lunedì, dicembre 31, 2007

non mi piace come mi guarda il tuo topino

Anni fa, mentre giacevo con una ragazza - maggiorenne già da lunga pezza - nel lettino di lei, fissando un tripudio di cartoline di bambini nudi incollati alla parete cominciai a pensare che c'era qualcosa di profondamente sbagliato e non ero io.

Ad anni di distanza, è triste notare come le cose peggiorino.
I numeri non mentono: da una rapida indagine fra amici e conoscenti circa il 100%, o 10 uomini italiani su 10, ha almeno una volta nella sua vita copulato circondato da pupazzi oversize e foto di bimbe di 3 anni in braccio al proprio padre a Gardaland. Scandaloso.

venerdì, dicembre 28, 2007

1953-2007


I pachistani che conosco io, in media, hanno 13 anni.
Un mese fa dicevano che Musharraf era impazzito, aveva tagliato la luce nelle province, spento le tv, spento tutto. Dalle parabole non si captava più niente, erano ridotti a guardare la Rai.

Insomma, il generale era impazzito e non voleva fare le elezioni, perché le avrebbe vinte la Bhutto. Io ero scettico. Tuttora temo che le cose siano più complicate. Però la storia dei tredicenni la rispetto, perché credo che alla fine vincerà. Cioè: può darsi che la Bhutto avesse perso quell'ascendente popolare che aveva dieci anni fa, può darsi che la società pachistana sia molto più infiltrata d'integralismo di quanto non voglia ammettere. Ma nel futuro non ce la racconteremo così. Ci racconteremo che la Bhutto era l'eroina che difendeva il Paese conteso da due feroci dittature - esercito contro Al Quaeda. E anche se esistono foto più recenti, nelle cornici metteremo questa.

Ve lo immaginate un Martin Luther King ingrassato che polemizza con le Pantere Nere? Un Che Guevara incanutito che ricicla narcodollari per le Farc? Un Majakovskij ingobbito che si mette a scrivere romanzetti di realismo socialista? E' una gran sciagura invecchiare prima della propria mitologia. Alla Bhutto era successo, ma ce ne scorderemo. L'Asia è giovane ha bisogno di miti elementari: questo parla di una donna disarmata che combatte contro kamikaze e bombe atomiche.

3 anni senza uscire di pista

Tanti auguri a questo blog cucinato con gli avanzi. Il 2008 sarà fortissimo.

mercoledì, dicembre 26, 2007

verso e dentro derive e spazi abitati da corpi cartoon che disegnano istanti di comicità sospesa e immediata

Ancora con Christian De Sica mattatore (ripartendo, il suo personaggio sempre diverso sempre uguale, anche da quel film del 2002 e da una scena emblematica a bordo di quell’imbarcazione, dove De Sica si esibiva come cantante in una scena perfetta di doppia seduzione e inganno, di perfida contabilità amorosa, verso la moglie e l’amante sedute allo stesso tavolo, che portava in sé gli sguardi - inestricabili - della verità e della menzogna) e con alcune presenze aliene, come una sempre sorprendente Michelle Hunziker, che trasportano Natale in crociera verso e dentro derive e spazi abitati da corpi cartoon che disegnano istanti di comicità sospesa e immediata. Come ben racconta la scena dell’incidente stradale con l’automobile, sulla quale viaggia la (non) coppia Michelle Hunziker-Fabio De Luigi, a picco sulla scogliera, fonte di reiterate gag stralunate e finali fra i due corpi più stralunati e distratti del film, che non casualmente finiranno più degli altri in una loro intima, esclusiva e multipla deriva: dalla nave all’on the road popolato anche da un massacro alla Tarantino, dall’arena adibita a combattimento di galli alla spiaggia deserta che li accoglie naufraghi per sempre, e ancora e sempre (non) coppia intimamente litigiosa.

(Giuseppe Gariazzo recensisce Natale in Crociera su Sentieri Selvaggi, via Born under punches)

Ma lasciateci in pace, almeno a Natale!

Oggi Dini ci teneva assolutamente a farci sapere che il governo non ha la maggioranza.

lunedì, dicembre 24, 2007

ho una mia teoria

Secondo me, quando cominciava a far tardi, gli psicologi andavano a letto, i preti dicevano l'ultima preghierina, gli assistiti si ritiravano nelle camerate e ciulavano alla grande.

E adesso, grazie al solito giornalista d'assalto, il divertimento è finito. Bah.

straordinario scoop della Repubblica

L'inviato dalle Marche, intrufolatosi in sagrestia, ha scoperto che i chierichetti guadagnano punti! A Fabriano, nelle Marche! Punti! E chi vince tutto va a Mirabilandia gratis! Cioè, praticamente simonia!
E' una cosa che io non posso assolutamente tollerare, specie dopo aver perso la gara per Roma, Anno Santo 1983.

(via Finestra, via Mau)

domenica, dicembre 23, 2007

"si ricorda di me?"

Le telefonate dei "vecchi" alunni al Professore ti invecchiano di dieci anni cadauna.

convertitevi e credete al vangelo, ma con calma

Convertirsi al cattolicesimo ai tempi di Ratzinger è un po' come scoprire i Genesis dopo Invisible Touch.

In generale poi comincio a sospettare che abbia ragione il Lama: se ognuno si tenesse la sua confessione religiosa, le cose andrebbero meglio. E' che i neoconvertiti mi sono sempre stati un poco sulle palle, il loro zelo francamente mi irrita.

E' una questione di vitello grasso. Nessuno me ne ha offerto uno mai. Uno si fa dieci anni di catechismo, prende messe tutte le sante domeniche e feste, si legge il Vangelo, si legge la Bibbia, ascolta le noiose omelie di centinaia di preti noiosi, e tutto questo per cosa? Solo per arrivare nel 2007 a doversi sorbire le prediche da Giuliano Ferrara, uno che probabilmente non sa distinguere le virtù cardinali dalle teologali, il Deuteronomio dai Numeri, il secondo Libro di Samuele dal primo delle Cronache, Sant'Antonio Abate da Sant'Antonio di Padova.

Potevate dirmelo subito. Adesso mi faccio pagano per 4-5 annetti, poi torno e vi spiego il Vangelo passo a passo, ok?

sabato, dicembre 22, 2007

I nuovi mostri

io ci sarò... e quando sputerai il sangue... lo succhierò

Più simpatico del bimbo-buono-bauli, che vorresti solo scotennare. Più sveglio del rincitrullito ing. dott. Balocco, che fa la predica ai suoi mandorlati. Il vero eroe pubblicitario del Natale '07 è lui: Mr. Findomestik!


L'orchestrina suona un pezzo indie (sciallallallallallallà), e lui aiuta papà e mamma a fare l'albero, il bambino a scartare i regali, non è carino? Non è un amore?

A capodanno comincia a metter fuori i canini.

(c) M.

giovedì, dicembre 20, 2007

"in Rai lavori solo se sei di sinistra o se ti prostituisci"

In effetti, se oggi fossi in Rai e non fossi di sinistra, mi girerebbero un po'.

Cosa accadrà adesso a Saxa Rubra? Tre scenari:

1) Un sacco di professionisti comincerà ad assumere plateali atteggiamenti de sinistra, per dimostrare che non si prostituisce.

BRUNO VESPA (in colbacco): Compagni e compagne, benvenuti a Porta a Porta. Il tema della serata è: Omicidio di Erba, razzismo o lotta di classe?

2) Un sacco di professionisti comincerà ad assumere plateali atteggiamenti troieschi, per dimostrare che non è di sinistra.

BRUNO VESPA (roteando il borsettino, schiaccia il mozzicone col tacco 12): E diamo il benvenuto a ding dong! Giulio Andreotti! Aaaah, caro Giulio, ricordi i bei tempi in cui rimorchiavi in Via Veneto? Ma se non fosse per te, oggi dove sarei?

3) Un sacco di professionisti protesterà formalmente contro l'inciviltà di quel cafone di Berlusconi che non si può permettere, ma scherziamo?

BRUNO VESPA: Buonasera. A nome di tutti i miei colleghi di Rai1, 2 e 3, desidero protestare formalmente contro l'inciviltà di Berlusconi, che (no, dai, ma come mi viene in mente? Vespa che protesta? Ma ho veramente una fantasia malata).

mercoledì, dicembre 19, 2007

La ragion di stronzo

Far rapire un cittadino sospettato di terrorismo dai servizi segreti ed avviarlo ad un percorso extragiudiziale, quello è veramente infame.
Tacere se un tuo alleato detiene indefinitamente, senza accusa né processo, alcune centinaia di persone su un lembo di base militare caraibica, quello è veramente cinico, gretto e vile.

Non ricevere un esotico leader religioso solo per non dispiacere al potente di turno al massimo è stronzetto.

Domenech, nuove accuse all'Italia: "vestono azzurro"

Guardatevi il breve video di Repubblica e ditemi se non è un caso patente di bufala da fraintendimento.

Di fianco c'è una didascalia che dice: "A settembre i giocatori azzurri durante la partita cercarono di accordarsi coi nostri per il pareggio". Beh, il doppiatore nel video semplicemente non dice questo: dice che a settembre gli italiani tiravano al pareggio, essendo italiani, e l'avevano anche detto ai colleghi francesi, che probabilmente non avevano bisogno di sentirselo dire.

A me Domenech sta sulle palle come chiunque creda nell'oroscopo, ma qui si esagera. Come andrà a finire?

CRONISTA ITALIANO: "Domenech, suvvia, non ha qualche altra accusa da farci?"
DOMENECH: "Non dico più nulla. Nulla. L'Italia è un bellissimo Paese".

Titolo: Domenech accusa l'Italia: volevate corrompere gli arbitri con la vostra bellezza. Profferte sessuali negli spogliatoi?

"Ma no, intendevo dire... insomma, l'Italia è un Paese come un altro... è solo più a Sud"

Domenech accusa l'Italia: "siete geograficamente inferiori"

"Ma no, nel senso che... siete dall'altra parte delle Alpi".

Domenech accusa l'Italia: "Ci avete tolto il versante del Monte Bianco! Rivediamo i confini del 1945!"

Continua

lunedì, dicembre 17, 2007

il blog compie 10 anni

E io non ho ancora imparato a usarlo, a quanto pare.

ha fatto bene Laure

La verità, nuda, è che i francesi sono superiori. Non a tutti: sono superiori a noi.
Lasciate perdere la solita storia Materazzi-Zidane. Ci sono altri parametri.

