martedì, aprile 07, 2009

Io sono un noglobal

Ricevo e pubblico (da MMe Defarge):

I funzionari della City, ieri pomeriggio, hanno cercato di placare i furori dei manifestanti lanciando soldi dalle finestre. Indossavano scarpe da ginnastica e felpe col cappuccio, qualcuno li aveva consigliati di tenere il cappuccio sulla testa. E' improbabile che a causare il disastro finanziario che ha indotto i manifestanti a sfondare le vetrine delle banche, alla fine, siano stati direttamente i ragionieri travestiti da skaters, ma a travestirsi e a lanciare soldi dalle finestre sono stati proprio loro. Di solito, in queste occasioni, si diffonde un punto di vista abbastanza superficiale che consiste nel domandarsi a cosa serve distruggere una banca o assediare un ufficio di poveri diavoli. Esiste poi una versione ancora più indecente dello stesso punto di vista che tracima nella partecipazione alle ragioni dei manifestanti, che sono anche le nostre, ma nella contemporanea impressione di quanto le buone ragioni siano drammaticamente danneggiate dai comportamenti di chi le sostiene. Facendo così, si dice all'incirca, passano dalla parte del torto e fanno male alla propria causa. Per sostenere un punto di vista di questo tipo, però, bisogna operare una serie di semplificazioni che cedono al luogo comune ciò che fottono all'uso del cervello. Queste forme di presunta sensibilità e sostanziale cinismo, tutte le volte, mi fanno pensare a qualcuno che la fa lunga a riflettere su come mettere in salvo la cristalleria sotto i bombardamenti aerei. No - mi sembra che dicano questi signori - se evacuiamo così rompiamo i bicchieri del servizio buono. No - commentano - non si scappa così, così rischiamo di urtare la vetrinetta della zia. E intanto fuori strillano le sirene, rombano gli aviogetti, tuonano gli esplosivi e crollano i quartieri. .

Ma la cosa davvero interessante è che questa gente non si limita a preoccuparsi della propria evacuazione (perché nel momento stesso in cui l'inferno dovesse avvicinarsi a casa loro se ne infischierebbero dei calici di cristallo), ma ha l'arroganza di stabilire come dovrebbero salvarsi gli altri. Comprendono, partecipano pensosamente alla causa, la difendono da chi la sostiene male e perdonano chi non può sostenerla bene perché ha fame. Il tutto sotto le bombe dei licenziamenti, della disoccupazione e della distruzione sociale, una distruzione che lo sfondamento di una vetrina non fa altro che rendere visibile. Sfondare una vetrina, in questi casi, serve infatti a dare una forma simbolica al male, un male che l'ossessione per la salvezza della cristalleria e le buone maniere lascerebbe agire indisturbato. Ma il pensiero unico, quello del "tutto mercato e libertà individuali" che ha realmente prodotto la marea di merda che è scesa a valle, cerca di trasferire i problemi sul piano della psicologia e dei comportamenti isolati, dove non è urbano sfondare le vetrine o dove qualche ignorante pensa di cavarsela lanciando l'elemosina da una finestra. Dall'altra parte c'è qualcuno che ha cominciato a dire che questo modello di sviluppo e la crisi sono una cosa sola e che il volume di sofferenza prodotto dall'economia liberista non ha confini. La chiamano globalizzazione, appunto, lo dicono sfondando vetrine dal 1998, ma l'inciviltà sta tutta dalla parte di chi anche oggi le farà riparare, al G 20 di Londra, come se niente fosse.

5 commenti:

  1. Madame Defarge, quanti ricordi.

    RispondiElimina
  2. me cojoni, che pezzo radicale.
    allora io fingerò di non ricordarmi di questo sennò poi qualcuno dice che defarge predica male e razzola bene

    RispondiElimina
  3. tu non hai nessuna eccitante novità da postare?

    RispondiElimina
  4. Ci sarebbe una deliberazione dell'Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici che per me è molto eccitante ma mi metto dalla parte del lettore

    RispondiElimina
  5. Se potessi mangiare un'idea..

    Uhh, sfondare vetrine, un gesto artistico che mette a nudo le responsablità di questo sitema criminale.
    Continuo a preferire il mettermi dalla parte dei poveri veri, della vecchietta che passa tutti i giorni a rovistare nei cassonetti dietro al supermercato vicino a casa e saluta sorridente, perché probabilmente si vergogna di più ad andare alla critas o a chiedere al banco alimentare.
    E che, oltre alle tante insucurezze vere o presunte, ha paura (chissà perché) di questi "delinquenti noglobal".

    Grazie agli artisti della rivolta per l'aver scavato un'ulteriore fossa che ci separa irrimediabilmente da quella (consistente) parte di popolazione che sarebbe anche disposta (e molto interessata) ad ascoltare.

    RispondiElimina