martedì, marzo 30, 2010

Carpi, Modena, Emilia, Bulgaria

Questo è il mio paese. Ce ne sono tanti come lui, ma questo è il mio. Il mio paese è il mio migliore amico, è la mia vita. Io debbo governarlo come domino la mia vita. Senza di me il mio paese non è niente; senza il mio paese io sono niente. Debbo superare l'avversario, debbo fare propaganda meglio del mio nemico che cerca di superare me, debbo superare io prima che lui superi me e lo farò. Al cospetto di Dio giuro su questo credo. Il mio paese e me stesso siamo i difensori della patria, siamo i dominatori dei nostri nemici, siamo i salvatori della nostra vita e così sia, finché non ci sarà più bipolarismo ma solo pace. Amen.

Ma 'sta Lega, insomma, quando arriva

Si stupiscon tutti che cresca la Lega anche da noi. E insomma, son quindici anni che cresce. E' un po' come il discorso "gli operai votano lega!" Ma va? Io, dalle chiacchiere che sento in giro, dall'aria che respiro, mi aspetterei anche che fosse già al trenta, al quaranta. Ma questa manfrina per cui continuano a dire "Vedrai che passiamo il Po, arriviamo, espugniamo, vinciamo, vedrai, la prossima volta"... e poi pigliano il 14%, capirai.

Però nessuno li sfotte. Sono sempre i veri vincitori. I vincitori morali. Di lotta e di governo. Lottano una sega e si fanno governare dai clienti di Scapagnini. Boh, vabè. Pronti a versare altri 500 milioni ad Alemanno? Pronti? Votate per noi contro Roma Ladrona! Vabè.

Se poi vai a vedere i numeri generali, insomma: son sempre lì. Il dodici per cento nazionale. Sono i nuovi Socialisti, stan su le palle a tutti gli altri ma comandano, la fine sarà amarissima. Il Pd, per dire, è al 26. Anche il PdL, regione più regione meno. Poi c'è un partito di cartone, l'IdV che ha una pura funzione antiberlusconiana, e rusca su il 7% (coi grillini anche il 9%). Avete voglia a dire che con l'antiberlusconismo non si vince: un Pd che sapesse interpretare con serietà un sentimento antiberlusconiano che esiste, magari non vincerebbe, ma passerebbe la boa del 30%. Poi ci sono gli astenuti. Insomma, continuiamo a perdere, ma dopo ogni goal la palla è sempre al centro, si riparte, i leghisti non sono Highlander, Berlusconi si sta sgonfiando in tutta Italia; si tratta di intercettare un po' più di scontenti, e tra questi pure i viola, i grillini, i comunisti.

(Sempre ricordando che il campo di gioco è in salita).

lunedì, marzo 29, 2010

Caro astensionista di sinistra: THE FINAL ARGUMENT

Non voti? Bravo, neanche Christian Rocca.

Il cavaliere Errani

Inizialmente volevo scrivere una cover della terza uscita di Don Chisciotte, quella dove si ride un sacco perché tutti i nobili e i cortigiani che lo ospitano han già letto la prima parte e gli fanno una valanga di scherzi. Poi, però, ho pensato che non avevo una gran voglia di essere così impietoso nei confronti del Cavaliere dalla Triste Figura. Allora mi sono ricordato che c'è un passo di Miguel De Unamuno nel libro Vita di Don Chisciotte e Sancio Panza, che a pagina 188 dice così:
In questa terza ed ultima uscita di Don Chisciotte lo vedremo sprofondare negli abissi della sua saggezza, tanto che giungerà a scomparire in essi con la propria morte esemplare.
Poi stasera vedremo come va a finire. Secondo me ridiamo meno.

domenica, marzo 28, 2010

Scherzo senza fine

A volte ho la sensazione di vivere in Italia, sì, ma nell'anno del Pannolone per Adulti Depend. Diciamo che ci sono dei segni che mi fanno pensare che Infinite Jest si potrebbe ambientare adesso qui: a sud una Grande Concavità inquinata da cedere probabilmente a Gheddafi, a nord un regime di pulizia e di intrattenimento. Mancava forse il culte du train, eccolo qua:
Tredici ragazzini, tra i 14 e i 16 anni, hanno rischiato la vita sull'A7 Milano-Genova. Una gara d'audacia, una roulette russa interrotta in tempo dalla Polizia stradale che li ha bloccati dopo una rocambolesca fuga nei boschi.
Gli Assassini a Rotelle di domani. Tu lascia che s'impossessino della puntata di blob dello scorso 25 luglio, eccetera.

sabato, marzo 27, 2010

Ma le sinistre sognano rivoluzioni elettriche?