Per esempio: il futuro Presidente del Popolo Italiano, qualche settimana fa, ha fatto una telefonata per raccomandare questa signora:


De gustibus, ma nel frattempo il Presidente de la République intrecciava una seria liaison (senza farsi peraltro farsi intercettare né parapazzare) con questa:


Non so, c'è qualcosa da aggiungere? Restituiamo la Coppa del Mondo, è il minimo.

sabato, dicembre 15, 2007

l'imputtanimento dell'artista promettente

si articola nelle seguenti fasi:

0. Sono perfettamente consapevole che questa è merda, ma lasciatemi sfondare, farmi conoscere dal grande pubblico, dopodiché vedrete.
1. Ops, l'ho messa incinta.
2. Ho un mutuo da pagare, non hai idea
3. Ma sai quanto mi va al mese di alimenti?
4. Figurati se alla mia età mi pongo il problema del controllo qualità, tanto 'sti giovani gli puoi cagare in testa e ti ringraziano.

La 4 è nota anche come "fase Venditti". Dopodiché, come ogni venerdì che resto a casa e il telecomando passa un attimo sul 5, son sempre qui allibito a chiedermi che razza di mutui e/o alimenti abbiano da pagare ancora Gino e Michele.

venerdì, dicembre 14, 2007

letteralmente spappolato da quintali di fregna

Allora, Berlusconi chiama Saccà e gli segnala 4 squinzie. Una gli serviva per ammorbidire il Senatore dell'Oceania, e va bene; ma le altre tre? "Sollevare il morale del Capo"... Ho capito bene?

Ma che uomo è questo qua, che a 70 suonati ordina ancora le sgnacchere a tre alla volta, e già che c'è si ricorda di farne apparecchiare anche una per la servitù? Ma come si fa? Ma cosa si fa?

Io se arrivassi a quell'età, come minimo comincerei a ragionare in termini di "meno quantità = più qualità". Invece no, lui va al mercato e ordina tot quintali di fregna. Se le foto di Repubblica sono quelle giuste, ce n'è almeno una che è persino al di sotto dei miei standard (non dico quale perché sono un gentiluomo). E la meglio di tutte... è proprio quella che interessava al Senatore. Mboh.

Del resto, a un solo uomo Iddio donò la sapienza: re Salomone. E lui si dissipò in concubine. Sta a vedere che la saggezza è tutta lì, e che Berlusconi c'è già arrivato da un pezzo.

la classe operaia del 2007

Il delegato, con un sobrio piercing al sopracciglio, esprime cordoglio e solidarietà alla moglie del collega morto, e poi, per due volte, avverte che "non vorrebbe essere indiscreto, ma".

Non vorrebbe essere indiscreto, ma
...lui e i suoi colleghi ancora vivi non sanno nemmeno se hanno ancora un lavoro o no.

Non vorrebbe essere indiscreto, in diretta su Rai2. Mentre nelle pagine culturali si discetta se sia opportuno oggi dire merda, lui non dice nemmeno "accidenti", "perdindirindina, scusate, ma siamo la classe operaia e vorremmo andare in paradiso con più calma".

Oggi che un urlo e un pianto in telecamera non si nega nemmeno al camorrista, che sei un lavoratore, pietra di fondazione della Repubblica, guardi l'obiettivo e ti scusi per l'indiscrezione.

Tu dovresti essere indiscreto, tu ne avresti il diritto e il dovere. Tu dovresti andare in diretta a sette reti unificate. State tutti zitti un attimo, perdìo! Questo ragazzo parla di infortuni sul lavoro. Sono migliaia all'anno e ne conosciamo tutti almeno uno.

giovedì, dicembre 13, 2007

E d'altronde chi non rinuncerebbe a un po' di sicurezza stradale per fare un regalo ai camionisti ?

Ma cosa ha messo sul piatto il governo per convincere gli autotrasportatori a interrompere il blocco? Soldi, certo: 30 milioni di euro in più rispetto alla cifra inserita nella Finanziaria uscita dal Senato (risorse che sarebbero state tagliate alla sicurezza stradale, alla Salerno-Reggio Calabria e al trasporto ferroviario)
da Repubblica di oggi

Se è vero spero che ai camionisti gli vadano tutti in medicine e che durante il prossimo consiglio dei ministri un aereo - ma grosso - si schianti su palazzo Chigi

c'è il vitello dai piedi di merda che parla molto male di te

Come forse qualcuno di voi ha sentito dire, Filippo Facci non vuole che il suo nome sia associato all'uso di droghe. E ha ragione, perbaccolina! Bisogna essere delle carogne per seminare in giro delle voci così. Io ai miei tempi ho chiesto scusa, infatti.

Ora, l'altro ieri a pag. 4 del Foglio, nel consueto angolo dei leccaculo, c'era una letterina di Facci

Al direttore - [...] a Bayreuth, quando vi andai, l’Anello durò per esempio dieci giorni, ma tra un atto e l’altro ci sono pause che durano quasi un’ora in cui farsi di champagne, birra, cheese cake, panini con la salsiccia e poi sperdersi nei giardini possibilmente con madamigelle dall’abito a sbuffo.

Seguiva la risposta di Ferrara, una delle più divertenti che gli ho letto mai, ed è tutto dire.

Le rispondo nel massimo rispetto della
Sua sensibilità e con un grido satirico: Sieg
Heil! Aggiungo una correzione satirica
(Luttazzi docet) alla sua lettera. Laddove
scrive: “… l’Anello durò per esempio dieci
giorni, ma tra un atto e l’altro ci sono pause
che durano quasi un’ora in cui farsi di
champagne…”. Ecco io direi: pause che durano
quasi un’ora in cui farsi. Punto.
Ecco, dunque, l'estremo per la querela c'è o no? Può sembrarvi una cazzata, e in effetti lo è, ma la smettono i pregiati giornalisti di far circolare queste voci calunniose su un collega che ha il solo torto di sembrare un po' fatto? E insomma, Pippo lo sa o non lo sa, che quando passa ride tutta la città? E le sartine, dalle vetrine, tiran sul naso e fanno tante mossettine? Qualcuno dovrebbe dirglielo, ma chi?

(Grazie ad Attentialcane per la segnalazione).

mercoledì, dicembre 12, 2007

mona mour

un tale scrive una cosa che sottoscrivo:
[...]Sì certo, una volta sparito l’odiato NordEst lo mandi avanti tu ’sto paese. Il NordEst MANTIENE TUTTO IL RESTO D’ITALIA, caro mio, e questo è un fatto.

Caro Buraku,
proprio perché sono un maestrino, come ricordi volentieri, ho accesso a dati che forse vengono censurati sulla vostra sponda dell'Adige. Per esempio, in un qualsiasi libro di geo della seconda media si può leggere che il PIL del Veneto raggiunge l'8,8% del Prodotto Nazionale. Peeerò, complimentoni! Voi sì che siete una locomotiva! Superate di ben 0,4 punti la pigra Emilia Romagna.

La differenza se vuoi è questa: che se io, forte del mio 8,4%, su un blog, o su un qualsiasi bar sport, mi permettessi di dire che l'Emilia Romagna MANTIENE TUTTO IL RESTO D'ITALIA E QUESTO E' UN FATTO, verrei sommerso di risate e finirebbe qua.

Ora, onestamente, prova a chiedertelo: perché da voi non succede? Perché una persona teoricamente bene informata come te è pronta a prendere per buona la prima superstizione da bar sport? Il nord-est mantiene il resto dell'Italia, e domani? gli zingari che acquistano bambini e smerciano organi al piccolo dettaglio? Le maestre che portano i bambini nel castello cattivissimo? Gli ufo?

Allora, c'è un motivo per cui state diventando la barzelletta (triste) d'Italia. Mettiamola così. Un secolo fa qui era tutta campagna. In seguito alcune regioni sono diventate ricche. Il vostro primo problema è che lo siete diventati per ultimi, e troppo in fretta. Il secondo problema è che non è nemmeno scritto che lo restiate per molto, perché non siete concorrenziali. Si può benissimo bypassarvi e trattare direttamente con i rumeni, che sono più simpatici e a volte hanno fatto studi migliori.

(E i lombardi che fanno il doppio di PIL, cosa dovrebbero dire? Loro come minimo MANTENGONO TUTTO L'UNIVERSO!!! Insomma, dai, sono cazzate. Vuoi dimostrare che non tutti i veneti sono dei mona? Ecco, hai sbagliato approccio).


Tuttavia, mi piace leggere i post di questi fighetti che probabilmente vivono su Marte. Mi piace pensarli mentre camminano per strada durante una giornata piovosa ed un mega SUV targato TV o VR o VI o PD o BL o RO o VE passando sopra una pozzanghera li bagna dalla testa ai piedi; e loro lì a rosicare contro quei maledetti veneti,


Lo vedi che hai un immaginario tutto anni Novanta? I mega Suv? Figliolo, il Veneto è appunto un mega Suv che rischia di arenarsi senza benzina, con quel che costa oggigiorno. A ciclabili come siete messi? E a stazioni Gpl? No, così, curiosità.

Asinifici

La scuola privata italiana fa schifo.

Tifiamo rivolta

L'idea che sparisca la benzina e si possa respirare un attimo persino in pianura Padana, persino d'inverno, è qualcosa di troppo eccitante.

martedì, dicembre 11, 2007

Ma entriamo nel merito


No, per niente.

forse Dio è malato

...ma non è un buon motivo per tirare un bidone così, a Modena o altrove.

au beau pays qui te ressemble

Oggi ho visto Carpi su Vale Tutto, Mtv. Era bellissima, tutta rossa e arancione. Un confetto, un pasticcino. Viene voglia di mollar tutto e trasferirsi là.

Son qui che dovrei alzarmi e non ne ho voglia. E' tutto così grigio dove sto io.

qualcosa d'aggiungere? Io no.

"Ieri, intorno a mezzanotte, in via Botticelli, a Torino, un automobilista, poi rivelatosi positivo alla prova dell’etilometro, ha investito una giovane donna, uccidendola. L’uomo alla guida dell’auto era un italiano, la vittima era una rumena, e io non sento volare una mosca nonostante sia abbondantemente chiaro che siamo un paese di merda".

lunedì, dicembre 10, 2007

er Lenny de noantri

Concordo con Brodo: senza essere mai stato un prosatore particolarmente brillante, ultimamente Ferrara non si regge più.
Non so se lo Spirito Santo, illuminandolo, gli abbia sbragato la sintassi, o se sia stato Ferrara a convertirsi alla ricerca della sintassi perduta, fatto sta che ormai è insostenibilmente no-io-so. Dopo 12 ore che aspettavo di leggere la sua replica al caso Luttazzi, mi sono addormentato alla parola "spinoziano". Spinoziano? Ma va là.

Anche Otto e Mezza: una volta era una trasmissione interessante. E' tutto scaduto quando hanno messo la tavolo rotonda e il tango. E' diventato un dopolavoro di tromboni, mi dice più cose sull'Italia Affari Tuoi.

