domenica, novembre 30, 2008

Il volo dell'Angelo

70 anni e un giorno è il periodo di tempo che ci separa dalla mattina in cui se ne andò Formaggino da Modena, "uomo tra i meno noiosi del suo tempo".

Per i pochi che non ne conoscessero la storia, al di là di wikipedia, c'è il video dello spettacolo prodotto dal Teatro dell'Argine

martedì, novembre 25, 2008

La ricerca senza futuro

Vi è mai capitato di pensare a Filippo Tommaso Marinetti come a un mitografo moderno? Avete mai intravisto nella sagoma del futurismo un emblema del ritardo culturale e del gattopardismo italiano? Vi è mai venuta voglia di scriverci duecento pagine sopra, appena avevate una mezza giornata libera? Beh, troppo tardi.

Steve Jobs, nun sei nisciuno

Mesi fa osai sfidare il consenso mondiale intorno all'Iphone argomentando il fatto che ok, ti fa veramente sembrare fico davanti alle tipe in aperitivo, ma se poi il loro ragazzo s'incazza perché le fissi, non c'è nessuna app che ti salvi il culo. E dire che sarebbe bastato poco, che so, una baionetta retrattile, una lama a serramanico. Siccome Steve Jobs questi problemi non è abituato a porseli, non resta che fare appello alla proverbiale creatività napoletana (qui dicono Balcani, ma ci credo poco). Ladies and gentlemen e signure 'ncruvattate: il Pistofonino.


L'avevo visto nel tg, lo rivedo da Gilioli, ma non ho ancora capito se oltre a sparare funziona anche come telefono. Capite che cambia tutto. 
(C'è però da dire che come telefono è proprio brutto). 

lunedì, novembre 24, 2008

Col bianco tuo candor

Nel frattempo a Modena nevica, e una soffice coltre ricopre Piazza Grande - ma a che servono le parole, molto meglio le immagini:


"il conflitto, wow"

Questa cosa per cui si deve insistere sul conflitto generazionale, senza però scadere in forme vecchie e superate come, per esempio, il conflitto generazionale, è il loop definitivo. Un po' come uccidere il padre a furia di richieste di attenzione.

Ovviamente, mentre uno gira su sé stesso, i vecchi furbi lo fottono: e hanno perfettamente ragione.

"nn è pazzesco? Sul serio. NN E' PAZZESCO?"

Non è calcolabile quanto mi stia facendo ridere questo video.

(Il discorso poi prosegue qui).

domenica, novembre 23, 2008

Modena by day

Forse non ignorate che la Ghirlandina, il meraviglioso campanile modenese che tutto il mondo ma soprattutto i bolognesi c'invidiano, a causa di un restauro è ricoperta ormai da un anno da un'opera d'arte di Domenico Paladino.

L'opera d'arte si sostanzia in un telo che copre le impalcature. Il telo in tre mesi è diventato grigio piombo (cosa che anche un bambino avrebbe potuto immaginare [UPDATE: ma Cragno no]), però non è che le impalcature sottostanti sarebbero molto più gradevoli all'occhio, eh.

Sulla Ghirlandina, qualche anno fa, era stata piazzata una webcam. Anche questo non è uno scoop.
La cosa curiosa è che nessuno l'ha mai staccata. E' ancora lì.  E bisogna dire che il panorama di Piazza Grande che trasmette in una bella mattinata novembrina di sole è molto suggestivo.


giovedì, novembre 20, 2008

Non potevano mandarlo a dirigere il traffico perché avrebbe inghiottito il fischietto

Ma tutti quelli che si stanno ricordando in questi giorni che Veltroni è un incapace, non potevano farselo venire in mente tipo tredici, quattordici mesi fa? Ci saremmo risparmiati parecchie situazioni imbarazzanti.

lunedì, novembre 17, 2008

Quella rana che ci manca tanto

Trovandomi a Bolzano per qualche giorno non ho mancato l’occasione di mettermi sulle tracce della nostra rana crocifissa preferita, quella che ci ha fatto compagnia per mesi nel template di questo blog e che era ospitata presso il locale museo di arte contemporanea.