Meglio, forse, riaccendere la TV. Ma i TG, rivoltati e guidati dal governo, lo atterrivano. Lo informavano in un'interminabile sequela di modi diversi che lui, uno di sinistra, non era gradito. Non era di alcuna utilità, anzi: era pericoloso, quasi. Non poteva, nemmeno se l'avesse voluto, emigrare. E allora perché ascoltarli? si chiedeva irritato. Si impicchino loro e la loro egemonia culturale: spero che prima o poi scoppi una rivoluzione – dopo tutto, almeno in teoria, era possibile – e che si riducano come quelli di quasi un secolo fa. Se tutti quelli che sono emigrati potessero ritornare... È ora di attaccarsi a internet, disse tra sé, e attraversò il salotto portandosi presso il computer portatile.
Quando l'accese, il solito vago giro sui social network diceva #raiperunanotte ovunque; cliccò avidamente, già rincuorato. Poi lo streaming mostrò uno spettacolo, come imitasse una nota trasmissione televisiva; un collage andava componendosi, fatto di comici, suonatori stralunati, conduttori e commentatori. Così, respirando profondamente per calmarsi, allargò lo streaming a tutto schermo e si mise a guardare.
L'immagine si coagulò; vide subito un paesaggio ben noto, lo studio di Annozero riadattato per un palazzetto e tendente al rosso. Una figura solitaria, di forma più o meno umana, pronunciava parole di sfida e ogni tanto sorrideva sornione: un uomo anziano dai capelli in caduta libera gli offriva una ben misera protezione, come se fosse stato strappato dall'ostile paesaggio della televisione pubblica. L'uomo, Michele Santoro, continuava a presentare questo e quello, comici, suonatori stralunati, conduttori e commentatori.
Era passato da una realtà all'altra nel solito modo incomprensibile dei social network; l'accavallarsi di commenti, tag e link, accompagnato dall'identificazione culturale con la parte di Michele Santoro. Ed era accaduto lo stesso a chiunque stava connesso in quel momento, sia sulle TV locali che sullo streaming dei vari siti d'informazione, ma soprattutto su Twitter, Friendfeed, Facebook, Tumblr. Li sentiva in sé, gli altri, ne incorporava il fitto e confuso brusio di pensieri, sentiva nel proprio cervello il rumore delle loro innumerevoli esistenze individuali. A loro – e a lui – importava solo una cosa; questa fusione delle loro opinioni focalizzava la loro attenzione sulla protesta, sulla vittoria, sul bisogno d'una rivoluzione. Commento dopo commento si sviluppava, in modo talmente rapido da perdere il filo del discorso. Eppure c'era. Siamo di più, pensava, mentre twitter continuava a infiammarsi. Oggi siamo più di ieri, e domani... lui, la stressata figura di Michele Santoro, rideva sornione al turpiloquio grottesco di Luttazzi e ai dati dell'auditel e delle connessioni. Scrutava le possibilità di una rivolta. Impossibile distinguerne l'avvento. Troppo lontana. Ma sarebbe arrivata.
Quante volte l'aveva già fatto? Le svariate volte si confondevano; il futuro e il passato si confondevano: era successo anche con Sanremo, per la manifestazione del PdL e per quella stupida conferenza stampa. Dio, pensò, Come può considerarsi giusto tutto questo? Perché mi ritrovo sul divano tutto solo, perseguitato da un nemico che non riesco neanche a vedere? Ma poi, davanti a lui, il confuso brusio di tutti gli altri che si erano connessi in quel momento ruppe l'illusione di solitudine.