Comunque scrollando un po' ho trovato una frase interessante:
Vogliono tutti fare Lenny Bruce, ma non vogliono vivere e morire nella gloria dell'outsider emarginato, alcolizzato e cirrotico, vogliono farlo con l'assistenza pubblica e privata del mercato televisivo per famiglie, possibilmente in prima serata, e con l'ulteriore assistenza del mercato della politica, che li fa deputati al primo segno di martirio.

Già. Il problema è che l'unico outsider emarginato in prima serata (a spese della collettività) sei proprio tu.

vangelo e grammatica

penso che la frase di cui si parla sia al tempo stesso greve e odiosa, e completamente inutile e gratuita. Ancora più sciocco mi pare che Luttazzi avrebbe voluto usarla, quindi. Non gli è stato "censurato" un attacco politico al potere: gli è stato detto di non dire parolacce inutili al prossimo. Il prossimo, esiste.

Il prossimo esiste, e grazie tante. Non necessariamente dev'essere Giuliano Ferrara, ma esiste.
La virgola tra il soggetto e il verbo, invece, non esiste, Wittgestein, rassegnati, non esiste e non esisterà mai.
Ma ci sarà pure un correttore di bozze a Milano.
Mboh.

sabato, dicembre 08, 2007

che nebbia, che delitti

Come è noto, quando Stan Lee o qualcun altro inventava un supereroe in calzamaglia, era costretto anche a inventarsi i suoi nemici, e doveva almeno trovargliene cinque o sei che si ruotassero. Anche loro in calzamaglia. Era una questione di equilibrio, altrimenti il supereroe in calzamaglia, senza degni avversari, migliorerebbe sensibilmente il suo universo, che così non somiglierebbe più al nostro, e non avrebbe più senso leggere i suoi fumetti.

Siccome però gli eroi nei fumetti sono dotati di una specie di vita propria, dopo un po' cominciano a riflettere su questo paradosso: come mai mi metto la calzamaglia tutte le sere, esco a fare del bene, e ciononostante il mio universo resta pessimo come all'inizio della saga? E' perché da quando sono comparso io, sono comparsi anche tutti questi antagonisti in calzamaglia un po' ridicoli. Come se ce li avessi invitati io, in questo universo. E forse è proprio così! Forse è gente che mi copia! Forse la responsabilità del male che compiono è mia. Eccetera eccetera.

Succede qualcosa del genere coi polizieschi seriali italiani di provincia. Oddio, è lodevole che i produttori cerchino location alternative a Roma o Napoli. Il problema è che se ambienti un serial su un ispettore, poniamo, a Ferrara, poi devi far compiere un omicidio alla settimana a Ferrara: e questo fa un poco a pugni con la verosimiglianza. (Ricordo en passant che l'allarme criminalità sulla via Emilia a cavallo tra Ottanta e Novanta era costituito semplicemente dalla banda dei Savi: quando li hanno arrestati le statistiche sono tornate ai livelli di guardia). Se questi ispettori fossero dotati di vita propria, come i supereroi di Stan Lee, dopo un po' dovrebbero porsi il problema: da quando sono in città, si ammazzano a ritmo di uno alla settimana, non è strano? Forse dovrei chiedere il trasferimento. Nel deserto del Gobi.

Poi ci sono situazioni curiose, come il serial sui RIS. Per quel che ne capisco io, i RIS di Parma sono una specie di unità mobile: se succede qualcosa in zona centro-nord, chiamano i RIS di Parma. Invece in tv, siccome bisogna ricalcare i vari CSI che sono tutti molto *radicati nel territorio*, i RIS diventano un gruppo di fighetti in camice che radiografano assassini esclusivamente nella città di Parma. Insomma, una città che non fa 180.000 abitanti diventa teatro di vere e proprie ecatombi (tutte però particolarmente macchinose, siccome devono essere indagate dai RIS).

A volte poi mi domando se la stessa cosa non succede con il mio universo: vale a dire, se Dio pensava a me come a un eroe positivo, probabilmente mi ha anche apparecchiato abbastanza ostacoli e nemici per ripristinare l'equilibrio? Ma no, dai, Dio non scrive fumetti. (è troppo impegnato a giocare a dadi).

giovedì, dicembre 06, 2007

L'Homer Simpson del Tibet

Nell'ottobre 1998 l'amministrazione del Dalai Lama riconobbe di aver ottenuto negli anni sessanta circa 1,7 milioni di dollari all'anno dalla CIA [1] e di aver permesso l'addestramento di un gruppo di miliziani in Colorado (USA).[2]. Quando l'esponente della CIA John Kenneth Knaus nel 1995 chiese a Gyatso se l'organizzazione avesse fatto bene o male a fornire il suo supporto, il Dalai Lama rispose che nonostante l'effetto positivo sul morale, «migliaia di vite furono perse nella resistenza» e che «il governo USA si è interessato agli affari interni del Tibet non per aiutarlo, ma per usarlo tatticamente come arma contro la Cina»[3].
(tratto dalla pagina di Wikipedia dedicata al Dalai Lama)

«Hey Tony Ciccione, vuoi dire che la mafia mi ha aiutato solo perché si aspettava qualcosa in cambio da me ? Mi hai proprio deluso»
Homer Simpson

Se siete veneti non è mica colpa nostra

Penso che dovrei smetterla coi pezzi di razzismo sui veneti, anche perché li scrive meglio lui:

A volte penso che l’intero Veneto sia un esperimento di psicologia sociale che è durato tragicamente troppo, come quelli degli anni ‘70 con i tipi che dovevano decidere se darti una scarica elettrica o meno se azzeccavi la risposta giusta. In questo caso hanno preso dei contadini provinciali, li hanno chiusi in una zona umida e paludosa, hanno costruito intorno a loro delle fabbriche di vestiti sopravvalutati per segretarie 36enni ossigenate bresciane e hanno aspettato di vedere come reagissero. Oh, cazzo, sono diventati degli insopportabili ed ingrati stronzi arricchiti con un ingiustificato senso di superiorità! Pazienza, ora attenderemo che la Cina copi ogni loro singolo prodotto in vendita smerciandolo ad 1/3 del prezzo e ci godremo il loro fallimento a distanza-villaggio-Valtour di sicurezza.

un uomo, il suo orologio

A dire il vero il mio è il parente povero, quello col cinturino di plastica, cinturino che ogni 5-6 anni comincia a dilatarsi e va buttato via, e la cosa mi duole molto.
Lo stile non è acqua, e poter con sole due pressioni del dito cronometrare i ragazzini mentre percorrono ad ampie falcate il corridoio a campanella già suonata non ha prezzo.

Poi vado alla lavagna e segno i recuperi.
"Oggi 1:30".
"Ma prof!"
"Prof niente, c'è scritto 1:30".

A volte non premo neanche per davvero, faccio finta.

la scuola della violenza

Poi hai voglia a dire: ragazzi state bboni. Quando appena mettono fuori il naso dal cancello fiutano i guai.
Per dire, l'altro ieri all'uscita della scuola li hanno visti tutti menarsi. In due. E finire all'ospedale. Tutti e due.
Due genitori.

mercoledì, dicembre 05, 2007

sensazionale scoop de la Repubblica

Il corrispondente da Berlino, sfogliando il Frankfurter Allgemeine, ha scoperto che, vi giuro, è incredibile, ma la frangetta sta tornando di moda. La frangetta, v'immaginate.

Kate Moss, l'irrequieta top model e stilista britannica, è stata tra le prime a lanciarla. In una nuova versione, che chiamano "bang-pony", frangetta accorciata. Si sa, Kate ama essere trend-setter, imporre nuove mode. Ma la prima in assoluto nel rilancio non è stata lei, bensì una collega e amica, Irina Lazareanu.


E brava Irina. La frangetta. Chi se l'aspettava. Allora mi raccomando ragazzine da domani tutte la frangetta, eh.

funzionare nonostante i funzionari

Montezemolo non se ne rende conto, ma se davvero tutti i dipendenti statali si mettessero di colpo a lavorare: se i consulenti si cominciassero a consultare veramente; se i burocrati mettessero mano alla burocrazia; se i dirigenti si mettessero in testa di dirigere... di punti del pil ne perderemmo cinque o sei.

domenica, dicembre 02, 2007

mona people 'round the world


Non è un montaggio. E' l'opera di un illuminato sindaco padovano che finalmente affronta con franchezza il problema: in veneto ci sono troppi mona. Occorre devenetizzare la regione.
Auguro a tutti i mona un buon Esodo, e gli auguro di essere trattati in UK o in Germania con le stesse buone maniere con cui hanno trattato in rumeni nell'ex casa loro.

venerdì, novembre 30, 2007

(simpatiche) canaglie

Ieri mi capita una copia del Foglio tra le mani. In prima pagina trovo un articolo che... mi piace! Che condivido al 100%! Incredibile, vero? Già. In effetti stavo scherzando. Ieri mi capita una copia del Foglio tra le mani. In prima pagina trovo un articolo che mi ripugna profondamente.

E' un pezzo su Clementina Forleo. Io non sono necessariamente un ammiratore della Forleo, ma l'articolo mi sembra una sequela di colpi bassi, tenuti insieme da un'ironia piuttosto livida.

Detto questo, pazienza. C'è libertà di stampa, c'è libertà di pensiero, c'è anche libertà di spalare merda in prima pagina su un magistrato che ha denunciato episodi di mobbing e che recentemente ha perso all'improvviso entrambi i genitori. Io poi chi sono per fare morale? Nel mio piccolo ho appena scritto un pezzo cattivo su Fini per il puro gusto di scrivere un pezzo cattivo. Nessuno mi obbliga a prendere il Foglio in mano, anzi prima o poi un medico me lo proibirà proprio, e sarà meglio per tutti.

Torno a casa e vado su wittgenstein. Leggo che per Luca Sofri l'articolo in questione è "un'opinione equilibrata e non disumana su Clementina Forleo", qualcosa che quasi nessuno in questi giorni sarebbe riuscito a produrre. Ci resto male. Possibile che non ho capito niente? L'avevo presa per una spalata di merda, e salta fuori che invece è un'opinione equilibrata e non disumana?

Allora ho pensato di trascriverne un po' qui, dal solito immondo pdf, e di chiedere un parere a chi passa. Perché è possibilissimo che mi stia sbagliando io.

Clementina ride moltissimo, oppure piange davanti a tutti, oppure si blocca e ascolta, con gli occhi spalancati. Clementina se ne sta sola, al Palazzo di Giustizia di Milano: nessun maschio la può sopportare, non le offrono nemmeno un caffè, Gerardo D’Ambrosio non le parla (come osi, femmina, è il sottotesto di quegli sguardi).

O parla un cronista che passa tutta la giornata al Palazzo a leggere i sottotesti degli sguardi, o se la sta già inventando alla grande.

