giovedì, luglio 14, 2005

Ratzinger e la paranoia

Ratzinger mette all'indice un po' tutto. La sua cristianita' e' assediata da un esercito di orchi, nani e polifemi dediti ai più turpi e melnetti commerci. Il mondo è insudiciato dalla ricerca scientifica, dall'uso della ragione e dall'abuso del pistolino. Se non fosse diventato cardinale e poi papa, Ratzinger avrebbe fatto una brutta fine, la stessa che fanno di tutti quelli che si sentono accerchiati e minacciati come lui.

Adesso c'è questa della messa all'indice di Harry Potter, da piena paranoia controriformistica. Una roba da caccia alle streghe, che notoriamente non aveva nulla a che fare con la vera identità delle vittime, ma serviva agli apparati per disegnare l'universo psicologico dei soldatini di Cristo. Certo, il passaggio dalle concubine della Bestia al bimbetto con gli occhiali non può che descrivere una caduta verticale e inarrestabile del sacro, una ripetizione in farsa della storia che il papa prefettizio e la sua sbirraglia in pianta organica interpretano benissimo.

Stendhal diceva che quando uno vede tutto giallo non è detto che sia il mondo a soffrire di un disturbo cromatico, ma che potrebbe essere lui, viceversa, ad aver preso l'itterizia. Lo stesso si può dire di un mondo corrotto, sodomita, infanticida e continuamente esposto a "sottili seduzioni dello spirito" come quello che vede il papa. C'è tra l'altro un libro di Elias Canetti che racconta la storia di un gerarca nazista che vede lo stesso mondo di Ratzinger, con gli orchi, gli odori insolenti della vita, la sindrome dell'assedio e gli scarafaggi ovunque. Coincidenze.

E dimenticavo: buona presa della Bastiglia a tutti.

3 commenti:

  1. io però ho un sospetto. Se Barthes fosse ancora tra noi, e continuasse a scrivere capitoli di Mythologies su Guerre Stellari, i reality show, la Guerra al Terrore, Harry Potter... lo prenderemmo per un paranoico? In effetti per lui nessun mito era neutro: e sono certo che avrebbe messo in luce come anche Harry Potter partecipi di qualche quota nella grande "Società anonima" borghese. Ratzinger non si comporta diversamente dal mitologo militante tratteggiato da Barthes, con la differenza sensibile che è cattolico e vicario di Cristo, e che quindi esercita la sua critica a partire da un'altra mitologia. Non mi sembra di essere chiaro: il senso vorrebbe essere che siamo tutti paranoici noi umili lavoratori nella vigna dei critici, e siamo fortunati che ci tocca sulle spalle un ruolo istituzionale o inquisitorio come quello di Ratzi.

    In ogni caso è sintomatico il modo in cui è saltata fuori la notizia: era un vecchio pronunciamento del cardinale. Oggi probabilmente come Pontefice deve scegliere soggetti più sublimi. Ma nel frattempo è tutto grasso che cola per l'ufficio marketing del maghetto.

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  2. Bada bene di non difendermelo, Ratzinger. Bada veh. Tra lui e Barthes c'e' di mezzo questo: che lui indica e interpreta una via di salvezza, mentre il critico muore sulla strada, investito da un'auto. Non e' una differenza da poco: se di Harry Potter parli in nome della critica (che attraversa le strade e finisce sotto le macchine) descrivi un processo storico; se ne parli in nome di Dio stai facendo il processo a qualcuno, fuori dal contesto. E poi non e' neanche vero (scusami il tono) che la critica ha bisogno della paranoia, intesa come chiusura semantica (con la verità in mezzo). Anzi, la critica e' quel discorso capace di riaprire continuamente i confini della propria definizione. La critica sa guardare anche in casa sua, altroche', il papa e la paranoia no. Ce lo vedi il papa a fare una metacritica?

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  3. cosmic diceva che quando uno vede tutto a tinte molto sgargianti può essere effetto degli acidi che ha calato da giovane.

    d'altronde se uno non cala roba molto pesante come fa a pensare di essere il papa anzichè un umile consumatore nella vigna lisergica del signore?

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