(liberamente tratto da, capitolo secondo. Continua, forse.)

giovedì, marzo 25, 2010

Riferimenti puramente casuali

La sera di venerdì 4 luglio 1862, il reverendo Charles Lutwidge Dodgson, lecturer e tutor di matematica al Christ Church College di Oxford, scrisse nel diario:

Atkinson ha portato da me le sue amiche, signora e signorina Peters, che ho fotografato e che poi hanno sfogliato il mio album e si sono fermate a pranzo. Poi sono andate al Museo e Duckworth e io abbiamo fatto una gita risalendo il fiume fino a Godstow con le tre Liddell: abbiamo preso il tè sulla riva e siamo tornati al Christ Church solo verso le otto e un quarto di sera, quando le abbiamo portate nelle mie stanze a vedere la mia collezione di fotografie, e le abbiamo accompagnate al decanato poco prima delle nove.

"Le tre Liddell" erano le figlie del decano di Christ Church, uno degli autori del famoso dizionario di greco Liddell & Scott. Si chiamavano Lorina Charlotte, Alice e Edith, soprannominata Matilda. Alice aveva dieci anni.

(da "Il Mondo delle Meraviglie" attuale ha bisogno di Alice, prefazione di Whystan Hugh Auden all'edizione del 1962 de Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie - su Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e Al di là dello Specchio, Einaudi 2003, pag. III - grassetto mio)

mercoledì, marzo 24, 2010

Non c'è niente al mondo che abbia questo odore

"È buono vero? Senti com'è buono? le leggi che bruciano, le senti? Non c'è niente al mondo che abbia questo odore. Mi piace l'odore delle leggi dello Stato Italiano che bruciano al mattino. Una volta ne abbiamo bruciata qualcuna in più, il rogo arse per dodici ore, e poi siamo andati a vedere. Non c'era più neanche l'ombra di quegli sporchi cavilli. Ma quell'odore... sai quell'odore di carta? Tutto intorno. Profumava come... come di vittoria. Prima o poi lo faremo con la Costituzione. Un bel giorno questa guerra finirà."


(foto via
gravitazero)

domenica, marzo 21, 2010

sabato, marzo 20, 2010

"siamo già oltre il milione"

Come no. Anch'io, per esempio, nel mio piccolo, in questo momento sono una dozzina di persone - facciamo una quindicina, vah. (Foto Metilparaben).

venerdì, marzo 19, 2010

indovina chi

[Questo pezzo è così stronzo e inutile che forse tra un po' lo tolgo anche da qui]. Ci stavo pensando in margine a quella farsa del capitolo farlocco di Petrolio: qualcuno deve pure averlo scritto, no? Ma chi? Insomma, non sono mica tanti in grado di fare una cosa del genere. Il colpevole dovrebbe essere:

a) Uno che sa scrivere, altrimenti pure Dell'Utri rischiava di accorgersene. (tlactlactlactlactlac).
b) Meglio se conoscitore di Pasolini - studiosi, curatori di edizioni, gente così (tlactlactlactlactlactlactlactlac)
c) Gente senza scrupoli, gente che ha bisogno di soldi per garantirsi stra-vizi senza i quali non riesce ad andare avanti (tlactlac).

Fine. Il gioco è finito. Chi è stato? Nessuno. Infatti il capitolo farlocco non esiste. Segue un'intercettazione immaginaria della telefonata di due persone che non esistono.

"Pronto professo', come va?".
"Pronto malavitoso con cui talvolta m'intrattengo: bene, devo dire bene, e tu?"
"'Nzomma. Sto qua che devo fa'... devo regala' quarcosa a un senatore e... lui è uno che je piacciono i libbri, ài presente".
"Libri, certo".
"Ma 'nfatti tu ne scrivi, no? Ecco, però a lui piace della robba un po' strana, come ha detto che si chiamano... gli nediti".
"Gli inediti".
"Ecco, appunto, cioè".
"Sono testi che nessuno ha mai pubblicato, perché magari lo scrittore è morto prima, e gli appunti sono stati rubati".
"Aaaah, ho capito, robba rubata, forte. Ma tu hai presente dove ne posso trova'?"
"No, mi dispiace, è un mondo che non frequento più".
"Se capisce, tu ormai frequenti solo i culturisti culattoni, no?"
"Ma no, quella è una finzione romanzesca, io in realtà..."
"Come no professò, come no, lo sanno tutti che lei c'ha sta fissa romanzesca che non la lascia dormi'. Comunque sa quel che ho pensato? Che lei è uno scrittore, pure bravo me dicono, quindi un coso, un inedito me lo potrebbe scrivere lei, no?".
"Non credo che al tuo senatore interesserebbe un mio inedito".
"No, se c'è scritto sopra il tuo nome. Ma il nome di uno scrittore importante... senza offesa, eh, professo'..."
"Ah, tu dici un falso. No, mi dispiace, non posso scrivere inediti falsi, sarebbe contro la mia deontologia professionale".
"Facciamo ventimila per venerdì?"
"Venerdì, ottimo".