Clementina ha esagerato, Clementina è “abnorme”. Ragazza nevrotica come più o meno noi tutte,

Ma parla per te, scusa

col senso alto dello stato, del complotto e del parrucchiere, ad Annozero faceva un po’ spavento, è vero, per le risatine e per quell’aria elettrica, per la civetteria che ci metteva, per la gioia evidente di avere una telecamera in faccia e un nuovo fondotinta coordinato all’eye liner e al golfino, per il coraggio da esibire contro le minacce e contro le alte cariche.

Il grassetto è mio, caso mai non vi riuscisse di apprezzare l’equilibrio e l’umanità

“E’ una mitomane”, secondo gli uomini, una di quelle che se poi la lasci fa come Glenn Close in “Attrazione fatale”, un coniglio a bollire o un’ordinanza, è lo stesso. “E’ un’esibizionista”, secondo le donne, perché è secchiona, molto sportiva, si tiene in forma (e giustamente si vendicherà, vedrete, di quelle foto impietose in costume l’estate scorsa), ha fatto il poliziotto, è organizzata, va al poligono a sparare, “mi sono sempre piaciute le armi”, ma soprattutto querela a raffica (se ne occupa un’altra femmina feroce, Giulia Bongiorno).

Vi ricordate di quando i giornalisti potevano virgolettare soltanto le dichiarazioni ufficiali? Sì, beh, è stato tanto tempo fa. Adesso invece con le virgolette ci facciamo i musical, come 7 spose per 7 fratelli: c’è un coro di boscaioli che canta “mitomaaaane!” e poi il coro di damigelle “esibizioooonista!”, mentre il cronista registra e poi scrive sul Foglio. Notevole anche quel “Femmina Feroce”, che aggiunge umanità se qualcuno ce ne trovasse ancora poca.

Insomma la Forleo non si porta più come una volta, l’hanno abbandonata, e poi lei non vuole “solidarietà da chi mi isola”, disse una volta, continua a menare e a eroicizzarsi da sé (alla notizia dell’inchiesta disciplinare era assurdamente euforica), ed è difficile persino difenderla perché magari poi si incazza di più. […]

Che strano, eh? Uno scrive pezzi così grondanti di solidarietà femminile, e lei s’incazza. Mah! Valle a capire, ‘ste femmine feroci.


Ora, ripeto, indignarsi è inutile; io vorrei solo capire. E' davvero un pezzo umano ed equilibrato? Oppure Wittgenstein ci sta prendendo in giro? Oppure stanno prendendo in giro lui? Oppure, forse, è davvero il massimo di umanità e di equilibrio che ci si può aspettare da una redattrice del Foglio? Perché si sa come sono fatti/fatte: simpatiche canaglie. Oddio, simpatiche. Qualcuno ci sarà che le trova simpatiche. Io no, ma ripeto, non è questo il punto.

giovedì, novembre 29, 2007

Kindermusik fur deine Kindergarten

Se avete l'impressione che l'indie stia cominciando a rivelare un appeal commerciale, avete ragione, e non sapete quanto.

Non lo sapete perché non siete archeologi come me, che ancora tengo un tubo catodico acceso in casa e, pensate, guardo le pubblicità, dove il "complessino musicale indie" è ormai uno stereotipo scontato, e non serve mica a vendere roba di nicchia.
Per dire, il cornetto Algida. E' almeno da un anno che vanno avanti col complessino che passa in 30 sec. dalla saletta prove allo stadio. Be', date un'occhiata ai vestiti, un'orecchiata al jingle. Ci sono anche donne che suonano strumenti a corda, non può che essere che indie. Probabilmente allo stadio ci andranno come spalla della band di spalla dei Maroon 5, ma suonano indie.

Nulla comunque come il nuovo tenerissimo spot del Kinder Délice. Dove i ragazzini sì, si stanno facendo le ossa sui classici dei Finley, ma lo sai che quando il chitarrista ricciotto comincerà a proporre pezzi suoi, sarà roba indie. Ce li vedi a fare Metal o Hardcore o Emo? Indie, sarà Indie.
E siccome uno dei passatempi segreti della mia vita è inventarmi carriere di band immaginarie, io sto già lavorando ai tre spot successivi, nei quali i Délice rispettivamente:
1. Aprono un my space
2. Incontrano Enzo Polaroid, che li supporta un casino senza neanche chiedere una merendina in cambio.
3. Fanno una tournée tra Pieve di Cento e Cavriago, e il Forum del Mucchio Selvaggio apre un thread di gente che li odia.

mercoledì, novembre 28, 2007

si scopron le tombe, si levano i morti

Sono paralizzato dalla sorpresa e dallo sbalordimento.
C'è Fini da Mentana, che ha fatto una battuta sulla statura di Berlusconi, sulla statura!
Di questo passo, domani cosa? cani che parlano, elefanti in rosa?

martedì, novembre 27, 2007

papà, cos'è un taglio al budget? 2!

Il tizio con gli occhiali ora lavora in una comunità, insegna ai tossici come s'intrecciano i canestrini. Quando vede la 2CV sbuffare in fondo alla valle, cerca di nascondersi tra i canestrini. E' il passato che ritorna.
"Mi hanno detto che eri qui. Ho una grande notizia".
"Non voglio saperla".
"La Paluani si è ricordata che aveva ancora un contratto con noi per lo spot del Pandoro. Dobbiamo riformare la band".
"Quale band? Credo che ci sia uno scambio di persona. Io intreccio i canestini".
"Andiamo! Siamo in missione per conto di Dio!"

lunedì, novembre 26, 2007

Sing if you're glad to be Gaio

Siccome Inkios, con o senza il mal di schiena, è comunque venuto meno da mesi alla sua mission principale, che è quella di consigliare perniciosissimi giochini in flash al lunedì, tocca a me: dallo stesso sito che ci diede Bible Fight, ecco Caligula, ispirato dalle gesta del vostro imperatore preferito.

Lo scopo è impersonare al meglio Gaio Caligola uccidendo tutti i romani e le romane con le 26 armi che si raccattano per strada. Quando le avrete tutte e 26 potrete entrare nel Palazzo e folleggiare, ma in effetti la cosa più divertente è starsene in un angolino dei sette colli, suonare la zampogna, e lasciare che si scannino tra loro. Giusto qualche colpetto di forcone ogni tanto. O giavellotto. O un pietrone. O un vespaio. O quel che c'è. La zampogna comunque è fondamentale, credeteci. Quando ne crepano molti entrate nella Modalità Crudele, e gli schizzi di sangue sul monitor vi ripagano di un'intera giornata passata a sopportar colleghi. Si può anche incitare Gaio gridando al microfono, ma io temevo che i vicini chiamassero il 113 e non ci ho provato.

Una dritta? Non tenetevi le catacombe per ultime, più si va avanti e più arrivano gladiatori, e per fare fuori quelli tre colpi d'ascia (o di accetta, o di spadone da samurai) a volte non bastano. Comunque alla fine di tutto ti rendi conto che aveva ragione Camus: Non, Caligula n'est pas mort. Il est là, et là. Il est en chacun de vous.

venerdì, novembre 23, 2007

papà, cos'è un taglio al budget?

Per esempio, è quando ti scade il contratto con Aldo Giovanni e Giacomo e al loro posto chiami Nino Frassica.
Sarà un lungo inverno.

giovedì, novembre 22, 2007

vale mille parole, e poco più


Non fa proprio esattamente schifo, no.
Questa sensazione, a mezzo stomaco, non è necessariamente schifo.
Anche perché è facile sparare sempre a zero. E poi tutta questa competenza di grafico non ce l'ho. Allo stesso tempo, tuttavia, una certa esperienza l'ho maturata, quindi butto già alcune dilettantesche impressioni.

1. Già il fatto che sia necessario il bordino nero, la dice lunga. Lo sfondo bianco sarà sempre un problema sui manifesti. E' come se i grafici dei logo e i grafici dei manifesti non dialogassero mai tra loro.

2. Il tricolore, oltre a essere banale, toglie il colore di riferimento: i democratici non saranno né rossi né rosa né arancioni, niente. Questo da una parte è un handicap, dall'altra una scelta obbligata, vista la storia che c'è dietro. Fosse stato per me, avrei optato per un logo a bande bianche e rosse, e poi ci saremmo chiamati i "biancorossi", come il Lanerossi Vicenza. E' sportivo, rispetta la tradizione, cosa volevi di più.

3. Per fortuna hanno salvato l'Ulivo. Al di là della storia, un oggetto concreto è importantissimo. Intanto salva la vita ai Democratici, che quando avranno bisogno di sinonimi, potranno chiamarsi "ulivisti". E poi è qualcosa che si può toccare, come la falce, il martello, la quercia. Ci tenevo molto, al ramoscello. Meno male.

4. Non so perché, ma continua a sembrarmi storto. So benissimo che non è storto, eppure. Credo che sia un effetto ottico: il cervello tende a completare alcune linee, nota che non s'incrociano, e mi suggerisce che è tutto storto. Oppure è venuta male la gif, da non escludere.

5. Un altra sensazione è: manca una lettera. La P è verde, il D è bianco, e la banda rossa cos'è? Forse il mio inconscio è segnato per sempre dal logo del PLI di Altissimo: P verde, L bianco, I rosso.

6. A me i loghi semplicissimi con caratteri GROSSI piacciono, però devono essere davvero semplicissimi e GROSSI. Insomma, quella specie di spoiler nel buco della P e della D mi dà fastidio, è quel classico elemento che io definisco "frùfrù", e se non mi capite, non riuscirò a spiegarmi meglio di così (fottetevi).
Il bello è che probabilmente gli spoiler sono stati aggiunti perché a qualcuno piaceva semplice e GROSSO, e a qualcun altro temeva l'effetto "lo sa fare il mio cuginetto con Paint". Insomma, si fanno le cose semplici perché ci si vergogna di essere colti, ma poi ci si vergogna anche di passare per ignoranti, ci si vergogna di qualsiasi cosa, si compra un biglietto sola andata per l'Africa, ma poi vengono a prenderti all'aeroporto e ti innalzano sugli scudi, maledetti, maledetti.

war is over (if you want it)

Sì, è scandaloso che La Repubblica censuri le traduzioni del NY Times, come se fosse un Foglio qualunque.

Io sono il primo a essere contento, se a Bagdad le cose migliorano. Se non mi faccio vedere in giro sorridente è solo per evitare l'effetto "ve l'avevo detto", perché ahem, appunto, ve l'avevo detto. Un anno fa. Persino tre anni fa. La guerra in Iraq gi americani la possono vincere quando vogliono. Si tratta di volerlo fare, appunto. E ahimè, è stato abbastanza criminale prolungarla per quattro anni senza volerla vincere.

