martedì, maggio 30, 2006

Amici miei atto IV

Dall' intervista di Oriana Fallaci al New Yorker:
<< She spoke of a new mosque and Islamic center planned for Colle di Val d’Elsa, near Siena. She vowed that it would not remain standing. “If I’m alive, I will go to my friends in Carrara—you know, where there is the marble. They are all anarchists. With them, I take the explosives. I make you juuump in the air. I blow it up! With the anarchists of Carrara. I do not want to see this mosque—it’s very near my house in Tuscany. I do not want to see a twenty-four-metre minaret in the landscape of Giotto. When I cannot even wear a cross or carry a Bible in their country! So I BLOW IT UP! ” >>

(quelli della FAI di Carrara io qualche volta li ho visti: posso garantire che sarebbe molto più temibile la supercazzola del Mascetti)

venerdì, maggio 19, 2006

Aids e prostituzione: una piccola proposta per il nuovo governo

Votata la fiducia dal parlamento, il nuovo governo è definitivamente in carica. Io ovviamente sono un tizio qualsiasi che non ha alcun titolo per essere ascoltato da nessun governo passato, presente o futuro; tuttavia ci provo lo stesso ad avanzare una piccola proposta. Hai visto mai che qualcuno ti prenda in considerazione.

E’ un governo che ha già detto di voler cambiare la legge sull’immigrazione e io gli porto la mia cosina.
Si tratta di una proposta semplice, banale, limitata (se non fosse tale non avrebbe senso rivolgerla a un governo). Non una rivoluzione ma un piccolo tassello per migliorare un po’ la qualità della vita di tutti. Una proposta pragmatica. Talmente pragmatica che può accontentare laici e cattolici, destra e sinistra. Almeno credo.
Orbene: all’interno della legge che regola la presenza dei cittadini immigrati in Italia (il D.lgs 268 /98 come modificato dalla legge 189/2002, la cosiddetta Bossi-Fini), all’articolo 18 si prevede l’attivazione di un percorso di protezione sociale quando “ (…) siano accertate situazioni di violenza o di grave sfruttamento nei confronti di uno straniero ed emergano concreti pericoli per la sua incolumita', per effetto dei tentativi di sottrarsi ai condizionamenti di un'associazione dedita ad uno dei predetti delitti (...)”
Si tratta di un provvedimento legislativo nato e rivolto soprattutto alle prostitute che abbiano intenzione di cambiare mestiere e siano disposte denunciare i propri sfruttatori.
Dopo otto anni di applicazione del provvedimento, attualmente le cifre dicono che ci sono circa 6.500 ex prostitute in protezione sociale.
La protezione sociale consiste di solito nell’inserimento del soggetto in una struttura protetta unitamente al rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di giustizia convertibile, se il percorso si conclude positivamente, in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro uguale a quello degli immigrati regolari.

Io lavoro (anche) per i servizi sociali del mio comune, seguo un progetto sanitario rivolto alla prostituzione di strada. Si distribuiscono profilattici e informazioni sanitarie, si fanno accompagnamenti alle strutture sanitarie pubbliche, tipo i consultori, quando una ragazza lo richiede. Ce ne sono vari di progetti analoghi in giro per la penisola. Gestiti da ong convenzionate o direttamente dai comuni, come nel mio caso.
La ragione per la quale questi progetti di “riduzione del danno” vengono finanziati è la lotta contro le malattie sessualmente trasmissibili e la tutela della salute pubblica.
Com’è noto le prostitute, per la quantità di rapporti sono potenzialmente i nodi principali del contagio (i cosiddetti hub, nel modello matematico che simula la diffusione di un virus) . Dico potenzialmente perché pare che in realtà le prostitute sieropositive siano una minoranza e che siano tra le categorie che maggiormente si proteggono.
Per quello che è la mia esperienza diretta, ritirando i referti delle analisi del sangue di svariate decine di loro, posso confermare questo dato.
Tuttavia, sia pure in piccola minoranza, ci sono sulla strada prostitute sieropositive.

