martedì, maggio 10, 2005

E' colpa della Cina

Un fumetto giapponese lo rappresenterebbe con le gambe all'aria, l'uomo del terzo millennio che covava superlative ambizioni di noia all'ombra del corso universitario di Economia e Commercio. Eppure, che l'erogazione di futuro fosse entrata in avaria, mentre lui beveva una cosa al bar congestionato di bella gente, lo si poteva intuire dal brusio sempre meno rituale del giornalismo finanziario, oltre che dalla nuova e improbabile fortuna del materiale balneare di recupero come Gattatico o Marina di Ravenna, che in quegli anni cominciavano ad andare alla grande. Il salto, rispetto alle mete domenicali di un tempo, non poteva suonare piu' brusco. Eppure no, generoso nella rincorsa del classico in anticipo, l'uomo del terzo millennio continuava a osservare il resto del mondo come una fastidiosa adunata di formiche, salvo poi assumere, quando la corrispondenza tra i ricordi e il suo tempo cominciava a sbiadire, il contegno della nobilta' offesa. Tanto, di cinesi da indicare nella ricerca di una colpa che non avesse nulla a che spartire con i piani alti delle sue prodighe e prodigiose feste di compleanno, ce ne sarebbero stati a tonnellate, come una volta Mao ebbe a far notare in una conversazione piuttosto deludente nella quale Stalin pareva aver perso ancora una volta il senso delle proporzioni. Morale della favola, oggi l'uomo del terzo millennio per il quale la storia non puo' essere altro che un prolungamento del bar nel quale ascoltare una canzone alla moda e sedurre la ragazza piu' abbronzata del corso, non dispera nel suo equipaggio identitario, che nemmeno la neve arancione riuscirebbe a far tremare, ma non e' ancora finito a gambe all'aria (nell'ipotesi che sia un fumetto giapponese a rappresentarlo) che ha gia' individuato le cause esterne, estemporanee e plebee del suo provvisorio e aristocratico languore esistenziale. "Posso offrire io, cara?"

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