Troppo tardi. Cacciata la rana e poi anche la direttrice, adesso al Museion c’è solo una bella mostra sui Sonic Youth (che consiglio caldamente). Barbara, la guida, mi dice che ai tempi di “Zuerst die Füsse” davanti al museo c’era persino un tizio che faceva lo sciopero della fame contro l’esposizione del sacrilego animale (“Fosse per me lo lasciavo morire di fame quello. Un cretino di meno”). Forse si trattava del presidente del Consiglio regionale. La cosa curiosa è che tutto questo accanimento è stato rivolto nei confronti di un'opera ironica ma dal significato persino moralistico.
La citazione qui sotto è presa da internet per pigrizia ma è la stessa che mi ha dato Barbara
Il Tirolo infatti e’ fatto di ”Kneipen”, locali dove a fine giornata si beve birra a litri per poi lasciarsi andare a barzellette e battute pesanti e sconce sotto il crocifisso di legno che, normalmente, vi si trova appeso. ”Nageln” (inchiodare, i chiodi della croce) in gergo significa anche avere rapporti sessuali e ”Fred Frog (rana) rings the bell” sta per ”Facciamoci un altro giro di birra finche’ siamo ancora in grado di reggerci in piedi”. Insomma la rana in croce rappresenta l’uomo ridotto ad animale, che beve fino all’abbrutimento, che non riesce a liberarsi dalla croce dell’alcol vissuto come piaga. E Kippenberger condanna una societa’ che da una parte si dice cristiana e che dall’altra, proprio sotto o davanti al Cristo che dice di venerare, riesce ad esprimere solo il peggio di se’.

Intanto, rimosse le opere d’arte blasfeme, restano quelle ufficiali: il Monumento alla Vittoria ad esempio.

O il Mussolini equestre di piazza del Tribunale. Infatti il giorno in cui ho lasciato l’Alto Adige era prevista una manifestazione degli Schützen contro il fascismo. Che di per sé sarebbe anche un’ottima iniziativa se non fosse che anche tra i tiratori piumati devoti al Sacro Cuore di Gesù si respira una certa arietta. Meglio quella del lungo Talvera, che in una bella giornata autunnale è il posto più splendido della splendida ranidafobica Bolzano.

nelle foto, dall'alto:

1. Il Museion
2. Monumento alla vittoria. I militanti di AN depongono ceri in attesa della manifestazione degli Schützen
3. e 4. La colonna "Agli atesini caduti per l'Impero" in piazza della Vittoria
5. Lucchetti dell'amore sul Talvera
6. Castel Mareccio visto dalla passeggiata sul Talvera
7. Il Museion dall'oltre Talvera
8. Davanti al Museion. La rana non se n'è andata del tutto







Adesso accendo il termosifone

(Non che sia questo gran scoop, ma se lo scrivo qui magari me lo ricordo).

Mobilità, t'avessi preso prima

Gli ultimi pezzi di Georg, specie se letti in rapida successione (1, 2), sono autentici calci in bocca, anche se in qualche modo salutari.

Ma se dovessi fare una sintesi estrema di cosa non funziona, in questi testi, direi così: oggi, come allora, si insiste nell’errore di trattare l’università come uno strumento di mobilità sociale (far sì che chi nasce da famiglia povera non sia condannato a rimanere povero), quando andrebbe considerata semmai quasi un effetto di questa avvenuta mobilità. Il fatto che un individuo di classe bassa o medio bassa arrivi all’università e la frequenti con successo, aumentando quindi di molto le sue possibilità di reddito futuro - almeno in un Paese normale - dovrebbe essere il segnale che tutto il welfare precedente ha funzionato come si deve, e non invece la toppa paracula e ideologica per un welfare che fa acqua da tutte le parti, col risultato che la toppa accresce il buco e l’università si adegua al malfunzionamento generale. Chi ci rimette in questo caso, i ricchi o i poveri?

mercoledì, novembre 12, 2008

Sat wuguga sat ju benga (sat si pata pata)

Questa canzone è sempre riuscita a smuovermi tantissimi ormoni a caso, e da due giorni anche quello delle lacrime. 
Ma si potrebbe, tipo, farne l'inno di Castel Volturno? Se no anche di tutta l'Italia proprio.

lunedì, novembre 10, 2008

Carla con noi

Tra tantissimi problemi quindi abbiamo questo, un Presidente che straparla.
Se lo critichi, dai ancora più evidenza al fatto che straparla. Lui poi di sicuro non smette, perché da 30 anni vive circondato da lacchè che ridono delle sue battute, quindi al massimo diventa irascibile e straparla ancor di più. E quindi. Cosa si può fare di concreto per ridurre i danni?