Per loro l’unica possibilità di uscirne, attualmente, è fare la famosa denuncia alla questura.
Ma denunciare non è così semplice. Oltre alla paura delle conseguenze su parenti e familiari c’è spesso un debito di riconoscenza nei confronti di quelli che noi chiamiamo sfruttatori ma che per loro sono spesso dei salvatori che le hanno sottratte ad un destino peggiore. Questo è vero particolarmente per le nigeriane.
“Quando sono venuta in Italia sapevo già di essere malata e sapevo che l’unica possibilità di vita era quella di andare in un paese europeo dove ci si può curare gratis. Ho dovuto pregare per trovare qualcuno che mi portasse in Italia e cosa avrei dovuto fare dopo ? Denunciare chi mi aveva salvato la vita ?” Così mi ha detto una ex prostituta nigeriana.

Quindi ecco la proposta: perché non dare facoltà alle prostitute sieropositive di essere inserite nei programmi di protezione sociale anche senza la necessità di una denuncia ?
Se non lo vogliamo fare per loro, facciamolo per noi. Per la tutela della salute pubblica.
E’ pragmatico ed è etico. E’ laico ed è cristiano. Più di così cosa deve proporre uno per compiacervi a voi, o ineffabili maggioranze?

lunedì, maggio 15, 2006

Continua ad essere altrove

Non sorprende che il concetto di lavoro nell’antichità avesse assunto il significato collaterale di sofferenza e infelicità (come in latino). La sofferenza della persona attiva in senso negativo è “vacillare sotto un carico gravoso” (laborare)
(…)
Nei poemi omerici l’eroe Ulisse è orgoglioso di aver intagliato da solo il letto nunziale. Non l’attività in quanto tale era disonorevole, e neppure il lavoro manuale, ma la sottomissione dell’uomo ad altri uomini o a una “professione”
(…)
Fu il cristianesimo a ridefinire per la prima volta in senso positivo il significato negativo dell’astrazione “lavoro”, e in modo del tutto paradossale, cioè come sofferenza e infelicità! Ovvero: se la sofferenza del Cristo sulla croce ha redento l’umanità dai suoi peccati terreni allora la fede esige “l’imitazione di Cristo”. Questo significa farsi carico gioisamente e spontaneamente della sofferenza. Con questo genere di fede masochista nella sofferenza positiva, il cristianesimo nobilitava anche il lavoro come obiettivo desiderabile, nello stesso senso in cui occasionalmente ci si flagellava in estasi ascetica.
(…)
Fu solo il protestantesimo, particolaremente nella sua forma calvinista che, a partire dal XVI secolo, rese il masochismo cristiano della sofferenza del lavoro un elemento di questo mondo; il credente non doveva più (meno che mai per guadagnare soldi) assumere su di sé le sofferenze del lavoro come “servo di Dio” nella solitudine del chiostro, ma lo doveva fare per ottenere successo nella società terrena e proprio in questo modo dimostrare di essere “eletto” da Dio! Ma naturalmente egli non poteva assolutamente godere dei frutti del successo per non perdere la grazia divina dell’imitazione di Cristo.
(…)
In questa singolare combinazione tra un mesto scopo ultraterreno con un altrettanto mesto scopo di questo mondo sorgeva l’ancor più mesta mentalità moderna del lavoro- il lavoro come una specie di disturbo comportamentale.
Robert Kurz – La dittatura del tempo astratto

mercoledì, maggio 10, 2006

il nostro agente in Egitto

Linco poco e sempre gli stessi, e si sa.

In questi giorni ero distratto, ma mi preme segnalare che - vi ricordate che hanno messo delle bombe in una località turistica egiziana quindici giorni fa, una vita? Beh, era una delle spiagge preferite di Lia.

La quale Lia, dopo le lamentazioni del caso, ha anche scritto un pezzo che magari è un po' dietrologo ma secondo me è magistrale, per come riesce a spiegare Dahab e a contestare la versione ufficiale dei fatti (in breve: secondo Lia la matrice terrorista e beduina è fumo negli occhi: dietro ci sarebbero interessi turistici e, in un certo senso, governativi).

In seguito c'è stato ancora spazio per una polemica e per un'invettiva: quest'ultima vale la pena citarla con calma un altro giorno. Insomma, leggete sempre Lia, perlomeno scorretela. E' molto più interessante di quello che succede qui.

lunedì, maggio 08, 2006

come muore un carpigiano

Sappiamo che è stato attaccato da un animale della savana, infatti è morto per le ferite riportate. Forse era sceso dalla jeep, raccontava sempre "quando cammini nel bush, di colpo ti puoi trovare davanti un elefante".

