lunedì, settembre 03, 2007

La sinistra in mezzo alla strada

Mi chiedo, mi capita di chiedermi, di tanto in tanto, il perché un adulto assolutamente ordinario come me, uno che lavora e paga l’affitto, tranquillo e integrato nel sistema e quant’altro, debba continuare a farsi passare per un estremista - pur senza naturalmente essersi mai sentito tale. E una delle spiegazioni più convincenti che so darmi è: però guarda quegli altri. Quelli tra i normali che sono apparentemente più vicini a te. Ascolta le loro posizioni e dimmi se possono stare in piedi.

Qualche tempo fa scrissi un post su quelle che mi parevano le contraddizioni più evidenti della sinistra radicale riguardo al tema dei Cpt. Invocai allora il maestro Miyagi, quello di Karate Kid. Quello di “se stai di qua dalla strada va bene, se stai di là dalla strada va bene ma se stai in mezzo ti schiacciano” perchè secondo me esprimeva bene un concetto che questi qua non riescono ad assimilare.

Ora: il lavoro della sinistra è di essere critica col mondo, quello della sinistra radicale di esserlo molto. Ma poi, sentendosi in dovere di governare questo mondo, ha un disperato bisogno di trovare una sintesi di posizioni coi moderati che hanno i voti.

Il risultato è che dopo aver detto peste e corna di tutto l’esistente, la sx radical crede di poter recuperare la pragmaticità necessaria ad esercitare il governo dell'esistente gettando sul tavolo un tanto di fantasia spicciola. E’ convinta che le sue proposte “pragmatiche” possano salvare capra e cavoli spostandosi un po' più vicino al centro, cioè alla realtà.

Quello di cui non si rende drammaticamente conto è che cercare la sintesi di posizioni non sintetizzabili, invece di spostarti al centro, ti sposta semplicemente in mezzo alla strada. Nel caso che tiene banco in questi giorni, quello dei lavavetri, in senso letterale.

L’altro giorno mi è toccato sentire per radio un’intervista al capogruppo dei comunisti italiani alla Camera, Pino Sgobio, che nell’ambito della generale levata di scudi di fronte alle ordinanze fiorentine invocava l’albo dei lavavetri. L’albo dei lavavetri !!?

Cioè: non un lavoro decente, legale, salubre per tutti. Non la libertà per chiunque di potersi stabilire e vivere legalmente in qualsiasi luogo, tanto è assurda e vergognosa l’idea che questo possa esserti impedito con la forza. No. Queste sono le idee dei massimalisti.

L’albo dei lavavetri sarebbe, secondo questa sinistra, la sintesi che tutela ragionevolmente i più deboli senza per questo dover fare la rivoluzione. Che è pur sempre una gran fatica.

Quello che se ne ricava, al di là della totale inapplicabilità della cosa, della poca serietà di chi la propone, autocondannandosi peraltro ad un eterno ruolo di subalternità, è che per la sinistra radicale contemporanea tutelare i deboli significa mandarli (anzi: lasciarli, dato che è capace solo di proposte conservatrici) agli incroci a respirare merda e ad essere pericolosi per se e per gli altri. Un tempo questo si chiamava pietismo ed era considerato l’espressione della cattiva coscienza dei cattolici e della destra. Adesso è la proposta più avanzata di chi vuole guidare l’assalto al cielo.
Ma per piacere. Molto più autorevole l’opinione della Cupola.

4 commenti:

  1. anch'io, quando ho sentito quella dell'albo dei lavavetri, mi sono detto quello che ti sei detto tu. ma tu ci hai fatto un bel post.
    bravo.

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  2. grazie caporale. bravo anche tu.

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  3. Giungo qui tramite Leonardo, complimenti anche a te per l'originale analisi del problema.

    Certo è che chi, come me, è schiacciato tra la sx del PD e la dx della sinistra radical, i tempi sono davvero tristi, la scelta è tra la dc o una accozzaglia di idealisti senza idee.

    AIUTO!!!

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  4. come mando a fanculo i lavavetri manderò a fanculo sti politici.

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