Know Your Rights

Lavoro in una fabbrica di mille persone provenienti un po' da tutta la penisola, anche dal Molise, se esiste: un buon campione per fare dei sondaggi sotto elezioni. In periodi come questo mi prodigo in analisi e osservazioni attente: nelle pause operaie della produzione, alle macchinette del caffé affollate d'impiegati con le occhiaie, fra i drappelli di fumatori ai posacenere esterni, fin su nella palazzina direzionale, ogni tanto.

Ho una teoria (sì, come fa Leonardo): otto italiani su dieci credono che non votando per N volte (tipicamente tre) si perda il diritto al voto. Non solo, pensano che il futuro sia compromesso, che non potranno mai più ricoprire cariche pubbliche e che una loro immaginaria fedina elettorale rimanga sporca per sempre.

Poi provo a spiegarglielo, provo a convincerli che non è vero niente. Due o tre degli otto su dieci mi dicono Grazie, mi hai aperto gli occhi, non vado a votare. Altri due o tre rispondono Ok, ma non votare è una brutta cosa. I restanti non mi credono, quando possono mi evitano. Questa è gente che non si fida nemmeno di Yahoo! Answers.

giovedì, marzo 18, 2010

Rataplan! Tambur io sento

"Sono proprio le parole giuste. Ecco fatto. Ora sapete tutto. Sapete come si può ridurre un uomo costretto dall'opposizione alle corde. Io guardo ancora dal finestrone, giù verso via Teulada, ma c'è più speranza per questa televisione pubblica? Una cosa è sicura, e io voglio che lo sappiano, tutti i santori e i travagli e le dandini. Il tg che distrusse i loro piani e le loro satire l'ho lasciato a Minzolini. Ma il vecchio Fede che mi fu compagno nelle campagne elettorali l'ho con me, nascosto. Se mandano qua un altro loro aguzzino, io sono pronto ad aprire il fuoco."

(liberamente tratto dal finale di. Oggi, peraltro, iniziano le cinque giornate)

domenica, marzo 14, 2010

Gerontocrazy

Ne ho visti dieci secondi scarsi, in ogni caso ritengo che la fiction su/con Sofia Loren di Rai1 sia uno dei più grandi furti della Storia della Rai, e ho detto tutto. No, dirò ancora qualcosa. Nei dieci secondi che ho visto c'era Sofia Loren, com'è oggi, che interpretava sua madre, negli anni Cinquanta; e c'era Paolantoni che sbavava per lei. Paolantoni che sbava per una settantenne-e-qualcosa in prima serata, senza bollino rosso, senza Gialappa, con un chroma key che faceva i brividi per quanto era fatto male, no, aspetta, forse era un brivido di nostalgia per il chroma key di Ralph Supermegamaxieroe.

sabato, marzo 13, 2010

Non hanno mai giocato alla lippa!

è preoccupante che i bambini della “nuova Brianza” conoscano come si declinino parole del gergo sportivo pakistano, e magari non sappiano il significato di papurott o non abbiano mai giocato alla lippa.

Altroché se è preoccupante, qui ci stiamo giocando le postazioni migliori al prossimo mondiale di lippa, che si terrà, ahem, immagino si terrà da qualche parte tra la nuova Brianza e le ex colonie brianzole d'oltremare (è lo sport più diffuso nel Commonwealth brianzolo).

