domenica, marzo 29, 2009

police in NYC they chase a boy right through the park

Io naturalmente, in quanto bolso blogger, sono beatlesiano, eppure ogni volta che sento il primo minuto e mezzo di questo pezzo mi viene voglia di rimetter su un complesso.
E penso che almeno, negli anni '70, se la polizia ti sparava finivi in un pezzo così. Oggi manco Venditti si fa più vedere.

La cruà seltique!

Questa cosa di Borghezio che dà lezioni aux fascistes è inquietante.
E' inquietante per i leghisti, che dovrebbero sentirsi un po' infiltrati da personaggi che usano il regionalismo come un cavallo di Troia.
E' inquietante pour les fascistes, che se hanno bisogno di consigli da gente come Borghezio devono veramente esser messi male.
(Ah, e poi è inquietante per me, ma se per questo, ormai tutto).

martedì, marzo 17, 2009

Fascisti su Piste

Caro Cragno,
giusto due o tre righe, per dirti che quando scrivi

Questa è un’idea forte di sinistra (?), non cercare di farsi maggioranza scimmiottando la destra. Prima o poi qualcuno lo capirà.

Sei pessimista. Qualcuno lo ha già capito, più o meno intorno al 1917: si chiamava Benito Mussolini, ha fondato un partito, non si è preoccupato troppo di farsi maggioranza, ha governato per un po'. Anche lui era convinto che "Dio non esiste, punto": quand'era ancora un maestrino sfigato con poca voglia di lavorare girava per la Svizzera e l'Italia tenendo conferenze appunto sul concetto che "Dio non esiste". Si presentava, affermava che Dio non esisteva, tirava fuori un orologio; e se Dio non lo fulminava entro tot, questa era la prova provata che Dio non esisteva: Odifreddi, nasconditi.

Oltre a mettere una pietra sopra il tuo dibattito ottocentesco sulla dittatura delle maggioranze, questa vorrebbe anche essere una spiegazione del perché io perdo la parte migliore della mia vita intellettuale a studiare autori fascisti. Non è che mi piaccia. Per esempio da bambino leggevo solo Gianni Rodari, che è il materialismo storico applicato alla didattica. Sotto sotto non sono cambiato e continuo a voler leggere o scrivere solo favolette alla Rodari, ancorché per adulti (se quelli che vi sembrano in giro vi sembrano adulti).

Il mio romanzo preferito di Rodari è Cipollino, un ragazzo a forma di cipolla che diventa un rivoluzionario. All'inizio del romanzo suo padre viene arrestato a vita per aver pestato un piede per sbaglio a un pezzo grosso durante una manifestazione. Quando Cipollino va a visitarlo in cella, suo padre gli intima di andare a scuola; ma Cipollino è povero, non ha abbecedari. Fa lo stesso, gli dice il padre: girerai il mondo e studierai i bricconi. Questo farà Cipollino, questo decisi di fare anch'io.

Ora, è incredibile come questi bricconi, studiati da una certa distanza, sembrino così simili a noi. Il punto è che purtroppo è vero il viceversa: siamo noi, molto spesso, nelle cose che diciamo, a sembrare copie sbiadite dei bricconi che non abbiamo studiato abbastanza. Non so se studiare il fascismo sia un modo per non ripeterlo, ma cazzo, Cragno, di questi che partono anarcosindacalisti e finiscono autoritari non se ne può più. Magari è la tua strada, ma non illuderti di percorrerla in solitudine: dà almeno un'occhiata alle fosse tutt'intorno.

Vota Internet

A leggere in giro quello che la politica italiana sembra pensare del Web nel 2009, viene da provare nostalgia perfino per il Partito di Internet. Bei tempi.

lunedì, marzo 16, 2009

Uccidere le maggioranze è legittima difesa

Voglio dirla tutta, seppure succinta, su questa questione delle maggioranze: il problema di fondo secondo me risale a quando, circa 250 anni fa, un gruppo di uomini fondamentalmente saggi ma non del tutto, compì un deicidio monco: uccise cioè il dio dei cieli ma volle coprire il posto vacante. Allora assunse un dio terreno che chiamò popolo.

Non è un caso che nella patria di questa rivoluzione, fino a 9 anni fa scarsi le sentenze pronunciate da giudici popolari non fossero appellabili perchè "il popolo non può sbagliare".

La rivoluzione che dovremmo fare oggi è completare questo deicidio e assolutizzarlo: Dio non esiste, punto.
Non esiste una verità che ci indichi la strada, nè in cielo nè in terra, nè in nessun altro luogo.

