mercoledì, luglio 20, 2005

il terrorismo è una questione d'idraulica


Valga da autocritica. Quando a Londra sono esplosi i kamikaze anglopachistani, io me la sono presa con George W. Bush, e la sua visione idraulica della Guerra al Terrore. Secondo lui per tenere lontano il terrorismo dall'Occidente bastava scavare una buca bella profonda in Iraq: come se i terroristi fossero come l'acqua, che va sempre in basso.

Secondo me invece i terroristi volano (anche se di solito non terminano i corsi di volo), per cui tutta quest'opera di scavo dell'Iraq mi sembrava un'enorme impresa inutile.
Poi l'altro giorno ho letto di terroristi che dall'Italia si spostano in Iraq, e la cosa mi ha colpito. Gente che poteva farsi esplodere nella capitale della cristianità (e del secondo più importante alleato degli Usa in Iraq), invece preferisce massacrare i correligionari in un Paese lontano. Allora forse GWB non ha tutti i torti: il terrorismo tracima. Certo, è un processo molto lento, e nel frattempo qualche schizzo può rimbalzare su Londra o Madrid: ma nel lungo termine…

A questo punto capisco anche perché Bush non abbia nessuna voglia di vincere la guerra, e continui a occupare l'Iraq con un quarto del contingente necessario. Non è solo una questione elettorale (gli toccherebbe ripristinare la leva militare); e poi che gli frega a lui, mica può ricandidarsi. No, è proprio una scelta precisa: più che importare la democrazia, l'Iraq deve attirare tutti gli arabi e gli islamici scontenti del mondo. Tutti giù, giù, nella buca più profonda.

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