Se siete curiosi c'è anche la voce di Wiki, anche se non è tanto comprensibile (probabilmente è stata sabotata dai malvagi paki che cospirano contro lanostracultura). Sul finale l'estensore dell'articolo si lascia sfuggire un dettaglio illuminante:
Maledetti pakistani.

venerdì, marzo 12, 2010

Ecce Labor

Michele al telefono con una collega è indeciso se andare o no allo sciopero della CGIL contro la crisi:

- No veramente non... non mi va. Ho anche un mezzo lavoro in sospeso e una riunione. Senti, ma che tipo di sciopero è? Non è che alle dieci state tutti a ballare i girotondi e io sto buttato in un angolo... no. Ah no, a tenere lo striscione non vengo. No, allora non vengo. Che dici vengo? Qua l'azienda è nella cassa integrazione, ma oggi non tocca a me. Mi si nota di più se vengo e faccio risparmiare alla ditta le mie otto ore o se non vengo per niente e mi faccio pagare? Vengo. Vengo e mi metto in fondo al corteo, così, con le mani in tasca, zitto, guardo anche da un'altra parte. Voi mi fate "Michele vieni davanti a tenere lo striscione con noi, dai" e io "andate, andate, son qui in fondo, vi seguo". Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo.

mercoledì, marzo 10, 2010

No, wait, WHAT'S THIS?


(Mi sveglio alle 6 che siamo in Siberia. Spalo il terrazzo. Spalo i marciapiedi. Mi reco nella locale scuola. Apprendo da un cartello squagliato che essa è chiusa d'ufficio. Torno nella mia dacia di Varykino. Vado su internet, miracolosamente in funzione. Apprendo di essere stato linkato dal New York Times. Non ci credo tanto, in ogni caso screenshot).