Invece era un rinoceronte.

mercoledì, maggio 03, 2006

clandestino

Non dovrei fare quello che sto facendo qui.
Vi scrivo da una monodisciplinare - non ho fatto niente di male per essere qui, a parte una laurea, un'abilitazione, ecc.
La monodisciplinare è una riunione di professori come me.
In questa sala ci sono trenta profesori come me, nessuno ha il sesso che ho io, una manciata è sotto i 45 anni, il resto sopra.
Discutono di portfolio, non sono in grado non dico di mettersi d'accordo, ma nemmeno di parlare una per volta. Ho assistito a forum globali meglio organizzati.
Io in novembre ero il pivellino gentile, adesso è maggio e volto le spalle. Nessuno riesce a capire cosa sto facendo - a un certo punto ero tentato di scaricare roba da Ipod.
Sono tutte molto incazzate per via di un verbale di marzo che non si trova. C'è una che prova a cercarlo in presidenza. Arriva con un dischetto, dice che non riesce ad aprirlo. Ci provo io. Scopro che c'è un folle in libertà che invece di salvare i documenti sui dischetti, ci salva i collegamenti, avete presente, i file .ink. Questa persona non è in sala, è in giro nel mondo a far danni. Io non ci posso fare nulla e neanche voglio.
Ogni tanto interrompo il vocio con starnuti fragorosi, perché oggi è il Graminacea-Day e l'antistaminico non m'è ancora entrato in circolo. Ho tutto il palato che mi prude, mi ci vorrebbe del colluttorio. Mi ci vorrebbe del whisky. Naturalmente l'alcool e l'antistamina mi farebbero fuori in tre minuti, il che gioverebbe anche al mal di denti e una lieve dissenteria. Per il resto sto bene.

Sono qui soltanto perché prima o poi, nell'OdG, si dovrebbe parlare dei temi d'esame, perché sono preoccupato. I miei ragazzi sono molto sensibili alle tracce dei temi, se non ne trovano una che gli ispira si bloccano, proprio come gli scrittori, restano tre ore cocciuti col foglio bianco davanti, io li soffocherei con le bozze della brutta copia, ma c'è una normativa comunitaria che me lo impedisce.

(Queste tra un po' si menano. Oppure entra Maria de Filippi col microfono. Le do' cinquanta/cinquanta).

Ho cambiato idea, oggi, sul ricambio generazionale. Deve esserci adesso, subito, questa stanza deve riempirsi all'istante di una trentina di 25enni neolaureate. La mia vita professionale svolterebbe.

lunedì, maggio 01, 2006

La vita è altrove


Un cadavere domina la società: il cadavere del lavoro. Tutte le potenze del pianeta si sono allineate per difendere questo dominio: il Papa e la Banca Mondiale, Tony Blair e Jorg Haider, D'Alema e Berlusconi, sindacati e imprenditori, ecologisti tedeschi e socialisti francesi. Tutti costoro conoscono soltanto una parola d'ordine: lavoro!lavoro!lavoro!
...

E' assurdo: mai la società era stata una società del lavoro come in quest'epoca in cui il lavoro è stato reso superfluo. Proprio nel momento della sua morte il lavoro getta la maschera e si rivela come potenza totalitaria, che non tollera nessun altro dio all'infuori di sé
...
Che le potenze del mondo ci dichiarino pure pazzi perchè vogliamo provare a rompere con il loro irrazionale sistema coercitivo. Noi non abbiamo niente da perdere se non la prospettiva della catastrofe verso la quale ci stanno guidando. Abbiamo invece da guadagnare un mondo al di là del lavoro.
Proletari di tutto il mondo, dite basta!
Gruppo Krisis - Manifesto contro il lavoro, 1999

"Perciò l'operaio solo fuori dal lavoro si sente presso di sé; e nel lavoro si sente fuori di sé. E' a casa propria se non lavora, e se lavora non è a casa propria. Il suo lavoro quindi non è volontario, ma costretto, è un lavoro forzato. Non è quindi il soddisfacimento di un bisogno, ma è soltanto un mezzo per soddisfare bisogni estranei. La sua estraneità si rivela chiaramente nel fatto che non appena viene a mancare la coazione fisica o qualsiasi altra coazione, il lavoro viene fuggito come la peste."
Karl Marx - Manoscritti economico-filosofici, 1844

e buon 1° maggio a tutti