Detto questo, non rinuncio a una battuta su Camillo. Che mi ricorda quel tipo di ragazza che a dispetto della logica si trova un marito manesco, e quando dopo otto anni qualcuno si permette di farle notare gli occhi neri, risponde stizzita che va tutto bene, il marito le mena oggi il 55% in meno rispetto all'annno scorso, insomma l'uomo saggio non guarda l'occhio nero, guarda il trend.

mercoledì, novembre 21, 2007

la carriera del giovane avventuroso

La carriera del giovane avventuroso.

A tal proposito, giova al mio amor proprio rammentare che ho convissuto cinque mesi in un quartiere francese a maggioranza islamica con una polacca. Aveva una stanza piena di scarpe ed era molto diffidente, anche a causa di certi suoi trascorsi a Rimini e del modo disastroso in cui avevo cercato di rompere il ghiaccio.
"Adriana, uh, è un nome italiano".
"No, è un nome polacco".
A questo punto (io non lo sapevo, adesso lo so), un polacco è capace di non rivolgervi più la parola per tre mesi.
Del resto io al tempo avevo una specie di storia con un'austriaca che stava anche lei in Francia, ma in un posto che in treno era talmente lontano che in realtà avremmo fatto prima a conoscerci quando stavamo nelle rispettive case. Cioè, probabilmente viviamo più vicini adesso che allora.
Ogni tanto penso a lei, chissà come sta. Era molto dolce e io, al tempo, un tale mentecatto. Certe volte sono a un passo da fare una ricerca su google, ma mi trattengo, anche perché il suo nome e cognome sono l'equivalente austriaco e femminile di Mario Rossi.
Che storie, ragazzi. L'impasto che ne salta fuori di vergogna e nostalgia, se non lo gustate in prima persona, è molto difficile da spiegare.

martedì, novembre 20, 2007

Vanna non perdeva neanche un minuto per stare agli arresti

Coraggio, dite un posto a caso.
Succede che la Vanna si è stancata di stare in casa e non vedere nessuno, lei che in vita sua è sempre stata in giro a farsi voler bene. E allora, nel mentre che aspetta il processo in appello, ha messo su un centro wellness, una cosa su misura per lei.
E figuratevi se la gente non ci va, al centro wellness della Vanna Marchi. Un nome che è garanzia di qualità e rispetto del cliente.
Allora coraggio, dite un posto dove una coi trascorsi un po', come dire, controversi come ha lei, può ancora aspettarsi clienti che varchino la soglia del suo wellness center, su. Provate a dire.
C'è un solo posto al mondo.

(E tra un po' le danno anche una striscia in radio).

giovedì, novembre 15, 2007

l'oro del Reno

Vorrei approfittare dello spazio che mi è concesso su questo blog serio per sensibilizzare sull'emendamento della finanziaria che porta a 1200 € la paga dei ricercatori.

Ora, voi direte che male c'è. Beh, ma non vi rendete conto. Questi stavano a 800 €, e grazie a questo senatore di AN passano a 1200. Intanto direi che l'egemonia culturale della sinistra è finita ufficialmente ieri. Ma ve l'immaginate la ripercussione di un aumento del 50% su questi ricercatori cresciuti a pane e cipolla? E' chiaro che andranno in confusione e spenderanno tutto in orge in via del Pratello, senza che le scienze e le arti ne traggano nessun reale giovamento.

1200 € al mese, porca paletta. Si prevedono ingorghi di Porsche in via Zamboni. Bisognerà isitituire un vestibolo, perché non puoi entrare in biblioteca e appoggiare il visone sullo schienale della seggiola, non è mica un giubbino.

1200 € al mese, vi rendete conto? E io mi addottoro tra tre mesi. Ma porca di quella sfiga.

Nei miei sogni proibiti

Nei miei sogni proibiti, mentre il poliziotto inciampa a braccio teso perpendicolare all'autostrada, proprio in quel momento passa una corriera di notai in gita aziendale (vanno a Taormina in corriera perché si inquina di più l'ambiente).
Sicché il colpo, invece di arrivare alla testa di un ragazzo che, fra le altre cose, tifava SS Lazio, intercetta gli organi interni di tre notai, uccidendoli, e ferendone gravemente un quarto.
Dimodoché, nel giro di poche ore, i notai di tutta Italia sospendono le loro febbrili attività professionali e convergono su Roma per organizzare agguati contro le caserme di polizia.
A questo punto, nei miei sogni proibiti, la polizia mette al gabbio tutti i notai d'Italia, tra gli applausi del popolo pagante, e il Consiglio dei Ministri dopo un breve consulto si accorge che quella professione è totalmente inutile e l'indomani presenta al parlamento un decreto legge che abolisce l'ordine, decreto che viene subito votato all'unaminità, e gli onorevoli escono da Montecitorio ballando e limonando come fosse High School Musical.
E' pesante questa cosa, che High School Musical c'entri in qualche modo coi miei sogni proibiti.

martedì, novembre 13, 2007

Non per soldi

Dire che i poliziotti godano di totale impunità per i reati che commettono no, non è del tutto vero. Però di sicuro vale un’altra scala etica rispetto alla società civile. Se uccidi qualcuno troverai sempre chi è diposto a difenderti: sei inciampato, non volevi, è un lavoro duro, vieni dal sud, Pasolini, le cavallette
Se invece lucri non hai scusanti. Solo ieri ne hanno arrestati due. Ma la cosa più sconvolgente è che li cacceranno pure.

domenica, novembre 11, 2007

“Shut up”: le vignette che Biagi non ci ha lasciato

Il generale Clark, quello che comandava la V° armata, che risalì l’Italia durante la seconda guerra mondiale, aveva una mappa sbagliata della zona di Cassino. Cioè: non sbagliata per sbaglio, sbagliata apposta. L’aveva falsificata Paolo Baffi, futuro governatore della Banca d’Italia e allora ufficiale dell’esercito italiano, scambiando i nomi di due fiumi. Non si sa come, la mappa fu fatta arrivare nelle mani degli americani. Il risultato fu che quello che doveva essere un rigagnolo da attraversare a piedi, con lo zaino in spalla e le armi tenute sulle braccia alzate, si rivelò un fiume. Ma siccome sulla mappa c’era scritto che si trattava di un rigagnolo e l’ordine era di attraversarlo a quel modo, gli americani ci provarono lo stesso. Annegarono in 1600. Si fa fatica a credere, lo so. Sembra un film satirico dei più grotteschi e ideologici, di quelli che battono sull’ontologica ottusità dei militari, epperò c’è chi giura che fu realtà.

Ma il problema non è questo: se il nemico riesce a farti avere false informazioni può essere la sua abilità e non la tua dabbenaggine ad essere grandiosa. Se un comandante esegue gli ordini ottusamente può essere un problema individuale. Se in 1600 lo seguono può essere la logica della guerra, chissà. Il problema fu che dopo quell’evento il generale Clark diede ordine di provarci ancora allo stesso modo. E quando qualcuno gli fece notare che forse in quella mappa c’era qualcosa che non andava la sua risposta fu “Shut up”. Così almeno sta scritto oggi sul Corriere, con tanto di testimoni della vicenda storica.

E sarebbe stata una splendida vignetta per la Storia d’Italia a fumetti. Clark che dice “Shut up” a un suo ufficiale è una di quelle che non ti dimentichi più. La colpa della sua assenza ovviamente non può essere ascritta al povero Biagi, che è morto qualche giorno prima che la vicenda comparisse sui media. Ma forse sì. Perchè ho il sospetto che anche se la cosa fosse stata resa nota qualche decennio fa, sarebbe stata omessa ugualmente la sua illustrazione. E questo perché, e qui proseguo coi sospetti, sono convinto che a ben cercare nelle biografie dei generali, si salverebbero veramente in pochi.

Ma il generale è la grande Storia, è Napoleone seduto a cavallo, è lo spirito del mondo hegeliano. Ed è precisamente quello che, con squisito manicheismo hollywoodiano, Storia d’Italia a fumetti ha rappresentato nelle sue tavole. Come ci ricorda Kundera, quando Napoleone sale a cavallo i riflettori sono accesi su di lui e i cronisti stanno lì sotto a prendere appunti, quando inciampa o dice una scemenza i riflettori si spengono e i cronisti sono girati dall’altra parte. Della seconda guerra mondiale Enzo Biagi ci lascia un Eisenhower che dice “Full victory, nothing else” al soldato che, prima del D Day, gli chiede cosa si aspetti da loro. E il paradosso è che per avere un'idea più realistica di cosa fu il D Day abbiamo dovuto aspettare il più hollywoodiano dei registi, Spielberg, con la famosa prima mezz'ora di Salvate il soldato Ryan.

Storia d’Italia a fumetti mi evoca emozioni forti solo a citarne il nome. Ieri ho scoperto in libreria la nuova Storia del Mondo a Fumetti di Enzo Biagi e non vedo l’ora di comprarla. Ma sono consapevole che occorrerebbe anche qualcosa tipo “L’Altra Storia del Mondo a fumetti”. Quella a riflettori spenti. Enzo Biagi non avrebbe potuto scriverla neanche quand’era in forma. Spero nei Monty Python.

venerdì, novembre 09, 2007

la Creatura

Ci sono cose cretine al mondo, cose di cui non dovresti parlare ma non sai trattenerti, e soffri.
E poi non sei neanche sicuro che siano cretine. Magari sono interessanti. Magari sono divertenti. Il problema è che finché non le tiri fuori ad alta voce non ne sei sicuro.
Per sicurezza apri un blog, e scopri che funziona: il blog è fatto apposta per riversarci le cose cretine. Quando non ti tieni più, ma non vuoi importunare il prossimo, la metti su un blog.
In effetti molte cose che non eri del tutto sicuro fossero cretine, una volta messe nero su bianco in un blog si rivelano abbastanza intelligenti. Il blog comincia a sembrare intelligente e divertente. A un certo punto sviluppa un carattere suo proprio: non sei più tu, è lui che spara cretinate. Alcune sono proprio cretinate, ma ormai chi passa di lì è abituato a trovarle divertenti o intelligenti, e si accontenta.

