l'installazione del Governo. 

Parigi , 20 marzo. Fra i membri del Comitato centrale trovansi Assij e Lullier. II Gaulois dice che furono fatti tentativi di conciliazione. Le concessioni reclamate dal Comitato di Montmartre sarebbero: nomina di Lan» glnis a comandante della guardia nazionale , di Edmondo Adam alla prefettura di polizia, di Dedan a sindaco di Parigi e del generale Billot a comandante l'armata di Parigi. Il Gaulois dice che Labiche, segretario del Ministero dell'interno, ricevette pieni poteri per fare le più larghe concessioni al Comitato di Montmartre, purché legittime. 

Parigi, 20 marzo. La situazione è sempre identica. Le guardie nazionali obbedienti al comitato occupano i posti e non incontrano resistenza. Nessun conflitto. Il Journal des Debats protesta energicamente contro la illegalità della situazione; scongiura i deputati di Parigi di ricondurre i sediziosi alla ragione. Nessun giornale considera l'attuale movimento come serio e duraturo. Dicesi che le guardie nazionali volessero marciare verso Versailles. Dicesi che l'Assemblea andrebbe ad Orléans e nominerebbe Faidherbe generalissimo delle forze di terra e di mare. "

Bordeaux, 20 marzo. Si ha da Parigi, 19, sera: La maggior parte dei quartieri di Parigi sono calmi. Le barricate continuano. Il Comitato installò delle Commissioni in tutte le mairies occupa i ministeri e il telegrafo. Assicurasi che gli elettori sono convocati pel 21: dicesi che Thiers nominò l'ammiraglio Saisset comandante la Guardia nazionale di Parigi. Iersera tutti i deputati presenti a Versailles tennero una seduta preparatoria.


I FATTI DI PARIGI. I lettori noteranno senza fallo la gravità delle notizie che ci trasmette il telegrafo dalla misera e oramai dissennata capirale della Francia. La demagogia, e quella del peggior genere, vi occupa importanti quartieri, con essa volle venir a patti il mal sicuro e poco autorevole Governo, e quando vide impossibili gli accordi e tentò sottometterla colla forza all'impero delle leggi in sicurezza dell'ordine pubblico, a guarentigia della pace e della proprietà dei cittadini, trovò non solo in essa resistenza, ma negli stromenti della sua autorità mancanza di obbedienza e volontà di servirlo. Le guardie nazionali mandate contro gl'insorti voltano in aria i calci dei fucili ed acclamano ai tumultuanti, con questi fraternizzano i soldati, quelle misere reliquie dell'esercito creduto il primo del mondo e che fece contro il nemico esterno così mala prova; e intanto la plebe, sempre quella medesima che fece le orrende scene dell'eccidio settembrino della gran rivoluzione, ammazza gli ufficiali che cadono nelle sue mani. 

Ben si vede da ciò essere impossibile oramai che risieda in quell'immensa caldaia in ebullizione, che tale si può chiamare la grande città, un governo regolare, restitutore della quiete, ristauratore delle forze economiche e della prosperità del paese. Parigi , la gloria finora e il vanto della Francia v'è diventata ormai la gran piaga, che minaccia cancrena. Forse unica salute per la nazione che ne ha subita finora la tirannia, il farle intorno un cerchio sanitario, lasciarla rodersi in sè e consumare da sola i velenosi elementi ond'e troppo impregnata, e cercare una vita più sana ed un equilibrio più franco all'infuori di essa.

Gazzetta Piemontese, 21 marzo 1871