Posso sbagliarmi, ma credo che il tentativo più interessante di questi giorni sia stato l'intervista a Carla Bruni. Perché - mi posso sbagliare - ma dei pareri di un Veltroni o di un Franceschini a Berlusconi non frega nulla e non fregherà mai nulla, ma con Carla è diverso, Carla è jetset. E non è nemmeno una che puoi far finta di non vedere, perché alla prima serata all'Eliseo tocca incrociarla per forza, e poi vediamo chi abbassa lo sguardo.

Spiace ovviamente ridurre la politica estera a un giochino da salotto, però alla fine Berlusconi va preso per il cumènda che è: può aver fatto tutti i milioni che vuole, essersi sbattuto tutte le sciacquette che credeva, ma c'è sempre un livello in cui si sentirà a disagio. Questa poi è l'unica missione storica della noblesse: squadrare i borghesotti dall'alto al basso e ricordar loro che sono dei vermi. Carla Bruni può farlo, e va assolutamente utilizzata per questo scopo.

Ho provato la lavagna digitale

Fighissima.
Peccato non avere un'aula adatta dove metterla. Anzi, peccato proprio non avere aule agibili per le prossime classi da 29-30 alunni, però fighissima.

venerdì, novembre 07, 2008

Il metodo Travaglio e il metodo Rocca

Molti anni fa, veramente troppi, qualcosa come tre mandati presidenziali fa, attraverso uno dei primi link di Wittgenstein scoprii il blog di Camillo. All'inizio lo trovai molto interessante, proprio perché faceva rassegna stampa dall'America partendo da un punto di vista radicalmente diverso dal mio.
Poi mi sono accorto che il suo autore, il giornalista del Foglio Christian Rocca, truccava: con un po' di taglia-cuci un articolo in cui tre iracheni si lamentavano delle percosse diventava un articolo in cui tre iracheni dicevano di essere stati trattati bene. Non sono neanche stato il primo ad accorgermente, anche se probabilmente sono stato il primo a fare casino. Scrissi una cosa, Rocca rispose piccato che comunque io avevo torto perché non avevo un cognome, ecc. ecc.. Non ho neanche voglia di mettere un linc, tanto si trova tutto.
Il casino giunse anche a Luca Sofri, che se ricordo bene spiegò che Rocca poteva sbagliarsi, ma restava un suo amico. Il che non era in discussione: nessuno aveva preteso che lo togliesse dall'agendina. L'amicizia in effetti non c'entrava niente, o no? 
Negli anni successivi ho continuato a leggere Camillo, incazzandomi sempre meno. Nel frattempo è stato colto con le mani nella marmellata parecchie volte, da parecchia gente: compresi blog più neocon di lui (ah, ne esistevano. Adesso un po' meno). La cosa non sarebbe neanche più tanto interessante (ci sono senza dubbio giornalisti più disonesti di Rocca, compreso il direttore di Rocca medesimo), se lo stesso Camillo non fosse concepito come un blog che fa le pulci ai colleghi. 
L'ultima novità è la querelle Rocca-Travaglio. 
In soldoni: Travaglio ha inserito citazioni di Rocca in un centone di previsioni della sconfitta di Obama. Ma Rocca, senza essere un fan di Obama, in realtà ne prevedeva la vittoria da un bel po'. E quindi stavolta a essersi sbagliato è Travaglio? Beh, sì.
Il problema è che il ritratto fatto da Sofri di Travaglio, un giornalista che si crede furbissimo ed è invece facilmente sgamabile, uno che taglia e cuce a piacimento, uno che s'inventa dei soprannomi e poi li usa fino alla noia... beh, io ci vedo Rocca, sputato. Voi no?
Non c'era neanche bisogno di difenderlo, scrive Sofri, "Ma è sempre interessante segnalare il metodo all'opera". Il metodo che consiste nel tagliare e ricucire dichiarazioni su misura? Sì, è interessante. Il punto è: perché quando lo fa Travaglio è interessante segnalarlo, e invece quando lo fa Rocca (facendoti prendere una discreta cantonata, come appena cinque giorni fa) no? C'è un motivo, a parte il primo che mi viene in mente, e cioè che Rocca è un tuo amico e Travaglio, decisamente, no? 
Personalmente una frase come questa:
UPDATE: scusate, ho copiato fidandomi la traduzione dal blog di Christian Rocca
nel 2008, mi fa un po' ridere. "Copiare fidandosi" da Christian Rocca è un po' come accettare un invito a cena da Hannibal Lecter. Poi sono convinto che umanamente sia simpaticissimo, però, tutto sommato, che mi frega?
Sono un lettore, semplicemente un lettore: vorrei soltanto fidarmi di quello che leggo. Ma è davvero troppo chiedere?