Viene il giorno che tu stai per scrivere una cosa cretina, e il blog ti risponde tsk tsk. Questa è troppo cretina, dammene un'altra.
E il bello è che tu non ti offendi nemmeno, cioè, ti rendi conto? Il blog è tuo! L'hai creato tu! Hai sputato a un pezzo di web fangoso e gli hai dato vita, e adesso si comporta come il comico di zelig coi suoi autori, puah, questa roba fa schifo, non te la compro.
E tu non ti ribelli, perché sai che sotto sotto ha ragione lui, la Creatura. Stavi per scrivere davvero una cretinata, ormai hai perso il controllo, fortuna che c'è Lui.
Dopo un po', però, la cosa diventa faticosa. Non puoi più parlare dei fatti tuoi, perché Lui s'imbarazza. Non puoi millantare crediti senza citare fonti attendibili, perché Lui ha una paura matta che i colleghi lo sgamino. Volevi spernacchiare un giornalista tronfio per il gusto di farlo e Lui dice di no, che i lettori si stancano, i lettori! Lui si preoccupa dei lettori! Volevi scrivere una scemenza sulla Juve e grazie a Lui diventa una storia a puntate del calcio italiano. E' che Lui si crede chissachi, il miglior blog dell'universo, che due maroni! E intanto nel cervello ti frullano tante idee cretine, ma tante, ma tante, che alla fine cosa fai? Apri un altro blog.

Adesso ne hai due. Nel primo ci metti la roba importante, nell'altro le cretinate. Naturalmente a volta qualche cretinata si rivela una cosa importante - ovviamente prima di essere messa nero su bianco non c'era modo di capirlo - e allora si fa copia e incolla, et voilà. Purtroppo non si può fare l'inverso: cioè, se una cosa importante pubblicata sul blog importante si rivela dopo qualche giorno una cazzata, è troppo tardi.

Sembra tutto molto complesso e ai limiti della mania, ma funziona. Ti vengono più idee, sapendo che ci sono varie soluzioni per pubblicarle.
In realtà volevo essere più breve, e dare un semplice consiglio a Riotta: perché non apre un altro Telegiornale di fianco al primo, in cui mettere tutte le notizie apparentemente cretine, in attesa di essere sicuri che sono proprio cretine? Per esempio, se in un blog di un sospettato di omicidio c'è una foto del tizio travestito da mummia con una mannaia di cartone, ecco, posso capire che un giornalista nel 2007 non sappia resistere alla tentazione; però non possono mica tutti lavorare a Studio Aperto. Qualcuno deve anche pensare a fare un giornalismo serio, e io, chissà perché, mi sono convinto che spetti a Riotta.
Se poi Riotta non sa rinunciare a fare il cretino, può benissimo inserire uno stacchetto, far partire un'altra sigla, invitare dei comici, e magari fare un casting e selezionare due veline, non sarà un'idea originale ma a questo punto gioverebbe.

giovedì, novembre 08, 2007

il miglior layout

è sempre il precedente.
Questo vi piace? No? non che faccia differenza, prima che rimetta mano al codice potrebbe anche cadere un governo.

Dell'assoluta necessità di tifare per Jerry

E' una vecchia querelle con Leonardo. Ho sempre pensato che tra Tom e Jerry solo uno sfigato potesse tifare per l'eterno e antipatico vincitore.
Ma adesso, con la creazione del topo che non ha paura del gatto (e quindi è darwinianamente condannato all'estinzione), lo sfigato diventa Jerry.

mercoledì, novembre 07, 2007

scontro di civiltà

I genitori di Meredith sono inglesi. Per cui accade questa cosa singolare e molto triste: quando i cronisti italiani si avventano su di loro per fotografare le lacrime e la rabbia, loro sorridono. Per buona educazione.

In quel sorriso di circostanza c'è una dignità, e uno struggimento di cuore, che in Italia non siamo educati a capire; e men che meno i gionalisti.

martedì, novembre 06, 2007

la Biageide

(La foto viene dal Daveblog)

Non aveva paura di niente e di nessuno (Romano Prodi)

Vabbè, i coccodrilli scappano di mano, per definizione. Ma al tg di Riotta nel giro di cinque minuti Biagi è stato accreditato come partigiano sia con Giustizia e Libertà che nelle Brigate Garibaldi.
A questo punto viene la curiosità: ma con chi l'ha fatta la Resistenza, Enzo Biagi?

A giudicare dal profilo morale che si staglia in queste ore, viene il sospetto che l'abbia fatta da solo, impavido, intrepido, contro tutti i tedeschi e anche un po' di giapponesi. E ora se n'è andato, dannazione. E noi ce ne restiamo qui con Riotta. E Luca Giurato.

Oggi è mancato Indro Montanelli (Luca Giurato?)

me lo sono sempre chiesto, non lo saprò mai

Ma Enzo Biagi l'avrà mai letta la Storia d'Italia a fumetti di Enzo Biagi?

lunedì, novembre 05, 2007

se il nazismo sia genetico

Uno se lo chiede leggendo il testamento spirituale di Filippo Facci.

Wagner. Immersioni. Credeva che suo padre fosse immortale. Tuffarsi da venti metri sugli scogli perché sarebbe piaciuto a Nietzsche (Nietzsche stava in casa a masturbarsi). Femmine a cui si spezza il cuore. Wagner. Gite organizzate a Bayreuth. Vedere Craxi zoppo è un'agonia.

Giuro, anche se non avessi mai visto Facci in effige, anche se egli fosse un rasta etiope, da un lenzuolo così diagnosticherei il nazismo latente. Io, io, io, e la morte, ma la morte non arriva, e allora io, io, io.
Nel frattempo spezzo il cuore a una giornalista, quella va in Afganistan e le sparano, nel giro di pochi mesi, e io continuo a scrivere io, io, io, su giornalacci di carta da culo. Il crepuscolo degli Dei, praticamente.

A Sigfried de noantri, datti pace. Se uno cerca la morte e fa il giornalista, la trova in mezza giornata. Anche in Italia. Se tu non l'hai trovata, se il massimo che hai trovato è qualche decina di querele, mah, forse avevi altre priorità.

venerdì, ottobre 26, 2007

EsseCoop: appunti disordinati per un Libro Nero Unificato della Grande Distribuzione

Ah, già. Affrontata la forma con la quale è stato presentato, è rimasta indietro la sostanza del libro di Caprotti, Falce e carrello. Dunque, in sintesi: per ora non l’ho letto. 12 euro a un multimiliardario per farmi spiegare che andare nei suoi supermercati è più conveniente no, non ce l’ho fatta. Con tutto il rispetto per il bambino nefropatico. Però ho letto gli ampi stralci pubblicati dai quotidiani locali per quanto attiene alle vicende modenesi, ho letto la replica della Coop e la controreplica di Esselunga.

E bisogna ammettere che, depurati dagli aspetti pubblicitari, i temi del libro del padrone di Esselunga Bernardo Caprotti sono stuzzicanti. Perché il settore della grande distribuzione è un settore piuttosto infame, prima di tutto per chi ci lavora: paghe basse, testa bassa e pedalare. Gli sgobbi subiti da Esselunga in Emilia per mano delle Coop mi sembrano tutti, se non veri, almeno verosimili. Anzi. Mi pare che dal libro manchi ancora qualcosa: a Modena per dire, Coop ha fatto giochi di prestigio che nemmeno David Copperfield nelle sue più riuscite performance. Quando il Comune lanciò il bando per l’apertura di nuovi ipermercati mise tra le regole che chi vinceva, per compensazione nei confronti della distribuzione “di vicinato”, doveva chiudere una certa metratura di superfici di vendita. Provate a dire chi erano gli unici a disporre di adeguata metratura in città ? Coop e Conad, ma va.
Per aprire il Grandemilia, Coop Estense dovette chiudere tre supermercati cittadini: Cialdini, Direzionale 70 e Vignolese. A distanza di pochi anni li riaprì tutti. Dico tutti. Negli stessi identici posti i primi due, a 2-300 metri di distanza, dall’altra parte della strada, il terzo. Giuro.
E’ una storia che non ci ha ancora raccontato nessuno e se comincia a farlo un multimiliardario milanese, padrone della catena concorrente, bè, dobbiamo essergli grati.

Nella sua conferenza stampa di replica Mario Zucchelli, presidente di Coop Estense (Modena, Ferrara e Puglia) ha detto che è naturale che una catena si sviluppi di più dove è nata, altrimenti non si spiega perché Esselunga abbia il 52% di quota di mercato a Milano. Mentre Coop ha solo il 42% a Modena.
Il 42% ? Ma che cifre ha usato Zucchelli? Io non ho il dettaglio ma Coop e Conad insieme, a Modena, hanno il monopolio degli ipermercati (3 su 3) e, discount a parte, il sostanziale monopolio dei supermercati (l’Esselunga di via Morane è una delle pochissime eccezioni).
Zucchelli ha però dovuto ammettere a denti stretti che sì, qualche differenza di listino anche tra i diversi ipermercati della stessa catena c’è. Perché “è arcinoto il fatto che un impresa articola i propri listini nelle differenti piazze in cui opera tenendo conto dei competitori con cui deve misurarsi”. Ah sì? E’ arcinoto? E la tanto sbandierata differenza di Coop dove sta?

E veniamo al libro nero di Esselunga. Per la verità almeno un capitolo è già stato scritto da Diario qualche anno fa. E adesso è stata aggiunta anche la postfazione.
Io gli Esselunga li derattizzavo. Tutti i dipendenti coi quali ho parlato si lamentavano: per lo più del clima autoritario e del fatto che ti spostavano da un negozio all’altro, anche a centinaia di km, solo per testare la tua fedeltà all’azienda. La guardia di uno dei due supermarket di Parma mi disse: “io sono di Sassuolo (dove c’è un altro Esselunga), da quando mi hanno messo qui parto alle sei di mattina torno alle undici di sera”.

Molti tra i lavoratori erano ovviamente precari. Il direttore dell’Esselunga di Sassuolo era quello che aveva la faccia più da stronzo di tutti. Alla vigilia dello sciopero generale di ottobre 2003 lo vidi mentre interrogava a uno a uno i dipendenti sulla presenza o meno per il giorno successivo, per poter fulminare con gli occhi i disertori. Qualcuno provava a svicolare: “Ma, sai… domani non ci sono neanche i mezzi pubblici e io non ho la macchina”. La risposta (testuale) fu: “Ma tu non vieni perché vai in piazza a manifestare con la bandiera rossa o non vieni perché non ci sono gli autobus? No, perché io domani faccio un giro in macchina e passo a prendere tutti quelli che vengono a lavorare”. Il giorno dopo Esselunga pubblicò inserzioni sui quotidiani locali per far sapere che tutti i suoi supermercati in provincia erano aperti.

I don't suppose you'll remember me

Per una pura coincidenza, nel pomeriggio più plumbeo della settimana più greve di pioggia, mi accorgo di aver completato il pigrissimo download di Quadrophenia. E francamente non so nemmeno quando mi era venuto in mente di scaricarla, Quadrophenia, e perché.
Magari era curiosità: da quanti anni è che non ascolto un solo pezzo di Quadrophenia? Dieci, quindici? E poi, non mi viene in mente neanche un titolo. Allora schiaccio play, e gosh, mi ritrovo su uno scoglio di Brighton e ho 16 anni. Ecco perché faccio fatica a ricordare anche il cellulare di mia madre. Ecco dov'è tutta quella memoria rigida. Io Quadrophenia la so a memoria.
Tutta. Ogni singola nota. So anche i testi. Can you see the real me? Why should I care? Inside, outside, where have I been, Here by the sea and sand, You stop dancing.

