giovedì, settembre 11, 2008

Che stanno nelle tenebre

Anch'io ogni tanto ho i miei momenti di revisionismo.

Per esempio, nella prima metà degli anni '90 continuavo a pensare che le droghe leggere non dessero dipendenza. Lo leggevo, lo sentivo dire, mi fidavo. Poi ho cominciato a fare caso a quello che invece vedevo con gli occhi.

Analogamente, per molti anni ho sentito dire da uomini seri, degni di fede, esperti dell'argomento, che vietare la prostituzione stradale era una cura peggiore del male. Se devono battere, che battano sul ciglio della strada, dove si controllano a vicenda e possono essere raggiunte dalle associazioni; se le chiudessimo di nuovo in casa lo sfruttamento diventerebbe ancora peggiore. Ripeto, l'ho sentito dire e ci ho creduto (anche se ogni tanto mi chiedevo: in che senso peggiore? C'è qualcosa di peggiore?)

Gli anni '90 li ho proprio passati così, senza né fumare né andare a troie, ma fermamente tollerando spaccini e pattone, in quanto emissari di questo famoso male minore.

Ancora oggi è uscito un comunicato congiunto di Asgi, Gruppo Abele, On the Road, Caritas Italiana, Coordinamento nazionale comunità di accoglienza, Comitato per i diritti civili delle prostitute, Comune di Venezia, Consorzio Nova, Dedalus, Save the Children, in cui si avverte che (cito dal Corriere) "vietare la prostituzione in strada significa spingere chi si prostituisce nel sommerso degli appartamenti, dove chi è sfruttato lo sarà ancora di più, invisibile per forze dell'ordine e operatori sociali". Se lo dicono loro, sarà vero, no? Eppure.

Senz'altro tutte queste associazioni, se perdono la strada, perdono gran parte della loro possibilità di intervento. Ma questo significa necessariamente che le condizioni di vita delle prostitute, in generale, peggioreranno? Me lo chiedo sul serio, non è una domanda retorica.

In casa ti sfruttano di più, dicono. In tal caso i racket - che ragionano da un punto di vista economico - si sarebbero trasferiti negli appartamenti da un pezzo. Questa idea per cui in strada c'è più autonomia e solidarietà e in casa c'è più sfruttamento oggi mi sembra un po' più discutibile. Forse viziata da un'ideologia, se non da un semplice ragionamento di sopravvivenza da parte di associazioni che in strada possono funzionare, e in casa no.

Però devo dire che non me ne intendo molto - Cragno? Ehi? Ci sei?

Reazioni:

5 commenti:

  1. Il post è interessante e i dubbi sono legittimi e salutari; però la logica è parecchio sconnessa (sei in fase di brainstorming?).

    Paragoni la questione attuale, che è un'idea di cui si può discutere, con il tuo plateale abbaglio sulle droghe (non avevi amici fumatori o dediti all'alcool?).

    Comprendo che il post voglia proporre - al di là del merito specifico - i tuoi timori sull'affidabilità dei processi coi quali ti fai delle opinioni.

    Tuttavia non capisco davvero.

    Io ho un amico interista a cui piace mangiare il branzino; ciò non stabilisce alcuna correlazione tra l'Inter e il pesce.

    Conclusione: se ti sei ricreduto sulle donne in strada, adduci motivazioni.
    Altrimenti si tratta di divagazioni metalogiche abbastanza generiche.

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  2. pensavo di fare un post sull'argomento

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  3. ...e comunque tra Inter e pesci c'è molta più attinenza di quanto si creda, soprattutto quando i pesci in questione mirano alla faccia.
    Lo dico da interista

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  4. direi la mia, se la pubblichi

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  5. "Ma questo significa necessariamente che le condizioni di vita delle prostitute, in generale, peggioreranno?"

    Beh, si.
    Non vedo come la criminalizzazione, con ulteriore aumento della pressione e delle possibilità di ricatto, e l'allontanamento dal controllo sociale e di polizia possa giovare in qualche modo alle vittime della tratta.
    Ha tutta l'aria di un accanimento contro le vittime, l'ennesima misurta di facciata per un paese di vecchietti incarogniti.

    Segnalo in particolare questo comunicato di associazioni di ex vittime della tratta ed ex clienti.

    E questo articolo tratto da Unimondo.

    "In casa ti sfruttano di più, dicono. In tal caso i racket - che ragionano da un punto di vista economico - si sarebbero trasferiti negli appartamenti da un pezzo."

    Dai, puoi fare di meglio, ste uscite da bar sport proprio non sono da te.

    Non è questo il luogo per dissertare dui diversi tipi di prostituzione e di sfruttamento; basti dire che esistono anche associazioni di ex prostitute favorevoli alla liberalizzazione della "professione" anche al fine far emergere le schiave più schiave (che non sono tutte per strada)

    Grullo

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