Ne deriva che le maggioranze, il parlamento, il popolo, Gesù bambino, non hanno alcun diritto sulle minoranze o sui singoli. A dire il vero la cosa, detta così tout court, negherebbe ogni legittimità anche allo stato, organismo al quale siamo sottoposti dalla nascita senza averlo chiesto. Ma questo giudizio è sicuramente attenuabile (se si ha la volontà di attenuarlo) dal fatto che, comunque si chiami, una forma organizzazione sociale è necessaria, non si possono fare salti nel buio e bla bla bla. Quello che conta è far accettare il principio. Dopodichè se è vero come è vero che ci sono decisioni che occorre prendere insieme, in modo vincolante per tutti, devono essere il minor numero possibile.

Questa è un’idea forte di sinistra (?), non cercare di farsi maggioranza scimmiottando la destra. Prima o poi qualcuno lo capirà.

lunedì, marzo 09, 2009

Salvarsi dalle maggioranze

L'articolo che copio-incollo qui sotto, è apparso sullo scorso numero di Internazionale (784). E' di uno scrittore indiano, Pankaj Mishra, ed è stato scritto per The Guardian l'11 febbraio scorso (qui la versione originale).

E' piuttosto lungo ma lo posto integralmente, a costo di essere fuori contesto nel blog "leggerino" di Leonardo, perchè - mia opinione - centra straordinariamente il tema fondamentale dei tempi che viviamo: i limiti della democrazia di fronte alla dabbenaggine delle maggioranze. E anche perchè continuo a non capire come mai questo tema costituisca una specie di tabù per le sinistre: tutti a pensare a come recuperare lo status di maggioranza mentre il tema è tutt'altro, cioè come limitare il potere delle maggioranze. Che sono e resteranno per lungo tempo intrinsecamente stupide e quindi anche malvagie e reazionarie.

Qualche tempo fa scrissi una provocazione-ma-non-troppo che, com'era ragionevole pensare, cadde nel vuoto anche di fronte ai 10 lettori di questo blog. Ma perchè Leonardo non rilancia questo tema sul suo blog principale?