E va avanti, è sempre peggio. La finestra dell'aula dà sul cortile interno e piove e piove e piove. Io sono un deficiente e cerco di fare l'acuto di Daltrey, loooooooove! Reign over meeeeee! Senza accorgerermi che la prof di inglese è appena entrata, ed è proprio lei.

Quando ho deciso di asportarmi la nostalgia, non sapevo che sarebbe successo questo: c'è un altro Vero Me qui dentro, ed è uno sconosciuto in sonno. Riesci a vederlo, dottore? No? Meno male.

giovedì, ottobre 25, 2007

ho detto negri, esatto

Io non tifavo più Ferrari da quando a una tipa con cui uscivo fecero due colloqui e poi non la presero, oppure fu lei a non andarci perché le offrivano un pezzo di pan secco, insomma, io non tifavo più la Ferrari, ma in questi giorni godo.

Mi piacerebbe essere ancora un bambino che legge la Gazzetta e crede a queste cazzate. Hanno spiato i progetti, hanno comprato i giudici, hanno truccato le gare: e hanno perso. E noi abbiamo vinto, tiè.

Ma ciò che più mi fa godere è il pensiero di Ron e Bernie, che col ragazzino di colore speravano di sfondare una nuova nicchia di mercato: i negri! Milioni di berrettini da vendere ai negri. Ecco, penso a quei due nei rispettivi uffici delle rispettive ville sontuose mentre se li mangiano, 'sti milioni di berrettini invenduti, come Rockerduck alla fine della storia. Alla salute, vecchi stronzi.

martedì, ottobre 23, 2007

bisogna impegnarsi di più evidentemente

Avete presente quei classici articoli alla Marco Lodoli, molto spesso scritti dallo stesso Marco Lodoli, che spiegano quant'è frustrante e demoralizzante e triste e melanconico fare l'insegnante? Perché agli studenti interessa solo Dragon Ball e la discoteca e non hanno voglia di leggere Leopardi che è troppo amaro? E poi ti pagano poco e non ti fanno neanche gli sconti al cinema, ai giornalisti sì e a noi no? Dai, quei pezzi che poi le prof ritagliano e attaccano in bacheca? Quelli che secondo me non se ne può più?

Mah, sembra invece che non ne scrivano abbastanza.

lunedì, ottobre 22, 2007

farsi le saghe

Il dibattito sugli effetti del riscaldamento globale procederebbe più spedito se si potesse di qui in poi ignorare tutti gli articoletti che, con aria saputa, citano i Vichinghi. Come questo del Wall Street Journal, linkato da Wittgenstein con la scusa di 'bilanciare un po' il dibattito'.

I fatto sono ormai noti. Verso l'anno Mille faceva un po' più caldo di prima e i Vichinghi ne approfittarono per scoprire Groenlandia e America. Tempo un paio di secoli e il globo si raffreddò, e i Vichinghi rimasti in quelle terre si estinsero (morirono di fame e di freddo!), perché non si rassegnavano al raffreddamento globale e non volevano campare di pesce come gli eschimesi. Questo prova cosa? Che ci sono civiltà più stupide di altre. Da cosa capisci che una civiltà è stupida? Dal fatto che non si rassegna a cambiare le abitudini neanche quando è piuttosto chiaro che sta cambiando il tempo.

Perché si tirano in ballo quei deficienti dei Vichinghi? Per dimostrare che il riscaldamento globale può avere effetti favorevoli. Il fatto che l'unico esempio che venga in mente sia l'effimera colonizzazione di qualche penisoletta in Canadà (e qualche vinello autoctono inglese, chissà quanto doveva esser buono) depone a favore della malafede di chi continua a scrivere queste cose.

Nell'anno Mille gli esseri umani occupavano una parte risibile della superficie terrestre: in Europa gli insediamenti erano concentrati sui rilievi. Un eventuale innalzamento del livello del mare (se ci fu) non avrebbe fatto molti danni. (Magari interi popoli di polinesiani degli atolli scomparvero nell'Oceano: come possiamo saperlo?)

Nell'Anno Mille i Paesi Bassi non esistevano, per cui il riscaldamento globale non poteva minacciarli. Oggi esistono, sono una delle zone più popolose dell'Europa e del Mondo, e basta un innalzamento di pochi metri per metterle sotto. Cosa vogliamo fare? Regalare un dakkar a tutte le famiglie olandesi e augurar loro buona fortuna sulla Rotta per l'Isola Verde?

Oggi siamo in sei miliardi, e le zone più popolose sono le coste e i tropici. Per lo più non possiamo emigrare come i Vichinghi: in tutto il mondo esiste la proprietà privata, e i canadesi e i russi per quanto ospitali dovranno farci pagare qualcosa. Continuare a farsi le saghe sui Vichinghi è una riprova della stupidità dell'essere umano inteso come genere.

sabato, ottobre 20, 2007

e i comitati di Pavia? e di Vigevano?

Tra i vari luoghi comuni che nei cancerogeni anni Settanta hanno svalutato definitivamente la figura dell’intellettuale marxista, c’è il tipico circolo fumoso dove tre o quattro universitari borghesi passano il tempo a discutere di una classe operaia che non hanno mai veramente visto, neanche in cartolina. E gli operai devono fare questo, e gli operai hanno preso coscienza di questo, eccetera eccetera. Fortuna che c’era Gaber.



Mi è tornato in mente leggendo questo pezzo dove Yoshi spiega l’importanza della questione gay oggi, qui, in Italia.

Secondo me oggi qui in Italia "la questione gay" è la questione principale. E’ la cartina di tornasole per tutta una serie di altre questioni che interessano i diritti civili e dell’individuo, la società italiana ed anche il suo futuro. Oggi qui in Italia le persone gay sono, loro malgrado, il termometro di un intero sistema-paese che ha un ritardo di ere geologiche rispetto a quei Paesi europei che tutti guardano sempre con rispetto ma che nessuno tenta concretamente di imitare.

È un’opinione. Io ne ho un’altra: secondo me la questione gay è importante come tante altre, ma diventa decisiva soltanto quando si vogliono trovare motivi per spaccare il PD. Per il resto: in mezza Italia c’è emergenza rifiuti (non-sanno-dove-metterli); almeno tre regioni popolose vivono dell’indotto della criminalità organizzata; c’è un Presidente di Regione che sta aspettando di sapere se dovrà scontare 8 anni di galera; il governo sta appeso al filo e se cade si va alle elezioni con una legge che falserebbe il risultato (e produrrebbe un'altra maggioranza appesa a un filo); Bersani ha fatto presente che non abbiamo abbastanza scorte di gas per un inverno mediamente rigido; ma è anche probabile che non avremo mai più inverni rigidi, bensì il Sahara in Basilicata; dipendiamo ancora dal petrolio che forse sta finendo in tutto il mondo; e il pane costa quattro euro al chilo. Tutte queste questioni vengono dopo la questione gay, secondo Yoshi. Ma secondo i gay?

Ecco, il problema è un po’ questo. Non è che si rischia di idealizzarli, questi gay, un po’ come gli operai d’antan? Cioè, siccome ci vergogniamo a esporre le nostre frustrazioni individuali (e un po’ medio-borghesi, diciamolo), le proiettiamo su un’intera minoranza, o una classe sociale oppressa. A rischio di trasformarla in una cartolina.

Qualcuno poi nei commenti gli fa notare che, ai gay che conosce lui, la “questione principale” interessa poco o niente.

Ragazzini viziati senza nessun ideale. Spesso mi sono trovato di fronte a persone che io avrei difeso dagli attacchi clericofascisti e loro manco sapevano di cosa stessi parlando!!
La chiesa e le destre parlano di lobby gay. Ma quale lobby!!!
Molti ragazzini vivono in un sogno tutto loro, nei locali, nei negozi facendo shopping di marca o sognando qualche bel ragazzo nelle chat. Ma pochi, veramente pochi si occupano di politica, del problema gay, del LORO problema.
E lo sappiamo bene noi radicali che li abbaimo sempre protetti ma per noi hanno sempre disertato le urne.

La scena di questi giovani radicali, probabilmente eterosessuali, che fermano i gay per le strade dello shopping e cercano di spiegargli che hanno un problema, il LORO problema, e che questo problema è "la questione principale oggi in Italia", è una scena insieme esilarante e tragica, e davvero ci vorrebbe Gaber a descriverla. Lo stesso Gaber che aveva il coraggio di cantare che anche gli operai puzzavano, erano ignoranti e dicevano stronzate.

giovedì, ottobre 18, 2007

Fast Food Province



Ho visto Fast Food Nation* e questo mi spinge ad un outing. Quando facevo il vecchio lavoro derattizzavo il magazzino che rifornisce tutti i McDonald’s d’Italia. Perché in Italia McDonald’s è modenese: a Castelvetro (Mo) si fanno le polpette, a Bomporto (Mo) il pane. E di fianco allo stabilimento del pane c’è il magazzino. Era un posto pulito, ai limiti dell’asettico. A un certo punto dovevo infilarmi una giacca a vento ed entrare nella cella freezer (“E’ meno 20 ma è molto secco, quindi non sembra così freddo”). Dentro correvo quasi. Per finire più in fretta il giro e uscire dalla ghiacciaia con ancora le dita mobili. Mi ricordo che mi domandavo come ci sarebbe potuto finire un topo in quella catacomba di gelo. E anche una volta che ci fosse finito quale danno avrebbe potuto combinare nei pochi minuti prima di finire ibernato. Ma a colpirmi veramente erano i pomodori della cella frigo (+ 5 °C). Talmente uguali tra loro nel colore arancio, nella forma e nelle dimensioni che ero certo che toccandoli li avrei trovati di plastica. Non l’ho mai fatto, per mantenere almeno il beneficio del dubbio.
Non ricordo di aver mai trovato topi al magazzino di Bomporto. Ne trovai invece uno all’interno del McDonalds del più grande centro commerciale della zona. Ma non è per quello che ve lo sconsiglio, quello fu un fatto episodico. E’ perché nei bagni del personale non c’era il sapone.



