Il tenente Colombo è un altra cosa
Ho visto il film di Deaglio e posso dire che le cose inspiegabili sono almeno due: la prima è l’andamento delle elezioni politiche 2006, la seconda è il modo di Deaglio di condurre le inchieste. Dunque: come si dice in gergo Deaglio ha per le mani una cosa grossa. Certo l’idea di base non è sua: viene da un libercolo di autore anonimo, pubblicato a maggio sottoforma di romanzetto di fantapolitica, che svela un ipotetico retroscena delle elezioni di aprile. La forza di questa storia, quello che la rende diversa dalle tante storiellette complottistiche che girano nel nostro paese è che qui ci sono dei numeri. Dei numeri difficili da spiegare.
Immagino che i fatti, almeno sommariamente, ormai li conosciate tutti: alle ultime politiche si verifica un crollo delle schede bianche. Un crollo generalizzato a tutte, ma proprio tutte, le regioni italiane. Inoltre le schede bianche, a dispetto di tutte le tradizioni consolidate nel nostro paese, si spalmano in maniera quasi uniforme su tutto il territorio nazionale. Deaglio fa notare che gli exit poll hanno sbagliato clamorosamente due dati: il numero delle suddette schede bianche, sovrastimandolo rispetto ai risultati ufficiali e il dato di Forza Italia, sottostimandolo. Da cui, ipotizza il nostro, uno più uno fa due: molte schede bianche sono state attribuite a Forza Italia. Come questo sia stato possibile il film lo spiega, lasciando intendere di avere un suggeritore occulto, una Gola Profonda, tramite una manipolazione del cervellone informatico centrale del Ministero degli Interni.
A rafforzamento di questa tesi si aggiungono una serie di prove indiziarie: gli strani inconvenienti la notte dello spoglio, coi dati che affluiscono frammentariamente, bloccandosi per ore in alcune province, l'andamento stesso dello spoglio, che linearmente ad ogni rilevamento aumenta la percentuale della CdL a scapito dell'Ulivo, lo spostamento di alcuni prefetti a una settimana dal voto. Si aggiunge il fatto che di solito, circa due mesi dopo le elezioni, il suddetto Ministero dà alle stampe un volumone che racchiude tutti i dati statistici del voto appena svoltosi e che stavolta, a distanza di sette mesi, non è ancora uscito né si sa se mai uscirà. Perché, dice sempre Deaglio, i numeri sono impresentabili.
Ma di fronte a una vicenda come questa, fatta tutta di numeri, cosa fa Deaglio ? Interpella esperti del voto e insigni matematici facendo loro analizzare le serie storiche dei risultati per sapere se è mai successo che le schede bianche calassero in tutte le regioni italiane, che ci sia stato un calo così marcato nel giro di una legislatura, che si distribuissero in modo così uniforme? Chiede loro quale probabilità hanno tutti questi eventi di verificarsi contemporaneamente ? Va a intervistare i responsabili dell’Ufficio elettorale centrale degli Interni chiedendo le ragioni del ritardo nell’uscita dei dati statistici ?
Nulla di tutto questo: il direttore di Diario riesce invece a rifilarci venti minuti (a occhio e croce) di Gattopardo, Portella delle Ginestre e intervista a un tal Michael Stern, ex giornalista americano che ha conosciuto il bandito Salvatore Giuliano. E’ clamoroso. A meno che non ci siano dei messaggi in codice, dire che niente di tutto questo c’entra una mazza col tema è ancora parlare per eufemismi. Poi finisce buttandola nel generico complottismo all’italiana, collegando l’arresto di Provenzano alle elezioni, senza ovviamente chiarire a chi giovi questa cosa e perché (ma se Provenzano fosse stato arrestato qualche giorno prima delle elezioni cosa avrebbe detto Deaglio? E se fosse stato arrestato adesso ? Sarebbe riuscito a non collegarlo con la finanziaria ? E se non fosse proprio stato arrestato ? Non sarebbe forse per Deaglio “Il fantasma di Corleone” di cui lo Stato si serve ?)
Alla fine, come in tutti i gialli di maniera, l’assassino è il maggiordomo: con Pisanu, vecchia volpe, non si sa quanto coinvolto nel broglio, che assieme alla democrazia fa fuori pure Berlusconi.
Sarà anche, ma con un simile detective sulle sue tracce ha buone probabilità di farla franca.