State Of Oblivion

Insomma, ehi, è morto Michael Crichton. Quello che ha inventato il Jurassic Park ed ER. E ha venduto sfruculioni di copie. Ehi, non ne parla nessuno?

Ne parlerei io, ma... ho letto solo Andromeda da bambino, in un vecchio tascabile garzanti di mia mamma. I tascabili fantascienza di garzanti erano molto eleganti, avevano una copertina rugosa e il titoli in helvetica. Di Andromeda mi ricordo quasi soltanto che tra gli scienziati reclusi nell'ambiente sterilizzato che cercano di capire il virus ce n'è uno che è lì praticamente per sbaglio, perché il protocollo prevedeva una specializzazione che in realtà poi non serviva; ovviamente alla fine quello che capisce tutto è lui.

E poi gli succede questa cosa, che nel film si capisce molto meglio: una volta che ha capito come funziona il virus, è lui il virus che deve salvarsi all'interno dell'organismo totalmente sterilizzato che cerca di farlo fuori, perché interpreta la sua diversità (la conoscenza) come minaccia. Un topos, però in Andromeda è proprio il topos allo stato puro.

Detto questo, che scrittore era Michael Crichton? Non c'è nessuno in grado di fornire un coccodrillo come si deve? Avete perso notti intere dentro i suoi enormi cartonati, e adesso neanche una prece? 

giovedì, novembre 06, 2008

134 milioni di CALCI NEL CULO



All'inizio di questa settimana ho avuto una di quelle idee che a volte ti vengono, una di quelle che dopo qualche anno porterebbero un avvocato ad assumere malox a tarda notte mentre escogita disperatamente un modo di provare la tua insanità mentale.

Stavo pensando: ma se andassimo a chiudere casa Pound?
Noi chi?
Mah, non so, facciamo la conta, come per giocare a nascondino, uno due tre, e quando siamo sessantamila prendiamo il treno, andiamo a Roma, chiediamo l'indirizzo, suoniamo il campanello... tutto molto pacifico, eh:
"Chi è?"
"Siamo normali cittadini che vorremmo chiudere casa Pound".
"Non si può".
"Veramente non si potrebbe tenerla aperta, comunque non è una questione di legalità".
"E' una questione di cosa?"
"E' una questione che avete veramente rotto i coglioni, giocate alla guerra, cinghiate la gente, vi fate i film... finché queste cose ve le fate tra virili amichetti va bene, ma qui siamo nel mezzo di una serie di pesanti confronti tra governo e categorie, e non possiamo permettere che s'interrompa tutto per le vostre patetiche richieste di attenzione. Per cui adesso vi facciamo chiudere".
"Ma questa è prepotenza".
"Magari anche sì, ma voi siete fascisti, no?"
"Un po' sì".
"Ecco, me l'ero sempre chiesto, come fa un fascista a lamentarsi della prepotenza altrui?"
"Comunque abbiamo appena chiamato la polizia".
"Brave checche, andate a frignare dai questurini".
"Non siamo checche".
"Chec-che chec-che".
"Smettetela subito!"

E via tutt'andare. Poi Obama ha vinto e mi sono sentito un po' più buono.
Ma è finita subito.
Oggi ho letto questa dichiarazione di Berlusconi (via Malvino) e ho pensato: ma se davvero riuscissi a fare la conta uno-due fino a sessantamila, mica perderei tempo a rompere i coglioni a Casa Pound: devierei subito il corteo fino alla prima scuola di suorine, e comincerei a spaccare tutto.
E se vogliono venire anche i fascisti, prego.

martedì, novembre 04, 2008

white riotta, I want a riot

Ma il loghino "USA 2008" del tg1 a cosa serve, esattamente? a parte a darci una certa misura del provincialismo di Riotta, intendo.

(Vedi anche Canemucca:)