LA BANALITA' DELLA DEMOCRAZIA
Nella sua autobiografia, Secrets, Daniel Ellsberg spiega perché ha deciso di rischiare il carcere dando al New York Times i cosiddetti Pentagon papers, i documenti segreti sulle strategie statunitensi nella guerra del Vietnam. Sperando che la moglie Patricia lo aiutasse a chiarirsi le idee, Ellsberg le mostrò alcuni promemoria sui bombardamenti. Lei rimase sconvolta da espressioni come "necessità di arrivare alla soglia del dolore"; "bombardarli e affettarli come salami"; "convincere il nemico"; "ruota dentata"; "un altro giro di vite". "Questo è un linguaggio da torturatori"; disse Patricia. "Bisogna denunciarli".
L'episodio mi è tornato in mente leggendo alcuni articoli sull'attacco israeliano a Gaza. Davanti a una delegazione della lobby statunitense filoisraeliana Aipac, il presidente Shimon Peres ha confermato che "il nostro scopo era colpire gli abitanti di Gaza in modo da fargli passare la voglia di sparare contro Israele" : Anche Thomas Friedman sembra pensarla così. Aveva già spiegato che l'invasione americana dell'Iraq doveva essere un avvertimento per il mondo musulmano. Sul NewYork Times Friedman ha scritto che "l’unico deterrente a lungo termine è infliggere ai civili una dose adeguata di sofferenza". A quanto pare, i leader e i giornalisti più noti dei paesi democratici parlano come il numero due di A1 Qaeda Ayman al-Zawahiri e Hassan Nasrallah. E forse questo non ci sorprende neanche più. Invece è sorprendente e scoraggiante il fatto che nelle grandi democrazie la maggioranza degli elettori appoggi la morale perversa delle élite politiche. La democrazia, considerata come la terapia giusta per la maggior parte dei problemi del mondo, ha dimostrato di non essere politicamente ragionevole, anche se resta il male minore tra le forme di governo. Nel 2006 i palestinesi hanno votato per Hamas, che a forza di invocare la distruzione di Israele rende solo più difficile la pace in Medio Oriente. Ma anche nelle democrazie apparentemente più mature l'opinione pubblica si comporta in modo irragionevole, visto che approva scelte così violente da far impallidire le azioni dei terroristi e dei dittatori. Sul quotidiano Ha'aretz lo storico israeliano Tom Segev ha definito "agghiacciante e vergognosa" 1'apatia israeliana nei confronti del massacro di Gaza. Per gli indiani si tratta di un déjà vu. Nel 2002 il governo nazionalista indù del Gujarat restò a guardare durante il massacro di più di duemila musulmani. II primo ministro del Gujarat, Narendra Modi, per molti indiani era diventato un mostro. Dopo il pogrom, i cittadini del Gujarat - più istruiti e più ricchi della maggioranza degli indiani -1'hanno rieletto a larga maggioranza "Nel 2007 i giornalisti della rivista indiana Tehelka hanno filmato di nascosto alcuni nazionalisti indù dei Gujarat che si vantavano di aver stuprato e smembrato donne e uomini musulmani. Eppure, qualche mese dopo, Modi ha vinto di nuovo le elezioni. Anche se non può entrare negli Stati Uniti, Modi oggi è corteggiato da grandi gruppi industriali come Tata, e molti sostengono che sarà il prossimo primo ministro indiano. La vittoria della destra israeliana alle ultime elezioni è una conseguenza del terrorismo di stato. Perciò bisogna chiedersi se è giusto affidare i nostri princìpi etici alle istituzioni democratiche, al capitalismo liberale e allo stato-nazione. "Fidatevi della maggioranza” si dice, ma spesso la maggioranza non ha il minimo buon senso.È vero che i suoi leader politici possono commettere o coprire atrocità come quelle del Gujarat. del blocco di Gaza o dell'occupazione del Kashmir grazie alla stupidità e all'apatia dell'opinione pubblica più che a causa della sua cattiveria. Ma questo non rende la stupidità e l'apatia meno distruttive della crudeltà dei dittatori e dei terroristi. La "banalità del male- di cui parlava Hannah Arendt si riferisce proprio al torpore morale delle persone istruite che le spinge a commettere o a tollerare atti di estrema violenza. Arendt era sbalordita dal fatto che certe crudeltà "commesse su larga scala, non nascono da una particolare malvagità, patologia o convinzione ideologica dei loro autori. Questi anzi hanno come unica caratteristica comune una straordinaria superficialità': Superficialità e ignoranza sono diventate il nostro destino nelle società consumistiche di massa. Siamo troppo distratti per agire e ci limitiamo a delegare alle élite politiche il compito di prendere decisioni su questioni di vita o di morte. Siamo sfuggiti alle terribili conseguenze di queste decisioni che hanno colpito persone sconosciute in terre lontane. Oggi la crisi economica del mondo libero ci presenta il conto di questa deferenza collettiva nei riguardi di élite efficienti solo in apparenza e di istituzioni anonime e complesse.
È facile dare la colpa a Bush o ai tecnocrati di banche e aziende grottescamente sopravvalutati. Come ha ricordato Frank Rich sul New York Times, "ce la siamo spassata per dieci anni e l'abbiamo fatto mentre una guerra che credevamo a costo zero, e di cui non conoscevamo la portata, travolgeva lo spirito e la reputazione del paese". Nel 2008 la prospettiva di un collasso economico ha convinto gran parte degli statunitensi a votare in modo più razionale rispetto al 2004, quando avevano rieletto Bush. Ma in altre democrazie continueranno i fallimenti collettivi di cui ha parlato Barack Obama. E in questi paesi non ci sarà uno come lui che spinga le persone ad assumersi le loro responsabilità. I disastri economici o le guerre sbagliate non bastano a sollecitare una riflessione individuale o a rilanciare la prospettiva di una democrazia davvero partecipativa. È più facile, invece, che aumenti il richiamo dell'autoritarismo, come hanno dimostrato le democrazie europee negli anni trenta e la Russia in tempi recenti. Molti indiani e israeliani sembrano decisi a eleggere, senza grossi scrupoli di coscienza, persone che parlano la lingua dei carnefici e dei terroristi. E la cosa peggiore è che queste democrazie corrotte potrebbero diventare la regola invece dell'eccezione. • gc
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Pankaj Mishra è uno scrittore indiano.
È nato nel 1969 ed è autore di La tenta-
zione dell'occidente: India, Pakistan e
dintorni. Come essere moderni (Guan-
da 2007).

domenica, marzo 08, 2009

Ora so che tu temi Dio

Ieri ho accompagnato mio nipote alla messa vespertina. È entrato da poco nei boy scout e il sabato pomeriggio le loro riunioni si concludono sempre con una messa piena di canti e molto animata. Era da un po' che non entravo in chiesa, ma ieri mi ha fatto piacere tornarci perché c'era una delle mie letture preferite, la trasfigurazione sul monte Tabor.
Poco prima c'era stato un altro grande classico: Abramo, su ordine di Dio, sta per compiere il sacrificio del proprio figlio Isacco.
La figura di Abramo, ci spiegano i preti, è importante perché rappresenta colui che mette in pratica una fede assoluta. Questo pastore, vissuto duemila anni prima di Cristo e svariati secoli prima di Mosè (e suppongo, quindi, avendo anche parecchi dubbi), obbedisce a ogni ordine di Dio che gli appare in sogno. Non compie miracoli, non è un Profeta, non lascia Scritture: lui ha la fede.
Ascoltando uno di quei bambini in divisa azzurra leggere l'enorme "Ora so che tu temi Dio", e ripensando a come conosciamo la parola di Dio oggi, mi è venuto in mente che negli ultimi tempi è proprio la Chiesa a sembrare l'imperscrutabile ordine divino sceso a mettere alla prova la fede dei suoi credenti.
Ma purtroppo non siamo tutti Abramo.