mercoledì, luglio 06, 2005

Non è più ora

Ti confesso che in serate come questa lo trovo abbastanza scontato che qualcuno mi trovi simpatico. E ci mancherebbe, con quello che mi costa. Lascia stare i soldi, parlavo dei costi umani o comunque di qualcosa che non c'entra con i soldi. Costi nel senso di quello che comporta tornare al bancone mentre voialtri maledite l’ultima cosa che avete bevuto, costi nel senso dell’entusiasmo con cui ascolto la prossima canzone, costi nel senso dello sguardo spudorato che ti caccio negli occhi, nel senso dei sorrisi e nel senso delle mie gambe che continuano inspiegabilmente a muoversi. Ci mancherebbe, figurati se la voglio buttare sul piano della resistenza fisica, trent’anni sono passati anche per me, non mi dà più nessuna soddisfazione giocare alla durata. Tra l'altro le belle volte sono le mie, quelle gambe abbandonate sul prato. E’ che certe sere, superata una soglia, dopo vado. Vado nello scroccare un passaggio a casa perché non mi sono preoccupato del ritorno, vado nelle parole che ti rovescio in macchina, mi lascio andare in considerazioni che chiamare filosofiche è offensivo. No, non per la filosofia: per me. E’ come se avvenisse uno sfondamento: non sono io che sfondo la soglia delle bevute, del pudore o del dialogo, è qualcosa che mi sfonda mentre bevo, mi contengo e parlo. Hai capito bene, ci tenevo a comunicarti che non è colpa mia, che ci sono cose che non controlli, che forse incarnano la paura per le cose che finiscono. Ecco, hai presente quando poco fa ti parlavo dei costi? Forse il modo migliore per farti capire cosa intendo è questo: non mi stupisce di risultare simpatico quando pesco la simpatia e la vitalità dal mio terrore per le cose che finiscono. Lo so, la spiegazione è quasi letterale, ma saperlo non mi aiuta ad avere meno paura. L'unica cosa che mi aiuta è questo rito della sopravvivenza a tutti i costi, appunto, questo morso della tarantola che mi mette in stato di agitazione e di profusione permanente. Un esempio? Beh, qualcosa di simile lo si prova nei cortei contro il G8. Oppure fai il caso di passare un week-end sull'appennino reggiano, insieme a una comitiva ben rifornita e collaudata di amici. Beh, quando capita a me, le volte in cui riesco a sfondare la soglia famosa e mi metto una paura fottuta per le cose che finiscono e la trasformo in eccedenza, ecco, in quelle notti lì che poi sono già defluite nell'alba, per mandarmi a letto me lo devono proprio dire, che rompo i coglioni. Allora forse tengo a bada la paura. Mi viene in mente che prima ti stavo dando l'impressione di millantare una qualche capacità di resistenza: mettiamola così, se vuoi è resistenza alla paura, che poi forse anche la resistenza quella storica fu una resistenza alla paura. Esatto, è qui che ti volevo portare: ti chiedo scusa per tutta la simpatia che ti ho ispirato, mi rendo conto che ha qualcosa di sconveniente. Davvero, scusa se ho perso la misura. E grazie per il passaggio.

5 commenti:

  1. chiedi scusa per tutte le stronzate che hai detto sotto l'effetto dell'etanolo, altro che simpatia.

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  2. anche nel senso di lambrusco, reggiano

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  3. ma cos'è sto pezzo di carne sanguinante?

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  4. succhialo, e sappimi dire.

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