* Fast Food Nation è un piacevole filmetto per no global romantici ed ingenui ma allo stesso tempo riassume bene, seppur in maniera un tantino didascalica e didattica le tematiche scomode legate all’industria del settore. Ricorda i contenuti di un vecchio volantino, “What’s Wrong With McDonald’s” (qui in italiano), che, diffuso a Londra nei primi anni 90 fece insorgere la multinazionale e sfociò in un lungo processo, per buona parte vinto dagli attivisti che volantinavano. Il succo è che l’industria della ristorazione veloce sfrutta i lavoratori per produrre cibo di scadente qualità nel quale finisce anche qualche schizzetto, non metaforico, di merda.

pensa se tutto questo ora finisse

La mia impressione superficialissima è che stavolta Cuffaro sia seduto su un vulcano pieno di merda, che da qualche parte deve pur scoppiare.
Il problema è che Cuffaro non può saltare via, per mille motivi. A meno che Casini e Berlusconi (che continuano a coprirlo) non siano dei completi deficienti. Il che non mi pare. O forse sono talmente accecati dai sondaggi favorevoli che non sentono il tanfo che sale.

Mettiamo che Cuffaro salti. Mettiamo che vada in galera. Dei suoi elettori (un milione e duecentomila) cosa vogliamo fare? Gli troviamo subito un altro politico colluso? Sarà difficile. Se accettiamo che l'infiltrazione sia così estesa (ed è così estesa: il problema è accettarlo), bisogna come minimo commissariare la regione. Come a dire: invadere la Sicilia. E' uno scenario abbastanza inverosimile. Quindi Cuffaro deve per forza tenere. Ma Cuffaro è sempre meno difendibile. Quelli che hanno scommesso su di lui, sin dall'inizio, devono essere dei deficienti. E torniamo al punto di sopra: Berlusconi, Casini, ma come vi siete ridotti? Un conto è fare affari con la mafia, un conto è assumere un picciotto con la coppola e far finta che tutto andrà bene. Non sentite come un pizzicorino? Forse è il senso di ragno che vi propone una breve vacanza in Tunisia. Laggiù hanno ville splendide.

Laggiù ci sarà il tempo di ragionare sul perché una cosa che fino all'altro ieri era normale (in Sicilia gli affari si fanno con gli uomini d'onore) improvvisamente un bel giorno diventa indecente. E' lo stesso interrogativo che tormentava Bettino. Una spiegazione c'è: la mafia è una strategia di sviluppo fallita. Fino agli anni '80 potevamo anche credere che i sicilliani avessero un modo molto sui generis per svilupparsi, che bypassava la legalità e spesso anche l'umanità, ma... funzionava. La Sicilia stava uscendo dal medioevo. Stava uscendo?

Adesso non ci crede più nessuno. In vent'anni la Spagna ci ha surclassato. La Mafia non perde perché è disonesta: la Mafia perde perché non regge la concorrenza. E' un sistema clientelare ferraginoso, vecchio. I dirigenti non sono all'altezza. I politici di riferimento sono ridicoli. La Mafia è come il vecchio PSI: ruba senza ri-distribuire ricchezza, ruba senza creare occupazione, ruba e pretende di continuare a rubare senza spiegare a nessuno perché ne dovrebbe valere la pena. Chissà, magari può darsi che finisca qui.

(Attenzione, non sto parlando della Camorra o della 'ndrangheta: quelle funzionano ancora bene, purtroppo).

martedì, ottobre 16, 2007

prevedibility

Anch'io ieri mi sono quasi commosso leggendo quel fondo di Berselli. Per un attimo ho pensato di copiarlo direttemente dal giornale. Poi mi sono detto che non c'era bisogno, entro la mattinata l'avrebbe fatto Wittgenstein. E infatti.
quelli che non sono andati a votare per le primarie del Pd perché il nuovo partito non era abbastanza liberale, socialista, popolare, democratico, insomma perché non era perfetto. Sono quelli che sono disposti a dimenticare le tristi necessità del presente in vista di un futuro che sarà molto migliore e forse anche molto più futuro. Sono le vittime di una malattia inguaribile per la cultura della sinistra. Dove conta essere "scomodi", dove importa manifestare "disagio", dove conviene mostrarsi "mai soddisfatti". I perfettisti, sempre preda di quella nevrosi che è un peccato anche per la fede, in quanto «sacrifica i beni presenti all'immaginata futura perfezione» (Rosmini). Per il perfettismo la socialdemocrazia è un'abdicazione, il gradualismo è una rinuncia, le libertà borghesi sono formali, le riforme sono banali. Sono sempre i migliori, i perfettisti: chiusi nella loro orgogliosa sicurezza, sicuri di possedere la verità. Poi certe volte arriva il popolo, che a forza di schede travolge le aspettative. E allora potrebbe anche capitare di vedere gli idolatri della perfezione spalancare la boccuccia per la sorpresa...

Ma non succederà, vero?

mercoledì, ottobre 10, 2007

how do you afford your rock'n'roll lifestyle?

Io l'attuale dibattito sui Radiohead non lo riesco a capire. Forse è troppo complesso per me. Premessa indispensabile: ho smesso di comprare CD nel 1990 perché 25.000 lire erano troppe.

Quindi forse mi sono perso qualcosa (senz'altro non mi sono perso la musica buona, tranquilli). Comunque, oggi, quando un complesso fa un disco, uno va su internet e lo scarica a gratis, giusto? Di solito riesce a scaricarlo anche prima che esca. Quindi il costo attuale di un disco è 0,00 € (per gli anglomani, 0.00 £).

A questo punto arrivano i Radiohead e dicono: noi siamo fuori contratto, fuori moda, fuori tutto, ma siamo pur sempre i fighissimi di Kid A e Ok Computer, per cui fateci un'offerta, dai. E tutti a parlare di rivoluzione. Chiedere la carità, una rivoluzione? Al massimo è stata una bella trovata pubblicitaria, va bene. Ma pensate che sia un modello di sviluppo?

Cioè: davvero Wittgenstein si può stupire se l'offerta media dei bloggers si attesta intorno a £ 2.00? A me sembra persino eccessivo. Se l'offerta è libera, e nessuno ti guarda quando passa la questua, tu getti un nichelino. E' chiaro. E' una legge dell'economia.

Ma il bello è leggere gente che gli risponde così:
oggi quando leggi una buona recensione di qualche artista sconosciuto cominci a pensare "chissa' se vale la pena spendere 15£?

Se valga la pena spendere 15£ per un artista sconosciuto? Ma sul serio nell'Anno 7 Dopo Napster esiste ancora gente che si fa delle domande così? Avete una stamperia d'euro in casa o cosa? Io con 15£ vado al ristorante a consumare beni non duplicabili digitalmente, ma stiamo scherzando? E voi magari siete gli stessi che vi lamentate del precariato o del carovita o delle tasse, e regalate 15£ al primo sfigato che azzecca un ritornello? Ma come fate?



Cos'è, vi dispiace rubare agli artisti? Ma guarda che gli fai un favore: di solito quando guadagnano soldi vanno in confusione, li buttano via in droga, si prendono per Gesù Cristo, si fanno sparare dai fans... un artista ricco è un artista in meno. Io i Radiohead li stimo troppo per pagarli anche solo due sterline. Se ne offro una, è solo perché mi è venuto in mente che la sterlina è il vecchio logo della Parlophone, e quindi ha un valore altamente simbolico.

Se è per questo, Musharraf ha preso il 99%

Sarà pur vero che ognuno di noi vive nella sua nuvoletta autoreferente, tuttavia a naso il sì all'82% mi sembra un poco esagerato.

L'altra sera Rizzo non è che denunciasse dei brogli, però dimostrava che i brogli si possono fare. Io non sono un fan di Rizzo (che anzi mi fa una certa paura come personaggio) ma non ho sentito, tra tante reazioni stizzite, nessuno che sia stato in grado di confutarlo. Ho cercato male?

(Astenersi duri e puri dell'astensionismo: noi mortali siamo troppo imperfetti per voi).

domenica, ottobre 07, 2007

venerdì, ottobre 05, 2007

il futuro è faccione

È un bel film, Espiazione, ma in realtà vorrei soltanto parlare di Keira “Scapole” Knightley.
Io faccio parte di quella scuola di pensiero, sicuramente un po’ maschilista, che le tipe alla Knightley le imprigionerebbe e nutrirebbe a forza. Detto questo, sto cercando di trovare un equilibrio. Rassegnarmi a un mondo in cui le grucce fanno le attrici e piacciono a un sacco di gente, anche di sesso maschile.
Vorrei essere più tollerante – non è che posso rifiutare un’attrice solo perché non ha il seno – devo capire cosa ci trovino di bello.

La cosa che m’impressiona, nei tipi alla Knightley o alla Moss, è la faccia. Siccome non c’è molto altro da vedere (e le scapole fanno anche un po’ senso), uno si fissa sulla faccia.
La prima cosa che salta agli occhi è che la faccia della Knightley (come quella della Moss) è… enorme. Forse è solo sproporzionata rispetto al resto del corpicino. Ma l’effetto è quello di un’oliva ascolana piantata su uno stuzzicadenti. È una faccia facciosa, per dirla con la Van Pelt. In più, Keira “Scapole” Knightley ha un naso assai piccino, che esalta ancora di più le dimensioni di zigomi e mascella. Si percepisce la fatica dell’epidermide nel fasciare un teschio così grande.
Col tempo diventa un’ossessione. Nessuna faccia resta simmetrica dopo mezz’ora che la guardi: dopo un poco cominci a speculare su quale dei due zigomi sia più pronunciato, se il mento batta il naso sul profilo (alla grande), ecc ecc. In mancanza di tette, si diventa feticisti della faccia.

Secondo me i maschietti che apprezzano la Knightley hanno questo problema: un qualche trauma infantile che li induce a diffidare dei caratteri sessuali secondari (tette e culo) e trasferire tutta l’energia pulsionale sul faccione faccioso. Si eccitano con gli zigomi e la scucchia. Quando la mascella sussulta vanno in brodo di giuggiole. Del resto non è l’unica attrice facciosa in circolazione: penso alla Jolie, che curve ne ha, ma più in faccia che nel resto del corpo. Anche Kirsten Dunst ha una sua facciosità.

A questo punto mi viene un sospetto. Wiki me lo conferma. Negli ultimi anni la pornografia sta diventando sempre più facial (dici: ma non lo sapevo già? Lo sanno tutti...)
In pornography, the facial is the most common and accepted convention used to end a scene (also known as a "money shot"). The facial has now taken, to a great extent, the place of the "money shot" that usually targeted the abdomen or on the back after "doggy style" sex. Various pornographic video series' (particularly in the fellatio genre) and various websites are dedicated to and centered purely to facials. An "open mouth facial" where the partner receives some or all of the semen in their mouth is particularly prevalent, with recipients at times swallowing the sperm, as the final act of eroticism. Many viewers of pornography find the facial to be the most satisfying, arousing, erotic and exciting portion of the film. Accordingly, many seasoned porn viewers specifically fast-forward to this portion of the film. In newer DVDs, where scenes are broken up into parts, often the final break of the scene is the facial cumshot. Facials targeting open eyes ("eye cumshot") have given way to a new pornographic niche