lunedì, marzo 08, 2010

Firme morte

“Permetta una richiesta...” proferì il rappresentante del piccolo Movimento per i Laziali con una voce nella quale risuonava un certo strano, o quasi strano, tono, e subito dopo, non si sa perché, si guardò dietro le spalle. Anche il rappresentante del grande Partito di Destra, non si sa perché, si guardò dietro le spalle. “Da quanto tempo lei si è degnato di consegnare le liste elettorali?”
“Se devo dirle la verità, non le ho ancora consegnate. Siamo un po' in ritardo, ma son cavilli che si risolvono.”
“E dal tempo che ha finito di raccogliere le firme, ne son morti molti dei suoi sostenitori?”
“Non posso saperlo; questa cosa, credo, si deve chiedere al segretario. Ehi tu!” disse rivolgendosi a un portaborse, “chiama il segretario, dovrebbe essere qui, oggi.”
Comparve il segretario. Era un uomo sui cinquant'anni, che si radeva la barba, portava una finanziera e, apparentemente, conduceva una vita molto tranquilla, perché il suo viso aveva in sé una certa grassa pienezza, e il colore giallo della pelle e gli occhi piccoli dimostravano che sapeva fin troppo bene cosa fossero i piumini e i materassi. Si poteva vedere subito che egli aveva condotto la propria vita come la conducono tutti i segretari dei partiti della destra; era stato prima un semplice impreditore che sapeva far bene di conto nella sua azienda, poi aveva frequentato qualche Patrizia-la-escort, la favorita dei signori, era diventato un funzionario di partito e poi segretario. E diventato segretario si era comportato, si intende, come tutti i segretari: si trovava e stava benone con quelli che erano più ricchi, rendeva la vita difficile ai più poveri; dopo essersi svegliato tra le dieci e le undici del mattino, aspettava l'inserviente con i giornali e il caffè.
“Ascolta carissimo! Quanti sostenitori ci son morti, da che abbiamo raccolto le firme per le liste elettorali?”
“Come quanti? Non ne ho idea, qualcuno sarà morto, da allora,” disse il segretario, e mentre lo diceva singultò, e si coprì un po' la bocca con la mano, come un piccolo scudo.
“Già, è vero, anch'io pensavo che fosse così,” lo sostenne il rappresentante del Partito di Destra, “cioè, qualcuno sarà morto!” E si girò verso il rappresentante del Movimento per i Laziali.
“Cioè, quanti, per esempio, in cifra?” chiese il rappresentante del Movimento per i Laziali.
“Già, quanti in cifra?” lo sostenne il rappresentante del Partito di Destra.
“E come si fa a dire una cifra. Non si sa mica, quanti ne morivano, nessuno li conta.”
“Già, proprio,” disse il rappresentante del Partito di Destra rivolgendosi al rappresentate del Movimento per i Laziali, “Anch'io lo supponevo, qualcuno sarà morto; del tutto sconosciuto, il numero di morti. Ne saran morti.”
“Tu, prego, contali,” disse il rappresentante del Movimento per i Laziali al segretario, “e fa' un elenco dettagliato con i nomi tutti.”
“Sì, con i nomi tutti,” disse il rappresentante del Partito di Destra.
Il segretario disse “Sissignore!”, e se ne andò.
“E che per ragione le serve?” chiese il rappresentante del Partito di Destra dopo l'uscita del segretario.
Questa domanda, sembra, mise in difficoltà l'ospite, sul suo volto apparve un'espressione, come se stesse facendo uno sforzo, che lo fece perfino arrossire, lo sforzo di esprimere qualcosa che è difficile rendere a parole.
“Lei mi chiede per che ragione. La ragione è questa: la mia è una lista piccola, vorrei comprare dei sostenitori...” disse il rappresentante del Movimento per i Laziali, e si interruppe e non finì la frase.
“Ma mi permetta di chiederle,” disse il rappresentante del Partito di Destra, “come li vuole comprare, dei sostenitori?”
“No, io non è che vorrei proprio dei sostenitori,” disse il rappresentante del Movimento per i Laziali, “io vorrei comprare i morti...”
“Cosa? Scusi?... sono un po' duro d'orecchi, ho sentito una parola stranissima.”
“Io pensavo di comprare dei morti, i quali, tuttavia, risultino dalla raccolta firme come vivi,” disse il rappresentante del Movimento per i Laziali.
[...]
Il rappresentante del Partito di Destra, fatto con la testa qualche movimento, guardò in faccia il rappresentante del Movimento per i Laziali molto significativamente, esibendo in tutti i tratti del suo volto e nelle labbra contratte un'espressione così profonda e quasi littoria che, forse, non era mai stata vista su un volto umano, con la sola eccezione di qualche ministro molto intelligente, un Letta nel momento in cui affrontava una questione molto complicata.
Ma il rappresentante del Movimento per i Laziali disse semplicemente che una simile impresa, o affare, in nessun modo sarebbe stato in disaccordo con le disposizioni statali e con gli interessi futuri della Regione Lazio e della coalizione nel Consiglio Regionale, e qualche istante dopo aggiuse che l'erario avrebbe potuto perfino trarre dei profitti, dal momento che avrebbe ricevuto qualche tassa, sicuramente qualcuna c'era, per legge.
“Allora lei crede...”
“Io credo che sia una cosa buona.”
“Ma, se è una cosa buona, è un'altra faccenda: non ho nessuna obiezione,” disse il rappresentante del grande Partito di Destra, e si tranquillizzò del tutto.
“Adesso bisogna solo mettersi d'accordo sul prezzo,” disse il rappresentante del piccolo Movimento per i Laziali
[...]


(liberamente tratto da qui. Continua molto meno liberamente qui.)

L'infetto

(L'immagine da Pocodopoknef).

Alcuni colleghi più *anziani* (ehi, colleghi, sto scherzando, nessuno di voi è anziano) mi danno del miracolato, perché loro ci hanno messo 20 anni per diventare di ruolo; io assai meno. Sì, ho avuto le mie fortune, le mie finestre favorevoli. E ho avuto anche pomeriggi orribili, come quando in sindacato mi dissero Guarda che ti hanno depennato dalla graduatoria perché non hai messo una crocetta a pagina 34365 della domanda. E io: Ma sì che ce l'ho messa, figuratevi, altrimenti perché avrei compilato la domanda? E loro: ne sei sicuro? Sicuro sicuro? E io: oddio, vi prego, sto per andare ad abitare con una che pensa che sono una persona normale che sa mettere le crocette, tutto questo non può succedere veramente a me, vi prego, alterate il continuum spaziotemporale, fate qualcosa.

Imprecai, supplicai, piansi. E loro mi dissero fa' così: va' in Provveditorato e impreca, supplica, piangi, e scrivi una letterina di scuse. Portati anche la vasellina... no, scherzo, ma se mi avessero detto di portarla l'avrei portata, perché era la mia vita e non potevo permettere che prendesse una direzione solo perché mi ero scordato (forse) una crocetta.

