mercoledì, giugno 09, 2010

Consumare prima del 2043

Come qualcuno avrà già sentito dire, io faccio l'insegnante. Statale.
E non è che voglia menarmela per forza. Sono convinto che esistano mestieri assai più sfibranti. Sì, mi capitano periodi di stress, però torno a casa molto prima degli impiegati, e sudo meno dei muratori. Il rischio di uccidere qualcuno o me stesso è assai inferiore a quello di un camionista, e in più non mi annoio (i camionisti si annoiano alla grande). Mi è ignota l'ansia del broker, la mia cattedra non può sparire da un momento all'altro come una postazione di call center. E così via. E quindi?

No, niente. Volevo solo far sapere che io, a settant'anni, non ci arrivo.

Non è un lamento, è una constatazione. Fisicamente non sarò in grado, tutto qui. Già adesso arrivo all'una che traballo, vedo le stelline, voglio solo buttarmi su un divano come una cosa dimenticata. Può darsi che sia un difetto intrinseco, anemia, bassa pressione - ma anche i miei colleghi, devo dire, a 70 anni in cattedra non ce li vedo (peraltro questo significa che mi aspettano altri 20 anni di riunioni sempre più deliranti con gente che diventa sempre più sorda e ottusa, me compreso).

Poi ci sarebbe un discorso generale, ovvero: che senso ha una scuola con insegnanti settantenni? Un insegnante 70enne ha ancora qualcosa da dire ai suoi alunni? Secondo me no, però questo discorso generale io non mi metto neanche a farlo. Vorrei rimanere per una volta sull'individuale: signori, non è falsa modestia, è proprio che non ce la farò. Sono come un ciclista a cui mettete davanti una salita troppo ripida, sono come un alpinista davanti a una parete senza appigli. Qualcun altro sarà anche in grado, buon per lui, ma io no. Il professionista è una persona che conosce per prima cosa i suoi limiti, e i miei non arrivano di sicuro così lontano. E quindi?

E quindi è molto semplice: mi ammalerò e morirò prima (come alcuni colleghi stanno già facendo).
Insomma, è come se ieri sul giornale avessero pubblicato la mia data di scadenza.

9 commenti:

  1. Neanche io ci arrivo, mi sa.

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  2. Infatti ci vogliono arrivare solo le cariatidi dell'università dal presunto prestigio (e con uno stipendio "leggermente" diverso"). E chi li schioda...

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  3. mannò, sciocchino! Solo chi inizia a lavorare adesso lavorerà fino a settant'anni! Perché loro sono nativi digitali, e saranno bravissimi, mica come noi cariatidi!

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  4. In Germania solo 1/3 degli insegnanti riesce ad andare in pensione ai 65. Il resto vengono prepensionati per invalidità lavorativa.

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  5. Le cariatidi dell'universita' ci vanno gia', in pensione a settant'anni (o oltre, in qualche caso). E per la mia esperienza a volte e' anche una cosa buona.

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  6. I prof all'università a 70 anni detengono ancora varie cattedre, ma quelli non contano perché hanno i loro assistenti -barra-schiavi a fare il lavoro per loro.
    Un insegnante in una scuola statale è un miracolo se ci arriva a 70 anni! Leonardo hai tutta la mia comprensione... p.s. bella la citazione ungarettiana :D

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  7. La poeta: non e' che voglia difendere l'universita' italiana, sebbene sia la struttura che paga i miei pasti.
    Ma conosco in effetti professori che a 70 anni, quando vanno in pensione, saltano ancora i fossi per la lunga, come si dice da noi.
    E' vero che insegnare all'universita', perlomeno nel mio campo, e' intrinsecamente meno "usurante" (e anche meglio pagato, per chi arriva ad essere ordinario: obiettivo che tende ad essere raggiunto ad un eta' prossima a quella che per qualsiasi altro lavoratore e' quella pensionabile) che affrontare una classe di bambini o di adolescenti, comunque non autonomi e decisamente meno interessati.

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  8. Bello, non capisco solo cosa sia questa "pensione" di cui tutti parlate... Scherzi a parte sì, il disegno sembra quello dello sterminio. Eugenetica dei prof! Esalare l'ultimo respiro sulla cattedra, come gli attori sul palco. Vi manca solo l'essere sepolti in terra sconsacrata e siete a posto!

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