Vi leggo in questi giorni tutti molto scrupolosi della legge, tutti ossequiosi compilatori di impeccabili modelli unici, tutti pagatori di multe senza fiatare, tutti fatturatori infaticabili. Vi approvo, vi stimo, e internamente mi rodo. Io non sono tra voi. Il morbo dell'italianità mi ha contagiato, io sto tra i miracolati. Non ho corrotto nessuno, penso: ma avrei potuto farlo, magari un giorno lo farò (alla prossima crocetta). La vostra crociata contro il regime del Vizio di Forma è cosa buona e giusta, perdonatemi se vi seguo a distanza.

giovedì, marzo 04, 2010

Le regole, ehm, andrebbero rispettatine

Naturalmente ne so nulla: però la timidezza degli esponenti del Pd, sia a livello nazionale che locale, nei confronti di una controparte che sta semplicemente chiedendo di non rispettare le regole, mi dà da pensare.
E l'unica cosa che mi viene in mente - sarò prevenuto - è che al Pd non hanno la coscienza del tutto pulita. A parte il discorso dell'ineleggibilità di Errani in Emilia (è una vera spada di Damocle, se a quelli del PdL sono in vena di ritorsione dopo le elezioni fanno ricorso ed avrebbero anche possibilità di vincerlo), io non ci metterei la mano sul fuoco che l'autentica sulle firme raccolte dal PD porti ovunque una data successiva a quella in cui sono state chiuse le liste (che è la questione sollevata dai Radicali sulle firme di Formigoni, se ho capito bene). Questo spiegherebbe il profilo basso.

Poi mi rendo conto che la battaglia sulla legalità è sacrosanta: ma capisco che Penati di fronte alla prospettiva di governare per cinque anni con una vittoria a tavolino (senza cioè una autentica investitura popolare) si senta un po' a disagio. (La Bonino no: la Bonino dell'investitura popolare se ne frega allegramente, è di una scuola che ha sempre concepito la politica come tattica di regolamenti e non come strategia di conquista del consenso, e questo è uno dei suoi tanti capolavori. Onore al merito, però io son di un'altra scuola).

Ma frocio no

Puoi rubare, drogarti, mentire, uccidere, far parte della criminalità organizzata, partecipare a un regime sanguinario che fa strage dei tuoi concittadini e anche andare a puttane mescolandole con la cocaina, [...] ma frocio proprio no.

Aggiornamenti sulla mia idea di Inferno

Anche ascoltare Simona Ventura che non tace per tre ore di seguito, colla sua vocina non proprio esattamente melodiosa, mi sembra un supplizio degno dell'oltremondo.
(Il fatto che ci sia gente che si presta volontariamente a questa tortura per rilassarsi, target medio-colto, è cosa che mi stupisce senza fine).

mercoledì, marzo 03, 2010

Il senso di Dell'Utri per la sòla

Uno dei misteri più intriganti degli ultimi giorni è: ma dove l'ha trovato Dell'Utri un inedito di Pasolini? E' intrigante soprattutto se non seguite Dell'Utri. Perché se avete un po' di familiarità col tipo, conoscete benissimo il difetto che lo rende umano: laddove altri omologhi spendono e spandono per le femmine, Dell'Utri è un bibliofilo. Spende e spande per rettangoli di carta rilegati su un lato. Un vizio più di nicchia.
E quindi dove l'avrà trovato Dell'Utri un inedito di Pasolini? L'avrà comprato. E' quel tipo di persona a cui chiunque, trovandosi in possesso di un inedito di Pasolini, farebbe riferimento. Perché tra i bibliofili c'è chi ha fiuto per i pezzi unici. Dell'Utri non è tra questi. Ci sono anche quelli che si fanno rifilare qualsiasi sòla. Dell'Utri è più probabilmente tra questi. Se vi rammentate l'episodio dei diari di Mussolini... no? Ah, memorie corte.
In breve: c'erano in giro queste agendine attribuite a Mussolini. Avevano provato a rifilarle a tutti: Feltrinelli, Panorama, L'Espresso, e chissà quanti altri. Sapevano di sòla da un miglio. Chiunque sarebbe felice di trovare diari inediti di Mussolini (finalmente materiale nuovo per le dispense in edicola), però quando il grafologo ti dice no, lo storico ti dice no, il linguista ti dice no, insomma, alla fine è no. Puoi credere a tutto, ma non a un Mussolini che fa errori di quinta elementare: un ex-insegnante che prima di tutto era un instancabile giornalista divenuto poi, per una serie di complesse circostanze, dittatore di un popolo analfabeta (gli scherzi del destino). Magari ti sforzi un po' e riesci a credere a un patito di Nietzsche che sbaglia a scrivere il nome di Nietzsche, però poi sbaglia anche a scrivere la data di nascita di sé stesso, insomma. E poi è plausibile scrivere tutte quelle pagine di diario senza introdurre un solo dato che gli storici non conoscessero già, neanche il cognome di un'amante inedita di Ciano, niente di niente, solo che gli dispiace tanto per i poveri Ebrei (uno che si sta facendo in quattro per mandare avanti le leggi razziali)? Così alla fine nessuno si sentiva di comprarle, 'ste agendine. 
Poi un giorno arriva Marcello Dell'Utri, con una specie di scritta in sovraimpressione COMPRO QVALSIASI SOLA A QVALSIASI PREZZO, e fa lo scoop.
La cosa fantastica è che ci crede ancora: ogni tanto qualcuno ritira fuori la storia e lui conferma: li sto rileggendo, penso proprio che siano autentici, ne esce fuori un Mussolini molto umano. Va bene. A questo punto mettetevi nella testa di un falsario d'Italia: uno che piazzando una roba del genere ci campa per degli anni. E volete che non ci provi? Non bisogna nemmeno sforzarsi. Qual è lo scrittore più chiacchierato del Novecento? Ha scritto incompiuti? C'è da qualche parte un riferimento a un capitolo mancante? Benissimo. Che macchina da scrivere usava? Con un po' di fortuna è ancora in commercio. La carta si trova. Addirittura si sa già cosa doveva contenere il capitolo: scottanti retroscena su Mattei. Capite: Mattei morto ammazzato in circostanze misteriose, Pasolini pure, prime pagine assicurate, Dell'Utri compra sicuro. Ti piace vincere facile? Vendi un falso Pasolini a Marcello Dell'Utri.
Poi da qualche parte magari quel capitolo c'è. Ma che a Dell'Utri possano avere venduto l'originale... a Dell'Utri si rifilano le sòle, per definizione. E' l'equivalente bibliofilo di andare a donne e ritrovarsi a trans. Senza riuscire ad ammettere che ti ci ritrovi perché è esattamente quello che cercavi, ti piace più il finto del vero, hai il gusto della sòla, e che male c'è? Piace a tutti. Si chiama fiction. (Massimo rispetto allo scrittore che ha buttato giù un capitolo finto di Petrolio, non vedo l'ora di leggerlo; spero che oltre Dell'Utri prenda in giro anche Pasolini, che la prima lettera di ogni paragrafo componga la scritta F O R Z A   C A L V I N O, cose del genere). 

Statte bboni, ahò, sarete assimilati

Ogni resistenza è inutile. A questo punto io seriamente mi preoccupo perché nel mio condominio nessuno vuole fare l'amministratore, e se va avanti così per un'altra settimana, mi sa che anche quel posto se lo prende Maurizio Costanzo. Con la sua verve, il suo entusiasmo, il suo intendersi di normative condominiali così come di cultura giovanile come di cultura tout court.

Che poi ve la immaginate, una riunione di condominio che oltre a essere una riunione di condominio è pure presentata da Maurizio Costanzo? La prefigurazione dell'inferno

Ribadire aiuta


(Da Ohshhh! Segnalazione un po' intempestiva, mi rendo conto, è che mi manca il buon vecchio Cragno, Cragno dove sei? Tu sì che eri sempre sul pezzo).

lunedì, marzo 01, 2010

Improvvisa sensazione come di appartenenza

Un partito cialtrone, un partito di cioccapiatti talmente cialtroni che non riescono neanche a presentare le liste in tempo, un partito così, dopotutto, un po' mi rappresenta.

Cioè, votarlo ancora no, ma se c'è un fanclub contatemi.

(Catastrofe sul pezzo).